Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


07 Danubius, ol
GIU Travel Log: The Slavic job
Il Danubius Hotel Flamenco quattro stelle in aria di cinque era l'hotel nel quale stavo quando lavoravo a Budapest nel '98, o gi di lì. Da allora è rimasto nella top five degli hotel stafichi nei quali ho avuto occasione di alloggiare in giro per il mondo, per cui, quando ho dovuto prenotare le notti a Budapest, non sono minimamente stato sfiorato da alcun dubbio esistenziale e, da vero uomo di mondo uso a decine di platinum fidelity card e frequent flyer con trolley d'ordinanza, assumendo un tono adatto al ruolo che mi compete, ho guardato il mio giovine collega e ho sentenziato (da leggersi con voce leggermente trascinata ed annoiata, quasi infastidita): ma non pevdeve tempo, a Buda (noi uomini di mondo distinguiamo *sempre* se andiamo a Buda o a Pest) si va al Flamenco (noi uomini di mondo lo chiamiano semplicemente il Flamenco, ed è un errore da pirla: se noi uomini di mondo avessimo notato che dieci anni fa *non* si chiamava Danubius Flamenco, forse...).

Quando il General Manager dell'azienda presso la quale lavoro a Budapest, uomo sì di mondo, a differenza di un titolare a caso qui un po' pirla, appena siamo atterrati a Pest (noi uomini di mondo distinguiamo sempre ecc. ecc.), mi ha guardato un po' strano e mi ha detto Flamenco? Strano, non lo conosco, io avrei anche potuto e dovuto capire qualcosa, invece ho replicato (tono ecc. ecc.): ma è a Buda, che diàmine!
Ora, il vostro uomo di mondo e co-titolare pirla del presente sito web potrebbe scrivere un libro intero sul Danubius - perché ora si chiama *Danubius* - Flamenco Hotel di Budapest, ma questa mattina a colazione, prima di abbandonarlo definitivamente, sono stato travolto da quaranta pensionati di Gorizia in gita pentole, tre dei quali si sono seduti al *mio* tavolo (-Xe ocupato? -Sorry? -No, dicevo, me scuse, xe ocupato? -Sorry? -Ah, no capise l'italiano, be' Marta, sedemose qui ghe il signor non se arabierà mica!), che disquisivano di questi paesi comunisti e sapete com'è, ho gettato la spugna e ho pensato che non ce la potevo fare. Così quando la cameriera, in mezzo ad otto pullman di gite pentole e quattro di cinesi in assetto panico, mi ha avvicinato e mi ha chiesto sguzi, ke numero di kamera ha?, io ho risposto, anche a lei, maledetto me snob lo so, "Sorry?" e mi sono ritirato mestamente ammainando la bandiera.

Non senza comunque dimenticare di osservare che: la tappezeria è macchiata e non rimuovono gli insetti spiaccicati, la moquette verde acido è leopardata in nerofumo catramato, non c'è l'aria condizionata, in camera ci sono cinquantatre gradi e crescono le mangrovie e il ventilatore - che peraltro non serve a una fava - sembra un ATR in frenata, la doccia mi arriva all'altezza delle ascelle ed è strano, perché gli ungheresi non sono bassi, e comunque la vasca arrugginita ed il cesso scrostato mi fanno sempre un po' impressione, soprattutto se mancano alcune piastrelle dal muro del bagno, ed è brutto trovarsi sotto la doccia (in ginocchio) ed accorgersi che non ci sono i saponini, né gli shampini, né almeno una pietra pomice come usava l'uomo del Cretaceo, per lavarsi, non solo perché Emanuela le colleziona, ma soprattutto perché noi uomini di mondo non portiamo *mai* alcun gener di sapone in viaggio, perché tanto ce li danno gli hotel, e se invece gli hotel quattro stelle in (ex-)aria di cinque non ce li danno a noi non fa proprio piacere, ecco, e poi, signori miei del Danubius bla bla bla, credetemi, quelle luci al neon nelle camere fanno davvero schifo, e il comando della luce, almeno uno, vicino al letto è spesso comodo a meno di non voler prendere tibiate contro ogni genere di suppellettile in fòrmica presente in camera nel tentativo di raggiungere al buio l'agognato giaciglio dopo aver spento la luce, e poi capite perché ci sono otto pullman in gita pentole e tremila cinesi in ansia, ed invece gli unici con il trolley d'ordinanza e il pc siamo noi due.
E il mio giovane socio che mi guarda e scoppia a ridere ogni due minuti: ao', a Carlo, ma 'ndo m'hai portato?
Al Danubius Flamenco hotel quattro stelle, 'li mortacci. Taci e ringrazia.

Che poi sei lì che aspetti l'ascensore insieme ad una coppia di anziani tedeschi (gita pentole anche loro, ma pentole tedesche, tutt'altra storia), l'ascensore arriva, le porte si aprono e dentro ci sono ottantatre cinesi schiacciati che guardano fuori ma non escono. Tu e i tedeschi li guardate, loro guardano voi, e la capobanda cinese si ostina a schiacciare il pulsante <T> arrabbiandosi perché l'ascensore non si muove. Mi scusi, signora cinese, guardi che ci siete già al <T>. No, lei schiaccia e si incazza come solo una signora cinese capobanda di un pullman di cinesi si può incazzare, e quasi lo prende a martellate quel dannatissimo pulsante <T>.
Alla fine, com'è come non è, per una qualche legge della fisica dei corpi solidi, gli ottantatre cinesi con valige dentro l'ascensore max quattro persone 300 kg esplodono e vengono catapultati fuori, suppongo per un processo di osmosi o variazione della pressione interno/esterno ascensore. Mentre loro si guardano intorno smarriti, io e gli anziani coniugi tedeschi ci infiliamo a tradimento nell'ascensore e fuggiamo al terzo piano. Appena chiuse le porte i due simpatici nonni mi guardano e lui, in perfetto inglese British, mi dice you never know what's going to happen. Gli rispondo, above all with Chinese people. Ci guardiamo e scoppiamo tutti e tre a ridere per il resto del viaggio, fino al terzo piano.

Scappo dal Danubius bla bla bla, con questo trofeo, trovato in camera al posto del classico "do not disturb". Mai pi senza, ricordarsi di tenerlo sempre in valigia pronto all'occorrenza.


E a parte questo, che devo dirvi di Budapest oltre ai trenta gradi umidi-si-muore-dal-caldo-per-fortuna-grandina-a-chicchi-grossi-come-ananas? Credo di averlo già scritto, ed anche se fosse lo ripeto: per quanto torni a Budapest (naturalmente, Buda o Pest che sia: sapete, noi uomini di mondo...) io non riesco ad innamorarmene.
Ho visto questa città con la neve a gennaio e il Danubio ghiacciato, sotto la pioggia autunnale e con il caldo sole continentale estivo. Adoro il Danubio, è uno dei miei sogni percorrerlo tutto, e il Parlamento che si affaccia sulla sponda di Pest è una delle cartoline pi suggestive del mondo. Però, io non riesco ad amare Budapest. Le voglio bene, questo sì, ma non la amo.

Però, quando esci la sera e fai un paio di vasche nel centro pedonale di Pest lungo Váci, poi salti su un taxi per farti un giro alla cattedrale di Buda ed osservare il centro monumentale della città, completamente illuminato, che si riflette nelle acque del grande fiume, e infine ti affacci dai bastioni Fischer proprio davanti alle cupole rosse e alle mille guglie del Parlamento, be', allora non ce n'è: sei nel cuore dell'impero austro-ungarico e la Storia pesa tutta sulla tua testa.

Veniteci, se ancora non lo avete fatto (ma non andate al Danubius Flamenco hotel quattro stelle, due vinte alla morra, a meno che non abbiate bisogno proprio di quelle pentole). Io posso solo affidarvi al mio telefonino e scattare al volo dal taxi mentre vado, o torno, dal lavoro.

Il Parlamento si affaccia sul Danubio dalla sponda di Pest
Buda, il palazzo reale fotografato da Pest
Buda, Matthiaskirche
Lungo Danubio a Pest, verso il Ponte delle Catene
Buda, bastioni Fischer

Un piccolo (ahimè) Fokker 70 della Malev si alza in silenzio nel cielo temporalesco di Budapest e, scivolando morbidamente in questo tardo pomeriggio fra le correnti di aria calda, si lascia alle spalle la Magyarország, portandoci in serata a Praha, Repubblica Ceca.
Arrivando dal cielo è meravigliosa. La Moldava scintilla sotto di noi e siamo già alla terza tappa del nostro Slavic job. Peccato non avere il tempo di bloggare questa corsa sfrenata ad oriente giorno per giorno.
01.46 del 07 Giugno 2007 | Commenti (2) 
 
05 Budapest frigobar
GIU Travel Log: The Slavic job
Ma l'acqua naturale è Theodora kékkúti o Theodora kereki?
No perché a me l'acqua gassata di notte fa schifo.
01.09 del 05 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
26 Opterei per il monopattino
MAG Travel Log: The Slavic job
E io dovrei andarci con questo a Zagreb? State scherzando, vero?

00.16 del 26 Maggio 2007 | Commenti (4) 
 
22 Elektronikusjegy-igazols
MAG Travel Log: The Slavic job
Che è il titolo della e-mail che mi ha appena mandato la Malev, suppongo per confermarmi la prenotazione del volo Budapest-Praga.
Ecco, vorrei a tal proposito lanciare un appello. Cosa dovrei capire da ciò che segue?

"Felhívjuk figyelmét, hogy az elektronikus számla csak elektronikus formában alkalmas adóigazgatási azonosításra! Így kérjük az adóalanyokat, hogy a digitálisan aláírt számlát mindenképpen töltsék le, és azt elévülési idő végéig elektronikus formában szíveskedjenek megőrizni."

Così, solo per sapere se devo preoccuparmi o posso recarmi in aeroporto tranquillo.

P.S.: il Frequent Flyer Club della Malev si chiama Duna Club. E con questo ho detto tutto.
16.38 del 22 Maggio 2007 | Commenti (1) 
 
20 Trans-eastern europe express
MAG Spostamenti, Travel Log: The Slavic job
Qualche lettore abituale più attento avrà notato che il thread "Travel log: Poland" è stato sostituito da "Travel log: the Slavic Job". E infatti si riparte sì per Warszawa, ma il piano generale di volo è cambiato un po'. Per le prossime tre settimane sarò in tourné fra Polonia (Warszawa, appunto), Ungheria (Budapest), Repubblica Ceca (Praha), e Croazia (Zagreb), transitando di tanto in tanto a casa e mettendo anche piede in quel di Alba fra un volo e l'altro.
Non so se avrò tempo per qualche scatto rubato qua e là, ma cercherò almeno di onorare il nuovo thread, che comunque avrei preferito chiamare "The Balcan affair", ma poi, pensandoci bene, coi Balcani ha a che fare solo l'Ungheria, e nemmeno tanto a dire il vero.

La curiosità sta nel fatto che questa sarà la quinta volta che torno a Budapest in dieci anni, la terza per lavoro. Non so com'è, ma per qualche curioso disegno astrale, anche se cambio azienda, lavoro, vita, se di trasferta all'estero si tratta, va a finire che prima o poi incappo in Budapest. A Praga tornerò invece per la seconda volta. La prima fu nel gennaio del 1995: immagino sia passata un bel po' d'acqua sotto a Ponte Carlo.
Zagabria ci ha visti transitare in tempi recenti nel corso del nostro viaggio in Bosnia. A memoria, sarà comunque almeno la terza volta che ci metterò piede. A Varsavia, fra una cosa e l'altra, sono ormai di casa.

Tutto ciò mi fa anche pensare che al termine di questa tourné avrò messo piede in otto paesi stranieri dall'inizio dell'anno, sedici negli ultimi due anni, e inesorabilmente mi chiedo: ma è viaggiare, questo?
Sono entrato nella cattedrale di Arlon per vedere come diavolo fosse all'interno soltanto dopo cinque mesi di permanenza lassù. Avrei voluto andare a Bastogne, a Metz, a Trier, ma non ho mai avuto tempo e/o sono sempre stato troppo stanco per andarci alla sera, uscendo dal lavoro. Quasi sette mesi nelle Ardenne e ho visto solo Arlon e Lussemburgo, che peraltro già conoscevo.
Le prossime settimane vedrò molti aeroporti, alberghi, ristoranti, taxi ed uffici. A meno degli alberghi che prenoterò personalmente, molto probabilmente nemmeno saprò in che zona della città di turno mi troverò. Magari, aiutato dalle lunghe giornate estive, qualche scatto serale ci scapperà - se non sarò troppo stanco da rinunciare ad uscire dall'albergo, se non sarò troppo lontano dal centro, se riuscirò a sganciarmi da cene di lavoro, e bla bla bla.

La verità è che io odio non potermi fermare nei luoghi dove càpito. Detesto dover viaggiare così.
La verità è che io non sono affatto un collezionista di bandierine. Io voglio viaggiare. Ed è completamente diverso.

Tutto sommato mi va dunque bene che siano posti che ho già visitato. Dovessi però, subito dopo, concatenare anche Kiev (mai stato), Sofia (trent'anni fa...!) e Bucuresti (solo di passaggio cinque anni fa), non sopporterei proprio di bermele al volo in questo modo.

Stay tuned, mi raccomando, e nie parkowic.
14.48 del 20 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
<< Pagina precedente


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo