Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


29 So what?
NOV Travel Log: Warszawa

Ricevo questo sms sul mio cellulare polacco: "Era: Informujemy, ze juz mozesz skorzystac z f@ktury. Aby zrezygnowac z otrzymywania faktur poczta wyslij SMS: TAK na nr 6888 (opl.wg cen)."

E dunque?

[secondo me, da qualche parte è arrivata la fattura]
20.27 del 29 Novembre 2007 | Commenti (0) 
 
29 Sienna 72a-404
NOV Travel Log: Warszawa
Nuovo trasloco, nuovo quartiere: venerdì mi raggiungono Emanuela e Leonardo, e dunque mi sono allargato. L'appartamento è davvero bello, in un condominio nuovissimo, full optional come al solito: c'è persino la lavastoviglie. Sienna si trova al di là di Jana Pawła, pių o meno dieci minuti a piedi dall'Hard Rock Cafè e dal Palazzo della Cultura, venti da Chmielna. Rispetto ad Elektoralna, Sienna è pių residenziale, viva e centrale, ma in qualche modo anche pių anonima. Dalle finestre di casa, condomini verticali, tutto attorno e sopra di me. Ma è una bella casa, calda, ancorché un po' vuota. Comunque, stile minimal Ikea come gli altri due appartamenti in cui sono stato in precedenza. Mi piace, molto.

Taxi proprio qua sotto in fila indiana, in caso di emergenza. Andare in ufficio in autobus è però pių scomodo adesso: un'ora circa di viaggio, prima il 157, poi cambio in Solidarności per il solito 522. L'ho scoperto da solo, studiando qui. Interpretare i siti web in polacco e imparare a muovermi attraverso Warszawa in modo familiare con i mezzi pubblici, confesso, mi dà una soddisfazione quasi infantile. Ad esempio, ho capito che il mio bilet normalny vale una corsa sola, ovvero non ha una validità oraria. In teoria, dovendo prendere quattro autobus al giorno, mi converrebbe dunque fare il dobowy miejski, il giornaliero, che costa come tre bilet normalny. Ma, confesso: azzardo le quattro fermate con il 157 senza pagare il biglietto. Per pigrizia e per smaltire, intanto, i miei bilet normalny comprati l'altra settimana.
E a proposito: non ho ancora visto nessuno, e intendo proprio nessuno, timbrare il biglietto. Non solo: quando timbro io, ho sempre un po' gli sguardi addosso degli altri passeggeri. Delle due, l'una: o a Warsazwa viaggiano tutti con gli abbonamenti e i biglietti multipli, e gli sguardi sono del tipo questo è uno straniero, o non sono l'unico a barare e gli sguardi sono del tipo questo è un pirla.

A due passi - due - da casa c'è anche un supermercato. Come di norma a Warszawa, anche questo è aperto fino alle 22, e siano benedetti tutti i supermercati di Warszawa, ché puoi uscire dall'ufficio alle otto di sera e fare tranquillamente la spesa ovunque prima di rientrare.
E' così che ho affrontato anche la mia prima spesa da warszawianin. Carrello d'ordinanza, lista, sguardo smarrito tipo expat trapiantato a Warszawa, ho un frigo enorme da riempire. La signora addetta alla frutta e verdura mi guarda con diffidenza.
Hai presente, no, come funziona il reparto frutta e verdura nei supermercati? Ti prendi il tuo sacchettino di plastica, ti infili i guanti, scegli quello che vuoi, metti nel sacchettino, leggi il codice per la bilancia, pesi, stampi l'etichetta dopo aver schiacciato il numero di codice corrispondente, attacchi sul sacchetto, vai in cassa. Semplice.
Pių o meno. Perché qui sul cartellino c'è scritto sì il prezzo, 1,75 Zł per l'uva, nella fattispecie (all'etto? al chilo? alla tonnellata? mah...), ma non c'è alcun numero di codice. Sulla bilancia, invece, i numeri ci sono eccome, come in effetti dovrebbe essere. Mi guardo attorno: nessun cartellino riporta anche il codice corrispondente. Ecco, lo sapevo: sto per fare la mia prima figura da expat smarrito in terra aliena. Punto la signora di cui sopra: ehm, excuse me, sorry, non capisco... Le mostro il mio sacchettino con l'uva. Mi fa segno, un po' seccata, di andare in cassa e non rompere. Mah, forse pesano in cassa. Obbedisco e proseguo fra le corsie, senza fiatare.

Latte, uhm, latte. Come distinguo quello intero, fresco, normale, da tutti gli altri? Boh. Frigo, etichetta blu? Mi ispira pių di quello con l'etichetta rosa. Prendo l'etichetta blu. Anzi, sono così sicuro di me che esagero: ne prendo tre litri. Tisane. Succo d'arancia. Corn flakes, almeno, credo. Zucchero. Formaggi. Acqua accidenti, acqua!, che poi di notte muoio dalla sete e mi hanno detto di non bere l'acqua del rubinetto a Warszawa. Nie gasowana, naturalmente, ma questo lo sapevo dire anche in russo. Reparto surgelati: il colpo di scena che non ti aspetti. No, non ci sono i Quattro salti in padella. Siamo in Polonia, che diàmine. Ci sono però i cugini, i Quattro pierogi in padella, o perlomeno non saprei come altro chiamarli :-) Foto d'ordinanza, non la posso mancare questa.
Poi, cassa. Ci siamo.

Uva: 1,75 Zł.

Non ho capito. Come, uno e settantacinque? Ok, è quello che c'è scritto sul cartellino del prezzo, certo, ma che ne sa lei, mi scusi, di quanta ne ho presa? Come funziona, uno e settantacinque qualsiasi quantità ne prenda? Tre acini? Un chilo? Due casse d'uva, grazie, uno e settantacinque? Mah. Mistero. Comunque, il mio sacchettino d'uva 1,75 Zł.
Ho fatto la spesa. Abito a Warszawa. E nevica, nevica, nevica.

Sienna 72A-404
Quattro pierogi in padella...

Una delle cose che pių amo di Warszawa è che, rispetto allo scorso anno in Belgio, qui praticamente non piove mai. Se ci penso, ho visto piovere davvero pesante solo un giorno in sette mesi. Per il resto, qualche volta ha piovigginato, sì, ma il tempo è parecchio variabile e quindi, anche se la giornata è grigia, un raggio di sole capita sempre di vederlo. E poi qui vento non ce n'è, o perlomeno non c'è certo quello delle Ardenne.
Non piove, no. Ma nevica. Ed è proprio bello. Perché un conto è andare in giro sotto la pioggia, un conto è con la neve, con quella neve a fiocconi grossi, spessi, secchi, neve che ti scivola addosso e non ti bagna. Soprattutto, non attacca, o attacca pochissimo e per poche ore. Clima troppo secco, troppo variabile, non so. Non attacca. Non nevica comunque abbastanza da attaccare. Eppure ogni tanto ci si mette davvero d'impegno e spara gių qualche bella bufera, anche per una buona mezz'ora, ma poi pių nulla. Sono contento di essere a Warszawa con la neve, e il freddo.

Sienna è un posto da sushi. Conto almeno tre sushi bar attorno a casa mia. Non ne ho proprio voglia, vado sul classico stasera.
L'Hard Rock Cafè è al di là di Jana Pawła, ti dicevo prima. Il problema è attraversarla, Jana Pawła. A proposito, nel caso sia sfuggito, Jana Pawła per la precisione è Jana Pawła II, cioè Giovanni Paolo II. Non a caso, è larga un botto, otto corsie pių i tram in mezzo. Nel punto in cui Sienna incrocia Jana Pawła, non un sottopasso, strisce neanche a pagarle e del resto in mezzo c'è, appunto, il tram, ed è tutto transennato. Sono le otto di sera, voglio andare all'Hard Rock, quasi lo posso vedere dall'altro lato della strada, la temperatura sarà attorno ai -5. Ma di attraversare Jana Pawła non se ne parla proprio, non c'è modo.
Guardo a destra, poi a sinistra. Mi gioco la sinistra. E cammino dieci minuti prima di trovare un passaggio pedonale. Pių altri dieci per ripercorrere Jana Pawła a rovescio sul lato opposto della strada...

All'Hard Rock cafè c'è gran movimento: concerto live di Thomas Lang, un batterista che a quanto pare ha suonato con Robbie Williams, Ozzy Osbourne, The Clash, Gianna Nannini (!) ed una miriade di altri noti e meno noti. Prezzo del biglietto, 40 Zł. Non posso certo perdermi l'evento rock a Warszawa. Pago, entro.
Hai presente un concerto rock di un batterista da solo? Ecco, appunto.

L'Hard Rock è bello pieno, anche di pinguinati polacchi sovrappeso e leggermente alterati dall'alcool. Ora, concentrati e immagina: concerto rock del batterista (solo) di Ozzy Osbourne, Hard Rock Cafè di Warszawa, businessmen polacchi sovrappeso in giacca e cravatta, un po' allegri. Gioventų warszawianin pigiata sotto al palco, completamente immobile per tutto il concerto.
Insomma, i 40 Zł spesi meglio della mia vita.

Thomas Lang all'Hard Rock Cafè di Warszawa

E' quasi dicembre, Warszawa si sta piano piano illuminando tutta e compaiono i primi alberi di Natale in centro. Nevica. Ho visto Thomas Lang. Ci sono i pierogi surgelati. L'uva costa uno e settantacinque tutta, qualunque quantità tu sia in grado di portartene via con un sacchetto di plastica.
Che altro posso volere da questa città?
00.48 del 29 Novembre 2007 | Commenti (1) 
 
27 Per me un cognac caldo, grazie
NOV Travel Log: Warszawa
E comunque, sia chiaro: perdere l'autobus a Warszawa alle sei e mezza di sera del 27 novembre, mentre nevica, e dover di conseguenza aspettare venti minuti quello successivo sotto alla pensilina, per quanto possiate essere scafati ed attrezzati allo scopo e vogliate fare i brillanti, è pių o meno come bivaccare al campo base del Cerro Torre durante un tentativo estremo invernale, senza la tenda in goretex, e con addosso un vestito da pinguino di città e mocassini di cuoio sottile al posto degli scarponi a triplo scafo.
21.37 del 27 Novembre 2007 | Commenti (1) 
 
27 E tre (amico pendolare act III)
NOV Travel Log: Warszawa, Mal di fegato
Questa volta mi sono imbarcato al volo (in effetti...) su quello della LOT, che parte alle 11.00. Ché per la terza volta in quattordici mesi sono rimasto bloccato in tangenziale e ho perso il mio volo Alitalia.

Ora, io vorrei in qualche modo esprimere il mio disappunto, perché rimanere bloccati con una certa regolarità in tangenziale alle sei e mezza del mattino, ne converrete, non è normale. Né accettabile per l'umanità. Io abito a circa sessantacinque chilometri da Malpensa, praticamente tutti di autostrada. Non posso dovermi alzarmi alle cinque del mattino per prendere un cazzo di aereo alle 9.35, avendo un tempo limite per il check-in fino alle 8.55. Vi pare? In un mondo normale, io potrei alzarmi alle sette, uscire di casa alle sette e quarantacinque, ma anche alle otto, inforcare l'autostrada, percorrere i miei sessantacinque chilometri nei limiti consentiti dalla legge ed essere a Malpensa tranquillamente per le otto e quarantacinque.
Invece no: tutti i dannatissimi lunedì mattina io devo uscire di casa alle sei e mezza e sperare di non rimanere bloccato. Alle SEI E TRENTA. Perché se esco solo venti minuti dopo è certo che rimanga bloccato. Cosicché, fra l'altro, che io abbia l'aereo alle otto, alle nove, alle nove e trenta, o alle dieci, non cambia nulla: alle sei e trenta io devo essere fuori di casa. Addirittura, sarebbe meglio se uscissi alle sei, perché comunque un po' di coda me la faccio sempre lo stesso, ma diciamo che alle sei e trenta è ancora accettabile.

Mi viene un brivido ad usare la parola accettabile per descrivere un contesto nel quale tutti i giorni, alle sei e trenta del mattino, a qualche migliaio di persone sembra normale ritrovarsi in coda sulla tangenziale.

Ieri sono rimasto bloccato sullo svincolo di ingresso della A4. Immobile. Per mezz'ora. Quando ho capito che la situazione era di quelle disperate, ho provato una volta di pių a cambiare strategia: ho abbandonato lo svincolo e mi sono infilato su quello della tangenziale nord, che ne condivide le corsie di immissione. Sulla nord ho fatto solo un chilometro. Allora sono immediatamente uscito alla prima, direzione Fulvio Testi, pensando di fuggire attraverso la Brianza. Illuso! Sullo svincolo di uscita sono nuovamente rimasto bloccato altri quarantacinque minuti, perché anche quello svincolo è condiviso con quelli che provano ad entrare, a loro volta, sulla A4 dall'ingresso di Cinisello. E quindi stop, tutti lì fermi, a motore spento.
Alla fine, divincolandomi al prezzo di infrazioni da incenerimento della patente (peraltro condivise con metà della popolazione incastrata nella medesima situazione) sono riuscito a liberarmi, abbandonare la coda, fare inversione e tentare il tutto per tutto, come mi venne già consigliato all'epoca del mio primo aereo mancato, e per fortuna che l'ingegno umano ha inventato il navigatore. Insomma, ho iniziato ad attraversare paesi di cui nemmeno sapevo l'esistenza, tutti rigorosamente caratterizzati da semafori programmati dal folletto maligno dei Troll, per cui i concetti di grande strada di scorrimento + traffico delle otto del mattino di lunedì + sincronizzazione e temporizzazione sono trattati alla stregua dell'insegnamento dell'inuit nella scuola elementare italiana. Va da sé che, naturalmente, avevo anche il problema di essere a secco e una decina di minuti se ne sono bell'e'che andati per fare il pieno. Per non parlare, poi, del TIR lituano, evidentemente senza navigatore - lui - che mi sono tirato avanti per almeno dieci chilometri dalle parti di Mombello, senza possibilità alcuna di sorpasso a meno di non desiderare ardentemente il brivido di un frontale da prima pagina sul Corriere.

Alle 8.45 ero ancora a -20 km e ho chiamato Alitalia disperato: il volo successivo era alle 20.50! Naturalmente io avevo una riunione importante a Warszawa alle 14.30. Non ci avrei mai pensato, ma per fortuna Emanuela, che pensa per me quando sono in stato evidente di tilt dovuto alla bile nel cervello, al telefono mi ha detto: ma perché non provi con LOT? Eggià: perché non provo con LOT?
Così sono arrivato a Malpensa alle 9.20, proprio mentre stavano chiudendo l'imbarco del mio volo Alitalia, mi sono fiondato in biglietteria e sì, gli era rimasto un posto in business proprio su quello della LOT in partenza alle 11.00. Detto, fatto, preso. 13.40, Warszawa. 14.30, riunione.

E non sto nemmeno a dirvi che la LOT, in business, apparecchia la tavola anche per un volo di due ore a metà mattinata. Nel senso: tovaglia, doppie posate (di metallo, ovviamente, ché se no come fai a fare gli attentati?), doppi bicchieri (di vetro, ovviamente...), carta dei vini, antipasto, primo, dolce, frutta, caffé, amaro, sigaro (ok, sto esagerando). Certo, io avrei preferito cappuccino e brioches al pollo in agrodolce, peperonata e bicchiere di Merlot alle 11.30, ma del resto, alimentarmente parlando, se vai in Polonia ai polacchi ti devi arrendere, e poi basta pensare alla tortina preconfezionata Alitalia, o al flaconcino di Actimel a temperatura ambiente: in business, sempre di classe business sto parlando. Per la cronaca, quella Alitalia costa almeno cento euro in pių di quella LOT.

Certo, al dio delle tangenziali milanesi importa una pippa che quel bicchiere di Merlot sia costato settecento euro, una mattina di lavoro e milleottocento miglia, anche quelle, per gradire. Mi rendo conto di odiare sempre pių la città che mi ha cresciuto per trent'anni e che ho creduto di amare visceralmente per altrettanti.
13.27 del 27 Novembre 2007 | Commenti (4) 
 
23 Polish for dummies/4
NOV Travel Log: Warszawa
Disclaimer: questo post è di una noia mortale. Ma sono le 8.48 del mattino e si prende quel che c'è. Se siete belli pimpanti e rilassati in vista del weekend, passate oltre che non è aria.

Nel mio Golgota personale di apprendimento del polacco - ormai è una sfida fra me e questa gente - sono giunto alla conclusione che la fonetica di questa lingua è stata concepita per uditi sensibili alle frequenze degli ultrasuoni.
Ieri, per dire, lezione sulla differenza fra "sz", "si" e "ś". Ho capito che le ultime due rappresentanto il medesimo suono, scritto in modo differente in funzione della posizione nella parola. Almeno, credo. "Sz", invece, fa storia a sé. Il fatto è: come ve lo spiego, adesso?

Sono stato un quarto d'ora davanti a questa collega che mi pronunciava i due suoni per farmi capire la differenza. E io non riuscivo a sentirla. Comunque, alla fine, forse ci sono arrivato.
Da qualche parte vi ho detto che Warszawa si pronuncia varsciava. Facile, no? Bene: a quanto pare, la differenza fra "sz" e gli altri due cosi è che il primo si pronuncia come se avesse l'accento. Insomma, immaginate di pronunciare la "sc" di sciare come se fosse un suono accentato. Invece, la "si" e la "ś" sono pių morbide, un po' come quando si fa shhh per chiedere silenzio.

Eviterò di massacrarvi con la differenza fra "ł" e "łu" solo perché adesso me ne vado in riunione.
Vorrei però lasciarvi con una martellata sulle preposizioni "w" e "z".
La prima è pių o meno facile: ho capito che significa qualcosa tipo "dentro", "in", "all'interno".
Con "z" è tutto un altro discorso. Per cercare di spiegarmelo hanno quasi dovuto mimarmelo! Credo di aver capito che indichi una sorta di moto da luogo, un movimento "a partire da", ma quando ho azzardato ah, tipo il 'from' inglese, insomma i miei amici polacchi sono rimasti un po' perplessi.

Del resto io lo so che i nostri "a" e "da" si dicono "od" e "do". L'ho imparato leggendo gli orari dell'autobus...
08.48 del 23 Novembre 2007 | Commenti (2) 
 
21 The pen is on the table
NOV Travel Log: Warszawa
Fatto numero uno: litigare efficacemente in inglese(*) durante una riunione è difficile.
Fatto numero due: dopo sette mesi a Warszawa, dichiaro di saper leggere(**) quasi perfettamente il polacco. Che è assai pių difficile.

(*) senza utilizzare fuck di qui e fuck di là, intendo.
(**) leggere, ho detto leggere.
00.22 del 21 Novembre 2007 | Commenti (0) 
 
16 Thursday night in WAW
NOV Travel Log: Warszawa
Nell'ordine.

Sono stato fermato dalla polizia di Warszawa perché ho attraversato una strada deserta sulle strisce pedonali, ma senza aspettare il verde per i pedoni. E quando dico fermato, intendo proprio fermato. In mezzo alla strada. Per venti minuti. A meno due. Mentre i due poliziotti si facevano i cavoli loro, al caldo in macchina.

Rilasciato dopo chilometrica ramanzina in polacco, non sono riuscito a cenare all'Hard Rock Café perché è andato a fuoco. Mentre ero dentro. Sono uscito fra i pompieri, in mezzo al fumo.

Ho terminato la serata in un ristorante chiamato "Ti amo", con una spaghettata all'aglio, olio e peperoncino così carica che, quando sono uscito, sudavo nonostante la temperatura. Gli spaghetti erano perfettamente al dente. Durante la cena il locale mi ha massacrato con una compilation karaoke dei Nuovi Angeli, Ramazzotti anni '80, Celentano anni '60, ed altre evergreen che purtroppo non ho avuto l'accortezza di appuntarmi. La pių nuova, comunque, era del 1982.

Uno di questi tre eventi è un po' romanzato. Ma nemmeno troppo.
16.50 del 16 Novembre 2007 | Commenti (0) 
 
15 Bilet autobusowy normalny
NOV Travel Log: Warszawa
Plac Bankowy è cinque minuti a piedi da Elektoralna 12A. Esco di casa: è una giornata pių o meno di sole, fredda. Allaccio il giaccone fino al collo, accendo l'iPod, mi incammino lungo Elektoralna. Arrivato in Plac Bankowy mi guardo attorno. I taxi aspettano pigramente accostati al marciapiede. Attraverso la piazza e punto quello che, in effetti, sembra un kiosk. - Bilet autobusowy? - Tak. Eureka! Ne prendo, uhm, facciamo sei. Dziękuję, do widzenia e bla bla bla.
In cuffia passa Disperato erotico stomp, che in qualche modo è una combinazione fantastica. Il 522 arriva puntuale al minuto, come da orario attaccato sulla pensilina della fermata. Ed eccomi sull'autobus in viaggio verso l'ufficio, cullato da Dalla e dal Cucciolo Alfredo. Warszawa mi scorre da finestrini nuovi, stamattina, e io non saprei dire il perché, ma è tutto diverso. Grazie a una banale e piccolissima cosa come ho fatto mille altre volte in mille altri posti al mondo: salire i gradini di un mezzo pubblico.

Do un occhio alla scritta luminosa che annuncia la prossima fermata, un ragazzo mi chiede un'informazione. Essì: se uno di Warszawa si avvicina per chiedere un'informazione proprio a me, in mezzo ad una folla di altri passeggeri autoctoni, è fatta: sono come loro adesso, indistinguibile. Sono definitivamente fuori dalla logica del trasfertista: hotel + taxi + ristorante + tutto in nota spese + non capisco la lingua ma tanto in hotel e in ufficio parlano tutti inglese. E' esattamente quello che cercavo e non so spiegartelo. E' che non mi sento pių alieno. Un pezzo di me vive qui e Warszawa è davvero mia, ora. Prova a pensarci: quante volte, all'estero, ti è davvero capitato di sentirti a casa?

Non fosse per questo tipo che mi guarda e aspetta la sua risposta: non ho capito la domanda e all'improvviso cade la maschera.

15.38 del 15 Novembre 2007 | Commenti (2) 
 
15 Polish for dummies/3
NOV Travel Log: Warszawa
Traduzione: "Vuoi per caso parcheggiare qui? Che è, hai per caso un tucano nel cervello?"

15.32 del 15 Novembre 2007 | Commenti (0) 
 
13 Acqua, comunque
NOV Travel Log: Warszawa
Per andare da Wiertnicza ad Elektoralna, il taxi prende la Wybrzeże Gdańskie, che corre lungo la sponda occidentale della Wisła, ossia la Vistola.
La Wisła a Warszawa è grande pių o meno come il Danubio a Budapest, certamente molto pių della Moldava a Praha. Epperò non c'entra nulla.

Budapest non sarebbe tale senza il Danubio, né Praha senza la Moldava. A Warszawa, a meno che tu davvero non ci viva, puoi quasi non accorgerti dell'esistenza della Wisła. Sarà perché è inverno, non so. Ma io ho trascorso qua anche la primavera e l'estate, e la sensazione, a pensarci, è sempre quella. Sarà allora, forse, perché rimane fuori dei miei itinerari quotidiani.
Ma siam sempre lì: a Budapest non puoi non accorgerti che il Danubio ti scorre a fianco, indipendentemente dai tuoi percorsi, che diàmine. Divide del resto Buda da Pest: il Parlamento da un parte, il castello dall'altra, l'isola nel mezzo.
A Praha la prima cosa che fai è attraversare Ponte Carlo, ed eccola lì la Moldava, proprio sotto ai tuoi piedi, e lipperlì ti sembra pure un fiumiciattolo. Impossibile mancarla, comunque.

La Wisła è grande, davvero. Un gran bel fiume. Dall'aereo, mentre stai atterrando, puoi seguire le sue curve e i suoi canali per chilometri, ed è ipnotizzante. Poi metti gių il carrello e toh, scomparsa. Dov'è?

Scorre dietro al castello. E la vita, perlomeno quella che conta, sta tutta al di qua. Il centro, il castello, piazza Zamkowy, Stare Miasto, la Cittadella, Nowy Świat, Chmielna, il Palazzo della Cultura, Jana Pawła, Solidarności, Świętokrzyska, Wilanów ed anche l'aeroporto. Tutto di qua.

Ci sono almeno due ponti belli che attraversano la Wisła, e son lunghi non poco. Eppure, in sette mesi trascorsi qua, non li ho mai attraversati. A dire il vero, non sono propriamente di quei ponti che attraversi a piedi, a meno di non voler scarpinare a lungo - con il vento e la neve, ora - e per andare dove, poi? Di là del fiume vedi solo anonimi condomìni, quartieri infiniti, qualche parco. Fai conto che sulla carta turistica del centro quasi non rimane nemmeno dentro, la Wisła.

Di sera - non so se sia perché è inverno, ma io l'ho notato solo ora - le grandi arterie che corrono lungo il fiume sono buie. I ponti sono poco illuminati, epperò a modo loro suggestivi, con quella luce azzurrognola che si riflette nell'aria e le lampadine arancioni fluorescenti. Te la devi immaginare la luce fioca dei grandi ponti che si disperde sopra le acque buie della Wisła.
Perché il fiume, dall'auto, non riesci a vederlo. E' tutto scuro. Eppure è lì, grandissimo, di fianco a te. Lo avverti sì, non puoi farne a meno, e pensi che forse è anche pių grande del Danubio, a far mente locale. E' proprio lì a fianco e scorre in silenzio, sotto la neve che cade riempiendo l'orizzonte nero del cielo tutto.
Non c'è nessuno che cammina lungo il fiume, solo la solita coda infinita di auto nella tarda ora di punta serale.
In qualche modo, amo questo grande fiume silenzioso e scuro che nessuno vede.

Elektoralna è a nord, subito oltre il centro, dispersa in mezzo a monumentali palazzi ottocenteschi e strette vie che sanno di storia. Qua e là qualche condominio nuovo di pacca che non c'entra molto con tutto il resto, e il solito cristallacciaio che non manca mai.
Il quartiere di Elektoralna è elegante e un po' snob, anche lui silenzioso, non caratteristico e blues come Chmielna. C'è molto verde intorno, parcheggi ordinati e parchimetri, nessuno in giro dopo le dieci di sera, non un rumore. Quello che senti sono i tuoi passi sul pavé e la neve che cade, senza interruzione, a fiocconi grandi e spessi. Sta attaccando, sui prati e sulle auto. Non fa freddo però. Sarà perché ho il giaccone imbottito pesante, la sciarpona, cappello e cappuccio. Comunque io sto bene.

Questa settimana dormo in Elektoralna 12A-kl.3-72. Difficile da trovare, parecchio. Anche il tassista ha avuto qualche difficoltà. Il mio appartamentino in Chmielna non era disponibile questi giorni, ci torno la prossima settimana.
Il bilocale di Elektoralna è nuovissimo, modernissimo, arredato ed accessoriato con ogni ben di dio, perfino stereo e lettore DVD. Non si sente un rumore, fuori. La zona è davvero bella, vivo un nuovo angolo di Warszawa tutto per me, ancor pių immerso in questo tessuto urbano alieno, al di fuori del solito rettangolo battuto dai visitatori incidentali della città.
Però, Chmielna è un'altra cosa.

Credo di aver capito che da qui posso andare in ufficio con il 552 o con il 180. Se trovo dove comprare il biglietto, do un calcio anche ai taxi e mi trasformo definitivamente in un warszawianin. Sotto la nevicata, naturalmente, ché altrimenti che gusto c'è?

Mi spiace di non esser riuscito ancora a catturare un'immagine del fiume, di notte, con la neve che cade.
Fate conto che ci sia.
E del resto, ve l'ho detto. Siamo in pochi a sapere del fiume a Warszawa.
23.43 del 13 Novembre 2007 | Commenti (3) 
 
<< Pagina precedente Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo