Orizzontintorno Carlo Paschetto
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06 La grande bellezza, forse
MAR Viaggi fra le immagini, Prima pagina
E qui tocca aggrapparmi ai miei quasi trent'anni di onorata tessera del cineforum (a proposito, ma quanto fanno? Suppergiù, quasi un migliaio di film: mica pochi, accidenti!).

Spazzo subito il campo da qualunque equivoco: a me è piaciuto, con alcuni ma.
Innanzitutto: ma, La grande bellezza, è un film, o è il tentativo di comporre un puzzle a partire da appunti e idee non sempre perfettamente correlate/correlabili fra loro?
Perché un po’ mi è rimasta addosso l’impressione di guardare un collage di immagini random, alcune indovinate e straordinariamente disegnate, altre meno riuscite, il che dà luogo a una sorta di discontinuità latente che permea un po’ tutto il film e che sulla distanza - parliamo pur sempre di una pellicola che dura più di due ore - a tratti infastidisce.

Di Sorrentino avevo già visto This must be the place e Il divo: non metto nessuno dei due fra le pellicole da salvare nel mio hard disk personale, ma lo stile in sé non mi dispiace.
Il punto è che ne La grande bellezza quello stile rimane solo in sottofondo, per lasciare invece spazio a un esercizio che, alla fine, par dire essenzialmente un'unica cosa: il ragazzo ha studiato e, preso dal bisogno di dimostrarlo, ha finito per mettere insieme un minestrone di citazioni di maniera piuttosto che rielaborare quel che ha imparato per tirarne fuori uno stile personale e unico.

Di mio, ci ho visto di tutto, ancor più dell’inevitabile (e non sempre pertinente, secondo me) accostamento a Fellini: ho visto i campi lunghi, la fotografia e i tempi di Wenders (uno dei miei miti), i palesi riferimenti a Moretti, a tratti perfino Kubrick. Durante la scena in cui viene introdotta la Santa, secondo me una delle più belle di tutto il film, la mia compagna di visione ha commentato “ecco, Fellini”: a me sono invece venute in mente la precisione maniacale, la prospettiva e il gelo di Kubrick, dell’unico Kubrick che a me non piace, peraltro: quello definitivo di Eyes wide shut.

Non so. Troppa roba, spesso ridondante. Ho avuto l’impressione (ma dovrei forse rivederlo) che potrebbe lasciare spazio ad ampie sforbiciate: sei Sorrentino, non sei Wenders, appunto.
Troppe idee, troppe cose: è un film o un puzzle forzato, il risultato dell'incapacità di tagliare, un director's cut imposto a priori? È costruito apposta per l’Oscar, come si affrettano a sostenere perlopiù i detrattori, è un puro esercizio accademico sull'estetica, è un registro voluto, o tutto sommato è solo un film non risolto fino in fondo?

Mi vien voglia di azzardare un paragone con un altro regista italiano da Oscar che vinse la statuetta proprio con quello che secondo me è il suo film meno riuscito: no, non Benigni, troppo facile. Penso invece a Salvatores che, dopo avere indovinato tre film bellissimi, li prese e li rimescolò apposta per costruire una storia da portare a Los Angeles. Mediterraneo è il bignami di Salvatores, è il quick reference del suo talento. La grande bellezza mi ha ricordato in qualche modo quell’operazione, con l’aggravante che non è il bignami di Sorrentino, ma di quel che Sorrentino ha studiato. È un po’ un patchwork wikipediano di modi di fare cinema, girare, fotografare e raccontare immagini già straordinariamente portati sullo schermo da altri grandi prima di lui.

Della fotografia e delle musiche è quasi inutile parlarne: perfette. Siamo a livelli da accademia: se non azzecchi quelle non puoi pensare di misurarti davvero sul palcoscenico dei grandi maestri.
Ma alla fine, ripensandoci, il paragone che mi pare più azzeccato l’ho ripescato dai meandri dei miei anni più remoti di cineforum, con quella che secondo me è una pellicola davvero da salvare: Il ventre dell’architetto.
Ecco: la Roma di Sorrentino (perlomeno, una delle differenti rappresentazioni della Roma di Sorrentino ne La grande bellezza) l’aveva già scolpita Greenaway, in modo secondo me più efficace, oltre vent’anni fa.

Dice, ma non hai esordito scrivendo che ti è piaciuto?.
Il fatto è che lo rivedrei volentieri, non fosse altro per confermare o meno alcune delle idee che mi son fatto.
Facile: se non mi dispiacerebbe rivederlo, allora mi è piaciuto.
TAG: sorrentino, oscar, la grande bellezza
01.02 del 06 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
13 Stasera, magari, i Vanzina va'
FEB Viaggi fra le immagini, Segnalazioni
Allora. Ho visto Buried e confermo, parola per parola, quel che ne scrisse tempo fa Matteo Bordone: "La retorica di un regista indipendente catalano che spiega le contraddizioni della guerra in Iraq tramite le telefonate di un tizio sepolto vivo con aguzzino, direttore del personale, moglie, agente dei servizi segreti è ben oltre la soglia di sopportazione di gente che non frequenta da tempo le assemblee di istituto."
In sintesi: per me, Buried, è una cagata pazzesca (nel senso, appunto, non puoi fare un film di un'ora e mezza con uno sepolto vivo dentro ad una cassa per poi rifilare allo spettatore il bubbone politico e sociologico della guerra in Iraq. Non c'è venuto per quello a vederlo, il tuo film).

Mi son mangiato focaccia genovese e salame e già dopo venti minuti speravo che gli si scaricasse il telefonino, tirasse le cuoia e la finissimo lì, ché avevo altro da fare. E considerate che son claustrofobo da ricovero, io.

Poi (anzi, prima) ho visto 127 ore, di Danny Boyle, che è quello di Trainspotting e The millionaire per intenderci e che, a differenza di Buried, è basato su un fatto realmente accaduto. Di nuovo, c'è uno che per un'ora e mezza di film è bloccato in fondo ad un canyon stretto un metro, da solo, con un coltellino, una borraccia, un po' di corda, una videocamera ed un solo braccio libero di muoversi, essendo l'altro rimasto schiacciato sotto ad un masso enorme.

Sulla carta i due film si assomigliano molto. Entrambi non suonano particolarmente terapuetici per gente che soffre di claustrofobia come me, in entrambi c'è un tizio, uno solo e sempre lui, che per tutta la durata del film è bloccato in uno spazio chiuso e stretto, senza alcuna probabilità di essere rintracciato ed aiutato, e son cazzi suoi.

Solo che il secondo dei due è tutta un'altra storia. Scopro ora per caso che è candidato ad otto premi oscar.
Se vi piace Danny Boyle non mancatelo. Se non vi piace siete un po' strani. Comunque portatevi del Plasil, ché può far comodo.

Io, comunque, la prossima volta che vado in montagna da solo mi porto il tracciatore satellitare e spammo i mille contatti della mia rubrica con le coordinate di ogni mio spostamento.
TAG: buried, 127 ore, danny boyle
16.30 del 13 Febbraio 2011 | Commenti (0) 
 
22 You should be dancing (yeah)
DIC Viaggi fra le immagini
Scopro oggi che una stampa che ho comprato a Praga nel millenovecentonovanta-e-qualcosa, e che da allora mi segue di casa in casa, appare tale e quale al 109° minuto della Febbre del sabato sera appesa al muro d'ingresso della casa di Stephanie. Son cose.

Fra parentesi, sarebbe ora che il bacio fra Stephanie e Tony Manero durante la gara di ballo, sulle note di More than a woman (versione dei Bee Gees), venisse rivalutato a dovere e collocato nella top five dei più belli nella storia del cinema.

E vogliamo anche parlare dell'adesivo STP sull'auto di Tony Manero?

(Tutto questo per dire che l'ho rivisto per la ventesima volta, a distanza di almeno dieci anni dall'ultima volta e a trentatrè dalla prima).
TAG: la febbre del sabato sera, john travolta, tony manero, bee gees
22.55 del 22 Dicembre 2010 | Commenti (0) 
 
05 Mondovisioni a Ferrara
OTT Segnalazioni, Viaggi fra le immagini
Nei tre giorni trascorsi a Ferrara per il festival di Internazionale ho seguito soprattutto la rassegna cinematografica Mondovisioni.
In cartellone sette film-documentari di altrettanti registi stranieri, tutte prime proiezioni assolute in Italia. Alcuni di questi han vinto premi internazionali, altri sono stati al centro di accesissime polemiche, vicende giudiziarie e/o scontri politici. Sono pellicole indipendenti, che probabilmente in Italia, se siete interessati, non avrete altro modo di vedere se non sperando che prima o poi arrivino in DVD o scaricandole da qualche torrent.
Io sono riuscito a vederle tutte, in qualche caso infilandomi al pelo nonostante le code chilometriche all'ingresso.
La rassegna ha avuto un notevole successo, sala quasi sempre esaurita, con parecchie persone che non sono riuscite ad entrare alle proiezioni.

Per meglio capire, non stiamo parlando di classici documentari, tipo Discovery Channel o Piero Angela per intenderci. Si tratta piuttosto di lungometraggi, la cui durata media, montaggio e regia sono quelli di un film tradizionale e i cui soggetti sono tipicamente inchieste a sfondo sociale e geopolitico. Giornalismo avventuroso di frontiera insomma, nel senso più crudo del termine.
Se in passato avete visto Jung, il film sull'Afghanistan nato dalla collaborazione di Ettore Mo con Emergency, ecco, il genere è esattamente quello.

Qui di seguito un riepilogo più o meno ragionato delle mie considerazioni su ciascuno dei film in rassegna a Ferrara. In generale, l'esperienza è stata estremamente positiva. L'anno prossimo non mancherò di ripeterla...
[Continua a leggere]

TAG: stolen, the red chapel, war don don, documentari, mads brugger
01.12 del 05 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
01 Che succede ragazzo?
SET Viaggi fra le immagini
L'avrò visto cinquanta volte? Posso?

La scena finale di Per un pugno di dollari è il capolavoro assoluto dai tempi di L'Arrivèe d'un train en gare de La Ciotat.

L'ho detto. Ugh.
23.24 del 01 Settembre 2008 | Commenti (1) 
 
19 Missing (marrone.../reloaded)
SET Viaggi fra le immagini
The Godfather - Part III, titoli di coda. Fra gli altri, Nicholas Cage e Bridget Fonda.
E dove accidenti fanno la loro comparsa? Non ho voglia di ripassarmi i centosessantatre minuti e spiccioli dell'ultimo capitolo.

Che poi non è che la faccia di Nicholas Cage uno se la possa perdere così.
14.16 del 19 Settembre 2007 | Commenti (6) 
 
14 Marrone, fra l'altro
SET Viaggi fra le immagini
The Godfather - Part II, minuto 61. Hyman Roth (Lee Strasberg) sta parlando con Mike Corleone (Al Pacino). Siamo nel 1958. Roth indossa una Lacoste.

E' verosimile o è un blooper?
01.12 del 14 Settembre 2007 | Commenti (5) 
 
28 Camera 315, divx
AGO Viaggi fra le immagini
I primi venticinque minuti di Salvate il soldato Ryan sono i più devastanti che abbia mai visto in un film.
01.54 del 28 Agosto 2007 | Commenti (2) 
 
06 Alc. 10,5% vol.
MAG Diario, Viaggi fra le immagini
Così, dopo essermi visto La Samaritana di Kim Ki-Duk, rientrato a casa ho ceduto a qualche avanzo di uova di cioccolato, rigorosamente al latte, e l'ho accompagnato con una Gulden Draak gelata.

Beh, sapete che c'è? Legano piuttosto bene.

Adesso aspetto di vedere Ferro 3.
00.40 del 06 Maggio 2006 | Commenti (0) 
 
17 Il cervo non ha il fucile
NOV Viaggi fra le immagini
Sono certo di averlo visto più di venti volte. Ma ancora mi commuovo sulle note di Cavatina, mentre scorrono i titoli di apertura, o quando Nick inizia a cantare Can't take my eyes off you.
Per me è fra i cinque capolavori di ogni tempo. Con un De Niro monumentale.

"E' che in montagna ci sono gli alberi. Gli alberi. A me piacciono gli alberi in montagna"

01.23 del 17 Novembre 2005 | Commenti (0) 
 


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