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E insomma, dopo il successo dello scorso anno, quando li portai a vedere Mamma Mia!, mi son giocato il bis: un po' più grandi loro, un po' più impegnativa la scommessa, soprattutto perché questa volta non conoscevo per nulla la storia, non avevo mai visto il film, né avevo riscontri sulla rappresentazione teatrale.
Così, prima di acquistare i biglietti, avevo fatto un po' di indagini in giro, chiedendo soprattutto su FriendFeed qualche parere ad altri genitori: volevo capire se la trama fosse adatta, quale fosse il rapporto fra parti cantate e ballate e parti recitate e farmi un'idea il più precisa possibile di cosa aspettarmi. Anche perché lo spettacolo è piuttosto lungo, due ore e venti.
In effetti, di bambini ce n'eran ben parecchi (e ho anche scoperto che nei teatri, per i più piccoli, è possibile avere il rialzo da mettere sulla poltrona).
Ebbene: per tutta la durata di Sister Act, il settenne è sembrato posseduto, la quattrenne ipnotizzata. Elettrizzati e travolti.
Rispetto a Mamma Mia! i dialoghi e le battute (sempre indovinate) sono un po' più difficili da capire, ma i più grandicelli riescono comunque a seguire bene e ad appassionarsi alla storia. Ai più piccoli la trama va un po' spiegata e filtrata, ma restano estremamente coinvolti dalle musiche, dalle bellissime coreografie, dalle luci e dalle scenografie.
Per parte mia: bello, bello, bello. Non avevo alcuna aspettativa in particolare, se non quella di far divertire loro, ma la verità è che a tratti mi sono entusiasmato anche io, che l'ho trovato davvero piacevole, che ha trascinato anche me.
A caldo, direi che mi è piaciuto più di Mamma Mia! Più trascinante, più continuo, più in crescendo, decisamente più coreografico.
Siamo usciti felici, c'è stata qua e là anche qualche lacrimuccia di commozione ed emozione, e da qualche ora loro non cantano altro.
Forse è la volta che finalmente posso metter da parte gli Abba e cambiar musica in auto.
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| TAG: sister act |
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Dunque, sono infine riuscito ad andare a vederlo, nonostante a tradimento abbiano anticipato la data inizialmente programmata.
Avrei voluto scriverne a caldo, perché a distanza di una decina di giorni ho consolidato ogni emozione e così che volete che vi dica? E' stato senza dubbio alcuno, e fuor di retorica, lo show più straordinario al quale abbia mai assistito. Meraviglioso, e altre parole non ho.
Del resto, che secondo me The wall sia una inimitabile pietra miliare, a prescindere dal mio vecchissimo e solido amore per i Pink Floyd, non è una novità.
Ha quasi settant'anni Waters e riesce a commuoverti mentre si esibisce da solo davanti al muro, la band dietro ai mattoni: paradosso curioso, a pensarci, conoscendo la storia dello show.
Un solo, inevitabile, rammarico: ché, per quanto siano tutti senza dubbio all'altezza, mentre vieni trascinato via dalle note di Comfortably numb non puoi fare a meno di pensare che ci vorresti Gilmour, lassù in cima al muro.
E ci vorresti Mason a picchiare il tempo.
E ci avresti voluto Wright ad ammorbidire e ad avvolgerti.
Per cui, alla fine, le luci si spengono ed esci con la sensazione appiccicata addosso che, tant'è, qualcosa ti sia mancato. Il brivido ultimo.
Null'altro da dire. Troppo coinvolto anche solo per provare a filmarne qualche parte in maniera decente. Ho messo comunque qualcosa qui, giusto ad onor di cronaca.
Io c'ero. E, dovessi proprio dirvi, partirei domani per l'altro capo del mondo per poterlo rivedere.
Poi ti vien da pensare a quei sessantamila pischelli che han riempito San Siro l'altra sera per vedere i Take That e capisci che il muro, ormai, lo hai tirato su pure tu.
Roger Waters' The Wall live show, Forum di Assago (MI) - 3 luglio 2011 |
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| TAG: roger waters, the wall, pink floyd |
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Io, comunque, ho strappato al volo gli ultimi due disponibili e il 6 luglio sono in primo anello. Mi spiace per voi (a meno che non siate in posizione più favorevole, nel qual caso vi odio).
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| TAG: roger waters, the wall, pink floyd |
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E così, come promesso, abbiamo sdoganato alla faccia del tutto esaurito.
Annotazioni a caldo, in uscita:
Bambina seduta nella fila davanti alla nostra, prima dell'inizio dello spettacolo: "Ma è in 3D?"
Carola, nel corso del secondo tempo: "Ma papà... ma... sono veri? Hanno la pelle come noi?"
Carola, in mezzo a Super trouper (che lei chiama Ciuppa ciuppa), storicamente una delle sue preferite: "Papà, gli chiediamo se quando hanno finito la rifanno?"
Carola, in mezzo a Dancing queen: "Papà, quando torniamo a casa ci vestiamo anche io, te e Leonardo da spaziali come loro e la balliamo anche noi? Io voglio essere quella vestita di arancione, tu sei quella gialla e Leonardo quella rossa."
(Leonardo non ha fatto osservazioni, è più o meno sempre stato troppo impegnato a battere le mani a tempo con il pubblico).
La riedizione in italiano è innegabilmente al di sopra di quanto mi aspettassi: ottimo lavoro di Stefano d'Orazio, al netto di Take a chance on me e Knowing me, knowing you, che ne escono massacrate senza appello. E poi della prima ti aspetti una grande interpretazione corale, e invece il duetto l'ammazza.
Bravi, molto bravi, quasi tutti. Coreografie corali, regia e luci, tutto perfetto. Standing ovation per Chiara Noschese, anche se le sfugge una curiosa e strana calata toscana, che non ho capito se è voluta (è milanese) e se, tutto sommato, ci stia o meno.
Nessuno dei tre protagonisti maschili mi è invece parso all'altezza, soprattutto nel cantato e perlomeno a confronto con la statura delle protagonisti femminili, tutte notevoli. Particolarmente fuori misura ho trovato Roberto Andrioli. O forse è il mio orecchio.
Travolgenti - coreografia, orchestra, interpretazione, regia - Gimme! Gimme! Gimme, Voulez-vous, Under attack, Does your mother know?
Reggono bene la versione italiana Mamma mia!, Dancing queen, Money, money, money e Honey honey.
Pubblico assai entusiasta e coinvolto. Per dire, finale tutti in piedi a ballare gli Abba, parecchia gente (e bambini) sotto al palco. Mai visto nulla di simile in un teatro, nemmeno per un musical.
Insomma, noi ci siamo divertiti parecchio e siamo usciti piuttosto felici.
(Se trovate i biglietti) date retta e sdoganate anche voi.
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| TAG: abba, mamma mia |
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C'è che è l'ora di sdoganare gli Abba una volta per tutte. E non solo perché nell'ordine alfabetico dell'iPod vengono anche prima degli AC/DC che, capite bene, con duemila artisti in archivio e i comandi al volante che consentono solo l'accesso sequenziale al database, è un particolare non trascurabile.
Né per il fatto che Leonardo e Carola abbiano passato quindici giorni a Mallorca a ballare e cantare le musiche di Mammamia!, il musical di fama ormai planetaria la cui short-cover andava per la maggiore nel programma serale del Font de sa Cala.
E insomma, ultimamente van di moda sull'asse Milano-Torino, andata e ritorno.
Così, sapete che c'è? Faccio outing, ci porto i Tati e non se ne parli più.
[Update: ennò, accidenti, è tutto tradotto in italiano. Allora non se ne fa nulla, ché mica è la stessa cosa, checcavolo!]
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| TAG: abba |
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Il sette-quattro-sette planava nel cielo di Parigi, era un pomeriggio stupendo, senza un alito di vento, non una nuvola nel raggio di centinaia di chilometri, perlomeno fin dove poteva perdersi lo sguardo sull'orizzonte, sonno, sì, la testa annebbiata alla ricerca di un'alba mai esistita dopo una strana nottata trascorsa interamente con il sole nascosto dal buio artificiale delle tendine di plastica degli oblò, talvolta nel dormiveglia avevo aperto una fessura per sbirciare la luce fuori, sopra al Mar cinese orientale, nel cielo del mio Gobi, poi il confine invisibile degli Urali, le grandi torri eoliche della Germania e la centrale nucleare di Thionville, che ho sorvolato dozzine di volte atterrando a Lussemburgo e che come il Gobi fa inevitabilmente parte di me, tutto già riavvolto in poche ore, mentre piano piano la terra si avvicinava, ed in cuffia passava Pocket symphony degli Air.
Come adesso.
Ed io sono di nuovo lassù. |
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| TAG: air |
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18.57 del 04 Settembre 2010
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Gli auguri glieli han già fatti in tanti. Per parte mia ho ancora addosso l'emozione di quella sera in cui venne ad aprirci la porta di casa sua e me lo trovai così davanti, affacciato sulla soglia, l'inconfondibile barba in penombra.
E quindi, anche da qui, auguri caro Parnassius. |
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| David Gilmour è a sinistra, Richard Wright a destra, si guardano e si scambiano un sorriso, di quei sorrisi che solo quarant'anni di intesa ed amicizia dietro alle spalle sanno accendere, poi all'improvviso è un'esplosione di luci, e colori, e suoni, e la voce di Sam Brown attacca violenta le prime note di The great gig in the sky e come ogni volta, da anni ed anni, a me vengono i brividi e le lacrime agli occhi. |
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Ultimi gioielli, rigorosamente bootleg, dei quali sono entrato in possesso:
- Gimme shelter fatta da Mick Jagger con gli U2 e i Black Eyed Pees, da standing ovation - Because the night fatta da Patti Smith con il Boss e gli U2 a condire - Billy Joel che duetta con il Boss in New York state of mind - Stevie Wonder e Sting che riescono a fare un impossibile medley fra Higher ground e Roxanne, che solo fumando oppio può essergli venuto in mente (e riuscito) - Stevie Wonder che si fa accompagnare da Jeff Beck in Superstition - Jeff Beck che si fa accompagnare da Sting in People get ready - Lou Reed che caccia giù una versione davvero cattiva di Sweet Jane grazie ai Metallica.
Trecento watt non mi bastano.
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| Il fatto che vadano in finale Pupo ed Emanuele Filiberto e rimanga fuori Ruggeri la dice lunga su molte cose. Poi, credetevi quel che vi pare. |
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