Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 In the flesh
LUG Viaggi fra le note, Segnalazioni
A distanza di due anni dallo spettacolo al Forum di Assago, sono dunque tornato a vedere The Wall. Lo show continua a meritare e ad essere forse in assoluto la performance più straordinaria a cui abbia assistito dal vivo. A margine, però, osservo anche che questa volta i settant'anni di Waters si sono fatti sentire e che la voce inizia davvero a perdere colpi e spesso non ce la fa (per buona parte del concerto deve ricorrere a un partner vocalist).
Di più, lo abbiamo visto tutti molto molto affaticato e accaldato, che tutto sommato non è nemmeno strano, visti i più o meno trentacinque gradi all'ombra con aria immobile che regnavano dentro allo stadio.

In qualche modo, poi, lo spettacolo portato in tour due anni fa nei palasport era molto più coinvolgente di quello allestito adesso per i grandi stadi, a parità pressoché assoluta di rappresentazione (le uniche differenze sono nella presentazione di Mother e nel suicidio del maiale). Certo gli effetti speciali e le soluzioni ingegneristiche per portare il concerto negli stadi sono se possibile ancora più straordinarie di quanto visto due anni fa, e il suono è sempre tecnicamente perfetto.
Ma, ecco: forse troppo perfetto. Così perfetto che durante tutto lo spettacolo era possibile conversare tranquillamente con i propri vicini, come se fossimo stati nel nostro salotto di casa ad ascoltare il cd sullo stereo.
Con dozzine di concerti rock alle spalle, deve essere la prima volta in vita mia che mi capita di uscire da uno spettacolo senza che mi fischino le orecchie.

Che, per carità, va benissimo, ché ormai abbiamo tutti una certa età, e del resto l'identità anagrafica della media del pubblico era in linea con le attese.
Solo che fra ascoltare della (bella, bellissima) musica e farsi coinvolgere fin nel midollo da una performance live, purtroppo, passa un solco profondissimo. Che è fatto anche di decibel.

E comunque, Roger, grazie. Mi hai fatto ancora piangere. E ho di nuovo odiato Gilmour per non essere stato lì con te, ché Comfortably Numb senza la sua chitarra, purtroppo, è sempre più solo una normale canzone pop (dio, perdonami perché ho appena bestemmiato, lo so).

TAG: roger waters, the wall, pink floyd
14.40 del 28 Luglio 2013 | Commenti (0) 
 
22 Nino non aver paura di sbagliare un (solo) calcio di rigore
NOV Viaggi fra le note
Scrivevo l'altro giorno che, mi piange il cuore a dirlo, l'ultimo album di De Gregori (gli ultimi dieci?) sembra scritto da un generatore casuale di Google basato sulle canzoni di De Gregori. Musica e testi.
Prendi la sua discografia, la metti in un frullatore e ottieni esattamente il medesimo risultato, ché l'ermetismo degregoriano sembra ormai essere semplice entropia nella migliore delle ipotesi, o l'ennesima replica automatica di una parte recitata a memoria, nella peggiore.

Poi, riflettendoci a freddo, ho pensato altro. In fondo questo disco non è che la dimostrazione evidente di un fenomeno che, ahimè, accomuna De Gregori a tutti i suoi colleghi interpreti di una generazione artistica ormai andata, che un po' ha inevitabilmente esaurito la vena, o è sempre più lì lì per, un po' non riesce ad adeguarsi ai tempi, né a far propri alcuni meccanismi commerciali attuali sfruttandoli a proprio vantaggio.

Il fatto è che De Gregori, e altri bravi artisti come lui, sembrano essere rimasti legati a una logica (apprezzabile o meno, a seconda dei punti di vista) morta e sepolta ormai da tempo: escono sul mercato solo quando hanno messo insieme quelle otto-dieci canzoni necessarie a giustificare un album completo. Così, quando ancora gli capita quel miracolo di avere nelle corde un pezzo degno di attenzione sentono il dovere di corredarlo con una manciata di brani dozzinali scritti col pilota automatico, ché gente come loro è comunque brava a far questo mestiere: son poeti, non sono top player stagionali fabbricati dall'industria musicale che domani andranno a giocarsela in qualche reality per VIP, e dunque buttar giù quattro note per gli scaffali di un centro commerciale che vuoi che sia.

Mettere in piedi un album degno di nota è sempre stato difficile: lo era negli anni '60 e '70, lo è stato ancor più negli '80, pur con mirabili e sempreverdi eccezioni uscite grazie alla vena di pochi e straordinari artisti. E per un album bello, il cui prezzo fosse giustificato almeno dal cinquanta per cento del contenuto, quanti pallosissimi ne abbiamo comprati solo perché trascinati dal singolo di successo, o dal nome in copertina del nostro autore o band preferiti.
Poi sono arrivati iTunes & c. e ciao: il mercato è stato travolto. La disintegrazione totale degli album e l'acquisto parziale delle tracce non sono più stati un tabù: sarei curioso di vedere i dati (e con un po' meno pigrizia e un po' più di tempo potrei forse trovarli rapidamente su internet), ma a pelle scommetterei che fatto cento il mercato legale on line (che mi risulta abbia abbondantemente sorpassato la vendita materiale dei cd), novantacinque sia dovuto alla vendita di brani singoli.
E dunque, che te ne fai di sbatterti tanto per uscire con otto brani, di sette dei quali non rimarrà traccia alcuna nemmeno nelle classifiche di vendita dei prossimi sei mesi, quando ti chiami De Gregori e dài, lo sai anche tu per primo, di pezzi tutto sommato spacciabili ne hai solo uno in canna?

Poi possiamo anche parlare del fatto che pure quel pezzo sia in realtà il solito minestrone che hai sul fuoco da trenta e passa anni. Ma siccome sei De Gregori, ti amo da che ancora mi cantavi che Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina, con le tue canzoni ho limonato duro e pianto infinite nottate per innumerevoli amori adolescenziali, e a uno che ha scritto Compagni di viaggio che vuoi che gli dica, per me è e sarà sempre il Principe, ecco, siccome tutto questo, chiuderò un occhio e farò finta che Sulla strada sia un singolo straordinariamente originale, innovativo, trascinante e assolutamente immancabile nella mia collezione (dei tuoi album).
TAG: de gregori, sulla strada
14.31 del 22 Novembre 2012 | Commenti (1) 
 
14 Lui torna e io torno a vederlo
NOV Viaggi fra le note, Segnalazioni
A due anni di distanza, l'appuntamento questa volta sarà per il 23 luglio 2013 a Padova.
Alle nove di questa mattina hanno aperto la prevendita. Alle nove e sei minuti mi sono arrivate nella mailbox le ricevute d'acquisto di due biglietti tribuna centrale numerata primo anello: questa volta ho preso la posizione migliore in assoluto, ché lo scorso anno me lo ero ripromesso, se mai si fosse ripresentata l'occasione.

Si è ripresentata. E io ci sarò, di nuovo.

TheWall2
TAG: the wall, roger waters, pink floyd
13.59 del 14 Novembre 2012 | Commenti (0) 
 
16 Adesso spengo la luce e così sia
MAR Amarcord, Viaggi fra le note, Prima pagina
Passata l'istituzionale ondata mediatica ed emotiva, due righe in sordina su Dalla quasi quasi le scrivo anch'io, ché fino a ieri era fin troppo facile. D'altra parte, come sempre in questi casi, tutto e fin troppo è stato detto e scritto, e a quel che forse sarebbe piaciuto a me aggiungere ha già provveduto in modo assai più meritevole d'attenzione il sempre ottimo Leonardo scrivendo quel che per me è uno dei suoi migliori post degli ultimi anni.

Da (credo) coetaneo di Leonardo, Dalla per me è stato e inevitabilmente rimarrà quello di Com'è profondo il mare e di quei tre incredibili e geniali album venuti dal nulla - perché, non raccontiamoci balle da post-intellettuali de Il mucchio selvaggio: non saran certo davvero Terra di Gaibola e Anidride Solforosa a rimanere scolpiti nella pietra, ammesso poi che della musica pop italiana degli ultimi quarant'anni, salvo rarissime eccezioni, qualcosa meriti davvero di sopravvivere oltre le celebrazioni di un centenario.
E peraltro, prima, mica scriveva lui per l'appunto. Gliele scrivevano.

E non è solo il botto di Com'è profondo il mare. Prendi Quale allegria, ad esempio. Prendi Milano, poi prova a riascoltare Luci a San Siro e, se sei milanese, dimmi per te quale delle due è Milano (e sì, lo so che son temi diversi, grazie, ma se sei milanese Luci a San Siro è anche Milano).
E considera che quello è stato solo il riscaldamento, lo stretching prima di sparar fuori Stella di mare, per dire. A parte L'anno che verrà, sempre troppo sottovalutata e confinata, col passar degli anni, a far da colonna sonora ai tristi veglioni di fine anno negli hotel tre stelle delle località di villeggiatura montane, replicata da sciagurati pianisti di piano bar che De Gregori si rivolterebbe nella tomba, fosse morto anche lui (lunga vita, Francesco, intendiamoci: almeno tu).
E poi Futura, certo, rispetto alla quale però ho sempre avuto qualche perplessità su quella virata di armonia intermedia che un po' ti pianta lì in mezzo e vabbè.

Io però sarò sempre legato a Dalla per due canzoni in particolare, che a loro volta son legate a due momenti ben precisi della mia esistenza. Ché le istantanee davvero importanti della vita, quelle che ti segnano e che viaggeranno per sempre con te, per qualche ragione occulta portan sempre con sé una qualche musica, e questo è quel che avevo voglia di scrivere, da un po' di giorni.

Come sa chi mi segue da tempo qua dentro, nei mesi che ho trascorso e vissuto a Warszawa ho scritto parecchio di musica e della colonna sonora che accompagnava le mie giornate invernali nella capitale polacca. Eppure, a distanza di anni ormai, son due i brani che mi son rimasti in testa e che, inevitabilmente, io associo a quei giorni (e che, quando avrò tempo di montarlo, finiranno nel cortometraggio al quale lavoro da mesi sulla mia Warszawa): Via Paolo Fabbri 43 di Guccini, che ascoltavo ogni mattina uscendo dalla mia casa in Chmielna e che era il mio buongiorno alla città, e Il cucciolo Alfredo di Dalla, che per qualche ragione inspiegabile ascoltavo sempre di sera sull'autobus, mentre rientravo dal lavoro.
Così, se riascolto Il cucciolo Alfredo e chiudo gli occhi, rivedo quell'autobus, e le luci dei grattacieli e del traffico, e avverto ancora il freddo pungente del gennaio warszawianin che cerca di infiltrarsi sotto al giaccone. E mi chiudo nel mio mutismo e nella malinconia, ché il ricordo di quei giorni, per quanto, mi accompagnerà a lungo ancora, temo per sempre.

E ho un'altra storia.

Anni fa, parecchi anni fa, diciamo quasi trenta, c'era una ragazza con dei capelli chiari lunghissimi, ricci, che le scivolavano lungo le spalle. Mi fissava con quello sguardo sempre un po' assente e di traverso e occhi grigi, quasi trasparenti, in cui annegavo ogni volta.
Io credo che lei non ricordi affatto, ormai più, quanto ho pianto poi. Per dir la verità durante, ché poi, alla fine, in effetti lacrime non ne avevo più. Lo aveva capito con un paio d'anni di ritardo, troppo tardi per scoprire che avevo ragione, e amen, che col senno di poi ci potremmo asfaltare il pianeta tutto. E c'è comunque un motivo per cui io Londra, tutto sommato, non l'ho mai amata davvero, nemmeno a prescindere.

C'era questa ragazza e ci sono anche voluti parecchi anni, dopo, per eliminare anche le tracce più nascoste di tante cose, comprese quelle visibili solo al luminol, metaforicamente parlando, intendiamoci.
Quei giorni di quasi trent'anni fa sul piatto del giradischi, un Technics niente male che è rimasto dove non dovrebbe essere rimasto - ma dalle cose a un certo punto, soprattutto da certe cose, bisogna sapersi anche separare - sul piatto, dicevo, girava spesso Cara.
Perché, per me, Cara era lei.

"Quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare."

No, non ci si poteva fidare. Ho impiegato tanti anni per capirlo.
TAG: dalla
13.46 del 16 Marzo 2012 | Commenti (0) 
 
04 Berlino, ci son stato con Bonetti
MAR Viaggi fra le note, Amarcord
Comunque, buon compleanno (e non era Berlino, ma cose che tu ed io sappiamo).
TAG: dalla
21.00 del 04 Marzo 2012  
 
06 Papà, sembrano in 3D!
NOV Viaggi fra le note, Mondo piccolo, Segnalazioni
E insomma, dopo il successo dello scorso anno, quando li portai a vedere Mamma Mia!, mi son giocato il bis: un po' più grandi loro, un po' più impegnativa la scommessa, soprattutto perché questa volta non conoscevo per nulla la storia, non avevo mai visto il film, né avevo riscontri sulla rappresentazione teatrale.
Così, prima di acquistare i biglietti, avevo fatto un po' di indagini in giro, chiedendo soprattutto su FriendFeed qualche parere ad altri genitori: volevo capire se la trama fosse adatta, quale fosse il rapporto fra parti cantate e ballate e parti recitate e farmi un'idea il più precisa possibile di cosa aspettarmi. Anche perché lo spettacolo è piuttosto lungo, due ore e venti.
In effetti, di bambini ce n'eran ben parecchi (e ho anche scoperto che nei teatri, per i più piccoli, è possibile avere il rialzo da mettere sulla poltrona).

Ebbene: per tutta la durata di Sister Act, il settenne è sembrato posseduto, la quattrenne ipnotizzata. Elettrizzati e travolti.
Rispetto a Mamma Mia! i dialoghi e le battute (sempre indovinate) sono un po' più difficili da capire, ma i più grandicelli riescono comunque a seguire bene e ad appassionarsi alla storia. Ai più piccoli la trama va un po' spiegata e filtrata, ma restano estremamente coinvolti dalle musiche, dalle bellissime coreografie, dalle luci e dalle scenografie.

Per parte mia: bello, bello, bello. Non avevo alcuna aspettativa in particolare, se non quella di far divertire loro, ma la verità è che a tratti mi sono entusiasmato anche io, che l'ho trovato davvero piacevole, che ha trascinato anche me.
A caldo, direi che mi è piaciuto più di Mamma Mia! Più trascinante, più continuo, più in crescendo, decisamente più coreografico.

Siamo usciti felici, c'è stata qua e là anche qualche lacrimuccia di commozione ed emozione, e da qualche ora loro non cantano altro.
Forse è la volta che finalmente posso metter da parte gli Abba e cambiar musica in auto.

Sister act
TAG: sister act
00.13 del 06 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
14 That great gig in our summer sky
LUG Viaggi fra le note
Dunque, sono infine riuscito ad andare a vederlo, nonostante a tradimento abbiano anticipato la data inizialmente programmata.

Avrei voluto scriverne a caldo, perché a distanza di una decina di giorni ho consolidato ogni emozione e così che volete che vi dica? E' stato senza dubbio alcuno, e fuor di retorica, lo show più straordinario al quale abbia mai assistito. Meraviglioso, e altre parole non ho.
Del resto, che secondo me The wall sia una inimitabile pietra miliare, a prescindere dal mio vecchissimo e solido amore per i Pink Floyd, non è una novità.

Ha quasi settant'anni Waters e riesce a commuoverti mentre si esibisce da solo davanti al muro, la band dietro ai mattoni: paradosso curioso, a pensarci, conoscendo la storia dello show.

Un solo, inevitabile, rammarico: ché, per quanto siano tutti senza dubbio all'altezza, mentre vieni trascinato via dalle note di Comfortably numb non puoi fare a meno di pensare che ci vorresti Gilmour, lassù in cima al muro.
E ci vorresti Mason a picchiare il tempo.
E ci avresti voluto Wright ad ammorbidire e ad avvolgerti.
Per cui, alla fine, le luci si spengono ed esci con la sensazione appiccicata addosso che, tant'è, qualcosa ti sia mancato. Il brivido ultimo.

Null'altro da dire. Troppo coinvolto anche solo per provare a filmarne qualche parte in maniera decente. Ho messo comunque qualcosa qui, giusto ad onor di cronaca.

Io c'ero. E, dovessi proprio dirvi, partirei domani per l'altro capo del mondo per poterlo rivedere.
Poi ti vien da pensare a quei sessantamila pischelli che han riempito San Siro l'altra sera per vedere i Take That e capisci che il muro, ormai, lo hai tirato su pure tu.

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Roger Waters' The Wall live show, Forum di Assago (MI) - 3 luglio 2011
TAG: roger waters, the wall, pink floyd
13.24 del 14 Luglio 2011 | Commenti (0) 
 
04 Ché quando ho visto i tuoi soci nell'89 tu non c'eri...
APR Viaggi fra le note, Segnalazioni
Io, comunque, ho strappato al volo gli ultimi due disponibili e il 6 luglio sono in primo anello. Mi spiace per voi (a meno che non siate in posizione più favorevole, nel qual caso vi odio).

thewall
TAG: roger waters, the wall, pink floyd
11.34 del 04 Aprile 2011 | Commenti (0) 
 
26 Shots from the premiere
SET Viaggi fra le note, Mondo piccolo, Segnalazioni
E così, come promesso, abbiamo sdoganato alla faccia del tutto esaurito.

Annotazioni a caldo, in uscita:

Bambina seduta nella fila davanti alla nostra, prima dell'inizio dello spettacolo: "Ma è in 3D?"

Carola, nel corso del secondo tempo: "Ma papà... ma... sono veri? Hanno la pelle come noi?"

Carola, in mezzo a Super trouper (che lei chiama Ciuppa ciuppa), storicamente una delle sue preferite: "Papà, gli chiediamo se quando hanno finito la rifanno?"

Carola, in mezzo a Dancing queen: "Papà, quando torniamo a casa ci vestiamo anche io, te e Leonardo da spaziali come loro e la balliamo anche noi? Io voglio essere quella vestita di arancione, tu sei quella gialla e Leonardo quella rossa."

(Leonardo non ha fatto osservazioni, è più o meno sempre stato troppo impegnato a battere le mani a tempo con il pubblico).

La riedizione in italiano è innegabilmente al di sopra di quanto mi aspettassi: ottimo lavoro di Stefano d'Orazio, al netto di Take a chance on me e Knowing me, knowing you, che ne escono massacrate senza appello. E poi della prima ti aspetti una grande interpretazione corale, e invece il duetto l'ammazza.

Bravi, molto bravi, quasi tutti. Coreografie corali, regia e luci, tutto perfetto. Standing ovation per Chiara Noschese, anche se le sfugge una curiosa e strana calata toscana, che non ho capito se è voluta (è milanese) e se, tutto sommato, ci stia o meno.
Nessuno dei tre protagonisti maschili mi è invece parso all'altezza, soprattutto nel cantato e perlomeno a confronto con la statura delle protagonisti femminili, tutte notevoli. Particolarmente fuori misura ho trovato Roberto Andrioli. O forse è il mio orecchio.

Travolgenti - coreografia, orchestra, interpretazione, regia - Gimme! Gimme! Gimme, Voulez-vous, Under attack, Does your mother know?
Reggono bene la versione italiana Mamma mia!, Dancing queen, Money, money, money e Honey honey.

Pubblico assai entusiasta e coinvolto. Per dire, finale tutti in piedi a ballare gli Abba, parecchia gente (e bambini) sotto al palco. Mai visto nulla di simile in un teatro, nemmeno per un musical.

Insomma, noi ci siamo divertiti parecchio e siamo usciti piuttosto felici.
(Se trovate i biglietti) date retta e sdoganate anche voi.

Mammamia1
Mammamia2
TAG: abba, mamma mia
00.14 del 26 Settembre 2010 | Commenti (0) 
 
15 Gimme gimme (a man after midnight)
SET Viaggi fra le note
C'è che è l'ora di sdoganare gli Abba una volta per tutte. E non solo perché nell'ordine alfabetico dell'iPod vengono anche prima degli AC/DC che, capite bene, con duemila artisti in archivio e i comandi al volante che consentono solo l'accesso sequenziale al database, è un particolare non trascurabile.
Né per il fatto che Leonardo e Carola abbiano passato quindici giorni a Mallorca a ballare e cantare le musiche di Mammamia!, il musical di fama ormai planetaria la cui short-cover andava per la maggiore nel programma serale del Font de sa Cala.

E insomma, ultimamente van di moda sull'asse Milano-Torino, andata e ritorno.
Così, sapete che c'è? Faccio outing, ci porto i Tati e non se ne parli più.

[Update: ennò, accidenti, è tutto tradotto in italiano. Allora non se ne fa nulla, ché mica è la stessa cosa, checcavolo!]

TAG: abba
01.19 del 15 Settembre 2010 | Commenti (0) 
 
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