Orizzontintorno Carlo Paschetto
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04 Somewhere between waking and sleeping
SET Viaggi fra le note, Amarcord
Il sette-quattro-sette planava nel cielo di Parigi, era un pomeriggio stupendo, senza un alito di vento, non una nuvola nel raggio di centinaia di chilometri, perlomeno fin dove poteva perdersi lo sguardo sull'orizzonte, sonno, sì, la testa annebbiata alla ricerca di un'alba mai esistita dopo una strana nottata trascorsa interamente con il sole nascosto dal buio artificiale delle tendine di plastica degli oblò, talvolta nel dormiveglia avevo aperto una fessura per sbirciare la luce fuori, sopra al Mar cinese orientale, nel cielo del mio Gobi, poi il confine invisibile degli Urali, le grandi torri eoliche della Germania e la centrale nucleare di Thionville, che ho sorvolato dozzine di volte atterrando a Lussemburgo e che come il Gobi fa inevitabilmente parte di me, tutto già riavvolto in poche ore, mentre piano piano la terra si avvicinava, ed in cuffia passava Pocket symphony degli Air.

Come adesso.

Ed io sono di nuovo lassù.
TAG: air
18.57 del 04 Settembre 2010  
 
15 E una stretta di mano
GIU Viaggi fra le note
Gli auguri glieli han già fatti in tanti. Per parte mia ho ancora addosso l'emozione di quella sera in cui venne ad aprirci la porta di casa sua e me lo trovai così davanti, affacciato sulla soglia, l'inconfondibile barba in penombra.
E quindi, anche da qui, auguri caro Parnassius.
15.17 del 15 Giugno 2010 | Commenti (0) 
 
18 Pump up the volume, the highest you can
MAR Viaggi fra le note
David Gilmour è a sinistra, Richard Wright a destra, si guardano e si scambiano un sorriso, di quei sorrisi che solo quarant'anni di intesa ed amicizia dietro alle spalle sanno accendere, poi all'improvviso è un'esplosione di luci, e colori, e suoni, e la voce di Sam Brown attacca violenta le prime note di The great gig in the sky e come ogni volta, da anni ed anni, a me vengono i brividi e le lacrime agli occhi.
15.34 del 18 Marzo 2010 | Commenti (0) 
 
03 Verso quota 2000 (album)
MAR Viaggi fra le note
Ultimi gioielli, rigorosamente bootleg, dei quali sono entrato in possesso:

- Gimme shelter fatta da Mick Jagger con gli U2 e i Black Eyed Pees, da standing ovation
- Because the night fatta da Patti Smith con il Boss e gli U2 a condire
- Billy Joel che duetta con il Boss in New York state of mind
- Stevie Wonder e Sting che riescono a fare un impossibile medley fra Higher ground e Roxanne, che solo fumando oppio può essergli venuto in mente (e riuscito)
- Stevie Wonder che si fa accompagnare da Jeff Beck in Superstition
- Jeff Beck che si fa accompagnare da Sting in People get ready
- Lou Reed che caccia giù una versione davvero cattiva di Sweet Jane grazie ai Metallica.

Trecento watt non mi bastano.
23.55 del 03 Marzo 2010 | Commenti (2) 
 
20 Buffoni, pagliacci
FEB Viaggi fra le note, Coffee break
Il fatto che vadano in finale Pupo ed Emanuele Filiberto e rimanga fuori Ruggeri la dice lunga su molte cose. Poi, credetevi quel che vi pare.
00.39 del 20 Febbraio 2010 | Commenti (1) 
 
25 Ovo
GEN Viaggi fra le note, Diario
E come sempre, per quei curiosi percorsi che il destino traccia nel guidare le nostre esistenze, nei passaggi chiave della mia vita c'è sempre una canzone nuova di Peter Gabriel ad accompagnarmi.
12.14 del 25 Gennaio 2010 | Commenti (0) 
 
04 Finisco ascoltando Jesahel (che non c'entra)
DIC Viaggi fra le note
Però, tant'è, anche se lipperlì in mente non mi venivano ormai il pensiero mi si era piantato in testa e ha iniziato a scavare inesorabile.
Perché il punto è che puoi anche avere un archivio di ventiduemilanovecentocinquantanove tracce, pari a 71,5 giorni ininterrotti di musica, dispersi fra 1851 album e 634 artisti, ma di fronte alla domanda sì, vabbè, ma a te, cosa piace? va a finire che non sai che rispondere e passi per un onnivoro qualunque, un obeso consumatore dozzinale da carrello pieno al discount.
E forse è anche così, ma una risposta io ce l'ho in realtà. So di averla da qualche parte, almeno. Devo averla. E' solo che così su due piedi non è facile, ho bisogno di riflettere, ché sennò poi ci ripenso mille volte, e mi dimentico quello e quell'altro, e torno sui miei passi, e non la finisco più.

Dunque, con calma ed ordine.

Lasciamo perdere per un attimo tutto ciò che è targato Pink Floyd (93 album in archivio, senza contare i lavori solisti) e Police (151 album complessivi, se ho contato bene, compresi i lavori solisti e gli album con altre formazioni precedenti e successive), perché in realtà qualunque forma di collezionismo trascende alla fine la pura valutazione soggettiva. In altre parole, parlando di cose che mi riguardano, Pink Floyd e Police non valgono in questo contesto.

E poi il post era intitolato "And make me cry", che è ben diverso da mi piace, ed anche da secondo me è il capovaloro del millennio. Significa che è roba che ti bastano due accordi e ti viene la pelle d'oca, potrebbe cadere la Bomba e tu rimarresti lì ad aspettare che finisca il pezzo, perché consideri blasfemia il solo interromperlo.
Te lo spiego bene: non c'entra nulla con mi piacciono i Pink Floyd. E' tutta un'altra questione. Magari quel gruppo ti piace comunque e a prescindere, magari consideri quel cantante un genio, o magari invece ti fa mediamente schifo, ma il fatto è che quella canzone, proprio quella, è tutta un'altra storia. Oppure adori l'opera omnia del tal autore, ma se proprio devi scegliere con la pistola alla tempia, allora be'.
Ché a provarci, e a passare in rassegna un po' rapidamente (per forza di cose) le ventiduemilanovecentocinquantanove tracce (e so già che comunque, immediatamente dopo, mi verrà in mente qualche altro titolo che assolutamente non potevo dimenticarmi), ne vengono fuori delle belle. Anche roba che manda in briciole in un istante qualunque parvenza di standing uno cerchi di darsi. Ma se di mezzo non c'è un po' di outing fatto bene, che gusto c'è?

Quindi vi diffido, nel caso, dallo scoppiare a ridere. E comunque non valgono i Pink Floyd e i Police.

P.S. Non è una classifica. Per quanto, anche in questa short list, abbia delle preferenze esclusive.

P.P.S. Fra un secolo, poi, faccio un'altra lista con i brani cannot listen and keep still, che è tutt'altra roba e c'è da pompar volume a manetta.

***

Di Anime salve e Creüza de ma si è già detto. Nella produzione intera di De André, inarrivabili.

Genesis: Firth of fifth e Supper's ready, inevitabilmente. Una méssa cantata, entrambe, ancora dopo trent'anni di ascolto. Forse sì: due capolavori del millennio.

E dunque, di rimbalzo, Peter Gabriel: Here comes the flood, rigorosamente dal vivo, e Father, son. Mi fa venire le lacrime agli occhi davvero, ogni stramaledetta volta.

Billy Joel: New York state of mind. Ora, per sempre legata al cielo innevato di Varsavia.

Tears for fears: Woman in chains. Il mio addio al Sudamerica, dalle finestre di un appartamento affacciate sulla notte di Buenos Aires, al dodicesimo piano di un grattacielo. Sono passati vent'anni e ogni volta che la sento non posso scappare da quei brividi e dalle lacrime di quella notte.

People get ready, e non so dire se preferisco la versione cantata dai Blind boys of Alabama, o quella di Rod Stewart in coppia con Jeff Beck. Entrambe schiaccianti nella loro struggente bellezza.

Del resto, parlando di Rod Stewart, impossibile lasciar fuori Sailing. E ho detto tutto.

Outing atto primo: I Trilli, gruppo popolare genovese d'annata, non so nemmeno se esistano più. Pistola alla tempia, scelgo Piccon, dagghe cianin. C'è dentro tutto il mio legame con Genova e con i miei ricordi più lontani.

Di Lucio Dalla è assolutamente imprescindibile Com'è profondo il mare, l'album intero. Ma siamo daccapo: pistola alla tempia, Il cucciolo Alfredo. Chi conosce solo il Dalla degli ultimi anni non ha la minima idea di cosa fosse in grado di sfornare una volta quest'uomo. Com'è profondo il mare poi, il brano intendo, è ancora oggi più ipnotico di qualunque album dei Pink Floyd. All'epoca era avanti di vent'anni almeno.

Per osmosi, Francesco De Gregori: Compagni di viaggio. Un manifesto della mia vita.

Per David Bowie ho coltivato una malattia a lungo e ancora oggi è per quanto mi riguarda un must: Quicksand, sopra qualunque altra. Meglio (quasi introvabile) dal vivo.

Procol Harum: A salty dog. E qui davvero non ho altro da aggiungere. So che qualcuno capirà, ma probabilmente avrà i capelli bianchi almeno come me.

Eagles: Take it to the limit, anche questa rigorosamente dal vivo, ché sennò non è affatto la stessa cosa. Ascoltarla in autoradio, magari guidando al tramonto lungo un'autostrada deserta, è l'esperienza più prossima al sesso che conosca.

The Verve: Lucky man. Me lo chiesero in fuori onda, prima di un'intervista: volevano una canzone da mettere in background e come intermezzo per spezzare la chiacchierata. Risposi senza nemmeno pensarci, e ancora oggi non so perché fra decine di possibilità scelsi proprio questa. E' la mia canzone.

The Commodores: Easy. Capace di rimettermi in piedi nelle giornate più orrende della mia vita. Come un'ode al bicchiere mezzo pieno. Infallibile e terapeutica.

Outing atto secondo. (respiro profondo). Claudio Baglioni: Avrai e Mille giorni di me e di te. E piantatela di fare quelle facce. La prima è la canzone che ho sempre pensato avrei voluto saper scrivere io per mio figlio quando fosse nato, la seconda è che tanto ce l'avete tutti una baglionata legata a qualche amore di gioventù. Ché Baglioni è un'icona per 'ste cose, quindi tacete. Io ho questa.

Francesco Guccini, chevvelodicoaaffà? Via Paolo Fabbri 43 ed Eskimo. Fin troppo facile, banale ed inevitabile. Eskimo è peraltro una canzone che ogni anno che passa ti si stringe sempre più attorno al cuore: da ragazzo la suonavi sulla chitarra solo perché andava di moda, ma il senso ti scivolava completamente addosso, adesso è una poesia che ti si appiccica amaramente addosso e non riesci a scollartela. Guccini è un po' stronzo: secondo me quando l'ha scritta lo sapeva benissimo e lo ha fatto apposta.

Non amo particolarmente Roberto Vecchioni, ma mi inchino sempre alle prime note di Luci a San Siro. Anche questa meglio dal vivo, così piangiamo tutti.

Sinéad O'Connor: Jealous. E pensare che non è quella che ascoltavo ad oltranza a Montevideo, anzi, non c'entra nulla. Non saprei dire nemmeno il perché, ma è un dato di fatto che in viaggio con me, per una ragione o per l'altra, Sinéad O'Connor c'è sempre.

You are so beautiful, ovviamente ed esclusivamente nella versione di Joe Cocker, che non è quella inclusa nella colonna sonora di Carlito's Way, che è invece però quella del film, il che non si spiega in alcun modo.

Ebbè, certo, che c'entra: sullo stesso filone anche What a wonderful world cantata da Louis Armstrong, ma così è troppo facile, suvvia. Comunque sì, anche lei.

Prima di scrivere Tom Waits devo fare un attimo di silenzio (almeno metaforico, visto che son qui da solo alla scrivania a scrivere). Perché Tom Waits ce l'ho talmente nel sangue che mi ci vuole altro che una pistola alla tempia per scegliere. Se non siete capaci di apprezzare Tom Waits questo mondo deve essere un posto ben desolato per voi. Provo ad avventurarmi: Kentucky avenue e l'intero album Closing time. Se siete al termine di una di quelle giornate che in qualche modo sapete che segneranno la vostra esistenza, nel bene o nel male che sia, è mpossibile arrivare in fondo ad Ol' '55 senza scoppiare in lacrime.

Soul food to go dei Manhattan Transfer la metto nell'elenco perché non posso non mettercela. In qualche modo c'entra poco con le altre, perlomeno con il mood che ispira il resto della lista, ma l'amalgama voci e orchestra che i Manhattan hanno centrato in Soul food to go non gli è mai più riuscito, almeno fra gli album che ho io. Quando la sento, giuro, non riesco a non cantarla con una nota di malinconia. Chissà poi perché.

E infine, sempre, da sempre, per sempre: Oh happy day, sull'autoradio, la notte di Natale, in qualunque versione la preferiate fra le migliaia esistenti. Io ne colleziono una decina e chiudo con un piccolo segreto: la mia preferita è quella di The Edwin Hawkins Singers. Perché Oh happy day è un classico, e i classici devono essere puri. Esattamente come nella pubblicità dello spumante, ché il Natale vero inizia solo quando alla tv la senti per la prima volta all'ora di cena durante gli spot. Sennò non vale.

Quando riuscirò a cantarla in coro con Leonardo e Carola, be', dalla vita avrò veramente avuto tutto.
21.35 del 04 Dicembre 2009 | Commenti (0) 
 
24 While twitting
NOV Viaggi fra le note
Ho una certa idiosincrasia per quelli che dicono "Iutu" e "Ar-i-em".

Deve essere per questo che stasera sto ascoltando Suzi Quatro (e una rara e struggente versione di Strawberry fields forever in medley con Hey Jude cantate da Richie Havens a Woodstock).
00.19 del 24 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
31 Comunque io tengo agli Stones
AGO Viaggi fra le note
A proposito di cover dei Beatles. Se ne parlava tempo fa con qualcuno, discussione tipo tutte le cover di solito fanno schifo, quelle delle canzoni dei Beatles fanno più schifo delle altre, mentre io ne segnalavo almeno due straordinarie di Joe Cocker, quella di With a little help from my friends (leggendaria l'esecuzione a Wooodstock) e quella di She came in through the bathroom window (la mitica sigla di Avventura, per i più giovani come me).

Be', me n'è venuta in mente un'altra notevole: Back in the U.S.S.R. fatta da Billy Joel a Leningrado (sì, lo so che adesso si chiama San Pietroburgo, ma all'epoca no, e del resto l'album è Live in Leningrad).
17.14 del 31 Agosto 2009 | Commenti (1) 
 
21 For those about to rock
MAR Fotoblog, Viaggi fra le note, Diario
Dopo questo, io l'avevo detto: "Adesso nella vita mi mancano solo loro, poi posso anche andare in pensione."
Non credevo davvero che mi sarebbe capitata l'occasione, mai più pensavo che tornassero sul palco, men che meno in Italia (ma sarei andato ovunque in Europa pur di riuscire a vederli), non parliamo poi del trovare - nel caso - i biglietti.

Ebbene, invece loro sono tornati. E sono tornati pure in Italia. E io, puntuale, c'ero, alla faccia del sold-out planetario. E, vi dirò anche: sul palco, Angus è uno stramaledetto e fantastico sessantenne posseduto.
Sono state due ore per le quali è valsa la pena aspettare una vita. Adesso sì: posso anche andare in pensione.

P.S. Non vi bastassero le foto, qui ci sono anche un po' di filmati, fra cui l'epico spogliarello di Angus Young sulle note di She's got the jack.
P.P.S. La nuova macchinetta è davvero una bomba, sono suoi anche i filmati per la cronaca.

..
[Continua a leggere]

01.40 del 21 Marzo 2009 | Commenti (2) 
 
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