Orizzontintorno Carlo Paschetto
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10 Heart of gold/2: ski edition
MAR Salute, Viaggi verticali, Diario
Così ho provato ad andare a fare due curve, almeno per bagnare le assi e timbrare anche la stagione 2016-2017, se non altro in modo simbolico. Missione compiuta.
Sono state due belle giornate, con tanta neve, caldo, sole, pochissima gente, quasi nessuno in giro. Mi sono reso conto di quanto ne avessi davvero bisogno solo quando ho agganciato gli scarponi agli attacchi degli sci e ho pensato che anche quest'anno era fatta, che non avrei saltato, che ero ancora in piedi e lì.

E insomma, come è andata? Il primo giorno non benissimo, probabilmente complice anche l'agitazione, qualche timore sulle mie reali condizioni, la disassuefazione alla quota, mesi di fatto di inattività totale.

Sono salito martedì sera e durante la notte avvertivo già qualche principio di fibrillazione, o almeno qualcosa che mi pareva tale. Al mattino me la sono presa con calma, son salito su col solito trenino e alle undici ero sulla neve a chiudere gli scarponi e prepararmi: pulsazioni attorno ai 140, irregolarissime, molto affanno. Mi sono preoccupato. Sono stato fermo un po' a cercar di capire come stavo, come andava. Dopo un quarto d'ora ho agganciato gli sci e mi sono deciso a muovermi davvero.
Ho sciato un paio d'ore, inizialmente molto piano, ascoltandomi. Fiato cortissimo, nervosismo. Poi ho preso via via un po' più di confidenza: la neve era bellissima, la giornata anche. Ero finalmente a casa.
A un certo punto ho provato a spingere un po' e ho tirato per cinque-dieci minuti, sciando quasi normalmente al mio ritmo consueto. E sono andato in crisi.

Per fortuna ero arrivato alla partenza di una seggiovia. Mi sono fermato per riprendermi, sentivo il ritmo cardiaco disordinatissimo, mi girava forse un po' la testa, non riuscivo a capire se era più per la preoccupazione o davvero per i battiti, che non mi sembravano molto accelerati, per quanto sicuramente assai disordinati.
Ho avuto una spiacevolissima sensazione. Frustrazione. Sono risalito con l'impianto - dovevo comunque tornare al punto di partenza - approfittandone per tranquillizzarmi e riprendere fiato, e una volta in cima, prima di affrontare le discese verso la baita dove sosto sempre a pranzo, mi sono fermato una buona mezz'ora per prudenza.
Sono stato lì, in piedi, sugli sci. Al sole. Così, a far nulla. A cercare di capirmi.
Poi, piano piano, pista, impianto, pista, baita. Pranzo. Pulsazioni irregolarissime, ma io meglio.
Sono stato quasi due ore alla baita a riprendermi prima di affrontare l'ultima discesa per tornare giù. Quando ho rimesso gli sci stavo decisamente meglio e ho deciso di fare un paio di piste in più.
Poi in hotel.

In serata la situazione è andata normalizzandosi e le fibrillazioni sono andate via via attenuandosi e scomparendo.

Il giorno dopo sono risalito, ho voluto riprovare di nuovo. Stavo bene, ho capito che non dovevo spingere. Questa volta, dopo essermi allacciato gli scarponi, avevo le pulsazioni a 98: quaranta battiti in meno del giorno precedente. Mi ha dato fiducia e mi sono avviato alla prima seggiovia.
Ho sciato di nuovo un paio d'ore, più rilassato, tranquillo, ho anche spinto un po' senza esagerare, mi sono divertito. Mi sono misurato i battiti spesso durante le soste e sono stati quasi sempre abbastanza regolari e mai sopra i 95. Gambe molli - e lo credo - in debito di ossigeno, ma tutto sommato bene, molto molto meglio.
Ho pensato che probabilmente il primo giorno hanno giocato molto il timore, l'ansia e la quota.

Il pomeriggio, rientrando a casa, la situazione si è del tutto normalizzata, battiti regolarissimi, sempre sotto i 60 a riposo, nessun disturbo, nessun malessere.
Stagione timbrata. Devo portare gli sci a rifare il fondo. Il nuovo casco mi dà fastidio. Non mollo.
La prossima settimana nuovo giro di accertamenti.

Madesimo2017
TAG: cuore, salute
15.01 del 10 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
20 Ritorno al Simplonpass
FEB Viaggi verticali, Amarcord
Ieri sono tornato al Passo del Sempione coi ragazzi, dopo - credo - almeno dieci anni che non risalivo da quelle parti. Ci siamo svegliati un po’ tardi, abbiamo fatto colazione, siamo saliti in macchina, autostrada per Gravellona, Domodossola, frontiera di Iselle e siamo venuti su per le gole di Gondo, fino al passo. È stato un ritorno alle origini della mia carriera di scialpinista, per mostrare loro uno dei luoghi che più amo.

Abbiamo fatto una sosta all’Ospizio per farci un panino al salame. Li fan sempre buoni come ricordavo. I panini al salame ai tavoli dell’Ospizio erano la meritata conclusione di ogni giornata trascorsa sulle nevi del Sempione.
Dovevamo partire presto da Milano, per le uscite lassù: alle cinque in macchina, alle otto colazione all’Ospizio, prima delle nove le pelli ai piedi, con temperature spesso glaciali e il vento che spazzava il passo.
Ancora peggio erano le uscite con il corso del CAI di Gallarate: la domenica mattina il ritrovo era alle otto e trenta a Rothwald, sul versante di Briga. Il sabato sera ero sempre fuori con gli amici, si faceva tardi, si beveva, si tirava l’una, le due del mattino. A quei tempi non c’era ancora l’autostrada fino a Gravellona, bisognava uscire ad Arona e fare la strada del lago, ed era infinita. Due ore di sonno, tre al massimo, poi lo zaino, la macchina e via al Sempione. Ricordo una volta che saltai la nottata: al Sempione nevicava fortissimo, la visibilità era quasi azzerata. Ero davanti ai compagni a far traccia, a un certo punto li distanziai e mi fermai un po’ ad aspettarli, lì in piedi, sugli sci. Appoggiai un istante la testa su un bastoncino e mi addormentai così. Proprio così: in piedi. La testa appoggiata al bastoncino. In mezzo alla nevicata.
Dopo qualche minuto gli altri mi raggiunsero e mi svegliarono fra le risate generali.
Poi, come sempre, giù all’Ospizio e i panini al salame.

E la domenica sera a tornar giù, poi, con quelle code di ore, che arrivavi a casa che ormai era passata l’ora di cena, e il lunedì mattina ti aspettava per ucciderti.

Così ho rimesso piede all’Ospizio, dopo tutti questi anni, coi ragazzi. Mi sono sentito strano. Mi ha preso un po’ di malinconia. Non ho riconosciuto gli ambienti all’interno, forse è stato ristrutturato, forse è solo che sono passati tanti anni.
I pendii innevati del Monte Leone, del Breithorn, del Galehorn, dello Spitzhorli, erano solcati da migliaia di serpentine perfette tracciate nella neve fresca. Siamo arrivati attorno all’una e mezza, l’ora del ritorno dalle salite del mattino. I parcheggi erano affollati (per quanto si possano definire “affollati” i parcheggi del Sempione) da dozzine di scialpinisti appena rientrati dalla loro uscita, che stendevano le pelli al sole, mettevano gli scarponi ad asciugare, si concedevano una birra e un panino.

Proprio davanti all’Ospizio ho messo per la prima volta in vita mia le pelli sotto agli sci forati, prestati per l’occasione dal mio amico e compagno di cordata Frank. Non saprei indicare l’anno esatto, era forse il 1985, o l’86. Non ricordo nemmeno se i corsi di fuoripista e sci ripido del CAI Gallarate li avevamo fatti prima o erano venuti in seguito. A quel tempo sciavo fuoripista con i K2 da slalom gigante, due assi da due metri e cinque, rigide come l’anima in titanio attorno alla quale erano costruite, perfette per il ghiaccio delle piste filanti coi pali, un inferno per galleggiare nella polvere di Rothwald.

Dopo la prima uscita al Sempione - un tentativo abortito al Monte Leone: ma quanto era lunga, diobòno, la salita al Leone? - comprai dal mio amico quel paio di vecchi Kastle da scialpinismo che mi aveva prestato e che pesavano una tonnellata. Qualche anno dopo presi i Fischer e infine i Tua Piuma, un paio di sci meravigliosi, come il loro nome.
E per quasi vent’anni praticamente non tornai mai più in pista.

Quante uscite, quanti anni, quante sveglie alla domenica prima dell’alba, che stagioni infinite. Come quella del ’94: riuscii a fare il giro completo dell’anno, dodici mesi sugli sci, dieci quattromila infilati, alcuni da solo, oltre quaranta weekend sulla neve. Da buon nerd asperger tenevo un foglio Excel aggiornato con tutte le uscite, anno per anno: segnavo la cima, la via di salita, il dislivello, il tempo di salita, il compagno di cordata, le condizioni della neve, il meteo. Devo averlo ancora da qualche parte nei meandri di questo computer, quel foglio Excel.

Sono ormai quasi dieci anni che le pelli giacciono nello scatolone del materiale da alpinismo, insieme ai miei due Arva e a tutto il resto dell’attrezzatura. Ho fatto le ultime uscite coi miei Piuma ai piedi nel 2009, le salite fantastiche al Cevedale e al Gran Zebrù. Poi i figli, le trasferte per lavoro, la vita che cambia, gli anni che passano, non sempre come te li sei immaginati nelle tue vite precedenti.

Così passeggiavo coi ragazzi attorno all’Ospizio e guardavo in alto gli ultimi scialpinisti che stavano rientrando, disegnando le loro curve nella neve farinosa e compatta, lievemente crostosa. In quota tirava vento, si vedeva, giù al passo calma piatta e caldo.
Quest’anno, per la prima volta da tutta la vita - che significa da quando avevo tre anni - non ho ancora messo gli sci e forse non riuscirò nemmeno a metterli. Forse domani il medico mi dirà qualcosa. Ho allertato un amico caro, gli ho detto di tenersi pronto, ché se mi vien dato uno spiraglio carico immediatamente gli sci sul tetto e partiamo subito per qualunque destinazione: ho bisogno della mia aria sottile, ne ho un bisogno quasi disperato.

Lì in mezzo alla neve del Sempione, con gli scarponi che affondavano rompendo la crosta sottile, mi guardavo attorno e pensavo a che ne è stato della mia vita. Com’è che non ero anche io lassù a disegnare curve su quei pendii.
È arrivata una coppia piuttosto avanti con gli anni, direi una decina più di me. Si sono fermati a pochi metri, si sono guardati alle spalle e hanno commentato la discesa appena fatta. Poi si sono levati gli sci e sono entrati all’Ospizio per mangiare qualcosa.
Che ne è stato della mia vita? Perché non sono anche io lassù in mezzo a quella neve?
Che ne è stato della vita che sognavo, che volevo, delle mie avventure, dei miei compagni di cordata, di quelle domeniche infinite che iniziavano al buio del mattino e finivano col buio della sera tardi e le gambe affaticate dalla giornata lunghissima, ma la testa libera, felice, carica?
Che ne è stato della mia collezione di cime, dei miei progetti, dei miei grandi sogni?
Dove li ho perduti? Quando è stato il momento? È davvero stato su quella cresta dei Palù, nel 2009, o è stato tutto il resto, tutto quello che è venuto prima e dopo?
Dove sono finito, io?

Trascorro mesi interi pensando spesso che non mi interessa più, che è finita, che sono cambiato io, sono cambiati i miei progetti, i miei interessi, sono passati anni. Ma non è vero.
Di tutte le cose che ho lasciato indietro e a cui ho rinunciato, di tutte le mie dimensioni, questa è in assoluto quella che più mi manca.

È strano - ma non troppo per la verità: fra le decine di migliaia di fotografie del mio archivio, ne ho pochissime dei miei anni d'oro passati a far tracce nella polvere. Solo quelle delle salite ai quattromila e poche altre. Praticamente nulla delle normali scialpinistiche domenicali.
È che non esistevano i telefonini, ancora non avevo comprato la mia prima macchina digitale compatta e di portare la reflex nello zaino tutte le domeniche, con quel che pesava, non se ne parlava proprio. Come del resto di fermarsi a far foto durante la discesa.
La portavo con me solo nelle grandi occasioni e comunque scattavo poco, ché se sei impegnato in un passaggio spettacolare e difficile, se fa molto freddo, se stai scendendo rapido o salendo col tuo ritmo regolare, col cavolo che ti fermi e tiri fuori la macchina fotografica.
E pensare che oggi esiste la GoPro. Averla avuta, quegli anni.

Così, niente. Non ho quasi nulla. Nulla del Sempione, nulla dell'Engadina, nulla della Valle d'Aosta e del Gran San Bernardo, nulla dell'Ossola, nulla dell'Oberland, nulla delle Orobie e delle Ticinesi, nulla di San Bernardino e dello Spluga.
Non rimane nulla di tutte quelle tracce che per anni ho disegnato sulle Alpi.

simplonpass3
Simplonpass, 19 febbraio 2017
Simplon1
Simplon2
Aprile 2009, in discesa dal Cevedale
TAG: simplonpass, scialpinismo, sempione
20.09 del 20 Febbraio 2017 | Commenti (0) 
 
10 Davanti a papà
LUG Viaggi verticali, Diario
E quindi ho dovuto di nuovo modificare la mia pagina autobiografica qua dentro, ché infine, dopo anni che glielo promettevo, anche loro han portato a casa la prima vera vetta.
E a che velocità, accidenti! Son stati dentro il tempo guida, che son numeri per i grandi quelli.

Ha tirato tutto il tempo lei. Ostinata, testa alta, mai una sosta, determinatissima, sempre davanti, a volta anche di parecchie lunghezze. Hai voglia a dirle di rallentare, di conservare le forze e le gambe, di ricordarle che è ancora lunga. Non ha mollato un secondo.
Conosco bene quel passo. Anche se ormai tenerlo è un gran fatica.

Resegone2016-01
Il rifugio Azzoni poco sotto la cima del Resegone
Resegone2016-02
La croce di vetta del Resegone
TAG: resegone
22.19 del 10 Luglio 2016 | Commenti (0) 
 
19 Foto in bianco e nero e colori su neve
MAG Amarcord, Fotoblog, Viaggi verticali
Eugenio ha scovato queste in qualche armadio di casa. Nella prima foto sono senza alcun dubbio io, né si può sbagliare sul luogo: è la Cresta di Furggen a Cervinia, ai tempi in cui era ancora aperta la funivia. La seconda foto è scattata all'inizio della discesa, proprio dove sbucava il tunnel che dalla stazione di arrivo della funivia conduceva alla cresta.

Abbiamo invece impiegato un po' per riuscire a datarle, ma confrontando la mia giacca a vento con altre foto d'epoca sappiamo che sono collocabili fra il 1986 e il 1989. Nell'85 sul Gran Paradiso avevo una giacca diversa e nel '90 in Patagonia avevo già la giacca blu che ritrovo in tutte le mie fotografie fino al 1998, anno in cui mi venne regalata quella gialla amatissima che mi ha accompagnato fino allo scorso anno, attraverso mille avventure e fino in Himalaya.

Praticamente, una vita scandita dal colore delle giacche a vento che ho indossato.

Furggen1

Furggen2
Cresta di Furggen, anni '80
TAG: furggen, cervinia, sci
13.48 del 19 Maggio 2016 | Commenti (0) 
 
01 Con un inverno (troppo) caldo alle spalle
APR Diario, Viaggi verticali
Scrivo poco o nulla e avrei tanto da scrivere, sono senza lavoro da ormai tre mesi, non viaggio quasi più perché non posso, né so quando riprenderò, né posso fare progetti.

Poi torno su con loro qualche giorno e dimentico tutto il resto. Ormai van più di me: lui mi ha quasi superato tecnicamente (e non è facile, credetemi, ché son quasi cinquant'anni che sto sulle due assi, sono un'estensione naturale delle mie gambe) e lei gli va a ruota. Io arranco dietro di loro, li vedo divertirsi come matti, entrambi davvero felici, insieme, come raramente capita; vedo il loro amore per ciò che io stesso più amo e li guardo con orgoglio: qualcosa di buono, con loro, in questi anni ho fatto.
Non c'è nebbia, neve, pioggia, vento, freddo che possa fermarli, né condizione di fondo che li turbi: ghiaccio duro, sassi, neve molle, gessosa, ventata, farinosa, fresca, polverosa; non ci sono gobbe, pendenze ripide e ripidissime, canali stretti o pendii ampi, ostacoli o spazi liberi. Immersi nell'aria sottile sono a casa e non è solo neve, non è solo sci: è amore per la montagna, vero, incondizionato, in tutte le sue forme.

La sera racconto loro di alta quota, dei miei eroi, le storie con cui sono cresciuto e che fanno parte della mia vita, le avventure che io ho stesso ho vissuto per anni, e loro ascoltano catturati, fanno domande, vogliono approfondire. Quando siamo così, insieme, siamo una squadra perfettamente unita e in armonia.

Ed è tanto che vorrei, dovrei scrivere un lungo post sulla montagna. Su me e la montagna. Su che fine abbiano fatto le mie montagne, quelle che mi hanno accompagnato per anni e anni.
Chissà, magari uno di questi giorni.

TatiandI
TAG: madesimo, sci
17.47 del 01 Aprile 2016 | Commenti (0) 
 
02 Gennaio 2016 a duemila metri
GEN Viaggi verticali, Fotoblog
E niente, ieri nei pressi del Passo dello Spluga era così. Poi oggi ha iniziato a cadere qualche fiocco di neve, ma non è che proprio ci sia pericolo di slavine, ecco.

Splugen1
Splugen2
Lago di Montespluga (SO)
TAG: Valle Spluga, Splugenpass, Spluga
16.55 del 02 Gennaio 2016 | Commenti (0) 
 
13 Il mio mondo perfetto
LUG Viaggi verticali, Mondo piccolo, Fotoblog
Esiste.

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Valnontey34
Valnontey35
TAG: valnontey, gran paradiso
15.32 del 13 Luglio 2015 | Commenti (0) 
 
07 Home sweet home
LUG Viaggi verticali
Una di quelle giornate (quasi) perfette.

Valnontey22
Valnontey23
TAG: Valnontey
22.49 del 07 Luglio 2015 | Commenti (0) 
 
06 Due tende e un pannello solare
LUG Viaggi verticali
Il 2013 lo abbiamo saltato, traditi da una febbre dell'ultima ora prima della partenza, il 2014 lo abbiamo saltato, ché non avevamo il calendario favorevole, ma quest'anno siamo tornati a casa e abbiamo raddoppiato: due tende, ché i piccoli esploratori ormai si son fatti grandi e guadagnano autonomia, e un pannello solare di ultima generazione per il capogita anziano nerd, ché abbiamo sempre più tecnologia da tenere in carica.

Per il resto nulla è cambiato: la Valnontey è sempre il luogo magico per eccellenza, il Gran Paradiso ci osserva sempre da lassù e fra l'altro proprio questi giorni compio trent'anni dalla mia prima volta qui e dal primo quattromila, ché il mio battesimo d'alta quota, e l'inizio della collezione di cime in aria sottile, furono proprio quassù.
Solo i camosci per ora non si son fatti ancora vedere. Ma abbiamo giorni davanti.

Valnontey01
Valnontey08
La distribuzione del lavoro
Valnontey09
Being nerd in altitudine
Valnontey04
Valnontey10
Valnontey12
TAG: Valnontey
23.04 del 06 Luglio 2015 | Commenti (0) 
 
16 L'ultima uscita in giallo
FEB Diario, Viaggi verticali
Ché dopo diciassette anni, oggi, un po' a malincuore ne ho comprata una nuova. Rossa.
Ciao giacca gialla. Ne abbiamo fatte e viste davvero tante insieme.

Madesimo 2015.02
TAG: madesimo
19.59 del 16 Febbraio 2015 | Commenti (2) 
 
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