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| A me tutto 'sto sollevamento che leggo in giro sui social network (per non parlare della CGIL) contro le sacrosante dichiarazioni di Monti riguardo al posto fisso mi fa tanto venire in mente la solita questione dei "miei" giovani freak, sulla quale torno a scrivere ormai con una certa cadenza regolare. |
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| TAG: monti |
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Secondo i funzionari del Ministero degli Interni, una Lancia Thesys che ha percorso 150.000km è inaffidabile.
Che, considerando che stiamo parlando dell'ammiraglia della Casa in teoria più prestigiosa nel segmento delle berline di gamma alta prodotte nel Belpaese (fuori Maserati, va bene), verrebbe da dire che è una valutazione quantomeno curiosa.
La mia auto ha percorso 150.000km in quattro anni e continua ad essere affidabilissima (sperando che queste non siano le ultime parole famose): non una minima rogna e va come un orologio. Stesso segmento della Thesys.
E no, a voler essere onesti effettivamente non è italiana, ma.
Delle due, l'una: o sosteniamo che hanno ragione i nostri politici e che le auto italiane sono un disastro (che è come scrivere una lettera aperta, una volta per tutte, a Marchionne), o sarebbe ora, una volta di più, che la nostra classe politica scendesse dal pero, inforcasse la bicicletta (come accade in via non eccezionale all'estero) e imparasse a pedalare. Metaforicamente e non.
Ché, personalmente, ho viaggiato su Volga 2110 di produzione russa, in quella categoria, con chilometraggi oltre il milione.
Scegliete voi la versione che preferite.
[Edit: mi si fa notare altrove che nell'affidabilità va considerato il problema dell'usura dovuto alla blindatura.] |
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| TAG: auto blu, casta |
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Questa storia del "governo che non è stato eletto dal popolo" inizia veramente a darmi sui nervi. Gli elettori votano per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, non per il Governo. Ai parlamentari conferiamo il mandato per esprimere la propria fiducia verso una squadra di Governo scelta dal Presidente del Consiglio che, a propria volta, NON viene eletto dal popolo, ma all'interno delle istituzioni alle quali abbiamo delegato il compito di rappresentarci tramite il nostro voto.
Silvio Berlusconi è stato sfiduciato all'interno del Parlamento da noi eletto. Mario Monti è stato scelto dal Presidente della Repubblica dopo le consultazioni con le rappresentanze parlamentari e le istituzioni intitolate a fornire un parere in merito.
La Camera e il Senato, dunque i nostri rappresentanti, che sono ancora esattamente gli STESSI che abbiamo votato e che avevano prima espresso la fiducia a Silvio Berlusconi, hanno questi giorni espresso la propria fiducia a Mario Monti.
Quindi, tutti quei parlamentari che oggi affermano che questo governo non è stato scelto dal popolo, che c'è stato un golpe, che la maggioranza non è quella espressa dagli elettori e tutte le altre minchiate in merito, delle due l'una: o non conoscono il significato del proprio mandato, dunque il loro lavoro, e dunque don't fit, per dirla come i giornali inglesi, o sono in malafede e il tentativo di golpe bianco va ascritto a loro.
Tutto il resto è fuffa. |
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| TAG: governo, parlamento, fiducia, mario monti |
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La necessità di un governo tecnico è la conseguenza, a tutti gli effetti, del fallimento di un'intera classe politica. Tutta, senza eccezioni.
Ora, mettiamo che - dico solo mettiamo che - il governo tecnico funzioni e che dopo qualche mese la situazione del Paese mostri un qualunque miglioramento sotto il profilo economico, sociale ed internazionale.
A questo punto, per quale mai ragione si dovrebbe andare alle elezioni prima del tempo, con il solo scopo di "restituire alla politica il suo ruolo", soprattutto quando la destinataria di quella restituzione sarebbe comunque la medesima classe politica che ha fallito in precedenza e che ha determinato la necessità del governo tecnico?
Perché comunque, al di là dei rimpasti, non v'è dubbio alcuno che sarebbe la stessa. Dunque? |
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| TAG: governo tecnico, elezioni, politica |
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Questo (lungo) post è nato altrove, ché l'ho in canna da mesi e mesi. Poi però càpita che una sera, nel ritrovarmi a vedere Giovanni Favia e Davide Bono del Movimento 5 stelle partecipare a un dibattito in televisione, provi il solito disagio a sentire quel che dicono e mi venga da associarli immediatamente ed inevitabilmente ai miei giovani freak, dei quali ormai scrivo da almeno due anni. E però mi viene anche in mente che, tant'è, forse è proprio lì il punto ed è lì che il post che ho nel cassetto da mesi pretende di andare a parare.
Non lo so. Però ci provo: la prendo alla lontana, da quel che voglio dire da tempo, e vediamo se i due temi si agganciano. Magari, una volta in fondo, il risultato non torna nemmeno a me.
L'executive summary è che, a mio parere, no: non esiste alcun popolo di internet. Su internet non nasce alcun movimento di opinione, né tanto meno rivoluzionario: al massimo internet può essere un mezzo rapido ed alternativo di diffusione di movimenti nati altrove. Né soprattutto (e questo è il punto) esiste in Italia un fenomeno, in così evidente crescita, di persone che si informano su internet.
Quel che esiste è solo una gran massa di gente che possiede uno smartphone. Che usa per giocare, ascoltare musica, fare fotografie e taggarle su Facebook. E per leggere le e-mail, se è obbligato per lavoro.
Il post che avevo in mente, però, iniziava in altro modo e da tutt'altra parte.
Io sono nato nel 1965. Ho messo le mani per la prima volta su un computer nel 1984 e son partito direttamente da un assemblato con processore 8088, saltando a pié pari la fase Commodore, Amiga, eccetera. Mi sono laureato in informatica - che all'epoca si chiamava Scienze dell'informazione (è ancora così?) - più per caso che per interesse vero e proprio nei confronti della tecnologia, passione che tuttavia ho iniziato a coltivare proprio nel corso degli anni di studi e soprattutto della tesi di laurea.
Ho fatto a tempo a toccare le schede perforate, ho lavorato sui mainframe, sui primi Macintosh e i primi PC, sulle workstation grafiche e sui primi portatili della Compaq che pesavano come jersey di cemento armato. Ho messo le mani un po' ovunque: dall'MVS al Dos, a tutti i sistemi Unix-like e a tutte le versioni di Windows note al genere umano. Come tutti coloro cresciuti davanti a un monitor, sono (stato) assai poliglotta, nel senso dei linguaggi di programmazione. Lavorando nel mondo della ricerca informatica ho avuto modo di partecipare, direttamente in alcuni casi, indirettamente in altri, alla nascita di parecchie delle tecnologie che oggi diamo per scontate: dalla masterizzazione dei cd, tanto per citarne una, alle tecniche di acquisizione, elaborazione ed interpretazione delle immagini (la mia specializzazione iniziale), allo sviluppo dei protocolli e delle reti di comunicazione.
Soprattutto, ho visto nascere internet.
Per dirla tutta, come quasi tutti "noi" all'epoca, in Rete c'ero già da prima, ché si chattava con i colleghi delle altre università e dei centri di ricerca con sistemi dei quali nemmeno più ricordo il nome, roba che girava su mainframe comunque. Così sorrido quando sento dire "ai tempi di irc", perché c'è stato un tempo, per me, in cui irc era ancora il futuro di un passato prossimo che stavamo già vivendo e sperimentando (fra parentesi, nel momento in cui sto scrivendo questo post, si sta discutendo per caso di questo tema in questo thread di FriendFeed, il che mi serve involontariamente un atout per quanto dirò più avanti)...
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| TAG: internet, digital divide, informazione, nativi digitali, identità digitale |
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Ieri sera seguivo In onda su La7 e ascoltavo le interviste ad alcuni partecipanti alla manifestazione di Roma, fronte indignato-pacifico, la gran maggioranza, quelli buoni che loro non c'entrano insomma, che alla domanda ostinata, inequivocabile e sacrosantissima di Nicola Porro (che, per inciso, io reggo come il pesce dopo tre giorni fuori dal frigo) "Ma in sostanza, qual è il vostro obiettivo, la vostra proposta?", rispondevano altrettanto ostinatamente, e con tono parecchio supponente come noi fossimo tutti imbecilli, che è evidente che l'obiettivo sia "riportare l'uomo al centro, non il denaro". E che di fronte alle insistenze di Porro e Telese, tipo "che cazzo vuol dire e come accidenti si fa?", replicavano ancor più stizziti "riunendosi in assemblea, discutendo, promuovendo la democrazia orizzontale".
Ed ecco, all'improvviso mi è tornato in mente quel che scrivevo un anno fa e mi sono sentito ancora più vecchio e stronzo. E loro duecentomila pirla (con buona pace degli altri mille-duemila-tremila, secondo la questura, delinquenti da galera).
A prescindere da tutta la consueta dietrologia del caso, s'intende. |
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| TAG: indignati, manifestazione roma |
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Io purtroppo non voto (più) a Milano, né a Napoli. E non entro dunque nel merito specifico. Però, ecco, a valle del surreale spettacolo al quale sto assistendo - come tutti voi - questi giorni, una piccola considerazione la faccio comunque.
Se i due ballottaggi di cui sopra dovessero prendere la piega che, secondo me, c'è ancora tranquillamente tutto lo spazio che possano prendere, e dunque se per recuperare terreno da quella che è stata una legnata sonora e inequivocabile è sufficiente mettersi dall'oggi al domani a promettere di condonare abusi edilizi, sanare multe, concedere privilegi e deroghe all'ecopass e sui parcheggi a pagamento, minacciare l'avvento di terrosismo, invasioni di zingari, eccetera, e, soprattutto, comparire quasi in contemporanea su cinque telegiornali nazionali, roba tipo Kim Jong-il per capirci, ebbene, se tutto questo dovesse valere e prevalere significherà al solito una cosa sola: che loro hanno perfettamente ragione e che voi ve lo meritate. Di vivere in un tale paese. |
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| TAG: elezioni, ballottaggi, milano, |
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