Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


08 Rhodos /2
AGO Travel Log: Rhodos
E' un travel log registrato al volo, mentre chiudo le valigie e mi preparo ad imbarcarmi sulla sequenza di voli che da quaggiù, nel Mar Egeo meridionale, mi porterà fin nel Caucaso, passando per casa per poche ore, giusto il tempo di una doccia, una dormita nel mio letto, un bacio ai miei adorati Tati che riabbraccerò solo fra tre settimane, e di afferrare il trolley di scorta che mi aspetta già pronto sulla porta.
Un travel log che in realtà termina anche incompleto, perché ho trascorso gli ultimi tre giorni a letto con botte di febbre ad oltre trentanove - un tiro mancino dell'aria condizionata, suppongo: di conseguenza il nostro programma di viaggio è stato bruscamente interrotto e lasciamo Rodi senza aver potuto coprire un pezzo dell'itinerario pianificato. Peccato.

Peccato anche perché negli ultimi giorni quest'isola si stava riscattando, dopo un inizio piuttosto incerto. C'è che abbiam fatto rotta verso sud e abbiamo trovato il deserto. Nel senso di nessuno. Come aver varcato un confine invisibile che passa proprio qui a Kiotari, dove abbiamo il campo base. Sopra, verso nord, Lardos, Lindos e via via sempre più località turistiche, hotel, villaggi, discoteche e abusi edilizi vari (in tutta onestà, sempre in misura minore rispetto a quanto abbiamo visto lo scorso anno in buona parte di Mallorca), fino ad arrivare all'estremità settentrionale dell'isola, nel caos di Rodi città, con la sua teoria infinita di pullman turistici e negozi di souvenir.
Sotto, verso sud, vuoto spinto. Soprattutto sulla costa occidentale, quella delle onde. Perché una caratteristica particolare di Rodi è proprio nella natura delle sue due lunghe coste parallele, una sopravento (occidentale), una sottovento (orientale), quella dove si trovano Kiotari e Lindos.
Ora, io non so se questa della disposizione dei venti locali predominanti sia una caratteristica costante, o se magari dipenda piuttosto dalle stagioni, ma quel che vi posso dire è che da questa parte il mare è una tavola assoluta, quasi anomalo direi: non c'è proprio onda. Chilometri di spiagge, perlopiù poco o per nulla affollate, che si affacciano su un mare blu cobalto completamente piatto, per quanto il vento sia incessante (per fortuna, considerata la temperatura). Sull'altro lato, perlomeno nella parte meridionale dell'isola, che è quella che siamo riusciti ad esplorare, mare altretanto cobalto, ma che avvicinandosi a riva digrada nel turchese e nell'azzurro, altrettanti chilometri di spiagge aperte e rettilinee, in questo caso completamente deserte - intendo in senso assoluto - vento forte e onde, onde di spuma, onde anche alte a tratti.
Probabilmente - ma sto improvvisando - è per questo che il turismo si è sviluppato più sulla costa orientale. E rimane il fatto che metà della costa occidentale, la parte settentrionale, non l'abbiamo percorsa.

I due mari si incontrano a Prasonisi, un piccolo promontorio all'estremità meridionale di Rodi. Prasonisi è l'unico posto dell'isola, a sud di Kiotari, dove ci sia folla: turisti, tanti, per quanto siamo lontanissimi dalle densità di certe nostre spiagge adriatiche. Il motivo del richiamo sta nella particolarità del luogo.
Prasonisi è in realtà un isolotto collegato periodicamente alla terraferma da una striscia di sabbia larga un centinaio di metri, che viene sommersa dall'alta marea quando il mare occidentale si riversa in quello orientale. A Prasonisi le due differenti anime delle coste di Rodi si incontrano e il fenomeno è qui perfettamente visibile grazie alla conformazione particolare dell'istmo di sabbia: da un lato onde, dall'altro calma piatta. In mezzo vento forte e teso che spazza da ovest ad est. Questo luogo è il paradiso dei surfer in tutte le salse, soprattutto dei kite-surfer, che si radunano qui a centinaia dando luogo allo spettacolo curioso e affascinante di dozzine di vele colorate che riempiono il cielo.
Prasonisi a parte, il resto della metà meridionale dell'isola è, appunto, deserto. E bello.

Nel nostro girovagare abbiamo fatto tappa al piccolo monastero di Moni Panagias Skyadenis, una deviazione di qualche chilometro verso l'interno, sulla strada per Monolithos. Un luogo isolato e di pace assoluta, nemmeno segnalato sulle carte turistiche. Piccole, minuscole chiesette ortodosse costellano peraltro l'isola tutta, regolarmente indicate (loro sì!) dai cartelli segnaletici: avevo in programma una galleria fotografica specifica, alla quale mi ero riservato di dedicarmi l'ultimo giorno di auto a noleggio, ma la febbre mi ha tradito e dunque dovete immaginarvele. Stessa sorte per il sito archeologico di Kamiros, per i monasteri di Moni Thari e di Siana, per il castello di Kristinia: tutte tappe perdute, ahimè.
Siamo invece riusciti a metter piede al castello di Monolithos, che di per sé non sarebbe nulla di che, ma che è in una posizione ragguardevole: merita.
E val la pena anche affrontare i pochi chilometri di tornanti e la bella strada panoramica che dal castello portano giù al mare, alla sperduta spiaggia di Fourni, sulla costa occidentale: un luogo davvero isolato, mare intenso (profondo, agitato), vento teso come al solito. Un po' di Lost nel Mare Egeo. Il luogo che, insieme a Prasonisi, è decisamente più piaciuto a Leonardo e Carola.

Rhodes 20
Rhodes 21
Fourni beach, costa occidentale: qui un bel bagno al tramonto
Rhodes 25
Rhodes 22
Monolithos Castle
Rhodes 23
Rhodes 24
Moni Panagias Skyadenis
Rhodes 26
Rhodes 27
Rhodes 28
Kite surf a Prasonisi
TAG: rodi, prasonisi, monolithos
10.12 del 08 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 
04 Rhodos /1
AGO Travel Log: Rhodos
Non lo so nemmeno se lo faccio davvero un travel log da quaggiù. Un po' che, dopo un mese di Mac, 'sta macchina Win mi sta facendo perdere le staffe da quanto è lenta, si impalla ogni due per tre e mi fa diventar matto per configurare qualunque tipo di connessione; un po' che ne ho le scatole piene di inseguirla, la connessione, per cercare di buttar giù due righe.

Siamo un Paese del terzo mondo, noi: il collegamento all'estero di Wind è uno schifo e ormai, dopo due anni che me li porto in giro per il Globo, mi è definitivamente chiaro che offriranno anche ottime tariffe per il roaming, peccato che il roaming Wind funzioni ovunque 'na cippa. Ovunque: così in Corea, così alle Hawaii e negli States, così a Panama, così in mezza Europa. A parte che non han segnale nemmeno a casa mia, Pianura Padana, hinterland milanese. Capirai, dunque. E mi han rotto le palle. Non fosse che tornare a Vodafone o all'odiatissima Tim mi fa venire ancor più l'ulcera. E lasciam perdere Tre, per carità.

Sono un Paese del terzo mondo 'sti qua, che in hotel ti mettono sì il WiFi gratuito, ma solo in un paio di aree condivise ampie un metro quadrato ciascuna, una in zona reception ed una nel pub, e a) non si capisce perché, b) l'antenna tira, appunto, al massimo nel raggio di un metro dal router e c) va da sé che l'hotel intero si pigia tutto in quel metro quadro, per cui la gente si svacca per terra col portatile, tutti uno sopra all'altro, e la banda te la saluto, ché evidentemente l'access point non è previsto per sostenere dozzine di collegamenti e non c'è posto per tutti: una tacca al massimo e segnale che cade in continuazione, o browser perenemmente imballato, con file di rosari che si elevano snocciolati in almeno dodici lingue dalla folla assetata di connessione.
Ché ti fanno incazzare gli hotel che pubbicizzano il WiFi gratuito come specchietto per le allodole e poi il WiFi è di fatto inutilizzabile, o non c'è del tutto. Pratica ormai parecchio diffusa, peraltro.

In sintesi, roba da prendere, sbattere per terra il Vaio, tirar su l'asciugamano e mandare in mona il turismo due punto zero tutto, per tornare alle sane vecchie abitudini: Lonely Planet sotto al braccio e taccuino.

Solo che la Lonely Planet non ce l'ho. Cioè, mi son portato quella del Caucaso per studiare un po' il da farsi nelle prossime settimane, ma di Rodi nemmeno una mappa avrei, non fosse che me ne ha regalata una approssimativa la tipa del rent a car. Ché nel frattempo, da quando siam sbarcati qui nell'Egeo meridionale, di chilometri ne abbiam già macinati più di trecento, e capirai, trattandosi di un'isola a fagiolo che sul lato maggiore, in linea d'aria, ne fa forse ottanta, ecco, pochissimi non sono.
Anche perché le strade son quel che sono.

Ma aspetta, un momento: dicevo della connessione. Insomma, c'è da sacramentare anche qui, come ormai mi capita un po' dappertutto da almeno un paio d'anni. Ma non è l'Italia quella in deficit di banda larga, che sembriam sempre dei peracottari in perenne affanno contro il resto del mondo? E per la miseria, lo trovassi io, ovunque, un cavolo di posto dove ci si possa connettere senza problemi, magari a costo zero e a velocità iperbolica. Ché ti fan le chiavette da quattordici megabit e io quindici anni fa viaggiavo più veloce a 9.600 baud col modem analogico di casa.

Così perdo la pazienza e la pianto lì col travel log. Salvo magari, poi, prendere due appunti col notepad e poi si vedrà che farne, uno dei prossimi giorni, con calma.

Che nemmeno ho voglia di gestirlo un travel log su Rodi, poi, dentro Orizzontintorno. Ché dovrei parlar prima dei miei cinque viaggi precedenti in Grecia, perlomeno. Ché nemmeno ce l'ho la scheda sulla Grecia dentro ad Orizzontintorno, ché figurati, l'ultima volta che ci son stato è del '97, o giù di lì.

Che poi volevo iniziare in realtà con 'sta cosa che mi frulla in testa da qualche giorno e cioè che negli anni '70 c'erano i tedeschi, poi è stata la volta dei giap, poi, fra gli '80 e i '90, il boom degli italiani ovunque, che te li trovavi fra i piedi anche alle pendici delle Ande patagoniche in pieno inverno australe. Poi, con l'avvento del nuovo millennio, è venuto il turno dei cinesi di farsi odiare.
Adesso sono i russi. Son dappertutto. Sono la nuova ondata barbarica. Riescono ad essere peggio dei cinesi per quanto sono spocchiosi. Si muovon come fossero i padreterni del mondo intero. Soprattutto, a differenza dei cinesi che sembran sempre tutti usciti da un container di immigrati clandestini, ostentano una richezza grassa e volgare, quella per cui tiri fuori dalla tasca dei pantaloni rotoli di banconote unte da cento euro grossi come lattine, noleggi solo limousine e fai acquisti demenziali e spropositati presso la gioelleria pacchiana dell'hotel. A Rodi. Mica ad Abu Dhabi.
Vabbè, oggi mi son svegliato così, portate pazienza.
C'ho anche mal di schiena.
E mal di gola.
E Urano di traverso, suppongo.

Comunque qua il mare è così, ad esempio. Bello, non diverso da altri bei posti nel Mediterraneo, comunque bello anzichenò. Soprattutto, una tavola.

Rhodes 04
Rhodes 05
Somewhere around Rodos

Muoversi a Rodi è più o meno come a Malta. I cartelli stradali, questi sconosciuti. E se proprio dobbiamo metterteli, te li piantiamo nel posto meno ovvio. Ad esempio, tipicamente, dopo l'incrocio al quale avresti dovuto svoltare. Possibilmente dietro ad una siepe. E girato a testa in giù. E poi chiedi ai passanti e non rompere.
Che poi parliamone: io 'sti Paesi dove scrivon come Paperino nelle sette città di Cibolla proprio non li capisco. Diciamolo: scrivete in greco solo per tirarvela. Primo perché il greco lo sappiamo leggere tutti, secondo perché, perlomeno, siate poi coerenti con voi stessi: è inutile che vi ostiniate a scrivere in greco se poi raddoppiate tutte le insegne per riscriverle con caratteri latini. Cartelli stradali (quando ci sono) compresi.
La stessa cosa in Giappone, in Corea, in buona parte della Russia ed in Arabia. Persino in Cina stan cominciando: scrivono in klingon e poi fanno i cartelli doppi. Che gli costa pure un botto. Ma che si arrangino, i turisti, no? Oppure piantatela voi di fare i buffoni e scrivete come dio comanda.
Cioè, voi scrivete, chessò, in aramaico, ma siccome il resto del mondo scrive con l'alfabeto latino e di imparare l'alfabeto aramaico non gliene frega (giustamente) 'na cippa, allora vi tocca imparare anche l'alfabeto latino e raddoppiare le insegne. Ma non fate prima ad adeguarvi del tutto e fine? Come l'idiozia dei galloni e delle yarde inglesi, per dire.
E noi stiam qui a menarcela con la moneta unica.
E l'Europa unita.
E il libero scambio.
E le normative europee sull'uniformità delle targhe automobilistiche, che fan girare le palle a tutti, ché tutti volevan tenersi la targa del proprio feudo (me compreso, va da sé).

Oggi mi son svegliato così, ve l'ho già detto.

A Rodi c'è Lindos. A Lindos c'è il castello e un caldo che te lo do io il deserto del Teneré. Soprattutto se, come nelle migliori tradizioni, decidete di visitare l'acropoli all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
Eh, ma allora siete deficienti. Noi abbastanza. Per nulla i venditori di spremute d'arancia all'ingresso dell'acropoli, che lo san bene quanto vale una spremuta all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
E san bene anche dei rotoloni di biglietti da cento euro dei ricchi russi di cui sopra.
E degli italiani pirla.
E vabbè.
Bruttina, l'acropoli. Ma tant'è, vorrete mica andarvene da Rodi senza aver visto Lindos. Anche perché gli unici cartelli stradali che ci sono a Rodi indicano Lindos. Volenti o nolenti, sempre lì finite. Se non siete mai stati in Grecia vedete Lindos e vi credete di essere in Mediterraneo. Il film, intendo. La scena finale. Con tutti i turisti (russi) (e italiani). E le bancarelle. E i negozietti greci. E i souvenir greci. E le taverne greche (gestite da russi). E gli asinelli per salire all'acropoli (bruttina). E la chiesetta ortodossa greca. E le casette bianche greche. E il caldo greco.
Se siete già stati in Grecia, altrove, vedete Lindos e sognate solo un tuffo in mare. E spendete dieci euro per quella stramaledetta spremuta. E vi chiedete perché mai il souvenir più diffuso a Lindos sia l'occhio di Allah, in tutte le fogge note al genere umano. Nel senso: non è che siccome la Turchia è lì davanti (no, non lì davanti a Lindos, dall'altra parte dell'isola), ben visibile a poche miglia, allora anche di qua sono in "Arabia". Anzi, per nulla. Tant'è che a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola fa casino fra Rodi città e Rodi l'isola) (ma lei ha quattro anni) - tant'è che a Rodi, dicevo, c'è il castello dei Cavalieri (carino), che ce lo avevan costruito apposta, qui a Rodi. Per menare gli arabi. Ché agli arabi i cavalieri di Rodi gli facevano un paiolo così, perlomeno a fasi alterne, ché ogni tanto le prendevano anche. E in effetti a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola...) ci sono anche le moschee.
Così ho portato Carola e Leonardo a visitare la loro prima moschea e tutti quei tappeti gli son piaciuti parecchio.

Sia chiaro: sto inventando tutto. Nel senso della Storia. Vi ho già detto che un libro su Rodi non ce l'ho. Nemmeno so dove sono, quasi. E' tutto una mia libera interpretazione. Per cui immaginatevi anche quel che racconto a Leonardo e Carola per spiegargli quel che vedono. Periodi storici ed eventi del tutto a casaccio (acropoli? Mah, duemila anni fa. Castello? Mah, mille anni fa. Crociate? Ma c'entrano con Rodi? Boh, diciamo di sì, diciamo fra gli ottocento e i seicento anni fa. Wikipedia? Ma se vi ho detto che non ho collegamento, per la miseria!).

Però so tutto del genocidio degli armeni e della storia dello Svaneti georgiano. Eh, lo so che quello per ora non serve.
Be', io vado a farmi un bagno, eh? Ché da quando siam qui la temperatura non è mai scesa sotto ai 34°C e non vediamo una nuvola nemmeno dipinta.

Rhodes 06
Lindos
Rhodes 07
Rhodes 08
A zonzo per Lindos con Leonardo e Carola
Rhodes 09
Rhodes 10
Rhodes 11
Rhodes 12
Rodi, la cittadella medievale
Rhodes 13
Il sito dove si suppone si ergesse il Colosso di Rodi, all'ingresso del porto
Rhodes 14
Rhodes 15
L'acropoli di Rodi e lo stadio
TAG: rodi, lindos, wind
20.50 del 04 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 
29 Live from South Aegean
LUG Travel Log: Rhodos
?????, Dodecaneso. Che, dovessi dar retta al TCC, sarebbe anche il mio 105° Paese, fra l'altro. Ché loro contan 'ste isole separatamente dalla Grecia continentale e, per quante volte io abbia messo piede in Ellade, fin quaggiù non mi ero effettivamente mai spinto. Ché tutto sommato proprio a due passi non è. Anche perché qui, di fatto, siamo in Turchia, con buona pace dei discendenti di Achille e Ulisse, che i turchi li odian pure parecchio, loro.
Non che i greci sian simpatici, per carità, anzi.
Tipo che appena sbarcato dall'aereo, all'una del pomeriggio, con temperatura prossima a quella tipica delle miniere di rame della Repubblica Centrafricana, due bambini piccoli al seguito e l'intera isola di Rodi da attraversare per raggiungere il nostro campo base - Rodi, che non è esattamente uno scoglio tipo Pianosa, per intenderci - un tassista in sciopero, come tutti i suoi colleghi isolani del resto, mi apostrofa seccato con un "tanto voi in Italia siete abituati, agli scioperi". E mi indica la fermata dell'autobus dandomi le spalle.

Che a pensarci, in effetti, anche qui funziona come spesso da noi: siccome sono in bancarotta la combattono non lavorando. E' come in Mediterraneo: italiani, greci, mia raza, mia faza.

Comunque qui infine siamo. Il meteo è implacabile: previsto sole a palla e mare a tavola per i prossimi sette giorni almeno. L'ultima nuvola l'abbiamo lasciata più o meno nel cielo di Patrasso.
Il programma è ancora work in progress, anche perché non abbiamo nemmeno una cartina e non ci è chiarissimo né come sia fatta 'sta isola, né dove ci troviamo esattamente. Da quel che ho capito nel lungo viaggio per arrivare fin qui dall'aeroporto - qui, dove non c'è un tubo di un tubo, per intenderci, nelle migliori tradizioni che ci caratterizzano - ad occhio direi che siamo sulle dimensioni di Mallorca e forse più, ma magari è solo un'impressione dovuta alla rete stradale meno competitiva.

Fa caldo. Parecchio. C'è un minimo di vento a compensare, ma pochino pochino, eh. L'orizzonte, da 'sto lato dove siam noi, è blu e punto. Di là si vedono invece le coste turche. Per il resto sassi e sterpaglie, tolti gli abusi edilizi.

Mi piace la prima impressione a - è il caso di dirlo - caldo ? Mah. Diciamo che non è che mi stia proprio stracciando le vesti.
Messo anche i piedi in acqua. Bella, pulita, calda. Ma non un mare da urlo. Niente, per ora, che non possiate trovare anche altrove nel Mediterraneo, per dire.
Bimbi contenti e questo è l'importante. Di tutto il resto vi saprò dire appena mi sarò procurato una carta stradale, una guida ed una macchina. Con l'aria condizionata.

Abbiate (abbiamo) fiducia.

Rhodes 01
Rhodes 02
Rhodes 03
Kiotari, Rhodos

TAG: rodi, dodecaneso
23.50 del 29 Luglio 2011 | Commenti (3) 
 


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo