Orizzontintorno Carlo Paschetto
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19 South Korea/7: on my way back from Busan
AGO Travel Log: South Korea
Korea, carlo
00.48 del 19 Agosto 2010  
 
18 South Korea/6: Seoul/2
AGO Travel Log: South Korea
Iniziamo col dire che si pronuncia Só(l), o qualcosa di simile, con la "l" finale che di fatto è quasi mangiata e la "ó" chiusissima. Poi scrivetelo un po' come vi pare, Seoul o Seul: qui, come di consueto, si adotta lo standard locale.
Per il resto, del coreano a me è chiarissima una cosa: non ci capisco un tubo, e nemmeno ci provo a pronunciarlo, che è peggio del dialetto khmer.
Ho capito però come scrivono: non è vero che hanno gli ideogrammi come i cinesi, sembra a voi. In realtà utilizzano un normalissimo alfabeto di ventiquattro normalissime lettere, metà delle quali sono vocali derivate dai linguaggi ancestrali dei protonomadi del Gobi, l'altra metà sono consonanti klingon impronunciabili. E' che poi si divertono a scrivere magari due o tre lettere una sopra all'altra, impilandole, o racchiudendole in un quadrato a formare una sillaba, che vuoi mettere come diventa tutto più artistico (e illeggibile, oltre che impronunciabile)?

L'altra premessa d'obbligo è assolutamente soggettiva e, per quanto mi riguarda, di per sé riepilogativa del tutto che poi segue. Per cui, volendo, potete fermarvi anche qua: detto che se mettete un cinese di fianco a un giapponese li distinguete benissimo, se mettete un coreano di fianco a un cinese non ci riuscite ed idem se lo mettete di fianco a un giapponese.
In altre parole, questo viaggio nasce su un'idea sballata che mi ero fatto quattro anni fa in Giappone, ossia che la Corea (del Sud, o più propriamente Repubblica di Corea) fosse un Giappone ancor più portato all'estremo, e di conseguenza i coreani. Da lì il desiderio di venire quaggiù, sulla scia dell'entusiasmante esperienza nel sol levante.
In realtà i coreani sono esattamente il prodotto mescolato di cinesi e giapponesi, e nemmeno saprei dire in che dosi. Dipende un po' dalle angolazioni dalle quali li si vuole osservare. Non è un caso che si trovino esattamente in mezzo e che nel corso dei secoli le abbiano prese un po' da tutti i vicini.

Tecnologicamente ed industrialmente sono giapponesi a tutti gli effetti, e probabilmente anche più competitivi in certi settori. Anche socialmente, nei rapporti interpersonali, sono molto simili ai cugini insulari. Nei comportamenti individuali e somaticamente mi sembrano invece decisamente più prossimi ai cinesi.
Come i cinesi si ciuppano le orribili e maleodoranti minestrine preconfezionate, ma la disponibilità verso lo straniero è quasi pari a quella giapponese, a meno della smaccata piaggeria nipponica che rende spesso palesemente forzata quella medesima disponibilità. Dunque, meglio.
Gli pare però conveniente ruttare in pubblico e talvolta anche sputare, come i cinesi (ma molto meno), ma sono molto più internazionali e cosmopoliti, pur ancora lontani dai giapponesi e per quanto gli stessi giapponesi lo siano più che altro molto in apparenza più che in sostanza.
Di certo, rispetto ai cugini, sono molto più american-fascinated, ma immagino sia dovuto ai differenti trascorsi storici nei rapporti con gli yankee.
Come i giapponesi, infine, giocano a baseball, ma vestono orrendamente come i cinesi.

Tutto questo, naturalmente, potete catalogarlo alla voce informazioni dozzinali, prive di alcun fondamento e basate solo su qualche giorno di osservazioni superficiali.
Ma tant'è.

Io, comunque, in oriente mi sento ormai davvero a casa e mi trovo (quasi) perfettamente a mio agio. Se metto insieme tutte le esperienze vissute negli ultimi anni, ho di fatto accumulato mesi di permanenza in buona parte delle metropoli di questa parte del Globo.
Fra parentesi, l'ultima volta che son stato in viaggio intercontinentale da solo, non per lavoro, è stata se non sbaglio nel '98, che guarda caso fu proprio la mia prima volta in estremo oriente.

Insomma: sono in viaggio su un treno diretto a Busan, seconda città coreana e uno dei porti più grandi del mondo, e ne approfitto per mettere finalmente ordine fra gli appunti e le foto di questi giorni a Seoul.

Vediamo, consulto le mie note. Cose che ho fatto appena arrivato a Seoul: districato fra gli autobus e riuscito a raggiungere l'hotel; comprato abbonamento mezzi pubblici e metro: qualche perplessità di fronte alla macchinetta automatica coreana, che dopo aver studiato per un po' ho affrontato infilando alcune banconote nell'apposita fessura.
Mi aspettavo in cambio una tessera magnetica, come quella che hanno tutti, invece mi ha sparato fuori questa:

Seoul, chiave T

Siccome sono sufficientemente evoluto tecnologicamente, ho fatto la cosa più logica: mi sono avvicinato ai tornelli e ho provato a passare tenendo in mano quell'affare. Ha funzionato. Ottimo. Credo sia una versione della tessera magnetica per bimbiminkia manga coreani, da tenere attaccata al cellulare insieme al pupazzetto di Hello Kitty.

Quindi, depositate le valigie in camera, armato di chiavetta manga, mappa della metro in mano, completamente fuso dal fuso, mi sono fiondato ad affrontare Seoul.
Ho addiritura lasciato la macchina fotografica in camera, ché almeno il primo pomeriggio desideravo solo vagabondare per il centro e godermela, la città. Immergermici, farmi inghiottire e trasportare dalla folla. Sentirmela addosso, Seoul, prima di iniziare l'esplorazione metodica. E son partito con Brian Eno e David Byrne nelle orecchie, ché Strange overtones ci stava proprio bene per farmi cullare nella corrente umana.

Non son durato molto: dopo un paio d'ore di maratona ero bello secco su una panchina a downtown, sotto ad un ombrellone, circondato dalla solita foresta di grattacieli di cristallo ed acciaio. Ci son rimasto fino al tramonto, un po' a dormicchiare, un po' a scrivere, un po' a guardare il passaggio, finché Seoul non ha iniziato ad accendersi tutta, dal basso verso l'alto, e a riflettersi nel cielo nuvoloso.
Poi, in compagnia di Al Stewart, mi son messo per vicoli a caccia di un posto dove cenare, ingannando il fuso orario.

Per le strade di Seoul si fa fatica a vederne, di occidentali. Li conti sulle dita delle mani. Soprattutto, quei pochi giovani bianchi che vedi son quasi tutti per mano ad una ragazza coreana. Non han la faccia di averla trovata lì: sembrano piuttosto europei che con una coreana ci si sono fidanzati a casa loro, e la tipa adesso li sta portando a visitare il proprio luogo d'origine. O forse mi sembrano a me. Mah.
L'altra cosa che noti è l'incredibile quantità di tavolate di sole donne la sera al ristorante, come a Warszawa. Addirittura sono in numero maggiore degli uomini, che comunque son viceversa sempre accoppiati, al massimo con un amico. Non mi risulta però che, come in Polonia, anche qui gli uomini siano tutti emigrati in Germania a lavorare. Mah, reloaded.

In generale, per Seoul vale quello che ho detto del mio approccio con i sudcoreani: prendete Tokyo e Beijing, aggiungetegli un po' di Bangkok, buttate tutto in un frullatore ed eccovi Seoul.
Se conoscete le tre capitali di cui sopra, Seoul non vi riserverà alcuna sorpresa, salvo proprio il fatto di ritrovarvici perfettamente ad ogni semaforo e che ad ogni angolo vi sembri di essere in una a scelta delle tre sorelle asiatiche.
Con Beijing condivide i grandi palazzi imperiali: dovessi proprio proprio dire, a memoria Gyeongbokung e Changdeokgung mi son piaciuti più della Città proibita, ma sono probabilmente condizionato dalla mia radicata antipatia verso la Cina.
Sono cinque i palazzi imperiali di Seoul, e girarli tutti in un paio di giornate con il tipico clima locale estivo è challenging almeno quanto un corso di sopravvivenza nella giungla malese (fatto, anche quello).
Tanto che ci sono vi faccio vedere qualcosa, va'. Anche un po' di tipi strani del posto.

Seoul, Changdeokgung
Seoul, Gyeongbokung
Seoul, Jongmyo
Seoul, Jongmyo
Seoul, Changgyeonggung
Seoul, Changgyeonggung
Seoul, Changdeokgung 1
Seoul, Changdeokgung 2
Seoul, Changdeokgung 3
Seoul, Changdeokgung 4
Seoul, Changdeokgung 5
Seoul, Changdeokgung
Seoul, Unhyeongung
Seoul, Unhyeongung

I palazzi grandi e le piazze d'armi non ve li metto, ché tanto dentro l'obiettivo nemmeno ci stavano (ah, quanto mi manca il mio buon vecchio 24mm), ma ci sono anche quelli...
[Continua a leggere]

TAG: seoul, corea del sud
04.24 del 18 Agosto 2010 | Commenti (1) 
 
18 Tweets
AGO Travel Log: South Korea
Follow thinkice_it on Twitter 04:09:05 Non so cosa stia succedendo ma è piuttosto inquietante...

04:09:17 ...all’improvviso è risuonata per tutta Seoul, per cinque buoni minuti, una sirena tipo allarme antiaereo...

04:10:13 ...sto guardando dalla finestra del mio albergo: il traffico, almeno qui in Euljiro 4-ga, è completamente fermo...

04:10:52 ...e in mezzo all’incrocio ci sono un poliziotto e un paio di tipi con una bandiera in mano, che da quassù non si capisce cosa sia...

04:12:02 ...però alla tv coreana va tutto avanti tranquillo, per cui non credo ci stiano bombardando! Ma guarda che è davvero strana ’sta roba...

04:12:49 ...son passati dieci minuti e laggiù in strada son sempre tutti lì immobili... è surreale... keep you informed

04:16:21 C’è di nuovo la sirena antiaerea e adesso tutti riprendono a muoversi. Ma che è, un’esercitazione? Devo scendere nei rifugi??

09:36:46 Entrato in Namdaemun market con una Canon D20 + 18-50mm. Uscito con una Canon D30 + 17-70mm. Adios my old D20, never too loved...

09:39:45 Usato contro usato, speriamo bene...

09:43:18 Tu che ne dici Fede? Mi fiondo in Myeon-dong a provarla. E meno male che mi son ricordato di farmi settare il menù in italiano...

09:45:13 ...che quel negozio non lo trovo mai più, e dal menù in coreano non ne uscivo nemmeno con un vocabolario...

09:47:53 Dopo le maratone massacranti dei giorni scorsi oggi me la son presa calmissima. Sveglia alle 10, in giro per mercati nel pomeriggio.

09:50:26 Non ho la minima idea di chi sia, sappiate comunque che qua Dj.Doc occupa ben cinque delle prime dieci posizioni della top ten chart.

09:51:10 E comunque no, non ci hanno bombardato (per ora).

09:59:15 A proposito, Rossella, siete arrivati a Seoul? Tutto bene? What about a coffee in Insadong?

11:53:03 Lotte mega store (un mostro): per 9.900.000 cosi posso portarmi a casa un tv led da 70"...

11:55:28 ...Siccome nel trolley non mi ci sta, opto per una custodia per il mio mini Vaio 10", solo 23.000 cosi. Un po’ caruccia tutto sommato...

11:57:37 ...del resto, se vai a comprare in Montenapo... ah, e una mollettona nuova per Carola, che gliel’ho promessa.

13:10:42 As I’m not a daredevil, ain’t gonna try "bosingtang" (zuppa di cane). Per me un bel cheeseburger, va’...

20:25:00 @gianrodolfo pare proprio sia zuppa di carne di cane e questo mi spiega perché in giro per Seoul non ne ho visto nemmeno uno, di cane :-)

TAG: seoul
04.09 del 18 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
17 Tweets
AGO Travel Log: South Korea
Follow thinkice_it on Twitter 07:13:18 Piedi a mollo nell’Oceano Pacifico a Songdo Beach, Busan

07:15:05 Mario, il porto industriale di Busan è magnifico! Dillo a Greg!

07:16:23 @mmant27 visti ieri sera ad Itaewon, ti lascio immaginare il genere...

07:19:05 Sto polverizzando il record del mondo di visita integrale di Busan. Meno male che sono allenato alla maratona, ho solo otto ore di tempo.

TAG: seoul
07.13 del 17 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
17 South Korea/5: Seoul/1
AGO Travel Log: South Korea
Intanto beccatevi questa. Ve lo dico già, fa schifo. Stamattina a Seoul pioveva e tirava vento, e in più non sono nemmeno salito in cima alla N Seoul Tower, che stava esattamente alle mie spalle e sopra alla mia testa, ed il motivo è semplice: come sanno tutti coloro che mi frequentano, odio gli ascensori, soprattutto quelli inutili blindati dentro a pilastri di cemento armato alti trecento metri (già mi becco ogni giorno in albergo i venti piani per scendere e salire in camera).

Così mi sono accontentato di buttar lì rapido una sequenza a 180° scarsi, presa di fretta e pure sul lato più brutto della città: la vista è verso sudovest e purtroppo è anche quella meno significativa, opposta al centro città, che dal punto dove mi trovavo rimaneva nascosto dal bosco.
Vabbé: le foto vere di Seoul (e il travel log relativo) con un po' di pazienza sono in arrivo.

Seoul, panoramica
180° di Seoul (i meno affollati) sotto la pioggia, dalla cima del Namsan
TAG: seoul, corea del sud
00.48 del 17 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
16 South Korea/4: marziani
AGO Travel Log: South Korea
Insomma, mi si accusa di non fare il viaggiatore serio. Ma il fatto è che sono in giro quattordici ore al giorno e non avete idea di quante foto ho già in archivio e di quanta roba avrei da scrivere. Non solo non ho tempo, ma non so più nemmeno da dove cominciare. Magari butto giù qualcosa domani sul treno per Busan.
Nel frattempo ho caricato la nuova foto di testata per questo thread sulla Corea. Vi piace?

E poi, come si fa a fare i viaggiatori seri quando si vedono certe cose? Tipo, ma voi ve lo ricordate il segway? E peraltro lo avete mai visto in giro, a parte in qualche servizio di Studio Aperto che annuncia le novità rivoluzionarie all'ultima moda in arrivo da Miami? (A Miami in realtà non si è mai visto un segway nemmeno dipinto).

No perché io son dovuto venire fino a Seoul per vederne uno (e non vi dico che fulminato era il tipo che lo guidava).

Seoul, segway
Itaewon, Seoul
TAG: seoul, segway
23.12 del 16 Agosto 2010 | Commenti (1) 
 
16 South Korea/3: prima o poi doveva capitare
AGO Travel Log: South Korea
Cose che spero i miei figli non vengano mai a sapere (d'altra parte, se decidi di viaggiare in un paese manga, non puoi nasconderti a certi incontrollabili desideri celati per quarantacinque anni negli angoli più remoti del tuo subconscio).

Seoul, carlo
11.39 del 16 Agosto 2010 | Commenti (1) 
 
16 Tweets
AGO Travel Log: South Korea
Follow thinkice_it on Twitter 07:49:15 Ora, sei un coreano (del sud) e vabbè, ma mi spieghi cosa c’entra la salsa rosa nel cheeseburger? (Seoul Tower)

08:00:01 Io non so perché, ma a Seoul mi viene da parlar francese invece che inglese (detto che il francese non lo so) (né loro sanno l’inglese)

08:10:05 Ehi, leggo ora sul Post che tira brutta aria quaggiù. Ehi, se sta per scoppiare la guerra avvertitemi, che mica mi fido dei nordcoreani...

08:10:53 Mi sa che su quella scappata oltreconfine ci metto una pietra sopra...

09:29:49 Non so voi, ma io domani mi prendo un treno proiettile sudcoreano e me ne vado a Busan.

10:15:11 @mmant27 ne ho giusto parlato nel blog...

23:35:08 @mmant27 non ne ho la minima idea a dire il vero, non ho una guida da leggere né altro. Spero di trovare là qualche traccia per informarmi.

23:36:30 @mmant27 ho anche dato un’occhiata a Wikipedia ma non dice molto altro. Vado a naso...

23:40:56 Bella alba su Seoul, finalmente! In marcia verso la stazione, si parte per Busan.

TAG: seoul
07.49 del 16 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
16 South Korea/2: intro
AGO Travel Log: South Korea
L'ho scritto via Twitter: ho pile di appunti fitti fitti nella mia inseparabile moleskine, ma son state giornate queste ultime che definire rocambolesche è dir poco. Avrei avuto da scrivere a fiumi di questi miei primi tre giorni a Seoul, ogni sera, ma per una volta - confesso - non ce l'ho fatta a tenere il ritmo.
In fondo, fino a martedì ero sulle spiagge di Mallorca e venerdì mattina - per me, ma ancora giovedì notte per chi è rimasto nel fuso orario da dove son partito - ero già dodicimila chilometri più ad est, completamente schiantato dalla stanchezza e dal fuso orario. E non mi son nemmeno fermato: al pomeriggio ero già in giro a far maratone per Seoul, ché non volevo perder tempo.

Col caldo di Seoul.
Con lo smog di Seoul.
Con la pioggia di Seoul.
Col jet-lag impallato in testa.

Capite bene che.

Così, ad esempio, non son riuscito a scriver nulla del volo, e ne avevo di cose in testa, ché son ripassato di notte sopra ad Irkutsk, Ulaan Baatar e Beijing ad otto anni di distanza. E quanti pensieri in aria con me...
Il che mi ha anche fatto venire in mente che non solo questo è il mio sesto viaggio in oriente, ma gli ultimi tre son stati tutti a distanza precisa di quattro anni: 2002 Asia Overland, 2006 Giappone, 2010 Corea.

Alla fine, sempre fra i gialli torno. Ormai l'Asia orientale è davvero la mia seconda casa

Fra parentesi, volare business class in intercontinentale ha ancora il suo perché, soprattutto in tempi di crisi economica e compagnie aeree che son sempre lì per fallire . Non fosse che a me lo champagne non piace, il salmone non lo reggo, il paté mi fa schifo e le ostriche mi danno il voltastomaco.
E questo è lo sciagurato menù servito da Air France ai fortunati (?) passeggeri delle prime otto file (e comunque in realtà non ero in prima fila, ma in seconda: ho scoperto che al di là della paratia davanti a me c'era ancora una fila speciale con soli quattro posti stellari, in *pelle bianca e radica*, con scrivania e divanetto per i piedi: la mitica fila uno imperiale per la quale, suppongo, ci voglia minimo un miliardo di miglia).

Di Seoul (e magari di un altro pezzettino di Corea, se riesco ad infilare tutti i miei programmi) vi racconterò nei prossimi giorni, ché nel frattempo voi state uscendo a cena a festeggiare il Ferragosto, ma qui son le tre del mattino e magari me ne vado anche un pochetto a dormire.
Intanto però vi lascio un assaggio, alcuni frammenti sparsi e qualche istruzione per l'uso.

Tipo che se arrivate fusi dal fuso, oltre al solito boiler ed alle bustine del tè magari in albergo trovate anche quelle del caffè e questa, francamente, fino ad oggi mi mancava.
Il caffè fa ovviamente schifo come da aspettattive, ma viste le mie condizioni non son stato tanto lì a sottilizzare.

Seoul, caffè solubile

Il vero errore, in preda alla fame più nera per via della combinazione jet-lag più menù Air France, è stato aprire la lattina dell'unica cosa commestibile presente nel frigobar, all'apparenza innocue noccioline coreane, mescolate a qualcosa che lipperlì mi sembravan semi di finocchio.
E invece no, erano pesciolini secchi e salati. Esattamente la cosa che ti sogni a colazione insieme ad un croissant caldo.

Seoul, pocari

A fianco della lattina criminale di cui sopra, un esemplare di lattina di Pocari Sweat, bevanda alla quale ormai da anni io devo la mia sopravvivenza ai climi allucinanti dell'estremo oriente in pieno agosto. Mi chiedo com'è che in Italia non esista ed anzi, quasi quasi faccio un business e inizio ad importarla.
Di cosa sa? Che domande, di Pocari Sweat, naturalmente.

Questa camera d'albergo è peraltro la conferma - noccioline incluse - che gli standard coreani sono stellari come e più di quelli giapponesi. Qui, a differenza dei loro storici rivali, non fanno nemmeno problemi di spazio.
Così, mi piacerebbe mostrare a qualche povero albergatore italiano che si fregia di quattro stelle, dove mi è malauguratamente capitato di soggiornare negli ultimi anni, questo tranquillo e modesto tre stelle coreano con camera matrimoniale letto king size uso singola, situata al ventesimo piano di un medio grattacielo di Seoul, con relativa vista panoramica sulla città, camera peraltro larga più o meno come il salone di casa mia, con un bagno iperaccessoriato, grande e modernissimo, tv led quaranta pollici di ultima generazione a cento canali satellitari, collegamento internet ad altissima velocità *gratuito*, frigo bar con prima consumazione *gratuita*, due poltrone in pelle bianca, scrivania grande, tavolino di cristallo per relax, dotazioni varie che nemmeno sto a dirvi, eccetera eccetera.

E, non ultimo, questo.

Seoul, scaldapiedi

Non ho osato chiedere cosa sia esattamente, ma immagino un coso per massaggiare i piedi, o perlomeno scaldarli. Non sono nemmeno riuscito a farlo funzionare, e sì che non dovrebbe essere complicato visto che ha un solo bottone.

Naturalmente, qui come al di là del Mar Giallo, ci sono i mitici water spaziali. Solo che a Seoul, per fortuna, hanno le istruzioni anche in inglese, non solo in ideogrammi.
E' così che ho appreso che pure in questo i coreani sono più avanti dei cugini giapponesi (non c'è nulla da fare: è da questi particolari che lo vedi che il Giappone è in crisi e che la Corea, invece, è una locomotiva dell'economia mondiale): qui, infatti, oltre alle funzioni "uomo" e "donna", c'è anche quella "bambino". Non ho ben capito dal disegno in cosa si differisca esattamente dalle altre due. Forse dovrei provare.

C'è anche da dire che qui le istruzioni in bagno te le appendono, non come in Giappone che dovevi schiacciare tutti i bottoni per capire almeno come fare a tirare lo sciacquone.
E le istruzioni, non c'è che dire, sono interessanti.
Soprattutto la prima riga.

Seoul, water 1
Seoul, water 2

Insomma, qui sono. E questo è quel che si vede dalla mia finestra. Il prezzo di questa camera, fra l'altro, è almeno un trenta per cento in meno dei quattro stelle (non) citati di cui sopra.

Seoul, Euljiro 1
Euljiro 4-ga, la mattina del mio arrivo
Seoul, Euljiro 2
Seoul, Euljiro 3
...e il panorama di notte

I prossimi giorni vi ci porto davvero in giro per Seoul, abbiate fede.
TAG: corea, seoul
04.09 del 16 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
16 South Korea/1: essere sul pezzo
AGO Travel Log: South Korea
Si intende ovviamente, inutile dirlo, che mentre i fotografi della Reuters scattavano queste io stavo esattamente a cinquecento metri da lì, rispondendo agli sms di auguri di ferragosto che mi arrivavano da casa tipo anche qui credo festeggino qualcosa di grosso, ma mica ho capito cosa.
E intanto scattavo foto al solito tempio buddista sorseggiandomi un frullato, senza avere la minima idea di quel che stava accadendo lì a due passi.

E il bello è che eran due giorni che passavo di lì e vedevo montare il palcoscenico gigante e tutto 'sto ambaradan, ma mica mi è venuto in mente di chiedere a qualcuno che diavolo stessero combinando.

C'è un motivo per cui tengo un blog e tiro la carretta facendo il consulente, invece che concorrere per il Pulitzer.
TAG: seoul
01.24 del 16 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
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