Orizzontintorno Carlo Paschetto
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13 Le piattaforme petrolifere, certo
GIU Web e tecnologia, Prima pagina, Coffee break
Rispetto alla polemica del giorno, che vede protagonista la Lucarelli sui social network, non saprei che dire se non che è un dato di fatto che se non hai le tette grosse purtroppo ti tocca laurearti in ingegneria aerospaziale, fare la pilota militare, parlare quattro lingue e farti sparare nello spazio dentro una supposta di metallo a ventottomila chilometri orari per riuscire ad avere qualche straccio di follower su Twitter.

E adesso torno anche io a fare il blogger e a farmi qualche selfie.
TAG: lucarelli, facebook, cristoforetti
15.03 del 13 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
11 Ciao FriendFeed, ci rivediamo in un'altra vita
MAR Web e tecnologia
Mi ero riproposto di non scrivere nulla in merito: non una riga sull'annunciata fine dei miei ultimi sei anni di vita sul web, del mio unico piccolo angolo protetto di esistenza digitale. Il solo spazio davvero mio che non fosse indicizzato da Google.
Anche perché è cosa mia, appunto. Niente di cui vi freghi. La prima regola del socialino dell'odio è, eccetera.

Il 9 aprile FriendFeed chiude. Zuckerberg non gli ha dato scampo e, nota personale a margine, è pure cosa buffa constatare che i soliti emeriti della Rete paiano goderne particolarmente, intitolandosi pure il merito di averlo abbandonato da tempo alla sua ingloriosa fine: in favore di Twitter, o di Facebook, per dire, mica di settantadue vergini.
O per inventare Quarantadue. Cioè: c'è gente che ha abbandonato FriendFeed per inventare Quarantadue.
Al prossimo giro chiuderanno, chessò, Twitter per inventare i telegrammi.

Sta di fatto che sugli altri social network sembra esserci quasi una specie di corsa questi giorni, fra quelli che fuori da FriendFeed stanno, nell'affrettarsi a scrivere che ritengono degli imbecilli quelli che barricati dentro a FriendFeed son rimasti fino ai suoi ultimi giorni.
Come a dire, a me le Alfa non piacciono: guidavo un'Alfa, ma adesso guido una Mercedes e se l'Alfa chiude sono contento perché secondo me chi guida un'Alfa è un imbecille.

E comunque, appunto, non volevo scriverne nulla. FriendFeed morirà, noi ultimi giapponesi ne stiamo già celebrando il funerale da ventiquatt'ore e con lui se ne andranno sei anni della mia vita che non è scritta da nessun'altra parte, né sarà più recuperabile da chichessia.
Come se poi dentro ci fosse più di un chissenefrega, per chiunque altro che non sia me.

Non volevo scriverne nulla, insomma. Poi lei ha scritto tutto quello che c'era da scrivere.

Il dato che conta, l'unico, è che grazie a FriendFeed quella mattina del 2011 il treno lei lo ha preso, e ormai è cosa fatta.
Poi, certo, dopo ci sono state le Farøe, l'Albania e il Kosovo, il Sudafrica (e il Lesotho, e lo Swaziland), Vienna. Ma anche Massa e Carrara, per dire, che fra l'altro le ha scritte lei.
E ancora non sapete dov'è la prossima, ché il biglietto lo abbiamo preso solo ieri e ci sarà da divertirsi, credetemi. FriendFeed o non FriendFeed.
E non mi consola sapere che, Kosovo o Lesotho che sia, potrei a questo punto risparmiarmi, ogni volta, quei settordicimila euro di roaming che regolarmente mi partivano solo per condividere coi compagni di FriendFeed i miei viaggi surreali: ricordo ancora un'allucinante notte in treno dalla Crimea a Kiev, tre anni fa, trascorsa interamente a raccontare sul socialino le disavventure con la mia ingombrante compagna di cuccetta.
E quanto abbia rotto il cazzo alla mia povera socia, a Tórshavn, per riuscire a procurarmi una dannatissima SIM delle Farøe, solo per scrivere su FriendFeed che avevo una SIM delle Farøe.

Che volete, io viaggio un po' così. Anche.

Io non lo so se e dove traslocherò. Tanto ho casa sempre qui (anche se qualche pensata pure su Orizzontintorno, ultimamente, la sto in effetti facendo). Il microblogging dei viaggi continuerò comunque a farlo su Twitter, ho sempre la mia inutile pagina su G+ e Facebook, per contro, continuerà a non avermi, come è sempre stato.
Poi magari vediamo se e dove emigrerà la mia piccola comunità virtuale di riferimento. Che son poi quei quattro gatti con cui davvero amo passare le mie giornate.

Ciao (amici del) FriendFeed. Ci rivediamo nella prossima vita.
TAG: friendfeed
15.30 del 11 Marzo 2015 | Commenti (0) 
 
05 Lumia 925 vs. iPhone 4S (e il Lario nel mezzo)
MAG Web e tecnologia, Fotoblog
Da qualche giorno sto usando un Nokia Lumia 925 in affiancamento all'iPhone 4S che mi accompagna da più di due anni e che è diventato il mio compagno inseparabile e insostituibile di lavoro e di viaggio.
Di quanto ormai l'iPhone (e l'iPad) abbiano cambiato il mio modo di viaggiare ho detto altre volte, soprattutto per quanto riguarda la fotografia: ne scrivevo qui dentro proprio un mese fa, al rientro dal viaggio a Boston e alle Bermuda. Tralasciando dunque il mero confronto tecnico fra le caratteristiche, i pro e i limiti dei due smartphone, sul quale mi sono soffermato altrove perlopiù per ragioni professionali, ho approfittato di una gita sul lago di Como la scorsa settimana per fare qualche test con la macchina fotografica del Lumia e avere così un raffronto diretto con l'iPhone 4S.

Detto che stiamo paragonando un telefono attuale ad uno di tre anni fa, e che dunque il giusto confronto sarebbe dovuto avvenire fra il 925 e il 5S, l'impressione a caldo è che la qualità delle foto del Lumia sia decisamente migliore rispetto a quella dell'iPhone, soprattutto in termini di fedeltà dei colori (le foto del 4S tendono a virare al blu, sempre).
La risoluzione dei due sensori è praticamente la medesima, anche se il Lumia offre qualche decimo di megapixel in più, ma è una differenza irrilevante. Le foto del Lumia appaiono però più "lucide" e definite. Inoltre, la maggior dimensione dello schermo del Lumia facilita parecchio l'inquadratura rispetto all'iPhone, anche se di per sé il telefono della Nokia è decisamente meno maneggevole (la pessima ergonomia della forma del Lumia è uno dei suoi difetti maggiori).
Il software del 925 (in questo caso, Windows Phone versione Black) batte poi alla grande iOS 7.1, consentendo di controllare tutti i parametri di apertura, velocità dell'otturatore e ISO come in una classica macchina fotografica compatta. Per contro, sull'iPhone è possibile solo lo scatto in automatico e iOS non lascia quasi alcun controllo manuale, tranne la selezione del punto di esposizione, cosa peraltro possibile anche sul Lumia in modo analogo.

L'iPhone offre però un paio di funzionalità che il Lumia non ha e che personalmente uso tantissimo: lo scatto panoramico in ripresa continua e il formato quadrato, oltre al nativo 4:3. Qualcuno mi faceva notare che in fondo per avere una foto quadrata basta tagliarla in post produzione, ma in realtà non è affatto la stessa cosa: un conto è inquadrare il soggetto con un campo visivo quadrato, caratteristico ad esempio del vecchio medio formato 6x6 che amavo moltissimo, un conto è scattare una foto rettangolare cercando di immaginare il perimetro di cropping.
Il Lumia scatta in formato 16:9, un rapporto ottimo per fotografare panorami, ma un po' limitante in altri contesti. Rende bene sul lago, insomma, ma credo farei fatica a utilizzarlo in situazioni ordinarie di viaggio, perlomeno in relazione al mio modo di fotografare.

Insomma: non so. Le foto del Lumia mi piacciono parecchio, ma temo che come macchina fotografica accessoria da viaggio possa essere meno versatile dell'iPhone.
Una discriminante importante, alla fine, potrebbe essere l'autonomia della batteria: l'iPhone non è certo un campione, ma il Lumia è davvero un disastro. Con la custodia-batteria della Mophie che uso regolarmente da due anni, il 4S tira in fondo alla giornata senza problemi. Se mi metto a fotografare a raffica con il 925 non tiro due ore, per dire.
Di più, il Lumia ha solo 16Gb di spazio contro i 64Gb del mio iPhone e come quest'ultimo non può montare micro SD a supporto per estenderne la capacità, che è poi una delle critiche maggiori rivolte da sempre all'iPhone.

Una preziosa funzionalità di Windows Phone, invece, è il backup automatico e nativo delle foto su OneDrive di Microsoft, sebbene le immagini trasferite sulla nuvola siano a risoluzione inferiore rispetto agli originali memorizzati sul telefono. È comunque un sistema più semplice e intuitivo del photostream di Apple, che invece di utilizzare iCloud in modo analogo permette di trasferire le foto sul Mac solo via iPhoto o Aperture: un passaggio inutile e frustrante per chi non utilizza regolarmente almeno uno dei due software. In più, funziona appunto solo per chi possiede un computer della Apple, mentre OneDrive è disponibile per qualunque sistema e accessibile ovunque via internet. Per ottenere una funzionalità simile sull'iPhone è necessario trasferire le foto via Dropbox o alternative del genere.

Varenna1
Panoramica del lago di Como da Varenna, ripresa con l'iPhone 4S
Varenna2
Varenna3
Varenna4
Il lago di Como e Varenna fotografati con il Nokia Lumia 925

A margine, alcune note tecniche su Lumia 925 e Windows Phone Black, visto che ci sono:

- Il Wifi non aggancia reti che necessitano dell'assegnazione di un IP statico: per quanto in teoria sia possibile assegnare un IP al telefono, pare sia un bug per il momento senza soluzione. Risultato, non posso agganciare il Lumia alla mia rete di casa...
[Continua a leggere]

TAG: nokia, lumia, iphone, varenna, lago di como
00.03 del 05 Maggio 2014 | Commenti (0) 
 
01 E guardo il mondo da un oblò
LUG Fotoblog, Web e tecnologia
C'è questa app, disponibile sia per iOS che per Android, che si chiama Rando e che è la mia ultima addiction. Tu scatti una foto, Rando la manda non sai dove e ti restituisce una foto scattata da qualcun altro in qualche altra parte a caso nel mondo. Tutte le immagini sono rotonde, come un oblò.

Ho ricevuto foto da cinque continenti. I coreani sono i più invasati, in media ogni due foto ricevute una arriva da Seul o da Busan. Tantissime foto anche dalla Russia, soprattutto da Mosca e dal Caucaso. Molte dal Brasile e dagli Stati Uniti, ma anche dall'Asia Centrale, dal Sudafrica, dall'Australia, dalla Cina e ovviamente dall'Europa.
Mi sono anche capitate un paio di carrambate: foto inviate da me che sono arrivate ad amici di FriendFeed e viceversa (abbiamo creato un gruppo apposta di maniaci di Rando).
Arriva di tutto: foto di interni di case, oggetti di arredamento, piatti dai ristoranti - tantissima roba da mangiare! - e bicchieri, bottiglie, auto parcheggiate e in movimento, palazzi, fiori e piante, animali (i soliti gattini, ma anche tanti cani), soprammobili e parti di corpi (vanno per la maggiore piedi e mani).
Pochissimi volti, quasi nulle altre parti anatomiche: in questo senso, quello di Rando è un mondo oltremodo pudico.

È anche molto democratico Rando: tu mandi una foto, ti arriva una foto. Non puoi ricevere una foto se non ne mandi una tu.
Quasi ogni foto arriva con la sua geolocalizzazione che ti permette di sapere dove è stata scattata, in modo molto approssimato (la scala della mappa è sufficiente appena a individuare al massimo la città di provenienza). Arrivano però anche molte foto non localizzate e che odio quelli che tengono spento il GPS dei propri smartphone! Nulla di peggio del vedersi recapitare una foto e non poter sapere dove è stata scattata.

Su Rando non circolano belle foto, non è un luogo di foto artistiche, ma possono arrivarti immagini affascinanti, che raccontano storie, che ti incuriosiscono, che non capisci, che ti lasciano in sospeso: è un oblò sui particolari del mondo.
Ogni immagine porta con sé un mistero e una storia che non sai e che non potrai mai sapere, solo immaginare. Può arrivarti un muro, una finestra, una striscia pedonale, una maniglia, una presa di corrente, un dito, uno schermo televisivo. Tutto ciò che conosci è che qualcuno, in un altro luogo del mondo, ha appena scattato quella foto.
Non c'è nemmeno modo di sapere chi: Rando è completamente anonimizzato. La tua foto parte portando con sé null'altro che una rozza localizzazione GPS e così è per la foto che ti arriva in cambio. Se mando una foto da casa mia, tutto quel che può sapere chi la riceve è che è stata scattata ad Arcore, in Italia, niente altro. Nemmeno il momento esatto, perché Rando non invia necessariamente subito: spesso bufferizza la foto sui propri server e la invia in qualche momento successivo.

La curiosità è poi così forte che alcuni sono arrivati al paradosso di fotografare un messaggio, tipo "Ehi, tu che hai ricevuto questa foto, scrivimi all'indirizzo ciccio@daqualchepartepuntocom e dimmi chi sei."
Circolano anche gli scemo chi legge, o i fuck you, o giallini con scritto solo I love you.

Un ti amo inviato a caso in giro per il mondo a qualcuno che non potrai mai sapere chi è. Non è meraviglioso?

Rando1
Rando2
Rando3
TAG: rando
22.51 del 01 Luglio 2013 | Commenti (0) 
 
13 Geodeleted
DIC Web e tecnologia
E dopo un paio d'anni ho detto addio anche alla mia presenza su Foursquare, in parte perché sono già registrato da tempo su Latitude che, sebbene usi molto di meno, è anche collegato al mio profilo su Google Plus e a questo blog, in parte perché sto ripulendo sempre più la mia presenza sui social network, ormai ristretta essenzialmente a Twitter e a FriendFeed.
Mi dispiace un po' aver perso gli ultimi due anni di storia delle mie geolocalizzazioni in giro per il mondo, ma non sopportavo più quella che ormai era diventata una forma di schiavitù al check-in.

Resisto sempre a Facebook con una certa ostinazione e convinzione, anche se mi rendo conto che potrei utilizzarlo per indirizzare un traffico maggiore ad Orizzontintorno. Ma, francamente, di farmi trovare dai vecchi compagni di scuola non me ne frega una beata cippa. Vale sempre il solito discorso: se in tutti questi anni non ho mantenuto i contatti un motivo ben ci sarà.
TAG: foursquare
11.39 del 13 Dicembre 2012 | Commenti (2) 
 
05 War games
NOV Web e tecnologia, Coffee break
La mia scrivania in questo momento, da sinistra a destra: un Sony Vaio VPCW21Z1E con installazione di Ubuntu 12.04 in progress (che va a rimpiazzare un Windows 7), un MacBook Pro con Mountain Lion (e varie altre partizioni gestite con VirtualBox) che è poi il mio notebook principale, un Dell XPS 1210 con installazione di Windows 8 in progress (che va a rimpiazzare un Windows XP SP3), un vecchio IBM Thinkpad T30 che monta Windows XP SP3, regalato a Tato grande, sul quale sto facendo un po' di prove di software per parental control.

Mi vien quasi voglia di tirar fuori anche gli altri tre che ho nell'armadio e metter su, chessò, OS2.

Desktop
TAG: notebook, sistemi, Windows 8, ubuntu
00.43 del 05 Novembre 2012 | Commenti (1) 
 
01 Nuovo compagno di viaggio
LUG Web e tecnologia
Alla fine ho ceduto anche io. Solo qualche mese fa, dopo alcune settimane di utilizzo, scrivevo che mi sembrava se ne potesse tranquillamente fare a meno, ma la verità è che più l'iPad è andato a coprire (quasi) ogni mia necessità tecnologica, più ha iniziato a farsi strada l'esigenza di una tastiera vera e propria.
Così, in procinto di portare Orizzontintorno in trasferta come da tradizione estiva, ho pensato di alleggerirmi del tutto e di tentare il passo definitivo, lasciando a casa anche il (già!) vecchio piccolo netbook Vaio (che ormai uso solo per esperimenti con Ubuntu) e partendo con il solo iPad.

Per trasferire le fotografie dalla Canon userò l'adattatore USB e le scaricherò temporaneamente su Dropbox. La postproduzione conto di affidarla alla mini versione light di Photoshop per iPad, almeno per quanto riguarda gli inserimenti delle immagini sul blog. La tastiera Bluetooth della Logitech mi sarà utile se avrò tanto da scrivere.

Insomma, proviamo.

Logitech1
Logitech2
Logitech Ultrathin Keyboard Cover
TAG: ipad, logitech, ultrathin keyboard cover
12.18 del 01 Luglio 2012 | Commenti (2) 
 
19 Wikifail case study
GIU Coffee break, Web e tecnologia
Di Wikipedia sono un utente di lungo corso, del relativo progetto sono un estimatore e un sostenitore. Dei limiti di Wikipedia, d'altra parte, già accennai tempo fa fra queste pagine.
Poi qualche sera fa stavo guardando in tv un'intervista a Patty Pravo, o perlomeno al rettiliano che ne ha assunto l'identità, e mi son fatto la solita domanda che ci si fa in questo casi: "Ma quanti accidenti di anni ha, la nostra Strambelli nazionale?"
Così sono andato su Wikipedia, giusto per verificare come alcune voci contribuiscano effettivamente a minarne la credibilità e a dar voce ai detrattori.

Cito:

Fin da piccolissima studia danza e pianoforte, seguendo a quattro anni anche un corso di direzione d'orchestra.


Siccome tutti noi a quattro anni abbiamo studiato come direttori d'orchestra, mi rendo conto che la mia perplessità in merito è fuori luogo, ma visto che viene citata una fonte (peraltro un altro anonimo sito web), vado a leggere:

[...] A otto anni già studia pianoforte con la nobildonna Mazzin Crovato, danza con Madame Turrito della Fenice di Venezia e prende lezioni di teoria solfeggio e armonia con il Maestro Amendola. A dieci anni viene iscritta al Conservatorio Benedetto Marcello, dove studia pianoforte con il Maestro Eugenio Bagnoli, supera un esame ed entra direttamente al quarto anno. Fuori corso studia per direzione d’Orchestra.


Ora, non che la fonte sia più illuminante, ma perlomeno non dice affatto che la nostra Nicoletta a quattro anni abbia studiato come direttore d'orchestra. Quindi, riepilogando: scrivi un'evidente scemenza e citi pure una fonte che smentisce quel che scrivi.

Wikipedia prosegue:

Successivamente si reca a Londra per perfezionare l'inglese, ma dopo soli due giorni torna in Italia trasferendosi a Roma, dove comincia a farsi notare col nome di Guy Magenta.


Successivamente quando? L'avevamo lasciata a quattro anni che studiava direzione d'orchestra e all'improvviso la ragazza ci si trasferisce a Londra. Magari se proseguo la lettura e approfondisco mi viene spiegata la questione, ma quello che certamente stona è il fatto che che rientri in Italia dopo soli due giorni.
Allora, delle due l'una: o Patty Pravo si è recata a Londra (a quattro, cinque, dieci, vent'anni) per studiare inglese e si presume che, visto l'obiettivo, abbia cercato una casa, un'occupazione, un appoggio, un qualunque accidenti di contesto logistico preparato il minimo sufficiente per trasferirvisi, o ci è andata due giorni, probabilmente il tempo di un paio di canne, una birra e un weekend con gli amici. Altrimenti io mi sono recato in almeno un centinaio di Paesi al mondo con l'obiettivo di perfezionare tantissime lingue, compreso l'hindi, l'uighuro, il mongolo, lo swahili e il kanako.

Non è un particolare, se stai scrivendo un'enciclopedia.

TAG: wikipedia, patty pravo
12.19 del 19 Giugno 2012 | Commenti (0) 
 
14 Secondo di due: iPhone 4S
APR Web e tecnologia
[Ho in canna questo post più o meno da quando ho scritto quello sull'iPad, ma poi, al solito, ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi, la tintoria non mi aveva portato il tight, c'era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c'è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, eccetera.]

Ho amato molto gli HTC e fino a poco tempo fa li ho ritenuti i migliori smartphone in circolazione, nonostante il mio primo, un Diamond2 con a bordo Windows Mobile 6, mi avesse abbandonato di punto in bianco a un solo anno dall'acquisto, piantandomi in asso nel bel mezzo della Corea con il touchscreen completamente inerte. Nella (lunga) attesa che gli ormai leggendari cinesi di via Rosmini a Milano me lo sistemassero, un anno e mezzo fa avevo preso un HD2 con WinMobile 6.5, il modello di punta dell'azienda, che a differenza del Diamond montava un touchscreen capacitivo: in teoria, allora, l'unica vera risposta all'iPhone sul mercato.
La scelta di smartphone con WinMobile era dovuta semplicemente al fatto di avere un classico pc portatile con Windows e di usare Outlook per la gestione dell'agenda e della rubrica: dunque di poter continuare ad usare ActiveSync per la sincronizzazione pc-telefono.

Dell'HD2 sono stato davvero innamorato: risposta dell'interfaccia (quasi, credevo) a livello iOS di Apple, esperienza utente ottima sotto ogni punto di vista, connettività globale, display eccezionale, memoria espandibile, eccetera. Un vero e proprio mini personal computer. Finché ho usato il notebook Windows, anche la sincronizzazione non ha mai dato problemi: eccellente.
Poi sono migrato al MacBook e da lì sono iniziati i problemi, ché far dialogare Mac OS X con Windows Mobile ve lo lascio immaginare.

In realtà, confesso, sono stato a lungo uno degli irriducibili detrattori dell'iPhone, ritenendolo indietro di almeno un paio di generazioni rispetto alla concorrenza. Dello smartphone di Cupertino ho però sempre apprezzato la straordinaria fluidità dell'interfaccia, dovuta a uno schermo capacitivo la cui risoluzione grafica è sempre stata innegabilmente avanti anni luce, anche se leggo in giro che gli attuali schermi amoled di Samsung sono forse ancor più una meraviglia del display retina di Apple.
In ogni caso è un fatto che a partire dall'iPhone 3S il divario tecnologico fra Apple e la concorrenza sia andato via via riducendosi, perlomeno in termini di funzioni orientate alla produttività e all'impiego in ambito professionale, tant'è che oggi parecchi indici sembrano mostrare una decisa contrazione della quota di mercato tradizionalmente coperta da RIM, in parte proprio a favore di Apple.

Sta di fatto che, iCoso o non iCoso, me ne stavo bene ancorato al mio HTC, pur sacramentando quotidianamente per la difficoltà di farlo dialogare con il MacBook e consapevole che in un futuro prossimo, anche su questo fronte, mi sarei infine piegato alla Mela per ormai innegabili questioni di opportunità e omogeneità del mio substrato tecnologico.
Senonché proprio la sera di Capodanno, dopo qualche strano preavviso nei giorni precedenti, anche l'HD2 mi ha abbandonato di colpo, lasciandomi irrimediabilmente senza telefono. E, francamente, due KO in meno di tre anni, peraltro per la stessa ragione - touchscreen inerte - si meritano anche un bel vaffanculo.
Così ho abbattuto anche l'ultimo muro e da inizio 2012 il mio è un universo tecnologico interamente e definitivamente Apple: MacBook Pro, iPad 2 ed iPhone 4S, tutto annegato e sincronizzato via iCloud. Il paese dei balocchi.

E, come ebbi già modo di scrivere in occasione del passaggio da PC a Mac, prima, e dell'acquisto dell'iPad poi, già dopo qualche giorno di utilizzo dell'iPhone la domanda inevitabile che mi son trovato a farmi è stata: ma com'è che ho aspettato così tanto?

Sincronizzazione a parte di posta, agenda e rubrica, che a questo punto è diventata l'ultimo dei miei problemi - iCloud gestisce tutto in modo eccellente e in tempo reale - e che di fatto mi consente oggi di lavorare al 90% indifferentemente sul Mac, sull'iPad o sull'iPhone, e dando per scontata la fluidità dell'interfaccia sul retina display, quel che più mi ha colpito dell'iPhone è la foto/video camera. La qualità delle immagini e dei video è davvero impressionante, anche in condizioni estreme di luce e già senza bisogno di alcun fotoritocco in post produzione.
Il risultato è che ho abbandonato in via definitiva la mia piccola compattina Panasonic e da tre mesi tutte le immagini che ho pubblicato qua dentro arrivano dall'iPhone. Per non dire dei filmati in alta definizione che ho girato in montagna ai Tati, in movimento lungo le piste da sci, con tutte le difficoltà, vibrazioni e problemi di instabilità connessi: eccellenti, come se l'iPhone fosse dotato di uno stabilizzatore professionale d'immagine.

Dovessi proprio dire, i difetti storici dell'iPhone son comunque sempre gli stessi: la non espandibilità (i 64Gb interni sono tanti, ma tutto sommato non un'esagerazione, soprattutto in virtù proprio delle capacità di acquisizione immagini) e l'impossibilità di accedere direttamente a un eventuale cambio di batteria - ammesso che davvero sia così un limite.
È peraltro vero che io tutti questi problemi di autonomia della batteria, dei quali tanto avevo letto al tempo del lancio sul mercato del 4S, non li ho riscontrati, pur avendo sempre attive tutte le varie feature succhia-energia (WiFi, Bluetooth, localizzazione, eccetera). Sarà perché già con l'HTC ero abituato ad attaccarlo alla corrente ogni volta che potevo: l'HD2 dovevo caricarlo almeno due volte al giorno. L'iPhone, per contro, lo metto spesso in carica una sola volta alla sera.

Il maggior limite dell'architettura Apple, comunque, vista ora nel suo complesso (almeno per l'uso che ne faccio/farei io), sta tutto sommato proprio nelle dimensioni dello spazio a disposizione su iCloud.
Detto che i 5Gb gratuiti bastano di fatto solo per sincronizzare agenda, rubrica, preferiti e poche altre cose - e quelli ho, al momento - iCloud mette al massimo a disposizione 50Gb di spazio al non modico prezzo di 80€/anno, un taglio che secondo me ha un po' poco senso, costo a prescindere. Non vedo infatti particolarmente utile usare iCloud per fare i backup di iPhone e iPad, che posso tranquillamente continuare a gestirmi sul disco di rete di casa o su un qualunque disco esterno (senza contare peraltro che i 50Gb di iCloud, avendo un iPhone da 64Gb, potenzialmente non basterebbero comunque). Né quello spazio sarebbe sufficiente se volessi usarlo per condividere la mia libreria di musica (180Gb circa), o l'archivio immagini (100Gb almeno).
Il punto è che oggi gestiamo volumi dati notevoli, soprattutto in termini di contenuti multimediali: contenuti, però e guarda caso, che in gran parte sono generati proprio dalle nostre device mobili. E dunque, che senso ha proporre tagli massimi da 50Gb quando vendi device dotate di funzionalità di sincronizzazione reciproca, che potenzialmente vengono usate per generare contenuti multimediali di peso elevato e che hanno capacità superiori di storage interna?
Confesso che non mi è ben chiaro.
TAG: iPhone 4s, HTC, HD2, icloud
00.07 del 14 Aprile 2012 | Commenti (1) 
 
18 Ho preso installato la Metro
MAR Web e tecnologia
Durante uno dei miei attacchi nerd serali mi son creato una nuova partizione sul Mac con VirtualBox per installare e provare la customer preview di Windows 8. Del resto, con 750Gb di disco e 8Gb di RAM, se non ci faccio un po' di chiasso attorno (cit.) che gusto c'è? Già ho altre due partizioni per far girare all'occorrenza XP e Ubuntu: vuoi non metter su anche l'ultimo nato in casa Redmond per godere un po' della nuovissima interfaccia Metro?
Fra parentesi, dovete anche spiegami perché spendete tutti quei soldi per comprare Parallels o VMWare, visto che VirtualBox è gratuito e funziona come un orologio.

Comunque.

Il colpo d'occhio, confesso, è accattivante. Quasi quasi ci si rimane anche un po' male, soprattutto se si è passati ad Apple un anno fa fuggendo da vent'anni di Microsoft, tagliandosi tutti i ponti alle spalle e bruciandosi la terra attorno: niente più Windows nemmeno sul telefono e sul disco di rete, riformattate tutte le vecchie unità di backup, piallato anche il netbook Vaio (sul quale ora gira Ubuntu).
Fatto sta che quei buontemponi degli eredi di Bill Gates, dopo un'intera epoca di noiosissimi sistemi impiegatizi, hanno sfornato 'sta roba fatta a tile, le mattonelle colorate, stravolgendo completamente il paradigma delle tradizionali interfacce Windows.

Ed è così innovativa, in effetti, che si rimane un po' spiazzati. Tipo, dov'è la solita roba? E i miei file? E il desktop?

I primi passi dentro l'interfaccia Metro non sono così immediati, né intuitivi, perlomeno per chi vi arriverà da sole esperienze dei precedenti sistemi Microsoft, Seven compreso. Windows 8 è un sistema sviluppato per offrire un'esperienza utente completamente differente dai suoi predecessori, ma d'altra parte assolutamente familiare a chiunque utilizzi uno smartphone, soprattutto di casa Apple o sviluppato su Android. In pratica è evidentemente un sistema nato per girare in ambiente touchscreen e basato su "app": ogni mattonella una app.
Il problema principale, a mio avviso, è che l'utente classico di un pc usa il proprio computer con un approccio mentale differente da quello con cui utilizza un tablet o lo smartphone e siamo ancora lontani (ammesso che abbia mai davvero senso arrivarci) da un mercato di computer portatili con touchscreen integrato. Metro non è particolarmente amichevole (o perlomeno non sembra esserlo in questa customer preview) verso il tradizionale uso del mouse e per quanto si possa essere abituati a un approccio simile sul proprio telefonino, non lo si è affatto nel colloquiare con il computer. È un modo di interagire non intuitivo e lipperlì un po' fastidioso, soprattutto volendo accedere alle risorse di sistema per via tradizionale attraverso l'uso del file system.
Il vecchio modus operandi e l'ambiente desktop tradizionale sono in ogni caso sempre disponibili: almeno nella preview è possibile uscire da Metro attraverso un tile specifico che apre un'interfaccia simile a quella di Seven.

Tablet e notebook avranno sempre più destinazioni d'uso diverse e i primi non divoreranno il mercato dei secondi, al massimo ne assorbiranno una quota. Il personal computer diventerà più orientato a un uso tecnico che necessita di tastiera fisica e device specifiche di puntamento, mentre il tablet monopolizzerà probabilmente il mercato del largo consumo, rimpiazzando il pc presso l'utenza di fascia media e generalista.
In questo scenario Windows 8 punta all'integrazione dei sistemi, alla convergenza fra fisso e mobile e all'armonizzazione dell'esperienza utente fra device di natura diversa, ma in prima battuta (sicuramente a torto) non mi convince del tutto. È vero del resto che è un po' la strategia che la stessa Apple sta facendo all'interno di un ormai avviato processo di convergenza fra Mac OS e iOS, probabilmente con l'obiettivo di arrivare a sviluppare varianti diverse di un unico sistema operativo in grado di girare su mezzi diversi, computer, tablet o telefoni che siano, garantendo così agli utenti continuità d'uso e semplificazione estrema del dialogo.
Di per sé, in effetti, una strada abbastanza ovvia. Probabile però che abbia maggior presa, come sempre, sui nativi digitali di ultima generazione cresciuti a pane e smartphone, piuttosto che verso coloro che viaggiano da anni col pc nella borsa.

Windows8
L'interfaccia Metro per PC


TAG: windows 8
23.52 del 18 Marzo 2012 | Commenti (0) 
 
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