Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Progetto 110: Brescia
10-12-2009 - Centodieci/5 - The running tour

La partecipazione alle mezze maratone di Riva del Garda e di Sanremo mi ha dato anche l'occasione per aggiungere qualche tassello all'album "centodieci", che pian piano va popolandosi. Finché si tratta di capoluoghi del nord, peraltro, è facile: il bello arriverà quando per andare avanti con la collezione inizieranno a mancarmi solo città del centro-sud.

A Brescia mi son fermato tornando da Riva. A dir la verità non ne avevo alcuna voglia, anche perché la giornata era particolarmente uggiosa e tutto sommato Brescia si trova lungo una tratta della A4 che percorro piuttosto spesso, ma tant'è era una buona occasione da non sprecare, considerato soprattutto che per una volta non avevo alcuna fretta. Così, detto fatto: ho inforcato Brescia est e piazzato un'altra facile bandierina sulla mappa dei capoluoghi italiani.

Una piazza del duomo, qui, c'è, ed anzi, di duomi ce ne sono ben due: quello vecchio, noto ai pił come La Rotonda, un edificio romanico dell'XI secolo all'interno del quale pare siano custoditi bellissimi tesori dell'arte medievale, e quello nuovo al suo fianco, in stile manieristico e barocco, costruito tra il XVII secolo e gli inizi del XIX, anch'esso ricco di opere artistiche come la rinascimentale Arca dei SS. Apollonio e Filastrio. Sembra che la cupola sia la terza pił grande d'Italia dopo quelle di San Pietro a Roma e di Santa Maria del Fiore a Firenze (inevitabile citazione da Wikipedia).
Inutile dire che io ho trovato chiusi entrambi i duomi, come da regola di questo progetto. E la domanda si ripropone inevitabilmente spontanea: perché?

Duomo vecchio e Duomo nuovo, Brescia
Torre del Pegol (o del Broletto) e Duomo nuovo di Brescia
Il Duomo vecchio (La Rotonda), dell'XI secolo

A Piazza della Loggia no, non ci sono stato, per quanto in effetti fossi tutto sommato nei pressi. Pioveva, avevo l'auto in super rimozione forzata, non ne avevo voglia, volevo andarmene a casa e insomma, non so nemmeno cosa avrei potuto aspettarmi di vedere in Piazza della Loggia. Per quanto.

La riviera ligure, quella di ponente in particolare, non ha praticamente segreti per me. Sono di Genova, di famiglia genovese, di settimane estive in riviera da bambino credo di averne fatte a dozzine, per non parlare della naja, interamente trascorsa proprio da queste parti. Conosco ogni paese da Genova e Ventimiglia (e quasi ogni paese da Genova a La Spezia): a Pegli e ad Arenzano andavo a fine anni '60 ed inizio anni '70 con i nonni, a Varazze con i miei, a Finale ho arrampicato negli anni '80, a Spotorno sono andato per la prima volta in campeggio da solo a diciassette anni, a Diano ho fatto il militare fra il '91 e il '92. Non c'è angolo di questo tratto di costa - e pure dell'entroterra, delle Alpi e dell'Appennino ligure - nel quale non abbia messo piede almeno una volta. Ancora, ad esempio in provincia di Imperia: nel Marguareis, al Colle di Nava, a Monesi, Triora, Bussana, Cervo; oppure pił verso Savona, con Alassio, Albenga, Pietra Ligure, Borgio Verezzi.
Non c'è luogo da queste parti che non abbia per me un qualche significato, o al quale non associ un qualche ricordo.

Eppure proprio a Savona, per quanto faccia mente locale, direi che non ero mai stato prima. E' sempre stata solo l'enneesima uscita autostradale fra le tante mai inforcate nei miei percorsi abituali.
Così, in occasione della trasferta a Sanremo, non potevo certo lasciarmela sfuggire, anche perché negli ultimi anni non è che in realtà mi sia capitato così di frequente di tornare da queste parti.

A Savona sia Google map che il Tom tom tendono a perdere la bussola. Tipo che mi trovo in via Paleocapa, nel pieno centro di Savona, ed entrambi insistono nel provare a convincermi che sono esattamente davanti al duomo, praticamente che sto sbattendo il naso contro la facciata. Sono assolutamente d'accordo fra loro sul punto esatto, praticamente al metro.
Solo che, dove dicono loro, il duomo non c'è. Anzi, per la verità non c'è proprio l'ombra di una chiesa che sia una, nemmeno di una piazza. C'è solo questo corso largo e dritto che taglia in due il centro, con i suoi portici, le illuminazioni natalizie, i babbi natale, le vetrine fiche, le strisce blu per parcheggiare e il profilo di un'esaagerata nave da crociera che svetta in fondo alla via al di sopra dei tetti dei palazzi, ancorata in porto proprio davanti alle vie del centro storico. Molto suggestiva invero, ma non assomiglia affatto ad un duomo.
Eppure prima di partire, contravvenendo alle regole del gioco (diciamolo, passato l'integralismo iniziale mi sono un po' lasciato andare...) mi ero ben informato su Wikipedia. Il duomo di Savona - che, indovinate un po', tanto per cambiare si chiama Cattedrale di Maria Assunta (ma quante ce ne sono in Italia?) - esiste, è in via Paleocapa e si affaccia proprio su Piazza del Duomo, che qui esiste. Così uno pensa toh, finalmente una piazza del duomo come dio comanda, con un duomo vero lì in mezzo.

Invece no. In via Paleocapa non c'è. Rimango lì un po' perplesso, con il mio fedelissimo HTC che insiste a dirmi che ce l'ho davanti al naso. Chiedere ai passanti, diciamolo, mi scoccia. Twitto il mio disappunto e cerco di guardare al di sopra dei tetti circostanti se per caso sbuca una cupola da qualche parte, ma le vie sono troppo strette e non vedo nulla.
Così mi metto a passeggiare a casaccio per le vie del centro e ad osservare i truzzi savonesi - molto truzzi, i truzzi savonesi - che invadono le piazze del sabato pomeriggio. Finché, ad un incrocio, non mi cade per caso l'occhio su un classico cartello marrone che indica per di là, Duomo di Savona. A-ha! Tombola.

Il Duomo di Savona, alias appunto Cattedrale di Maria Assunta, eretto in stile neo-barocco fra il XVI ed il XIX secolo in effetti si trova in Piazza del Duomo. Che, per la cronaca, è una piazzetta di cinque metri per venti, ad occhio: pił che una piazza, una strettoia che dà sui vicoli del centro storico. Ma soprattutto, quel che conta, Piazza del Duomo NON è affatto lungo via Paleocapa, ma qualche centinaio di metri pił a sud, all'incrocio fra via Verzellino e via Aonzo.
Il duomo se ne sta pacificamente piantato lì in mezzo da secoli, suppongo, alla faccia della tecnologia palmare del terzo millennio e dell'omniscenza umana riversata su Internet.
Non solo: è miracolosamente aperto.

Cattedrale di Maria Assunta, il duomo di Savona
Chiesa di Sant'Andrea apostolo, Savona
Savona

A fianco del duomo, affacciata sul chiostro interno, la Cappella Sistina (sic!), anch'essa incredibilmente aperta ma con divieto assoluto di fotografare, chissà poi perché. Poco male comunque, perché la cappella non è un granché ed anzi, è un po' troppo rococò, pacchiana e naïf, pure piccola. Dimenticatevi insomma quella del Vaticano, sebbene sempre Wikipedia mi riveli che il nome non sia affatto casuale, poiché la Cappella Sistina di Savona venne anch'essa fatta erigere da papa Sisto IV, come mausoleo per i propri genitori. Pensa un po' che botta di cultura che vien da farsi in questo tour dei capoluoghi italiani.

Ad Imperia sono in qualche modo particolarmente legato. Ho fatto la naja a Diano, a pochi chilometri da qui - ci si va quasi a piedi da Diano ad Imperia, volendo. Era la classica uscita serale settimanale: non che ad Imperia ci sia chissaché di pił che a Diano, ma tant'è.
Così sono stato qui a lungo in passato, è una città che in teoria dovrei conoscere bene. Nel rientrare da Sanremo mi ci fermo dunque solo per scattare la classica foto al duomo, tanto pił che diluvia e che tornare sui luoghi della naja, dopo quasi vent'anni, esercita sul mio umore una strana influenza triste e malinconica. La naja è qualcosa che ho seppellito così in fondo a me stesso che il solo parlarne mi è difficile.

Invece mi fermo a Borgo Foce a far qualche foto sotto alla pioggia. Non ho fretta, e poi c'è la questione del mare d'inverno.
Cammino un po' da solo sulla scogliera, non c'è un'anima e mi sto anche un po' infradiciando. La gara di Sanremo, ieri, è andata bene. In effetti non ho alcuna foto di Imperia. Ed anzi, all'improvviso è come se mi trovassi in un luogo del tutto sconosciuto. Non credo di essere mai stato qui a Borgo Foce. Dov'è finita la mia Imperia, quella che ricordo io?
Lo scopro solo al momento di ripartire. Imperia è divisa in due: la vecchia e caratteristica Imperia Porto Maurizio, dove si trovano Borgo Foce e il duomo - la neoclassica basilica di San Maurizio, che fra l'altro è la chiesa pił grande di tutta la Liguria; ed Imperia Oneglia, pił nuova e "cittadina", quella che frequentavo io e che si trova, appunto, sul lato orientale, verso Diano.
E' possibile arrivare in macchina e parcheggiare proprio davanti alla gradinata della basilica di San Maurizio, il che è in fondo un peccato ed anche poco fotogenico.

La basilica è aperta, anche questa, come già a Savona. I liguri ne capiscono, evidentemente. Dentro c'è un silenzio assoluto. Lo spazio interno è davvero grande e luminoso. Non c'è nessuno, sono del tutto solo, anche qui. All'improvviso Imperia mi appare tutta per me. Sarà il diluvio, sarà il mare d'inverno, sarà che è la domenica del ponte dell'Immacolata.
Scatto qualche foto, cammino piano per non fare rumore.

E riparto. Non prima di essermi fermato a comprare un po' di focaccia e di farinata. Quel tanto che basta per osservare che la focaccia e la farinata di Imperia non hanno alcuna parentela, nemmeno per discendenza, con quelle di Genova. Era meglio pranzare in qualche trattoria deserta sul mare a Borgo Foce, con la mareggiata che sbatte sugli scogli.

Imperia Porto Maurizio, borgo Foce
Basilica di San Maurizio, il duomo di Imperia











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