Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Progetto 110: Roma
30-07-2012 - Centodieci/33: Roma (w/Tati)

A parte l'esserci stato ennemila volte, a Roma mi è capitato pure di viverci per parecchi mesi, fra il '97 e il '98. Epperò era parecchio che non tornavo: l'ultima volta direi tre o quattro anni fa per lavoro, al solito in giornata.
Avevo intenzione da mesi di portarci i Tati - ché non esiste che 'sti bimbi avessero visto Tokyo e Parigi ma non la Capitale - e in effetti avevamo programmato una spedizione per il ponte del primo maggio, ma poi la febbre, le solite cose da bambini, eccetera, e la breve vacanza era saltata proprio all'ultimo minuto.
Così abbiamo rimediato a metà giugno, nel weekend dopo la chiusura delle scuole, e io ne ho approfittato sia per mettere un'altra bandierina al Progetto 110, ché di Roma non avevo una foto che fosse una, sia per fare una cosa che a Roma, nonostante tutto e per quante volte ci fossi stato, non avevo mai fatto prima: il turista.

Misurarsi con una città come Roma con due bambini di 5 e 8 anni, volendo darne loro un'idea abbastanza completa in un solo weekend senza rompergli inutilmente le scatole - ché le città d'arte, di base, non è che siano proprio la meta ideale per i bambini piccoli - e cercando di farli divertire ed appassionare, richiede un po' di preparazione. Ho dunque studiato un po' e ho chiesto aiuto agli amici e genitori romani nella comunità dei miei follower su FriendFeed, che mi hanno dato qualche preziosa dritta per programmare un itinerario a prova di piccoli viaggiatori.

Sono tornato con parecchie cose da scrivere, sia sulla Città eterna a misura di bambini, sia soprattutto sul viaggiare in Italia, oggi, da turista: esperienza che non facevo da un bel po' e che mi è parsa parecchio frustrante. Ma, come spesso mi accade da qualche mese in qua, un po' mi è poi venuta meno la voglia di riordinare con calma le idee qua dentro, un po' c'è che al solito ho lasciato altrove (su FriendFeed in particolare) le impressioni del momento e le battute al volo.

Comunque, non sia mai che lasci un post Centodieci privo di adeguati commenti.
E dunque Roma, Caput mundi. Coi bambini, innanzitutto, che nel caso abbiate programmi simili magari vi torna utile.

Pomeriggio del primo giorno, San Pietro: subito, pronti e via. Grande entusiasmo nel varcare almeno trenta volta la frontiera con Città del Vaticano, saltando di qua e di là della linea di confine. Assai gettonato anche il punto di Piazza San Pietro dal quale il colonnato del Bernini appare formato da una sola fila di colonne: ci siam dovuti tornare tre volte.
Tata piccola decisa ad affrontare i cinquecentotrenta gradini per salire in cima al Cupolone, Tato grande deciso alla separazione fraterna: ci si accorda infine per un gelato e per mandare le cartoline "dall'estero". A sorpresa il grande chiede di andare a visitare la Cappella Sistina, ma le prenotazioni sono chiuse e affrontare la coda degli sprenotati è improponibile, a meno di essere giapponesi avvezzi a corsi estremi di sopravvivenza.
Seconda giornata dedicata alla Roma classica: nella classifica personale dei bambini va in testa la Fontana di Trevi. Sul podio, il grande le affianca il Colosseo, cercando di immaginare dove tenessero i leoni, la preferenza della piccola va invece alle tombe dei re al Pantheon (!). Naturalmente, impossibile evitare la coda alla Bocca della verità, una delle attrazioni irrinunciabili per i bambini. Ci tornerò peraltro più avanti nel post, per altre ragioni. Si chiude con una bella passeggiata al Gianicolo per vedere il panorama sulla Capitale, ma se riuscite a incastrare meglio il programma potrebbe valer la pena portarci i bambini a mezzogiorno, per assistere al tradizionale sparo del colpo di cannone.
Terza giornata, infine, per due tentativi a vuoto: Museo dei bambini e Museo degli strumenti musicali al Parco della musica di Renzo Piano. Il lunedì sono entrambi chiusi. Benvenuti in Italia. Finiamo dunque il nostro tour con una classica visita al Bioparco, che comunque è sempre ben apprezzato dai più piccoli.

Serate trascorse sempre molto piacevolmente in Piazza Navona, fra artisti di strada di varia estrazione. Tati particolarmente entusiasti dei pittori che usano le bombolette spray: mi è toccato passarci ore e son dovuto pure venire via con un classico Colosseo nippo-kitsch che lascio alla vostra immaginazione.

Fin qui, insomma, quanto utile ai fini del Touring Club. C'è poi anche Roma, sassi a parte.

A iniziare dai tassisti, i luoghi comuni sui quali non sono mai abbastanza sprecati. Come quello che ti fa pagare il supplemento di due euro perché sei salito alla Stazione Termini: un bel what the fuck, per dire? O il fatto che se prendi dodici taxi in tre giorni non ce n'è uno che abbia la stessa tariffa iniziale, per cui sembra una gara a chi riesce a fregarti di più: roba che ormai nemmeno a Istanbul. O che nessun taxi accetti in pagamento altro che non siano contanti e che, fra l'altro, il resto sia sempre un problema.

Certo, puoi prendere la metropolitana. Ricordando che se è domenica, e sei sprovvisto di moneta, ti puoi anche suicidare perché le biglietterie son tutte chiuse e le macchinette non accettano ovviamente nulla che non sia contante, fresco di Zecca di Stato nel caso si tratti di banconote. Sperando poi, naturalmente, che le macchinette funzionino.
Così siamo noi tre, italiani, un paio di francesi, una coppia di giapponesi e altri tre non identificati: tutti a elemosinare qualche moneta ai passanti per riuscire a fare un cazzo di biglietto per la metro. In un weekend di giugno, altissima stagione in una delle capitali turistiche del pianeta.

O ad esempio, prendi la Stazione Termini, la più importante d'Italia si suppone. Dove se arrivi con mezz'ora d'anticipo puoi anche scordarti di sederti da qualche parte, ché in stazione, se devi aspettare, è previsto solo che mangi o che stai in piedi.
Così, metti di essere da solo con una valigia e due bambini, e di volere almeno comprargli dei giornalini in una delle sei edicole presenti: null'altro che Topolino, perché evidentemente a viaggiare son solo gli adulti col pc portatile amanti della vela e interessati ai mercati finanziari.

O magari parliamo degli hotel, ma poi tutto sommato no: ho deciso che non ne scriverò. Ho in canna un post da mesi e mesi sugli hotel in Italia, ma non trovo mai il tempo, né la voglia, di svilupparlo. Così non parlerò né di stelle, né di wifi, ad esempio, ché altrimenti vado fuori tema e in fondo questo è pur sempre un post del Progetto centodieci.
Quel che invece mi interessa è piuttosto prender spunto dal nostro weekend a Roma per buttar giù due note sulla cultura del turismo in Italia, dal probabile punto di vista degli occhi di un turista straniero proveniente, chessò, da Londra, o da Tokyo, o da New York.

Ché da una parte è fin troppo facile sparare sul carrozzinaro che ti chiede cento euro - CENTO EURO - per un giro in carrozza da San Pietro a Piazza Navona perché "Aò, dottò, semo stati in giro un'ora", al che tu gli fai gentilmente notare che a) siete stati in giro un quarto d'ora, b) cento euro l'ora è la tariffa media di un professionista del terziario avanzato, figurati cento euro per un quarto d'ora, c) non hai gli occhi a mandorla, d) cento euro non li hai ed e) può scegliere fra non prendere un euro e chiamare i vigili, andare a fare in culo o prenderne cinquanta, andarci lo stesso e sparire immediatamente. E finisce così solo perché ci sono i bambini e non hai voglia di metterti a litigare davvero.
E non sono nemmeno i chilometri e chilometri di transenne che attraversano Piazza San Pietro, che per carità, capisco che in certi casi possano anche tornare utili per incanalare la folla, ma quel tipo di folla oggi non c'è e le transenne sono un obbrobrio che deturpano una delle piazze più famose del mondo.
O i due sportelli - due, due soli - che la biglietteria del Colosseo riserva ai turisti che non fanno parte di gruppi organizzati, per cui nella stessa domenica di cui sopra, in cui non riesci a fare il biglietto della metropolitana, càpita che alle tre del pomeriggio, con più di trenta gradi, tu possa aspettare più di un'ora in coda per entrare, ché i bigliettai non è che poi parlino tutte queste lingue e hai presente quante nazionalità possono essere rappresentate in una coda per entrare al Colosseo in un weekend di giugno?

E non è neanche l'analoga coda alla Bocca della verità: una coda infinita, ingabbiata (sono certo che anni fa non lo era affatto), che obbliga i turisti a versare un'offerta "volontaria" per aspettare il proprio turno per fare una foto davanti al monumento. Ne è consentita una sola a testa: in base a quale regolamento?
Una roba da mandarli tutti davvero, non fosse che i bambini assolutamente vogliono mettere la mano dentro alla Bocca, una delle ragioni principali per cui avevano voglia di visitare Roma.

Non è tutto ciò, né cento altri esempi, volendo, per cui alla fine ti chiedi se Roma e l'Italia tutta non siano in fondo una qualunque meta del terzo mondo turistico. Un po' come andare a farsi spennare in India o in Marocco, per dire, invece che una delle più occidentali e civilizzate destinazioni del turismo planetario.

In fondo potrei anche soprassedere a tutto questo (no, non è vero, ma facciamo di sì). Quello che però davvero non capisco, né capirò mai, è perché mai io debba rinunciare a cenare in uno dei ristoranti che affacciano ad esempio su Piazza Navona, o davanti al Pantheon, perché "Dottò, quelli son per turisti, lasci perdere".
Ecco, perché? Cosa vuol dire che sono per turisti? Ma perché, io cosa sono? E perché mai il fatto che quei ristoranti siano per turisti, ovvero per stranieri, deve significare che allora fanno schifo, sono cari e son lì apposta per fregarti? Ma che accidenti di modo di ragionare è?
Se sono un turista, ancorché italiano, e vengo a Roma da turista, è ovvio che vorrei cenare in Piazza Navona, ad esempio, e non in una trattoria qualunque imbucata in una via traversa perché altrimenti in Piazza Navona mi prendono per il culo, mangio da schifo e mi spennano.
Non dico che debba costare uguale cenare in Piazza Navona e all'Ostiense, ma che la qualità del servizio e l'eccellenza siano eventualmente la differenza fra il cenare in Piazza Navona e altrove, questo sì, perdìo.

Invece no, a Roma (e in buona parte dell'Italia) è come a Delhi: se sei in un luogo turistico e hai la disavventura di capitarci da turista è certo che, appena ti distrai, ti fottono da ogni parte. Ti fottono i tassisti, ti fottono negli hotel, ti fottono nei ristoranti, ti fottono nell'offrirti qualunque tipo di servizio.
E allora sì: tanto vale per me fare le ferie in Caucaso o in Crimea. Il livello di fregatura è esattamente lo stesso, ma almeno, se pago, ricevo un servizio adeguato al contesto e alle circostanze.

E non pretendo di essere al centro del mondo.

Foto, come da tradizione del Progetto 110, strappate al volo col cellulare.

Roma01
San Pietro
Roma02
In Vaticano
Roma03
Piazza Navona, fontana dei Quattro fiumi
Roma04
Fontana di Piazza della Rotonda, al Pantheon
Roma05
Montecitorio
Roma06
Fontana di Trevi
Roma07
Colosseo
Roma08
Vittoriano (Altare della Patria)
Roma09
Bocca della Verità











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