Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Progetto 110: Gorizia
10-12-2012 - Centodieci/34-36: Friuli safari adventure/1

Nelle ultime settimane ho fatto un po' la spola per lavoro fra Milano e Ljubljana, che fra parentesi è una discreta rottura perché non esistono voli diretti, di treni nemmeno a parlarne, di fatto non c'è alternativa comoda all'auto e son pur sempre cinquecento chilometri.
Di buono c'è che ho colto l'occasione per dare una bella botta al Progetto Centodieci, piazzando una sosta mordi e fuggi in tutti e quattro i capoluoghi del Friuli, che un po' in culo al mondo allo Stivale stanno e non è che siano proprio sulle mie rotte consuete. In effetti, per quanto in questi anni mi sia capitato alcune volte di attraversare in corsa il nordest nei miei ripetuti viaggi verso i Paesi slavi, del Friuli non conosco quasi nulla (e a proposito di Centodieci, notizie dell'ultima ora fan presupporre che, nemmeno a dirlo, le province non le toccherà nessuno, nel caso qualcuno ci avesse mai creduto).

Al solito avrei preferito riuscire a buttar giù in diretta un post per ciascuno dei quattro capoluoghi, ché son sicuro mi sarebbe uscito assai meglio. Invece, come ormai sempre più spesso accade nei miei spostamenti, ho affidato le prime impressioni a caldo al microblogging su FriendFeed e ai relativi commenti dei miei follower, tralasciando anche di prendere i soliti appunti che uso poi a distanza di tempo per scrivere i miei post. E sì che ormai viaggio sempre con l'iPad sotto braccio.
Comunque, giusto a onor di cronaca e per non lasciar nulla sparso in giro, ecco qua uno screenshot tratto dalle mie avventure a Gorizia e Udine.

FFGorizia

A Trieste ero già stato una decina d'anni fa, a Udine una sola volta a metà degli anni '70 e non ero mai più tornato. A Gorizia non avevo invece mai messo piede.
Trieste la ricordavo come una città fredda, fredda nell'aria, molto banalmente forse perché c'ero stato d'inverno. Nonostante l'occasione non fosse stata delle migliori, ne conservavo comunque un buon ricordo e in effetti mi ha accolto piacevolmente anche questa volta, ché il panorama scendendo dall'autostrada, con tutte le navi all'ancora in rada quassù in cima all'Adriatico, è sempre assai suggestivo.

È una città meravigliosa per correre Trieste, con quel lungomare infinito e le colline carsiche che la chiudono alle spalle. È una città di frontiera, lontana da tutto il resto, ché quando sei a Venezia te ne mancano ancora centocinquanta e le corsie in autostrada scendono a due: il traffico diminuisce, una volta lasciato alle spalle il passante di Mestre, e son quasi solo TIR slavi e poche auto che si spingono fin laggiù, così che ti chiedi se per caso quelli di Trieste vengano mai a farsi un giro più a occidente, o se se ne rimangano arroccati in fondo alla loro baia a trafficare con gli slavi e, a noi di qua, semplicemente ci ignorino e punto.
Ché a Trieste ti senti davvero foresto, perlomeno arrivando dalla Pianura Padana. E persino io, che son genovese, mi sento un po' straniero a Trieste, per quanto secondo me la gente delle città di porto sia un po' tutta figlia della stessa madre.

E insomma, sono arrivato a Trieste nel pomeriggio tardi di una giornata limpida e un po' ventosa, che forse preannunciava Bora, chissà, e ho mollato l'auto dietro Piazza Unità d'Italia per poi salire a piedi tra i vicoli della città vecchia fino alla Cattedrale di San Giusto, un po' di corsa, ché il sole stava calando e volevo almeno far due scatti. Ed ero in maniche di camicia arrotolate agli avambracci, e sudavo mentre risalivo rapido attraverso la città vecchia, così che una volta su alla Cattedrale mi son fermato e il sudore mi si è gelato addosso.
Son rimasto lì, con Trieste sotto di me, e ho pensato che sì, non mi dispiacerebbe forse viverci a Trieste, respirarne l'aria di frontiera a me così familiare e poter guardare ogni giorno l'Adriatico tutto, fino in fondo, e le coste della Dalmazia appena disegnate nella foschia serale.
Ma ho l'impressione che Trieste, alla fine, sia quel tipo di città che ti intrappola per un'esistenza intera. Il che è curioso per quello che di fatto è uno dei crocevia più europei del nostro Paese.

Trieste1
Trieste, la prefettura
Trieste2
Trieste, Cattedrale di San Giusto

Gorizia l'ho inforcata sulla strada del ritorno, che arrivando dalla Slovenia vuol dire puntare verso Nova Gorica. Che poi un po' ti sembra di essere a Chiasso che all'improvviso invece è Como, per dire. Così è la linea che divide Nova Gorica da Gorizia e un po' mi dispiace non esserci venuto, chessò, negli anni '70, per vedere davvero com'era vivere in una città spaccata in due da una frontiera.
Certo, dite voi: Berlino. Ma Berlino ovest era un'enclave blindata in un territorio alieno. Gorizia era (è) una città attraversata davvero da una linea di frontiera, con una dogana nel mezzo, per cui se ti affacci alla finestra può sempre essere che stendi i panni all'estero. E siccome tutto ciò è all'apparenza illogico e logisticamente ingestibile, la curiosità mi rimane, ché del confine, oggi, non c'è di fatto traccia a parte il vecchio casello doganale abbandonato e i cartelli Italia/Slovenia piantati in mezzo alla strada e un po' surreali.

Mi è parsa abbandonata, in qualche modo, Gorizia. Così lontana da tutto, ancor più di Trieste, che in fondo è una città vera, mentre Gorizia non riesce a scollarsi di dosso l'atmosfera da paesone. Epperò mi ha ben accolto, anche se pure qui mi son sentito maledettamente straniero in terra straniera, ché lo vedon subito che sei di fuori, che arrivi da di là.
C'è pure un'università a Gorizia, ed anche un castello, ma fin lassù non mi ci sono arrampicato, ché non ne avevo né tempo né voglia e la strada per (Udine e per) Milano era ancora lunga davanti a me.
Il duomo è davvero insignificante, probabilmente uno dei duomi più inutili che abbia visto fino a oggi in giro per il Centodieci. Quasi avessero preso una chiesa a caso e avessero detto ok gente, abbiamo bisogno anche noi di un duomo, chi siamo noi per non averlo? Facciamo che è questo e non se ne parli più!

Gorizia1
Gorizia, la frontiera con la Slovenia in città
Gorizia2
Gorizia, il duomo
Gorizia3
Gorizia, Piazza della Vittoria
Gorizia4
Gorizia, la città vecchia

E infine Udine, dove sono arrivato ormai al tramonto, proveniente da Gorizia. Solo qualche decina di chilometri di statale in mezzo a un Friuli così piatto e desolato che al confronto la Pianura Padana sembra Las Vegas. Oppure erano il mio umore e il meteo grigio, ma quando passi dalle parti di San Giovanni al Natisone qualche domanda sul senso della vita, secondo me, te la fai.
Udine ti accoglie con la "tangenziale" e già un po' sorridi, che ti verrebbe voglia di prenderli, gli udinesi (si chiaman così?), e portarli tutti sulla est fra Cologno e Lambrate alle otto del mattino, così glielo spieghi bene com'è una tangenziale. Poi, viali e viali di una città anonima, che nulla ti dice finché non atterri in quel gioellino di Piazza Libertà e non sali al castello - e qui sì, mi sono arrampicato fin su, ché la passeggiata e il panorama meritavano.

Non ricordavo nulla di Udine e del resto son passati quarant'anni suppergiù dalla mia unica visita qua. Non fossi stato ad oltre tre ore di autostrada da casa mi ci sarei quasi quasi fermato per cena, ché le vie del centro invitavano. Ho visto anche dei punk a Udine.
Ora, capite: i punk di Udine. Cioè, io lo capisco che se nasci e muori a Udine forse puoi anche diventare punk. Forse ancor più se sei di San Giovanni al Natisone. Quel di cui non riesco a capacitarmi è che a Udine esista davvero un parrucchiere disposto a farti i capelli in quel modo senza spedirti in un campo di concentramento a calci.
Ché non ci credo che se li siano fatti da soli, con quelle creste blu così dannatamente elettriche e perfette.

Udine1
Udine, duomo di Santa Maria Annunziata
Udine2
Udine, la Loggia del Lionello in Piazza Libertà
Udine3
Udine, il castello











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