Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Il Cerro Torre
Regione: Argentina, Cile - Ande Patagoniche
Quota: 3.128 m


Cerro Torre
Se nel mondo e nella storia dell'alpinismo esiste un vero mito, non c'è alcun dubbio: è il Cerro Torre. A chi non la conosce, verrebbe la tentazione di raccontare che la montagna più famosa e leggendaria del Pianeta è in fondo solo una guglia di poco superiore ai tremila metri nel massiccio del Fitz Roy, un piccolo punto nero su mappe geografiche molto dettagliate.
Per tutti gli altri, invece, è solo l'urlo di pietra: un obelisco di puro granito e ghiaccio che si innalza verticale per più di due chilometri da terra, un vero e proprio missile puntato contro il cielo. A vederlo, semplicemente inaccessibile. Una montagna tremenda, del tutto verticale: pareti infinite di granito ricoperto di ghiaccio, in una delle zone più tempestose del mondo. Si calcola che al Cerro Torre il maltempo colpisca per oltre trecento giorni all'anno di media, spesso con tempeste inaspettate, violentissime, che portano valanghe di neve e ghiaccio e venti da uragano. Siamo in fondo alla Patagonia, le temperature possono raggiungere rapidamente i trenta gradi sotto zero: gli abitanti locali dicono che ogni giorno si alternano quattro stagioni in poche ore.

Negli anni '50 il Cerro Torre era già ritenuto la montagna più difficile del mondo, da molti addirittura impossibile a salirsi by fair means, con mezzi leali. Nel 1959 Cesare Maestri, un grande campione italiano che vantava già parecchie imprese sulle nostre Alpi, affrontò l'inviolata montagna impossibile con il forte ghiacciatore austriaco Toni Egger ed il supporto di Cesarino Fava. Il resto della storia è ormai leggenda.

Dopo una settimana dall'inizio dell'ascensione, Maestri venne ritrovato in stato confusionale ai piedi della montagna. L'alpinista raccontò a Cesarino Fava, giunto in soccorso, di aver raggiunto la vetta il 31 gennaio con Egger e di come il suo sfortunato compagno fosse precipitato durante la discesa, trascinando con sé la macchina fotografica con la prova della salita.
Il corpo di Egger venne peraltro recuperato molti anni dopo, ma della macchina fotografica nessuna traccia.

Sta di fatto che dal quel 31 gennaio del 1959 la riuscita o meno dell'impresa divenne il centro di accese polemiche in tutto il mondo alpinistico, messo a soqquadro dalla notizia dell'ascensione.
Negli anni seguenti alla presunta vittoria di Maestri numerosi altri tentativi andarono ripetutamente a vuoto. Il Cerro Torre continuava a rimanere inaccessibile da ogni versante, perennemente circondato dalle nebbie, battuto dagli elementi più ostili, avvolto dalla leggenda che ormai gli aleggiava intorno. Il suo famoso fungo di ghiaccio, un ghiacciaio pensile che ne riveste la vetta, sembrava allontanarsi nuovamente sempre più dai sogni degli alpinisti.

Alle soglie degli anni '70, Carlo Mauri, un altro grande campione italiano che era stato a sua volta in corsa per la vittoria al Torre, bollò la montagna come definitivamente impossibile a salirsi. Ovviamente il messaggio implicito che Mauri lanciava ai Media era che Maestri, suo grande rivale, aveva mentito, schierandosi dunque apertamente con coloro che non credevano alla storia dell'alpinista trentino, buttando benzina sul fuoco e rilanciando la sfida.

Maestri allora tornò, nel 1970, probabilmente più per la pressione e l'orgoglio ferito che per volontà sportiva vera e propria, e questa volta portò con sé un grosso martello compressore del peso di un quintale. Con l'aiuto di due compagni, per una nuova via di salita, trascinò il compressore fin sotto il fungo di ghiaccio, lo utilizzò per piantare qualche manciata di chiodi a pressione in un punto completamente privo di appigli, arrivò una trentina di metri sotto alla vetta e sulla via di discesa spezzò tutti i chiodi, chiudendo così l'accesso alla sommità e lasciando il compressore appeso per sempre all'ultimo chiodo, cento metri più sotto: un gesto palesemente sprezzante e polemico.
Al ritorno dichiarò in segno di sfida di avere nuovamente vinto il Torre: il fatto però di non avere salito il fungo di ghiaccio sommitale, e di non essere quindi stato sulla vetta vera e propria, non fece altro che arroventare gli animi dei suoi avversari. Maestri venne questa volta (giustamente?) accusato di non aver vinto con mezzi leali ed anzi, di non aver vinto affatto. Non solo: nessuno riuscì a spiegarsi perché Maestri avesse voluto sfidare i suoi denigratori salendo per una via nuova, piuttosto che ripetere quella contestata del '59, né lui fu mai chiaro in proposito.

Gli americani, che con Jim Bridwell riuscirono qualche anno dopo a ripercorrere la cosiddetta "Via del Compressore" di Maestri, senza peraltro fare uso della tecnologia usata dall'alpinista trentino e arrivando per contro fino in vetta, tutt'oggi accreditano la prima ascensione ufficiale del Cerro Torre al lecchese Casimiro Ferrari ed alla sua spedizione, che nel 1974 raggiunse la cima attraverso un nuovo itinerario che sale dal versante ovest. Del resto, non a caso alcuni giornali di allora titolarono "Il Cerro Torre è stato finalmente vinto".

Sebbene oggi il Cerro Torre sia stato salito anche in tempi record ed in tutte le stagioni, e gli alpinisti che ne hanno calpestato siano ormai un certo numero, la famosa via Maestri-Egger del '59 non è mai più stata ripetuta, al contrario della Via del Compressore che ormai conta moltissime ripetizioni, tutte fino in vetta.
Ci si sono accaniti in parecchi su quella muraglia impossibile, ma nonostante siano passati più di cinquant'anni, il Cerro Torre sia stato salito da tutti i versanti e la tecnologia abbia fatto passi da gigante, la famigerata, misteriosa e leggendaria via del '59 ha continuato a resistere a tutti gli attacchi. Non solo: chi ci ha provato, per quanto sia salito, poche centinaia di metri più su della base non ha più trovato traccia del passaggio di Maestri ed Egger, alimentando così il mistero.

Cesarino Fava, il compagno di Maestri ed Egger, è nel frattempo morto portando con sé la sua verità e la difesa ostinata dell'impresa della quale ha sempre sostenuto di essere stato unico testimone: un testimone, però, lontano dai fatti e secondo alcuni non sempre coerente nel proprio racconto. Maestri, ormai ottantenne, per parte sua non ha mai ritrattato la propria versione, ma la fila delle persone non più disposte a credergli si è allungata sempre più nel corso degli anni. Un nome per tutti: Reinhold Messner, che in tempi recenti ha bollato la storia di Maestri come pura fantasia.

Il fatto è che solo lo stesso Maestri ha la verità su questa vicenda e del resto il mondo alpinistico è tradizionalmente, da sempre, molto conservatore in questo senso. Dice Maestri: se mettete in dubbio la mia verità dovete mettere in dubbio tutte le imprese compiute dagli alpinisti solitari, a partire da quelle dello stesso Messner.
Ora, considerate che parlar di Maestri è un po' come parlar di Pelé: se Pelé vi dicesse che una volta ha fatto gol bendato, gli credereste sulla parola? E, soprattutto, che bisogno avrebbe di mentire uno come Pelé?
Perché alla fine il punto è proprio quello: che bisogno avrebbe avuto di mentire uno come Maestri, all'apice della propria fama a livello mondiale, contro una montagna comunque mai scalata che quasi certamente nessuno della sua generazione avrebbe probabilmente scalato per parecchi anni a venire?

Nel 2005 Ermanno Salvaterra, un fortissimo scalatore trentino che nel corso degli ultimi anni è salito numerose volte in vetta al Torre, del quale è peraltro irrimediabilmente innamorato e che probabilmente è la persona al mondo che meglio conosce la montagna, e Rolando Garibotti, un alpinista fuoriclasse argentino, anch'egli profondo conoscitore del Torre e, al contrario di Salvaterra che a Maestri ha sempre creduto, capofila degli scettici riguardo l'impresa di Maestri, decidono di tentare insieme la presunta via del '59 con lo scopo (anche) di dimostrare una volta per tutta la veridicità o meno dell'impresa.
Dopo giorni di epica lotta in parete, accompagnati da Alessandro Beltrami, riescono infine a vincere la famosa parete a quarantasei anni di distanza dalla salita di Maestri ed Egger, compiendo un'impresa che a questo punto può comunque definirsi storica. Salvaterra e soci sbucano dunque in vetta dopo aver seguito in buona parte quella che dovrebbe essere la contestatissima via di salita della presunta prima ascensione. In buona parte, appunto, perché il verdetto dei tre è lapidario: la via di Maestri, perlomeno secondo la descrizione originale, semplicemente non esiste. E' una linea che è impossibile seguire completamente e la stessa via dalla quale Salvaterra e Garibotti sono alla fine passati, e che segue il fantomatico percorso originale in parte, ai loro occhi "moderni" appare di difficoltà assolutamente estrema. Non solo dunque in tutta la salita non trovano alcuna traccia del passaggio di Maestri, ma devono arrendersi all'evidenza che la via del '59, se esiste, non passa dove Maestri stesso ha indicato nel corso degli anni: il tracciato e il terreno non corrispondono affatto a quanto raccontato dal grande Cesare e le contraddizioni fra ciò che è riportato nel resoconto originale del '59 e ciò che Salvaterra e compagni trovano non si contano.

Mistero dunque risolto? Maestri ha davvero inesorabilmente mentito, compromettendo così la sua grandissima fama? Secondo uno sconfortato Salvaterra, sì. Secondo altri no. La polemica continua. E il Cerro Torre continua ad essere la montagna delle montagne.

Ho conosciuto Salvaterra nel 2006 attraverso uno scambio epistolare proprio sul Cerro Torre. Oggi Salvaterra non crede più a Maestri e lo scontro con l'ormai ottantenne Maestri è arrivato addirittura davanti agli avvocati. Salvaterra, peraltro, è tutt'altro che solo. Già nel 2004 Rolando Garibotti aveva pubblicato sull'American Alpine Journal un lungo e documentato articolo-indagine mirato a smontare definitivamente la verità di Maestri e riportando alla ribalta l'annosa vicenda.

Grazie alla corrispondenza di Salvaterra ed alla sua gentile collaborazione, ho raccolto parecchio materiale sulla questione che, con l'autorizzazione dello stesso Salvaterra, metto qui a disposizione.
Ognuno, poi, può farsi l'idea che crede in merito.

- Il resoconto di Salvaterra della sua ultima impresa sul Cerro Torre.
- La versione in italiano dell'articolo di Rolando Garibotti pubblicato sull'American Alpine Journal nel 2004 e la versione originale in inglese, con relativa bibliografia.
- Il resoconto originale di Cesare Maestri, pubblicato sulla Rivista del CAI n.7-8 del luglio-agosto 1961, nel quale Ermanno Salvaterra ha evidenziato i passaggi chiave, ripresi anche da Garibotti nel suo articolo, rispetto ai quali ad oggi durante la salita del 2005 non è stato possibile trovare alcun riscontro oggettivo.
- Il n. 16 di Rendena del 1999, che ripercorre l'intera vicenda e tutte le contraddizioni del caso attraverso la penna di diversi autori, compreso uno scritto dello stesso Maestri.
- L'articolo pubblicato sul numero di febbraio 2006 del National Geographic, con le più recenti dichiarazioni di Maestri.
- Lo Specchio, inserto della Stampa del giugno 2006, con un altro intervento sulla vicenda.
- La lettera inviata da Ermanno Salvaterra a Maestri e Fava al ritorno dalla sua salita del 2005. Rimarrà senza risposta.
- Il comunicato ufficiale di Maestri e quello di Fava, a seguito delle dichiarazioni di Salvaterra.
- Il comunicato ufficiale dello Studio Avvocati Associati all'organizzazione del premio Piolet d'Or 2005, attraverso il quale Maestri e Fava rendono pubbliche le proprie posizioni rispetto a quanto dichiarato da Salvaterra al ritorno della sua spedizione al Cerro Torre del 2005.

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