Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Il Mare d'Aral
Regione: Uzbekistan (Karapalkstan), Kazakhstan

Il Mare d'Aral non è un riferimento geografico: lo era. Né dunque un luogo, ma un non luogo.

Io ci son stato sull'Aral, mica a Paperopoli. Oddio, sull'Aral: si fa per dire, perché là non c'era un tubo. Acqua? Io non ho visto nemmeno le casse di minerale.
Aral
Ho visto un bambino che beveva da una pozzanghera in mezzo alla strada, questo sì. E comunque è certo che sull'Aral piove poco e ho il sospetto che quel po' di pioggia sia pure contaminata da tutto il resto: avanzi di ddt, avanzi di esperimenti chimici e batteriologici, sale. Che altro?

Io ci son stato sull'Aral. Ho scritto un libro su Asia Overland e all'Aral ho dedicato una pagina, ma avrei potuto scrivere un libro sull'Aral e dedicare una pagina al resto, anche. Perché l'Aral io ce l'ho ancora negli occhi. O meglio, non ce l'ho proprio: io non ho visto nulla. Ho visto un buco e molta sabbia.
Mr. Usmanov mi ha detto che l'acqua in realtà c'è, a ben vedere, ma un po' più in là: cento chilometri più o meno. Ci si può andare in elicottero, volendo. Non so, ma questa cosa di volare su un avanzo arrugginito dell'era sovietica, sopra al fantasma di un mare prosciugato, a me sembra quasi una sfida alle leggi della sfiga. Altro che la mia paura di volare. Lasciamo perdere, eh, Mr. Usmanov? Ci credo e basta.

Io ci son stato dentro all'Aral. Ho camminato sul fondo del mare. Avete mai provato a camminare sul fondo del mare? Sulle acque uno c'è riuscito e molti, dopo, hanno millantato di saperlo fare, ma camminare sul fondo del mare - senza maschera e pinne, ovvio - provateci a farlo, non è mica uno scherzo. Una cosa bisogna dirla: raccogliere le conchiglie è più facile così. Non che ce ne siano rimaste molte di conchiglie sul fondo dell'Aral e, a dirla tutta, fa anche un po' senso raccogliere quelle conchiglie. Sai mai cosa stai toccando davvero.

Dovessi dire, non saprei esattamente perché sono andato all'Aral. Volevo andarci perché qualcosa avevo letto, avevo visto in tv, avevo sentito dire. E poi che ne so, andiamo in tanti posti solo perché son lì e quindi tanto che sei in zona perché no: chiamatela curiosità, turismo catastrofico, avventura, coscienza, chennesò. Comunque, tanto che ero in zona, ho preferito l'Aral ad Osh, per fare un esempio. Se l'Aral non fosse quello che è oggi, probabilmente sarei andato ad Osh. O tanto valeva andar sul Caspio.

Ricordo bene quella strana sensazione nel venir via dal dopobomba: avrei preferito fermarmi, avrei voluto rimanere seduto su quella spiaggia - spiaggia? - ad aspettare il tramonto. Dormire a Moynaq, sentire di notte il vento contaminato dell'Aral che soffia attraverso le fessure di qualche avanzo di casa costruita in fondo al mondo. Così, per provare a capire cosa vuole dire, oggi, vivere sull'Aral.

Non è che adesso, qui, valga la pena riassumere per chi non lo sa cosa (non) c'è all'Aral, che è successo laggiù: riportare a galla (be', a galla si fa per dire) la storia degli ultimi quarant'anni di follia umana abbattutasi in mezzo alla già di per sé deprimente piattitudine dell'Asia Centrale. Internet è una miniera, anche per questo, basta cercare "Aral".

Quello che è impossibile descrivere, spiegare, anche solo provare ad immaginare, è la dimensione.

Il fatto è che tu te ne stai lì a Moynaq a camminare sul fondo del mare, davanti a pareti di arenaria che qualcuno ti racconta essere state in un tempo non molto lontano scogliere, hai capito bene, vagando in mezzo agli scheletri arrugginiti e surreali di navi arenate fra la sabbia ed i cespugli: quello che avanza di una specie di porto spettrale. Il tuo sguardo può spaziare fino all'orizzonte, dove il cielo diventa bianco perché il vento salato e contaminato dell'Aral solleva ogni sorta di schifezza e la trasporta per centinaia di chilometri, ed è inquietante, certo: la tua curiosità è magari soddisfatta anche solo da tutto questo.
Ma il problema è che ciò che vedi non è affatto tutto questo. E' solo una milionesima parte, un francobollo in una biblioteca, trentacinque millimetri di fotografia per un infinito panorama da day after. La verità è che tu te ne stai lì a raccoglier conchiglie cercando di non toccarle troppo, ma di fronte a te la follia è infinita. Per centinaia di chilometri, centinaia di migliaia di chilometri quadrati.
I tuoi occhi non la inquadrano l'angoscia, la tua mente può forse intuirne la portata, ma non riesce a darle la dimensione, la scala reale.

Provaci con questa.

Adesso fai due conti: ogni pixel di quell'immagine è pari ad un quadrato di un chilometro di lato. Tu sei un cinquecentesimo di ciascun pixel. E sei a Moynaq, che più o meno si trova dove ho disegnato quel punto rosso: a molti, molti, molti pixel di distanza da dove oggi inizia l'acqua. Acqua? Sì, quella schifezza verde. Oddio, il sensore del satellite ci mette il suo zampino nel colorare le cose, ma insomma, fa senso sì.
Dicevamo: sei dunque distante dall'acqua molti pixel, verso il basso dell'immagine, dalle parti del punto rosso. Perché sei lì? Be', perché è lì che c'è la spiaggia.
Ops: che c'era la spiaggia. E gli ombrelloni. E le cabine. E il porto, i pescatori, i bagnanti, i turisti, le conchiglie - vive. Era tutto lì, una volta. C'è ancora un cartello sbilenco in cirillico a ricordarlo: "Moynaq, stazione balneare".
Non sopravvivono più a Moynaq, quei pochi che non sono riusciti a scappare, ma certo hanno il senso dell'umorismo. Nero.

Io ho provato a contare i pixel. Un po' a spanne, tanto per farmi un'idea. La "pozza" più grande nell'immagine è lunga circa 250km. Se ho capito bene, un tempo, quando al posto di tutte quelle pozzanghere verdi c'era il quarto bacino chiuso al mondo, l'unica "pozza" visibile era più o meno circolare e aveva un diametro suppergiù di 400km. In altre parole copriva anche tutta quella regione che adesso appare grigio-biancastra.
Biancastra? Sì. Sale. Solo sale, oggi. Sale per centinaia di chilometri.
Chi ha la mia età ricorderà le cartine geografiche alle scuole elementari: non c'era mica quella roba lì, non era mica fatto così l'Aral.

Non so se a Moynaq ci fossero le discoteche come a Rimini, ma di sicuro c'era lo stesso numero di bambini a fare il bagno, e molta più acqua.
Molta è un eufemismo: un qualcosa tipo il 50% in più in superficie ed il 75% in volume.

Si faceva lo struscio sul lungomare di Moynaq negli anni '50? Mah, non lo so mica se i russi si strusciano. Però pescare si pescava, e non c'era la mucillagine.
Oggi sono scappati quasi tutti. Il vento bianco dell'Aral li insegue fino oltre Nukus, 200km a sud est, e ancora per migliaia di chilometri quadrati. Deserto che avanza, sale, polveri chimiche, veleni. Per chi invece da Moynaq, e dalle zone circostanti, non è riuscito ad andarsene c'è solo una Chernobyl invisibile e sconosciuta a gran parte del resto del mondo.
Moynaq è una città morta, popolata da fantasmi. Devi guidare per parecchie ore prima di avere il coraggio di respirare di nuovo a pieni polmoni.

Fatto sta che all'Aral, e a Moynaq, ci sono stato. Chissà se qualcuna delle mie amate t-shirt di cotone ha qualche relazione con quell'immagine.
Cosa c'entrano le t-shirt? Le mie non lo so, quelle degli abitanti di Moynaq, loro malgrado, temo qualcosa.
Vien da chiedersi se abbiano per caso provato il divieto di circolazione per il sidecar e quelle tre Zigulì arancioni che ho visto arrancare per strada in paese. Pare che siano provvedimenti che con le micropolveri in sospensione funzionino.

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