Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Di nuovo in onda su clickup tv
GIU Iniziative ed eventi
Dopo le trasmissioni del 16 e 23 maggio scorsi, il 12 e il 19 giugno Clickup TV ha mandato di nuovo in onda altre due fotogallery di Orizzontintorno, dedicate rispettivamente ai bambini e ai ritratti degli adulti. Fotogallery direttamente sul loro sito.
13.29 del 28 Giugno 2004 | Commenti (0) 
 
28 Tramonto sul Latemar
GIU Diario, Spostamenti, Amarcord
La misura di come cambiano le cose sta ad esempio nel fatto che l'antennina GPRS lavora anche quassù. E così, cronache in quota.
Davanti a noi c'è il Latemar e c'è ancora molta neve in alto a riempirne i canaloni. Intorno solo boschi a perdita d'occhio. Camminando per una ventina di minuti lungo il sentiero si può vedere Bolzano in fondo alla valle.
Quassù ci siamo solo noi, in questo maso dove tutti parlano come Reinhold Messner. Fra parentesi, io detesto i canederli, ma il rosso senza etichetta di Hans non è affatto male.

Abbiamo portato Leonardo a conoscere le montagne. Ieri me lo sono caricato nel marsupio e abbiamo fatto la prima passeggiata. All'inizio chiacchierava molto e si guardava in giro stupito. E' tutto nuovo qui, ci sono un sacco di cose da imparare: gli alberi, i prati, le farfalle, i grilli, le pigne, il muschio e naturalmente le montagne.
Poi è crollato a dormire con la testa appoggiata sul mio petto. Si sa, camminare stanca. Figurarsi qui in alta quota.

Io in Dolomiti ci sono quasi nato. E' solo con gli anni che sono diventato un occidentalista e mi sono innamorato delle Alpi Centrali e della Valle d'Aosta. Ma da ragazzino venivo in Dolomiti con i miei.
Affittavamo tutti gli anni una casa ad Andalo, in Val di Non, quella delle mele per intenderci. Ho mosso i miei primi passi in quota sui sentieri del Brenta e la mia prima neve è stata quella della Paganella. Nei primi anni '70 le piste mica erano quelle autostrade piatte che usano oggi, per non parlare dei miei sci: tagliati a mano da un falegname, altro che lamine. Ecco: se avete imparato a sciare intorno ai quattro anni, con un paio di assi del genere, e vostro padre vi buttava giù dalle gobbe della famigerata Olimpica di Andalo, forse capite di cosa sto parlando.

In Brenta, d'estate, si andava a fare le mitiche Bocchette, o il sentiero dei XII Apostoli. Oppure si saliva al rifugio Pedrotti, o al Tosa, o al Brentei. Già allora sognavo di salire il Campanile Basso e passavo interminabili ore a guardarlo dalla finestra di casa, l'Himalaya era ancora molto lontano. La mia prima vetta è stata il Pizzo Gallino, 2.242 metri.
Ricordo un incontro con Cesare Maestri a Molveno, nel 1971, quando era appena tornato dalla sua seconda salita al Cerro Torre. Per la prima volta sentivo parlare della Patagonia e dell'Urlo di Pietra. Per forza ho pianto vent'anni dopo, quando sono arrivato al campo base e all'improvviso quel missile di granito verticale alto due chilometri mi si è innalzato davanti. Avrei voluto vedere voi.

Non ho mai salito il Campanile Basso e a dir la verità ho arrampicato una sola volta in Dolomiti, alle Pale di S. Martino. Val Canali, Punta della Disperazione se non erro. L'ultima volta che sono venuto da queste parti è stato più di dieci anni fa, in Val di Fassa.

Me ne sto a guardare il tramonto sul Latemar e penso che è strano il mio rapporto con le Dolomiti. La verità è che le amo, sono straordinarie. In qualche modo il mio cuore è qua, anche se ormai le mie montagne di casa sono la Grigna, la Valle d'Aosta, il Vallese e i Grigioni. Le Alpi Occidentali sono il mio Himalaya personale, il mio mondo verticale è fatto di neve, ghiaccio e aria sottile d'alta quota, e nel mio territorio c'è tutto questo.

Eppure comprendo benissimo il desiderio di Emanuela di trasferirsi definitivamente qui. Il mio sogno è vivere in qualche villaggio della Val d'Ayas, una terrazza con la vista sul Monte Rosa, l'aria tagliente che scende dai ghiacciai.
Ma sono (quasi) nato all'ombra del Campanile Basso e mi incanto davanti ai canaloni innevati del Latemar che al tramonto si tingono di rosa, sullo sfondo di un tappeto infinito di boschi di conifere.

E' che io, quando sono in montagna, torno me stesso. Mi ritrovo, mi riconosco, respiro, riprendo immediatamente a vivere. E mi viene una voglia irrefrenabile di incamminarmi verso l'alto.

- Vedi Leo, quelle sono le montagne. Al papà piace salirle, andare sulla punta. E poi scendere con gli sci quei canaloni. Ti piacciono? Vuoi venire a fare le passeggiate sulle spalle del papà?

- Ronf, ronf, ronf.

- Leo?
00.37 del 28 Giugno 2004 | Commenti (0) 
 
24 L'ascensore prendetelo voi
GIU Diario, Segnalazioni
Tira un'aria strana. Sarà che siamo stanchi. La prossima settimana ce ne andremo per un po' in Alto Adige, così portiamo Leonardo a imparare le montagne. Non saranno i cinquemila metri del Tibet, ma a cinque mesi di vita le Dolomiti devono già sembrare fin troppo grandi.

Ho la sensazione di essere in ritardo su tutto. E non si tratta solo di Orizzontintorno. A volte ho la sensazione di essere in ritardo sulla vita intera. I giallini elettronici affollano il mio desktop e questo pc continua ad essere lento in modo scoraggiante. Perché? Eppure non ho fatto altro che reinstallare tutto da capo. Anzi, molte cose inutili non le ho neppure più caricate.
Mi trascino in ufficio e lo detesto. Di più: lo odio. Mi nausea sempre più, la claustrofobia avanza. Sono stanco, sì. A quando la rivoluzione?

Ho iniziato a scaricare il materiale filmato durante Asia Overland: sono ore e ore di registrazione, molte delle quali non le abbiamo ancora viste a distanza di due anni.
E dunque ieri notte ho nuovamente viaggiato in Transiberiana. La videocamera ondeggia lungo i corridoi del treno, la mia voce gracchia in background: "15 maggio, siamo a tremila chilometri da Mosca, nevica. Fuori, taiga, taiga, taiga e taiga"
Ecco il vagone ristorante, rivedo la cameriera russa che viene a portarci un inutile menù vuoto, riconosco il cuoco, la nostra vicina di scompartimento. E taiga infinita che scorre dal finestrino.
Ho anche scoperto che è un errore filmare da entrambi i lati di un treno il paesaggio che scorre dal finestrino. Quando rimonti le clip non capisci più in che direzione il treno stia viaggiando. Una volta verso destra, una volta verso sinistra. La verità è che sta viaggiando sempre verso est e non inverte mai la rotta, ma nel film non si capisce affatto.
Fine della prima cassettina. Ne devo passare otto. Non so bene quanto tempo mi ci vorrà, ma qualcosina su Orizzontintorno prima o poi arriverà. Fatto sta che anche il download dei filmati procede a salti e qualcosa apparentemente non va.

E' vero, siamo lenti. Ma abbiamo due vite da mandare avanti, anzi, tre. La terza vita è senza dubbio la motivazione che sostiene le altre due sui consueti binari, ma non ho alcun dubbio che prima o poi deraglieremo di nuovo lasciando dietro un bel botto e qualche 'fanculo gridato a pieni polmoni. L'importante è deragliare tutti e tre insieme. Io su questo treno non ci voglio più stare, voglio scendere, non mi interessa la stazione di arrivo, non mi piacciono affatto né i compagni di viaggio, né i conducenti, né i controllori, il biglietto è troppo caro, la durata del viaggio è troppo lunga rapportata alla distanza percorsa. E, quel che è peggio, alla fine del viaggio rischi di trovarti al punto di partenza.
Fatemi scendere, o salto in corsa. O tiro il freno di emergenza e finite tutti a terra contusi.

Io lavoro al decimo piano. E soffro di claustrofobia. Ergo, non prendo (quasi) mai gli ascensori. Certo non quelli blindati di questo angosciante palazzo che è il simbolo stesso di ciò che più odio. Salire dieci piani di scale in media due volte al giorno può trasformarsi in un intervallo di alcuni minuti di fuga dalla realtà se immagini che ogni rampa siano cinquecento metri di dislivello invece di un metro e mezzo. Io salgo come in montagna, piano, passo regolare, penso ai fatti miei. Poi, alla sera, arrivo a casa e salgo altri sei piani. Alla fine, un centinaio di metri di dislivello al giorno me li faccio. Hans Kammerlander ne fa mille. Di corsa. I miei colleghi scoppiano dopo dieci.
Questi giorni c'è un cartello appeso davanti agli ingressi dell'ufficio: "Evitare le scale, lavori in corso"
Evitare le scale un par' di palle, evitatevele voi. A parte che devono essere comunque accessibili in caso di emergenza, io le scale le faccio eccome e voglio proprio vedere se qualcuno mi obbliga a prendere l'ascensore. Sta' a vedere che mo' devo farmi venire i bruciori di stomaco (a parte quelli che ho già) perché l'azienda mi costringe a venire a lavorare in ascensore. Se lo sognano. Io continuo a fare le mie rampe di un metro e mezzo, oppure me ne vado a casa e mi chiamate quando avete finito, fate un po' voi.

Lo so, li abbiamo tutti quei periodi di intolleranza totale. Io non tollero più il panorama qua attorno, i soggetti in movimento, le luci, le voci, le regole. Non tollero più da tempo di aprire la bocca per discutere argomenti dei quali nulla mi interessa, con interlocutori con i quali nulla condivido, seguendo tempi che non sono miei, interagendo con uno spazio tridimensionale al quale non appartengo.

Leggevo alcuni blog, di quelli da migliaia di contatti, che si autoreferenziano tutti fra di loro e che fanno trend sui giornali, ora non riesco quasi più a leggerli. Nessuno che mi spieghi il perché delle cose, nessuno che mi offra un ragionamento nuovo, originale, che argomenti le proprie opinioni al di fuori delle ovvietà, dei luoghi comuni, della facile provocazione, del puro esercizio sintattico e semantico, delle inutilità verbali.
Ma sì, scrivo a perdere anche io, lo so benissimo, non state nemmeno a farmelo notare. Ma non urlo le mie idee, né pretendo di avere ragione. Fondamentalmente, freguntubo. Del resto nemmeno so se mi leggete, almeno finché qua sotto non vi apriremo i commenti. Che ci crediate o no, sembra che ci siamo quasi. A meno che Roberto non si dimentichi di inviarmi i file, il che è sempre possibile.
Però, lo avrei voluto sì un bel dibattito sull'Aral, o sul viaggio di Emanuela.

Il qualunquismo, il disadattamento e l'anarchia sono sinonimi? Adesso, poi, mi toccherà passare per terzista. Invecchiando, sto diventando un anarchico rompiballe, rassegnato alla realtà dei fatti.

Devo ancora decidere che fare di questo pseudoblog. Tanto lo so che poi ci rimarrò malissimo se nessuno passerà di qua a commentare, mi incazzerò se qualcuno contesterà le mie opinioni, la prenderò sul personale se qualcuno avanzerà qualche critica. E allora? E' ben una taverna di naviganti questa, mica l'asilo. Se ci mettiamo a fare le persone serie, lo facciamo davvero.

Ho appena finito il libro di Sergio Romano. Mi è piaciuto. Credo sia una lettura che farebbe bene a molta gente che blogga a vanvera. Del resto, chi non vuol imparare non impara e ognuno ha il diritto di interpretare il tubo che gli pare. Generalizzo: non basta l'assenza di argomentazioni e l'incapacità di confutare una teoria per convincere un idiota che ha torto. Ma questa rimane una generalizzazione, appunto. In mezzo alle generalizzazioni, qualcuno che mi piace a volte lo trovo. Non ho detto che lo condivido, affatto, anzi, appena ne ho voglia gli do addosso. Ma mi piace.

Francesco risolve il mistero e ci fa sapere che il Somaliland non è riconosciuto dall'ONU. Esiste inoltre una compagnia aerea e non perdetevi le ultime notizie, naturalmente. Ci segnala anche l'esistenza del Puntland. Grande :-)

Brutta storia fra Emergency e la Croce Rossa. Brutta storia per entrambi. Un senso di malessere mi avvolge. Se anche Gino Strada mette mano alla carta bollata a me rimane solo la Lega del Filo d'Oro. Dai Gino, giù le mani dalla Croce Rossa. Non ti ci mettere anche tu, please.

L'Ingushetia non è una novità, invece. Fra un po' il mondo si accorgerà che esistono anche Tuva, la Yakutia, la Buryatia, la Khakassia, e via così. Oppure se ne dimenticherà, a seconda di chi andrà ad occupare qualche poltrona qua e là.

Detesto il silenzio della mia mailbox. Fino al prossimo spam in grado di superare il nostro firewall.
02.00 del 24 Giugno 2004 | Commenti (0) 
 
17 Orizzontintorno reloaded
GIU Segnalazioni
Ce l'abbiamo fatta. Pare, almeno. Il nuovo masterizzatore DVD non ne vuole sapere di accendersi, il pc va come una tartaruga, ogni tanto appare qualche pop-up inquietante. Però, dopo un mese di black out, siamo di nuovo in linea.
Nel frattempo ci sono state le elezioni e a quanto pare ai polacchi non è potuto fregargliene di meno. Soprattutto a loro. Il governo mongolo ha ordinato ai mongoli di trovarsi un cognome e mi chiedo quale sceglierà il nostro amico Aagii.
Abbiamo scoperto che esiste il Somaliland. Pare che dal 1991 la regione nordoccidentale della Somalia abbia dichiarato la propria indipendenza dal resto del Paese. Capitale: Hargeisa. Qualcuno sa dirci se il Somaliland è riconosciuto dall'ONU?
Vabbè. Inizio a metter su tutti gli aggiornamenti a Orizzontintorno che abbiamo lasciato indietro da un mese a questa parte.

Una cosa, soprattutto, avevo conservato. Questa:


© Photo/Edi Israel

"An Israeli settler protects his daughter during an attack by Palestinian militants on the road linking the Gush Katif settlement block in the Gaza Strip with the Kitsufim crossing between Israel and the Gaza Strip Sunday May 9, 2004. Palestinian militants fired on a group of settlers holding a memorial ceremony at the spot where a pregnant woman and her four young daughters were killed by militants last week. Settlers armed with assault rifles and soldiers returned fire, the army said. Writing in the background reads, in Hebrew, 'Rooting Out Settlements', at right in blue, and 'Victory For Terror', at left in red. (AP Photo/Edi Israel)"

00.10 del 17 Giugno 2004 | Commenti (0) 
 
02 Disaster not recovered
GIU Lavori in corso
Avete fatto il vostro backup quotidiano? Bene. Noi no.

La situazione è questa: da un paio di settimane se ne è andato il nostro disco fisso. Rotto. E con lui circa 20Gb di dati. Qualcosina come dieci anni di informazioni: posta, fotografie, contabilità di casa, ricordi, lavori, articoli, il nostro libro, indirizzi, filmati. E, naturalmente, Orizzontintorno. Il sottoscritto sta lavorando da una settimana, notti comprese, a salvare il salvabile.
Passato il panico dei primi giorni, sto riprendendo il controllo della situazione. Ho recuperato quasi tutto. Ma non il disco né, di conseguenza, il nostro amato laptop che utilizziamo per mandare in onda Orizzontintorno.

Per dire: non è che siamo spariti. E' che la tecnologia ci si è rivoltata contro.

Ci vorrà un po' di tempo, forse qualche giorno, forse qualche settimana, ma torneremo in linea. Ora, però, dobbiamo di nuovo chiudere la trasmissione e tornare al lavoro. Giusto per la cronaca, questa nota è stata scritta grazie a quel ferrovecchio di notebook che mi passa l'azienda, ad un bel Notepad (altrimenti noto come Blocco Note), ad un cacciavite (!), ad un classico ftp e ad un po' di fortuna e pazienza. Ancora è da vedere se l'esperimento funziona.
Peccato: erano appena arrivati il nuovo masterizzatore DVD, il nuovo disco esterno da 160Gb, il nuovo resize delle spazio web che il nostro amato provider ci ha gentilmente messo a disposizione e qualche gadget per inondare Orizzontintorno con le novità promesse. Tutto rimandato.

Non ve ne andate. E scusate il monoscopio.
14.27 del 02 Giugno 2004 | Commenti (0) 
 


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