Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 Dalla Cina all'Islanda
LUG Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Chi ha avuto occasione di leggere le nostre lettere dall'Asia, o l'anteprima del nostro libro, ricorda molto bene cosa scrivemmo relativamente alla situazione cinese ed al modo con il quale i governi occidentali guardano a Oriente. A distanza di due anni, ancora mi sale la pressione a discutere di questi argomenti. Qualche mio collega mi prende tuttora per i fondelli: "Ho visto due cinesi in strada ed uno stava sputando sulla tua macchina."
Proprio in questi giorni Emanuela, che continua a sfidare la Cina leggendone a quintali, ha per le mani Oltre la Muraglia di Colin Thubron. Me ne ha fatto sfogliare qualche paragrafo: improvvisamente mi sono ritrovato su quei treni, in mezzo a quella gente, annegato in quegli odori, stordito da quei rumori, urtato da quella supponenza, e mi sono nuovamente innervosito. Mai però quanto Thubron, paragonato al quale mi sento quasi filomaoista. Sorrido (si fa per dire) ripensando a chi mi accusò di essere solo uno stupido turista ignorante. A chi pensa (e penserà, dopo la pubblicazione di Asia Overland) che ci siamo andati pesanti, consiglio di leggersi il libro di Thubron e di esplorare la letteratura di altri viaggiatori-autori al riguardo.

La Cina continua dunque ad andare di gran moda. Quotidianamente mi capita di leggere nuovi articoli e inchieste che non fanno altro che confermare ciò che noi scrivemmo due anni fa, alla faccia dei nostri detrattori. Quello che però oggi vedo qui riesce a farmi incazzare una volta di pi. Perché non si tratta del problema Cina, bensì del problema Occidente e di come si ponga il nostro modello (di civiltà?) nei confronti della presunta nuova ondata di modernità e aria di "libero mercato" che pervadono la Cina di oggi.
Io odio tutto ciò, mi fa gonfiare il fegato. E' la permeazione fra due sistemi apparentemente contrapposti e perversi che si giustificano reciprocamente. E' il trionfo dell'unica vera globalizzazione, l'oligarchia economica, figlia della democrazia e sponsor della non-democrazia per eccellenza. Surreale, per dirla eufemisticamente. Ed io continuo ad incazzarmi. Sarà che passano gli anni e divento sempre pi irascibile ed antipatico.

Torno ad ovest. Tutti i giorni non manco mai di dare un'occhiata a Wittgenstein. Sofri junior si rivela sempre un buon cacciatore e scrive anche piacevolmente, il che non guasta affatto. Fra le segnalazioni di oggi, merita sicuramente di essere ripresa questa: si parla di Islanda, una volta tanto controcorrente.
Io conosco bene la Scandinavia (a meno dell'Islanda). Ci sono stato parecchie volte, anche per lavoro, ho amato la Norvegia, molto meno la Svezia, mi ha incuriosito la Finlandia e torno sempre volentieri in Danimarca. I Paesi scandinavi sono stati a lungo un altro tema del quale spesso dibattere con gli amici. Continuo a manifestare il mio scetticismo quando sento citare la qualità della vita svedese come modello di riferimento e miraggio ultimo di efficienza e perfezione. Ricordo molto bene la desolazione delle cittadine norvegesi - delle quali, pure, sono stato a lungo innamorato - dopo le cinque del pomeriggio: le strade vuote, gli zig-zag per evitare gli ubriachi, l'aria sottile delle lunghe notti bianche estive mescolata all'odore di birra e unto.
Ho in programma, prima o poi, di affrontare il mio quarto viaggio a Capo Nord, per portare Emanuela e Leonardo a conoscere la luce straordinaria dei fiordi che accarezza il mare immobile colorato da quel sole basso che non tramonta mai. Il suolo umido della tundra lappone, la vita silenziosa dell'artico, quel clima che in estate proprio non riesci a comprendere.
Mi manca spesso la Norvegia. E pensare che dopo il mio ultimo viaggio ne ero del tutto saturo. Però non mi sorprendo a leggere Wittgenstein, pur non conoscendo l'Islanda.

Del resto, non l'ho scritto io. C'è del marcio in Danimarca.
13.00 del 29 Luglio 2004 | Commenti (0) 
 
27 L'eroica lotta con l'alpe
LUG Alta quota
Facciamo che non la butto in politica, ma a me, questa storia del cinquantenario della conquista del K2, dei nostri eroi che stanno scorrazzando su e giù per l'Himalaya e il Karakoram, e tutto il bla bla bla mediatico attorno alla vicenda, fanno davvero incavolare.
Facciamo che invece di buttarla in politica e sollevare questioni su ciò che pubblicano i Media, e soprattutto sul perché lo pubblichino, vi racconti io un po' di Storia, così magari da domani, se seguite anche solo distrattamente gli eventi in questione, leggerete il Corrierone, la Repubblica, e guarderete i servizi dei tiggì con occhi un po' diversi.
Ve la faccio (quasi) breve, nonostante potrei scriverne per giorni e citarvi una bibliografia chilometrica in merito.

Nel 1953 gli inglesi salgono l'Everest per la prima volta. A dire il vero ad arrivare in vetta sono un neozelandese di buona volontà e poca fama (fino a quel momento) ed uno sherpa che sull'Everest era già stato una dozzina di volte e nei dodici mesi precedenti aveva già sfiorato il successo in un paio di occasioni. Ma la spedizione era britannica e quindi onore a Sua Maestà.
Da allora quasi duemila persone sono salite in vetta all'Everest (erano 1.780 al maggio del 2003).
Le statistiche più significative le trovate anche qui su Orizzontintorno, ma giusto per brevità vi racconto che già nel 1978 un tale Reinhold Messner ed il suo compagno Peter Habeler salivano la montagna più alta del mondo per la prima volta senza ossigeno, fra l'incredulità generale del mondo accademico e alpinistico; ancora, nel 1980 quello stesso Messner la saliva completamente da solo, senza sherpa, senza un accidente di niente e per giunta quasi in periodo monsonico. A quel tempo, per la cronaca, essere soli sulla montagna significava esattamente questo: nessun altro, niente altro. Niente radio, meno che meno telefoni satellitari, l'umanità più vicina a qualche centinaio di chilometri di distanza.
Oggi non si contano quasi più le imitazioni. E già, trovato il pazzo che dimostra che si può fare, tutti a seguirlo, dopo. Solo che se tutti lo imitano, capita che sulla montagna ci siano anche cento persone contemporaneamente e che poi arrivino i satellitari, le attrezzature sempre più tecniche, i campi fissi attrezzati con docce a pagamento, e via così. Sto divagando, torniamo alle nostre statistiche sull'Everest.

Sempre per stare nelle cronache recenti, Hans Kammerlander, famoso compagno di Messner, qualche anno fa l'Everest lo ha salito in 16 ore, portandosi solo mezza borraccia di tè, e ne è sceso in sci dalla vetta: è stato il più veloce senza l'aiuto delle bombole di ossigeno. Con le bombole, uno Sherpa c'è riuscito in meno di 11 ore. Undici ore, signori, dieci e cinquantasei minuti per la precisione, dal campo base, quota 5.000, alla vetta, quota 8.850 metri sul livello del mare.
Ancora cronaca: lo scorso anno, in occasione del cinquantenario della prima salita, sono arrivate in vetta anche 50 persone nello stesso giorno. L'Everest è stato ormai salito in qualunque stagione e per decine di vie diverse. Apa Sherpa, che ha 42 anni, in vetta è salito 13 volte, e ci sono arrivati anche un ragazzo di 15 anni, un anziano di 70, un diabetico, un cieco, un uomo senza una gamba e - ne scelgo uno a caso fra migliaia - questo signore qui, un vero appassionato di viaggi che di mestiere fa l'ingegnere nucleare e che si diverte a mantenere un sito web come il nostro. Dimenticavo: ci proverò anche io (che poi ci riesca è tutto da vedere).
Ora, questo non toglie nulla all'impresa che tutti questi personaggi hanno compiuto. Intendiamoci: salire l'Everest è sempre una bella scommessa con la propria pellaccia, molti quella scommessa la perdono ancora e non entro in tutte le polemiche sulla questione. Non è qui che voglio andare a parare.
Ma vi dico ciò per farvi riflettere un po', prima di saltare alle conclusioni.

Cambio scena.

Nel 1954, un anno dopo la conquista dell'Everest, una spedizione italiana organizzata di fatto dallo Stato con metodi quasi militari e condotta da Ardito Desio, con gran profusione di soldi dei contribuenti, di mezzi e di persone, arrivava per la prima volta in vetta al K2, seconda montagna della Terra. Naturalmente da allora, così come l'Everest è la montagna degli inglesi, il K2 è la montagna degli italiani che, fra parentesi, dopo cinquant'anni si picchiano ancora per alcune polemiche nate allora e per alcune questioni non proprio limpidissime sull'organizzazione di quella spedizione e sui comportamenti di alcuni alpinisti che ne fecero parte e di altri che non ne fecero parte, a torto o a ragione.
E vabbè, nemmeno questo è il punto al quale voglio arrivare. Chi ha voglia di approfondire può fare una semplice ricerca con qualche parola chiave a caso, tipo: K2, Bonatti, Lacedelli, Compagnoni, Desio, Cassin, e ne scoprirà di belle su questa epica e controversa pagina della nostra Storia, non solo alpinistica.

Il K2, si sa, è uno degli "ottomila" più impegnativi. Ci sono voluti 23 anni perché venisse salito una seconda volta, nel 1977. Ad oggi conta circa duecento ascensioni, che sono un decimo di quelle dell'Everest. Arrivare al campo base del K2 è tuttora una bella sfacchinata, soprattutto se pensate che a quello dell'Everest, dal versante cinese, si arriva in macchina.
Resta il fatto che anche la seconda montagna del pianeta è stata ormai salita in solitaria, è stata scesa in sci, è stata salita ben più di cento volte senza ossigeno, e bla bla bla.

Dunque: questi sono un po' di dati per inquadrarvi, molto rapidamente e sommariamente, come funziona la giostra dell'alpinismo himalayano di oggi. In sintesi, partecipano ormai migliaia di attori: spedizioni commerciali dove guide - o presunte tali - accompagnano turisti spesso incoscienti fino in vetta; spedizioni più o meno nazionali finanziate più o meno da sponsor e da soldi statali; professionisti e fuoriclasse che salgono più o meno da soli, in qualunque stagione, per qualunque via; gente che sale di notte, di corsa, a testa in giù, che si lancia dalla vetta con il paracadute, con il deltaplano, con gli sci, con i cartoni dell'Esselunga. Una specie di Circo Barnum, con effetti collaterali spesso devastanti in termini di tributo ambientale (sull'Everest e sul K2 ci sono i depositi di spazzatura più alti del mondo) e di vite umane, l'unico ticket che viene pagato con regolarità, tutti gli anni.
Ai campi base di Everest e K2, quando è stagione, si contano ormai centinaia e centinaia di tende.
E quindi.

E quindi, alla luce di tutto ciò: qualcuno sa spiegarmi perché diavolo il CAI, il CNR, lo Stato Italiano, e vorrei sapere chi altro e in che forma, spendono i nostri soldi per organizzare un'esagerata ed inutile spedizione faraonica d'altri tempi, ma dotata di tutta la tecnologia che solo gli istituti di ricerca sono capaci di mettere in campo, per spedire un centinaio di persone in Himalaya con l'obiettivo di salire il K2 per il cinquantenario (e vabbè...), ma anche l'Everest (che c'entra??), con giornalisti, scienziati, opinionisti, vallette e quant'altro al seguito?
E, come se non bastasse, perché diavolo quotidiani, televisioni, riviste, seguono l'avvenimento in un turbine mediatico come se fosse la prima spedizione dell'uomo su Marte, dimenticando (o nascondendo al grande pubblico) che quelle "imprese" che vanno descrivendo imprese non sono affatto e che, mentre i nostri eroi si divertono a nostre spese a farsi sei mesi di vacanza in Himalaya, nello stesso periodo a quegli stessi campi base e su quelle stesse montagne ci sono altre centinaia di uomini che le salgono con molti meno mezzi e molto meno chiasso?

Ma che cavolo c'è da pompare a tutto volume le "imprese" dei nostri eroi, quando nessuno per anni si è filato di striscio ben altre realizzazioni su quelle medesime montagne? Ma perché nessun accidente di Media ha sprecato due parole per tutti quegli alpinisti italiani, alcuni dei quali dilettanti, che su K2 ed Everest sono saliti in tutti questi anni, molti dei quali senza utilizzare ossigeno e, soprattutto, con un centesimo dei mezzi con i quali la nostra spedizione "ufficiale" del cinquantenario sta facendo tutto 'sto baccano?

Italiani sul K2? Vogliamo parlare di Reinhold Messner, Fausto de Stefani, Sergio Martini, Hans Kammerlander, Marco Bianchi, Gianni Calcagno, Soro Dorotei, Tullio Vidoni, Martino Moretti, Salvatore e Mario Panzeri, Lorenzo Mazzoleni, Christian Kuntner, Abele Blanc, Marco Comandona, Agostino da Polenza (che di questa buffonata del cinquantenario è, fra l'altro, uno degli ideatori), tanto per citare quelli che mi vengono in mente e che dal 1979 ad oggi ne hanno calcato la vetta con imprese a volte davvero straordinarie?
Iniziate a supporre che la lista degli italiani sull'Everest sia anche più lunga?
Ma chiedete un po' a questo signore come c'è andato lui sull'Everest, quest'anno. Guardatevi le sue foto, leggetevi il suo sito. E pensate a quanti altri come lui sono stati lassù, con soldi e mezzi propri, senza che alcun Media si prendesse la briga di occuparsene.

Che diavolo c'è, quindi, di così straordinario da far interrompere le edizioni dei radiogiornali per annunciare che "l'Italia è tornata sul K2 cinquant'anni dopo"?
Veramente, cari amici, l'Italia sul K2 c'è tornata già un bel po' di volte e scrivendo ben altre pagine che non questa buffonata mediatica che ci stanno vendendo queste settimane.
Vogliamo solo sussurrare che, di questi tempi, fa bene distrarre la massa con qualche bella impresa eroica dei nostri valorosi alpinisti italiani (che, tanto per non smentirsi, riescono persino a litigare in questa occasione....!)?
Vogliamo scommettere che al loro ritorno, i nostri eroi, verranno anche ricevuti dal Presidente della Repubblica che consegnerà loro una medaglia per la loro valorosa ed epica impresa, che fa onore a tutti gli italiani e bla bla bla?
Ma per favore!

N.B.: non me ne vogliano i "nostri ragazzi" lassù. L'ho scritto senza voler togliere nulla a ciascuno di coloro che in vetta, comunque, sono saliti questi giorni. Complimenti ragazzi: anche se non siete dei Messner avete fatto una gran bella salita. Molto meno straordinaria, però, di altri che vi hanno preceduto.
00.16 del 27 Luglio 2004 | Commenti (0) 
 
25 Notizie dall'Asia Centrale
LUG Iniziative ed eventi
Adesso possiamo dare l'annuncio quasi ufficialmente. Il prossimo autunno la EDT di Torino, nota fra l'altro per curare l'edizione italiana delle Lonely Planet, pubblicherà nella collana Le Orme il nostro libro su Asia Overland 2002. E' uscito in questi giorni Il Mappamondo, la rivista della EDT, e "Asia Overland" compare nelle anteprime.


Il Mappamondo, n° 37

Ed è così che abbiamo scoperto che "Asia Overland" arriverà nelle librerie al prezzo di copertina di € 9,50. Ne approfitto per ricordare a Gianni che durate la nostra permanenza in Kyrgyzstan mi scrisse sostenendo che se avessimo scritto un libro lui ne avrebbe vendute almeno duecento copie. Gianni, la nostra carriera di scrittori è nelle tue mani.

"Asia Overland" è un libro nato quasi per caso. Durante quei mesi di viaggio scrivemmo a casa numerose e-mail in risposta a tutti coloro che ci chiedevano notizie. Io scrivevo ai miei amici, Emanuela scriveva ai suoi. Quasi ogni sera cercavamo un Internet Café dove trascorrere un paio d'ore ad aggiornare il nostro diario da inviare agli amici. Qualcuno riceveva entrambe le lettere e, come ci ha raccontato in seguito, trovava interessante leggere lo stesso viaggio visto attraverso occhi diversi.
Dopo i primi mesi scoprimmo che le nostre lettere venivano stampate e distribuite, o inoltrate ancora via Internet, ad altri amici, ed ancora agli amici degli amici, e così via.
Si era creato un vero e proprio clima di attesa della puntata successiva che aveva coinvolto anche noi, spesso impegnati a rispondere alle decine di e-mail che ciascuna lettera generava a propria volta.
Domande, curiosità, polemiche. Ci arrivava di tutto e trascorrevamo sempre più tempo davanti al computer, una situazione quasi paradossale.

Ad un certo punto ci rendemmo conto che le nostre lettere raggiungevano ad occhio ormai più di cinquecento persone e molte di esse ci scrivevano a loro volta, accompagnandoci nel nostro viaggio. C'è stato anche chi si è arrabbiato con noi, o chi è stato molto critico. Il fatto è che scrivere, spesso di fretta, nel momento stesso in cui le esperienze si vivono, è molto diverso dallo scrivere a freddo, qualche mese dopo, avendo avuto il tempo di consolidare ciò che si è visto e vissuto, e di collocare eventi, incontri e situazioni rispetto ad una scala emotiva più razionale e meno istintiva.
Le emozioni che vivevamo, il bombardamento continuo di novità, esperienze, differenze culturali e difficoltà al quale eravamo incessantemente sottoposti, non erano facilmente controllabili. Ben presto ci accorgemmo di quanto il nostro viaggio non fosse affatto come una vacanza estiva dilatata nel tempo e che muoversi in autonomia, senza filtri intermedi, verso tutti gli eventi quotidiani ed i problemi che dovevamo affrontare, costava fatica, pazienza e molta più capacità di capire, interpretare e disponibilità ad imparare di quanto, forse, non avessimo davvero preventivato.

Qualcuno, al nostro ritorno, osservò che di tutto ciò ce ne sarebbe stato di che scrivere un libro, suggerendoci di iniziare proprio raccogliendo le nostre lettere. Così abbiamo fatto, aggiungendo qualche e-mail inviataci dagli amici e qualche altra decisamente polemica nei nostri confronti. Abbiamo avuto fortuna: EDT ci ha creduto e si è offerta di pubblicare il nostro lavoro.

Forse un giorno torneremo davanti allo schermo di un computer e scriveremo un libro vero per raccontare quella che è stata la più straordinaria avventura della nostra vita. Ma sarà una storia diversa, perché diverso sarà il modo nel quale verrà concepita: a posteriori.
Questa storia, invece, nasceva nel momento in cui la scrivevamo.

00.47 del 25 Luglio 2004 | Commenti (0) 
 
19 Rivoluzione in corso
LUG Lavori in corso
Iniziano i grandi lavori. Abbiamo finalmente introdotto la sezione dedicata ai videoclip, il cui menù è quasi tutto work in progress, ma intanto il più è fatto: le modifiche ad Orizzontintorno per gestire la nuova sezione sono tutte predisposte. Una faticaccia.
All'interno del menù provvisorio trovate già in anteprima i prossimi videoclip in arrivo. Per il momento, oltre al corto realizzato alle Seychelles che avevamo già inserito all'interno di questo Giornale di Bordo, abbiamo caricato una sequenza originale girata in Mongolia durante Asia Overland 2002. Si tratta di un draft short cut, preso così com'è, senza alcun intervento di montaggio, giusto per dare un assaggio del materiale sul quale stiamo lavorando per realizzare il lungometraggio sulla nostra avventura di due anni fa. Contiamo presto di inserire altri spezzoni come questo.

L'introduzione dei videoclip viene anche ripresa nell'indice generale dei Paesi Visitati e va affiancarsi al materiale disponibile per ciascun paese nel quale siamo stati.

Ne abbiamo approfittato anche per inserire nel menù principale il collegamento a questo giornale di bordo, che è ancora in forma provvisoria. Ora è accessibile da tutte le pagine del sito e la navigazione è più coerente.
L'apertura ai commenti è ancora in lavorazione. Ci siamo persi per strada Roberto, che si sta occupando delle modifiche necessarie, ma che essendo anche alle prese con il suo prossimo matrimonio temiamo abbia ben altro per la testa...! Può essere comunque che prima della fine dell'estate si riesca davvero a trasformare questo spazio in un blog vero e proprio.
Il fatto è che meno tempo abbiamo per lavorare ad Orizzontintorno e più si allunga la lista delle idee che vogliamo introdurre.

Appena ho un attimo in più, in arrivo anche qualche nuova foto scattata durante il soggiorno in Alto Adige.
00.20 del 19 Luglio 2004 | Commenti (0) 
 
06 Il bello della diretta
LUG Diario
Le Odle sono straordinarie. Qualche fotografia rubata con la piccola Nikon digitale sta per arrivare. Ma ci vorrà al solito qualche giorno. Perché, tanto per cambiare, anche il nuovo hard disk si è schiantato dopo un solo mese di vita. Ed eccomi qui, di nuovo, ad aggiornare Orizzontintorno con mezzi di fortuna.

Nel frattempo, le mie giornate in Alto Adige sono finite, Leonardo ed Emanuela sono rimasti lassù davanti al Latemar, io annego nell'aria liquida di Milano.

Nonostante da qualche settimana a questa parte la tecnologia ci si stia rivoltando contro, può essere che riesca a finire questo breve aggiornamento senza ulteriori crash. Ma non ci conto.
E pensare che mi sarebbe piaciuto portarvi qua dentro le Dolomiti quasi in diretta. Missione fallita.

Alla prossima?
22.30 del 06 Luglio 2004 | Commenti (0) 
 


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