Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Happy birthday
SET Lavori in corso
Era circa quest'ora, un anno fa, quando inviai una e-mail agli amici per informarli che Orizzontintorno era finalmente in linea. Una specie di scatola vuota ancora tutta da riempire, una fisionomia non ancora ben definita, poche idee ma ben confuse al riguardo, una lista pressoché infinita di cose da fare. E qualche dubbio di aver davvero la voglia di perder del tempo a smanettarci.
Sono passate 366 notti, ci si è messo di mezzo anche l'anno bisestile, ma direi che abbiamo fatto un buon lavoro, nonostante un'intera vita che ci scorre addosso comprimendo sempre più ogni attimo di tempo libero. Francamente, un anno fa non credevo nemmeno che avrei davvero finito di caricare tutto il diario di viaggio di Asia Overland. Invece ci volle meno del previsto, al solo prezzo di un paio di occhiaie un po' più scavate.

A pensarci, è curioso. Il primo anno di Orizzontintorno è coinciso il nostro primo anno stanziale dopo tanti trascorsi viaggiando per i quattro angoli del Globo. L'arrivo di Leonardo ha rivoluzionato il nostro modo di fare le valige e di studiare le nostre rotte, e ancora stiamo organizzando il nuovo equipaggio. A me questo sito è anche servito per metabolizzare definitivamente l'indigestione sabbatica e inziare a lasciarla alle spalle. Anche se è in arrivo il libro, anche se ancora facciamo qualche serata in giro con la nostra conferenza, anche se continuiamo spesso a guardarci e a dire "ti ricordi?".
Certo, mi ricordo eccome. Ci sono notti che sono ancora là, sotto a quei cieli. Ma ormai ho iniziato di nuovo ad addormentarmi studiando la prossima rotta.

Qua dentro i lavori, come al solito, non finiscono mai. La prossima novità importante sarà l'introduzione del nuovo blog aperto ai commenti, che ormai da mesi rimandiamo, ma la cui versione beta sta in realtà già pronta nel cassetto da tempo. Necessita solo di un test un po' approfondito e di qualche cosmesi.
Ancor prima del blog, il prossimo mese dovrebbe dunque arrivare in libreria Asia Overland, pubblicato da EDT. Poi riprenderemo anche a viaggiare davvero e allora avremo materiale nuovo, oltre alla possibilità di caricare foto e diari di viaggio in tempo reale.

Nel frattempo il contatore sulla copertina di Orizzontintorno ha toccato quota novemila visitatori unici da 90 Paesi del mondo e doppierà i diecimila ai primi di novembre. In realtà, grazie alle statistiche del nostro provider, abbiamo scoperto che gran parte degli accessi non transita affatto dalla cover, ma arriva direttamente sulle pagine all'interno del sito, proveniente dai motori di ricerca. I conteggi reali ci dicono che ormai siete circa tremila visitatori unici al mese, in costante crescita. Un bel successo!
Orizzontintorno ci ha portato anche nuovi amici, un po' di lavoro e qualche proposta interessante. Tutti gli obiettivi centrati dunque?
Quando scriveremo qua dentro per raccontarvi in diretta di un nuovo cielo, allora sì: andrò a letto prima.

Per stanotte accontentatevi della luna milanese che mi tiene compagnia.

Buon compleanno Orizzontintorno. E grazie, naturalmente, a tutti voi.

01.30 del 27 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
24 Vento d'autunno
SET Fotoblog
Cristina mi chiama mentre sto lottando con Fastweb sull'altro telefono: "Ciao Carlo, tutto bene? Me la fai una foto al tramonto di questa sera e me la spedisci?".
Tramonto? Quale tramonto? Do un'occhiata fuori dalla finestra e scatto, mentre le prime luci milanesi della sera iniziano ad accendersi. Niente male. Le infilo anche qui.
A breve queste immagini faranno ufficialmente parte dell'album dei ricordi. Meno due mesi.

00.45 del 24 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
17 Zdravstvuite
SET Mumble mumble
Non so quanti siano gli immigrati in regola in Italia. Fra questi, non so quanti/e lavorino a servizio come badanti, colf, tate, portinai e blablabla. Ci sono fatti rispetto ai quali manifesto un'ignoranza preoccupante, lo riconosco. Ma per fortuna anche io, talvolta, mi alzo al mattino con un residuo barlume di lucidità, nonostante il biberon delle sei e venti.
Questa è una di quelle mattine, ore otto e trenta: il colloquio con la nuova candidata tata ucraìna per Leonardo.

Tutto in regola: documenti, permesso di soggiorno, referenze ottime. Già mi vedo il piccolo tigrotto che invece di gattonare saluta il papà alla sera battendo il passo dell'oca. Pravda, dasvidania, glasnost, niet, sputnik.
Mi chiedo anche come sarà la convivenza fra la filippina, alias Pina, che da anni mette ordine nella nostra vita, tipico carattere catto-orientale, sette figli, cresciuta a colpi di fotoromanzi filippini a colori stampati su carta lucida, silenziosa ed efficiente regista incontrastata di casa nostra, misteriosa come solo i filippini sanno essere dopo dieci anni di convivenza - buongiolno siniole, buonasela siniole, finito cip siniole complale, settimana plossima perie - con la nuova tata d'oltrecortina, cresciuta a fotoromanzi in bianco e nero stampati su cartavetra, che in qualche vita precedente probabilmente ha lavorato nelle miniere di uranio della Buriazia settentrionale, o per la sezione del KGB di Yakutsk.
Vi spiego: la filippina non fa la tata, la tata non fa la filippina, che vi credete?
A proposito, avete presente le famose "tate russe supergnocche"? Ecco, non proprio.

Dicevo: un barlume di lucidità, indotto da Svetlana (nome a caso, non l'ho mica capito come si chiama davvero...) mentre mi mostra i documenti INPS e il suo permesso di soggiorno.

No, non lo so quanti siano gli immigrati in regola in Italia, sta di fatto che un paio sono da noi.
Ora, né la Pina, né Vladimira Putina, chiedono i contributi con il fine di garantirsi una tranquilla vecchiaia: quella contano di trascorrersela un giorno a casa propria con la famiglia. Quello che versiamo allo Stato serve solo per garantire loro il permesso di soggiorno, non avere grane e, tutto sommato, consentirgli di andare da un dentista se mai ne avessero bisogno.
E quindi: dedotto che mai ritireranno quei quattro euri dignitosamente sudati che gli spettano, che fine fanno i soldi che versiamo all'INPS per conto loro? Moltiplicati per i contributi versati a favore di tutte le Pine e Svetlane in regola in Italia...

(Sono un po' tardo a volte, che ci volete fare, non si può star dietro contemporamemente a tutti gli interrogativi esistenziali del mondo).
15.35 del 17 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
10 Non si dialoga con un concetto
SET Segnalazioni
Bellissimo il post di Flavio Grassi sul suo Pfaal: "[...] Per quello che ne ho visto io, in tutti i paesi musulmani che ho visitato ci sono persone che praticano quella religione perché capita che ci siano nati dentro. Uomini e donne che vivono la loro fede come da noi si vive il cattolicesimo, con tutte le approssimazioni e contraddizioni e piccole furberie umane nei rapporti con Dio che noi consideriamo normali per noi stessi e non riusciamo a vedere negli altri..."
00.10 del 10 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
08 Urla del silenzio
SET Prima pagina
Era il minimo. Che (quasi) subito si levasse il coro di quelli che sì, i terroristi, però con tutta la gente che Putin ammazza in Cecenia. E di quelli che sì, i bambini di Beslan, però nessuno si commuove per tutti i bambini che muoiono di fame. E di quelli che sì, i bambini, ma perché allora non quando ci sono di mezzo gli adulti. E di quelli che sì, è stato Osama. E di quelli che sì, la strage, ma osserviamo per favore tutti un rispettoso silenzio. E di quelli che scusate, ma questa volta non ho parole. E di quelli che perché allora le candele non le mettiamo anche per i bambini ceceni e africani. E di quelli che è colpa di Bush, di Berlusconi, di Blair, di Putin. E di quelli che sterminiamole queste bestie arabe. E di quelli che la televisione fa solo propaganda, ci nascondono la verità, bisognerebbe fare informazione e non spettacolarizzare il dolore. E di quelli che tutto questo sangue in televisione è uno schifo e una vergogna. E di quelli che non c'è nulla di cui meravigliarsi. E di quelli che i giornali sono osceni.

Era il minimo che (quasi) subito si levasse il coro, ma in questo caso solo dopo un opportuno intervallo di silenzio, perché sai, le circostanze.
Insomma come Paperino che, avendo appreso della morte di Zio Paperone (notizia ovviamente fasulla), piange e si dispera per tre giorni consecutivi. Poi smette di colpo ed esclama: "Beh, tre giorni di pianto mi sembrano sufficienti per lo Zio, adesso vado a godermi l'eredità". Incredibilmente non mi ricordo quale storia fosse e sì che sono un'enciclopedia in merito.

Tirare in ballo Paperopoli discutendo di Beslan vi sembra sacrìlego? Parliamone.

Da qualche parte ho letto una delle poche cose davvero intelligenti che si potessero scrivere di questi tempi: qualunque cosa si voglia dire, davanti ad alcuni eventi è possibile solo essere banali, retorici e inadeguati. Del resto, ciò che la mente umana (posso dire normale?) non può concepire, la stessa mente non ha mezzo per esprimere in modo adeguato. Equazione piuttosto facile. Aggiungo: non è affatto detto che sia un buon motivo per tacere. Più avanti spiego il perché.

E va bene che, come cita Sasaki, un bel silenzio non fu mai scritto e certo il concetto ci sta tutto di fronte ad alcune idiozie di cui sopra. Ma, a differenza di Giulia, non sono d'accordo su questo silenzio, non completamente almeno.
Com'è ad esempio che schiere di commentatori, tuttologi e onniscenti, pronti sempre a scendere in piazza quando viene loro pestato un callo, di colpo questi giorni esordiscono tutti sul tema invocando il silenzio "per non dire banalità", o "per non cadere nella retorica", o "per non strumentalizzare", o in nome di un "rispetto" che non mi è ben chiaro verso cosa sia indirizzato?
Sarà che invece, visto che si fa sul serio, all'improvviso tutti non sanno che accidenti dire e i consueti (non) argomenti scricchiolano un pochetto?

Poi, bastano giusto due o tre giorni e finalmente ci siamo, qualcuno ci prova e, a seconda dei punti di vista e di come ciascuno voglia interpretarla, spara la propria sentenza più o meno discutibile (rimane il dubbio lecito: per non voler apparire banale, o retorico, o inadeguato?), così tutti possono finalmente scatenarsi in libertà.

Non ho la minima voglia di mettermi a discutere sul perché sia infinitamente più agghiacciante il coinvolgimento di bambini rispetto a quello di adulti e, banalità per banalità, evitiamo per favore di dire che non si fanno classifiche dell'orrore. Che lo si voglia ammettere o meno, in qualche caso si fanno: in questo, per lo meno, sì.
Per cui, se abbattere due torri simbolo del potere occidentale e far duemila morti può avere un suo significato, aberrante e mostruoso quanto si vuole, ma pur sempre significato, radere al suolo una scuola falciando centinaia di bambini va oltre qualsiasi ipotesi razionalmente concepibile e non è rappresentabile per aggettivi (non sono il primo ad esprimere questo concetto e mi perdoni la non citazione colui che può rivendicarne la paternità: non ricordo chi sia).

Non discuterò nemmeno del perché sia del tutto fuorviante aggrapparsi a discorsi del tipo "ma Putin in Cecenia ha fatto ben di peggio". E' talmente elementare: ci sarà un tempo per tornare a riflettere sulla questione cecena, ma adesso è il tempo di piangere i bambini di Beslan. Altrimenti mettiamoci a discutere di cosa abbia fatto Stalin in Tagikistan e in Turkmenistan, se proprio vogliamo fare i pignoli, o riflettiamo sulla questione uyghura, o diamo a Tamerlano quel che è di Tamerlano.
Com'è che c'è sempre qualcuno che di fronte all'orrore non riesce a fare a meno di pensare "sì, ma allora come la mettiamo con quello che Caino ha fatto ad Abele?"
Questo sì, lo trovo intollerante.

Meno che meno interverrò per dire la mia su tutto ciò che ho letto e che è perfettamente riassunto nell'introduzione a questo post. Potrebbe anche essere che non abbia argomenti a sufficienza e quindi, io sì, mi astengo (in parte) dal commentare le opinioni altrui.

Mi preme invece segnalare alcuni interventi che ho letto sulla questione. Un paio (qui e qui) sono del solito Sofri junior, del quale continuo ad apprezzare gli spunti di riflessione. Anche in questa circostanza a mio avviso riesce a contribuire alla discussione in modo equilibrato, senza cadere nelle trappole di cui sopra. Non posso fra l'altro che essere d'accordo con il suo "Scusi, signor sgozzatore". Ecco, avrei voluto scriverlo io.

Interessante è anche l'intervento di una giovane lettrice di Beppe Severgnini, contro la diffusione da parte dei Media delle immagini strazianti provenienti da Beslan. "Perché", si chiede, "si può mantenere quel giusto decoro NON pubblicando le foto della morte di Enzo Baldoni o il video dell'uccisione di Quattrocchi, ma si mostra poi alla gente quella serie di cadaveri di bambini innocenti?"
Raccolgo l'interrogazione e provo a giocare al piccolo giornalista.

Questo sito, o meglio, il sottoscritto, ha scelto di replicare alcune delle fotografie di Beslan pubblicate dal sito del Corriere. Mi sono chiesto se volevo farlo, l'ho fatto. Quelle immagini, come ho scritto, sono state causa di un forte shock emotivo e immagino di non essere stato il solo a provarlo.

Qualora fosse pubblicata, la foto del cadavere di Baldoni non aggiungerebbe nulla all'evento in sé. E' invece probabile che il pubblicarla sconfinerebbe nel doloroso silenzio nel quale si è raccolta la sua famiglia. Sembrerebbe (e verosimilmente sarebbe) una mossa volta ad alzare l'audience o la tiratura.
Le immagini di Beslan, per contro, riguardano un evento collettivo di portata del tutto straordinaria. Un evento che nel suo orrore tocca l'umanità intera ed ha un impatto emotivo elevatissimo.
L'evento Baldoni ci colpisce e ci porta a riflettere sulla persona e sulla sua famiglia. L'evento Beslan, invece, ci coinvolge in quanto esseri umani (e genitori, figli, nonni).

Al di là della diversa portata mediatica, io credo che la circolazione delle immagini di Beslan debba essere perseguita proprio per l'impatto emotivo che esse suscitano. Per i sentimenti di orrore, di pietà, di disperazione che provocano in ciascuno di noi. Per la riflessione che inducono sull'umana esistenza.
Riallacciandomi a quello che scrivevo prima, la violenza di Beslan è talmente fuori dei nostri schemi che quasi tutti si sono astenuti, in prima battuta, dal commentare alcunché. E' calato improvviso il silenzio. E più arrivavano immagini, e più calava il silenzio. Perché, suppongo, per una volta a nessuno è venuto in mente come prima cosa di identificare un colpevole, o di collocarsi in difesa di una qualunque ideologia. Le nostre grida di rabbia e dolore sono rimaste, almeno inizialmente, soffocate. La pietà ha colpito più dell’istintivo sentimento di “vendetta”. Ci sono state eccezioni, ma sono state, appunto, eccezioni.

Per questo credo che immagini come quelle di Beslan siano una specie di monumento alla follia umana e debbano circolare eccome. Io credo che sia sempre un bene per l'umanità essere messa di fronte alle proprie aberrazioni.
E' il principio del fumatore: mettigli davanti la radiografia dei suoi polmoni e come minimo non ci dormirà la notte. Spesso smetterà di fumare o, quanto meno, ci proverà davvero.
Con buona pace di tutti coloro che, adesso, dopo il "rispettoso silenzio", sollevano la propria indignazione all'indirizzo dell'informazione propagandista, del giornalismo spazzatura sottomesso al potere, dell'inadeguatezza dell'informazione, della mancanza di approfondimenti, e bla bla bla.

Per quanto mi riguarda, il pugno allo stomaco che mi hanno provocato quelle immagini è stato piuttosto profondo.
Oddio, me ne rendo conto: sarà che io mi informo a priori.
Vogliamo iniziare a parlare della questione degli Uyghuri o della frontiera uzbeko/tagika prima che la scopriate attraverso i giornali? E, a proposito; vi ricordate ancora tutti, vero, dei bambini del Darfur? No perché, vi rendo noto, è passato solo un mese...

N.B. Io sono banale, retorico, inadeguato, qualunquista, non scendo in piazza e non ho la bandiera della pace appesa alla finestra. E sabato scorso ho acceso una candela. Pur non avendo un balcone.
21.45 del 08 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
03 Io piango
SET Prima pagina
Di prima mattina avevo trovato questa immagine e pensavo di scrivere qualche commento in proposito:


per le vie di Kabul, Afghanistan
Fonte: Emilio Morenatti/AP, via Corriere della Sera

Poi, nel corso della giornata, altre immagini hanno iniziato a piovere su Internet, rilanciate dai giornali e dalle agenzie di tutto il mondo. Via via che scorrevano ho iniziato ad estranearmi da chi, in ufficio, mi stava intorno. Non sono più riuscito a parlare, né ascoltare il vuoto intorno a me. Avevo solo voglia di correre a casa ed abbracciare stretto Leonardo.

Fonte: Corriere della Sera. Le foto sono tutte dell'Ansa, con l'esclusione della prima in altro a sinistra (AFP) e dell'ultima in basso a destra (AP).

A casa, infine, sono arrivato. Deve essere perché sono da solo: Emanuela e Leonardo sono dai nonni a Treviso. Mi è venuto da piangere.

22.50 del 03 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 
02 Morire in Mesopotamia
SET Prima pagina
Premessa: non sarò breve, alla faccia di coloro che mi rimproverano di essere prolisso. Se avete tempo da perdere, leggete fino in fondo.

Svolgimento: a volte vorrei cedere alla tentazione di utilizzare questo spazio diversamente, in modo, come dire, più "impegnato". E già mi si riempie la bocca ad utilizzare questa parola. Il fatto è che Orizzontintorno dovrebbe in primo luogo essere, e in effetti è, lo specchio di ciò che noi siamo ed amiamo, il contenitore dei nostri sogni, il catalogo dei temi a noi più cari e la vetrina sulle nostre attività a questi stessi temi legate. Ne ho già discusso, proprio qui, altre volte.
Che a noi piaccia viaggiare, e che i viaggi siano un po' il filo conduttore della nostra esistenza, immagino traspaia eccome. Molto probabilmente è questo il motivo per il quale siete qua e state leggendo. Che il nostro viaggiare sia fatto solo di spostamenti spazio-temporali è invece totalmente riduttivo.

Noi, questo Globo, lo amiamo davvero. Lo teniamo d'occhio e lo studiamo continuamente, anche a casa. Cerchiamo di aggiornarci, di informarci, di coglierne le infinite facce: culture e costumi, geopolitica, demografia, storia. Un bidone senza fondo, pressoché inesauribile.
Emanuela, ad esempio, legge moltissimo, sicuramente molto più di me che fino a un po' di anni fa divoravo a mia volta libri in quantità industriale. Di tomo in tomo, la sua lunghissima pipeline si arricchisce di titoli di viaggiatori e non, di viaggi e non, di sogni, di storie vissute e di grandi classici (quando l'ho vista girare per casa con due chili di Anna Karenina mi sono preoccupato).
Io, al contrario, tendo ormai all'indigestione da informazione appena sfornata. Lascio sempre più i libri in favore dei Media: giornali, Internet, riviste. Sempre meno telegiornali, sempre meno tv: almeno questo, forse, è un fatto positivo. E quando son libri, leggo comunque di viaggi, o di viaggiatori, o saggi legati alle vicende internazionali attuali o passate.
Credo che divorare informazione sia il mio antidoto al non sapermi guadagnare da vivere facendo informazione.

Così, impegnato dicevo, e pesco a caso: Iraq ed Afghanistan. O anche Somalia, Sudan. O ancora Cina, un tema a noi assai "caro". Tutti argomenti sui quali ho opinioni stratificate, eccome, ancorché le rimetta in perenne discussione con me stesso. Vicende che conosco bene, che seguo da anni, che approfondisco attaccandomi a tutte le fonti possibili. C'è anche che, per quanto legga e per quanto metabolizzi informazioni, mi sento sempre ignorante. Temo il confronto, l'inadeguatezza, in qualche modo.
Poi, talvolta, leggo interventi che mi mandano in bestia e allora alzo la mano, perdo la pazienza. Urlacchio la mia cercando di non elevare troppo il tono di voce, ché il chiasso mi dà fastidio, ma subito dopo torno in ultima fila fra i miei appunti e mi estraneo dal caos, dalle polemiche, dalle discussioni infinite, inutili, vuote, spesso prive dell'ingrediente base: la conoscenza di ciò di cui si dibatte. Opinioni (in)fondate sul nulla, o sul sentito dire, o sul passa parola.
Io, invece, temo la mia ignoranza. Potrei discutere per ore utilizzando le mie opinioni, entrare in un forum a caso e blobbarlo di bla bla bla, ma sta di fatto che ogni volta che ne sono tentato mi rimetto in discussione e mi chiedo se ho davvero cognizione di causa. Se c'è una cosa che detesto è ritrovarmi ad essere vacuo tanto quanto quegli stessi interventi e quelle stesse opinioni che mi danno la gastrite.

Impegnato: a volte vorrei trasformare il Giornale di Orizzontintorno in un campo di battaglia. Vorrei buttar qui le mie idee per poi lasciarmi travolgere dai commenti (ai quali, tanto per batter sempre sullo stesso chiodo, ancora non siamo riusciti ad aprire), ammesso che i commenti vengano. Fra parentesi, abbiamo finalmente scoperto che siete quasi tremila al mese, unici, ma vi fate sempre sentire poco, sia pure per e-mail o guest-book.

Vorrei scrivere: sapete che penso, io, della vicenda Baldoni e dell'intervento di Feltri? Sapete che penso, io, dell'Italia in Iraq? Sapete che penso, io, della questione afgana?
Forse, quando avremo risolto la questione dei commenti al blog, e questo spazio sarà infine aperto al pubblico, virerò la rotta del Giornale, almeno per parte mia, verso argomenti a me cari di politica internazionale. A nessun titolo, sia chiaro: sono uno scemo qualunque con opinioni qualunque. Ma se questo sito è lo specchio di chi siamo, io sono anche le mie opinioni di viaggiatore e di navigatore dell'informazione.
D'altro canto, mi chiedo quanto ho voglia di virare e perché farlo. Perché non lasciare che Orizzontintorno sia solo un bel sito di immagini e diari di viaggio. Per aggiungere dell'altro inutile bla bla bla alla Rete? Per ego? Per rispondere ad un bisogno di discussione e confronto che non sono affatto certo di avvertire?

L'unica cosa che so è che quando mi ritrovai un paio di anni fa ad esporre le mie opinioni (parte integrante di Asia Overland) sulla questione cinese, e sui cinesi in generale, bastarono un paio di attacchi frontali a deprimermi e a farmi reagire in modo assolutamente indisponente. Eppure avevo argomenti, eccome. Li trovavo lì sul campo, erano sotto ai miei occhi e ne dibattevo con interlocutori che stavano in tribuna a guardare.
Mi sono però scottato. Difendere un'idea che può apparire scorretta o contro tendenza non è facile. Bisogna anche esserci un po' tagliati, o comunque avere un valido motivo, voglia di discutere e una gran dose di pazienza. A parte la voglia di discutere, delle altre qualità io difetto un po'.
Poi, non c'è nulla da fare: le parole sono fatte apposta per essere travisate e ben che vada c'è sempre il rischio di passare per qualunquisti, o terzisti - posizione che tutto sommato non mi dispiace.

Sta di fatto che io, l'esistenza di Enzo Baldoni, l'ho purtroppo scoperta solo gli scorsi giorni attraverso i quotidiani. Me lo sono letto tutto il suo blog. L'ho pure segnalato su questo sito. Mi sono letto anche tutto quello che aveva scritto e che ho trovato in Rete: Colombia, Timor, Birmania. E ho continuato a navigare, di link in link. Mi sono letto integralmente il blog di Pino Scaccia, che segnalo oggi in home page. Immagino quindi di averne digerito un quid in più della media degli opinionisti che trovo in giro.
Ancora: seguo le vicende irachene da parecchio, come da anni seguo quelle afgane. Mi sono letto quasi l'opera omnia di Ettore Mo, tanto per citare uno a caso.
E, infine, mi sono letto anche gli articoli di Farina e Feltri (che trovate nei commenti qui) pubblicati su Libero.

Ora, detto questo, mi chiedo che accadrebbe se scrivessi che:

a) Quello per Enzo Baldoni è stato un amore a prima vista, riletto anche attraverso gli occhi di Pino Scaccia e di altre testimonianze. A me Baldoni piace (assai tristemente, da postumo). Davvero: umanamente innanzitutto, per come si proponeva e per come scriveva.

b) I concetti espressi da Feltri e Farina su Libero, sui cui toni si può certo discutere, non sono tuttavia a mio avviso del tutto fuori di testa.

L'inviato di guerra è un gran bel ed affascinante mestiere, dove probabilmente una pallottola in zucca la metti in conto. Mi spiego, e consentitemi l'inadeguata metafora: se vado a farmi una scialpinistica, sono certo che tornerò a casa. Però indosso un apparecchio Arva di segnalazione in caso di travolgimento da valanga. E, che possa capitarmi una valanga, lo metto in conto.
"Lo metto in conto" non significa che me ne fotta una sega, che sia un pazzo, o che sia in me un pensiero costante. Significa che so che può accadere e sarei un criminale a non considerare che la possibilità esiste. Quindi, prendo tutte le precauzioni del caso e mi tocco anche le palle.
In tanti anni di attività mi è capitato una volta sola di vedere una valanga e di assistere al soccorso dei travolti. In un altro caso, mi è capitato di trovarmi le gambe bloccate da un inizio di slavina che ha iniziato a scivolarmi sotto: non è stato affatto bello e credo che mi si sia fermato il cuore per un secondo. Certo sono diventato di gelatina.
Però a sciare sono tornato la domenica successiva.
Se dunque fai l'inviato di guerra sai già il ginepraio (eufemismo) nel quale andrai ad infilarti. E prendi, immagino, tutte le precauzioni del caso.
Se ti dicono che quella domenica il rischio valanga è 5, su una scala da 1 a 5, puoi fare due cose: startene a casa con moglie e figli, o andare lo stesso a farti la tua uscita. Ma attenzione ai termini: se esci non sei un eroe, sei uno che ama la montagna. Hai tutto il diritto di amarla e di farti la tua uscita, ma quello che io ne leggo è che la montagna ti tira più della tua famiglia.
Non è un giudizio, chiaro? E' solo un modo di vivere e ognuno si sceglie il proprio, a maggior ragione laddove vi sia sostanzialmente il sostegno morale della propria famiglia. Non è giusto o sbagliato: è giusto che ognuno viva la propria vita secondo coscienza.

Baldoni scrive: "[...] ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato".
E ancora: "Mettiamola così: nelle prossime 24 ore ho la possibilità abbastanza concreta di crepare. Ovviamente non succederà - ma, se dovesse succedere, sappiate che sono morto felice facendo quello che più mi piace al mondo: viaggiare in paesi che non hanno mai visto un turista prima di me".

Ora, intitola Libero: "Voleva vacanze col brivido, è stato accontentato" (mi manca il riferimento, ma il titolo mi sembra fosse esattamente questo). Attacco durissimo.
Ho letto entrambi gli articoli incriminati a firma di Farina (25 agosto) e Feltri (26 agosto). Si può ampiamente discutere della volgarità e dell'opportunità dei toni, non foss'altro perché dare del pirlacchione ad uno che rischia la testa in mano a dei terroristi, per qualunque ragione la stia rischiando, è semplicemente indice della tristezza intellettuale di chi esprime il giudizio e di una buona fetta della nostra cultura odierna.
Ma, ciò detto, le opinioni espresse da Libero hanno assoluto diritto di cittadinanza. Valgono più di quelle dei molti detrattori che parlano, o scrivono, a vanvera, semplicemente sulla scia emotiva indotta dallo schieramento politico di appartenenza e che fanno di Baldoni, ora, una bandiera, laddove prima facevano di Cupertino e soci dei mercenari fascisti.

Per carità, se volete che mi schieri lo faccio: sono dalla parte dell'informazione libera ed indipendente. Per quanto mi riguarda l'informazione pura è l'evelina. Poi, ad ognuno la propria interpretazione. E di seguito, gli interpreti degli interpretatori, in questo caso Farina e Feltri. Con le loro opinioni.
Sta di fatto che se i due scrivono che Baldoni avrebbe fatto meglio a starsene a casa con moglie e figli invece di andare a lasciar la pelle in Iraq, per quanto quella stessa moglie e quegli stessi figli possano sostenere tuttora pubblicamente le scelte di vita del padre/marito che è mancato loro, non credo di andare molto lontano dalla verità immaginando che dentro di sé vorrebbero con tutte le loro forze la stessa cosa incautamente gridata con toni insostenibili dalla coppia Feltri/Farina: che il giornalista se ne fosse rimasto a casa invece di lanciarsi in quella sciagurata avventura.

Perché, c'è poco da fare: è stata un'avventura sciagurata. Da qualunque punto di vista la si voglia leggere. I fatti sono che Baldoni è partito per una terra dove oggi nessuno, *nessuno*, può scommettere con sicurezza sulla propria pelle. Dove, che tu ci vada per missione, per soldi, per sete di conoscenza, per sfida, per motivi umanitari, non puoi essere affatto certo di tornare a casa con le tue gambe. Nemmeno se ti fai venti giorni nella piscina del Palestine.
I fatti sono che Baldoni ci ha lasciato la pelle e il suo culo, questa volta, non l'ha salvato. I fatti sono che Baldoni, che lo si voglia ammettere o meno, una bella dose di incoscienza e sopravvalutazione del proprio culo, come lo chiamava lui, ce le ha messe tutte. Sia detto: io rispetto moltissimo coloro capaci di interpretare la vita con quella dose di incoscienza necessaria alle grandi imprese, ma di incoscienza si tratta.
Del resto, ogni impresa passa sul filo del non ritorno. Volo pindarico: se Colombo ci avesse lasciato le penne, l'America l'avrebbe scoperta qualcun altro e lui sarebbe passato alla storia come un navigatore pirla.

Baldoni aveva tutto il diritto di giocarsela la propria pellaccia in Iraq, e ha pure la mia stima - ahimé postuma - per questo. Ma certo non era indispensabile che andasse laggiù.
Anche Gino Strada ha moglie e figlia. Anche lui vive da tempo sotto le bombe. Mi sia consentito pensare che forse - e ripeto, forse - le motivazioni alla base di Strada, come quelle che sono alla base di qualunque professionista della Croce Rossa, siano un po' più "nobili" ed eticamente irrinunciabili rispetto a quelle che hanno spinto Baldoni a lasciare la famiglia per incontrare il proprio destino sulla strada per Baghdad. Lo scrivo anche con tutto il rispetto che provo per gente come Pino Scaccia e in generale per tutti gli inviati di guerra. Ricordo che Ettore Mo è citato (a nome di tutti coloro che praticano questa professione) fra i nostri "viaggiatori" simbolo.

L'informazione è uno dei beni più preziosi della nostra civiltà contemporanea e la circolazione dell'informazione è possibile anche grazie a personaggi come Enzo Baldoni. Dirò di più: i valori stessi della democrazia sono possibili grazie a ciò, poiché informazione libera è sinonimo stesso di democrazia. Ma anche opinione libera ne è sinonimo in maniera analoga. E, peraltro, anche io ho in testa il dubbio che la scelta di sostenere una famiglia, e soprattutto di crescere dei figli, sia in netta contrapposizione con la volontà di andare a cercar guai in Iraq, soprattutto se cercar guai in Iraq non è ciò che ti dà da vivere e che ti permette di crescerli i figli, ma è solo una passione, per quanto grande essa sia.

Lo scrivo ancora una volta: penso questo pur con tutta la stima che ho per il lavoro di Baldoni e per la sua persona (stima peraltro costruita in una settimana, sulla base soltanto di quello che ha scritto) e ritengo ignobili i toni usati da Libero. Ma rispetto l'opinione di Feltri e, a tratti, trovo che il dibattito che voleva evidentemente sollevare abbia la sua ragion d'essere.

E' tempo di caccia alle streghe, e mi fa paura. Non mi erano affatto simpatici i nostri quattro connazionali presi in ostaggio, ma ancor meno mi è piaciuta la strumentalizzazione politica che della vicenda è stata fatta e che adesso, tant'è, si ripete a parti invertite.
Non solo: francamente, non conoscendo nessuna di tutte queste persone, non riesco davvero a fare distinzione fra ostaggi italiani e di altre nazionalità. No, proprio non ce la faccio. Per quanto mi riguarda sono tutti dei poveracci in pessime acque, indipendentemente dal motivo che li ha spinti ad andare a cacciarsi nei guai laggiù.
Tutta questa gente in Iraq c'è andata a titolo personale e professionale, a fare un mestiere, sapendo a che andava incontro. A priori non è un valido motivo né per innalzarli al ruolo di eroi, né per crocifiggerli. Il problema è solo tirarli fuori dai guai se possibile, o rispettare in silenzio il dolore di chi è stato loro vicino, quando l'epilogo sia tragico come nel caso di Baldoni e Quattrocchi.
E lasciamo stare il fatto che tant'è, quando in ballo sono gli italiani, le cose non siano mai chiare. Così, che sia accaduto davvero a Baldoni non lo sapremo forse mai e questo è l'unico fatto sul quale dovremmo soffermarci a riflettere tutti.

Tutti noi, che scaldiamo il culo a casa davanti al televisore a commentare. Chiunque sia laggiù, fino a prova contraria, ha negli occhi un orrore che a noi non è dato sapere, né immaginare neanche lontanamente.

Moderiamo dunque i nostri commenti. Tutti.
20.30 del 02 Settembre 2004 | Commenti (0) 
 


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