Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 E due...
OTT Iniziative ed eventi
Dopo questa, è in giro la seconda Lonely Planet che ci vede pubblicati fra coloro che hanno collaborato all'edizione. In giro potrebbero già esserci, o dovrebbero comunque arrivare a breve, anche quelle di Mongolia, Tibet e Cina.
Ora, dovrei forse ammettere che non mi ricordo minimamente in cosa sia consistita la nostra collaborazione a questa nuova edizione della guida sull'Iran. Comunque è irrilevante: qui, come al solito, si fa ahimè tutto gratis.

11.40 del 31 Ottobre 2005 | Commenti (0) 
 
27 Un balzo gigante
OTT Segnalazioni, Viaggi fra le note
Mettiamola così: non avete ascoltato musica fino ad oggi se non conoscete questi qua. Ecco, io ve l'ho detto: fidatevi.

Sì, lo so, voi ascoltate solo Wagner, solo hip hop, solo gli U2 prima maniera, solo quelli ultima maniera, solo Firth of fifth nellé─˘edizione live del é─˘72, solo world music e solo se ha lé─˘etichetta di Peter Gabriel, solo The great gig in the sky dei Pink Floyd, solo i dischi ambient di Brian Eno, solo indie, solo i Subsonica quando erano indie, solo i Subsonica da quando non sono pi¨ indie, solo Ludovico Einaudi, solo Bregovic in duo con Piazzolla, solo i Manas kirghisi recitati in 7/8, solo Cloudless nella versione dei Blind Boys of Alabama, solo house-acid-checcazzonesodiquestamusicaggiovane, solo etichetta Blue Note e Us3 ricampionati, solo Youssoué─˘né─˘Dour, solo le colonne sonore dei film di Wenders e Until the end of the world in testa a tutte e, tanto per finire, solo i dischi anni é─˘80 dei Talking Heads.

Ecco, appunto. Allora ascoltatevi 1 Giant Leap e poi venitemi a dire.

Chiudetevi in una stanza, oppure inforcate l'autostrada da soli con il vostro impianto ad otto casse pompato a volume inaudito. Fatevi un aperitivo con la traccia 1 e poi sparatevi la traccia 4. Poi andate pure random, ne avete 12 di tracce a disposizione.

Quando ve lo siete ascoltato tutto, ammesso che riusciate a smettere, riparliamo di musica.

1 Giant Leap: the album

Nota: ascoltate solo i Gemelli Diversi? E che diavolo ci state a fare qui? Sciò, aria.
16.17 del 27 Ottobre 2005 | Commenti (8) 
 
25 Back from Immagimondo 2005
OTT Fotoblog, Iniziative ed eventi, Diario
Me ne sto lì in fondo al buio fra il pubblico, in un angolo, a guardare la proiezione alla quale ho lavorato tutta l'estate. La sala è piena, c'è molta gente in piedi. La musica è al volume giusto, le immagini scorrono sullo schermo. Per fortuna abbiamo risolto al volo gli ultimi problemi tecnici saltati fuori un'ora prima di andare in scena, durante la prova: basta un cavo con l'uscita non compatibile e mesi di lavoro rischiano di andare in fumo.

Mi raccontava Paolo, ieri al nostro stand, che talvolta gli capita di commuoversi quando riguarda da solo le sue fotografie. Lo so bene: ho visto migliaia di volte quelle immagini che sabato pomeriggio il mio computer proiettava sullo schermo: ci sono state notti che le ho odiate, ne ho avuto la nausea. Ma lì in fondo alla sala, al buio, mescolato fra il pubblico, ho fatto fatica a trattenere le lacrime quando, per la milionesima volta, sono arrivato al campo base dell'Everest.
O quando siamo saliti sull'autobus per Lhasa.
O quando abbiamo iniziato la risalita della Karakoram Highway.
O quando siamo entrati a Samarcanda.
O sui titoli di coda, con l'immagine del nostro itinerario tracciato sul planisfero mentre compare in dissolvenza la scritta "Fine...?"

E gli applausi del pubblico in sala.

Sono stati due giorni grandiosi a Immagimondo, fra viaggiatori, storie, fotografie, itinerari impossibili, risate, emozioni. Ed ora, che volete che vi dica?

Dovrei forse raccontarvi di Vladimir ed Alexey, che hanno fondato la Petersburg Auto-Stop League ed organizzato la Global Autostop Race? Spiegarvi com'é che loro, ad Immagimondo, ci sono arrivati in autostop da San Pietroburgo, in 55 ore, con tutto il materiale per allestirsi lo stand? Per la cronaca, si sono dovuti fermare una notte da un amico a Vienna, perché erano in anticipo.
g Ecco, questi due bei tipi hanno lo stand quasi a fianco al nostro. Indossano la loro inconfondibile tuta gialla che li fa sembrare degli speleologi sbucati da un qualche tombino nei dintorni. Fra una chiacchierata e l'altra, Vladimir racconta del suo viaggio in Afghanistan del 2002, nel bel mezzo dell'invasione americana, sotto i bombardamenti. Vladimir, ma che ne pensano di te, che sei russo, in Afghanistan? Ma nulla, non ce l'hanno molto con noi, tutto sommato gli abbiamo costruito i ponti e le strade.
Surreale? Allora forse non devo raccontarvi di quando, durante il solito giretto in autostop in Alaska, per tornare a casa si è imbarcato su un aereo cargo che lo ha scaricato in Kamchatka, da dove poi non è difficile tornare a casa, a San Pietroburgo...
Ecco, vi capitasse di vedere qualche strano personaggio in tuta gialla, con una freccia disegnata sulla schiena, seduto sul bordo di una strada, per favore, tiratelo su e dategli un passaggio.

Devo forse raccontarvi di Cesare ed Elisabeth, che con il loro camper girano il mondo da sette anni e che, dopo una chiacchierata con noi, hanno deciso: partono per Samarcanda. In fondo le strade sono belle, un mese per andare, un mese per tornare, si fa presto.
Cesare ed Elisabeth a Walvis Bay si sono dovuti fermare per un bel po'. Non potevano lasciare il camper in porto e tornare a casa in volo. Così hanno dovuto aspettare che una nave cargo, oltre al camper, tirasse su anche loro.

E che posso dirvi di Davide e Giovanna? Loro, come Cesare ed Elisabeth, hanno lo stand nella sezione "Mondo". E fin qua nulla di che. Del resto sono un po' come noi: presentano viaggi in Amazzonia, in Mongolia, in Cile, in Per¨, in Egitto, in Islanda. Ora sono in partenza per la Cambogia.
Mi chiedono della Transiberiana. Ne parliamo un po', e può essere che in effetti, Giovanna, possa avere qualche problema con gli scompartimenti. Non mi ricordo se c'è abbastanza spazio per far passare la sua sedia, in effetti.
Mi dice Giovanna, o meglio, Giò: "Ci sono solo due cose che odio: la neve molle ed il fango. In Amazzonia hanno dovuto tirarmi fuori di peso da quanto erano affondate le mie ruote"

Sono davvero in difficoltà, sapete, a raccontarvi della serata con Kurt. Ci ha fatto ridere, ci ha commosso, ci ha stregati, ci ha condotto per mano nel suo immagimondo di sogni ed avventure. Ci ha riportato sul suo K2 e sui suoi Broad Peak, ci ha raccontato storie di cristalli e di sogni, di colori e di odori, di sguardi e di lacrime. Ha mostrato filmati e fotografie straordinarie. Emanuela si è fatta autografare il badge. La sala era piena, straripava di gente.
Ho avuto i brividi. Il suo moto perpetuo mi ha attraversato e io non so che dirvi, se non che ho quasi pianto davanti alla sua foto del Gasherbrum II, con quella nuvola a campana che avvolgeva la piramide sommitale e Kurt che raccontava, "Ecco, quando io guardo questa foto, io penso agli spiriti che mi accompagnano da una vita e so che devo tornare là."

Sorrido, invece, nel raccontarvi di Leonardo in braccio all'amico Touareg, o del tipo col cappello afghano che suonava il flauto fra gli stand. E ancora, il camion di Overland parcheggiato all'ingresso di Immagimondo, ed Ettore Mo che non ce l'ha fatta ad esserci perché non è rientrato in tempo dalla Cina, e le incredibili fotografie in bianco e nero di Giuseppe Tornatore, scattate in inverno in Siberia. Che non so se avete capito, così ve lo ripeto, scattate in inverno, in bianco e nero, in Siberia.

E infine, il parcheggio. Il parcheggio di Immagimondo meriterebbe una storia a sé: decine di Land Rover, e camper che hanno percorso milioni di chilometri negli angoli pi¨ remoti del pianeta, e moto, e camion, e file di casse di materiale, e bivacchi improvvisati nella notte fra sabato e domenica, e gente che parla di assetti ideali per il deserto, per la giungla, per la steppa, per la neve, e carte geografiche scritte in alfabeti lontani, e mappamondi disegnati sulle fiancate di ogni mezzo.

E' impossibile, credetemi: avreste dovuto esserci. Quello che posso fare è rovistare fra i frammenti che abbiamo riportato a casa e sceglierne qualcuno.
Appuntamento al prossimo anno.


L'ingresso di Immagimondo e il camion di Overland
Il nostro stand ad Immagimondo
Lo stand di Emergency
Fra gli stand di Immagimondo
Leonardo fa amicizia con un Touareg
Vladimir ed Alexey
Il flauto magico...
Kurt Diemberger ci dedica il suo ultimo libro
Arrivederci all'anno prossimo!
01.57 del 25 Ottobre 2005 | Commenti (0) 
 
22 Immagimondo 2005
OTT Iniziative ed eventi
Oggi 22 e domani 23 ottobre 2005 saremo presenti ad Immagimondo 2005, festival di viaggi, luoghi e culture organizzato dalla ONLUS Les Cultures, che si terrà presso i padiglioni di Lariofiere ad Erba (LC). In particolare, oggi alle 14.30 in Sala Grigna, presenteremo Asia Overland 2002 con un nuovo diaporama digitale realizzato apposta per l'occasione. Parteciperemo inoltre ai due giorni di manifestazione con un nostro stand interamente dedicato ad Orizzontintorno e ai nostri viaggi.
Qui trovate il programma completo: ci sarà anche... lui! Accorrete numerosi!

09.00 del 22 Ottobre 2005 | Commenti (0) 
 
22 Preparando Immagimondo
OTT Diario, Iniziative ed eventi
Meno uno, ormai ci siamo. Ho trascorso il pomeriggio ad Immagimondo per allestire lo stand di Orizzontintorno ed è stato come tornare a casa. Davanti a noi c'è Sergey, che presenterà i suoi tour negli Altai Siberiani. Di fianco a lui, la mostra sui volti del Tibet. Qualche stand pi¨ in là c'è la coppia di "Vagator, 7 anni in camper intorno al mondo" e sono loro a presentarmi Italo, biker intercontinentale, come recita la scritta sul suo giubbotto di pelle nera.

Nella zona dedicata alle Onlus ed alle ONG c'è già lo stand di Emergency e si lavora febbrilmente attorno agli spazi delle altre organizzazioni.

Bello lo spazio del tipo dietro a noi: presenta lo Yemen. Ma c'è anche un giro del mondo in carrozzella, un'Africa in Lambretta, una strana coppia di russi in tuta gialla che lavorano tutto il pomeriggio a tracciare segni su misteriose carte geografiche.

Italo racconta della strada fra Moynaq e Shymkent, che anche noi conosciamo molto bene. Da lì è risalito ad Omsk. Ha percorso settemila chilometri in otto giorni con la sua moto, una bella botta.
Cesare mi chiede della tratta fra Lhasa e Kathmandu e della strada che da Mashhad porta a Bukhara. Mi faccio raccontare della rotta in cargo che da Walvis Bay li ha riportati in Italia e del transito da Quetta verso l'Iran.

Attacco i nostri poster, verifico i punti corrente. Giro fra gli stand in allestimento, musica classica in sottofondo.

Sì, saranno due giorni bellissimi, un giro del mondo di sogni, di nuovi progetti, di vecchi racconti, di informazioni che passano, di nuove amicizie.
Di gente come me.

Fra poche ore si va in scena. Sono a casa, sì.
00.19 del 22 Ottobre 2005 | Commenti (2) 
 
18 3 anni e 2 giorni fa (*)
OTT Mumble mumble
Mi capita sempre pi¨ spesso. Al mattino, ad esempio, davanti allo specchio, mentre osservo i miei occhi stanchi. Quando passo davanti a una vetrina e vedo la mia immagine riflessa. Quando gioco con Leonardo e rimango sdraiato sul pavimento, di fianco a lui, con gli occhi chiusi. Quando cammino davanti a una scuola ed incrocio i ragazzi che escono.
O nei bar, a mezzogiorno, quando mi siedo da solo a un tavolino e mangio stancamente il mio panino leggendo il giornale, mescolato agli studenti universitari.
Od oggi, percorrendo il corridoio fra gli uffici ed osservandomi riflesso nella porta a vetri, con addosso il mio completo grigio, la cravatta rossa, gli occhiali. Forse gli occhiali giocano la loro parte: non li ho praticamente mai portati fino a un anno fa, abituato ad indossare le lenti a contatto fin da quando avevo quindici anni.

O forse sono i capelli bianchi, che ormai ingrigiscono quasi del tutto le mie tempie e in fondo mi piacciono. Non ho mai capito quelli che se li tingono per sembrare pi¨ giovani.

E mi accade al mattino in macchina, mentre sono fermo nel traffico e sbircio il Corriere appoggiato sul sedile a fianco. O mentre sono seduto in banca a parlare di investimenti, o davanti al telegiornale, rimuginando fra me e me le notizie.
O quando leggo il mio amato Alp. O mentre saldo il conto alla reception di un albergo. O mentre annodo la cravatta, prima di uscire per andare al lavoro.

Mi accade sempre pi¨ spesso, di vedermi invecchiare.

Che è diverso dal sentirsi vecchio. Se ho un conflitto irrisolto con me stesso, è il medesimo da sempre: il complesso di ritrovarmi sempre troppo giovane in mezzo ad un mondo che mi invecchia attorno molto pi¨ rapidamente di quanto scivoli via il tempo addosso a me. La sindrome dell'ancora troppo giovane, inadeguato, in anticipo: mi accompagna da che possiedo dei ricordi.
Eppure, in qualche modo, va ora ad aggiungersi la consapevolezza dell'essere troppo vecchio in altre vesti, inquadrato da un angolo di ripresa differente, circondato da ragazzini che si sentono sempre molto pi¨ grandi di quanto non siano in realtà. E puoi leggerlo così bene, ora, nei loro occhi: che non hanno davvero la minima idea di come gli si srotolerà la vita e di quanto rapidamente il passato si allontanerà davanti a loro, inghiottiti da un futuro che non dà possibilità alcuna di frenata.

L'ho detto spesso: non ho mai avvertito i trenta, anzi, ho sempre pensato che fosse l'età dell'oro. Ma il passaggio dei quaranta, sì: una sorta di clic c'è stata. Perlomeno, quel qualcosa che ti porta, da un giorno all'altro, a guardarti allo specchio e a non vedere pi¨ la stessa persona che vedevi prima. O meglio, lo stesso ragazzo.

Che sia vero, che sia dunque il passaggio dal ruolo di figlio a quello di padre. Che sia quello l'istante della vita che ti cambia, dentro e fuori. Deve esserci sicuramente molto di vero e ciò che è certo è che, nel mio caso, diventare padre e doppiare la boa dei quaranta sono stati due eventi quasi contemporanei. Psicologicamente non semplice da metabolizzare all'improvviso.

Comunque la giri, quel ragazzo dentro di me non c'è pi¨. Forse non è proprio sparito del tutto, ma di sicuro si è nascosto molto bene.
Emerge qualcosa di molto diverso, quel cuore infantile che, al contrario, non mi ha mai abbandonato e che credo sia parte integrante di me e sempre lo sarà. E' quello spirito con il quale, oggi, faccio la lotta con Leonardo rotolandomi nel lettone, o gli insegno a fare le pernacchie, o gioco con lui a farci le boccacce. E quando lui ride, io sono felice e mi commuovo, perché so che stiamo comunicando davvero, che ciò che ci lega è solido e tangibile, che in me riconosce il suo papà, che c'è (anche) il mio dna nel suo sorriso.
Quando si accoccola fra le mie braccia e se ne sta lì per qualche minuto, a pensare, senza parlare: lo sento riflettere, avverto il suo respiro e mi rendo conto che è lui, ora, quella giovent¨ che non mi appartiene pi¨: è come se gliel'avessi trasferita. E sono decisamente un'altra persona rispetto all'immagine che guardavo allo specchio fino a un paio di anni fa.

Non l'ho mai sopportato - né lo sopporto: non ti senti dire altro dal momento in cui comunichi al mondo intero che la famiglia sta per allargarsi. Ti chiedono di che sesso sia e subito dopo ti affogano nel luogo comune: "Eh, vedrai, i figli ti cambiano la vita"

Cosa è cambiato nella nostra vita? Io continuo ad amare le cose che amavo prima, ad emozionarmi per gli stessi eventi, gli stessi colori e i medesimi profumi, continuo a credere in quello in cui credevo prima, continuo a sognare gli stessi sogni, a fare lo stesso mestiere, a progettare gli stessi progetti. Sono pi¨ stanco, certo. Molto pi¨ stanco. E ho sempre meno tempo per me stesso, o non ne ho quasi pi¨ del tutto: lo strappo alla notte, che a ben vedere è un po' come strapparlo alla vita, perché sulla distanza ti logora, non è che non lo sappia. Probabilmente, buona parte di quella stanchezza si riflette nello specchio, mentre mi guardo.
Cosa vedo? Prima vedevo un ragazzo dall'età indefinita e sempre quello ho visto fino a qualche tempo fa. Ora c'è un uomo di quarant'anni, con il suo abito grigio e i suoi appuntamenti di lavoro, la station wagon, il cellulare, il Corriere sotto al braccio, il mutuo, i bruciori di stomaco, la pancetta. Quello sguardo serio.
Ecco, lo sguardo: è quello che davvero non riconosco pi¨. A volte mi chiedo se sia sempre il mio.

Mi sembra di essere su un treno rapido che salta le stazioni, mentre io vorrei sempre scendere a tutte, fermarmi in ogni dove, avere tempo, immagazzinare, prendere appunti e fotografare, e solo dopo ripartire.
Invece questo treno non si ferma, non si ferma mai e accelera in discesa. Tutto mi passa davanti al finestrino così rapidamente che spesso non riesco nemmeno a distinguere il paesaggio, tranne vedere, inevitabilmente, sempre la mia immagine riflessa nel vetro. Mi dà l'ansia, e anche un po' di claustrofobia.

A volte, spesso, mi sento ancora inadeguato. Del resto, evito da una vita - per quanto possa - ogni forma di confronto.

A volte ho paura e non so dove sia il freno di emergenza.

Ricordo molto bene mio padre a quarant'anni: io ne avevo tredici.

A volte vorrei tornare a sedermi, da solo, sulla neve. Sentire l'aria fredda che mi punge, e il silenzio attorno a me. A volte vorrei ridere di pi¨.

(*) Questo avevo in mente, poi ho attraversato il corridoio dell'ufficio verso quella porta a vetri.
01.26 del 18 Ottobre 2005 | Commenti (1) 
 
13 Giallini again
OTT Prima pagina, Segnalazioni
Ecco, io me lo chiedo e immagino anche qualcuno di voi. Per quale motivo, addì 12 ottobre 2005, devo trovarmi in prima pagina sul Corriere la foto di Lapo Elkann, e per sapere le ultime sul terremoto in Pakistan - accaduto solo cinque giorni fa, stima aggiornata ventitremila morti - devo arrivare fino a pagina quattordici?
Per non parlare, tanto per fare un altro esempio a caso, della sciagura in Guatemala - quattro giorni fa, qualche altro migliaio di morti: completamente scomparsa, cancellata persino dai trafiletti.
Però posso leggermi una interessantissima intervista con Patrizia, il transessuale che ha assisitito Lapo nella sua notte brava: cito a memoria, direi a (tutta) pagina tre, o quattro. Perché, fra parentesi, fosse stato in compagnia di un commercialista di Cuneo, non gliene sarebbe fregato un tubo a nessuno.

Con tutto il bene che voglio al Corrierone, e sottolineando che non ho verificato Repubblica: io, davvero, disprezzo la nostra civiltà dell'informazione. Che se questo è ciò che veramente vuole leggere, o ascoltare in televisione, la casalinga di Voghera (e qualcuno deve ancora convincermi che sia così), io francamente ritengo i gorilla del Rwanda una specie intellettivamente e socialmente assai pi¨ evoluta della nostra.

Questi giorni sono un po' preso con la preparazione della nostra partecipazione ad Immagimondo (dettagli in home page), per cui abbiate pazienza: si passa da queste parti abbastanza di rado, ma intanto le foto di Cipro sono state finalmente caricate. Niente di che: quest'anno abbiamo utilizzato praticamente solo la piccola digitale. Le Nikon sono rimaste quasi sempre in valigia e qualcosa mi dice che è solo l'aperitivo di una rivoluzione ormai in atto.
Comunque, un'idea di Cipro ve la fate.

A parte ciò, e al di là del cartellino rosso di cui in apertura, ho ancora qualche giallino da segnalarvi.

Certamente molti di voi avranno già letto, se non almeno sentito parlare, dello straordinario reportage di Fabrizio Gatti pubblicato qualche giorno fa dall''Espresso. Avevamo già segnalato un altro suo lavoro qui su Orizzontintono, lo scorso anno, in occasione dell'inaugurazione della striscetta Navigando che trovate in home page.
Questa volta Gatti si è finto clandestino extracomunitario: tuffatosi al largo di Lapedusa, ripescato in mare e rinchiuso nel centro di permanenza temporanea, l'inviato ha vissuto una settimana con gli immigrati in condizioni disumane. E' stato poi liberato con il foglio di via. Il diario della sua esperienza è devastante. Non aggiungo commenti: se non lo avete già fatto, leggetelo.

Vi consiglio anche questo intervento di Filippo Facci su Macchianera. Il tono del post è molto forte e in linea con il personaggio, ma merita attenzione qualunque sia la vostra posizione sull'eventuale annessione della Turchia all'UE. A valle, leggetevi anche i commenti al post: fra di essi e fra le inevitabili, sterili e noiose polemiche, si celano anche argomentazioni piuttosto concrete ed interessanti in grado di smontare, volendolo proprio fare, l'impianto di Facci.

Cambiamo del tutto dimensione e passiamo al verticale, che a me manca, non so a voi.

Fa notizia, ma persino io ci metterei un bel chissenefrega, la nuova misurazione dell'Everest da parte dei cinesi. Quello che l'articolo non dice è che già qualche anno fa la medesima misura era stata corretta ed innalzata ad 8.850 metri e spiccioli.
Ora, immaginando che la tecnologia a disposizione per questo genere di ricerche sia ormai evoluta a un livello di precisione tale che, di anno in anno, sia forse possibile spostare il tiro di qualche centimetro, e considerando che già un secolo fa la misurazione dell'Everest era praticamente quella attuale, al metro, qualcuno è in grado di spiegarmi come diavolo abbia fatto la cima ad abbassarsi di sei metri (o di quattro, come preferite) nel giro di una manciata di anni? Io non voglio credere che tutti tacciano beatamente del fatto che ciò che cambia è lo spessore della neve sulla vetta: che inevitabilmente varia non di anno in anno, ma di settimana in settimana. Ditemi che, davvero, tutti quei testoni che hanno misurato la montagna fino ad oggi hanno sbagliato di metri: tutti pi¨ o meno d'accordo sulla stessa misura e nonostante le miliardate spese.

Questa è invece per gli addetti ai lavori: ormai la vicenda di Maestri al Cerro Torre, della quale si è trattato a fiumi fra queste pagine, potrebbe finalmente giungere ad un'epica svolta. L'incredibile ed inedita accoppiata formata da Salvaterra e Garibotti (se non sapete chi sono, leggetevi gli antefatti) parte alla volta dell'Urlo di Pietra, decisa a risolvere l'enigma. Obiettivo, naturalmente, riuscire una volta per tutta a salire quella via e cercare le tracce del grande Cesare.
Io rimango con il fiato sospeso e, suppongo, non sono il solo.

Infine, un bellissimo intervento pescato sul solito Intraisass: a Lhasa sta arrivando l'inverno. E a me par di sentire, ancora, l'odore delle candele di burro di yak.
00.51 del 13 Ottobre 2005 | Commenti (1) 
 
01 Giallini
OTT Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Il nuovo album di Tracy Chapman mi tiene compagnia. Ho quasi finito di preparare le immagini di Cipro da caricare qua dentro, così mi prendo una pausa per segnalarvi come di consueto un po' di link.

Si parte con l'ennesimo tentativo, da parte del governo kazako, di ridare ossigeno - anzi, acqua - all'Aral. Qui trovate l'articolo pubblicato sull'Herald Tribune. Se volete fare un passo indietro, dell'Aral avevo già trattato io stesso qua dentro.

Dal Kazakhstan voliamo in Cina, per tornare ancora sulla questione della ferrovia Golmud-Lhasa, relativamente alla quale vi avevo già segnalato qualche altro link: i lavori si avviano alla conclusione e sono ormai purtroppo inarrestabili. Il pezzo è uscito anche sul New York Times.

Francesco mi segnala questa pagina della BBC sulle ultime notizie dal Somaliland ed i bellissimi reportage di Paolo Rumiz dal Medio Oriente. Di questi ultimi, fra l'altro, trovate qui anche la versione audio.
E a proposito di Medio Oriente, è invece ormai da luglio che volevo segnalarvi questo testo apparso sul Guardian Newspapers e ripreso da Corriere.it: merita la lettura e qualche riflessione, senza dubbio.

Sempre da Corriere.it è tratto questo articolo, che peraltro mi conferma quanto la carenza di ossigeno in quota possa avere effetti devastanti sulla psiche umana.

Infine, vorrei rendervi partecipi del mio giallodramma personale. Come sapete, io ho il terrore di volare. Sapete anche che quest'estate abbiamo volato con Cyprus Airways da Malpensa a Larnaca. Quello che non sapete è che, a quanto pare, proprio mentre eravamo a Cipro quel dannato aereo dovette rientrare una volta a Larnaca a causa di forti vibrazioni.
Ora, a quanto pare non si trova pi¨ in rete il link alla notizia, ma Francesco, che ci inviò un sms per segnalarcela, giura che è vera e di averla vista con i suoi occhi. Sta di fatto che potete immaginare in quali condizioni psicologiche io abbia preso quel maledetto aereo al nostro ritorno.
E vabbè, a casa siamo arrivati. Ma.

Ecco che Corriere.it, qualche giorno fa, ritorna ancora su quell'accidenti di ferrovecchio volante che, evidentemente, continua ad avere problemi. Il link me lo ero segnato ed era questo:

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={F8D87BD1-3939-490E-AB88-C68A7586DD7D}

ma, per qualche misterioso motivo, la notizia è nuovamente sparita. In sostanza, pare che l'Airbus 320 in servizio da Milano a Larnaca (è sempre lui quello sciagurato uccellaccio di ferro, non lo cambiano mai) durante il volo abbia perso il contatto con la torre di controllo di Malpensa e, di conseguenza, si siano alzati in volo due caccia della nostra aeronautica per scortarlo...

Ecco, giusto nel caso qualcuno di voi sia in partenza per Cipro... :-)
21.09 del 01 Ottobre 2005 | Commenti (2) 
 


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