Orizzontintorno Carlo Paschetto
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25 Blogmap
NOV Coffee break
Mantellini in poche ore l'ha già popolata a raffica, e sono un po' invidioso. L'aspetto pių interessante è che utilizza Google Maps e Google Earth. Orsų dunque, piantate anche voi la vostra bandierina fra gli amici di Orizzontintorno, non siate timidi! E a proposito, prima che scleriate come ho sclerato io, il campo city va compilato in questo modo: Villasanta, Lombardy (Italy). Naturalmente, a meno che non abitiate negli US.

Blogmap by Frappr!

Update 28/11/05:... Un successo travolgente, vedo...!
17.52 del 25 Novembre 2005 | Commenti (3) 
 
22 L'urlo tace ancora (o non pių?)
NOV Alta quota
A giudicare dalle statistiche di accesso al sito, arrivate qui a valanga chiedendo a Google le ultime novità riguardo all'ormai stranoto (su queste pagine) affair Cerro Torre.

Per gli ultimi arrivati, riassunto delle puntate precedenti:

- Prologo: il palcoscenico e la trama.
- Documenti: un giovane Carlo ve la racconta a modo suo.
- Bloggando, prima puntata: il beneficio del dubbio?
- Bloggando, seconda puntata: l'accusa mostra le prove.
- Bloggando, terza puntata: un breve aggiornamento.
- Bloggando, quarta puntata: in fondo a questo post, si apre il capitolo finale. Forse.

L'ultima (per ora) puntata la trovate invece qui (e qui in pdf). A conti fatti, la soluzione è ancora lontana (anche se ormai appare sempre pių chiara a tutti...).

Aggiornamento del 25/11/05: Ermanno e Rolando ce l'hanno fatta! E ovviamente non hanno trovato nulla... Onore ad Ermanno e Rolando (e a Casimiro?). Qui l'articolo in pdf. Via Intraisass.
20.30 del 22 Novembre 2005 | Commenti (1) 
 
20 Alogenuro d'argento, addio
NOV Coffee break
Questo è un post noiosissimo, che aspettavo ormai da mesi di poter scrivere, ed è anche un post che tratta - quasi - una buona metà della mia esistenza o poco più. Sappiate perciò fin d'ora che è destinato solo ai più curiosi e ai pignolini che vogliano dire la propria in merito: si può quasi dire che lo scriva solo per me stesso, a futura memoria di questa epica giornata.
Perché, amici miei, oggi (o meglio, giovedì 17, ma solo ieri sera ho trovato il tempo di buttar giù queste righe) anche per noi si è definitivamente chiusa un'era e si sono spalancate le porte del futuro.
Sì, vabbè, lo so che siamo gli ultimi arrivati, ma parliamoci chiaro: questo balzo tecnologico ci è costato lacrime (in forma di vent'anni e più di ricordi legati a quel passato che da oggi finisce in soffitta), sudore (in forma di nottate passate ad aggiornarsi e a studiare cosa, perché e come) e sangue (in forma di filigrana tipo €000).

Ora, ad onor del vero va detto che il sottoscritto, una volta di più, si è distinto per coerenza e preveggenza. Cioè, io sono sempre quello che quindici anni fa, fresco di una laurea in Scienze dell'Informazione, di fronte alla prima versione di Mosaic (e se non sapete cos'è, giovani, studiate!) pronunziò il mitico epitaffio: "Questa roba non servirà mai a nessuno".
Recidivo: non più tardi di tre anni fa ancora vagavo per il nostro pianeta lanciando anatemi alla che dio vi perdoni, voi, infedeli e miscredenti, dilettanti dello scatto, soggiogati dal moderno diavolo digitale. Mai e poi mai abbandonerò i miei telaietti bianchi 35mm, mai e poi mai i vostri blasfemi xmegapixel vinceranno le sacre armate dei cristalli di alogenuro d’argento nella grande battaglia per la Qualità.

Poi, poco meno di un paio d'anni fa è nato Leonardo, che già di per sé è stato un bel balzo nel futuro. E voi, papà e mamme che qui state leggendo, comprenderete bene che l'esigenza di catturare ogni istante della sua burrascosa presenza attorno a noi mal si sposava con la conseguente necessità di dotarsi di metri e metri di pellicola. Il che, fra l'altro, mi porterebbe anche in una direzione differente da quella verso cui vi sto invece faticosamente guidando: intendo, avete mai ragionato sul fatto che noi, del nostro passato, conserviamo a mala pena qualche fotogramma in bianco e nero con il bordo dentellato, mentre i nostri rampolli della loro esistenza potranno ricostruire quasi ogni istante in formato sedicimilioni di colori e 192MhZ stereo? Io lo trovo inquietante - e del resto è colpa nostra.

Torniamo però al punto. L'avvento di Leonardo costrinse il suo papà e la sua mamma a dotarsi di un mezzo più adatto ad incassare milioni di fotografie senza spendere il patrimonio familiare in sviluppi e stampe. Un po' come la pubblicità del papà che vuole comprarsi il monovolume, avete presente, no? Ma sto già correndo troppo e invece voglio trascinarvi con me fino alle origini di questa tediosissima storia, perché è ben lì che sono tornato oggi - anzi, giovedì 17 - con la memoria quando sono uscito dal negozio con i miei due sacchi di plastica in mano e un bidone di sudore, lacrime e sangue (vedi sopra) in meno.
..
[Continua a leggere]

17.23 del 20 Novembre 2005 | Commenti (4) 
 
17 Il cervo non ha il fucile
NOV Viaggi fra le immagini
Sono certo di averlo visto pių di venti volte. Ma ancora mi commuovo sulle note di Cavatina, mentre scorrono i titoli di apertura, o quando Nick inizia a cantare Can't take my eyes off you.
Per me è fra i cinque capolavori di ogni tempo. Con un De Niro monumentale.

"E' che in montagna ci sono gli alberi. Gli alberi. A me piacciono gli alberi in montagna"

01.23 del 17 Novembre 2005 | Commenti (0) 
 
15 Balene azteche a Chernobyl
NOV Mumble mumble
Sabato sera me ne stavo sul divano in stato catatonico davanti a Gaia - no, non è mia figlia, né un cane (conosco qualcuno che ha un cane, pardon, cagna, di nome Gaia), ma il programma in onda su Raitre condotto da Mario Tozzi: per intenderci, quel tipo che se ne va in giro con il martelletto a romper sassi fra uno spezzone di documentario e l'altro.

Io sono un documentarofogo. Sono cresciuto divorando i filmati in bianco e nero di Avventura, che forse qualche coetaneo ricorda: primi anni '70, sigla iniziale "She came in through the bathroom window", nella versione di Joe Cocker (ma il brano era dei Beatles, se non sbaglio); sigla finale la mitica "A salty dog" dei Procol Harum.
Credo di aver iniziato a viaggiare in quel modo, davanti al Radiomarelli di plastica bianca che trasmetteva documentari preistorici e voi, giovani tecnosbarbatelli cresciuti sul satellite con il National Geographic, nemmeno potete immaginare la poesia dei pinguini di Magellano in black-and-white-antenna-permettendo.

Poi vennero il buon Fogar ed il suo Jonathan, ma eravamo già nel futuro ed io, che non ho mai giocato a pallone, collezionavo di conseguenza i miei due di picche: è piuttosto difficile competere con chi tira i calci di rigore e magari è fresco di patente se tu, prossimo ai diciotto, non hai nemmeno il motorino e continui irrimediabilmente a preferire i pinguini di Magellano alla Domenica Sportiva.
Di buono c'è che poco tempo dopo, io, i pinguini di Magellano sono andato a vederli davvero, mentre di norma chi tirava calci al pallone è rimasto a casa a guardarsi la Domenica Sportiva. Di buono c'è anche che, benché sia statisticamente non banale, trovata una donna che ami i pinguini di Magellano quanto voi, con buona probabilità vi amerete tutta la vita. Trovare una donna che ami la Domenica Sportiva è perlopių utopistico.

Guardavo dunque Tozzi, e riflettevo così sullo scorrere della vita e l'evoluzione della nostra società, sotto all'inusuale angolo di osservazione della produzione dei documentari. Che a voi sembrerà una fesseria, ma è solo perché guardate Angela junior (che poi, a ben vedere, a me induce le medesime riflessioni).

Il fatto è che una volta (ai miei tempi, signora mia...) un documentario era un documentario. Cioè: ti beccavi i pinguini di Magellano e quello guardavi per un'oretta buona, oppure cambiavi canale (ma ai tempi di Avventura c'era ben poco da cambiare). In ogni caso, se non ti addormentavi sul divano, o se Avventura non era solo un buon pretesto per limonare sul divano medesimo, alla fine dei pinguni di Magellano sapevi pių o meno tutto lo scibile e potevi far l'appello chiamandoli uno ad uno per nome, o in alternativa tentare la difficilissima carta di conquistare la tua compagna di banco con le teorie sugli ecosistemi dei pinguinidi, che comunque fa sempre un po' alternativo.

Ecco: sabato sera il tema di Gaia era "Influenza aviaria", e fin qua vabbè, anche se trovo di difficile applicazione utilizzare il soggetto in questione con la compagna di banco, soprattutto se avete il raffreddore.
Si parla insomma di virus - cosa sono (se sto ai disegni di Gaia, delle palle viola con gli spillini, tipo riccio), come si diffondono e bla bla bla - e di polli. Nel giro di pochi minuti la trama scivola sull'influenza spagnola, che tutto sommato ci sta. Quindi - siamo negli anni '20 - ci si fionda dentro alla prima guerra mondiale ed alla vita di trincea. Inizio a perdere un po' il filo, ma sembra interessante.

Riempio la lavastoviglie, imposto il programma automatico, asciugo il lavandino e tiro un orecchio alla tv: siamo a Chernobyl e stiamo parlando del disastro dell'86. Come ci siamo arrivati non ne ho la minima idea, ma quasi non faccio a tempo a chiedermelo che già stiamo parlando di produzione di energia nucleare e confronto con i sistemi a carbon fossile. Quindi mi appare di colpo Tozzi con il suo martelletto: è in Sardegna e martella sassi qua e là. In pochi secondi riesce a convincermi dell'evidente legame fra energia nucleare e ricerche sul DNA: infatti ecco lo stesso Tozzi che, all'interno di un laboratorio, sputa dentro ad una provetta (sic!) per farsi analizzare il suo codice genetico.
Ora, mentre alle mie spalle parte il programma automatico a 55º per piatti normalmente sporchi, mi aspetto di assistere a chissà quali rivelazioni sugli antenati del buon Mario e invece no: si cambia di nuovo scena e agganciamo il problema delle megàttere dell'Oceano Artico, che nel XX secolo sono state decimate dalla pesca selvaggia. Inizio ad innervosirmi e a pensare seriamente di cambiar canale e passare alla De Filippi, che in fondo è sempre un bel documentario sui disturbi della personalità umana.

Ma voi lo sapevate che l'ecosistema delle megàttere influenza quello dei leoni di mare e dei cormorani imperiali? E che, soprattutto, c'è un invisibile legame con i fossili del pleiocene presenti nei basalti degli altipiani della Sardegna centrale? Perché, che ci crediate o no, novemila anni fa un'antica civiltà che viveva nel deserto di Atacama in Cile mummificava i propri morti molto prima che lo facessero gli egizi e non vi dico, da allora, come si è sviluppata Città del Messico, che oggi affoga sotto ad una cappa micidiale di smog, mica come al tempo degli aztechi che costruivano le piramidi una dentro all'altra e sono misteriosamente scomparsi per far spazio al veleno della vedova nera e ai lombrichi della Papua Nuova Guinea, che dal canto loro divorano le foglie di eucalipto, no, quelle se le mangia il Panda che però vive in Cina e il problema del buco dell'ozono non lo sfiora perché mica sta in Antartide, dove i conquistadores spagnoli non sono arrivati e quindi non c'è la spagnola, e quindi non ci sono i virus e quindi nemmeno i polli.

...Oooolaaa! Nemmeno il Bersaglio della Settimana Enigmistica (perché avete presente, vero, il Bersaglio della Settimana Enigmistica??) sarebbe riuscito, nello spazio di un'ora e mezza, a permettervi di fare un volo così pindarico. Merita una standing ovation con ola dal divano di sinistra a quello di destra.
Non ci ho capito una mazza e mi gira la testa, ma il risultato è affascinante: il pių straordinario gioco di incastri demenziali e neosillogismi che la mente umana possa partorire mi ha portato dall'influenza aviaria a Chernobyl, al DNA, alle megattere, a città del Messico e ritorno diretto al via, dentro alla palla viola con gli spillini.

Vi dicevo che riflettevo sulla vita e sulla nostra società: a pensarci, Gaia non è altro che lo specchio fedele della nostra era. Consumo irrefrenabile, rapidità, grandi immagini (stupende: quanto ad effetti speciali, "2001, Odissea nello spazio" gli fa le pippe ai documentari di oggi). Contenuto prossimo a zero. Non ci capisci un tubo, ma ti droghi di colori e immagini, e al termine dell'indigestione ti sembra di aver mangiato da dio.
Però, quando mangiavi in trattoria consumavi lentamente un solo piatto mediamente buono, il vino non era sofisticato e il giorno dopo ti ricordavi la ricetta e potevi provare a replicarla a casa.

E va bene, dite pure che sto diventando un vecchio rompiballe che ai-miei-tempi-signora-mia. Comunque io domenica mattina non mi ricordavo già pių perché le megattere dell'Oceano Artico non si soffiano il naso e come hanno fatto a scoprire il DNA facendo saltare in aria Chernobyl. Ma, soprattutto, perché accidenti i polli mummificavano gli spagnoli. O erano gli spagnoli a cucinare dentro alle piramidi?
Diavolo di un Tozzi.
00.11 del 15 Novembre 2005 | Commenti (2) 
 
11 Parmaburg
NOV Spostamenti
Io non saprei dire se sia questo cielo grigio, o siano i tetti, o i colori delle facciate. Sta di fatto che questa mattina ho aperto la finestra della mia camera al Toscanini e mi sono venute in mente Varsavia e Riga.

(Mi convinco sempre più che un telefonino con la fotocamera non è poi un'idea così demenziale. Ora, però, Motorola deve spiegarmi il perché le fotografie scattate con il suo MPx220 riescano ad essere più orrende di quelle delle macchinette usa e getta da 2 euro).


Parma, questa mattina, dalla finestra del mio hotel
Varsavia
Riga
12.37 del 11 Novembre 2005 | Commenti (0) 
 
10 Parmablog
NOV Spostamenti
Miniguida di sopravvivenza per trasfertisti soli a Parma. L'Hotel Verdi si trova in centro. O almeno credo. Insomma, è davanti al Parco Ducale, ma che ne so se è il centro di Parma. Ci sono arrivato che era già buio da un pezzo e mi ci ha portato il navigatore. Quando guido in un centro urbano a caccia di qualche via in mezzo al traffico, tengo il navigatore su una scala a 100 metri e quindi la verità è che non ho la minima idea di dove si trovi l'Hotel Verdi rispetto al centro. Non ho la minima idea di dove sia il centro di Parma. Non ho nemmeno idea se Parma abbia un centro. E comunque vaglielo a raccontare all'Amari di Bangkok che il Verdi è un hotel a quattro stelle.
Vabbè: sono simpatici, efficienti e, come mi ha detto una collega, ti coccolano anche un po'. Che, tutto sommato, se sei un trasfertista solo a Parma può non essere male.
Nel ristorante a fianco del Verdi mi hanno steso: antipasto di salumi misti locali, cuore di parmigiano, tortelloni ripieni di castagne in salsa di mostarda di mele, mezzo rosso di una qualche cantina di amici suoi. Provaci, dopo, ad alzarti da tavola.

Gironzolo per il centro di Parma di sera, da solo. E' il centro? Boh. C'è un fiume. Ora, non iniziate tutti a dirmi "Ma va'? Ma che bella scoperta e bla bla bla". Io a Parma ci sono venuto sì e no un paio di volte, e sempre di sera, e sempre di corsa. E un fiume non lo avevo mai visto. Non chiedetemi se quello che ho visto è il Po, il Rio della Plata, o il fiume Parma. Anche perché ho scoperto che a Parma via Po corre - appunto - a fianco del fiume Parma: vi sembra normale? Comunque in questo fiume non c'è molta acqua, quindi escluderei il Rio della Plata. Ah: come faccio a sapere che a Parma c'è un fiume Parma? L'ho letto sulla scheda di un hotel.

L'Hotel Verdi non ha posto per la sera successiva, ma vi ho detto che sono efficienti: mi telefonano nel pomeriggio e mi dicono che mi hanno trovato una camera all'Hotel Toscanini. Che, fra parentesi, è davanti al fiume Parma. Come faccio a sapere che è proprio il fiume Parma? Semplice, c'è scritto sulla brochure dell'hotel. E comunque non ho la minima idea di dove si trovi l'hotel rispetto al centro, per non dire che magari ci sono pure in centro, ma abbiate pietà: ci sono arrivato che era già buio da un pezzo e la gente civile stava scodellando la pasta davanti alla ruota finale di Gerry.
E poi, siamo daccapo: come lo riconosco il centro di Parma?

Se le camere del Toscanini sono tutte come la mia, le quattro stelle vanno divise una per camera. Non c'è un ristorante, così esco e mi addentro per le vie. Del centro? Boh. Non c'è un'anima, comunque. Piacevole passeggiata sotto ai lampioni, vie strette, non un rumore. Un po' come aggirarsi per Londra nel 1800, senza la nebbia e Jack lo squartatore.

Cena alla trattoria Corrieri. Che se siete dei trasfertisti soli a Parma, ecco, *non* è il posto. Sotto alle volte di mattoni ad arco, fra prosciutti appesi e tortelli freschi in esposizione, solo coppiette al miele, tavolate fracassone di famiglie da venti persone e coppie di consulenti che fanno i superbrillanti (di solito, lui che ancora non ha ancora allentato il nodo della cravatta regimental dalle sette di mattina, camicia bianca e gessatino; lei stagista che fa la strafiga su tacchi da venti centimetri, alla sua prima trasferta; lui le spiega quanto è figa la vita del consulente e fa finta di conoscere tutti i camerieri del ristorante; tutti e due telefonano in continuazione e spediscono sms a nastro).
Almeno loro viaggiano in due. Io non mi sono portato nemmeno un libro. Scemo.

Passeggiata notturna sul lungo fiume, da solo. Burp.

Se siete da soli a Parma potete dire addio ai vostri propositi di dieta. A Parma parlano con accento parmigiano. E comunque io di Parma non ci capisco un accidente.


23.40 del 10 Novembre 2005 | Commenti (1) 
 
09 An ordinary mobile story
NOV Fotoblog
"Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale / dopo aver viaggiato dentro il sonno. / L'inconscio ci comunica coi sogni / frammenti di verità sepolte: / quando fui donna o prete di campagna / un mercenario o un padre di famiglia.

Per questo in sogno ci si vede un po' diversi / e luoghi sconosciuti sono familiari. / Restano i nomi e cambiano le facce / e l'incontrario: tutto può accadere. / Com'era contagioso e nuovo il cielo / e c'era qualche cosa in pių nell'aria.

Devo difendermi da insidie velenose / e cerco di inseguire il sacro quando dormo / volando indietro in epoche passate / in cortili, in primavera. / Le sabbie colorate di un deserto / le rive trasparenti dei ruscelli"



00.22 del 09 Novembre 2005 | Commenti (1) 
 
03 Centomila orizzontintorno
NOV Lavori in corso
Da qualche mese il guestbook è sotto assedio e viene spammato a raffica. Ho dovuto perciò attivare un blocco alla pubblicazione istantanea dei nuovi messaggi per poterli filtrare a monte: questo è il motivo per cui, se qualcuno di voi lascia un messaggio, possono passare diversi giorni prima che appaia in linea.
Il problema, però, è che se mi trovo duecento messaggi da verificare, 199 dei quali sono spamming, non potendo trascorrere le mie giornate a controllarne il contenuto uno ad uno, va a finire che taglio tutto e amen.
Mi scuso fin d'ora quindi se qualcuno di voi ha firmato il guestbook di Orizzontintorno e non ha visto il suo messaggio pubblicato.
Sta di fatto che se va avanti così addio guestbook, perché io *odio* lo spamming e del resto chi vuole può comunque lasciare la propria impronta utilizzando la guestmap, o naturalmente commentando il blog.

Colgo anche l'occasione per segnalare che tutti i messaggi il cui unico scopo sia far pubblicità al proprio sito web vengono cestinati per definizione. La ragione è molto semplice: il guestbook non è una vetrina gratuita, ma un modo simpatico per lasciare un messaggio ad Orizzontintorno.
Chi vuole far conoscere il proprio sito web attraverso le pagine di Orizzontintorno non deve far altro che quello che han sempre fatto tutti: scriverci. Non abbiamo (quasi) mai negato a nessuno un normale scambio di link: ci mancherebbe! (Tutti i siti amici sono elencati qua).
Il quasi è riferito al fatto che in qualche caso non abbiamo accordato il link a siti il cui unico scopo era utilizzare Orizzontintorno come veicolo promozionale di attività profit (ad esempio, agenzie di viaggio) senza che, quanto meno, ci venisse proposto qualcosa in cambio.

Amici, Orizzontintorno - ahimè - costa. Però in questi due anni e pių di vita abbiamo continuato a non accettare l'inserimento di banner pubblicitari in home page, nemmeno le Google ads che tanto vanno di moda. Insomma: ce lo finanziamo per intero.
E' forse una scelta ingenua e un po' romantica, ma io credo che se passate di qua a migliaia sia anche perché questo rimane un contenitore di sogni per amici viaggiatori, non una vetrina su Internet. E' un po' la nostra collezione di farfalle, se volete.
Con questo non voglio naturalmente dire che a noi Orizzontintorno non serva, anche, per cercar di tirar su qualche euro promuovendo le nostre attività - conferenze, articoli, pubblicazioni, libri, poster, tazze con il logo, quant'altro: fra parentesi ci riusciamo malissimo, quasi per nulla. Ma cerchiamo almeno di far sì che sia un messaggio secondario, tutto sommato quasi nascosto, e che questo sito web non diventi il solito portale pieno di pubblicità, o la bancarella di un mercato.

E a proposito di traffico: finalmente ho trovato il modo di agganciare il contatore al numero reale di visitatori unici.
Fino ad oggi il contatore in copertina registrava solo le visite originate direttamente sulla home page, che sono in realtà una minima parte del traffico effettivo. Infatti, la maggior parte di voi arriva qui attraverso qualche motore di ricerca e atterra su una qualunque delle circa duemila pagina che attualmente compongono Orizzontintorno, senza transitare affatto dall'indirizzo base, www.orizzontintorno.com.
Risultato: contatore in home page (fornito da Bravenet) che solo recentemente aveva stancamente doppiato le ventimila visite e statistiche web (fornite dal Provider, ma prive di script che permetta di portare il contatore sulle pagine) che invece registrano medie di circa cinquemila visitatori al mese, con punte fino a dodicimila.
Ora ho risolto questo problema con un orribile accrocchio che a qualunque smanettone del web farebbe davvero orrore, ma che finalmente permette di riportare in home il numero reale di visite univoche dalla nascita di Orizzontintorno e di allineare il contatore visibile di Bravenet a quello invisibile del Provider.

Ebbene, amici, sapete che c'è? State per doppiare quota 100.000, in poco pių di due anni. Ho idea, fra l'altro, che l'evento debba accadere domani.

A chi fa scattare il centomila il compito di portare la torta. Da bere lo mettiamo noi.
23.32 del 03 Novembre 2005 | Commenti (0) 
 
01 Un tocco di zenzero
NOV Viaggi fra le parole
"Fanis, al mondo ci sono due tipi di viaggiatori: quelli che prima di partire guardano le carte nautiche e quelli che guardano lo specchio. Quelli che guardano le carte nautiche stanno partendo, quelli che guardano lo specchio stanno tornando a casa"

[da POLITKI kouzina, di Tassos Boulmetis]
01.09 del 01 Novembre 2005 | Commenti (0) 
 


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