Orizzontintorno Carlo Paschetto
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25 On the air
MAG Iniziative ed eventi
Oggi, 25 maggio, Carlo verrà intervistato su RadioInBlu, nel corso della trasmissione "Il giro del mondo". RadioInBlu è il circuito radiofonico promosso dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della CEI. La trasmissione è in diretta e va in onda dalle 9,12 alle 9,58 sulle 220 radio che fanno parte del circuito In Blu, ma anche sul canale satellitare Blusat2000 e sul sito www.radioinblu.it.

Aggiornamento: la registrazione dell'intervista è disponibile qui (21Mb, versione per Windows Media Player) e qui (6Mb, versione per RealPlayer). Grazie a Giovanni per il suggerimento tecnico.
08.00 del 25 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
25 Vladislav sorride
MAG Alta quota
Questa è una storia di cui verosimilmente nessuno vi ha raccontato fino ad oggi e vi racconterà. Vladislav Terzyul era un forte alpinista ucraino, molto forte, come parecchi suoi colleghi est-europei: formidabili atleti, perlopiù destinati a rimanere sconosciuti ai Media, ma le imprese dei quali stanno rivoluzionando completamente la storia dell'alpinismo degli ultimi anni. Invernali agli 8000, vie estreme in tutto l'Himalaya, premi a raffica ogniqualvolta si presentano agli eventi che contano. Pochi mezzi, abituati a mangiare pane, sassi e ghiaccio, e a lottare con difficoltà logistiche, climatiche e finanziarie quasi sconosciute a noi grassi occidentali.

Vladislav Terzyul era un altro di quelli che lo scorso anno si stavano cimentando con la sfida delle sfide. Ne abbiamo parlato anche i giorni scorsi, quando vi ho raccontato di Ed e di Christian. Lo so che l'argomento sta diventando un po' ripetitivo, ma è che siamo a maggio, è stagione sia in Nepal sia in Tibet, sono ormai sempre più quelli in corsa. La classifica è destinata ad allungarsi ed io vado a caccia di novità.

Vladislav Terzyul l'ho scoperto durante la caccia e per un pelo non mi faceva lo scherzo di sbucare dal nulla - perché proprio non lo conoscevo, e vi assicuro che li conosco quasi tutti - e farmela aggiornare di nuovo, la classifica, e pure retroattivamente. Fra l'altro, una delle poche cose di Vladislav che si trovano in giro per il web è questa, che non è esattamente leggibile per tutti...

Vladislav Terzyul mi ha fregato. Perché adesso io non lo so se lo devo inserire nella lista.

Io credo che Vladislav sia scomparso sorridendo. Sono troppi, ormai, quelli che ci sono riusciti, perché facciano davvero notizia. Lui, invece, sorride e ci ha fregato tutti, perché i misteri e le leggende rompono un po' le scatole, ti falsano la classifica, non sei mai sicuro se quel punto di domanda lì in mezzo all'elenco sia una fotografia a colori, una data ed un numero, o solo una romantica illusione, una favola mal riuscita.

Come Mallory ed Irvine: non lo sapremo mai, ma è bello crederci.

Io comunque il punto di domanda glielo metto. Ciao Vladislav, e scusa il ritardo.

Update: ancora su Christian Kuntner, molto bello quest'articolo, ripreso da questa pagina de "la Provincia di Lecco". Grazie alla segnalazione trovata su Intraisass.
01.26 del 25 Maggio 2005 | Commenti (1) 
 
23 Enkhbayar vs. Mendsaikhanii
MAG Prima pagina
Se ne parlava una sera con Tooroo ed Aagii, davanti al solito piatto di montone, consumato al riparo dell'ennesimo ger piantato nel bel mezzo di nessunluogo, Gobi Meridionale.
Ma com'è che fa questa gente a votare, gli avevamo chiesto. Oh, è semplice: gli portano il seggio, oppure smontano il loro ger e se ne vanno al villaggio più vicino...

Che poi ci credo che "il Paese vive in un clima di incertezza politica": provateci voi a scegliere fra Nambariin Enkhbayar e Mendsaikhanii Enkhsaikhan.
Mi chiedo se per votare debbano scrivere il nome del candidato vicino al simbolo della coalizione. In cirillico modificato, fra l'altro, che sennò è troppo facile.
23.27 del 23 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
18 Dea dell'abbondanza
MAG Alta quota
Anche Christian e Abele erano ormai al traguardo, fra l'altro sulla stessa traccia lasciata da Ed. Ancora l'Annapurna, pochi giorni dopo.
Christian non ce l'ha fatta e Abele l'ha scampata per un soffio.

Proprio ieri, mentre scrivevo dell'impresa di Ed Viesturs, avevo dato un'occhiata in giro per il web per verificare a che punto stessero i due e cercare qualche loro bella foto, nel caso avessi dovuto nuovamente aggiornare la classifica...

Le ultime agenzie hanno precisato che non è stata una valanga, ma un seracco che si è staccato. Qui, qui e ancora qui.
19.15 del 18 Maggio 2005 | Commenti (1) 
 
17 Grande slam per Ed Viesturs
MAG Alta quota
Ed Viesturs ce l'ha finalmente fatta e ha completato così il grande slam, primo americano a riuscire nell'impresa. Adesso sono 12 gli eredi di Reinhold Messner che hanno calpestato la vetta dei 14 ottomila.
Complimenti a Ed, che peraltro ha salito per ben sei volte l'Everest e può dunque vantare 19 ascensioni sui giganti della Terra (secondo soltanto allo spagnolo Juanito Oiarzabal, 21 volte in vetta ad un ottomila, e davanti allo stesso Messner, 18 volte):


"On May 12, at 2 p.m. Nepal time, Ed Viesturs, 46, stepped into the sky, and into history, to become the first American to climb all 14 of the world's 8,000-meter peaks. In a call from the summit, Ed said that it's "one of the happiest days of my life, one of the hardest days of my life."

www.edviesturs.com
12.08 del 17 Maggio 2005 | Commenti (1) 
 
15 Job hunting
MAG Diario
Quando ideai Orizzontintorno non immaginavo certo che avrebbe potuto tornarmi utile anche per questo: sono alla ricerca di un lavoro.

A quanto pare, la mia azienda deve disfarsi di una bazzecola come un migliaio di dipendenti, soprattutto fra il middle-management, e all'improvviso, da brillante giovane dirigente, anche io mi ritrovo ad essere un "costo da ridurre".
Di conseguenza, la scorsa settimana ho rassegnato volontariamente le dimissioni e dal 30 giugno prossimo sarò dunque sul mercato.

Ci sono molti modi di interpretare la situazione. Quello che preferisco, per ora, è vederla come una grande opportunità, senza naturalmente dimenticare che comunque qui c'è anche un mutuo da pagare, un'economia familiare da mandare avanti e Leonardo che consuma ancora latte come una Ferrari. Non esattamente dettagli.

Nell'ultimo mese siete transitati da queste parti in più di dodicimila. Siete davvero molti, una crescita vertiginosa, che significa fra l'altro che il blog funziona, eccome. Fra gli indirizzi ip, puntualmente decodificati dalle statistiche di accesso, c'è davvero di tutto: tour operator e agenzie di viaggio, magazine, giornali, tv e Media in generale; ma anche aziende di tutti i settori, società di consulenza e servizi, ministeri, istituti universitari, e chi più ne ha più ne metta.

Fino ad oggi non avevo messo di proposito il mio curriculum in linea su Orizzontintorno, soprattutto per conservare quella sorta di dissociazione fra i contenuti di cui ci occupiamo qua dentro e la mia vita professionale; dissociazione che mi accompagna da una vita e che fa sì che da anni i nuovi colleghi mi chiedano immancabilmente: "Ma che diavolo ci fa, qui, uno come te?"
Risposta: ci faccio quello che ci facciamo tutti, ossia contribuisco a portare a casa i mezzi per mandare avanti la famiglia e condurre tutte quelle attività che proprio su Orizzontintorno vedete. Se preferite, una risposta più o meno analoga l'ho data anche in fondo a questa pagina.
Quindi sì, la mia professione poco ha a che fare con i viaggi, quasi nulla con Orizzontintorno, né tanto meno con la fotografia, con i video e con tutto ciò che trovate qua dentro. Anche supponendo che sia solo un caso, questo caso mi ha portato sin qui oggi, nel bene e nel male, e in generale più nel bene.

Ora però la navigazione guidata è terminata improvvisamente e mi ritrovo senza bussola nel bel mezzo di un mare che sfortuna vuole sia proprio in burrasca. In altre parole, delle due l'una: o trovo un lavoro che abbia a che fare con il mio curriculum, e in questo caso non è successo nulla, anzi, tutto bene e la navigazione può per fortuna riprendere come prima, lungo rotte a me note; o si fa avanti qualcuno disposto ad investire sul sottoscritto, che mi dia l'opportunità di veleggiare verso l'ignoto iniziando una nuova professione legata ai contenuti di Orizzontintorno (si accettano volentieri suggerimenti in merito).
Io, a priori, non escludo nessuna delle due rotte (e ci mancherebbe).
La terza via - aspettare che la burrasca passi - è contemplabile solo nel brevissimo termine. Poi questa barca si troverà in seria difficoltà.

Quindi: qui trovate il mio curriculum, in italiano e in inglese. In breve,

COSA SO FARE e COSA HO FATTO fino ad oggi: tralasciando la preistoria, da ormai dieci anni lavoro nel mondo degli ERP, sia in termini di progetti di implementazione, sia di servizi di application management.
Ho fatto a lungo il project manager. Non lo faccio più da almeno tre anni, ma è un profilo che, nel caso, prendo sempre in esame.
Ho fatto il client manager, ruolo che preferisco a quello di project manager, ma devo chiarire: non sono mai andato a caccia di clienti da solo. Ho sempre lavorato con clienti già acquisiti.
Stavo facendo il resource manager, prima del terremoto. E' un ruolo ponte fra HR ed operations aziendali, un po' il controller delle risorse umane, colui che ne gestisce ed ottimizza l'impiego sui progetti. Un ruolo che a me piaceva molto. Anzi, piace.
Ne capisco, molto, di servizi per la manutenzione applicativa dei sistemi e, non poco, di web e di comunicazione sul web. Se passate di qua in centomila all'anno deve essere vero, no? Del resto, il web l'ho visto nascere e sono quindici anni che volo fra le maglie della Rete.

COSA NON SO FARE e COSA NON SONO: non sono (più, da tempo) un consulente di prodotto, o meglio, ormai da anni non sono più hands-on. Questo vale in generale, indipendentemente dal prodotto stesso. Ciò non esclude che possa tornare a farlo, qualora l'opportunità dovesse presentarsi interessante.

COSA POSSO FARE POTENZIALMENTE: credetemi, quasi tutto, tranne cucinare. Del resto il mio articolato curriculum credo sia un buon biglietto da visita, sotto questo profilo.

COSA VORREI FARE: domanda bingo. Quasi inutile dire che ovviamente vorrei coniugare la mia esperienza e le doti manageriali/organizzative con un lavoro totalmente nuovo che abbia attinenza con i temi di Orizzontintorno. L'ideale? Il consulente di viaggio, o il consulente per un'agenzia viaggi, o la persona in grado di ideare, studiare, organizzare una nuova proposta di viaggio, gestirne la logistica, i contatti, il programma, risolvere i problemi: è del resto la mia professione attuale, risolvere problemi.
In alternativa, mi piacerebbe lavorare nei Media del settore, anche con collaborazioni a contratto. Benvenuto su Utòpia, lo so. Ciò non mi impedisce di metterlo nella mia wish list.
Prima però che tutte le persone che potenzialmente potrebbero darmi davvero un lavoro scappino, e ritornando così al mio cv, considerate che sono innanzitutto benvenuti ruoli come IT Manager, spesso sbocco classico della mia attuale professione, e più in generale tutto quanto abbia attinenza con il mio background. Continuare a fare il resource manager sarebbe un bel terno al lotto.

QUANTO CHIEDO: non è argomento di ricerca, qui. Proponetemi un lavoro, poi un accordo lo troviamo.

QUALI VINCOLI HO: una moglie che lavora a Milano, una casa appena acquistata vicino a Milano, un bambino di un anno e mezzo. Questo non significa che non valuti opportunità a Canicattì, o nel mezzo del deserto del Turkmenistan, soprattutto in mancanza di alternative. Significa però che, nel caso, qui c'è una famiglia che dovrebbe essere trasferita di conseguenza, con tutti i problemi logistici e finanziari connessi.
Non significa nemmeno che non sia più disponibile a viaggiare per lavoro. Almeno finché Leonardo è così piccolo vorrei però evitare di vedere sistematicamente moglie e figlio solo nei weekend, ma se necessario parliamone. Viaggiare non è comunque mai stato un vincolo di per sé, ci mancherebbe.

A parte questo, se guardando qua dentro vi viene da pensare qualcosa del tipo "ehi, ma ce l'ho io il lavoro giusto per lui", beh, chiamatemi. Vengo sempre a vedere di che si tratta.
17.19 del 15 Maggio 2005 | Commenti (7) 
 
13 Nuvole su Samarcanda
MAG Prima pagina, Cina e non solo
Sembra che anche a Karimov gli butti male. Strano, il 2030 è ancora lontano. Sta di fatto che appare sempre più consistente la probabilità di un effetto domino nelle repubbliche dell'Asia Centrale e viene da chiedersi quanto ci vorrà prima che la rivolta islamica sfondi anche la frontiera blindata del Turkmenistan.

Ho l'impressione che ormai il nostro diario di viaggio sia già storia del tempo che fu.

Update 14 maggio: butta molto male...
12.13 del 13 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
09 9 maggio fuori le mura
MAG Amarcord
C'eravamo anche noi, il 9 maggio 2002, in Piazza Rossa. O meglio, le giravamo attorno, perché a dire il vero la piazza era completamente blindata dalla sera prima. Ma tanto il bello accadeva nelle vie del centro, non al Cremlino, né davanti a San Basilio. Ché la gente comune, tutta fuori le mura si ammassava, al di là delle transenne.

Travolti dalle manifestazioni dei reduci di ogni guerra e dei nostalgici di ogni tempo, carichi di macchine fotografiche e videocamera, trascorremmo l'intera giornata a catturare centinaia di immagini, e volti, e bandiere rosse, e petti orgogliosi carichi di medaglie, e polizia antisommossa, e camionette blindate ad ogni angolo, e chilometri di cortei, e migliaia di curiosi, e giornalisti, e militari, e slogan, e palloncini colorati, e striscioni.

Fu allora che ci rendemmo di conto di essere davvero partiti e di aver lasciato tutto alle spalle. Per parecchio tempo a venire.

23.26 del 09 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
08 Saparmurat 451
MAG Prima pagina, Cina e non solo
A quanto pare Saparmurat Niyazov, alias Turkmenbashi, presidente a vita del Turkmenistan, ne ha sparata un'altra delle sue.
Combinazione, la notizia arriva mentre scivola via il terzo anniversario della nostra partenza per Asia Overland e, solo per un istante, la testa è altrove.

Che Niyazov fosse sul libro paga degli States - anche se non nei termini citati dal peraltro sempre aggiornatissimo Pfaal - non mi era nuova. Del resto, basta un rapido sillogismo: quanti di voi sanno indicare su una carta geografica il Turkmenistan, conoscono il nome della capitale, del suo presidente Niyazov, e sono aggiornati su ciò che accade laggiù?
In altre parole: com'è che eravate bravissimi su Saddam e continuate a non sapere un tubo di Turkmenbashi?

Poiché Notizie dall'Asia Centrale continua a prender polvere fra i byte del mio hard disk, ecco a voi in anteprima ciò che scrissi a proposito del nostro amico giusto un paio d'anni fa, all'interno del capitolo dedicato al nostro passaggio nel paese centroasiatico:


¬† "[‚Ķ] Ashgabat, capitale del Turkmenistan, surreale cattedrale di marmo bianco e cupole d‚Äôoro ai margini meridionali del deserto del Karakum, chiusa a sud dalla catena di montagne bruciate dal sole sulle quali corre il confine con l‚ÄôIran. Ashgabat è il nostro trampolino per il salto finale che ci porterà fino a casa. È la sera del 25 settembre quando, al termine dell‚Äôinfinita traversata del Karakum, entriamo in città.
A prima vista, il Turkmenistan sembra la rappresentazione, neanche troppo allegorica, della Corea del Nord. Almeno, è il primo paragone che ci viene in mente durante il nostro soggiorno in questo angosciante Paese.

Il Turkmenistan è il Presidente Niyazov. Niyazov è il Turkmenistan, ne è il padre (Turkmenbashi), il padrone, il capo del governo, del Partito (unico) e dell‚Äôesercito, il dittatore, il mito, l‚Äôeroe, quasi santo, o forse già dio. Del resto il libro sacro del Turkmenistan, il Ruhnama, lo ha già scritto. È esposto in tutte le librerie, insieme agli altri tre o quattro libri dei quali è l‚Äôautore, obbligatorio nelle scuole di tutti i livelli, recitato alla televisione in continuazione su tutti i canali di Stato da bambini e ragazzi che ne declamano a memoria i capitoli, sottolineando a braccia allargate i passi fondamentali con sguardo spiritato e fisso verso la telecamera.

Il Turkmenistan è agghiacciante, o schiacciante, o una barzelletta sarcastica, o una sorta di curioso dopobomba. Dipende un po‚Äô da quale angolazione lo si osserva. Ma ha petrolio e gas. Trasuda petrolio, ha i porti sul Mar Caspio, è in posizione strategica, fra Iran, Afghanistan ed Uzbekistan; ufficialmente non è musulmano, ospita militari americani e forse anche qualche base sconosciuta. E allora non fa notizia, o per meglio dire, a differenza dell‚ÄôIraq ad esempio, non esiste.

Lo stridore dei contrasti che avvertiamo in Turkmenistan è quasi folle. Il centro di Asghabat con il resto del Turkmenistan. Le cupole d‚Äôoro del palazzo del Parlamento, i giardini all‚Äôinglese regolarmente annaffiati, i viali deserti ad otto corsie attraversati da Mercedes e BMW nere nuovissime, con l‚Äôinfinito squallore di Dashoguz, o di Mary, il vuoto del deserto, la povertà evidente delle campagne, dove le donne si spezzano la schiena per raccogliere il cotone dai campi strappati alle sabbie.
L‚Äôelettricità non costa nulla, l‚Äôacqua è gratis, la benzina costa così poco che il pieno di un‚Äôautomobile di grossa cilindrata costa meno di un dollaro. Sono i regali di Turkmenbashi al suo popolo. Un popolo la cui unica attività redditizia è il cambio in nero agli angoli delle strade buie. Già, perché in Turkmenistan cambiare moneta ufficialmente sembra impossibile.

Se alle frontiera appaiono paranoici nel controllare la valuta in ingresso, e cambiare in nero è uno dei peggiori reati perseguiti da papà Niyazov, cercare di convertire dollari nelle banche è però un‚Äôimpresa senza speranza. L‚Äôintera piccola, e forse anche grande, economia del Paese si basa sul cambio in nero. Ci vive probabilmente la metà della popolazione. Surreale? Non è ancora niente.

Turkmenbashi è dappertutto. Delle librerie ho già detto. Ma è anche clonato in decine e decine di statue, buona parte delle quali in oro massiccio. La più grande ad Ashgabat, in cima all‚ÄôArco della Neutralità, un treppiede di ottanta metri di altezza in cemento bianco, che sorregge i dodici metri d‚Äôoro scintillante nei quali è scolpito Niyazov a braccia aperte che guarda il sole. Tutto il giorno: la statua gira seguendo il sole, dall‚Äôalba al tramonto: Turkmenbashi saluta il sole che illumina il suo Turkmenistan.
Le statue del Presidente sono le uniche che popolano tutto il Paese, fatta eccezione per una piccola statua in bronzo, nascosta in un piccolo parco, che rappresenta Ataturk, il padre dei turchi, al quale Niyazov si ispira. Il parco è intitolato all‚Äôamicizia fra il popolo turco e quello turkmeno. Viene da chiedersi se i turchi sappiano di essere amici dei turkmeni.

Niyazov non è salito al potere. C‚Äôera già. Al momento della dissoluzione dell‚ÄôUnione Sovietica, era il dimenticato rappresentante di Mosca del Partito Comunista locale, l‚Äôautorità per il controllo del Turkmenistan, una remota provincia della Russia abbandonata da Dio, dagli uomini e pure dal Cremlino, che la utilizzava come deposito di spazzature varie, probabilmente come poligono e, naturalmente, per lo sciagurato programma di coltivazione del cotone del quale ho raccontato nella lettera precedente.
Quando Mosca ha dato forfait e le altre repubbliche del centro Asia ne hanno immediatamente approfittato per sganciarsi e proclamare la propria indipendenza, il Turkmenistan ha protestato. Di lasciare mamma Russia, proprio non ne voleva sapere. Non aveva i mezzi, né economici, né politici, né sociali per farlo. Non che gli altri Paesi confinanti ne avessero molti di più, ma certo le spinte indipendentiste interne erano assai motivate. Nel referendum del 1991 i turkmeni votarono invece a grande maggioranza per rimanere con Mosca.
Ma la Russia aveva ben altri problemi di cui occuparsi ed il Turkmenistan si ritrovò indipendente suo malgrado. Niyazov era lì, e non si è mai più mosso. Da allora, per il mondo esterno, il Turkmenistan è Niyazov. Dopo avere spazzato via l‚Äôopposizione e cancellato qualunque partito, nel 1998 si è autorinnovato il mandato presidenziale fino al 2002 ed ultimamente ha deciso di rimanere ‚Äúfinché morte non lo separi‚Äù. Non fa peraltro mistero di non amare particolarmente la democrazia. Dice che è un‚Äôinutile preoccupazione per il popolo.

Se in Uzbekistan il Presidente Karimov ha promesso alla popolazione che il 2030 sarà il grande anno di prosperità del Paese, mettendo così una solida assicurazione sulla propria permanenza al potere e rimandando a data sicura qualunque malumore degli uzbeki relativamente alla propria condizione economica (i manifesti che declamano il 2030 come anno della prosperità si sprecano a Tashkent), Niyazov è stato molto più visionario. Ha convinto (?) i turkmeni che il loro Paese diventerà gli Emirati Arabi del ventunesimo secolo, che ha battezzato ‚Äúil secolo d‚Äôoro‚Äù. Fantastico.

Ci aggiriamo per l‚Äôincredibile e deserta Asghabat: fontane faraoniche (ma stanno per costruire la più grande del mondo) irrigano i prati all‚Äôinglese che circondano i palazzi del governo costruiti in marmo bianco, specchi e cristallo. Questo spreco d‚Äôacqua è un pugno in faccia all‚ÄôAral ed alla desertificazione che inizia appena usciti dalla città. Le statue d‚Äôoro sono un pugno in faccia a tutto il resto. Entriamo in un piccolo supermercato, dove non si trova praticamente nulla. Ma le etichette dei pochi prodotti che ci sono riproducono, quasi sempre, il volto sorridente del nostro amico Turkmenbashi. Lo stesso sorriso appare sulle centinaia di manifesti e cartelloni appesi in tutta la città e dovunque in Turkmenistan. Il profilo del Presidente è del resto il logo dei tre canali televisivi di Stato, quelli che in palinsesto hanno sempre e solo lui: Niyazov che saluta il popolo, Niyazov in visita a Dashoguz, Niyazov in visita ai campi di cotone, Niyazov alla sua scrivania‚Ķ

E pubblicità ad oltranza del suo libro, e folle festanti che si aprono al suo passaggio, e bandiere del Turkmenistan che sventolano dappertutto; e lui che sale e scende dal suo elicottero personale, e lui che pensa, e lui che parla, e lui che scrive, e lui che sorride, e lui che firma documenti importanti con le delegazioni dei Paesi amici (Bangladesh, Andorra, Tonga, Repubblica delle Banane‚Ķ).
Lui, lui, lui sempre, dovunque, dappertutto, immancabilmente in camicia bianca, a maniche corte, ascella pezzata (spesso), cravatta slacciata (talvolta). Un vero Presidente quasi operaio. È una presenza asfissiante.

Una delle sue migliori perle è recentissima. Una nuova legge, da lui stesso promulgata, suddivide l‚Äôintera popolazione in categorie in base all‚Äôetà delle persone. Ci sono i ‚Äúgiovani‚Äù, i ‚Äúmaturi‚Äù, gli ‚Äúuomini‚Äù, gli ‚Äúanziani‚Äù ed i ‚Äúsaggi‚Äù. Più o meno, non abbiamo capito bene le classi, ma il concetto è questo. Ad ogni categoria corrispondono dei diritti e dei doveri sociali (soprattutto doveri sociali). In ogni caso, per essere saggi ed avere qualche speranza di poter dire la propria bisogna essere molto vecchi, cosa non facilissima da queste parti. Secondo papà Niyazov, a quarant‚Äôanni si è a mala pena nell‚Äôetà per parlare. Naturalmente, lui sfugge a questo principio [...]"
00.35 del 08 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 


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