Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Dur fuq ix-xellug (*)
DIC Travel Log: Malta
Non è tanto il fatto che usino un alfabeto per tastiere, suppongo, aliene. In fondo sono riuscito a bloggare anche dal Giappone, chessaranno mai quei venti o trenta caratteri Klingon in pi.

Quello che davvero mi inquieta è che usino questa lettera, Ħ, e che "Vorrei una camera doppia con bagno" si dica (scriva...) "Nixtieq kamra b'żewġ sodod bil-kamra tal-banju".

Preparate le valigie, si parte di nuovo.

(*) Giri a sinistra.
00.53 del 31 Dicembre 2006 | Commenti (0) 
 
29 Altrove
DIC Viaggi fra le parole
"L'altrove è il luogo dove vorremmo essere se potessimo scegliere di stare in un luogo diverso da quello in cui stiamo. Il nodo della questione, si capisce, è la capacità di operare tale scelta. Non si tratta solo di possibilità economiche, né di amenità dei siti: il problema, comune a tutta l'umanità da quando è diventata stanziale, è che ovunque si ponga la propria residenza c'è sempre un altrove che chiama e mette in moto i profondi meccamismi del viaggio.
L'altrove, a ben vedere, è irraggiungibile."

[Paolo Paci, "Evitare le buche pi dure - Vent'anni di viaggi al contrario" - 2006. Per inciso, probabilmente il libro di viaggi pi bello che abbia mai letto. E ne ho letti davvero parecchi.]
00.03 del 29 Dicembre 2006 | Commenti (1) 
 
28 Ardenfog
DIC Travel Log: Ardennes
Più o meno, nebbia e buio, buio e nebbia. E freddo, freddo papero, non tanto per i meno tre-punto-cinque, quanto piuttosto per l'umidità che ti entra nelle ossa. O sarà forse che invecchio e sempre più mal sopporto il gelo. Che poi non è vero, perché a me il nord piace freddo, piace d'inverno e piace grigio, buio e bianco. No, non è un controsenso, il buio col bianco, intendo. Non viaggiando a nord d'inverno.

Siamo rimasti in pochi quassù, questi giorni di fine anno, ultimi naufraghi naufragati tra le nebbie delle Ardenne, cosicché il panorama è un po' surreale, dentro e fuori. Dentro, uffici deserti e corridoi in penombra, fuori la luminescenza gialla della cattedrale di Arlon rischiara la nebbia che ristagna sopra alla zona zona industriale. Parcheggi vuoti, ghiaccio per terra, silenzio e finestre chiuse ovunque. Buio e lampioni, insomma.

Tranne all'Arlux, che appare travolto da un'improvvisa e piuttosto fastidiosa animazione e briosità. Gran pienone, invero: che si stiano preparando a qualche disastrotrash evento di fine anno? Non voglio nemmeno pensarci. A dire il vero non riesco a pensare a nulla di più agghiacciante e fantozziano di un veglione di San Silvestro all'Arlux, nemmeno un capodanno in una pensione di Tiraspol brindando con il leggendario spumante-tappo-in-plastica sovietico. E, me lo chiedo spesso: ma a qualcuno dell'Arlux, magari cercandosi su Gugl, è mai capitato di leggermi?
Ché di spunti, questo tristo ed ameno luogo di pernottamente e ristoro, continua ad offrirmene a iosa. Per dire, capita ad esempio che vogliate entrare in camera vostra, fortunatamente situata proprio nell'ala nuova, e arrivati alla porta vi imbattiate in un simpatico diversivo:


No, non è la mia camera. La mia è quella a fianco e stanotte mi si è sganciato all'improvviso il comodino dal muro, fracassandosi al suolo con tutto quello che vi era sopra appoggiato. Salvi gli occhiali e il cellulare.
E vi chiedete ancora perché continuo a venire qui?

Fuori, deserto, silenzio, buio, lampioni gialli avvolti dalla nebbia. E presenze oniriche di dimensioni ragguardevoli.

17.16 del 28 Dicembre 2006 | Commenti (1) 
 
24 La battaglia delle Ardenne
DIC Travel Log: Ardennes
Tanto per cambiare io la macchina fotografica non l'avevo, ma lei sì. E se vi dico che persino la hostess si è messa a scattar fotografie dal finestrino, potete capire che giornata ci fosse sulle Alpi. Se ne poteva vedere il profilo all'orizzonte già dopo soli dieci minuti dal decollo a Lussemburgo, da ottomila metri di quota, a circa trecento chilometri di distanza in linea d'aria. Questa volta mi sono odiato per non aver avuto con me almeno la piccola Nikon.

Però il partitone serale a Risiko fra colleghi nella hall dell'Arlux, questo sì, ce l'ho.

00.31 del 24 Dicembre 2006 | Commenti (2) 
 
23 L' sciupa anca l
DIC Prima pagina
Ma come, è schiattato? Ma non aveva detto che era immortale? E adesso che ce ne facciamo delle statue d'oro??
23.58 del 23 Dicembre 2006 | Commenti (0) 
 
17 Crashlog
DIC Lavori in corso
A quanto pare da qualche settimana a questa parte abbiamo qualche problemino tecnico e sia questo blog che la home page di Orizzontintorno sono accessibili solo a singhiozzo. In altre parole, secondo nessuna logica e quando pare a loro.

Per chi ne capisce qualcosa, sembra che le connessioni al database contenute nelle pagine asp vadano in buca una volta sì ed una no, ed ogni volta il browser - qualunque browser, non è un problema di Explorer - ritorna "errore 500".

Non ho la minima idea del se e come ne usciremo. Se non riuscite a leggerci, riprovate pi tardi. Se invece mangiate pane e web, e potete dare una mano, scrivetemi via e-mail per favore.
23.55 del 17 Dicembre 2006 | Commenti (3) 
 
14 Focolare domestico/2
DIC Spostamenti, Diario
Emanuela: - ...A parte il cinese e l'indiano tutti gli altri ristoranti ci hanno cacciato fuori perché non avevamo prenotato...

Carlo: - Maddai, strano ad Amsterdam...

E: - Amsterdam? Ma guarda che sono a Stavanger, in Norvegia!

C: - ...
00.40 del 14 Dicembre 2006 | Commenti (0) 
 
12 Tell me why I don't like Mondays
DIC Travel Log: Ardennes
Sì, questa mattina l'aereo l'ho ripreso. Non fosse che mi hanno perso la valigia. Ora: passi perdere il bagaglio su un volo diretto Milano - Lussemburgo, peraltro nonostante lo abbia imbarcato con discreto anticipo, ma il punto è che nel frattempo quest'oggi sono arrivati altri due voli da Milano e della mia roba nessuna traccia. Mi dicono, dal lost and found della Luxair, che la mia valigia è stata identificata a Malpensa. Bene. Ma allora, se è vero, qualcuno può spiegarmi perché non è stata reimbarcata sui voli successivi, come consuetudine vuole?
Così eccomi disperso ad Arlon, vestito da pinguino e senza un accidente di niente a parte il pc. Per il momento mi sono procurato uno spazzolino e il dentifricio. Però, concedetemelo: un pochetto depresso sono. Del resto ci si è messa di mezzo anche l'Avis, che questa settimana mi ha rifilato una specie di ferro da stiro nero perché non aveva pi altre auto. Quando mi ha visto, la mia amica del noleggio, ha sorriso e mi ha chiesto se venerdì c'era neve sul Gottardo...

E a proposito di Malpensa: vorrei anche far notare agli amici del metal detector che questa mattina sono passato facendo suonare il concerto in re minore per sirene ed allarmi, ma nessuno mi ha degnato di uno sguardo. Per non dire che colui che avrebbe dovuto controllare il contenuto del mio bagaglio a mano (quello sì, è arrivato con me) dava le spalle al monitor e parlava di figa con il suo collega. A pensarci, strano: è lunedì e non parlavano di calcio.
Però, per carità: la stangona bionda l'hanno controllata per bene e magari le hanno anche sequestrato lo smalto per le unghie perché non era nel sacchettino.

Che non si dica poi che esagero: perché stasera me li hanno portati sì il pane e il burro, ma guardate un po' per bene che cosa mi hanno portato:


Ecco, io sono sopravvissuto alla dieta dei nomadi del Gobi e certo non pretendo che mi servano il pane con le pinzette, nemmeno in questo schifo di business hotel che dovrebbe essere il fiore all'occhiello di Arlon, ma magari, dovessi dire, aspettarmi che non mi rifilino un avanzo spappolato, come dire, non lo chiamerei un eccesso di pignoleria.
Poi vorrei che mi spiegassero anche perché ogni volta che ho la sciagurata idea di ordinare un primo impiegano quarantacinque minuti a ristorante vuoto per portarmelo e regolarmente mi avvertono che il piatto è incandescente: ma se lo scaldate a microonde, perché diavolo ci mettete così tanto?

Santa pazienza. Non chiedetemelo perché continuo a venire qui.

Per il resto questa settimana inizia così come si è chiusa la precedente: pioggia orizzontale, freddo papero e clima complessivamente da schifo. Non ditemelo: lo so che da voi c'è una giornata stupenda.
00.26 del 12 Dicembre 2006 | Commenti (3) 
 
12 Focolare domestico
DIC Spostamenti, Diario, Mumble mumble
Emanuela ed io ci siamo incrociati questa mattina alla Malpensa: io in partenza per Lussemburgo con il volo delle 8.45, lei proveniente da Venezia con quello delle 8.30.
Ci siamo dati il buongiorno via sms, perché troppo sincronizzati per riuscire a vederci.

Poi. Questo pomeriggio ero in Belgio: mi ha telefonato perché le facessi io il telecheck-in direttamente via Internet per non perdere l'aereo. Detto, fatto, in tempo reale a ottocento chilometri di distanza.

Pi ci penso e pi mi sembra che in tutto ciò debba esserci una qualche morale che mi sfugge.
00.16 del 12 Dicembre 2006 | Commenti (0) 
 
11 Dog friday afternoon
DIC Travel Log: Ardennes
Ci sono post che andrebbero scritti nel momento in cui nascono, non tre giorni dopo. Per la precisione, tre giorni e quasi duemila chilometri di autostrade e non, dopo. Ad esempio, perché magari avevi un bell'incipit che ti frullava in testa mentre guidavi e, naturalmente, ora lo hai dimenticato. O anche perché di ora in ora e di chilometri in chilometri, lipperlì, prendevi appunti con gli occhi, e un conto era scrivere di getto, un conto è adesso. Adesso che, fra l'altro, me ne vado anche a dormire, ché domani c'è la solita levataccia ben prima dell'alba per tornare in quel delle Ardenne.

Dovessi dire, la combinazione pi strana del mio venerdì attraverso l'Europa centrale è stata partire da Lussemburgo mentre l'autoradio trasmette Io canto di Laura Pasini ed arrivare, sette ore e mezza dopo, alla Malpensa mentre una qualche radio italiana trasmette ancora Io canto di Laura Pasini. Ottocento chilometri di nubifragi e vento a raffiche alle spalle.
Dovessi dire, anche, c'è qualcosa di surreale nel guidare in giacca e cravatta per ottocento chilometri attraverso cinque Stati. Che poi la giacca era in realtà buttata in qualche modo sul sedile posteriore. Sta di fatto che l'Europa in auto l'ho attraversata parecchie volte, ma tant'è questo venerdì qualcosa di inspiegabile addosso se lo porta.

Mi ha guardato strano la tipa dell'Avis all'aeroporto di Lussemburgo quando le ho detto che la macchina me la tenevo e che ci tornavo in Italia. - E dove la lascia? - All'aeroporto di Malpensa, devo andare a recuperare la mia macchina là. - Ah, capisco... - Guardi, non è proprio giorno di volare oggi, non per me.
Per non dire del tipo della biglietteria della Luxair al quale mi sono rivolto per cambiare le mie prenotazioni. - E quando torna? - No guardi, proprio non torno. Mi sposti l'altra prenotazione a gennaio. - Ma non posso, questo è un biglietto andata e ritorno Lux-Mpx-Lux. Lei non può "tornare" lunedì e "partire" a gennaio. - Capisco... Allora annulli tutto. - Ma... lei lunedì torna qua... non capisco. - Non si preoccupi, ho cambiato i miei programmi. Ho un appuntamento in Francia e vado là in macchina, poi mi arrangerò per tornare a Milano in qualche modo. Lunedì riprenderò il mio aereo alla Malpensa, come al solito.
Non è convinto, non capisce. Ma annulla il biglietto di "andata" Lussemburgo-Malpensa e mi sposta le altre prenotazioni di conseguenza. Mi chiamerà un paio d'ore dopo mentre sono in viaggio per assicurarsi di aver capito bene.

E' che di spiegargli che io ho paura di volare non ne ho proprio voglia, e poi c'è gente dietro, la coda è lunga. E oggi non è la mia giornata: c'è tempesta di vento su mezza Europa. In Francia sono annunciate raffiche a cento orari, qui nelle Ardenne si stanno preparando, piove già orizzontale, e ho anche visto su Internet che in Svizzera è un casino. No, oggi non volo, certo non con questo coso. Me ne torno a casa in macchina, tanto sono solo le undici e ho tutta la giornata davanti. Non fosse per la scocciatura che devo andare a Malpensa a riprendermi la mia auto: una deviazione che mi porta via un altro centinaio di chilometri, ad occhio. E vabbè. Non è giornata.

Così mi capita di mettermi in macchina all'aeroporto di Lussemburgo, avendone peraltro alle spalle già una cinquantina da Arlon, e di puntare a sud, direzione Italia, aeroporto della Malpensa. Il navigatore dice 677 km, ai quali dovrò aggiungere anche i sessantacinque da Malpensa a casa, e i trecento da casa a Treviso, dove mi aspettano Emanuela e Leonardo. Ci sono dei venerdì che nascono strani.


Un lungo pomeriggio di acqua a scrosci su tutta l'Europa, e neve in alto sulle montagne, e vento a raffiche incredibili che spazza le Ardenne, e l'Alsazia, e le valli svizzere. E vaglielo a spiegare a quelli della Michelin che l'autostrada è sempre la rotta pi veloce. Sempre, anche se allunghi il percorso di ottanta chilometri. Invece dalle parti di Strasburgo casco in trappola e decido di fidarmi.
Esco all'uscita 45, Saverne, e mi infilo fra i villaggi dell'Alsazia lungo la statale 404, poi la 422, poi mi perdo dalle parti di Otterswiller, e poi ancora a Marlenheim e poi, lungo la stretta D500 da Dorlisheim, sto una vita in coda dietro ai camion. E le ore passano. Tanto vale farci un fotoblog.

Autostrada Metz-Strasburgo
Marlenheim, Alsazia - Francia
Molsheim, Francia

C'è la fabbrica della Kronenburg non-mi-ricordo-pi-dove in Francia, ed è colorata a scacchi bianchi e rossi. E c'è quella grande centrale termoelettrica che vedo sempre dall'alto, arrivando a Lussemburgo. E' uno dei miei punti di riferimento in volo. Quando siamo in vista della centrale l'aereo fa una grande virata a sinistra girandole attorno, inizia ad abbassarsi e mancano circa quindici minuti all'atterraggio. Ogni volta guardo il fumo delle quattro enormi ciminiere per capire quanto vento aspettarmi.
Ho imparato ad identificare la centrale con l'arrivo a Lussemburgo. Mentre le passo accanto in macchina mi rendo conto che sono a pi di cento chilometri dalla mia partenza, ben oltre Saarbrücken. Sto guidando attraverso il mio plastico e guardo in cielo.

Sì. E' stato un venerdì pomeriggio lungo e strano. E' strano fermarsi in un autogrill nei pressi di Lüzern, svizzera tedesca, ed entrare salutando con un bonjour. Anche perché io il francese continuo a non parlarlo.

Sul Gottardo ci sono 8º alle cinque del pomeriggio. Il Pilatus è innevato. Attraverso cinque frontiere senza mai fermarmi. Poi, a Chiasso, sto ovviamente in coda venti minuti.
C'è qualcosa di strano nel tornare a casa con una macchina targata Lussemburgo.
01.22 del 11 Dicembre 2006 | Commenti (5) 
 
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