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Non è tanto il fatto che usino un alfabeto per tastiere, suppongo, aliene. In fondo sono riuscito a bloggare anche dal Giappone, chessaranno mai quei venti o trenta caratteri Klingon in più.
Quello che davvero mi inquieta è che usino questa lettera, Ħ, e che "Vorrei una camera doppia con bagno" si dica (scriva...) "Nixtieq kamra b'żewġ sodod bil-kamra tal-banju".
Preparate le valigie, si parte di nuovo.
(*) Giri a sinistra. |
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"L'altrove è il luogo dove vorremmo essere se potessimo scegliere di stare in un luogo diverso da quello in cui stiamo. Il nodo della questione, si capisce, è la capacità di operare tale scelta. Non si tratta solo di possibilità economiche, né di amenità dei siti: il problema, comune a tutta l'umanità da quando è diventata stanziale, è che ovunque si ponga la propria residenza c'è sempre un altrove che chiama e mette in moto i profondi meccamismi del viaggio. L'altrove, a ben vedere, è irraggiungibile."
[Paolo Paci, "Evitare le buche più dure - Vent'anni di viaggi al contrario" - 2006. Per inciso, probabilmente il libro di viaggi più bello che abbia mai letto. E ne ho letti davvero parecchi.] |
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Più o meno, nebbia e buio, buio e nebbia. E freddo,
freddo papero, non tanto per i meno tre-punto-cinque, quanto
piuttosto per l'umidità che ti entra nelle ossa.
O sarà forse che invecchio e sempre più mal
sopporto il gelo. Che poi non è vero, perché
a me il nord piace freddo, piace d'inverno e piace grigio,
buio e bianco. No, non è un controsenso, il buio
col bianco, intendo. Non viaggiando a nord d'inverno.
Siamo rimasti in pochi quassù, questi giorni di fine
anno, ultimi naufraghi naufragati tra le nebbie delle Ardenne,
cosicché il panorama è un po' surreale, dentro
e fuori. Dentro, uffici deserti e corridoi in penombra,
fuori la luminescenza gialla della cattedrale di Arlon rischiara
la nebbia che ristagna sopra alla zona zona industriale.
Parcheggi vuoti, ghiaccio per terra, silenzio e finestre
chiuse ovunque. Buio e lampioni, insomma.
Tranne all'Arlux,
che appare travolto da un'improvvisa e piuttosto fastidiosa
animazione e briosità. Gran pienone, invero: che
si stiano preparando a qualche disastrotrash evento di fine
anno? Non voglio nemmeno pensarci. A dire il vero non riesco
a pensare a nulla di più agghiacciante e fantozziano
di un veglione di San Silvestro all'Arlux, nemmeno un capodanno
in una pensione di Tiraspol brindando con il leggendario
spumante-tappo-in-plastica sovietico. E, me lo chiedo spesso:
ma a qualcuno dell'Arlux, magari cercandosi su Gugl,
è mai capitato di leggermi?
Ché di spunti, questo tristo ed ameno luogo di pernottamente
e ristoro, continua ad offrirmene a iosa. Per dire, capita
ad esempio che vogliate entrare in camera vostra, fortunatamente
situata proprio nell'ala nuova, e arrivati alla porta
vi imbattiate in un simpatico diversivo:
No, non è la mia camera. La mia è quella a fianco
e stanotte mi si è sganciato all'improvviso il comodino
dal muro, fracassandosi al suolo con tutto quello che vi era
sopra appoggiato. Salvi gli occhiali e il cellulare.
E vi chiedete ancora perché continuo a venire qui?
Fuori, deserto, silenzio, buio, lampioni gialli avvolti dalla
nebbia. E presenze oniriche di dimensioni ragguardevoli.
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Tanto per cambiare io la macchina fotografica non l'avevo,
ma lei sì. E se vi dico che persino la hostess si
è messa a scattar fotografie dal finestrino, potete
capire che giornata ci fosse sulle Alpi. Se ne poteva vedere
il profilo all'orizzonte già dopo soli dieci minuti
dal decollo a Lussemburgo, da ottomila metri di quota, a
circa trecento chilometri di distanza in linea d'aria. Questa
volta mi sono odiato per non aver avuto con me almeno la
piccola Nikon.
Però il partitone serale a Risiko fra colleghi nella
hall dell'Arlux, questo sì, ce l'ho.
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A quanto pare da qualche settimana a questa parte abbiamo qualche problemino tecnico e sia questo blog che la home page di Orizzontintorno sono accessibili solo a singhiozzo. In altre parole, secondo nessuna logica e quando pare a loro.
Per chi ne capisce qualcosa, sembra che le connessioni al database contenute nelle pagine asp vadano in buca una volta sì ed una no, ed ogni volta il browser - qualunque browser, non è un problema di Explorer - ritorna "errore 500".
Non ho la minima idea del se e come ne usciremo. Se non riuscite a leggerci, riprovate più tardi. Se invece mangiate pane e web, e potete dare una mano, scrivetemi via e-mail per favore. |
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Emanuela: - ...A parte il cinese e l'indiano tutti gli altri ristoranti ci hanno cacciato fuori perché non avevamo prenotato...
Carlo: - Maddai, strano ad Amsterdam...
E: - Amsterdam? Ma guarda che sono a Stavanger, in Norvegia!
C: - ... |
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Sì, questa mattina l'aereo l'ho ripreso. Non fosse
che mi hanno perso la valigia. Ora: passi perdere il bagaglio
su un volo diretto Milano - Lussemburgo, peraltro nonostante
lo abbia imbarcato con discreto anticipo, ma il punto è
che nel frattempo quest'oggi sono arrivati altri due voli
da Milano e della mia roba nessuna traccia. Mi dicono, dal
lost and found della Luxair, che la mia valigia è
stata identificata a Malpensa. Bene. Ma allora, se è
vero, qualcuno può spiegarmi perché non è
stata reimbarcata sui voli successivi, come consuetudine
vuole?
Così eccomi disperso ad Arlon, vestito da pinguino
e senza un accidente di niente a parte il pc. Per il momento
mi sono procurato uno spazzolino e il dentifricio. Però,
concedetemelo: un pochetto depresso sono. Del resto ci si
è messa di mezzo anche l'Avis, che questa settimana
mi ha rifilato una specie di ferro da stiro nero perché
non aveva più altre auto. Quando mi ha visto, la
mia amica del noleggio, ha sorriso e mi ha chiesto se venerdì
c'era neve
sul Gottardo...
E a proposito di Malpensa: vorrei anche far notare agli
amici del metal detector che questa mattina sono passato
facendo suonare il concerto in re minore per sirene ed allarmi,
ma nessuno mi ha degnato di uno sguardo. Per non dire che
colui che avrebbe dovuto controllare il contenuto del mio
bagaglio a mano (quello sì, è arrivato con
me) dava le spalle al monitor e parlava di figa con il suo
collega. A pensarci, strano: è lunedì e non
parlavano di calcio.
Però, per carità: la stangona bionda l'hanno
controllata per bene e magari le hanno anche sequestrato
lo smalto per le unghie perché non era nel sacchettino.
Che non si dica poi che esagero: perché stasera me
li hanno portati sì il
pane e il burro, ma guardate un po' per bene che
cosa mi hanno portato:
Ecco, io sono sopravvissuto alla dieta dei nomadi del Gobi
e certo non pretendo che mi servano il pane con le pinzette,
nemmeno in questo
schifo di business hotel che dovrebbe essere il fiore
all'occhiello di Arlon, ma magari, dovessi dire, aspettarmi
che non mi rifilino un avanzo spappolato, come dire, non lo
chiamerei un eccesso di pignoleria.
Poi vorrei che mi spiegassero anche perché ogni volta
che ho la sciagurata idea di ordinare un primo impiegano quarantacinque
minuti a ristorante vuoto per portarmelo e regolarmente mi
avvertono che il piatto è incandescente: ma se lo scaldate
a microonde, perché diavolo ci mettete così
tanto?
Santa pazienza. Non chiedetemelo perché continuo a
venire
qui.
Per il resto questa settimana inizia così come si è
chiusa la precedente: pioggia orizzontale, freddo papero e
clima complessivamente da schifo. Non ditemelo: lo so che
da voi c'è una giornata stupenda. |
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Emanuela ed io ci siamo incrociati questa mattina alla Malpensa: io in partenza per Lussemburgo con il volo delle 8.45, lei proveniente da Venezia con quello delle 8.30. Ci siamo dati il buongiorno via sms, perché troppo sincronizzati per riuscire a vederci.
Poi. Questo pomeriggio ero in Belgio: mi ha telefonato perché le facessi io il telecheck-in direttamente via Internet per non perdere l'aereo. Detto, fatto, in tempo reale a ottocento chilometri di distanza.
Più ci penso e più mi sembra che in tutto ciò debba esserci una qualche morale che mi sfugge. |
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Ci sono post che andrebbero scritti nel momento in cui
nascono, non tre giorni dopo. Per la precisione, tre giorni
e quasi duemila chilometri di autostrade e non, dopo. Ad
esempio, perché magari avevi un bell'incipit che
ti frullava in testa mentre guidavi e, naturalmente, ora
lo hai dimenticato. O anche perché di ora in ora
e di chilometri in chilometri, lipperlì, prendevi
appunti con gli occhi, e un conto era scrivere di getto,
un conto è adesso. Adesso che, fra l'altro, me ne
vado anche a dormire, ché domani c'è la solita
levataccia ben prima dell'alba per tornare in quel delle
Ardenne.
Dovessi dire, la combinazione più strana del mio
venerdì attraverso l'Europa centrale è stata
partire da Lussemburgo mentre l'autoradio trasmette Io
canto di Laura Pasini ed arrivare, sette ore e mezza
dopo, alla Malpensa mentre una qualche radio italiana trasmette
ancora Io canto di Laura Pasini. Ottocento chilometri
di nubifragi e vento a raffiche alle spalle.
Dovessi dire, anche, c'è qualcosa di surreale nel
guidare in giacca e cravatta per ottocento chilometri attraverso
cinque Stati. Che poi la giacca era in realtà buttata
in qualche modo sul sedile posteriore. Sta di fatto che
l'Europa in auto l'ho attraversata parecchie volte, ma tant'è
questo venerdì qualcosa di inspiegabile addosso se
lo porta.
Mi ha guardato strano la tipa dell'Avis all'aeroporto di
Lussemburgo quando le ho detto che la macchina me la tenevo
e che ci tornavo in Italia. - E dove la lascia? -
All'aeroporto di Malpensa, devo andare a recuperare la
mia macchina là. - Ah, capisco... - Guardi,
non è proprio giorno di volare oggi, non per me.
Per non dire del tipo della biglietteria della Luxair al
quale mi sono rivolto per cambiare le mie prenotazioni.
- E quando torna? - No guardi, proprio non torno.
Mi sposti l'altra prenotazione a gennaio. - Ma non
posso, questo è un biglietto andata e ritorno Lux-Mpx-Lux.
Lei non può "tornare" lunedì
e "partire" a gennaio. - Capisco... Allora
annulli tutto. - Ma... lei lunedì torna qua...
non capisco. - Non si preoccupi, ho cambiato i miei
programmi. Ho un appuntamento in Francia e vado là
in macchina, poi mi arrangerò per tornare a Milano
in qualche modo. Lunedì riprenderò il mio
aereo alla Malpensa, come al solito.
Non è convinto, non capisce. Ma annulla il biglietto
di "andata" Lussemburgo-Malpensa e mi sposta le
altre prenotazioni di conseguenza. Mi chiamerà un
paio d'ore dopo mentre sono in viaggio per assicurarsi di
aver capito bene.
E' che di spiegargli che io ho paura di volare non ne ho
proprio voglia, e poi c'è gente dietro, la coda è
lunga. E oggi non è la mia giornata: c'è tempesta
di vento su mezza Europa. In Francia sono annunciate raffiche
a cento orari, qui nelle Ardenne si stanno preparando, piove
già orizzontale, e ho anche visto su Internet che
in Svizzera è un casino. No, oggi non volo, certo
non con questo
coso. Me ne torno a casa in macchina, tanto sono
solo le undici e ho tutta la giornata davanti. Non fosse
per la scocciatura che devo andare a Malpensa a riprendermi
la mia auto: una deviazione che mi porta via un altro centinaio
di chilometri, ad occhio. E vabbè. Non è giornata.
Così mi capita di mettermi in macchina all'aeroporto
di Lussemburgo, avendone peraltro alle spalle già
una cinquantina da Arlon, e di puntare a sud, direzione
Italia, aeroporto della Malpensa. Il navigatore dice 677
km, ai quali dovrò aggiungere anche i sessantacinque
da Malpensa a casa, e i trecento da casa a Treviso, dove
mi aspettano Emanuela e Leonardo. Ci sono dei venerdì
che nascono strani.
Un lungo pomeriggio di acqua a scrosci su tutta l'Europa,
e neve in alto sulle montagne, e vento a raffiche incredibili
che spazza le Ardenne, e l'Alsazia, e le valli svizzere. E
vaglielo a spiegare a quelli della Michelin che l'autostrada
è sempre la rotta più veloce. Sempre,
anche se allunghi il percorso di ottanta chilometri. Invece
dalle parti di Strasburgo casco in trappola e decido di fidarmi.
Esco all'uscita 45, Saverne, e mi infilo fra i villaggi dell'Alsazia
lungo la statale 404, poi la 422, poi mi perdo dalle parti
di Otterswiller, e poi ancora a Marlenheim e poi, lungo la
stretta D500 da Dorlisheim, sto una vita in coda dietro ai
camion. E le ore passano. Tanto vale farci un fotoblog.
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Autostrada
Metz-Strasburgo
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Marlenheim,
Alsazia - Francia
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Molsheim,
Francia
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C'è la fabbrica della Kronenburg non-mi-ricordo-più-dove
in Francia, ed è colorata a scacchi bianchi e rossi.
E c'è quella grande centrale termoelettrica che vedo
sempre dall'alto, arrivando a Lussemburgo. E' uno dei miei
punti di riferimento in volo. Quando siamo in vista della
centrale l'aereo fa una grande virata a sinistra girandole
attorno, inizia ad abbassarsi e mancano circa quindici minuti
all'atterraggio. Ogni volta guardo il fumo delle quattro enormi
ciminiere per capire quanto vento aspettarmi.
Ho imparato ad identificare la centrale con l'arrivo a Lussemburgo.
Mentre le passo accanto in macchina mi rendo conto che sono
a più di cento chilometri dalla mia partenza, ben oltre
Saarbrücken. Sto guidando attraverso il mio plastico
e guardo in cielo.
Sì. E' stato un venerdì pomeriggio lungo e strano.
E' strano fermarsi in un autogrill nei pressi di Lüzern,
svizzera tedesca, ed entrare salutando con un bonjour.
Anche perché io il francese continuo a non parlarlo.
Sul Gottardo ci sono 8º alle cinque del pomeriggio. Il
Pilatus è innevato. Attraverso cinque frontiere senza
mai fermarmi. Poi, a Chiasso, sto ovviamente in coda venti
minuti.
C'è qualcosa di strano nel tornare a casa con una macchina
targata Lussemburgo. |
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