|
|
|
|
Il bello di vivere in un paesino (con vista sulle montagne,
che in questo caso non c'entra nulla, ma per quanto mi riguarda
è quello che fa la differenza) è che, pur
sapendo che è esattamente alle 12:37 che devi premere
il pulsante di scatto, tu puoi anche uscire di casa alle
12.15, fare un salto dal ferramenta e sentirti (ovviamente)
dire che no, non ne ha più di vetrini perché
ha venduto l'ultimo tre minuti prima, e con tutta calma
passare allora dal fotografo, che no, non ne ha più
di filtri 6x6, ché l'ultimo lo ha venduto dieci minuti
fa, e allora puoi passeggiare fino in piazza, dove arrivi
alle 12:30 e ci trovi tutti i bambini delle scuole radunati
dietro alle loro maestre, ciascuno di loro con il proprio
vetrino scuro, tutti con il naso all'insù.
E, naturalmente, c'è anche il Gruppo Astrofili di
Villasanta, ben piazzato con telescopi e ammenicoli vari,
che non ha nessun problema a prestarti un filtro adatto
al tuo obiettivo. Così è a loro che va la
tua perenne gratitudine.
Quindi, alle 12:37 in punto, puoi tranquillamente fare il
tuo scatto ed essere in onda alle 13.21, bruciando tutti
sul tempo :-)
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Le statistiche degli accessi continuano a parlare chiaro:
una buona parte delle migliaia di visitatori che ormai transitano
di qui ogni mese cercano notizie aggiornate sulla vicenda
di Cesare Maestri e del Cerro Torre, di cui abbondantemente
si è discusso fra
queste pagine.
La nuova
salita di Ermanno Salvaterra sul Cumbre e
le sue dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport hanno contibuito
a riportare questa storia in primo piano, e se è
vero che la storia dell'alpinismo mondiale fa un po' parte
di quella delle grandi esplorazioni e conquiste dell'uomo,
è anche vero che nel caso del Cerro Torre e di Maestri
stiamo ormai parlando di una vera e propria leggenda che
da quarantasette anni, di tanto in tanto, fa il giro di
tutti i giornali del globo.
Un gran bel giallo, non c'è che dire. Una storia
che ormai è arrivata addirittura davanti agli avvocati,
che ha diviso il mondo alpinistico e non, e che ha visto
schierarsi pubblicamente personaggi del calibro di Messner.
Dopo avermi scritto, essere passato
da queste parti ed aver linkato Orizzontintorno
al suo sito web, altra cosa per cui lo ringrazio una volta
di più, Salvaterra ha cordialmente risposto alle
mie successive e-mail e ne è nato uno scambio di
corrispondenza - per quel che mi riguarda - davvero interessante.
Spero di non averlo tediato troppo con le mie domande e
la mia inevitabile curiosità: non capita tutti i
giorni di poter scambiare qualche opinione con uno del suo
calibro.
Salvaterra mi ha mandato molto materiale relativo alla sua
ultima salita al Torre ed alla vicenda di Maestri. Detto
che il suo
sito web è di per sé già una
gran bella fonte, non fosse altro per le straordinarie
fotografie che ha scattato durante la sua ultima
impresa, ecco qua un po' di documentazione che interesserà
certamente tutti coloro che di questa vicenda sono appassionati.
Ognuno può trarne le conclusioni che vuole. Io, che
con il mito di Maestri sono
cresciuto, sono della medesima opinione di Salvaterra:
è un vero peccato ed una gran delusione che nemmeno
lui abbia trovato alcuna traccia del passaggio del mitico
Cesare.
Quindi, qui trovate:
- Il resoconto
di Salvaterra della sua ultima impresa sul Cerro
Torre.
- La versione
in italiano dell'ormai famoso articolo
di Rolando Garibotti.
- Il resoconto
originale di Cesare Maestri, pubblicato sulla Rivista
del CAI n.7-8 del luglio-agosto 1961, nel quale Ermanno
Salvaterra ha evidenziato i passaggi chiave, ripresi anche
da Garibotti nel suo articolo, rispetto ai quali ad oggi
non è stato possibile trovare alcun riscontro oggettivo.
- Il n.
16 di Rendena del 1999, che ripercorre l'intera
vicenda e tutte le contraddizioni del caso attraverso la
penna di diversi autori, compreso uno scritto dello stesso
Maestri.
Infine, su Planet
Mountain c'è un forum
assai gettonato sulla questione, al quale partecipa di tanto
in tanto lo stesso Salvaterra. Come tutti i forum soffre
un po' il fatto di essere spesso vittima di coloro che vi
partecipano...
Oltre a parlar del Cerro Torre, però, ne ho approfittato
anche per chiedere a Salvaterra la sua opinione sulla controversa
impresa del 1990 di Tomo Cesen sulla sud del Lhotse, che
certamente tutti gli appassionati di alpinismo ricordano.
Beh, l'amico Ermanno è una vera miniera ed è
così che ho scoperto di non essere aggiornato in
merito. Ecco qui un articolo pubblicato sul n.12 di Decathlon
dell'inverno 2005 che, fra l'altro, ricollega questa vicenda
proprio a quella di Maestri. Pagine uno
e due.
Ora, poiché il materiale qui si accumula e l'argomento
evidentemente va di gran moda, vi annuncio già che
a breve (si fa per dire, considerati i nostri programmi...)
aprirò una nuova sezione su Orizzontintorno dedicata
proprio a queste due (e magari altre) vicende, e vedremo
di mettere un po' d'ordine a tutti questi documenti e di
riepilogare un po' entrambe le storie per i non addetti
ai lavori. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Il fatto è che Pandora
è una droga. Per dire: tanto per provare, gli ho
dato in ingresso Dave Matthews Band e nell'ultima ora, fra
gli altri, mi ha sfornato The Bevis Frond, Monte Montgomery,
Vic Chessnut, Pernice Brothers, Jump, The Thrills, Golden
Earring, O.A.R., Bonnie 'Prince' Billy e sa il cielo che
altro.
Che a) ne conoscessi uno e b) c'azzeccano pure. Insomma:
ne capisce davvero l'aggeggino qui.
Ora American baby. Leggo Origàmi con la cuffia in testa. Non so se e quando la leverò.
Nota: me l'ha segnalato Dago, che è anche l'autore
della foto precedente. Mi inchino. E adesso aspetto il link
al tarocco russo di iTunes. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Come promesso, ecco qualche risultato del venerdì
scorso passato in quota. Per poterle trasportare qui dentro
ho dovuto sacrificare parecchio in termini di risoluzione
e qualità: le immagini originali sono larghe decine
di migliaia di pixel, una robetta che ha messo a dura prova
le capacità di elaborazione di questo ormai stanco
portatile. Ciò nonostante direi che il risultato
è piuttosto dignitoso.
E poi, va bene essere generosi, ma non vorrete mica che
vi regali davvero gli originali ;-)...
Ne ho scelte quattro fra la dozzina a cui ho lavorato. Più
o meno coprono tutto l'orizzonte a trecentosessanta gradi
visibile dal Gornergrat e dal Piccolo Cervino. In queste
fotografie potete distinguere bene almeno una trentina degli
82 "quattromila" delle Alpi: un colpo d'occhio
formidabile! Fra parentesi, di questi ne ho saliti una decina
e potete trovare le relative fotografie nelle pagine dedicate
ai "miei
4000".
Per vederle alla loro dimensione effettiva dovete scaricarle o disabilitare eventuali funzioni del vostro browser di resize automatico delle immagini.
 |
Gruppo
del Monte Rosa
765 Kb, 3364x1111 pixel
Le fotografie originali sono state scattate dalla stazione
intermedia della funivia dello Stockhorn (Hohtälli,
3.286 m). Da sinistra a destra si ricoscono: |
|
|
Monte
Rosa: Nordend (4.609 m) e Dufour (4.634);
Lyskamm Orientale (4.527) ed Occidentale (4.479);
Castore (4.228) e Polluce (4.092);
Gruppo dei Breithorn: Roccia Nera (4.075), Breithornzwilling
(4.106), Breithorn Orientale (4.139), Centrale (4.159)
ed Occidentale (4.164);
Kleine Matterhorn, o Piccolo Cervino (3.882), stazione
di arrivo della funivia più alta d'Europa. |
|
Il ghiacciaio grande in primo piano è il Grenzgletscher,
la principale lingua del Monte Rosa. |
|   |
 |
Catena
del Mischabel
1697 Kb, 8200x1200 pixel
La sequenza di fotografie è stata scattata salendo
al Furggsattel, a circa 3.000 metri. Da sinistra a destra: |
|
- Nadelhorn*
(4.327 m)
- Lenzspitze* (4.294 m)
- Dom (4.545 m)
- Täschhorn (4.490 m)
- Alphubel (4.206 m)
- Allalinhorn (4.027 m)
- Rimpfischhorn (4.198 m)
- Strahlhorn (4.128 m)
|
|
La catena del
Mischabel divide la valle di Zermatt da quella di
Saas Fee, sul versante opposto a quello fotografato.
Il cielo di questa panoramica è stato filtrato e ricolorato usando una sola delle tinte originali, per ovviare ad alcuni errori di riallineamento delle immagini.
* Ho qualche dubbio che la Lenzspitze sia in realtà
nascosta dalla piramide del Dom in primo piano, e
forse anche il Nadelhorn. Se è solo la Lenspitze
ad essere nascosta, la seconda cima da sinistra è
quasi certamente il Nadelhorn e la prima potrebbe
essere il Dürrenhorn (4.035 m) o l'Hohberghorn
(4.219 m). Se è nascosto anche il Nadelhorn,
allora le prime due cime sono senza dubbio Dürrenhorn
e Hohberghorn. Del resto, tutte queste cime sono disposte
a semicerchio lungo la stessa linea di cresta del
Mischabel. Se potete essere più precisi, scrivetemi.
|
|   |
 |
|
Cervino (Matterhorn) e cime
di Zermatt
1973 Kb, 9337x1038 pixel
Questa sequenza è stata ripresa scendendo dallo
Stockhorn, da circa 3.000 metri di quota. All'estrema
sinistra della fotografia il profilo quasi orizzontale
che collega il colle del Teodulo con la cima di Breuil
(3.462 m) ed il colle del Furggen. Quindi, da sinistra
a destra:
|
- Cervino/Matterhorn (4.478
m)
- Dent Blanche(4.356 m)
- Obergabelhorn (4.063 m)
- Wellenkuppe (3.903 m)
- Zinalrothorn (4.221 m)
- Schalihorn (3.974 m)
- Weisshorn (4.506 m)
- Bishorn (4.153 m)
|
|   |
 |
Grandes
Murailles, Dent d'Herens, Cervino e Dent Blanche. In
secondo piano sull'orizzonte, Monte Bianco e Grand
Combin
1973 Kb, 9337x1038 pixel.
Le fotografie sono state scattate poco sotto al Kleine
Matterhorn, a circa 3.800 metri di quota.
La bastionata nera in primo piano al centro sono le
Grandes Murailles, che dominano Cervinia e Valtournanche.
Le massime elevazioni sono le punte gemelle dei Jumeaux
(3.878 e 3.872 m) proprio al centro della fotografia
e alla loro destra, confusa fra le innumerevoli cime
minori, la punta Margherita (3.905 m).
Spostandosi ancora verso destra lungo la cresta, svetta
la caratteristica cima della Dent d'Herens (4.171 m).
Quindi, in primo piano, l'inconfondibile sagoma del
Cervino/Matterhorn (4.478 m) che riempie la fotografia.
Infine, all'estrema destra, la bellissima piramide bianca
della Dent Blanche (4.356 m).
Guardando il centro della fotografia, e spostandosi
a sinistra sull'orizzonte, un po' velati dalla foschia
in secondo piano si innalzano il Grand Combin (4.314
m) e, ancor più velato, il Monte Bianco (4.807
m).
Il profilo di neve che compare in basso a sinistra è
la Gobba di Rollin, 3.902 m, massima altitudine raggiungibile
con gli impianti del comprensorio Zermatt/Cervinia/Valtournanche. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
A dire il vero, io ero in partenza per il Monte Bianco.
Ma Virginio mi fa: "Zermatt. Andiamo a fare lo Stockhorn
ed il Rothorn". Ecco, non è che proprio
sprizzassi di entusiasmo consultando l'Eidgenössischen
Institut für Schnee- und Lawinenforschung in Davos,
che poi altro non è che il bollettino emesso dalla
stazione di Davos dell'istituto meteorologico svizzero,
o giù di lì. Le previsioni del giovedì
sera su venerdì davano -15° al Kleine Matterhorn
e -10° al Rothorn, ma tuttavia erano discrete, al massimo
qualche raro fiocco di neve con cielo in gran parte soleggiato.
Insomma, se devi salire a quota quattromila per infognarti
in qualche vallone di neve fresca, ecco, al meteo un'occhiata
val sempre la pena darla...
Così è venerdì mattina ed io non credo
quasi ai miei occhi. Anche perché l'appuntamento
alla biglietteria di Cervinia alle otto e trenta mi ha stroncato
ed io sto ancora dormendo appoggiato ai bastoncini mentre
saliamo verso Plateau con la funivia. C'è anche che
io detesto Cervinia, non fosse che stiamo scollinando per
andare a Zermatt e capìtemi: è una giornata
da piangere. Mi arriva un sms di Francesco, che questa volta
è rimasto a casa: "Bella giornata?"
Ecco, è che non mi funziona più la macchina
fotografica sul cellulare, così non posso rispondergli
direttamente in questo modo:
 |
|
Cervino, Dent
Blanche e Gabelhorn dalla Gobba di Rollin
|
Ora, a questo punto non è che io abbia molto altro
da dire di questa giornata. Potrei aggiungere che sì,
faceva un po' freddo, ma -15° era francamente una previsione
esagerata e l'aria era peraltro completamente immobile.
Potrei dirvi che la neve era spettacolare, farinosa, perfetta
dai quasi quattromila della Gobba di Rollin ai millesei di
Zermatt ed ai duemila di Cervinia sull'altro versante, dalle
nove del mattino alle cinque del pomeriggio. Perché
solo alle cinque del pomeriggio ci siamo infine tolti gli
sci e gambe, credetemi, non ce n'erano proprio più,
né per me né per Roberto. ..
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ad esempio, è come se voi foste tifosi della Juve
e Del Piero in persona vi scrivesse una e-mail. Sta di fatto
che è passato da queste parti niente meno che Ermanno
Salvaterra, l'uomo sei volte (giusto?) in vetta
al Cerro
Torre, di recente sui giornali per la sua ennesima
salita lungo l'ormai leggendaria via del '59.
Salvaterra ha letto questo,
mi ha scritto privatamente una e-mail ed ha lasciato un
commento a quest'altro
post.
E il meno che io possa fare è ringraziarlo pubblicamente
qui su Orizzontintorno. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Così siete saliti fin quassù e mentre ti
affacci all'ingresso di quell'imbuto verticale che in effetti,
sì, un po' impressione fa, ripensi ancora per un
istante ai tuoi attacchi. Ma sì: questa mattina,
quando siete partiti sci ai piedi dalla Val Gardena, li
hai chiusi a cento chili per sicurezza. E' vero che sembravano
avere qualcosa di strano, ma per arrivare fin qui ci sono
volute tre ore e parecchi chilometri di discese, e non è
che tu ti sia risparmiato molto.
Così siete saliti fin quassù in cima al Sass
Pordoi, tremila e un po' meno, e fa anche un bel freddo
papero a voler ben vedere. Il sole fa quello che forse va
a varsi un giro dietro le nuvole, e c'è un vento
bestia che solleva nuvole di nevischio, così che
a tratti la visibilità va un po' a farsi benedire.
Niente male il palcoscenico oggi qui in vetta.
I due attori si scambiano le consuete foto di rito, prima
di inforcare gli attrezzi e andare a verificare se davvero
lo sia stata una buona idea, salire fin qui.
 |
|
Francesco
in cima al Sass Pordoi e...
|
 |
|
...il titolare
qui, con la Marmolada alle spalle. Pronti?
|
Vi abbassate per qualche decina di metri sul pianoro di questa
piatta cima, finché Francesco si ferma sull'orlo.
Vi affacciate e guardate giù. Uuuuhh, epperò...
Fa un po' impressione sì, questo attacco della Forcella
Pordoi, ed è piuttosto strettino anzichenò fra
due belle pareti verticali. Le prime dieci, quindici curve,
sono praticamente obbligate. Qualche roccia affiorante. Neve
trasformata e pesante.
..
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ascolto Richard Ashcroft, David Gilmour, Andy Summers e pezzi a caso di Moby. Ho visto La storia del cammello che piange, 2046 e Being Julia. Leggo L'infinto viaggiare di Claudio Magris, la guida del Giappone della Lonely Planet, In volo sopra il mondo di Angelo d'Arrigo e ho sul comodino Il Milione. Temo di essere monotono, o monotematico. Di questi tempi va così, più del solito.
Non ho ancora scelto la foto del mese, ma ho fatto il pieno ad iTunes e passo le notti a montare spezzoni qua e là, o ad immaginarli ad occhi chiusi, cuffia in testa e poca luce nella stanza. Magari qualcosa arriverà anche qua dentro. Mi sono segnato un bel po' di link ad articoli che ho letto, a frammenti di blog, a parole sparse.
Ho di nuovo un passaporto per un sogno nel cassetto. E ho tempo.
Manca solo la neve. Ma è questione di giorni. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Non so come mi è venuta l'idea. C'è che
è notte fonda, fuori piove a scrosci e mi è
saltata l'uscita di domani in Grigna. C'è che ho
rimesso le mani nel film che stavo montando mesi fa. C'è
questo spezzone che abbiamo girato - e credetemi, girato
non è esattamente il termine. Frullato credo
renda meglio l'idea.
Backstage. Stiamo viaggiando a bordo della nostra UAZ russa
nel bel mezzo del Gobi, Mongolia meridionale. Aagii guida
pigramente nel vuoto orientandosi come al solito, un po'
con il sole, un po' a casaccio. Tooroo sgranocchia qualcosa.
Io me ne sto incastrato dietro, ginocchia contro il sedile
anteriore, mani aggrappate alla maniglia. Unica posizione
che in due settimane di deserto ho capito permettermi di
non picchiare la testa contro il soffitto dello UAZ ogni
tre per due.
Sul filo dell'orizzonte, dove il calore si solleva e modifica
la curvatura della luce, all'improvviso Aagii avvista un
branco di gazzelle. Sì, gazzelle in mezzo al Gobi.
Lancia qualche suono gutturale e sorride dietro agli occhiali
da sole. Tooroo traduce: would you like we try to follow
those gazelles so that you can shoot a film?
Ho capito. Le cose si mettono dure, meglio legarsi. Videocamera
in luce rossa. Pronti.
Aagii si cala il cappellino sugli occhi.
E parte.
A cento orari in mezzo alla steppa bruciata del Gobi meridionale.
Live now. Così ora sono qui, di notte, con gli occhi
chiusi, nel mio studio illuminato solo dall'abat-jour.
Fuori diluvia.
Non voglio dirvi nulla. Vi dico solo che ci
ho messo Lenny Kravitz (*).
Altro proprio non ci stava. Me lo sparo a volume inaudito
nelle cuffie, mentre sul monitor scorre questo frullato
che ho appena montato.
________________________________
Nota: certo che non si vede un tubazzo. Provateci un po'
voi a girare mentre un autista mongolo pazzo vola sui sassi
del Gobi fracassandovi le ossa contro tutti gli spigoli
di uno UAZ di fabbricazione sovietica.
(*) Versione per Windows Media
Player. Qui
la versione per Real Player.
|
|
|
|
|
|
|
|
|