Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 Astroblog
MAR Fotoblog
Il bello di vivere in un paesino (con vista sulle montagne, che in questo caso non c'entra nulla, ma per quanto mi riguarda è quello che fa la differenza) è che, pur sapendo che è esattamente alle 12:37 che devi premere il pulsante di scatto, tu puoi anche uscire di casa alle 12.15, fare un salto dal ferramenta e sentirti (ovviamente) dire che no, non ne ha più di vetrini perché ha venduto l'ultimo tre minuti prima, e con tutta calma passare allora dal fotografo, che no, non ne ha più di filtri 6x6, ché l'ultimo lo ha venduto dieci minuti fa, e allora puoi passeggiare fino in piazza, dove arrivi alle 12:30 e ci trovi tutti i bambini delle scuole radunati dietro alle loro maestre, ciascuno di loro con il proprio vetrino scuro, tutti con il naso all'insù.

E, naturalmente, c'è anche il Gruppo Astrofili di Villasanta, ben piazzato con telescopi e ammenicoli vari, che non ha nessun problema a prestarti un filtro adatto al tuo obiettivo. Così è a loro che va la tua perenne gratitudine.

Quindi, alle 12:37 in punto, puoi tranquillamente fare il tuo scatto ed essere in onda alle 13.21, bruciando tutti sul tempo :-)

13.21 del 29 Marzo 2006 | Commenti (2) 
 
29 Ermanno, Cesare e Tomo
MAR Alta quota
Le statistiche degli accessi continuano a parlare chiaro: una buona parte delle migliaia di visitatori che ormai transitano di qui ogni mese cercano notizie aggiornate sulla vicenda di Cesare Maestri e del Cerro Torre, di cui abbondantemente si è discusso fra queste pagine.
La nuova salita di Ermanno Salvaterra sul Cumbre e le sue dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport hanno contibuito a riportare questa storia in primo piano, e se è vero che la storia dell'alpinismo mondiale fa un po' parte di quella delle grandi esplorazioni e conquiste dell'uomo, è anche vero che nel caso del Cerro Torre e di Maestri stiamo ormai parlando di una vera e propria leggenda che da quarantasette anni, di tanto in tanto, fa il giro di tutti i giornali del globo.
Un gran bel giallo, non c'è che dire. Una storia che ormai è arrivata addirittura davanti agli avvocati, che ha diviso il mondo alpinistico e non, e che ha visto schierarsi pubblicamente personaggi del calibro di Messner.

Dopo avermi scritto, essere passato da queste parti ed aver linkato Orizzontintorno al suo sito web, altra cosa per cui lo ringrazio una volta di più, Salvaterra ha cordialmente risposto alle mie successive e-mail e ne è nato uno scambio di corrispondenza - per quel che mi riguarda - davvero interessante. Spero di non averlo tediato troppo con le mie domande e la mia inevitabile curiosità: non capita tutti i giorni di poter scambiare qualche opinione con uno del suo calibro.

Salvaterra mi ha mandato molto materiale relativo alla sua ultima salita al Torre ed alla vicenda di Maestri. Detto che il suo sito web è di per sé già una gran bella fonte, non fosse altro per le straordinarie fotografie che ha scattato durante la sua ultima impresa, ecco qua un po' di documentazione che interesserà certamente tutti coloro che di questa vicenda sono appassionati.
Ognuno può trarne le conclusioni che vuole. Io, che con il mito di Maestri sono cresciuto, sono della medesima opinione di Salvaterra: è un vero peccato ed una gran delusione che nemmeno lui abbia trovato alcuna traccia del passaggio del mitico Cesare.

Quindi, qui trovate:

- Il resoconto di Salvaterra della sua ultima impresa sul Cerro Torre.
- La versione in italiano dell'ormai famoso articolo di Rolando Garibotti.
- Il resoconto originale di Cesare Maestri, pubblicato sulla Rivista del CAI n.7-8 del luglio-agosto 1961, nel quale Ermanno Salvaterra ha evidenziato i passaggi chiave, ripresi anche da Garibotti nel suo articolo, rispetto ai quali ad oggi non è stato possibile trovare alcun riscontro oggettivo.
- Il n. 16 di Rendena del 1999, che ripercorre l'intera vicenda e tutte le contraddizioni del caso attraverso la penna di diversi autori, compreso uno scritto dello stesso Maestri.

Infine, su Planet Mountain c'è un forum assai gettonato sulla questione, al quale partecipa di tanto in tanto lo stesso Salvaterra. Come tutti i forum soffre un po' il fatto di essere spesso vittima di coloro che vi partecipano...

Oltre a parlar del Cerro Torre, però, ne ho approfittato anche per chiedere a Salvaterra la sua opinione sulla controversa impresa del 1990 di Tomo Cesen sulla sud del Lhotse, che certamente tutti gli appassionati di alpinismo ricordano. Beh, l'amico Ermanno è una vera miniera ed è così che ho scoperto di non essere aggiornato in merito. Ecco qui un articolo pubblicato sul n.12 di Decathlon dell'inverno 2005 che, fra l'altro, ricollega questa vicenda proprio a quella di Maestri. Pagine uno e due.

Ora, poiché il materiale qui si accumula e l'argomento evidentemente va di gran moda, vi annuncio già che a breve (si fa per dire, considerati i nostri programmi...) aprirò una nuova sezione su Orizzontintorno dedicata proprio a queste due (e magari altre) vicende, e vedremo di mettere un po' d'ordine a tutti questi documenti e di riepilogare un po' entrambe le storie per i non addetti ai lavori.
00.04 del 29 Marzo 2006 | Commenti (0) 
 
23 The music genome project
MAR Segnalazioni, Viaggi fra le note, Web e tecnologia
Il fatto è che Pandora è una droga. Per dire: tanto per provare, gli ho dato in ingresso Dave Matthews Band e nell'ultima ora, fra gli altri, mi ha sfornato The Bevis Frond, Monte Montgomery, Vic Chessnut, Pernice Brothers, Jump, The Thrills, Golden Earring, O.A.R., Bonnie 'Prince' Billy e sa il cielo che altro.
Che a) ne conoscessi uno e b) c'azzeccano pure. Insomma: ne capisce davvero l'aggeggino qui.

Ora American baby. Leggo Origàmi con la cuffia in testa. Non so se e quando la leverò.

Nota: me l'ha segnalato Dago, che è anche l'autore della foto precedente. Mi inchino. E adesso aspetto il link al tarocco russo di iTunes.
00.44 del 23 Marzo 2006 | Commenti (1) 
 
22 Father, son
MAR Fotoblog
11.57 del 22 Marzo 2006 | Commenti (0) 
 
21 Il mio cielo
MAR Fotoblog
Come promesso, ecco qualche risultato del venerdì scorso passato in quota. Per poterle trasportare qui dentro ho dovuto sacrificare parecchio in termini di risoluzione e qualità: le immagini originali sono larghe decine di migliaia di pixel, una robetta che ha messo a dura prova le capacità di elaborazione di questo ormai stanco portatile. Ciò nonostante direi che il risultato è piuttosto dignitoso. E poi, va bene essere generosi, ma non vorrete mica che vi regali davvero gli originali ;-)...

Ne ho scelte quattro fra la dozzina a cui ho lavorato. Più o meno coprono tutto l'orizzonte a trecentosessanta gradi visibile dal Gornergrat e dal Piccolo Cervino. In queste fotografie potete distinguere bene almeno una trentina degli 82 "quattromila" delle Alpi: un colpo d'occhio formidabile! Fra parentesi, di questi ne ho saliti una decina e potete trovare le relative fotografie nelle pagine dedicate ai "miei 4000".

Per vederle alla loro dimensione effettiva dovete scaricarle o disabilitare eventuali funzioni del vostro browser di resize automatico delle immagini.

Il Gruppo del Monte Rosa
Gruppo del Monte Rosa
765 Kb, 3364x1111 pixel

Le fotografie originali sono state scattate dalla stazione intermedia della funivia dello Stockhorn (Hohtälli, 3.286 m). Da sinistra a destra si ricoscono:

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Monte Rosa: Nordend (4.609 m) e Dufour (4.634);
Lyskamm Orientale (4.527) ed Occidentale (4.479);
Castore (4.228) e Polluce (4.092);
Gruppo dei Breithorn: Roccia Nera (4.075), Breithornzwilling (4.106), Breithorn Orientale (4.139), Centrale (4.159) ed Occidentale (4.164);
Kleine Matterhorn, o Piccolo Cervino (3.882), stazione di arrivo della funivia più alta d'Europa.
Il ghiacciaio grande in primo piano è il Grenzgletscher, la principale lingua del Monte Rosa.
 
Catena del Mischabel
Catena del Mischabel
1697 Kb, 8200x1200 pixel

La sequenza di fotografie è stata scattata salendo al Furggsattel, a circa 3.000 metri. Da sinistra a destra:
- Nadelhorn* (4.327 m)
- Lenzspitze* (4.294 m)
- Dom (4.545 m)
- Täschhorn (4.490 m)
- Alphubel (4.206 m)
- Allalinhorn (4.027 m)
- Rimpfischhorn (4.198 m)
- Strahlhorn (4.128 m)
La catena del Mischabel divide la valle di Zermatt da quella di Saas Fee, sul versante opposto a quello fotografato.
Il cielo di questa panoramica è stato filtrato e ricolorato usando una sola delle tinte originali, per ovviare ad alcuni errori di riallineamento delle immagini.

* Ho qualche dubbio che la Lenzspitze sia in realtà nascosta dalla piramide del Dom in primo piano, e forse anche il Nadelhorn. Se è solo la Lenspitze ad essere nascosta, la seconda cima da sinistra è quasi certamente il Nadelhorn e la prima potrebbe essere il Dürrenhorn (4.035 m) o l'Hohberghorn (4.219 m). Se è nascosto anche il Nadelhorn, allora le prime due cime sono senza dubbio Dürrenhorn e Hohberghorn. Del resto, tutte queste cime sono disposte a semicerchio lungo la stessa linea di cresta del Mischabel. Se potete essere più precisi, scrivetemi.
 
Cervino e cime di Zermatt

Cervino (Matterhorn) e cime di Zermatt
1973 Kb, 9337x1038 pixel

Questa sequenza è stata ripresa scendendo dallo Stockhorn, da circa 3.000 metri di quota. All'estrema sinistra della fotografia il profilo quasi orizzontale che collega il colle del Teodulo con la cima di Breuil (3.462 m) ed il colle del Furggen. Quindi, da sinistra a destra:

- Cervino/Matterhorn (4.478 m)
- Dent Blanche(4.356 m)
- Obergabelhorn (4.063 m)
- Wellenkuppe (3.903 m)
- Zinalrothorn (4.221 m)
- Schalihorn (3.974 m)

- Weisshorn (4.506 m)
- Bishorn (4.153 m)

 
Grandes Murailles, Dent d'Herens e Cervino
Grandes Murailles, Dent d'Herens, Cervino e Dent Blanche. In secondo piano sull'orizzonte, Monte Bianco e Grand Combin
1973 Kb, 9337x1038 pixel.

Le fotografie sono state scattate poco sotto al Kleine Matterhorn, a circa 3.800 metri di quota.
La bastionata nera in primo piano al centro sono le Grandes Murailles, che dominano Cervinia e Valtournanche. Le massime elevazioni sono le punte gemelle dei Jumeaux (3.878 e 3.872 m) proprio al centro della fotografia e alla loro destra, confusa fra le innumerevoli cime minori, la punta Margherita (3.905 m).
Spostandosi ancora verso destra lungo la cresta, svetta la caratteristica cima della Dent d'Herens (4.171 m). Quindi, in primo piano, l'inconfondibile sagoma del Cervino/Matterhorn (4.478 m) che riempie la fotografia. Infine, all'estrema destra, la bellissima piramide bianca della Dent Blanche (4.356 m).
Guardando il centro della fotografia, e spostandosi a sinistra sull'orizzonte, un po' velati dalla foschia in secondo piano si innalzano il Grand Combin (4.314 m) e, ancor più velato, il Monte Bianco (4.807 m).
Il profilo di neve che compare in basso a sinistra è la Gobba di Rollin, 3.902 m, massima altitudine raggiungibile con gli impianti del comprensorio Zermatt/Cervinia/Valtournanche.
00.44 del 21 Marzo 2006 | Commenti (0) 
 
19 A blue friday
MAR Viaggi verticali
A dire il vero, io ero in partenza per il Monte Bianco. Ma Virginio mi fa: "Zermatt. Andiamo a fare lo Stockhorn ed il Rothorn". Ecco, non è che proprio sprizzassi di entusiasmo consultando l'Eidgenössischen Institut für Schnee- und Lawinenforschung in Davos, che poi altro non è che il bollettino emesso dalla stazione di Davos dell'istituto meteorologico svizzero, o giù di lì. Le previsioni del giovedì sera su venerdì davano -15° al Kleine Matterhorn e -10° al Rothorn, ma tuttavia erano discrete, al massimo qualche raro fiocco di neve con cielo in gran parte soleggiato.
Insomma, se devi salire a quota quattromila per infognarti in qualche vallone di neve fresca, ecco, al meteo un'occhiata val sempre la pena darla...

Così è venerdì mattina ed io non credo quasi ai miei occhi. Anche perché l'appuntamento alla biglietteria di Cervinia alle otto e trenta mi ha stroncato ed io sto ancora dormendo appoggiato ai bastoncini mentre saliamo verso Plateau con la funivia. C'è anche che io detesto Cervinia, non fosse che stiamo scollinando per andare a Zermatt e capìtemi: è una giornata da piangere. Mi arriva un sms di Francesco, che questa volta è rimasto a casa: "Bella giornata?"

Ecco, è che non mi funziona più la macchina fotografica sul cellulare, così non posso rispondergli direttamente in questo modo:

Cervino, Dent Blanche e Gabelhorn dalla Gobba di Rollin

Ora, a questo punto non è che io abbia molto altro da dire di questa giornata. Potrei aggiungere che sì, faceva un po' freddo, ma -15° era francamente una previsione esagerata e l'aria era peraltro completamente immobile. Potrei dirvi che la neve era spettacolare, farinosa, perfetta dai quasi quattromila della Gobba di Rollin ai millesei di Zermatt ed ai duemila di Cervinia sull'altro versante, dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio. Perché solo alle cinque del pomeriggio ci siamo infine tolti gli sci e gambe, credetemi, non ce n'erano proprio più, né per me né per Roberto. ..
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01.17 del 19 Marzo 2006 | Commenti (0) 
 
18 Ermanno è stato qui
MAR Corrispondenza
Ad esempio, è come se voi foste tifosi della Juve e Del Piero in persona vi scrivesse una e-mail. Sta di fatto che è passato da queste parti niente meno che Ermanno Salvaterra, l'uomo sei volte (giusto?) in vetta al Cerro Torre, di recente sui giornali per la sua ennesima salita lungo l'ormai leggendaria via del '59.

Salvaterra ha letto questo, mi ha scritto privatamente una e-mail ed ha lasciato un commento a quest'altro post.

E il meno che io possa fare è ringraziarlo pubblicamente qui su Orizzontintorno.
16.32 del 18 Marzo 2006 | Commenti (1) 
 
13 Metti un sabato...
MAR Viaggi verticali
Così siete saliti fin quassù e mentre ti affacci all'ingresso di quell'imbuto verticale che in effetti, sì, un po' impressione fa, ripensi ancora per un istante ai tuoi attacchi. Ma sì: questa mattina, quando siete partiti sci ai piedi dalla Val Gardena, li hai chiusi a cento chili per sicurezza. E' vero che sembravano avere qualcosa di strano, ma per arrivare fin qui ci sono volute tre ore e parecchi chilometri di discese, e non è che tu ti sia risparmiato molto.

Così siete saliti fin quassù in cima al Sass Pordoi, tremila e un po' meno, e fa anche un bel freddo papero a voler ben vedere. Il sole fa quello che forse va a varsi un giro dietro le nuvole, e c'è un vento bestia che solleva nuvole di nevischio, così che a tratti la visibilità va un po' a farsi benedire. Niente male il palcoscenico oggi qui in vetta.
I due attori si scambiano le consuete foto di rito, prima di inforcare gli attrezzi e andare a verificare se davvero lo sia stata una buona idea, salire fin qui.

Francesco in cima al Sass Pordoi e...
...il titolare qui, con la Marmolada alle spalle. Pronti?

Vi abbassate per qualche decina di metri sul pianoro di questa piatta cima, finché Francesco si ferma sull'orlo. Vi affacciate e guardate giù. Uuuuhh, epperò... Fa un po' impressione sì, questo attacco della Forcella Pordoi, ed è piuttosto strettino anzichenò fra due belle pareti verticali. Le prime dieci, quindici curve, sono praticamente obbligate. Qualche roccia affiorante. Neve trasformata e pesante.
..
[Continua a leggere]

09.36 del 13 Marzo 2006 | Commenti (8) 
 
08 Check the meaning
MAR Diario
Ascolto Richard Ashcroft, David Gilmour, Andy Summers e pezzi a caso di Moby.
Ho visto La storia del cammello che piange, 2046 e Being Julia.
Leggo L'infinto viaggiare di Claudio Magris, la guida del Giappone della Lonely Planet, In volo sopra il mondo di Angelo d'Arrigo e ho sul comodino Il Milione. Temo di essere monotono, o monotematico. Di questi tempi va così, più del solito.

Non ho ancora scelto la foto del mese, ma ho fatto il pieno ad iTunes e passo le notti a montare spezzoni qua e là, o ad immaginarli ad occhi chiusi, cuffia in testa e poca luce nella stanza. Magari qualcosa arriverà anche qua dentro.
Mi sono segnato un bel po' di link ad articoli che ho letto, a frammenti di blog, a parole sparse.

Ho di nuovo un passaporto per un sogno nel cassetto.
E ho tempo.

Manca solo la neve. Ma è questione di giorni.
01.20 del 08 Marzo 2006 | Commenti (0) 
 
05 Fly away, deep in the night
MAR Lavori in corso
Non so come mi è venuta l'idea. C'è che è notte fonda, fuori piove a scrosci e mi è saltata l'uscita di domani in Grigna. C'è che ho rimesso le mani nel film che stavo montando mesi fa. C'è questo spezzone che abbiamo girato - e credetemi, girato non è esattamente il termine. Frullato credo renda meglio l'idea.

Backstage. Stiamo viaggiando a bordo della nostra UAZ russa nel bel mezzo del Gobi, Mongolia meridionale. Aagii guida pigramente nel vuoto orientandosi come al solito, un po' con il sole, un po' a casaccio. Tooroo sgranocchia qualcosa. Io me ne sto incastrato dietro, ginocchia contro il sedile anteriore, mani aggrappate alla maniglia. Unica posizione che in due settimane di deserto ho capito permettermi di non picchiare la testa contro il soffitto dello UAZ ogni tre per due.

Sul filo dell'orizzonte, dove il calore si solleva e modifica la curvatura della luce, all'improvviso Aagii avvista un branco di gazzelle. Sì, gazzelle in mezzo al Gobi. Lancia qualche suono gutturale e sorride dietro agli occhiali da sole. Tooroo traduce: would you like we try to follow those gazelles so that you can shoot a film?

Ho capito. Le cose si mettono dure, meglio legarsi. Videocamera in luce rossa. Pronti.
Aagii si cala il cappellino sugli occhi.
E parte.
A cento orari in mezzo alla steppa bruciata del Gobi meridionale.


Live now. Così ora sono qui, di notte, con gli occhi chiusi, nel mio studio illuminato solo dall'abat-jour.
Fuori diluvia.

Non voglio dirvi nulla. Vi dico solo che ci ho messo Lenny Kravitz (*). Altro proprio non ci stava. Me lo sparo a volume inaudito nelle cuffie, mentre sul monitor scorre questo frullato che ho appena montato.

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Nota: certo che non si vede un tubazzo. Provateci un po' voi a girare mentre un autista mongolo pazzo vola sui sassi del Gobi fracassandovi le ossa contro tutti gli spigoli di uno UAZ di fabbricazione sovietica.

(*) Versione per Windows Media Player. Qui la versione per Real Player.

04.46 del 05 Marzo 2006 | Commenti (1) 
 
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