Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 L'enigma della Sfinge
MAG Spostamenti, Iniziative ed eventi
Così stamattina eravamo a Treviso. Abbiamo poi pranzato a Verona, dove nel pomeriggio abbiamo partecipato a Zaino Zingaro. La cena l'abbiamo rimediata in un bel ristorantino a Bergamo alta, giusto per evitare il classico tappo serale della domenica in A4 direzione Milano. Ed infine eccoci a casa.
Insomma, piccolo tour nel nord Italia.

A Zaino Zingaro, peraltro, non sarebbe nemmeno andata male. Anzi, considerato che eravamo gli ultimi in tabellone e che la temperatura in sala proiezione era equivalente a quella di Phnom Pehn ad agosto, l'applauso lo meriterebbe l'eroico pubblico che si è fermato apposta per seguire la nostra conferenza. Un pubblico anche piuttosto partecipe e che, dopo la proiezione, ha quasi subito rotto il ghiaccio (ecco, magari proprio ghiaccio non era...) con le domande.

Peccato. Peccato, intendo, essere stati cacciati un po' bruscamente dall'organizzazione, che aveva evidentemente fretta di chiudere i battenti ed andarsene a casa. Peccato che il capobanda ci abbia quasi strappato il microfono di mano dopo cinque minuti di domande (già dopo venti minuti di proiezione mi aveva chiesto quanto mancasse alla fine: ora, se da programma ci era stato assegnato uno slot di un'ora, quanto pensava che durasse la nostra conferenza?) per annunciare al pubblico che lui era stanco e voleva andar via e perciò ciao a tutti e arrivederci all'anno prossimo. Peccato che gli sia pure squillato il cellulare durante la nostra proiezione, e che abbia iniziato a smontare il palco mentre ancora andava il filmato, e che passasse in continuazione fra la gente, e - non ultimo - che per far prima avesse anticipato la scaletta del poveretto prima di noi, cosicché buona parte degli spettatori che erano interessati alla conferenza Sud Sudan sono arrivati a proiezione già iniziata.

In altre parole, peccato che manifestazioni di questo tipo, che vivono grazie agli sforzi di gente come noi che si sbatte - gratis - per macinare qualche centinaio di chilometri a botta per un'ora tirata di presenza, dovrebbero essere pensate proprio per coinvolgere la gente, renderla partecipe, e non solo per vendere collanine e tappetini, o per raccogliere un po' di fondi con il commercio equo e solidale. E quindi, per dire, magari non farebbe male un pochetto di rispetto per il pubblico che è lì proprio per ascoltare i quattro bischeri in programma e vedersi due foto, e non per comprare collanine.
Che a me magari non frega anche nulla - io Asia Overland l'ho fatto e l'ho proiettato cento volte, può essere che ne abbia pure la nausea, figuriamoci poi in una sala rovente ed umida - ma ecco, al signore al quale è stata stroncata la domanda a metà magari invece fregava eccome, e così a tutte le persone che sono quindi venute a farcele di persona, le domande. Diciamo che erano lì per quello? E che magari le risposte interessavano a tutti?

Ma non è nemmeno questo. E' che qualcuno dovrebbe spiegarmi perché se voglio bere equo e solidale devo bere un distillato di canna da zucchero brasiliana e yerba de mate e non, ad esempio, una banalissima aranciata. Com'è che le arance non sono eque e solidali e la canna da zucchero sì?

Sta di fatto che sono capaci tutti di vedere la Sfinge a Il Cairo. Ma per vederla a Verona, ci devi proprio capitare.

L'Arena di Verona
A zonzo per Verona
Oh, Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?
No comment...

Eh sì, amici miei. Ci sono occasioni e viaggi che valgono per una sola foto. Soprattutto quando l'amore trionfa e tutti vissero felici e contenti. Ah, Verona, città degli amanti e dell'amore... Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?

Sotto al balcone di Giulietta
02.01 del 29 Maggio 2006 | Commenti (0) 
 
28 Zaino zingaro 2006
MAG Iniziative ed eventi
Oggi saremo ospiti della manifestazione Zaino Zingaro che si terrà a Verona presso Villa Buri, organizzata da Legambiente, Associazione Planet Viaggiatori Responsabili, Associazione Italiana Turismo Responsabile e Federazione del Volontariato.
Come da programma, alle 17:45 presenteremo in conferenza il nostro audiovisivo Asia Overland 2002, già proiettato lo scorso anno ad Immagimondo.

Vi aspettiamo, accorrete numerosi!

00.13 del 28 Maggio 2006 | Commenti (0) 
 
23 Arrivare in tempo a salvare un cavallo (*)
MAG Prima pagina
L'equipaggio di Orizzontintorno è rassegnato a preparare nuovamente la valigia e osserva che, come al solito, i nostri Media pallonari hanno irrimediabilmente ignorato questa irrilevante notizia per settimane, perlomeno fino ai tg di ieri sera.
Per dire, il TG5 l'ha passata quasi in chiusura, al termine della consueta carrellata di gossip e sbobinamenti delle telefonate di Moggi...

E stiamo parlando di un nuovo Stato davanti alle porte di casa nostra. Complimenti di rito ai nostri "mezzi di informazione".

(*) Citazione per solutori pių che abili...
10.03 del 23 Maggio 2006 | Commenti (3) 
 
20 Dove osano le aquile
MAG Segnalazioni
Sono passati quasi due mesi ed arrivo qui un po' in ritardo rispetto alla notizia. Mi aveva scritto anche Massimo per chiedermi di buttar gių due righe su Orizzontintorno, ma francamente non sapevo che dire in proposito e rimandai. Fra l'altro, il caso voleva che Emanuela mi avesse regalato "In volo sopra il mondo" a Natale e che proprio in quei giorni avessi iniziato a sfogliarlo, senza peraltro troppa convinzione a dire il vero, ché io con il volo libero non ho mai avuto nulla a che fare, né mi ha mai interessato pių di tanto.
Così, quando le agenzie rilanciarono la notizia della scomparsa di Angelo d'Arrigo, per qualche istante lipperlì pensai qualcosa del tipo io questo l'ho già sentito, per rendermi conto subito dopo che in effetti era proprio l'autore del libro che avevo per le mani. Non un granché come coincidenza, e vabbè.

Pių o meno una settimana fa, approfittando di una serata vuota senza alcuna voglia di aggiornare Orizzontintorno, né di andare avanti con il mio nuovo veliero di legno, né di trasportare su dvd i nostri film ancora in formato mini-dv, o di mettere a posto foto, o di svaccarmi sul divano a catatonizzarmi davanti a qualcuno dei miei programmi trash preferiti - il che, a margine e considerato il mio telepalato capace di essere del tutto onnivoro, significa anche che ormai i canali tradizionali per noi poveri comuni mortali né Sky, né-digitalterrestredotati hanno davvero toccato il fondo - insomma, in una serata a casa da solo di noia mortale, ho estratto nuovamente "In volo sopra il mondo" dalla pila dei miei libri irrisolti e mi sono spiaccicato in poltrona.

Ed è così che ho scoperto il mio nuovo eroe.

Ora, io non starò qui a raccontarvi di un libro che ho divorato in un paio di colazioni, né tanto meno a scrivere l'ennesimo epitaffio, sia perché non ne sono capace, sia perché non ne avverto alcuna necessità, sia perché tutto sommato la verità è che io di d'Arrigo non so nulla ancora oggi e l'ho scoperto solo in quest'ultima settimana.
Però una cosa la dico: mi sono commosso a leggere il suo libro, il racconto di una incredibile vita trascorsa in volo ad addestrare gli uccelli a volare lungo le grandi rotte migratorie. Un volo infinito che lo ha portato sì fin sopra all'Everest, ma ancor prima attraverso deserti, mari e territori sconfinati (e, tanto per gradire, anche nelle galere libiche...).

Intendiamoci subito: d'Arrigo non è affatto il solito campione sportivo dell'estremo e io di libri del genere ne ho la biblioteca zeppa - da Messner a Moitessier passando per Krakauer, per dire. Non è quindi che mi faccia impressionare particolarmente dal primo rompicollo che prende in mano la penna.
Ci sono libri di avventura, però, che esulano e vanno al di là del semplice racconto per addetti ai lavori e ci sono esseri umani fuori del comune che hanno la capacità di saperti trasportare in una dimensione a te anche totalmente aliena.
Così, c'è K2 nodo infinito di Kurt Diemberger, e c'è Capo Horn alla vela di Moitessier, e c'è Touching the void di Joe Simpson, e c'è 342 ore sulle Grandes Jorasses di Desmaison, e Nanga Parbat in solitaria, ed Orizzonti di Ghiaccio di Messner, ed Aria sottile di John Krakauer. C'è che se non li avete mai letti, dovreste. Perché ciascuno di essi vi prende per mano dalle prime righe e non vi manda pių a letto finché non avete girato l'ultima pagina. Perché sono innanzitutto libri di viaggio e storie di uomini (uomini?), non di imprese sportive. Perché sono racconti di sogni (e talvolta di incubi, ma mai dell'orrore) di persone capaci di sognare oltre, e di inseguire davvero i propri sogni.

Non mi mancava un libro d'aria. Mi mancava di leggere di sogni d'aria. Di libri di terra e di acqua ne ho anche troppi, ma quelli a cui tengo sono libri capaci di farti sognare di terra e di acqua. Adesso la mia biblioteca personale è un po' pių completa (esistono libri di sogni di fuoco?) e sono contento, sì, di aver letto di quest'uomo.

Mi ha portato in aria sulle sue ali e con le sue aquile. A me, che ho il terrore di volare.
16.25 del 20 Maggio 2006 | Commenti (1) 
 
20 Non talis pater
MAG Segnalazioni
Una Signora. Standing ovation.
16.06 del 20 Maggio 2006 | Commenti (0) 
 
18 4 8 15 16 23 42
MAG Coffee break
Il titolare qui si associa a quelli che è il Purgatorio. E comunque, fino all'episodio 23 stagione 1 ho fatto il bravo e sono stato al passo con la tv. Ma poi lunedì sera non ho resistito ed Exodus part 2 - The season end me la sono vista con una settimana di anticipo grazie alla versione scaricata dal web.

Ora, non vi crederete davvero che io possa aspettare un anno per sapere cos'accidenti hanno trovato nella botola e che fine abbia fatto il ragazzino paranormale (né ho la minima intenzione di fare l'abbonamento a Sky).
Perciò non fate i furbi: tiratemi fuori i file della stagione 2 (in italiano, possibilmente), ché a) il mio e-Mule fra un po' fonde e b) non sopporto pių le nuove generazioni hi-tech che grazie al web sono già avanti dieci stagioni su tutti i serial tv mentre tu stai ancora ad armeggiare con il tuo triste tubo catodico giurassico, ché nemmeno un plasmino ultrapiatto da centodue pollici c'hai...

Nota: cito e condivido. "Se sei una comparsa, mai avventurarsi nella foresta assieme ad un protagonista della serie, altrimenti sono cazzi".
00.42 del 18 Maggio 2006 | Commenti (6) 
 
13 Come lacrime nella pioggia
MAG Amarcord, Blog e luoghi
Leggo che oggi ad El Chalten ci sono alberghi e strade, agenzie turistiche, campeggi organizzati e negozi di souvenir. Io riuscii ad arrivare - e riuscire è il verbo giusto - ad El Chalten nell'agosto del '90, in pieno inverno australe. Ci vollero quattro buone ore di faticosa strada sterrata da El Calafate, e va bene che non c'era neve ed avevano appena costruito il ponte sul Rio Fitz Roy, così che da un anno non era più necessario guadarlo con i cavalli.
Lo stavano costruendo El Chalten, nell'agosto del '90. C'erano dodici case di legno, tutte uguali, alcune ancora da terminare. In una viveva Pavarotti. Io dormivo nella mia tenda, che avevo montato vicino agli alberi dove Pavarotti legava i cavalli. Il Fitz Roy si innalzava proprio sopra di me ed all'alba si tingeva di rosso fuoco. Nella tenda, di notte il freddo condensava sul telo interno in una patina di ghiaccio. Al mattino dovevo asciugare tutto, ma con gli scarponi non c'era nulla da fare: umidi e gelidi.
I miei soci spagnoli dormivano nel rifugio di latta, ma lì dentro faceva un frio que te matava. Almeno io avevo il mio sacco piuma integrale.

Sento dire che a Shigatse stanno costruendo grattacieli. Avevamo già alle spalle parecchie centinaia di chilometri di sterrato lungo la Friendship Highway, quel pomeriggio di luglio del 2002, quando entrammo finalmente in paese. Ci sorprendemmo a percorrere l'ultimo chilometro di strada su un viale asfaltato a quattro corsie, nuovo di zecca. E poi i soliti nuovi quartieri cinesi, come già avevamo visto a Lhasa qualche giorno prima. Anonimi, orribili. Un pessimo mònito ed un triste benvenuto nella seconda città del Tibet, a quasi quattromila metri di quota e ad un paio di giorni dal campo base dell'Everest. Ci rimanemmo male.
Ricordo che a Shigatse il cellulare funzionava perfettamente e avevo trovato anche un paio di nuovissimi Internet cafè. Andai dal barbiere dell'albergo a tagliarmi i capelli. L'evento attirò molti spettatori. Non ne capitavano ancora molti di occidentali in viaggio da soli, certo nessuno che si fermasse a farsi tagliare i capelli. Fu divertente e mi riconciliò con il luogo.
Poi ci perdemmo per i vicoli del monastero e fra le bancarelle del mercato locale. Comprai lì il mio occhio del Buddha.

A quanto pare la nuova stazione di Lhasa è un'opera avveniristica. Sembra che un tunnel la colleghi direttamente alla città.
E così ce l'hanno fatta e nulla sarà più come prima, a meno di non volersi avventurare verso il campo base del Qomolongma percorrendo la rotta che proviene da Kashgar.
Resta il fatto che non c'è alcuna ragione al mondo per farlo. Tranne forse per noi. E comunque è una ragione anch'essa che presto verrà meno.

E' che se hai dormito in tenda al Chalten ed hai sfidato l'antica maledizione cinese dell'autobus Golmud-Lhasa non puoi fare a meno di sentirti un po' come Roy Batty.

El Chalten nel 1990
Fra i vicoli di Shigatse
Lhasa, il quartiere sotto al Potala. Oggi non esiste quasi più
16.36 del 13 Maggio 2006 | Commenti (1) 
 
06 Alc. 10,5% vol.
MAG Diario, Viaggi fra le immagini
Così, dopo essermi visto La Samaritana di Kim Ki-Duk, rientrato a casa ho ceduto a qualche avanzo di uova di cioccolato, rigorosamente al latte, e l'ho accompagnato con una Gulden Draak gelata.

Beh, sapete che c'è? Legano piuttosto bene.

Adesso aspetto di vedere Ferro 3.
00.40 del 06 Maggio 2006 | Commenti (0) 
 
01 Ireland/4
MAG Travel Log: Ireland
Se c'è una cosa che detesto degli inglesi - pardon, degli irlandesi (!) - sono le stanze da bagno. Nel merito, quelle delle camere degli alberghi.
Ora: passi che non ci sia mai lo spazzolone per il cesso; passi che, come risaputo, il bidét "questo sconosciuto"; insomma, va bene tutto. Ma: possibile che nel XXI secolo, in uno dei paesi più informatizzati del mondo, tutti - e dico *tutti* - i lavandini abbiano ancora i due rubinetti separati, per cui se apri quello dell'acqua calda vieni investito da un getto geyser a seimila gradi che ti lessa immediatamente le mani, e se apri quello della fredda è come infilare le mani nella neve a quota ottomila?
Com'è che 'sta gente ha colonizzato il nuovo mondo e nonostante ciò, dopo ventimila anni di evoluzione del genere umano, ancora ti costringe a lavarti la faccia (per non parlare dei denti...) riempiendo il lavabo e risciacquandoti con l'acquetta sporca come si usa tuttora nelle valli tibetane prive di acqua corrente?

E poi, vogliamo sdoganare un bel luogo comune? Sappiate che quassù, patria degli U2, di questi tempi è impossibile non ascoltare almeno dieci volte al giorno la nuova versione di One, riarrangiata da Bono con Mary J. Blige. Fra una passata e l'altra, tanto per gradire, qualche altra canzone della band irlandese. E va bene che gli U2 sono sempre uno dei miei gruppi preferiti, ma è come se le radio italiane bombardassero solo, che so, con Vasco a raffica. Quando si esagera si esagera :-)

Insomma, la nostra settimana irlandese mordi e fuggi entra così nelle sue battute conclusive, fra quattro invocazioni mattutine al santo protettore dei miscelatori e il ritornello di One che non ti molla un attimo.
Ed è così che viaggiando da Ennis verso Galway ci battiamo passo a passo la regione del Burren che, segnate, merita di piantarci la tenda e ritirarcisi in eremitaggio per qualche giorno. Naturalmente, qualunque tour del Burren non può che iniziare affacciandosi sull'Oceano Atlantico dalle Cliffs of Moher.

Cliffs of Moher

Certo, non sono le Cliffs of Moher il luogo migliore dove arrivare in pieno mezzogiorno e sperare di tirar fuori qualche scatto decente. Non so se avete presente, controsole pieno verso scogliere nere: ecco, appunto.....
[Continua a leggere]

01.48 del 01 Maggio 2006 | Commenti (6) 
 


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