Orizzontintorno Carlo Paschetto
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12 Arlux 2007
GEN Travel Log: Ardennes
- Potage du jour, s'il vous plait.
- Oui monsieur.
- Com'è quella di oggi?
- Asparagi, monsieur.
- Ça va, la prendo.

...

- Excuse-moi...
- Oui, monsieur?
- Cette potage est... rouge.
- Oh, c'est vrai... Alors est tomate.
16.02 del 12 Gennaio 2007 | Commenti (2) 
 
12 Vendredě
GEN Travel Log: Ardennes
Io non ho nulla in contrario al fatto che il "Desktop" lo chiamino Bureau e che le "Risorse del Computer" siano Poste de travail. Per carità, ci mancherebbe.

Ma che siano gli unici al mondo a chiamare il pulsante "Start" Démarrer, ecco no, questo proprio no.
15.44 del 12 Gennaio 2007 | Commenti (0) 
 
07 Malta/3
GEN Travel Log: Malta
Golden Bay, che la Lonely Planet definisce spettacolare, è praticamente una delle tre sole vere spiagge di Malta, che per il resto è circondata da scogli e falesie a picco sul mare. Per inciso, Golden Bay è una mezzaluna di sabbia e spazzatura lunga sì e no come un campo da calcio, dominata dai mostruosi parallelepipedi bianchi di cemento armato del Radisson Hotel - costruito proprio sul bordo della scogliera che chiude la baia - e servita da due ristoranti ed un bel parcheggio di asfalto spianato a ridosso della spiaggia. Un capolavoro.
Da segnalare a Golden Bay: la presenza del Milan al completo, a far cosa non si sa, ovviamente alloggiato (blindato dentro) al Radisson Hotel; centinaia di meduse spiaggiate, trascinate a riva dalla mareggiata in corso; vento a raffiche da ottanta orari, non gelide ma insomma; alcuni personaggi tuonati anzichenò che vagano per la spiaggia deserta: il golfista pazzo che prova il suo ferro 5 controvento; il cantante lirico che, spalle alle onde, attrezzato con microfono ed amplificatore valvolare, intona (urla?) il "Nessun dorma" davanti ad un pubblico non pagante di due persone - due - che applaudono e gridano "Bravo! Bravo!"; la tardona (inglese?) che si crede Anita Ekberg e improvvisa una specie di danza propiziatoria al dio del vento, vestita solo di una svolazzante vestaglia di cotone marrone e di uno scialle color nebbia: anche la sua pelle è marrone, tipo la mummia congelata di Oetzi, per intenderci. Io indosso il goretex con il cappuccio allacciato.

Golden Bay è il nostro tentativo di portare Leonardo a giocare in spiaggia almeno per un'oretta. Leonardo, che indossa la giacca a vento rossa d'ordinanza, si lamenta perché non abbiamo portato il secchiello e la paletta, e perché non può fare il bagno. Provo a spiegargli, con scarsissimo successo, il concetto di mare d'inverno.

Poi: io li odio. Va bene essere parsimoniosi in fatto di segnaletica stradale, ma eliminarla del tutto mi sembra perlomeno bizzarro, soprattutto se le carte stradali risalgono allo sbarco dei fenici. Io posso anche capire che loro sappiano perfettamente dove andare e che tutto sommato questa sia un fazzoletto di isola, o che sappiano distinguere un senso unico dall'andamento delle rughe sull'asfalto, ma che diàmine, almeno i cartelli di Paperino, tipo perdiquà, perdilà ad un bivio di strade perfettamente identiche, ecco, per dire. O che so, indicare ogni tanto la direzione per un qualunque punto di riferimento tipo la capitale dell'isola, ma mi andrebbe bene anche "mare", o "di qua non si passa", dài, non è difficile. O quando per caso decidiamo che nascosto dietro ad un albero, ancorché girato nel senso sbagliato, un cartello microscopico lo attacchiamo sì (marrone a caratteri beige, su muro altrettanto marrone), ecco, scriverci correttamente Marsaxlokk, non M'xlok, o Birzebbuga, non B'zbga, porcaccio giuda.
Perché le dirò, Illustrissimo amico Capo Totale di Malta, già orientarsi con il sole in pieno XXI secolo, mi capisce, è noioso, ma quando piove come oggi, mi creda, è un problema anche per Bartezzaghi, e glielo dice uno che è uscito incolume dal Taklamakan e che si è girato Tokyo come fosse la sua Villasanta.

Io lo so che posso sembrarvi surreale, ma prendete, che so, Genova, e toglietele tutti i cartelli direzionali - ma tutti, eh? - ed anche buona parte di quelli stradali, tipo "divieto di transito" e "senso unico", e poi ditemi.
Io vi dico che aspettando che spiovesse, ce ne stavamo lì a pranzo in un bel ristorante franco-maltese sotto alla cattedrale di San Paolo a Mdina, antica capitale di Malta prima che i Cavalieri di San Giovanni la trasferissero a La Valletta. Com'è come non è, mi rigiravo fra le mani la piantina della Lonli, e proprio non mi ci ritrovavo, non fosse altro perché vi erano segnalati almeno altri quattro ristoranti che non avevamo affatto visto, mentre in compenso del nostro non c'era traccia alcuna. Eppure era fuor di dubbio: quella sopra alla nostra testa era proprio la cattedrale di San Paolo: avevo anche chiesto indicazioni ad un autoctono per conferma.

Già, la cattedrale di San Paolo. E per fortuna che a Malta si chiamano tutte così. Perchè quella sopra alla nostra testa era proprio la cattedrale di San Paolo. Quella di Rabat però, non quella di Mdina. Avevamo sbagliato paese o, se preferite, non eravamo nella piazza centrale del paese in cui credevamo di essere.

Cattedrale di San Paolo, Mdina (quella giusta...)
La cupola del Mosta Dome domina l'abitato di Mosta

La cupola del Mosta Dome ve l'ho messa solo perché qui dicono essere la terza più grande al mondo dopo quelle di San Pietro e del Pantheon. Peraltro quelli di Gozo gliela menano a quelli di Mosta perché dicono che la loro è sì un po' più piccola, ma volumetricamente non c'è gara. In ogni caso, noi dentro al Mosta Dome non siamo riusciti ad entrare, perché per riuscire a indovinare la ridottissima finestra degli orari di visita occorre consultare il calendario achemenide ed essere ferrati nella stima dell'altezza delle effemeridi.

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00.19 del 07 Gennaio 2007 | Commenti (0) 
 
05 Malta/2
GEN Travel Log: Malta
Secondo Emanuela esagero quando dico che il traffico in ora di punta fra La Valletta e Sliema è peggio di quello di Bangkok. Sarà. Però quaggiù impiego un'ora per fare quattro chilometri, a Bangkok nello stesso tempo posso percorrerne persino una decina, a condizione di essere disposto ad avvelenarmi a bordo di un tuc-tuc e di allungare qualche tallero in più al mio occasionale e scafato conducente thai. A pensarci, fra l'altro, di tanti luoghi nel mondo dove ho avuto occasione di guidare, tutto sommato Malta mi sembra uno dei più challenging - e non mi viene sinonimo migliore in italiano - almeno in termini di mix fra segnaletica surreale, regole non scritte o perlopiù del tutto inesistenti, condizioni del fondo e dell'intera rete stradale, dimensione media delle carreggiate. Senza dimenticare che anche qui si guida a sinistra, il che fra parentesi pare essere ormai una costante dei nostri ultimi viaggi: inizia a venirmi il sospetto che, contrariamente alla nostra comune credenza, siamo noi a viaggiare a rovescio e buona parte del mondo guidi a sinistra.

Appurato che Spinola Bay è dove bisogna andare a cena a Malta per non essere out, possiamo dunque iniziare come di consueto a macinare un bel po' di chilometri e a demolire con metodo la nostra Chevrolet Lacetti bianca noleggiata all'aeroporto. Il tempo è una meraviglia, il sole è caldo, il Grecale soffia con una certa inisistenza e Malta ci regala dei colori e delle luci stupende. Se poi aggiungete che quasi non c'è in giro un cane, o perlomeno non c'è ombra delle solite camionate di turisti...

Marsaxlokk
Gli occhi di Osiride, tradizionale fregio sulle prue maltesi

In realtà devo dirvi che benché durante la giornata annoti mentalmente diversi spunti per raccontarvi della nostra zingarata a Malta, mi ritrovo regolarmente a sera a corto di ispirazione, ed è un peccato, perché questo paesello ben si presta a scriverci un po' su. Ma poi va a finire che mi perdo nelle foto e che il tempo è poco, così preferisco buttarvi lì qualche immagine di questo inizio inverno nei mari (nostri) del sud. Vi dirò anche che, sebbene non sia certo questo il primo inizio d'anno che passiamo a tali latitudini temperate ed oltre, così lontano dall'idea di gennaio non mi ero mai sentito prima, e non saprei nemmeno dirvi bene il perché. Non nel deserto arabo, né certo in quello freddo siriano e tanto meno nella spesso piovosa Tunisia invernale: qui sembra di essere a fine aprile, anche se la giacca a vento, almeno a sera (ma non solo), la indossiamo eccome.

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02.03 del 05 Gennaio 2007 | Commenti (1) 
 
03 Malta/1
GEN Travel Log: Malta
Noi stiamo fra i quindici e i diciotto. Clima bello secco nonostante la brezza di mare piuttosto tesa. Come ci siamo capitati ancora non mi è chiarissimo, ma certo è meglio che a meno due in mezzo alla nebbia. Arlon o Milano che dir si voglia.
Per dire, io avevo proposto di andare alle Fær Œer, ma pare che a gennaio anche lassù il tempo non sia un granché. Oddio, non che lo scorso anno alle Åland fosse 'sta meraviglia. Sta di fatto che a quanto pare da un po' di tempo in qua siamo ormai abbonati alle isole. E poi abbiamo a disposizione una sola settimana e non è che nel vecchio continente di bandierine ce ne manchino molte. E ancora, sono anni che ne sentiamo parlar male: non vorremo dunque buttarci via una vacanza estiva?
Insomma: si va Malta.

Inizia dunque qui il nostro nuovo anno, qualche miglio a sud dell'Etna che, fra parentesi, dall'aereo sembra ben innevato ed è un gran bello spettacolo. Questa volta la macchina fotografica a bordo l'avevo, ma le nuvole sono state più rapide di me. Rassegnatevi, le foto aeree non sono il mio forte.
Malta, si diceva: campo base a Sliema, che condivide con La Valletta e una buona dozzina di altre località il continuum che caratterizza il tessuto urbanistico dell'isola. Ve la faccio facile: c'è un bel po' di cemento a perdita d'occhio, ma che devo dirvi, a noi piace. Sarà che sembra di essere a Beirut, sarà che puoi trovarci quel nonsoché di Larnaca, sarà che tutto sommato potresti essere anche a Palermo e, non fosse per il numero spropositato di chiese, anche a Tunisi. Sarà che La Valletta, Sliema, St. Julian, Vittoriosa, Senglea, Floriana, insomma, tutta 'sta accozzaglia di barocco urbanistico che qui dicono essere città diverse, ma che in realtà sono un unico tappeto senza soluzione di continuità di quartieri ammassati uno sull'altro, ciascuno dei quali, peraltro, è grande come un francobollo - tutto 'sto groviglio, dicevo - odora di Mediterraneo e Africa come il resto della terra asciutta continentale che emerge poche miglia attorno a questo scoglio. Perché Malta è davvero poco più di uno scoglio e peraltro La Valletta è lunga un chilometro e larga seicento metri: un fazzoletto di vicoli, gradini a pioggia e salite tipo Golgota, quasi perfetta per il campionato mondiale di passeggino estremo, e per fortuna che ormai Leonardo cammina che è un piacere.

La Valletta
Le mura di Fort St Angelo, Vittoriosa, sede dei Cavalieri
I caratteristici balconi de La Valletta
Una delle oltre trecento chiese de La Valletta

Malta, Paese numero ottantasette sul ruolino di Orizzontintorno. Ho già capito che qui ce ne lascio a dozzine, di rullini - pardon, di gigabyte. E chi l'avrebbe detto? Qui c'è tutto: la luce invernale mediterranea, le rosse cabine telefoniche inglesi, gli autobus africani, i pub irlandesi, i cannoli siciliani, l'autoradio che trasmette Passerotto non andare via di Baglioni e Piange il telefono di Modugno, naturalmente i Cavalieri di Malta, i Templari, santi, madonne e benedizioni ad ogni angolo di strada e pure il quartiere arabo. Vedete un po' voi. Come dite? E' gennaio e voi state in mezzo alla nebbia? Ecco, noi no.
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02.17 del 03 Gennaio 2007 | Commenti (0) 
 
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