Orizzontintorno Carlo Paschetto
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10 Night & day
OTT Viaggi fra le note
Vorrei imparare a suonare il basso solo per potermi fare con il giro di Steppin' out.
15.59 del 10 Ottobre 2007 | Commenti (2) 
 
09 Paleozoici
OTT Mal di fegato
Per quale mai accidente di motivo, nell'era del web dueppuntozero, dell'Internet banking, del mobile banking, del phone banking, del virtual banking, del global banking, del socialnetworking, dell'alwaysonline e bla bla bla, la mia filiale di Intesa San Paolo, ex-BancaIntesa, ex-Cariplo, quarantaquattresimo gruppo bancario al mondo, della quale peraltro sono cliente da diciassette anni, quindi non dall'altro ieri, quella stessa banca che mi ha bombardato di codici di sicurezza, codici di accesso, codici klingoniani per poter operare in tempo reale da ognidove ed ogniquando, sai mai che decida di far fortuna buttandomi nella finanza globale, orbene, questa medesima filiale che di me conosce tutto, compresa la taglia delle mie mutande, e che fin dal mio primo stipendio nel 1990 amministra in toto i miei risparmi e, soprattutto, i miei infiniti debiti, questa medesima filiale nella quale do del tu ad almeno quattro o cinque responsabili di servizi finanziari, non solo usa ancora il fax, ma pretende che per chiudere un R.I.D. che non uso più da mesi io mandi un fax?
Non un'email, no. Non una telefonata e poi caso mai, quando ho tempo, passo a firmare quel che devo. No, devo mandare un fax.

Cioè, posso anche bruciarmi un patrimonio e indebitarmi fino alle generazioni dei miei bis-nipoti semplicemente pigiando un tasto del mio pc, spostare capitali con una chiamata dal mio cellulare, farmi finanziare l'acquisto della U.S.S. Theodore Roosevelt mandando un'e-mail, ma per chiudere un R.I.D. inutilizzato, sul quale non arrivano più addebiti, devo mandare un fax con allegato un mezzo chilo di documentazione varia che provi inequivocabilmente che voglio proprio chiudere quel R.I.D., che sono proprio io a volerlo, che la mia maestra delle elementari è d'accordo e che non sono temporaneamente infermo di mente. Salvo poi, naturalmente, passare anche a firmare.

E se chiedessi, che so, a quelli di HSBC cosa ne pensano in proposito?
15.16 del 09 Ottobre 2007 | Commenti (2) 
 
04 Quinta diminuita, dissonante
OTT Travel Log: Warszawa
Warszawa è blues. E non so se sia dovuto al fatto che da un po' di tempo in qua attraverso irrimediabilmente Warszawa accompagnato da Tom Waits e dai Blind Boys of Alabama, e non c'è altro che potrebbe guidarmi allo stesso modo, assolutamente. Sta di fatto che Warszawa è blues, blues dentro, blues nell'aria, che adesso la senti, ogni sera un po' di più. Anche nei muri scrostati dei palazzi grigi lungo la Sobieskiego. Va bene anche Jeff Healey che pesta duro su See the light, il volume non è mai abbastanza e Warszawa è blues violento, che graffia a sangue e sfonda le casse, te la senti addosso, anche se non è stretta, non è chiusa, è larga Warszawa, molto larga.
Non c'è nulla come camminare per le vie di Warszawa centro la sera tardi, o la mattina presto, quando già fa freddo da sciarpa, che tu lo voglia o no, la luce è lattiginosa, il vento è leggero quanto basta a spazzare via le foglie gialle che iniziano a rimpiere le strade, i ragazzi vanno all'università tappati nelle loro cuffiette, avvolti nelle loro felpe consumate, o in maniche corte, ché tanto per loro è lo stesso, e fra un po' lo è anche per te.

Fra un paio di settimane quassù ci saranno le elezioni. Mi dice E. che non cambia nulla, tutto scorreva, scorre e scorrerà uguale, prima e dopo. Ci si incazza E. quando ne parla, così preferisce cambiare discorso. In Italia è uguale chetticredi, poi gli eventi e la storia si declinano in modo diverso, ma il principio è il medesimo, ed è il principio quello che ti dà al fegato, molto prima dell'effetto a seguire. It could all get blown away, immagina sia questa che ascolti mentre cammini a tempo sotto i cartelloni elettorali che avvolgono Warszawa tutta, le foglie gialle che ti sbattono in faccia. Su un manifesto grande hanno cavato gli occhi ad un gemello. C'è scritto qualcosa sotto, spray nero, non capisco ma non ce n'è bisogno. Al suo fianco sorride un'altra faccia, il manifesto è arancione, approposito, mi sono perso il finale delle elezioni in Ucraina. Le facce sui manifesti sorridono uguale in tutto il mondo, non è proprio un sorriso, è uno che ti sta vendendo un'automobile. In Italia è uguale, chetticredi.

I pirogui li prendo fritti, potendo, ché bolliti sanno di cavolo, non ce n'è, anche se fritti ti stroncano, che li riempiano di funghi o meno. Due soli bicchierini di zoladkowa gorzka mi hanno steso per ventiquattr'ore, e dire che con il krupnik potrei quasi farci l'happy hour. Epperò, secondo me, per schiantare un polacco ti basta una bottiglia di Nebbiolo.

Warszawa è blues e, guarda bene, se la chiami Varsavia lo è già molto meno. Varsciava, vuoi mettere?, suona blues in bocca mentre lo dici, Uorsou fa schifo, lascialo ai turisti. Ananas si dice così, anche in polacco. Warszawa è blues ed è ancora piena di ragazzi italiani in gita turistica, si danno aria da alternativi, più o meno come ce la davamo noi vent'anni fa e più quando si andava in Scandinavia. Si potrebbe obiettare che loro si danno aria da alternativi come se venire a Warszawa fosse alternativo. Non è alternativo venire a Warszawa, è esattamente come andare, chessò, a Helsinki, e noi non abbiamo mai pensato che andare ad Helsinki fosse alternativo, o forse no, chissà. La storia è comunque passata a Warszawa come ad Helsinki, uguale, e il muro non c'è più da un pezzo da queste parti, scordatevi di trovarlo. Non è alternativo venire a Warszawa, se proprio volete andate a Tiraspol.

All'Harenda la colazione fa sempre schifo. Finita l'era del succo caldo d'arancia, adesso solo succo di limone o di mela. Ma perché? Per quale accidentissimo mistero polacco a colazione devono servire solo succo di limone e di mela, e non, od anche, succo d'arancia, fresco possibilmente, o almeno a temperatura ambiente? Per quale stramaledetto motivo è impossibile capire di cosa siano fatte le uniche due marmellate del buffet e, soprattutto, perché mai devono essere servite dentro a quei due orribili vasetti usciti dallo scaffale di qualche nonna polacca e perennemente incrostati di marmellata secca? Perché mai chiedermi ogni volta, al check in, se faccio colazione, se comunque la colazione è inclusa nel prezzo ed è a buffet? Epperò io voglio bene all'Harenda, molto più di quanto non abbia amato altri alberghi superfighi a diciotto stelle, ma completamente senz'anima. Anche l'Harenda è blues, blues sporco, graffiato, roco, scricchiolante. Come il rumore dell'acqua che gocciola dentro ai tubi a vista che attraversano la mia microscopica camera con branda singola, due sedie rivestite di velluto rosso, armadio in fòrmica, tende rosse strappate qua e là. Tavolino, wifi, rapido e gratuito.

Ho mal di testa. Non so se è il cielo, che è diventato color piombo e ci schiaccia tutti quanti, o la notte passata a girarmi nel letto, senza sonno, che ora ho, non so perché. Chiamo un taxi, 6444444, 2,40 polacchi al chilometro. E' sicuramente un Mercedes, d'annata, bianco o nero, probabilmente Classe E, allestimento Elegance, cambio automatico. Anche il mal di testa, a pensarci, è blues. Come i vecchi Mercedes. Warszawa è blues, non c'è un cazzo da fare.
15.42 del 04 Ottobre 2007 | Commenti (0) 
 
03 This week, my travelling playlist
OTT Viaggi fra le note
1) Old blind Barnabas (The blind boys of Alabama)
2) Demons (The blind boys of Alabama)
3) Ol'55 (Tom Waits)
4) Old shoes and picture postcards (Tom Waits)
5) Kentucky avenue (Tom Waits)
6) Nature boy (Nick Cave & The Bad Seeds)
7) New killer star (David Bowie, non a caso)
8) Frederick (Patti Smith)
9) Vampire (Sinéad O'Connor)
10) Daphne (Eddi Reader, Mahotella Queens, Revetti Sakalar)
17.53 del 03 Ottobre 2007 | Commenti (0) 
 
03 Flying birthday
OTT Diario
Oggi compio un anno tondo tondo da quando ho (ri)staccato il carrello da terra. Dovessi dire, quella mattina, mentre salivo la scaletta dell'Embraer 145 della Luxair, mai avrei immaginato che a distanza di dodici mesi non avrei ancora rimesso piede a terra e che l'orizzonte sarebbe perdipiù andato via via allargandosi con il passare dei mesi. Ho volato anche questa mattina, combinazione un Embraer 170, Alitalia questa volta, posto 2A, finestrino come al solito, destinazione Warszawa.

Do un'occhiata alle mie statistiche. In 365 giorni ho dormito fuori casa più di un centinaio di notti, in una quindicina circa di alberghi diversi, in sette nazioni. Solo per lavoro ho guidato quasi ventimila chilometri sulle autostrade di sei paesi. Soprattutto, ho volato 86 volte con tre compagnie diverse e ho scalato contemporaneamente, nell'arco di dodici mesi, il Freccia Alata Alitalia e la Courtesy Card Luxair. Numeri a parte, questa è davvero una piccola vittoria personale.

Da un anno in qua la mia agenda è una specie di terremoto e va complicandosi ulteriormente ad ogni giro. Poiché mi gestisco interamente da solo, amministrazione, finanza, controllo, logistica ed operations sono tutte nelle mie mani. Soprattutto la logistica della faccenda: prenotazioni, cancellazioni, pianificazione degli spostamenti, coincidenze. Ci sono giornate che passo quasi più tempo attaccato ai siti web di compagnie aeree, autonoleggi, alberghi e mappe varie che in riunione o davanti a un foglio Excel o Project.

Stanco? Stanco. No, la testa no. Qualche volta, forse, quasi mai, comunque. Fisicamente sì, stanco. Dormo male, quasi ovunque. Talvolta non so dove sto dormendo, è capitato anche questo. A volte non mi addormento affatto. Poi suona la sveglia alle cinque e venti, caffè, occhi che si chiudono avvicinandosi all'aeroporto, mi addormento al gate. Mi risveglio per imbarcarmi, dormoveglio sul volo, dormicchio sul taxi se non devo noleggiare un'auto, altrimenti guido di nuovo. Mi sveglio davvero, come d'abitudine, con il passare delle ore. E a sera non mi addormento di nuovo più. Guardo un film sul pc, leggo un libro, sfoglio le riviste arretrate che ho infilato in valigia. Non ho mai disfatto la valigia in 365 giorni, anzi, ne ho comprata un'altra, un trolley ancora più piccolo, ché ormai viaggio solo con il bagaglio a mano. Ho imparato a comprimere tutti i tempi. Il 3 ottobre 2006 avevo il volo alle 8.45. Alle 6.30 ero già in aeroporto. Adesso, spesso, ho il volo alle nove e un quarto e arrivo in aeroporto alle otto, qualche volta anche anche alle otto e quindici, otto e venti, dipende dal traffico. Non lascio più i documenti agli alberghi, non ne ho più bisogno, non stampo più i biglietti aerei (questo me l'ha insegnato ML), non uso più denaro contante. Non ho fermate, solo pause.

Me l'aveste chiesto un anno fa, avrei risposto siete pazzi. Mi dite oggi è da pazzi, vi dico si può fare. Vi dico è molto meglio che buttare al vento due o tre ore della propria vita tutti i giorni bloccati sulla tangenziale di Milano. Vi dico è molto meglio che mangiare lo stesso panino per duecentoventi giorni all'anno allo stesso baretto, o lo stesso piatto di pastacolla alla solita mensa aziendale, o la stessa barrettalight dietro alla solita scrivania. Vi dico che non tornerei a due anni fa per tutto l'oro del mondo, nemmeno al doppio, no grazie.
Be', oddio... al doppio sì, cancellate pure. Anche ad uno virgola cinque, eh?

Chiedetemelo fra un anno. Anzi: intanto, vediamo se fra un anno ci sarà modo di chiedermelo ancora. Dovesse esserci, una cosa è quasi certa: la logistica sarà sempre meno lineare, le lingue da gestire si moltiplicheranno, le monete di conseguenza e forse cambieranno anche i fusi orari. Insomma: nel caso, nuovi travel log per voi. Per me, non so. Chiedetemelo fra un anno, vediamo se rispondo allo stesso modo.

Oppure no. Chissà. Questo copione vado avanti a scriverlo giorno per giorno, e almeno per il momento la sceneggiatura non cambierà nel breve.

Una sola cosa è certa: sta arrivando l'inverno ad est. Presto avrò bisogno della mia sciarpa e del mio berretto.
13.10 del 03 Ottobre 2007 | Commenti (2) 
 
01 Son cose
OTT Coffee break
Ma guarda che è bello scoprire di essere nato lo stesso giorno di Richie Havens! E poi secondo me essere nati a Brooklyn o a Genova non fa molta differenza.
14.37 del 01 Ottobre 2007 | Commenti (0) 
 
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