Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 Az 555 Waw-Mxp
MAG Spostamenti, Travel Log: Warszawa
Mi capita di volare sulla verticale del Campanil Basso e soffermarmi a pensare che lì sono cresciuto. E' passato così tanto tempo. C'è neve in Brenta, la Paganella no, è pulita.
Così, come osservare la propria infanzia dalle nuvole, noi che dalle nuvole siamo scesi.

Mi capita di volare proprio sulla verticale di casa nostra, solo venti minuti più tardi, e virare appena oltre il parco per prepararsi alla discesa. L'aria è molto limpida, dove le nuvole si tengono alla larga.
E' strano pensare da quassù che fra poco più di un'ora sarò laggiù a terra e camminerò proprio lì in mezzo. Sotto a quel tetto mi stanno aspettando.

Come è tutto strano e immobile da quassù. Oggi non chiuderò gli occhi.
23.51 del 30 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
30 Write "?", read "gn" (*)
MAG Travel Log: Warszawa
Dice, l'hamburgesa no, it takes at least 15 minutes. Ok, allora fajitas.
Quaranta minuti dopo arrivano le mie fajitas.
E fin qui.

Dice, one moment please, e mi lega un bavaglione attorno al collo. Enorme, giuro. Mi guardo attorno: sono l'unico che lo ha. E, intendiamoci: sono in jeans e Lacoste, non che gli altri chissaché. Usanza locale o mi prende per il culo? Nel dubbio - sai mai che lo offenda - mi tengo il bavaglione. Ma mi vergogno come un ladro.

Da qualche giorno mi capitano solo tassisti punkabbestia. Per la precisione: anziani pensionati polacchi con camicia a quadrettoni e occhiali marroni, che sbarcano il lunario facendo i tassisti a Warszawa e che in macchina ascoltano solo heavy metal e acidpunk a volume inaudito. Dice, che via mi ha detto scusi [questo lo dice in polacco]. Dico, se abbassa il volume magari capisce anche quello che le dico, le pare?
Dico, mi chiama un taxi per favore, con carta di credito mi raccomando. Dice, yes Sir. I taxi per la verità gli adesivi di tutte le credit card del pianeta sul finestrino ce li hanno sempre attaccati, ma chissà perché la macchinetta non funziona mai. Regolare. Dico io facciamo che cambio un po' di polonez e non se ne parli più.

Per chiamare la reception, call 1919. Chiamo la reception. Dico scusi, ma mi hanno fregato il telecomando, ieri c'era, oggi non c'è più. Dice, non si preoccupi Sir, le mando su la tipa con il telecomando. La tipa arriva, le apro. Mi mette in mano il telecomando e mi parla per sette minuti filati in dialetto stretto di Warszawa. Dico, scusi, don't speak polacco. Dice qualcosa, in polacco, altri undici minuti. Dico, scusi, nie parlowiz in polanski. Mi fissa con sguardo interrogativo, poi altri diciannove minuti in polacco convinto, un po' più rapido se possibile. Dico guardi, se lei continua a parlarmi in polsko io capis 'na gota, non è che ci prova in inglisc? Mi guarda spaventata, mi fa nie! nie! con la manina e scappa. Il telecomando funziona, comunque.

Oggi sono stato in gita a Belsk, un'oretta da Warszawa. Gita di lavoro of course. In mez fra Warszawa e Belsk 'na gota reloaded. Però uno scatto glielo tiro lo stesso, giusto per documentare. Come scattare fuori dal finestrino a Zelo Buon Persico. Adoro questo paese.
E comunque stanno costruendo un casino. Non c'è più la Polska di una volta. Il Krupnik sì, quello sempre.

Sms di Gianluca, che sta allo Hyatt: c'è la ńjôcka.
Sì, l'ho portato con me. Potevo forse esimermi?

Gin dobre.
Gin tonic, per dirla come il mio socio.

Somewhere in Warszawa
In viaggio verso Belsk...
Il titolare qui, Polish release

(*) Al solito: se non leggete il titolo correttamente, è colpa del vostro browser italico...
00.07 del 30 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
29 Good vibration (*)
MAG Coffee break
Ok, anche io ho fatto fuori l'ultimo episodio della season 3. Mi sembra di aver capito che per la quarta si debba attendere febbraio 2008.
Va da sé che odierò i prossimi nove mesi.

(*) Microspoiler, ovviamente.
00.45 del 29 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
26 Polish for dummies
MAG Travel Log: Warszawa
"Nie dia idiotów" (letta su una pubblicità di Mediaworld a Warszawa).
"Kontrola paszportowa" (per i solutori più piccoli).
"Dzień dobry" (giassapete, pronuncia gin dobre).
"Dziękuję bardzo!" (credevo tua sorella, ma mi dicono grazie mille).

Fra parentesi, se non vedete alcuni caratteri è colpa del vostro pc. Nell'alfabeto polacco si usano una dozzina di lettere che ve le raccomando: per riprodurle qui sul blog, come già avevo sperimentato durante l'esperienza maltese, uso la mappa caratteri di Windows, ma non so se è uno standard visibile con qualunque sistema e browser.

Warszawa è molto più verde di come la ricordavo. E' esageratamente verde. E' così verde che a volte avete un po' l'impressione di stare in mezzo ad una pianura infinita incolta e cespugliosa dove qua e là, a grappoli, hanno disseminato un po' di cubi di cemento e qualche birillo di cristallo e acciaio di ultima generazione. E comunque viaggiamo abbondantemente oltre i trenta gradi anche nella capitale polacca.
Poi, c'è il mio nuovo hotel. Quello di Clinton & c, per intenderci. 'Sto affare insomma:


Non lasciatevi ingannare: si pronuncia sovieski, e questo già dovrebbe indirizzarvi. Per la verità lo hanno tirato a nuovo, ma la mia fotografia notturna non rende comunque giustizia alla splendida facciata a strisce diagonali (larghe sei metri) a colori alternati: giallo, rosso, bianco e azzurro. Giuro.
E del resto non deve stupire, considerato che in camera, sul mio comodino, ho trovato questo:


La solita ipocrisia. Prima rompono con il divieto di droga, poi gli imbianchini si fanno di LSD e gli hotel hanno le camere per fumatori di maria. Ma soprattutto: che significherà W celu?

Infine: per mia somma gioia, in Polonia c'è ancora il Voce. A dire la verità il Voce non c'è solo in Polonia, ma noi lo abbiamo ascoltato la prima volta proprio qui, qualche anno fa.
Ora, spiegarvi cosa è il Voce sarebbe anche facile, ma il fatto è che spiegarlo non è come ascoltarlo. Comunque.
Ci sono paesi dove i film stranieri vengono regolarmente doppiati, come in Italia. Se a qualcuno questo fatto può sembrare del tutto ovvio, sappiate che nella maggior parte del mondo non è così (e questo è anche uno dei motivi per cui in Italia non si parla inglese). Normalmente i film sono distribuiti in lingua originale e spesso sottotitolati nella lingua del paese di destinazione, ma esistono casi straordinari, come Korea TV che trasmette film sottotitolati contemporaneamente in coreano, cinese e giapponese, col risultato che le immagini sullo schermo sono oscurate da un diluvio di ideogrammi: da scompisciarsi. Idem se andate in Malaysia: i film sono sottotitolati contemporaneamente nelle tre lingue principali del paese: cinese, arabo e indi. 'Na favola.

In Polonia (ma non solo) c'è invece il Voce. Il Voce funziona così: voi vedete il film in lingua e nel frattempo il Voce ve lo traduce, sovrapposto all'audio originale, che rimane perfettamente udibile in sottofondo. La caratteristica fondamentale del Voce è che è sempre lui, per qualunque film, per qualunque personaggio, per qualunque scena: uomo, monotòno. Cioè, se sta parlando una donna, è comunque sempre lui, il Voce, a tradurvela. Soprattutto, ve la traduce in modo del tutto incolore ed impassibile: appunto, completamente monotòno. E vi assicuro che l'effetto è grandioso.
Ora dovete fare uno sforzo di immaginazione. Ad esempio, l'altra sera facevo zapping fra due film contemporaneamente, Smoke con Harvey Keitel e K-19, con Harrison Ford. Il Voce me li traduceva in polacco entrambi, sempre e solo lui ed esattamente con lo stesso monotòno, che per Smoke può anche andar bene, in fondo è un film-cameo, rilassante, che tutto sommato si presta ad essere quasi raccontato mentre i personaggi dialogano. Ma il fatto è che poi cambiavo canale, ed Harrison Ford stava nella merda, e nel sommergibile russo c'era un gran casino, e tutti urlavano e sbraitavano, e credo anche che qualcuno sparasse, ma il Voce era impassibile: traduceva tutto in tempo reale, senza alcuna inflessione, pacifico come sempre, maledettamente pignolo e preciso, senza farsi sfuggire una battuta, rilassato, anche mentre Harrison Ford bestemmiava tutti i santi e sanguinava come una fontana. Lui, serafico: bla bla bla bla bla bla bla. Fisso: medesimo tono uniforme di voce, nessuna accelerazione, nessuna interpretazione. Giuliacci che legge le previsioni del tempo in confronto è De Niro. Da ribaltarsi dalla sedia.
00.36 del 26 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
26 Opterei per il monopattino
MAG Travel Log: The Slavic job
E io dovrei andarci con questo a Zagreb? State scherzando, vero?

00.16 del 26 Maggio 2007 | Commenti (4) 
 
22 Briscola chiamata
MAG Travel Log: Warszawa
Ma se nel tuo hotel è in corso un vertice fra gli ambasciatori di Cambogia, Nicaragua, Pakistan, Buthan e Bielorussia, con contorno di scorte e auto blu d'ordinanza al seguito, c'è di che preoccuparsi?
19.47 del 22 Maggio 2007 | Commenti (1) 
 
22 Elektronikusjegy-igazolàs
MAG Travel Log: The Slavic job
Che è il titolo della e-mail che mi ha appena mandato la Malev, suppongo per confermarmi la prenotazione del volo Budapest-Praga.
Ecco, vorrei a tal proposito lanciare un appello. Cosa dovrei capire da ciò che segue?

"Felhívjuk figyelmét, hogy az elektronikus számla csak elektronikus formában alkalmas adóigazgatási azonosításra! Így kérjük az adóalanyokat, hogy a digitálisan aláírt számlát mindenképpen töltsék le, és azt elévülési idő végéig elektronikus formában szíveskedjenek megőrizni."

Così, solo per sapere se devo preoccuparmi o posso recarmi in aeroporto tranquillo.

P.S.: il Frequent Flyer Club della Malev si chiama Duna Club. E con questo ho detto tutto.
16.38 del 22 Maggio 2007 | Commenti (1) 
 
20 Trans-eastern europe express
MAG Spostamenti, Travel Log: The Slavic job
Qualche lettore abituale più attento avrà notato che il thread "Travel log: Poland" è stato sostituito da "Travel log: the Slavic Job". E infatti si riparte sì per Warszawa, ma il piano generale di volo è cambiato un po'. Per le prossime tre settimane sarò in tourné fra Polonia (Warszawa, appunto), Ungheria (Budapest), Repubblica Ceca (Praha), e Croazia (Zagreb), transitando di tanto in tanto a casa e mettendo anche piede in quel di Alba fra un volo e l'altro.
Non so se avrò tempo per qualche scatto rubato qua e là, ma cercherò almeno di onorare il nuovo thread, che comunque avrei preferito chiamare "The Balcan affair", ma poi, pensandoci bene, coi Balcani ha a che fare solo l'Ungheria, e nemmeno tanto a dire il vero.

La curiosità sta nel fatto che questa sarà la quinta volta che torno a Budapest in dieci anni, la terza per lavoro. Non so com'è, ma per qualche curioso disegno astrale, anche se cambio azienda, lavoro, vita, se di trasferta all'estero si tratta, va a finire che prima o poi incappo in Budapest. A Praga tornerò invece per la seconda volta. La prima fu nel gennaio del 1995: immagino sia passata un bel po' d'acqua sotto a Ponte Carlo.
Zagabria ci ha visti transitare in tempi recenti nel corso del nostro viaggio in Bosnia. A memoria, sarà comunque almeno la terza volta che ci metterò piede. A Varsavia, fra una cosa e l'altra, sono ormai di casa.

Tutto ciò mi fa anche pensare che al termine di questa tourné avrò messo piede in otto paesi stranieri dall'inizio dell'anno, sedici negli ultimi due anni, e inesorabilmente mi chiedo: ma è viaggiare, questo?
Sono entrato nella cattedrale di Arlon per vedere come diavolo fosse all'interno soltanto dopo cinque mesi di permanenza lassù. Avrei voluto andare a Bastogne, a Metz, a Trier, ma non ho mai avuto tempo e/o sono sempre stato troppo stanco per andarci alla sera, uscendo dal lavoro. Quasi sette mesi nelle Ardenne e ho visto solo Arlon e Lussemburgo, che peraltro già conoscevo.
Le prossime settimane vedrò molti aeroporti, alberghi, ristoranti, taxi ed uffici. A meno degli alberghi che prenoterò personalmente, molto probabilmente nemmeno saprò in che zona della città di turno mi troverò. Magari, aiutato dalle lunghe giornate estive, qualche scatto serale ci scapperà - se non sarò troppo stanco da rinunciare ad uscire dall'albergo, se non sarò troppo lontano dal centro, se riuscirò a sganciarmi da cene di lavoro, e bla bla bla.

La verità è che io odio non potermi fermare nei luoghi dove càpito. Detesto dover viaggiare così.
La verità è che io non sono affatto un collezionista di bandierine. Io voglio viaggiare. Ed è completamente diverso.

Tutto sommato mi va dunque bene che siano posti che ho già visitato. Dovessi però, subito dopo, concatenare anche Kiev (mai stato), Sofia (trent'anni fa...!) e Bucuresti (solo di passaggio cinque anni fa), non sopporterei proprio di bermele al volo in questo modo.

Stay tuned, mi raccomando, e nie parkowic.
14.48 del 20 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
15 Quando io, Fidel e Muhammad Alì (*)
MAG Travel Log: Warszawa
Non posso esimermi dal citare il sito web del mio prossimo albergo a Warszawa: "Past Guests of the Hotel include, among many others: Art Garfunkel, Carlos Santana, Andreas Vollenweider, Eros Ramazzotti, Sarah Connor, Pat Metheny, Joshua Redman, Al Di Meola, Jose Carreas, Krzysztof Penderecki, Andrzej Wajda, Andrzej Seweryn, Scorpions, Gipsy Kings, Fleetwood Mac, Electric Light Orchestra, Mariusz Czerkawski, Marek Kaminski, Dariusz Michalczewski, Reinhold Messner, Bill Clinton, Paco Rabanne."

Ecco: qualcosa mi dice che è meglio tenere pronto il mio taccuino.

(*) Citazione per solutori più che abili.
16.54 del 15 Maggio 2007 | Commenti (5) 
 
15 Foundation
MAG Iniziative ed eventi
Solo per dire che da ieri Orizzontintorno non è più solo un sito web di dubbia utilità. Adesso è nientemeno che una vera società.

L'utilità rimane peraltro quella di prima.
16.51 del 15 Maggio 2007 | Commenti (0) 
 
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