Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Allora, Warszawa
GIU Travel Log: Warszawa
L'Harenda, dicevamo. Più in centro di così. Poi, avete un bel dire delle camere 2x3 con porta imbottita, come le celle per i matti, dei corridoi tipo Shining, del due stelle stile impero sovietico in decadenza, della moquette strappata e macchiata color verde palude al tramonto, del microcesso che però, credetemi, quelli giapponesi non so se ricordate, del letto singolo da uno e ottanta secchi per cui i piedi non ce n'è, stanno fuori e la rete è pure sfondata, della colazione che vabbè, del neon, delle crepe nei muri, degli uffici che affittano le camere e delle camere che stanno a fianco degli uffici e insomma che problema c'è, ci si arrangia no?
Però, intanto, il wi-fi c'è ed è bello bello gratuito, alla faccia dello Hyatt e del Sobieski, tanto per dire.
Però, se vi dico centro, intendo centro, centro centro, così in centro che se apro le finestre (non ce n'è bisogno in realtà, non riesco a farle stare chiuse) sbatto le imposte contro le mura del castello reale. E allora?

E allora la sera finalmente si esce, fossero anche le dieci quando metti il naso fuori dall'ufficio, si esce. E si va in centro, o meglio *siamo* in centro. Harenda forever, hasta siempre. Alla faccia dei tremilastelleduecentoeurinottecolazionedasognoesclusa a dieci chilometri di distanza.

A Warszawa, per la cronaca, fa un freddo papero. Tipo che siamo arrivati lunedì con trentaquattro gradi, di colpo la temperatura è precipitata a dieci e noi, naturalmente, non si è portato nulla. Nemmeno la giacchettina impermeabile di emergenza. Nemmeno la magliettina della salute. Nemmeno il maglioncino che fa' il bravo, mettitelo sempre in valigia. Noi questa volta no, perché dopo un mese di tourné in Europa orientale con temperature tipo Burkina Faso a ferragosto, 'sta volta si era detto e no, ebbasta, e su, si parte leggeri leggeri. Appunto. Dieci gradi sì e no, vento tagliente dalla steppa e polacchi che se ne vanno in giro in cappotto. Noi, camicia, niente sotto, giacca pinguino estivo sopra. E morire.

E infine, Warszawa a pieni voti. Rispetto al ricordo che ne avevo, promossa con abbraccio. Il che, Gianluca ed io concordi all'unanimità, ci porta al fine a dirvi: Praha, Warszawa, Budapest, Zagreb. Ai punti. E a margine, club Ulisse di nuovo in tasca, anche lui.

Mo' però me ne vado una settimana in montagna. Ne riparliamo poi. Sempre più grazie al telefonino tremegapixel che contribuisce ad arricchire l'archivio, e stay tuned.

Warszawa, tomba del Milite Ignoto
Warszawa, il nostro campo base
Warszawa, Palazzo Staszic
Warszawa, Plac Zamkowy
Warszawa, Rynek Starego Miasta
Warszawa, Świętojanska
Warszawa, Palazzo Radziwiłł
Warszawa, Castello Reale
Warszawa, Rynek Starego Miasta
Warszawa, Plac Zamkowy
Warszawa, Palazzo della Cultura
Warszawa, Chmielna
08.59 del 28 Giugno 2007 | Commenti (1) 
 
25 Non me l'ero sognato
GIU Alta quota
L'ultimo e recente commento a questo post (caspita, dopo l'intervento di Ermanno Salvaterra in persona, la storia dell'alpinismo si è di nuovo affacciata su Orizzontintorno!) mi ha dato lo spunto per tornare a documentarmi sulla vicenda di Buhl alla Nord-Est del Badile e provare a risolvere la questione.

Scrive Hermann Buhl in "E' buio sul ghiacciaio" (ed. originale della SEI, 1960): "Soddisfatto, mi lascio cadere su uno dei grossi lastroni che ricoprono la cima, per godermi un bel meritato riposo. Sui volti degli italiani leggo entusiasmo e stupore. Si accostano, si presentano, uno dopo l'altro. Mauri, Ratti... A questo punto tendo l'orecchio. Questi nomi mi suonano familiari, appartengono all'élite dell'alpinismo italiano."

Ora, siamo nel 1952. Vittorio Ratti è morto nel 1945 durante la Resistenza. E quindi chi diavolo era quel Ratti in cima al Badile nel luglio del 1952 che Buhl cita fra "l'élite dell'alpinismo italiano"? Google non mi aiuta un granché.
00.59 del 25 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
24 Harenda is coming
GIU Travel Log: Warszawa
Per la prossima settimana a Warszawa ho cambiato albergo ancora una volta. Il Sobieski non è male, ma voglio avvicinarmi il più possibile al centro della città vecchia. Così ho prenotato lo stesso albergo dove Emanuela ed io soggiornammo durante il nostro viaggio del 2000 in Polonia, il (per noi) mitico Hotel Harenda, due stelle, un nome un programma.

In realtà non ho un brutto ricordo dell'Harenda, più che altro era un po' drab. Comunque Gianluca, che mi ha anticipato di un giorno ed è partito oggi, è appena arrivato all'hotel e mi ha mandato questa:


Mi sa che devo prepararmi.

N.B. Anche la scorsa settimana a Budapest ho cambiato hotel. La scelta è caduta sul K+K Hotel Opera, in pieno centro a Pest e a due passi dal parlamento. Ottimo.
12.46 del 24 Giugno 2007 | Commenti (1) 
 
22 Andiamo bene
GIU Travel Log: The Slavic job
Secondo Alitalia, o almeno, secondo chi produce i contenuti per le proiezioni durante i voli Alitalia (avete presente quei brevi video che vi introducono alla città nella quale state atterrando?), "Budapest, the capital and the largest city of Hungary, straddle the Rhine". Epperò.
23.50 del 22 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
22 Buda reloaded, anzi, Pest
GIU Travel Log: The Slavic job
Caro amico pendolare, eccomi ancora a te. Perché ti ricordi di me, vero? Sono quello di Saarbrücken. Come va il tuo SUV, tutto bene? E in tangenziale? Ecco, a proposito di tangenziale, sai che c'è, è che anche io c'ero stamattina, proprio lì dietro di te.
Caro amico pendolare, io questa mattina mi sono svegliato alle sei e venti, puntuale con la sveglia, e sì, hai ragione, è strano. Pensavo la stessa cosa mentre mi rotolavo coccolone nel lettone e mi dicevo mmmmh, sì, adesso mi alzo, ancora un attimo please, ma guarda quanta luce c'è già a quest'ora, e dire che sono le sei e venti... le sei e venti, sì... giusto, perché ho messo la sveglia alle sei e venti, come al solito, no?... No, miseriaccia eva! Il solito un cazzo! Alle CINQUE E VENTI la metto la sveglia di solito, io, perché alle sei e trenta io devo stare *già* in tangenziale, porcaccio giuda santissimo.

Caro amico pendolare, io questa mattina ho iniziato la giornata fiondandomi gių dal letto ad una velocità pari a quella del suono - infatti mi muovevo pių rapido dei santi che tiravo gių nel frattempo - perché a mezzogiorno avevo in agenda la prima di un'infinita serie di riunioni a Budapest, e per arrivarci, a mezzogiorno in ufficio a Budapest, dovevo *assolutamente* prendere il volo delle nove e venticinque a Malpensa. E se consideri che ero rientrato da Alba solo otto ore prima...

Caro amico pendolare, io questa mattina sono uscito di casa praticamente in pigiama e con lo spazzolino in bocca, saltando ovviamente la colazione, e grazie a questo brioso e frizzante avvio di giornata sono riuscito ad entrare in tangenziale con soli quindici minuti di ritardo sulla mia usuale tabella di marcia, che per uno come me che si muove sempre con discreto anticipo non era nemmeno male. Solo che.
Solo che questa mattina c'era lo sciopero dei treni. E quindi, amico pendolare, tu e tutti i tuoi dannatissimi colleghi avete tirato fuori i vostri SUV stracciamaroni e siete venuti a intasarmi a tappo - alle sei e cinquanta del mattino - quella che nell'occasione doveva essere la mia pista di Indianapolis. Eravate MILIONI. E come se non bastasse, appena inforcata la tangenziale a passo d'uomo, mi sono ritrovato sotto un pannello luminoso che recitava "11 km di coda per cantiere". UNDICI CHILOMETRI DI CODA ALLE SEI E CINQUANTA???

Così, amico pendolare, avendo iniziato a comprendere che la partita era di quelle drammatiche, ho giocato il tutto per tutto e a Cinisello sono immediatamente (immediatamente, sappilo, è un eufemismo in questo caso) uscito dalla tangenziale per andare a prendere la Nord. Tanto lì in A4 eravate tutti fermi. Certo, avrei allungato il percorso di una decina di chilometri, ma almeno sarei uscito dall'imbottigliamento.
Il fatto, amico mio, è che non devo averlo pensato solo io, perché anche sulla Nord, che è sempre deserta, eravate a milioni. Milioni, ti dico. Tutti fermi. E per andare a Malpensa da casa mia, caro amico, non esiste una terza alternativa, no no. Insomma, per citare uno che di tangenziali temo ne capisca poco, game over.
Amico pendolare, dalla Nord ho impiegato un'ora solo per arrivare a riprendere la A4 a Cormano. E a quel punto erano le otto e quindici. E io, l'aereo a Malpensa, sempre alle nove e venticinque lo avevo.

Amico pendolare, mi capisci vero? Ancora fermo. Alle otto e trenta ho intravisto all'orizzonte l'imbocco della Milano-Laghi, ma ho anche capito che a quel punto potevo arrendermi. Il primo round era ormai perduto.
Così ho chiamato Alitalia e ho chiesto di spostarmi sul volo successivo. Che, per la cronaca, era previsto alle 15.15, con arrivo a Budapest alle 16.45. Giornata a puttane, dirai tu, e invece no bello mio, perché dall'ufficio di Budapest mi avevano appena fatto sapere che mi avrebbero spostato le riunioni di conseguenza. Non il massimo, certo, ma vabbè. Sempre quello di Saarbrücken sono, io.

A quel punto, amico pendolare, secondo te che ho fatto? Perché, se sai contare e fare due pių due, era assolutamente chiaro che ora avrei dovuto essere in aeroporto al massimo per le 13.30, anche perché sarei dovuto passare in biglietteria prima di fare il check-in. E viste le condizioni della tangenziale era altresì chiaro che di tornare a casa non se ne parlava proprio.
Così ho proseguito. E sono arrivato a Malpensa alle 9.40. Cinque ore e mezza prima del mio volo (e quindici minuti dopo la partenza dell'altro). E senza ancora aver fatto colazione.
Sì, amico pendolare. Come prima cosa ho dunque fatto colazione. Tre ore e mezza dopo essermi svegliato. Due e mezza delle quali passate in macchina per fare sessantacinque chilometri.
Poi mi sono cercato un posticino, mi sono messo il pc sulle ginocchia, e ho lavorato un po'. Confesso, ho anche chiuso gli occhi e credo persino di essermi appisolato per una mezz'ora. Diciamolo, amico pendolare: quasi quasi mi stavo anche rilassando un po', nonostante l'avvio di giornata.

Caro amico pendolare, alle 14.40, senza aver pranzato perché tanto pranzo in aereo, mi sono presentato puntuale al gate per l'imbarco. Solo che.
Solo che nel frattempo c'era stato qualche problemino nello spazio aereo austriaco, proprio sulla nostra rotta pare. Maltempo, dicevano. E così il volo è stato spostato di un'altra mezz'ora avanti. E, quel che è peggio, ho avuto pure la sfiga di trovarmi sullo stesso volo di "quello che si incazza". Hai presente quello che si incazza, amico pendolare? Quello che perde subito la pazienza, e vuole parlare con il responsabile (e chi sarebbe, Giuliacci?), quello che io prendo questo aereo tutti i giorni ed è sempre la solita storia, quello che insulta le hostess di terra e se la prende con loro e dice che per fortuna che adesso Alitalia va in fallimento così le licenziano tutte e la finiscono di prendere per il culo (sic) la gente, e che alza sempre pių la voce e cerca (quasi inutilmente, per fortuna) consenso fra gli altri passeggeri, e si mette pure a bestemmiare, e la hostess, bontà sua, senza battere ciglio gli fa notare che a) lei non è solita occuparsi della transitabilità degli spazi aerei e b) soprattutto, lei *non è* di Alitalia, ma di SEA, e a lei che Alitalia vada o meno in fallimento, le fa una pippa.
Al che però "quello che si incazza" si incazza ancora di pių e, ahimé, trova pure la solidarietà di un altro come lui, e quindi proseguono in stereo, e vogliono parlare anche con il presidente della repubblica, e Roma la deve finire di mangiarci i soldi, e prima o poi terroni di merda (sic) ve la facciamo vedere noi, e insomma, si va avanti così per un po' finché, spazientite, le hostess e un "responsabile" a caso della SEA chiamato ad intervenire, pur di toglierseli entrambi dai maroni, ci fanno salire sull'aereo.
Dove, con tono molto amichevole e pacifico, in grande serenità, il comandante ci annuncia che passeremo almeno un'altra ora, perché - guarda un po' - lo spazio aereo austriaco è chiuso per maltempo.
E allora il tipo si rialza dal suo posto e, questa volta inferocito, travolge le hostess e *vuole* parlare con il comandante, perché lui non li sopporta pių questi romani che ci prendono per cretini e ci raccontano balle (sic), e vuole farglielo vedere lui come si deve lavorare e, soprattutto, governare il traffico aereo del pianeta. Il suo socio di incazzatura, poi, pretende anche di vedere sul computer di bordo la giustificazione della chiusura del nostro slot di volo. Io inizio ad avere le allucinazioni, anche perché, naturalmente, dentro l'aereo sotto al sole la temperatura va alle stelle e io, ovviamente, non ho ancora pranzato.

Amico pendolare, voglio fartela breve. Io sono decollato da Malpensa alle 16.30, e sono atterrato a Budapest alle 18.00, esattamente mentre tu, suppongo, te ne stavi ancora fermo, sì, in tangenziale, ma sulla via del ritorno a casa, con l'aria condizionata e il tuo impianto stereo da diciottomila euro a palla. Io invece sono sceso a Budapest, ho trovato 38 gradi (il comandante aveva detto 34, ma il tassista ha infierito e ha detto thirtyeight), ho mangiato solo un tramezzino Alitalia al formaggio e paté d'olive (questo passa il convento) e la mia giornata lavorativa è iniziata *a quel punto*. Perché sono dovuto andare direttamente in ufficio. Esattamente dodici ore dopo essermi svegliato.

Capisci, amico pendolare, perché ci sono giorni, pių di altri, in cui ti odio?

01.17 del 22 Giugno 2007 | Commenti (5) 
 
21 E a proposito di aerei
GIU Segnalazioni
Fine dell'oblio.

[Questa mattinata in aeroporto non mi passa più...]
11.10 del 21 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
21 Mamma ho perso l'aereo
GIU Travel Log: The Slavic job
Quello delle 9:25 per Budapest, nella fattispecie.
11.00 del 21 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
19 (Un)comfortably numb
GIU Spostamenti, Diario
C'è qualcosa di pių trash (e triste) del cenare da soli alle dieci di sera nel ristorante (vuoto) dell'albergo di un paese in provincia di Cuneo, vestiti come dei pinguini (senza cravatta, lasciata al volo in camera), mentre in sottofondo passa un cd dell'orchestra di Fausto Papetti che suona Fred Bongusto?
Non so, telefonare a Telemarket e comprare un tappeto durante una televendita del principe Abijan alle tre del mattino?
23.21 del 19 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
19 Sembra quasi un mare d'erba (*)
GIU Diario
Gira in rete roba che non dovrebbe girare. Tipo una sera in quel delle Langhe, i reduci delle Ardenne al gran completo giunti per l'occasione da ogni dove, e alcuni segnali premonitori.


Il vostro titolare qui, che si fregia metaforicamente (e non) di sedere alla destra di colui che paga, per fortuna non è facilmente rintracciabile. Ché del resto era ancora un po' sotto jet-lag, e non solo. Ad esempio, qui, qui e qui.

E altro sparso in giro, ma lasciamo stare.

(*) Irrisolvibile.
23.17 del 19 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
19 Mah
GIU Fotoblog
Monza Park: Leonardo, table and chair
23.10 del 19 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
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