Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 Non lo puoi recintare
LUG Fotoblog, Diario, Spostamenti
Capita anche che fra un aereo e l'altro uno riesca persino ad andare nel weekend a trovare la famiglia al mare. Capita che questo sia un anno un po' particolare, tipo il 2004 per intenderci, ché Carola ha solo quattro mesi e il tempo di portarla in aria verrà più avanti. Capita che anche Leonardo abbia bisogno di un secchiello e una paletta, e pure di un paio di pistole ad acqua. Capita che ci scappino un paio di bagni anche per me, che quasi non mi ricordavo più nemmeno come fosse stare in acqua.

Ed è vero che io detesti le spiagge e gli ombrelloni come solo la tangenziale di Milano, ma anche no. Basta che non ci sia nessuno. Peccato (come al solito) non avere la macchina fotografica. Quella vera, intendo.

00.07 del 30 Luglio 2007 | Commenti (4) 
 
29 Caro utente di Bankaintesa
LUG Coffee break
Son soddisfazioni.

McAfee Site Advisor
23.53 del 29 Luglio 2007 | Commenti (1) 
 
29 Promemoria
LUG Travel Log: The Slavic job
Devo trovare il tempo di aggiornare l'archivio fotografico. Lo so. Prima o poi lo faccio. Forse poi. Magari in vacanza.

Last week in Budapest
23.49 del 29 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
25 Io comunque non glielo chiedo
LUG Travel Log: The Slavic job
E comunque, dopo un mese di Harenda, per questa sera a Budapest mi sono concesso il Le Meridien.
Come dire, va bene tutto, ma alla mia età quando ci vuole ci vuole.

P.S. Avrei un solo appunto per gli amici del Le Meridien: perché mai, a loro avviso, dovrei pagare 20 euro (!) per la connessione wi-fi ad Internet dalla camera quando (a) il collegamento con il cavo funziona benissimo, è più veloce e soprattutto è gratuito, e (b) il segnale del wi-fi pubblico, anch'esso gratuito, dalle camere si prende benissimo?
20.24 del 25 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
25 Az 555 Waw-Mxp
LUG Diario
Quando è iniziata quest'avventura, ormai quasi dieci mesi fa, sul mio tabellino personale contavo 188 voli per circa 480 ore di volo, collezionate in venticinque anni di viaggi. Oggi sono a quota (è il caso di dirlo) 260 voli per circa 560 ore trascorse in aria, il che significa che in questi dieci mesi ho messo insieme più di settanta voli, quasi una media di uno ogni quattro giorni. Fra le altre cose, ho raggiunto il frequent flyer club della Luxair con 51 voli, il Club Ulisse Alitalia e di questo passo probabilmente scollinerò anche il Freccia Alata entro ottobre. A pensarci, mi manca giusto il Senator della Lufthansa. Per dire, questa settimana volo quattro volte in quattro giorni.

Sto scrivendo questo post direttamente dall'aereo, in volo da Warszawa a Milano, sorseggiando un prosecco e sgranocchiando due noccioline. Oggi ci sono parecchie turbolenze. Quassù il cielo è sgombro, ma sotto di noi, sull'Europa Orientale, il tempo è decisamente brutto. Sono rilassato, ho il mio pc, il prosecco è fresco al punto giusto e finito questo post lavorerò un po', tanto il volo dura un paio d'ore.
Domani pomeriggio riparto da Milano per Budapest: non ho volato direttamente da Warszawa a Budapest perché stasera a casa ci sono anche Emanuela e Carola. Così, poiché non vedo la famiglia da ormai una decina di giorni ché sono tutti al mare, ne approfitto per passare anche io da Milano e dar loro un bacio, per poi ripartire domani alla volta dell'Ungheria.

Perché scrivo questo?

La vita è davvero curiosa. Una volta, diciamo fino a circa sette od otto anni fa, amavo volare. Poi un paio di brutte disavventure fecero emergere all'improvviso quella che evidentemente era una già latente ed inconscia paura del volo. Una volta scoperchiata la pentola, la situazione iniziò a precipitare (appunto...) e la paura a trasformarsi in fobia accompagnata, in occasione di ogni volo, da tutte le somatizzazioni del caso.
In questi ultimi anni la paura di volare aveva dunque iniziato a condizionarmi parecchio, anche nelle mie scelte professionali. Ho cominciato ad evitare l'aereo come la peste. Andavo a Roma in treno, mi tenevo alla larga da trasferte internazionali a meno dello stretto necessario, programmavo le vacanze con il minor numero di voli possibili, e se vi chiedete se abbia pensato di smettere definitivamente di volare, sì, più di una volta.

Ricordo ancora quando siamo andati a Cipro, due anni fa. Non dormii per due notti prima di prendere il volo e feci tutta la vacanza sotto stress alla sola idea di dover risalire sull'aereo per tornare a casa. Mal di stomaco, panico. Fra me e me ero arrivato a ventilarmi l'ipotesi di rientrare in nave.
Accadeva così, ogni volta che avevo in programma di salire su un aereo: il giorno prefissato cadevo in una sorta di mutismo autistico fin dal momento della sveglia. Una specie di apnea continua. Non parlavo, mi isolavo completamente, chiudevo gli occhi al momento del decollo e li riaprivo solo dopo l'atterraggio. Cercavo di trascorrere i voli intercontinentali il più possibile in dormiveglia. Di dormire davvero comunque non se ne parlava proprio, di lasciare poi il posto, ad esempio per andare in bagno, nemmeno. Di mangiare quasi mai, o comunque pochissimo e il minimo indispensabile.
I peggiori erano i voli a medio raggio, soprattutto sul mare. Se dovevo stare in aria solo un'ora contavo i minuti uno ad uno e in fondo mi passava rapidamente. Sui lunghi intercontinentali la stanchezza bene o male aveva il sopravvento, per cui dopo qualche ora cadevo in una specie di anestesia pneumatica, e poi volare su un 747 a dodicimila metri è tutta un'altra faccenda. Sul medio raggio soffrivo letteralmente. Tre o quattro ore in aereo erano troppo lunghe per contare i minuti, troppo brevi per crollare fisicamente. Sai cosa vuol dire trascorrere tre ore ad ascoltare e studiare ogni più piccolo ed insignificante rumore e vibrazione a caccia di qualcosa che a te appare insolito?

Ciò nonostante non ho mai smesso di volare. Non ho mai voluto cedere del tutto, per quanto potessi star male e per quanto dovessi usare tutte le mie energie per controllare il panico. Cedere definitivamente alla paura avrebbe voluto dire mettere una pietra sopra a ciò che amo di più nella mia vita: viaggiare. Per non dire di mille altre cose.
Così mi sono tenuto i miei mal di stomaco e perlomeno ho continuato a volare per andare in vacanza, cercando comunque di evitare i voli per lavoro.

E non ditemi che è irrazionale, e non spiegatemi la fisica del volo, e non perdete tempo con le solite storie. So tutto, e lo so benissimo. Credetemi. E per di più, me ne rendo perfettamente conto. Ho un'estrazione ed un cultura matematica, ho studiato fisica, so tutto dei fluidi, della meccanica del volo, della metereologia. So tutto. Ma contro una fobia sapere tutto non serve ad un accidente, e se non ne avete una è inutile che stia a spiegarvi.

E pensare che a vent'anni volavo in Patagonia d'inverno con dei cosi ad elica che nemmeno sto a dirvi. E pensare che a vent'anni atterravo sulle piste di ghiaccio delle Svalbard. E pensare che già nel '98 avevo raggiunto il mio primo Club Ulisse. Tanto per dire.

Quando abbiamo iniziato a portare Leonardo in viaggio con noi mi è stato chiaro fin da subito che le cose dovevano cambiare, almeno a livello di manifestazioni emotive. Emanuela ha sempre saputo della mia paura di volare, ma questo non ha ovviamente mai avuto alcun ritorno su di lei.
Con Leonardo il discorso si faceva all'improvviso diverso. Se lui avesse percepito la mia paura di volare, forse ne sarebbe stato influenzato. Così, fin dal suo battesimo del volo, proprio durante il viaggio a Cipro(!), ho dovuto cercare di comportarmi il più possibile in modo normale. In realtà, durante il volo Leonardo se lo sciroppava Emanuela, perché io cadevo comunque nel mio autismo catatonico, ma almeno cercavo per quanto possibile di non darglielo a vedere e mi sforzavo di prestargli attenzione di tanto in tanto.

Leonardo, che adesso ha tre anni e mezzo, ha ormai già volato un po' di volte ed è venuto anche in Giappone, pacifico come solo un frequent flyer intercontinentale di un metro di altezza può essere. Gli manca solo il suo piccolo trolley, provvederemo quanto prima.
Anche Carola, più prima che poi, avrà il suo battesimo del volo e magari sarà proprio Leonardo a prendersi cura della sorellina e a spiegarle della cintura di sicurezza e dei segnali luminosi.

Io, dieci mesi fa, di fronte a questa opportunità di lavoro, ho deciso di rompere gli argini. Un po' per necessità, un po' per curiosità, un po' per calcolo. In quel momento pensavo che l'esperienza si sarebbe comunque esaurita nel giro di due o tre mesi: pazienza, mi dicevo, mi farò qualche mese con il mal di stomaco, ma almeno do un'accelerata alla mia vita professionale. Vita professionale che, per inciso, si era ormai arenata da un bel po', con tutte le conseguenze del caso. Nel mio mestiere, fra le altre cose, limitarsi il raggio di azione a livello geografico non è esattamente una buona idea. Ma non è questo il punto.

Il punto è che oggi, dieci mesi dopo, me ne sto quassù a diecimila metri di altezza, con due tessere frequent flyer in tasca, sorseggiando il mio prosecco mentre scrivo questo post. Per la cronaca, vi dirò, in questo preciso istante stiamo ballando parecchio, il comandante ha appena chiesto di allacciare le cinture perché le turbolenze si stanno facendo piuttosto intense, e comunque è nulla in confronto a certi voli dello scorso inverno in Lussemburgo (almeno, per ora...), tipo quello famoso del doppio atterraggio, per intenderci.
Quest'oggi, prima di arrivare in aeroporto, ho fatto un paio di tranquille telefonate. In aeroporto mi sono fatto un panino, ho dato un'occhiata svogliata ai soliti negozietti, mi sono fatto un pisolino al gate in attesa di imbarcarmi. In aereo, ho chiuso gli occhi per soli cinque minuti, al decollo. Non ho smesso di farlo del tutto, no. Ma dura solo il tempo del decollo, un paio di respiri profondi, finché non ci siamo un po' staccati dal suolo. Poi, di solito, apro gli occhi e guardo fuori dal finestrino. Tiro fuori il giornale, o il pc, a seconda dei casi. Aspetto che passi il carrello, di solito prendo un caffè, o un bicchier d'acqua. Se è mattina faccio anche colazione, altrimenti mi concedo uno spuntino, dipende un po' dall'orario del volo.
Qualche volta dormo un po', quasi davvero, anche perché sono stanco. Prendo sempre il posto di fianco al finestrino e mi godo buona parte del volo. Soprattutto, non chiudo più gli occhi durante l'atterraggio, anzi.
So che a molti di voi tutto ciò sembra assolutamente normale. Per me non lo è, affatto.

Gli scorsi mesi, quando andavo in Lussemburgo, l'aereo seguiva la rotta fra il Cervino, il Monte Rosa e il Monte Bianco, il teatro delle mie ultime e recenti stagioni alpinistiche. Questi ultimi tre mesi, sui voli da e per l'est, passiamo sulla verticale delle Grigne e del Resegone, le mie montagne, e poi sul Brenta, proprio sopra ad Andalo, dove sono cresciuto. Ormai riconosco tutto l'arco alpino cima per cima, e quando non ne riconosco una mi ci accanisco, voglio sapere.
Ho imparato anche a riconoscere quasi ogni metro quadrato della Pianura Padana, come fosse un plastico, ed ogni volta, ad ogni volo, quando il cielo è pulito, è uno spettacolo che mi lascia senza fiato.
Anche questo, lo so, a molti di voi appare del tutto banale. Per me no, non lo è, affatto.

Non ho rinunciato ai miei riti scaramantici, questo no. Ma, diciamo così, non lo sa nessuno e quindi non ve lo dico. E poi sono affezionato ai miei riti. Di tanto in tanto, però, per sfida ne salto qualcuno di proposito.

Io me ne sto quassù, a diecimila metri di altezza, e scrivo questo post sul mio computer. Questo aereo sta ballando un bel po' e anche scrivere richiede qualche attenzione. Vi dirò di più: anche scrivere questo post è contro i miei riti scaramantici.

Non me ne frega nulla.
Ho vinto. Il mondo è bellissimo da quassù, esattamente come lo ricordavo. E sorrido.

(E comunque non è che sia così proprio proprio tutti i giorni, eh? Diciamo che sono sulla via per riuscirci.)

Mentre scrivo questo post...
00.53 del 25 Luglio 2007 | Commenti (5) 
 
20 L'eroica lotta all'alpe / reloaded
LUG Alta quota
"Un'impresa d'altri tempi, proprio perché tutto è stato organizzato senza l'ausilio dei portatori, almeno dai campi più alti, e senza ossigeno."

Veramente, cari amici di Repubblica, l'impresa è dei nostri tempi proprio perché è stata organizzata senza l'ausilio dei portatori, almeno dai campi più alti, e senza ossigeno. Anzi, per dirvi la verità, oggi i più fighi i portatori non li usano nemmeno per arrivare al campo base. Aggiornatevi, o lasciate perdere, che forse è meglio.
22.35 del 20 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
20 Polish for dummies/2
LUG Travel Log: Warszawa
"Viertnicia sto vashdishsha shes."

Da leggersi come l'ho scritto. Da pronunciarsi, possibilmente, senza sputare.

[Trad: Wiertnicza 126. E' l'indirizzo del mio ufficio a Warszawa]
14.15 del 20 Luglio 2007 | Commenti (1) 
 
20 Per non dire della colazione
LUG Travel Log: Warszawa
Comunque, questa settimana all'hotel Harenda non mi hanno dato lo shampino, né mi hanno mai sostituito la saponetta, ridotta ad un'ostia. Fino a ieri sera.
Ieri sera, al rientro in camera, ho trovato lo shampino e la saponetta nuova. Però non c'era acqua.

(Epperò che devo dirvi: a me l'Harenda piace. Sarà che mi sembra di essere tornato ai tempi dell'ostello)
14.06 del 20 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
16 Jukebox, far away
LUG Coffee break, Viaggi fra le note, Travel Log: Warszawa
Random playlist from my iTunes archive, Warszawa, this afternoon, 34ºC outside, cool air conditioning in my office, headphones, bomb away:

Calling Elvis, Mark Knopfler
Boom, like that, Mark Knopfler
On an island, David Gilmour,
Heal the pain, George Michael
Everything, Micheal Bublé
On a little street in Singapore, Manhattan Transfer
Notas, Gotan Project,
Clocks, Chris Martin
Shake, shake, shake, K.C. & the Sunshine Band
Are you gong with me, Pat Metheny
Sunspot, Moby

(continua?)
16.56 del 16 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
16 Come a scuola
LUG Travel Log: Warszawa
Questa mattina l'aeroporto di Varsavia è stato temporaneamente isolato perché pare fosse stata segnalata una bomba.
Nel senso: siamo regolarmente atterrati, ma abbiamo aspettato tre ore che riaprissero le vie di accesso per poter prendere un taxi, levarci da lì ed andare in ufficio.

I panini dell'aeroporto di Varsavia fanno schifo, per la cronaca.
15.27 del 16 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
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