Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Io ci giravo già vent'anni fa
OTT Spostamenti, Amarcord, Viaggi fra le note
Tramonta il sole sulla Pianura Padana attraverso il finestrino alla mia sinistra. I Tati, dietro, dormono piegati nei loro seggiolini. I cartelli chilometrici sulla A1 non finiscono mai, anche se viaggi verso nord e il limite tende a zero, nonostante la variante di valico alle spalle, o forse proprio per questo.
Poi, magari, ne racconterò anche di questi due giorni.

A rientrare da un weekend trascorso a Pàvana non è nemmeno poi strano che ti venga da riascoltare Eskimo, sarebbe piuttosto curioso il contrario.
Non c'è altro da aggiungere ad una vita intera, è tutto lì fra le righe, compresi i Tati dietro. Lo è per almeno due generazioni consecutive. Le altre son tagliate fuori, e non avrai mai alcun modo di spiegarglielo, né puoi sperare che lo capiscano.
Io appartengo alla seconda. E' possibile che mi commuova più di quanto le medesime righe non suonino amare per la prima.

Poi, per dire, posson anche farti schifo Anime Salve ed Eskimo, ma allora passa oltre, ché non ce n'è. Non è questione di gusti. E' questione di parole e corde e poesia e sillabe e vita.

Bisogna saper scegliere il tempo / non arrivarci per contrarietà.
15.59 del 27 Ottobre 2008 | Commenti (0) 
 
27 Missing
OTT Viaggi fra le note
Offro una taglia a chi mi trova Innocent di Peter Gordon in formato digitale (album completo). Possibile che fra altri millecinquecento titoli quest'accidenti di disco, che fra l'altro amo in modo particolare, sia destinato ad essere l'unico (non bootleg) che non riuscirò a recuperare in rete??

Nota a margine. L'interpretazione di Back in U.S.S.R. fatta da Billy Joel nel concerto a Leningrado (allora si chiamava ancora così) merita sempre, come ben ricordavo.
12.29 del 27 Ottobre 2008 | Commenti (2) 
 
20 A Yu (reprise)
OTT Segnalazioni
(Come al solito) Leonardo (no, non il mio) ga-lat-ti-co.
22.52 del 20 Ottobre 2008 | Commenti (0) 
 
17 Te la do io la Gelmini
OTT Coffee break
La prossima volta che sento la pubblicità della Toyota dire che è "la macchina più bella che c'è" strappo l'autoradio dalla plancia e la uso per accendere un falò votivo al dio dei congiuntivi.
18.07 del 17 Ottobre 2008 | Commenti (1) 
 
17 Kupelo e Ziskasan 2 - continua
OTT Viaggi fra le note
Detesto doverlo riconoscere, ma gli album di Stewart Copeland sono tutti uguali. Belli, per carità. Ma fotocopie l'uno dell'altro.
Ecco, adesso mi odio per averlo detto.

Da ragazzo mi sembrava un mito. Riascoltandolo a quarant'anni suonati da un pezzo lo trovo di una banalità a tratti sconcertante. Non c'è niente da fare: puoi anche caricarti sull'iPod la discografia completa e spararti i venti album consecutivi, ma di Finardi si salvano solo le solite Extraterrestre, Diesel e Musica Ribelle. L'album in inglese, poi, è oltremodo imbarazzante.

Sappiate che il bootleg della già leggendaria (ed ultima) reunion dei Pink Floyd in occasione del Live8 è registrato da dio. E ad ascoltarlo mi vengono i brividi come già in quel mitico giorno del 2005. Lo trovate sul mulo, naturalmente.

Come accidenti faccio a convertire la mia intervista, ora in mp3, in formato podcast e catalogarla di conseguenza sull'iPod? Sono stufo di vederla nell'elenco degli album! (Sì, me la porto dietro in un eccesso di narcisismo. D'altra parte...)

Non c'è nulla per sentirsi imbecilli come farsi prendere dalla frenesia di acquistare album su iTunes con il solo scopo di completare discografie totalmente inutili (tipo Dire Straits, per intenderci), per poi accorgersi di aver comprato almeno due album che già avevi. E non è la prima volta (vogliamo forse parlare delle sei copie identiche di Hunky Dory di David Bowie? Una su vinile, una su cassetta originale, tre - TRE - su CD ed una in digitale...)

Le suite francesi ed inglesi di Bach, nell'interpretazione di Glenn Gould, sono di una noia mortale.

Mauro Pagani è noto ai più per avere a lungo fatto parte della P.F.M. e per le sue collaborazioni con De André. Nel '91 ha pubblicato un album come autore solista, intitolato Passa la bellezza. Potrebbe anche non essere male e, a dirla tutta, qualche bello spunto ce lo ha eccome, ché Pagani è uno che ha stoffa da vendere (per dire, è sua anche la colonna sonora di Puerto Escondido di Salvatores). Pagani ha due soli problemi: il primo, il più veniale, è che i suoi testi fanno piuttosto schifo ("Passa la bellezza / passa in fretta / passa veloce / passa in bicicletta"); il secondo è che canta facendo il verso a Fausto Leali, o a Vasco Rossi, boh. Comunque, da prendere a bastonate: sembra un commercialista ubriaco.
Gli va dato atto che Davvero, davvero, scritta e cantata con De André, è da lacrime.

Idem come per Finardi: a sedici anni ne andavo pazzo. A quarantatre della discografia completa dei Queen si salvano davvero poche cose. Una fra tutte, l'inestimabile voce di Freddie Mercury, il più grande, in assoluto. Ma nel 2008 non basta comunque a salvarli, i Queen. Giù dalla torre, con un po' di rammarico.

Cercavo sul mulo un album di Cheb Khaled che comprai su cassetta in Tunisia nel 1993 (non ho alcuna speranza di trovarlo in digitale, temo). Mi sono imbattuto in un doppio dal vivo di Khaled con Rachid Taha. Da avere. 123 soleil, per la cronaca.

L. sarà contenta di sapere che tanto che c'ero mi son tirato su Abbey Road. Mica per altro: She came in through the bathroom window è una delle mie canzoni preferite in assoluto, non solo dei Beatles (il resto dell'album è piuttosto noioso, con buona pace di tutte le leggende urbane che circondano la copertina).
Io comunque continuo a preferire la versione di Joe Cocker. Qualche coetaneo astuto può forse intuire il perché.
17.06 del 17 Ottobre 2008 | Commenti (3) 
 
13 Così
OTT Diario
Così sono qui davanti al solito pc, in attesa di una rapida riunione per chiudere un paio di punti. Ascolto una vecchia raccolta dei Commodores e qualcosa dei Sigur Ros. Poi andrò a correre, magari stasera tiro dodici chilometri, o forse crollerò al quinto, mah. Prima dovrei anche passare dall'ottico, tanto è a due passi dall'hotel. Ah già, dovrei anche telefonare alla tipa della casa, ché ne sto cercando una qua ad Alba. Di stare in hotel non ne posso più.

Così fra un po' è già buio e a me piace correre al buio, sotto alla luce fluorescente dei lampioni. Mah, quasi quasi stasera esco solo in maglietta, non mi sembra faccia molto freddo. E' che poi, alle nove di sera, quando mi troverò in mezzo alla strada con addosso solo la maglietta fradicia di sudore, con la tosse che mi ritrovo da un paio di settimane, forse non mi farà benissimo, temo.

Così è tempo di dare tempo al tempo, e forse lo è da un pezzo. Leonardo è alto un metro e quindici ormai, non è meraviglioso? Carola ha definitivamente deciso che mi chiama papau, proprio con la u finale, e a me fa ridere un sacco. Anche a lei. Passerei ore fronte contro fronte con Carola, con tutti quei suoi riccioli che mi vanno negli occhi e lei che mi fissa dritto nelle pupille, fa la faccia imbronciata per finta e poi scoppia a ridere. Sono totalmente innamorato di lei. Papau, papau, papau. Crescerà, anche lei.

Leonardo ha paura della mosca Memè. Mi chiede se si fanno i brutti sogni con la mosca Memè. Curioso: non gli fanno paura gli squali di Nemo, ma ha paura della mosca Memè dei puffi. Me ne sono accorto subito, mentre leggevamo insieme la storia dei puffi neri: quando un puffo blu viene punto dalla mosca Memè diventa tutto nero e cattivo, va in giro saltellando, fa Gnap Gnap e morde i puffi blu alle caviglie, contagiandoli.
Insomma, Leonardo non ci dorme con questa storia dei puffi neri e della mosca Memè, così abbiamo deciso di tornare ai giornalini di Paperino, oppure che devo cercargli delle storie dove ci sono solo (mi raccomando papà!) dei puffi blu. Pensare che a me da piccolo facevano tanto ridere i puffi neri. Abbiamo deciso che disegneremo insieme la mosca Memè, copiandola dalla storia. E' una specie di esorcismo: se la disegniamo forse, dopo, non ci fa più paura.

Così sembra proprio che ce l'abbiamo fatta. Ormai chi se lo aspettava più? Mi ci sono accanito per anni, non ho mai mollato, come al solito, come sempre. Sembra proprio che infine si vada in porto. Ma aspetto a dirvelo, ché ancora non ci credo. Magari la prossima settimana. Ci sono un paio di cose da sistemare prima.

Così ho deciso, anche, di affrontare altre cose mie. Un bel respiro e via, me lo ero promesso fra gli obiettivi del 2008. La lista dei buoni propositi, quest'anno, ha parecchie X ed un paio di punti che forse sono ancora in tempo a centrare. Il fatto è che il punto che conta, l'unico, è una specie di ago disperso nell'universo. E quello no, non è questione di un respiro e via.

Così mi sono rotto di aspettare. Al diavolo. Chiudo il pc e vado a correre.
18.28 del 13 Ottobre 2008 | Commenti (1) 
 
01 Kupelo e Ziskasan compresi..
OTT Viaggi fra le note
Che poi, certi post - siam sempre lì - andrebbero scritti nel momento esatto in cui li hai in testa, non con giorni o settimane di ritardo. Almeno prendessi appunti.
Si diceva (e se non si diceva lo dico adesso) del fatto che ho avviato da qualche settimana una campagna di digitalizzazione globale totale di tutto ciò che ho in casa e che produce suoni. Ah, ecco, non lo si diceva direttamente, ma era implicito in questo. E dunque.

La situazione attuale è che ho caricato sull'iPod quasi milletrecento album, attribuibili a poco meno di cinquecento autori, per un totale di oltre quindicimila tracce.
Il parco CD è stato naturalmente trasferito in toto (uhm, a dire il vero me ne mancano una decina ancora per i quali il mio stomaco e la mia coscienza non riescono proprio a dare il nulla osta a procedere; anzi, a pensarci son certo che l'iPod stesso si rifiuterebbe di immagazzinarli). Per quanto riguarda vinile e cassette la situazione è più complessa. Un po' ho ricomprato direttamente sul web, un po' ho "cercato" qua e là, anche perché ho in archivio cose davvero irreperibili in digitale, bootleg soprattutto. C'è anche da dire che, grazie ad un'approfondita e sistematica "ricerca", sono riuscito a recuperare roba che francamente mai più pensavo qualcuno si fosse preso la briga di riconvertire dall'analogico, tanto meno di condividere in rete.
Non so, ad esempio l'EP che Stewart Copeland pubblicò nel 1980 con lo pseudonimo di Klark Kent, una rarità già ai suoi tempi. Certo, averlo sull'iPod non rende giustizia al vinile verde originale, ma tant'è la questione è out-of-scope, oppure mettiamo in discussione l'obiettivo finale in toto: avere il mio intero archivio sempre a disposizione, tranquillamente stivato nei 140 grammi del mio iPod. Immediatamente accessibile: che io sia in macchina, in albergo, in ufficio davanti al pc, nella sala di attesa di un aeroporto.
Perciò, il 10" in vinile verde di Klark Kent e tutti i suoi cugini rossi, trasparenti, a pois e nei formati più strani rimarranno gelosamente conservati negli scaffali della mia libreria, ma in pensione. Ché la verità è che altrimenti non li ascolterei comunque mai più.
E finiamola con 'sta storia della poesia del fruscio di sottofondo: a me il fruscio stava già sulle palle ai tempi del vinile, figuriamoci ora.

Comunque: a conti fatti, mi mancano ancora una quarantina di LP su vinile, quasi tutti bootleg dei Police, ed una settantina di cassette per altrettanti album, anche in questo caso con predominanza di rarità, strane compilation, roba più o meno underground anni '80. Fra un po' getterò la spugna e mi avventurerò nella faticaccia di digitalizzare da solo quel che resta, a manina e armato di santa pazienza.

Approfittando di questo processo revisionistico e nichilista, che mi traghetterà definitivamente dentro al nuovo millennio e che, così su due piedi, paragonerei all'altro grande passo che feci tre anni fa, da qualche settimana sto navigando in mezzo a roba che non ascoltavo da anni ed anni, in qualche caso anche da più di venti (gulp!); per non dire che ho scoperto titoli che nemmeno sapevo di avere, presumibilmente regali di qualche festa liceale di compleanno, ma magari anche no, o addirittura autori di cui non ricordavo l'esistenza. Di alcuni album che mi son venuti in mano potrei dire (quasi) con certezza di non averli mai ascoltati.
C'è poi tutto il tema delle riscoperte, tipo ehi, mi ero completamente dimenticato di quanto fosse bello 'sto pezzo, oppure ma tu guarda, 'sti qua erano avanti di vent'anni. In effetti, vent'anni fa io non li capivo.

Perché il punto è che, tanto che ci sono, riascolto. O forse dovrei dire riesumo. Non tutto certo, anzi, ché il tempo è quel che è e perlopiù lascio che il pc pensi da solo a scaricare, organizzare e ricaricare sull'iPod, mentre io contemporaneamente lavoro o faccio altro. Ma qua e là riascolto sì, zappo da un brano all'altro casualmente, mi perdo con meraviglia nel cover flow delle centinaia di copertine che ruotano sul display LCD, a tratti riassocio elementi a pezzi di vita passata. Qualche volta mi ci addormento la sera in albergo: spengo la luce, mi infilo le cuffiette e inizio a scorrere la ruota infinita delle immagini di copertina, fermandomi a caso dove capita.

Ah, sì: la ricerca sul web delle immagini di copertina è poi tutta un'altra storia, ma di questa magari ne parliamo a parte, eh? Perché, sia chiaro: non esiste caricare un album senza la sua copertina, altrimenti mi si rovina il cover flow. E, sempre a proposito: tag tutti a posto, ché sennò mi innervosisco. Perlomeno: autore, titolo brano, titolo album, anno di pubblicazione (originale, non il remaster!), genere, numero traccia, numero dischi (tipo: l'originale è un doppio? Triplo? Quadruplo?).
Insomma, un lavoraccio.

Comunque, a parte ciò.

Quando, complici anche alcuni amici che ti hanno riversato dozzine e dozzine dei loro album per permetterti di completare alcune discografie, ti ritrovi a disposizione oltre quindicimila tracce fra cui scegliere, cinquecento autori, cinquanta generi diversi - dalla classica al technofolk post-industriale - insomma, capisci? E' tutto lì, in quei centoquaranta grammi: tu schiacci un tasto e puff, stai ascoltando - che so - A home away dei Tuxedomoon, e mentre ascolti continui a navigare senza bussola fra le copertine, schiacci un altro tasto e puff, ti ritrovi in mezzo a Plotted courses degli Spokane, e ti stai ancora chiedendo chi diavolo siano gli Spokane che il tuo dito ha già premuto White of the eye, part 29 - part 29! - di Nick Mason e Rick Fenn, pescando una a caso delle oltre duecentocinquanta tracce racchiuse fra i ben 18 cd contenuti nel cofanetto A tree full of secrets, che raccoglie - pare - tutto ciò di cui i Pink Floyd, sia come gruppo che come solisti, abbiano lasciato una traccia registrata su qualche nastro e che non sia *mai* stato pubblicato in un album ufficiale.
Cioè, ti rendi conto? Diciotto cd di Pink Floyd inediti e, credimi, c'è dentro l'inimmaginabile, tipo, per dire, tutti i demotape realizzati per la pubblicità di Pink Floyd a Pompei. Quanto mi ci vorrebbe ad ascoltare tutti e diciotto i cd di fila? N.B. La part 34 è meravigliosa, la 35 inizia con due rutti, una pernacchia ed un grugnito: i Pink Floyd hanno preceduto Elio di almeno vent'anni.

A parte e tutto ciò premesso, appunti di viaggio in ordine sparso. Magari da qui in avanti aspettatevi qualche update.

E' un fatto: in quarant'anni di carriera gli Stones non hanno centrato una copertina. Fan tutte schifo. Francamente ci si potrebbe aspettare un po' più di impegno dalla band più longeva e probabilmente più popolare del pianeta.

La prima volta che ho ascoltato Anime salve di De André ho pensato immediatamente che era strano, sembrava una canzone uscita dalla penna di Ivano Fossati, ti saresti aspettato che fosse lui a cantarla. In effetti, di lì a poco è entrata la voce di Ivano Fossati in controcanto su quella di De André e un brivido mi ha percorso la schiena.
E' passato qualche anno, ma Anime salve mi fa venire sempre la medesima pelle d'oca. Potrei ascoltarla a ripetizione per trenta volta di seguito: mi verrebbe la pelle d'oca per trenta volte e vorrei ascoltarla la trentunesima. Senza alcun dubbio, nella top ten fra le quindicimila tracce.

A dirla tutta, l'intero album - Anime salve, intendo - è stratosferico. Per quanto mi riguarda, e so che molti puristi di De André storceranno il naso, la trilogia Creuza de ma, Le nuvole ed Anime salve stacca di un pezzo tutto il resto della discografia ed è fra le migliori cose mai prodotte in Italia. Dirò di più: in termini di world music e/o canzoni d'autore, perché di questo si tratta, complessivamente sono album di livello internazionale.

Sono passati quasi trent'anni da quando Brian Eno e David Byrne hanno collaborato per My life in the bush of ghosts. Quell'album è pazzesco: erano davvero avanti anni luce. Lo ascolti oggi e pensi che se lo facessero uscire adesso sarebbe considerato un album di avanguardia. Io non riesco a stare fermo quando lo ascolto, ti assicuro. Non ci riuscivo allora, non ci riesco oggi. Mi capita di essere a letto al buio, una di notte, sto ascoltando Regiment e non riesco a star fermo. E' peggio che aver la febbre alta. My life in the bush of ghosts è un album visionario ed è un capolavoro assoluto. Purtroppo devo ammettere che quello nuovo, per quanto sia indubbiamente un bel lavoro, non è all'altezza.

Ricordavo solo vagamente che De Gregori (discografia completa) e Venditti (fondi di magazzino sparsi qua e là) avessero fatto un album insieme negli anni '70, Theorius campus. Leggo su Wikipedia che nell'album Sotto il segno dei pesci (celo e non me ne vergogno, è uno dei primi album della mia vita e secondo me continua ad essere un bel lavoro) con il brano Francesco Venditti chiede scusa a De Gregori per qualche incomprensione che compromise l'amicizia fra i due. Non solo: i "partirono in due" del mitico brano Bomba o non bomba (avevo tredici anni, la cantavo in macchina con i miei quando si partiva per qualche viaggio!) erano proprio Venditti e De Gregori.
A proposito e per la precisione: io Venditti lo odio. De Gregori è un mio must.

Degli U2 ho talmente tanta roba che così su due piedi, vuoto per pieno, potrei dire di non averne mai ascoltata almeno una buona metà: bootleg di tutti i generi, ma anche l'ultimo album, che ho acquistato solo per un mero motivo di collezionismo.
Non li ascoltavo davvero da tanto tempo. Gli U2, nel mio panorama musicale, hanno attraversato fasi alterne di innamoramento assoluto e rigetto totale. Posso quasi certamente dire di essere stato fra i primi, in Italia, a scoprirli: fin dai tempi di Boy, l'album di esordio del 1980. Suonavano addirittura come gruppo di supporto ai Police, che invece, come i lettori più assidui del blog ben sanno, sono stati il pilastro fondamentale della mia esistenza. Insomma, quando nel 1983 uscirono in Italia War e il singolo Sunday Bloody Sunday che di colpo li lanciarono nell'olimpo delle hit parade, io già li ascoltavo da un bel po'. Ricordo anche molto bene una gita scolastica in quinta liceo con Sunday Bloody Sunday che praticamente ne era la colonna sonora portante.
C'ero al palasport di Milano nel 1984, quando gli U2 vennero per la prima volta in Italia. Era appena uscito The unforgettable fire. Avevo addirittura portato clandestinamente dentro al concerto un piccolo registratore a minicassette, ma la registrazione venne uno schifo perché passammo tutto il tempo a ballare.
Per me gli U2 han toccato due volte l'apice della loro vena. Prima con The Joshua tree, poi con Achtung baby. In verità e controcorrente, amo molto anche Rattle and hum. Comunque, dopo, il nulla.
Ho smesso di ascoltare gli U2 più per overdose, probabilmente, che per altre ragioni. Erano parecchi anni che non erano più nelle mie playlist, salvo il classico primo ascolto ad ogni nuova uscita. Non ho mai interrotto la collezione, questo no, e del resto ogni tanto continua ad arrivarmi qualche bootleg. Però, detta proprio francamente, qualunque fosse la ragione, non li sopportavo più. Cioè: non ne avevo proprio più voglia, zero.
Ad agosto è arrivato il loro turno. Nel giro di un paio di giorni ho trasferito sull'iPod tutto quello che ho in archivio, tranne Thank you too for the fire, il doppio LP del concerto a Milano dell'84 (che contiene anche il singolo di Pride stampato su vinile verde) ed alcuni nastri che contengono altri bootleg. Ho cliccato sopra una qualunque delle centinaia di tracce che stavo caricando, così, tanto per verificare la qualità della conversione. Uhm... quant'è che non riascolto Joshua? Poi, un po' alla volta, sono risalito fino a Boy. Accidenti, erano davvero bravi. Forse ascolterò l'ultimo album, ora.

No, con i Police non ho affatto finito, tutt'altro. Ho talmente tanta roba che è un lavoro interminabile. Soprattutto, ho un casino di LP, rarità varie, nastri, tutta roba introvabile in digitale. Ad esempio, ho un quarantacinque giri comprato a New York nel 1991 che contiene un'intervista a Copeland su un lato ed una versione alternativa di Message in a bottle sull'altro. Ne ho un altro comprato a Londra nel 1984: formazione originale, con Henry Padovani al posto di Andy Summers. Non so se mi spiego. Ed ancora un altro singolo, Western pasta, dei Flying Padovani's. Ho il mitico doppio LP Budokan radio on, ed un Live in Chile dove c'è l'unica versione nota di No time this time mai suonata dal vivo.
Ho già trasferito, suppergiù, una cinquantina di album, e comunque nel cofanetto Message in a box c'è già tutto quello che è stato ufficialmente pubblicato, senza alcuna esclusione, B-side e partecipazioni comprese. Per ripassare è già più che sufficiente. A tirar su i bootleg mi ci metterò più avanti con calma, ché quelli sì li conosco uno per uno a memoria (anche se non li ascolto da vent'anni...).

Poi, potrei chiedermi se mai ascolterò tutti i ventidue album di Ivano Fossati. Tipo che è riuscito a farne più di De Gregori. A proposito, ma voi lo sapevate che Jesahel (1971) era dei Delirium e che nei Delirium suonava Ivano Fossati? Scoperto sull'inevitabile Wikipedia. Celo, comunque.

Nel 1989 Walzer d'un blues di Adelmo e i suoi Sorapis (Zucchero, Dodi Battaglia, Maurizio Vandelli, Umbi Maggi dei Nomadi) mi sembrava un gran bel disco, addirittura una rivelazione messianica. Oggi mi sembra una gran bella schifezza. Incredibile: l'ho trovato in digitale, anche lui.

Non so perché, ma che Cherry blossom girl fosse degli Air (discografia completa: ad occhio ne ho ascoltato solo il 50%) l'ho realizzato solo adesso. Ed ora ditemi, o non ci dormo: perché Cherry blossom girl è famosa?

Alberto Fortis (un po' di roba in ordine sparso) non è stato capito abbastanza. Ivan Graziani (the best of) era un genio: ne ho sempre avuto il sospetto, riascoltarlo oggi è una rivelazione.

La vie en rose nella versione di Grace Jones è spaziale. Grace Jones ha una personalità spaziale. Gli album di Grace Jones meritano la loro stella, tutti. Ascoltare in fila tutti gli album di Grace Jones: du' palle.

Anthony & The Johnsons a me non fanno impazzire. I Coil mi piacciono invece un casino. All'alba dei quarantaquattro anni sto per entrare nel mio periodo elettronico, vi avverto. In effetti, a quindici andavo pazzo per la versione di On the road again dei Rockets (celo), a sedici compravo gli album dei Tangerine Dream (celo, celo), a venti mi intrippavo con i Tuxedomoon (celo, celo celo) a palla. Non puoi sottrarti al tuo destino.

Però, come la mettiamo: i Chemical Brothers (celo) fanno elettronica? Non lo so mica se mi piacciono i Chemical Brothers. Da riascoltare con calma.

Non posso crederci: ho trovato un torrent di Viene el chaparròn degli Huara. Avevo comprato la cassetta nel 1990 a Punta Arenas, nella patagonia cilena. Ho consumato quel nastro nel walkman durante tutto il mio viaggio solitario attraverso la Patagonia, potrei dire che è una delle colonnne sonore della mia vita. Erano davvero anni ed anni che non lo ascoltavo, perlomeno una quindicina. Mi sono quasi commosso. Trovare la copertina dell'album nel formato vero (quadrato), invece, è una impresa quasi impossibile. Googlate per credere. Mi viene il dubbio che esista solo su cassetta.

Se sei stato un fan, ma di quelli veri, dei Genesis (li ho tutti, su LP e poi ricomprati su CD: ovviamente contano comunque solo quelli con Peter Gabriel) prima o poi dai Marillon ci sei passato. Quelli di Fish, però, ché il resto è aria fritta. Così clicco sul brano di apertura di Thieving magpie, che è poi la Gazza ladra di Rossini rivisitata in chiave solo un po' più ritmata. Sono al buio come al solito, ed è bello in questi casi: Thieving magpie è un album dal vivo, di quelli fatti bene, con tutto il pubblico che canta in primo piano e le mani che battono sul tempo di Rossini, così ti sembra di essere lì allo stadio e ti lasci trasportare. Vedi le luci spente e le gradinate al buio, la Gazza ladra che va avanti in sottofondo, il pubblico che batte a tempo, la band che ancora deve salire sul palco (mi viene in mente per associazione un'altra grande "intro": Take the A train di Duke Ellington, utilizzata dai Rolling Stones per aprire il concerto di Still life). Poi piano piano Rossini va scemando, il pubblico inizia a fischiare e quindi scoppia il boato: il palco si è illuminato, i Marillon sono lì. Appena quattro note accennate di solo pianoforte che rompono gli applausi, e poi attaccano a tutta birra Slainte mhath.
Molto bello, ancora oggi dopo vent'anni tondi.

Perché mai ho così tanti album (tutti??) dei Level 42?

Powaqqatsi è più bello di Koyaanisqatsi che è più bello di Naqoyqatsi. Io sono in grado di ascoltarli tutti e tre di fila. L'ho fatto più di una volta.
Sì, probabilmente avete ragione.

I Curved Air li metto sotto rock progressivo?

E poi: Gavin Bryars, ma sotto che cazzo accidenti di genere lo classifico?

[continua?]
01.00 del 01 Ottobre 2008 | Commenti (6) 
 


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