Orizzontintorno Carlo Paschetto
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10 Col Vascoccia
FEB Viaggi verticali, The summit quest
La seconda cima in quindici giorni è quasi un evento da queste parti, va a finire che inizio a crederci davvero. Tempo perfetto in Val d'Ayas e lungo l'intero perimetro dell'orizzonte, caldo a palla, aria immobile - praticamente come salire in una fornace. Di conseguenza, neve-gesso orrenda, trasformata, gelata e ventata, con croste poco o per nulla portanti e accumuli qua e là: un incubo per lo stato delle mie gambe, che fino in cima mi ci hanno sì portato, salvo il fatto che poi, per scendere decentemente con quelle condizioni, mi ci sarebbe voluto un esoscheletro al titanio.

Non a Bruno, come al solito, che con i suoi venti chili in meno del sottoscritto riesce a volare anche su quelle nevi. Lo odio, va da sé.

Nota dell'invasato: bruciate oltre 2.500 KCal. Per fortuna, recuperate tutte immediatamente durante il viaggio di ritorno, grazie al mio solito famigerato pranzo al sacco. Non ho speranze.

In cima al Colle Vascoccia con il Monte Rosa alle spalle
Bruno, scendendo dal Colle Vascoccia
00.49 del 10 Febbraio 2008 | Commenti (0) 
 
10 Prima gara (e medaglietta)
FEB Mondo piccolo
Leonardo
00.47 del 10 Febbraio 2008 | Commenti (0) 
 
09 Marathon man reloaded
FEB Running
Riprendo il tema: si vede che mi sto appassionando, vero? Macinando chilometri (si fa per dire, naturalmente: sono i chilometri che stanno inesorabilmente macinando me) ed osservando - o meglio, subendone - le conseguenze sul mio malandato fisico, mi sono messo a studiare un po' la faccenda alla ricerca di un metodo. In altre parole, se non hai soldi da buttar via in un personal trainer, come ti regoli per non rischiare di schiattare e fare invece qualcosa di davvero buono e costruttivo?
Manco a dirlo, goglando running, tabelle, adulti ed altre parole chiave in tema, si può essere travolti da un volume raccapricciante di informazioni, senza contare che con buona probabilità almeno la metà di quelle medesime informazioni è fuffa, se non addirittura dannosa e fuorviante. Così ho cercato di tenermi sul divulgativo per podisti peones, roba tipo Reader's Digest per intenderci, nulla di troppo pretenzioso, scientifico, o approfondito, ma che abbia almeno la parvenza di dare qualche consiglio serio ad un quarantatreenne ignorante in materia che, dopo aver trascorso anni incollato ad una sedia, decide all'improvviso di alzarsi e andare a correre. Pardòn, fare del running. Insomma, come in gioventù, quando agonistici lo eravamo davvero.
E, ovviamente, leggendo qua e là ho scoperto che sto disastrosamente sbagliando tutto.

Ora, vi avverto: questo post sta per prendere una noiosissima piega molto committed, orientata solo ai fanatici: si parlerà di numeri, parametri, equazioni e visioni, come si addice a qualunque quarantenne colto dall'immancabile e triste raptus adolescenziale. Qui si fanno le cose seriamente, lo sapete, quindi andate avanti solo se siete morbosamente curiosi, o moralmente solidali, o prossimi alla demenza senile come il sottoscritto, e se avete analoghe e patetiche ambizioni visionarie di ringiovanimento. Soprattutto se appartenete a quest'ultima categoria, quel che segue è per voi.
Aggiungo una cosa: Linus - il deejay intendo, che ha passato i cinquanta da mo', dice che ha iniziato a correre a quarantacinque anni, partendo da zero. Oggi è un pazzo fanatico capace di terminare la maratona in poco più di tre ore e mezza. Quindi, volendo, si può (per la cronaca, io non ho il medesimo obiettivo: io voglio salire un 8000. Vabbè, un settemila. Ok, un seimila. Va bene, va bene, diciamo che per il momento ci accontentiamo di un cinquemila alto alto, occhei? Uffa...).

Dunque: questi ultimi tre giorni mi sono messo d'impegno. Ho interrotto la regola dei giorni alterni e invece di fare la pausa programmata sono andato a correre tutte le sere. Semplicemente, mi sembrava di sentirmela: ci sto prendendo gusto, appunto.
Le prime due serate, fra corse e soste per riprender fiato, sono stato in ballo un'oretta ciascuna. Ieri sera solo mezz'ora: non ne avevo proprio più, mi facevano male i tendini del piede e mi è sembrato anche di andare un po' in tachicardia. Suggestione, probabilmente, ma sapete com'è. Complessivamente ho sempre mantenuto il mio ritmo costante, dal quale non riesco a schiodarmi: faccio 3 km in 20', al massimo sgarro di un minuto quando sono davvero affaticato. Pochino pochino, lo so, ma questo è: per comparazione, quando ero al liceo percorrevo la stessa distanza in circa 11', quasi la metà del tempo odierno...

Il "mio" percorso offre due piccole salite e conseguenti discese, che secondo me non è male: nulla di che, ma su un giro di un chilometro e mezzo si fa un dislivello di circa 40 metri. La tratta più lunga che sono riuscito a correre senza pause è stata di un paio di giri, tre chilometri per venti minuti, e guarda caso ci sono riuscito solo la prima delle tre serate. Sia la prima che la seconda sera ho complessivamente corso per 42' nell'arco di un'ora, totalizzando 6 km o poco più in entrambe le occasioni, ma la prima sera sono stato più regolare e mi sono fermato solo tre volte, la seconda quattro. La terza, come detto, ho mollato dopo mezz'ora, venti minuti della quale passati a correre, ma con diverse pause. Polpacci di ghisa, tendini doloranti, ecc.
Poi, come detto, mi sono messo a sfrugugliare su Google e sono andato a leggere questo.

Sbaglio tutto. Primo: io esco dall'albergo, accendo l'iPod e inizio a correre, e invece dovrei camminare almeno cinque minuti per riscaldarmi. Secondo: le mie sedute (il termine sedute, nel mio caso, è appropriato) dovrebbero essere *sempre* di un'ora, indipendentemente da quanta corsa effettiva faccia. Terzo: fra una corsetta e l'altra non dovrei fermarmi per le mie pause, ma continuare a camminare senza sosta, arrivando appunto a totalizzare un'ora in movimento. Sarebbe paradossalmente meglio che camminassi 55' e corressi solo 5' che non ciò che faccio adesso, correre quaranta minuti e stare fermo a respirare gli altri venti, pur cercando di fare stretching.
In altre parole, ieri sera non ne ho imbroccata una: sono uscito per soli 30', nonostante fra l'altro avrei comunque fatto bene ad osservare un giorno di riposo per evidente affaticamento; ho iniziato subito correndo, senza la camminata di riscaldamento; ho corso per un chilometro e mi sono fermato perché ero troppo stanco; sono stato fermo un minuto a respirare e poi sono ripartito per un altro chilometro; mi sono rifermato per altri 4' e poi sono ripartito per l'ultimo chilometro e mezzo, interrompendolo peraltro almeno due volte e fermandomi ogni volta. Insomma: ho fatto un vero casino da principiante invasato.
Però stamattina i polpacci non hanno scioperato, ed anzi :-)

Poiché inoltre mi sto monitorando per benino (un po' per timore, un po' per curiosità: a proposito, e se andassi a farmi un bel cardio sotto sforzo così per tranquillità?), ho imparato i miei numeri, soprattutto il famigerato VO2Max: nel mio caso, un misero 33, che secondo la tabella del mio cardiofrequenzimetro (sì, perché ho un altimetro con cardiofrequenzimetro, un aggeggino molto utile se si hanno ambizioni infantili nascoste), considerate la mia età, la mia abitudine al movimento (low), il mio stato di forma (low), altezza, peso, ecc, è un valore considerato "fair". Be', dài, pensavo peggio.
Ed Viesturs, il primo americano a conquistare tutti i quattordici 8000 senza l'ausilio delle bombole di ossigeno, ha 66. Per dire.
Dati i miei parametri, il valor medio per potermi considerare in buona forma (dove buona forma non è esattamente quello che ti porta a quota ottomila...) dovrebbe essere attorno a 40. Pare che ci vogliano almeno sei settimane di impegno per riscontrare una variazione apprezzabile del VO2Max e che nel mio stato, per arrivare all'obiettivo dei 10 km di corsa in un'ora, occorrano almeno dodici settimane di allenamento costante, più di quel che credevo. Ma in fondo stiamo parlando di meno di tre mesi: non è un obiettivo impossibile, tutt'altro. Certamente servono costanza ed ostinazione, queste sì. Io ci provo. Giuro che dovessi scassarmi prima i maroni sarete i primi saperlo (è evidente che lo scrivo qui per condannarmi, si capisce?).

Un'altra cosa utile che ho imparato è che il carico di lavoro al quale posso sottopormi è irrimediabilmente legato al mio IMC, attualmente pari a 25: in teoria non male, ma in realtà almeno un punto troppo alto per le mie ambizioni. Poiché il mio obiettivo è di correre i famosi 10 km (in un'ora), dovrei scendere almeno a 24: in altre parole dovrei calare almeno di due o tre chili e non superare la soglia degli 80. Poi, certo: secondo questi signori il mio peso ideale dovrebbe essere suppergiù 71-72 chili: peccato che lo fosse quando *fumavo*! Da quando ho smesso sono schizzato ad 82-83 e non sono mai più sceso sotto gli ottanta, a meno delle gastroenteriti selvagge che mi son fatto in Tibet.

Insomma, sono intrippatissimo e in pieno rush adolescenziale. Ho ottime probabilità di rompermi le scatole e smettere di tediare il prossimo in tempi brevissimi, quindi non disperate, ma in caso contrario mettiamola così: dovessi miracolosamente sopravvivere alle tabelle ed averne ragione, immagino peraltro solo grazie al contributo di qualche fungo allucinogeno boliviano, è probabile che in estate qua dentro finisca qualche bella foto.
La mia unica certezza, per adesso, è che in un'ora spesa fra corsette al trotto e lunghe pause di ossigenazione brucio quasi 900 KCal. Poi mi faccio una doccia calda e mi siedo al tavolo del ristorante I Castelli di Alba. E mando in fumo la mia precedente ora di buona volontà spesa a consumar l'asfalto.
Comunque domani mi peso e vi so dire.

P.S. Lo so che preferivate i travel log, ma - nel caso ve lo stiate chiedendo - per il momento rimbalzo solo fra Milano ed Alba, né si sa quando ripartirò, né, soprattutto, per dove.
00.41 del 09 Febbraio 2008 | Commenti (2) 
 
06 Mens sana, o forse nemmeno quella
FEB The summit quest, Running
Non so voi: il mio buon proposito per il 2008 è di farmi un bel tagliando completo e mettere fine a questo orrendo decadimento fisico del quale sono ormai preda da qualche anno a questa parte.
Per la cronaca, sappiate che il titolare qui ha l'abitudine di scansare come la peste càmici bianchi & affini: ravanando nel mio archivio ho scoperto, ad esempio, che fino ad un paio di settimane fa le ultime analisi del sangue alle quali mi fossi arreso risalivano ad otto anni fa e peraltro me le aveva imposte la mia ex-azienda al momento dell'assunzione.

E' che solamente per aver trascorso tre giorni a sciare con il mio piccolo eroe ho iniziato l'anno schienato di brutto, molto peggio di altre volte passate, e insomma, da qualche medico mi è toccato andare per forza, piegato a novanta fra l'altro.
Visite, lastre, esami e tutto ok per fortuna, ma è chiaro che ormai il messaggio non ammette più repliche: o mi schiodo dalla sedia una volta per tutte, o prima o poi orizzontale rischio di rimanerci davvero e hai voglia, poi, a rimettermi in piedi solo grazie alle iniezioni di Voltaren e Muscoril.

A mo' di premessa, vanno innanzitutto dette un paio di cose: io *odio* palestre, piscine, massaggi e ambaradan salutistici tutti, e pure il semplice correre mi rompe assai. Tutt'al più un po' di bicicletta, che col mal di schiena non è certo il massimo.
A me piace la montagna, lo sapete. Fino a dieci anni fa in montagna ci trascorrevo il cento per cento del mio tempo libero, di solito appeso a qualche corda o a consumar pelli di foca in alta quota. In un modo o nell'altro, volevan dire quasi cento giornate all'anno a muover le gambe e ad allenare i polmoni. Ma da qualche anno in qua, complice una vita impegnata in mille altre cose e la mia solita infinita pigrizia congénita, "a me piace la montagna" ha significato perlopiù arricchire la mia già nutrita biblioteca alpinistica, le mie cinque paia di sci hanno iniziato ad accumulare una gran quantità di polvere in cantina e le corde giacciono al buio dentro la cassapanca in corridoio da tempo immemorabile, a parte il miserrimo tentativo di exploit a freddo di un paio d'anni fa.
E poi ho trascorso gli ultimi quindici mesi fra Belgio, Lussemburgo e Polonia, località note per la piattitudine a perdita d'occhio e il clima poco amichevole: neve ne ho vista parecchia, ma irrimediabilmente orizzontale.

Diciamo che ho affrontato questi ultimi anni classificandoli come una pausa dovuta, di quelle che ogni tanto nella vita accadono. In ogni caso, il mio 8000 sempre lì davanti sta, su questo non ci piove. Quel che è certo è che per salire un ottomila, fra una milionata di altre cose, serve anche una schiena funzionante. Poi le gambe, poi i polmoni, poi il cuore, poi la testa, ecc.

Così, quando il 7 gennaio sono riuscito a rialzarmi in piedi (e non sto a dirvi il dolore), mi sono arreso - o sono partito all'attacco, dipende dai punti di vista. Insomma, ho preso una decisione epocale: ho comprato una tuta ai saldi e ho fatto l'abbonamento in piscina. E non iniziate a ridere, ché lo so che voialtri siete tutti sportivi e dietetici. Io no: da quando ho smesso di fumare qualche anno fa (l'unica cosa metabolicamente intelligente che in tutta onestà possa sostenere di aver fatto), ho messo su dieci chili di botto, equamente distribuiti attorno a me, e quelle poche volte che ho alzato il sedere negli ultimi tempi ho continuato ad andar su completamente privo di allenamento, con il mio mal di schiena, il fiasco di vino e il panino al salame, come faceva il buon Jerzy Kukuzcka (be', più o meno). Va dunque ancora bene che fino ad oggi ci abbia lasciato temporaneamente la schiena due o tre volte al massimo ed abbia il solo tasso di colesterolo un po' alto.

Quindi: anno nuovo vita nuova, e siccome mi conosco - e, come detto, odio andare in piscina, correre e bla bla bla - per non mollare la presa mi ci sono piazzato davanti un paio di obiettivi importanti per l'estate, di quelli che giacevano nel cassetto da troppo tempo e se ne stavano lì al buio in attesa di tempi migliori, nonché di nuovi compagni di cordata altrettanto motivati. Quali obiettivi, dite? Non ve lo dico. Anche perché quasi certamente non se ne farà nulla come al solito. Così per il momento preferisco tenermeli, un po' per scaramanzia, un po' per non sparare, un po' per crederci io per primo.
Quello che vi posso dire è che c'è voluta una leva, complice un amico che in montagna ci va mica per finta e che una sera di qualche settimana fa, davanti a un aperitivo, mentre gli raccontavo dei miei mali oscuri e non, mi ha detto tu mettiti a correre e inizia ad allenarti seriamente: se lo vuoi davvero, lassù ti ci porto io.
Esattamente quello che mi serviva: detto, fatto. Almeno per ora.

Così - ci credereste? - non solo ho rimesso le pelli e ritoccato finalmente cima, ma dal giorno successivo ho davvero indossato la tuta e le scarpette, o la cuffia e gli occhialini, a seconda delle serate. Quattro sere alla settimana nelle prime due settimane, per la cronaca. Per me, è una costanza quasi esagerata. E la verità è che lo scolpisco qui per non tirarmi più indietro. Diciamocelo: mi metto a fare il figo e faccio tutta 'sta pappardella per poi mollare dopo un solo mese? Ennò dài, che figura. Ormai l'ho detto, e scritto.
Comunque.

L'esordio, sia in acqua che in terra, è stato devastante e affatto incoraggiante: la prima sera San Sebastiano, protettore degli atleti (e dei vigili urbani), mi è apparso in piscina dopo quattro sole vasche a stile libero: fumava una sigaretta, mangiava un panino al salame e sghignazzava, mentre io mi lasciavo lentamente affondare in corsia numero 1 e consideravo seriamente l'idea di risparmiare sul riscaldamento di casa bruciando la mia biblioteca alpinistica.
La sera dopo, iPod d'ordinanza in testa - ché fra le altre cose ho scoperto che l'iPod serve a distrarti dalle tue follie, così non pensi a quanto tu possa sembrare ridicolo e inadeguato ad occhi altrui, e a quanto manchi prima che tu schiatti davvero - iPod in testa, dicevo, la visione mi è nuovamente apparsa dopo i primi cinquecento metri di corsa, e per chiamare corsa il mio misero trotterellare da quarantatreenne appesantito bisogna davvero essere senza vergogna: pensavo di accasciarmi definitivamente sull'asfalto freddo del marciapiede e trascorrere lì la notte, incurante delle auto che mi sfrecciavano al fianco, ma i pochi neuroni ancora ossigenati mi ricordavano inesorabilmente i film memorizzati nel mio pc che mi aspettavano al calduccio nella mia camera d'albergo e la sempre ottima mezza bottiglia di Malvirà pronta per me al ristorante.
Perché, perché sottoporsi a questo supplizio? Non c'ho più l'età, ebbasta dài. Sono ridicolo.

E invece no: due giorni dopo eccomi ancora lì, ostinato e cazzuto, con la mia tutina e il mio iPod. Tre chilometri non stop, bombola d'ossigeno per cinque minuti, e poi via, ancora un chilometro e mezzo. Non vi dico i polpacci la mattina dopo: lega di ghisa e acciaio speciale.
Ma avanti, ancora, forza! Un giorno di pausa e poi piscina, trentadue vasche, un chilometro netto, con qualche pausetta qua e là. E poi ancora corsa, e la settimana dopo le vasche salgono a sessantaquattro, due chilometri, un'ora di nuoto non stop - pianin pianino, per carità, ché altrimenti il cuore se ne accorge, ma volete mettere? La voglia di non smettere inizia ad arrivare. Avanti, un giorno sì ed uno no, regolare. Ieri, sei chilometri di corsa, cinquanta minuti con due sole pause da cinque. Un tempo veramente fiacco, certo, ma consentitemi perbacco: sei chilometri!
La cosa più gratificante è che questa mattina i polpacci funzionavano e, udite udite: dopo un paio di ere geologiche, sono perfino riuscito a toccarmi la punta dei piedi stando eretto. E piantatela di ridere, accidenti a voi :-)

Ora: lo sport farà anche bene, ok, e la mia schiena sta decisamente meglio di un mese fa (grazie peraltro anche alle sedute di annodamento alle quali mi sottopongo settimanalmente dal fiosioterapista). Però adesso mi fa male la spalla sinistra: le sessantaquattro vasche a stile libero hanno subìto la vendetta degli anni di inattività ed evidentemente il continuo movimento rotatorio del braccio, totalmente privo di allenamento, ha un po' infiammato l'articolazione.

Risalire davvero da questa stato di forma cabarettistico richiederà parecchio tempo, ahimè, c'è poco da fare gli esaltati.
Intanto mi pongo degli obiettivi intermedi credibili: non so, diciamo sessantaquattro vasche in 45' e dieci chilometri di corsa in un'ora, entro Pasqua, massimo fine marzo. Chissà se sono fattibili. Ci vorrebbe un esperto. Io ci provo.

E infine: 'sta faccenda del running e della piscina mi dà anche lo spunto per un po' di considerazioni a làtere.

Innanzitutto: perché diavolo adesso si chiama "running"? Cioè, ora tu vai al negozio di abbigliamento sportivo per comprarti un paio di scarpe da ginnastica e una tuta per andare a correre (che immagine raccappriciosamente triste), esattamente come facevi venti e più anni fa, e scopri che c'è una sezione del negozio appositamente dedicata a 'sta roba, intitolata running. Vabbè, correre insomma, jogging, o alla peggio footing come dicevano i buontemponi negli anni '80, no? No, adesso è running. E dunque costa un botto di più.
Ho anche scoperto che non si corre più in tuta e scarp de tennis. No: adesso c'è la regola dei tre strati in funzione del meteo e della stagione, e ci sono i tessuti high-tech come nell'alpinismo, e c'è la tecnologia dei chip - contapassi elettronici, cardiofrequenzimetri molecolari, siluri fotonici - e io mi vergogno un po' a girare in negozio e a provarmi la roba, perché vorrei un paio di scarp de tennis e una tuta, non dovrebbe essere una cosa complicata. Invece mi ritrovo a leggere le schede plastificate appese agli espositori, che mi spiegano cosa devo comprare e di cosa ho bisogno in funzione del tipo di running che desidero affrontare, e delle calorie che voglio bruciare (sia detto per inciso: io non ho mai avuto la minima idea di cosa accidenti sia esattamente una caloria), e del tempo atmosferico che penso di trovare. Sob.

E poi c'è la piscina: mi sono comprato un paio di ciabatte, un accappatoio, una cuffia ed un costume da bagno (ché ho scoperto che i pantaloncini a fiori che indosso al mare non si usano in piscina, pena orrenda figura da mentecatto con gli abituali frequentatori del luogo e la pubblica interdizione da tutte le acque del regno). Mi sono presentato alla reception della piscina senza riuscire a scrollarmi di dosso quella strana sensazione mista di vergogna e disagio, tipo pesce fuor d'acqua per intenderci, non a caso. Quel desiderio ancestrale di avvicinarsi al bancone e sussurrare timidamente sa, a me piace andare in montagna, per poi fuggire lontano da quell'umido e da quell'odore di cloro, gettando il costume e la cuffia dal finestrino dell'auto in corsa, ascoltando born to be wild a volume inaudito.

Invece no, ho fatto l'abbonamento: quindici entrate, ché trenta mi sembrava di esagerare. E mi sono avviato rassegnato verso gli spogliatoi, evidentemente in preda al panico e senza osare chiedere istruzioni a nessuno, ché non volevo fare la figura di quello che ma come, davvero non è mai stato in piscina? No, o meglio, sì: ma mi sembra che l'ultima volta sia stato nel 1975 o giù di lì, avevo dieci anni.
In piscina ho scoperto che c'è la musica, perché ci sono anche la palestra per il fitness (il fitness, capisci?) e per l'aerobica, le cui vetrate danno proprio sulla vasca. Praticamente tu nuoti dentro ad un acquario e intorno a te ci sono dozzine di donne che pedalano, sudano e guardano l'umanità natante attraverso le vetrate. Imbarazzante.
La musica è troppo alta e rompe le palle anzichenò. E ci sono le urla dei bambini, e quelle degli istruttori, e quelle delle mamme, e quelle delle compagnie di amici.
Per quanto poi tu possa andare in piscina fuori orario, e riesca ad impossessarti di una corsia semivuota, incroci sempre qualcuno durante la tua vasca e di conseguenza ti prendi un calcione, o un ceffone a stile libero, dipende dalla sincronizzazione dell'incrocio.
Poi ci sono quelli che ti superano (nel mio caso, tutti) e ti fanno bere.
Poi ci sono quelli che nuotano a farfalla, che sono pericolosissimi, anche perché alzano ondate da tsunami e menano di brutto quando li incroci.
Poi ci sono quelli con il cuscinetto di polistirolo, che nuotano solo muovendo le gambe, e prima o poi ti tocca il frontale con il cuscinetto.
Poi ci sono i ragazzini che si picchiano e si affogano, e gli irriducibili del dopolavoro in banca che meno di trecento vasche non si degnano nemmeno, e le signore che stanno a bordo vasca con i piedi in acqua, che se sei in prima corsia qualche calcio in faccia te lo prendi sicuro.
Capisci: se sei un triste cittadino e non abiti in montagna, conquistare un ottomila (fosse anche un seimila, per dire) è una gran brutta faccenda che sa anche di cloro. Chi lo avrebbe mai detto.

Però, devo anche riconoscere che in piscina la temperatura dell'acqua è perfetta, per cui entrare in vasca è particolarmente piacevole e rilassante. Ho comunque difficoltà a non sentirmi imbarazzato in mezzo a dozzine di fisici palestrati che chiaramente non hanno mai fatto altro nella loro vita a parte curare il proprio fisico e macinare centinaia di vasche (e lampade abbronzanti). Soprattutto perché nel tempo in cui faccio una vasca loro mi doppiano tre volte.

Ma chissà, magari un giorno io arriverò davvero a quota ottomila.

Non so: sto pensando di farci un nuovo thread per il blog su 'sto tema.
Comunque, oggi giornata di pausa. Domani obiettivo sei chilometri, di nuovo: con una sola pausa però (seeee, come no...).
14.19 del 06 Febbraio 2008 | Commenti (3) 
 
05 Voi mi capite, vero?
FEB Mondo piccolo
Leonardo: "Faccio i curvoni supervelocissimi!"
Maestro di sci: "Leonardo, piantala di inserire il turbo e di andartene via!"
00.15 del 05 Febbraio 2008 | Commenti (1) 
 
01 Lose the tripod
FEB Segnalazioni
Semplicemente geniale.
13.06 del 01 Febbraio 2008 | Commenti (2) 
 
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