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La seconda cima in quindici giorni è quasi un evento da
queste parti, va a finire che inizio a crederci davvero. Tempo
perfetto in Val d'Ayas e lungo l'intero perimetro dell'orizzonte,
caldo a palla, aria immobile - praticamente come salire in una fornace.
Di conseguenza, neve-gesso orrenda, trasformata, gelata e ventata,
con croste poco o per nulla portanti e accumuli qua e là:
un incubo per lo stato delle mie gambe, che fino in cima mi ci hanno
sì portato, salvo il fatto che poi, per scendere decentemente
con quelle condizioni, mi ci sarebbe voluto un esoscheletro al titanio.
Non a Bruno, come al solito, che con i suoi venti chili in meno
del sottoscritto riesce a volare anche su quelle nevi. Lo odio,
va da sé.
Nota dell'invasato: bruciate oltre 2.500 KCal. Per fortuna, recuperate
tutte immediatamente durante il viaggio di ritorno, grazie al mio solito famigerato
pranzo al sacco. Non ho speranze.
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In cima al Colle
Vascoccia con il Monte Rosa alle spalle
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Bruno, scendendo
dal Colle Vascoccia
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Leonardo
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Riprendo il
tema: si vede che mi sto appassionando, vero? Macinando
chilometri (si fa per dire, naturalmente: sono i chilometri che
stanno inesorabilmente macinando me) ed osservando - o meglio, subendone
- le conseguenze sul mio malandato fisico, mi sono messo a studiare
un po' la faccenda alla ricerca di un metodo. In altre parole, se
non hai soldi da buttar via in un personal trainer, come ti regoli
per non rischiare di schiattare e fare invece qualcosa di davvero
buono e costruttivo?
Manco a dirlo, goglando running, tabelle, adulti
ed altre parole chiave in tema, si può essere travolti da
un volume raccapricciante di informazioni, senza contare che con
buona probabilità almeno la metà di quelle medesime
informazioni è fuffa, se non addirittura dannosa e fuorviante.
Così ho cercato di tenermi sul divulgativo per podisti peones,
roba tipo Reader's Digest per intenderci, nulla di troppo
pretenzioso, scientifico, o approfondito, ma che abbia almeno la
parvenza di dare qualche consiglio serio ad un quarantatreenne ignorante
in materia che, dopo aver trascorso anni incollato ad una sedia,
decide all'improvviso di alzarsi e andare a correre. Pardòn,
fare del running. Insomma, come in gioventù, quando
agonistici lo eravamo davvero.
E, ovviamente, leggendo qua e là ho scoperto che sto disastrosamente
sbagliando tutto.
Ora, vi avverto: questo post sta per prendere una noiosissima piega
molto committed, orientata solo ai fanatici: si parlerà
di numeri, parametri, equazioni e visioni, come si addice a qualunque
quarantenne colto dall'immancabile e triste raptus adolescenziale.
Qui si fanno le cose seriamente, lo sapete, quindi andate avanti
solo se siete morbosamente curiosi, o moralmente solidali, o prossimi
alla demenza senile come il sottoscritto, e se avete analoghe e
patetiche ambizioni visionarie di ringiovanimento. Soprattutto se
appartenete a quest'ultima categoria, quel che segue è per
voi.
Aggiungo una cosa: Linus - il deejay intendo, che ha passato i cinquanta
da mo', dice che ha iniziato a correre a quarantacinque anni, partendo
da zero. Oggi è un pazzo fanatico capace di terminare la
maratona in poco più di tre ore e mezza. Quindi, volendo,
si può (per la cronaca, io non ho il medesimo obiettivo:
io voglio salire un 8000. Vabbè, un settemila. Ok, un seimila.
Va bene, va bene, diciamo che per il momento ci accontentiamo di
un cinquemila alto alto, occhei? Uffa...).
Dunque: questi ultimi tre giorni mi sono messo d'impegno. Ho interrotto
la regola dei giorni alterni e invece di fare la pausa programmata
sono andato a correre tutte le sere. Semplicemente, mi sembrava
di sentirmela: ci sto prendendo gusto, appunto.
Le prime due serate, fra corse e soste per riprender fiato, sono
stato in ballo un'oretta ciascuna. Ieri sera solo mezz'ora: non
ne avevo proprio più, mi facevano male i tendini del piede
e mi è sembrato anche di andare un po' in tachicardia. Suggestione,
probabilmente, ma sapete com'è. Complessivamente ho sempre
mantenuto il mio ritmo costante, dal quale non riesco a schiodarmi:
faccio 3 km in 20', al massimo sgarro di un minuto quando sono davvero
affaticato. Pochino pochino, lo so, ma questo è: per comparazione,
quando ero al liceo percorrevo la stessa distanza in circa 11',
quasi la metà del tempo odierno...
Il "mio" percorso offre due piccole salite e conseguenti
discese, che secondo me non è male: nulla di che, ma su un
giro di un chilometro e mezzo si fa un dislivello di circa 40 metri.
La tratta più lunga che sono riuscito a correre senza pause
è stata di un paio di giri, tre chilometri per venti minuti,
e guarda caso ci sono riuscito solo la prima delle tre serate. Sia
la prima che la seconda sera ho complessivamente corso per 42' nell'arco
di un'ora, totalizzando 6 km o poco più in entrambe le occasioni,
ma la prima sera sono stato più regolare e mi sono fermato
solo tre volte, la seconda quattro. La terza, come detto, ho mollato
dopo mezz'ora, venti minuti della quale passati a correre, ma con
diverse pause. Polpacci di ghisa, tendini doloranti, ecc.
Poi, come detto, mi sono messo a sfrugugliare su Google e sono andato
a leggere
questo.
Sbaglio tutto. Primo: io esco dall'albergo, accendo l'iPod e inizio
a correre, e invece dovrei camminare almeno cinque minuti per riscaldarmi.
Secondo: le mie sedute (il termine sedute, nel mio caso,
è appropriato) dovrebbero essere *sempre* di un'ora, indipendentemente
da quanta corsa effettiva faccia. Terzo: fra una corsetta e l'altra
non dovrei fermarmi per le mie pause, ma continuare a camminare
senza sosta, arrivando appunto a totalizzare un'ora in movimento.
Sarebbe paradossalmente meglio che camminassi 55' e corressi solo
5' che non ciò che faccio adesso, correre quaranta minuti
e stare fermo a respirare gli altri venti, pur cercando di fare
stretching.
In altre parole, ieri sera non ne ho imbroccata una: sono uscito
per soli 30', nonostante fra l'altro avrei comunque fatto bene ad
osservare un giorno di riposo per evidente affaticamento; ho iniziato
subito correndo, senza la camminata di riscaldamento; ho corso per
un chilometro e mi sono fermato perché ero troppo stanco;
sono stato fermo un minuto a respirare e poi sono ripartito per
un altro chilometro; mi sono rifermato per altri 4' e poi sono ripartito
per l'ultimo chilometro e mezzo, interrompendolo peraltro almeno
due volte e fermandomi ogni volta. Insomma: ho fatto un vero casino
da principiante invasato.
Però stamattina i polpacci non hanno scioperato, ed anzi :-)
Poiché inoltre mi sto monitorando per benino (un po' per
timore, un po' per curiosità: a proposito, e se andassi a
farmi un bel cardio sotto sforzo così per tranquillità?),
ho imparato i miei numeri, soprattutto il famigerato VO2Max:
nel mio caso, un misero 33, che secondo la tabella del mio cardiofrequenzimetro
(sì, perché ho un altimetro con cardiofrequenzimetro,
un aggeggino molto utile se si hanno ambizioni infantili nascoste),
considerate la mia età, la mia abitudine al movimento (low),
il mio stato di forma (low), altezza, peso, ecc, è un valore
considerato "fair". Be', dài, pensavo peggio.
Ed Viesturs, il primo americano a conquistare tutti i quattordici
8000 senza l'ausilio delle bombole di ossigeno, ha 66. Per dire.
Dati i miei parametri, il valor medio per potermi considerare in
buona forma (dove buona forma non è esattamente quello
che ti porta a quota ottomila...) dovrebbe essere attorno a 40.
Pare che ci vogliano almeno sei settimane di impegno per riscontrare
una variazione apprezzabile del VO2Max e che nel mio stato, per
arrivare all'obiettivo dei 10 km di corsa in un'ora, occorrano almeno
dodici settimane di allenamento costante, più di quel che
credevo. Ma in fondo stiamo parlando di meno di tre mesi: non è
un obiettivo impossibile, tutt'altro. Certamente servono costanza
ed ostinazione, queste sì. Io ci provo. Giuro che dovessi
scassarmi prima i maroni sarete i primi saperlo (è evidente
che lo scrivo qui per condannarmi, si capisce?).
Un'altra cosa utile che ho imparato è che il carico di lavoro
al quale posso sottopormi è irrimediabilmente legato al mio
IMC,
attualmente pari a 25: in teoria non male, ma in realtà almeno
un punto troppo alto per le mie ambizioni. Poiché il mio
obiettivo è di correre i famosi 10 km (in un'ora), dovrei
scendere almeno
a 24: in altre parole dovrei calare almeno di due o tre
chili e non superare la soglia degli 80. Poi, certo: secondo questi
signori il mio peso ideale dovrebbe essere suppergiù 71-72
chili: peccato che lo fosse quando *fumavo*! Da quando ho smesso
sono schizzato ad 82-83 e non sono mai più sceso sotto gli
ottanta, a meno delle gastroenteriti selvagge che mi son fatto in
Tibet.
Insomma, sono intrippatissimo e in pieno rush adolescenziale. Ho
ottime probabilità di rompermi le scatole e smettere di tediare
il prossimo in tempi brevissimi, quindi non disperate, ma in caso
contrario mettiamola così: dovessi miracolosamente sopravvivere
alle tabelle ed averne ragione, immagino peraltro solo grazie al
contributo di qualche fungo allucinogeno boliviano, è probabile
che in estate qua dentro finisca qualche bella foto.
La mia unica certezza, per adesso, è che in un'ora spesa
fra corsette al trotto e lunghe pause di ossigenazione brucio quasi
900 KCal. Poi mi faccio una doccia calda e mi siedo al tavolo del
ristorante I Castelli di Alba. E mando in fumo la mia precedente
ora di buona volontà spesa a consumar l'asfalto.
Comunque domani mi peso e vi so dire.
P.S. Lo so che preferivate i travel log, ma - nel caso ve
lo stiate chiedendo - per il momento rimbalzo solo fra Milano ed
Alba, né si sa quando ripartirò, né, soprattutto,
per dove. |
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Non so voi: il mio buon proposito per il 2008 è di farmi
un bel tagliando completo e mettere fine a questo orrendo decadimento
fisico del quale sono ormai preda da qualche anno a questa parte.
Per la cronaca, sappiate che il titolare qui ha l'abitudine di scansare
come la peste càmici bianchi & affini: ravanando nel
mio archivio ho scoperto, ad esempio, che fino ad un paio di settimane
fa le ultime analisi del sangue alle quali mi fossi arreso risalivano
ad otto anni fa e peraltro me le aveva imposte la mia ex-azienda
al momento dell'assunzione.
E' che solamente per aver trascorso tre
giorni a sciare con il mio piccolo eroe ho iniziato l'anno
schienato di brutto, molto peggio di altre volte passate, e insomma,
da qualche medico mi è toccato andare per forza, piegato
a novanta fra l'altro.
Visite, lastre, esami e tutto ok per fortuna, ma è chiaro
che ormai il messaggio non ammette più repliche: o mi schiodo
dalla sedia una volta per tutte, o prima o poi orizzontale rischio
di rimanerci davvero e hai voglia, poi, a rimettermi in piedi solo
grazie alle iniezioni di Voltaren e Muscoril.
A mo' di premessa, vanno innanzitutto dette un paio di cose: io
*odio* palestre, piscine, massaggi e ambaradan salutistici
tutti, e pure il semplice correre mi rompe assai. Tutt'al più
un po' di bicicletta, che col mal di schiena non è certo
il massimo.
A me piace la montagna, lo sapete. Fino a dieci anni fa in montagna
ci trascorrevo il cento per cento del mio tempo libero, di solito
appeso a qualche corda o a consumar pelli di foca in alta quota.
In un modo o nell'altro, volevan dire quasi cento giornate all'anno
a muover le gambe e ad allenare i polmoni. Ma da qualche anno in
qua, complice una vita impegnata in mille altre cose e la mia solita
infinita pigrizia congénita, "a me piace la montagna"
ha significato perlopiù arricchire la mia già nutrita
biblioteca alpinistica, le mie cinque paia di sci hanno iniziato
ad accumulare una gran quantità di polvere in cantina e le
corde giacciono al buio dentro la cassapanca in corridoio da tempo
immemorabile, a parte il miserrimo tentativo di exploit a freddo
di un paio d'anni
fa.
E poi ho trascorso gli ultimi quindici mesi fra Belgio, Lussemburgo
e Polonia, località note per la piattitudine a perdita d'occhio
e il clima poco amichevole: neve ne ho vista parecchia, ma irrimediabilmente
orizzontale.
Diciamo che ho affrontato questi ultimi anni classificandoli come
una pausa dovuta, di quelle che ogni tanto nella vita accadono.
In ogni caso, il
mio 8000 sempre lì davanti sta, su questo non ci
piove. Quel che è certo è che per salire un ottomila,
fra una milionata di altre cose, serve anche una schiena funzionante.
Poi le gambe, poi i polmoni, poi il cuore, poi la testa, ecc.
Così, quando il 7 gennaio sono riuscito a rialzarmi in piedi
(e non sto a dirvi il dolore), mi sono arreso - o sono partito all'attacco,
dipende dai punti di vista. Insomma, ho preso una decisione epocale:
ho comprato una tuta ai saldi e ho fatto l'abbonamento in piscina.
E non iniziate a ridere, ché lo so che voialtri siete tutti
sportivi e dietetici. Io no: da quando ho smesso di fumare qualche
anno fa (l'unica cosa metabolicamente intelligente che in tutta
onestà possa sostenere di aver fatto), ho messo su dieci
chili di botto, equamente distribuiti attorno a me, e quelle
poche volte che ho alzato il sedere negli ultimi tempi ho continuato
ad andar su completamente privo di allenamento, con il mio mal di
schiena, il fiasco di vino e il panino al salame, come faceva il
buon Jerzy
Kukuzcka (be', più o meno). Va dunque ancora bene
che fino ad oggi ci abbia lasciato temporaneamente la schiena due
o tre volte al massimo ed abbia il solo tasso di colesterolo un
po' alto.
Quindi: anno nuovo vita nuova, e siccome mi conosco - e, come detto,
odio andare in piscina, correre e bla bla bla - per non mollare
la presa mi ci sono piazzato davanti un paio di obiettivi importanti
per l'estate, di quelli che giacevano nel cassetto da troppo tempo
e se ne stavano lì al buio in attesa di tempi migliori, nonché
di nuovi compagni di cordata altrettanto motivati. Quali obiettivi,
dite? Non ve lo dico. Anche perché quasi certamente non se
ne farà nulla come al solito. Così per il momento
preferisco tenermeli, un po' per scaramanzia, un po' per non sparare,
un po' per crederci io per primo.
Quello che vi posso dire è che c'è voluta una leva,
complice un amico che in montagna ci va mica per finta e che una
sera di qualche settimana fa, davanti a un aperitivo, mentre gli
raccontavo dei miei mali oscuri e non, mi ha detto tu mettiti
a correre e inizia ad allenarti seriamente: se lo vuoi davvero,
lassù ti ci porto io.
Esattamente quello che mi serviva: detto, fatto. Almeno per ora.
Così - ci credereste? - non solo ho rimesso
le pelli e ritoccato finalmente cima, ma dal giorno successivo
ho davvero indossato la tuta e le scarpette, o la cuffia e gli occhialini,
a seconda delle serate. Quattro sere alla settimana nelle prime
due settimane, per la cronaca. Per me, è una costanza quasi
esagerata. E la verità è che lo scolpisco qui per
non tirarmi più indietro. Diciamocelo: mi metto a fare il
figo e faccio tutta 'sta pappardella per poi mollare dopo un solo
mese? Ennò dài, che figura. Ormai l'ho detto, e scritto.
Comunque.
L'esordio, sia in acqua che in terra, è stato devastante
e affatto incoraggiante: la prima sera San Sebastiano, protettore
degli atleti (e dei vigili urbani), mi è apparso in piscina
dopo quattro sole vasche a stile libero: fumava una sigaretta, mangiava
un panino al salame e sghignazzava, mentre io mi lasciavo lentamente
affondare in corsia numero 1 e consideravo seriamente l'idea di
risparmiare sul riscaldamento di casa bruciando la mia biblioteca
alpinistica.
La sera dopo, iPod d'ordinanza in testa - ché fra le altre
cose ho scoperto che l'iPod serve a distrarti dalle tue follie,
così non pensi a quanto tu possa sembrare ridicolo e inadeguato
ad occhi altrui, e a quanto manchi prima che tu schiatti davvero
- iPod in testa, dicevo, la visione mi è nuovamente apparsa
dopo i primi cinquecento metri di corsa, e per chiamare corsa
il mio misero trotterellare da quarantatreenne appesantito bisogna
davvero essere senza vergogna: pensavo di accasciarmi definitivamente
sull'asfalto freddo del marciapiede e trascorrere lì la notte,
incurante delle auto che mi sfrecciavano al fianco, ma i pochi neuroni
ancora ossigenati mi ricordavano inesorabilmente i film memorizzati
nel mio pc che mi aspettavano al calduccio nella mia camera d'albergo
e la sempre ottima mezza bottiglia di Malvirà pronta per
me al ristorante.
Perché, perché sottoporsi a questo supplizio? Non
c'ho più l'età, ebbasta dài. Sono ridicolo.
E invece no: due giorni dopo eccomi ancora lì, ostinato e
cazzuto, con la mia tutina e il mio iPod. Tre chilometri non stop,
bombola d'ossigeno per cinque minuti, e poi via, ancora un chilometro
e mezzo. Non vi dico i polpacci la mattina dopo: lega di ghisa e
acciaio speciale.
Ma avanti, ancora, forza! Un giorno di pausa e poi piscina, trentadue
vasche, un chilometro netto, con qualche pausetta qua e là.
E poi ancora corsa, e la settimana dopo le vasche salgono a sessantaquattro,
due chilometri, un'ora di nuoto non stop - pianin pianino, per carità,
ché altrimenti il cuore se ne accorge, ma volete mettere? La voglia
di non smettere inizia ad arrivare. Avanti, un giorno sì
ed uno no, regolare. Ieri, sei chilometri di corsa, cinquanta minuti
con due sole pause da cinque. Un tempo veramente fiacco, certo,
ma consentitemi perbacco: sei chilometri!
La cosa più gratificante è che questa mattina i polpacci
funzionavano e, udite udite: dopo un paio di ere geologiche, sono
perfino riuscito a toccarmi la punta dei piedi stando eretto. E
piantatela di ridere, accidenti a voi :-)
Ora: lo sport farà anche bene, ok, e la mia schiena sta decisamente
meglio di un mese fa (grazie peraltro anche alle sedute di annodamento
alle quali mi sottopongo settimanalmente dal fiosioterapista). Però
adesso mi fa male la spalla sinistra: le sessantaquattro vasche
a stile libero hanno subìto la vendetta degli anni di inattività
ed evidentemente il continuo movimento rotatorio del braccio, totalmente
privo di allenamento, ha un po' infiammato l'articolazione.
Risalire davvero da questa stato di forma cabarettistico richiederà
parecchio tempo, ahimè, c'è poco da fare gli esaltati.
Intanto mi pongo degli obiettivi intermedi credibili: non so, diciamo
sessantaquattro vasche in 45' e dieci chilometri di corsa in un'ora,
entro Pasqua, massimo fine marzo. Chissà se sono fattibili.
Ci vorrebbe un esperto. Io ci provo.
E infine: 'sta faccenda del running e della piscina mi dà
anche lo spunto per un po' di considerazioni a làtere.
Innanzitutto: perché diavolo adesso si chiama "running"?
Cioè, ora tu vai al negozio di abbigliamento sportivo per
comprarti un paio di scarpe da ginnastica e una tuta per andare
a correre (che immagine raccappriciosamente triste), esattamente
come facevi venti e più anni fa, e scopri che c'è
una sezione del negozio appositamente dedicata a 'sta roba, intitolata
running. Vabbè, correre insomma, jogging,
o alla peggio footing come dicevano i buontemponi negli anni
'80, no? No, adesso è running. E dunque costa un botto
di più.
Ho anche scoperto che non si corre più in tuta e scarp
de tennis. No: adesso c'è la regola dei tre strati in
funzione del meteo e della stagione, e ci sono i tessuti high-tech
come nell'alpinismo, e c'è la tecnologia dei chip - contapassi
elettronici, cardiofrequenzimetri molecolari, siluri fotonici -
e io mi vergogno un po' a girare in negozio e a provarmi la roba,
perché vorrei un paio di scarp de tennis e una tuta,
non dovrebbe essere una cosa complicata. Invece mi ritrovo a leggere
le schede plastificate appese agli espositori, che mi spiegano cosa
devo comprare e di cosa ho bisogno in funzione del tipo di running
che desidero affrontare, e delle calorie che voglio bruciare (sia
detto per inciso: io non ho mai avuto la minima idea di cosa accidenti
sia esattamente una caloria), e del tempo atmosferico che
penso di trovare. Sob.
E poi c'è la piscina: mi sono comprato un paio di ciabatte,
un accappatoio, una cuffia ed un costume da bagno (ché ho
scoperto che i pantaloncini a fiori che indosso al mare non si usano
in piscina, pena orrenda figura da mentecatto con gli abituali frequentatori
del luogo e la pubblica interdizione da tutte le acque del regno).
Mi sono presentato alla reception della piscina senza riuscire a
scrollarmi di dosso quella strana sensazione mista di vergogna e
disagio, tipo pesce fuor d'acqua per intenderci, non a caso. Quel
desiderio ancestrale di avvicinarsi al bancone e sussurrare timidamente
sa, a me piace andare in montagna, per poi fuggire lontano
da quell'umido e da quell'odore di cloro, gettando il costume e
la cuffia dal finestrino dell'auto in corsa, ascoltando born
to be wild a volume inaudito.
Invece no, ho fatto l'abbonamento: quindici entrate, ché
trenta mi sembrava di esagerare. E mi sono avviato rassegnato verso
gli spogliatoi, evidentemente in preda al panico e senza osare chiedere
istruzioni a nessuno, ché non volevo fare la figura di quello
che ma come, davvero non è mai stato in piscina? No,
o meglio, sì: ma mi sembra che l'ultima volta sia stato nel
1975 o giù di lì, avevo dieci anni.
In piscina ho scoperto che c'è la musica, perché ci
sono anche la palestra per il fitness (il fitness,
capisci?) e per l'aerobica, le cui vetrate danno proprio sulla vasca.
Praticamente tu nuoti dentro ad un acquario e intorno a te ci sono
dozzine di donne che pedalano, sudano e guardano l'umanità
natante attraverso le vetrate. Imbarazzante.
La musica è troppo alta e rompe le palle anzichenò.
E ci sono le urla dei bambini, e quelle degli istruttori, e quelle
delle mamme, e quelle delle compagnie di amici.
Per quanto poi tu possa andare in piscina fuori orario, e riesca
ad impossessarti di una corsia semivuota, incroci sempre qualcuno
durante la tua vasca e di conseguenza ti prendi un calcione, o un
ceffone a stile libero, dipende dalla sincronizzazione dell'incrocio.
Poi ci sono quelli che ti superano (nel mio caso, tutti) e ti fanno
bere.
Poi ci sono quelli che nuotano a farfalla, che sono pericolosissimi,
anche perché alzano ondate da tsunami e menano di brutto
quando li incroci.
Poi ci sono quelli con il cuscinetto di polistirolo, che nuotano
solo muovendo le gambe, e prima o poi ti tocca il frontale con il
cuscinetto.
Poi ci sono i ragazzini che si picchiano e si affogano, e gli irriducibili
del dopolavoro in banca che meno di trecento vasche non si degnano
nemmeno, e le signore che stanno a bordo vasca con i piedi in acqua,
che se sei in prima corsia qualche calcio in faccia te lo prendi
sicuro.
Capisci: se sei un triste cittadino e non abiti in montagna, conquistare
un ottomila (fosse anche un seimila, per dire) è una gran
brutta faccenda che sa anche di cloro. Chi lo avrebbe mai detto.
Però, devo anche riconoscere che in piscina la temperatura
dell'acqua è perfetta, per cui entrare in vasca è
particolarmente piacevole e rilassante. Ho comunque difficoltà
a non sentirmi imbarazzato in mezzo a dozzine di fisici palestrati
che chiaramente non hanno mai fatto altro nella loro vita a parte
curare il proprio fisico e macinare centinaia di vasche (e lampade
abbronzanti). Soprattutto perché nel tempo in cui faccio
una vasca loro mi doppiano tre volte.
Ma chissà, magari un giorno io arriverò davvero a
quota ottomila.
Non so: sto pensando di farci un nuovo thread per il blog
su 'sto tema.
Comunque, oggi giornata di pausa. Domani obiettivo sei chilometri,
di nuovo: con una sola pausa però (seeee, come no...). |
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Leonardo: "Faccio i curvoni supervelocissimi!" Maestro di sci: "Leonardo, piantala di inserire il turbo e di andartene via!" |
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