Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Il senso della vita
MAR Amarcord
Mio padre fa spesso un po' quel che faccio io, o sono io a fare quel che fa lui. Insomma, condividiamo (anche) qualche mania. Ad esempio, quella di passare una fetta del nostro tempo a fare ordine nel passato.
Càpita così che dal suo personale cassetto dei ricordi saltino fuori frammenti che per combinazione sono anche miei e, poiché mio padre sta al di qua della frontiera del digital divide, càpita anche che quei ricordi si trasformino per magia da un vecchio telaietto 6x6 che contiene un frammento di pellicola positiva sbiadita e macchiata ad un riquadro lato trecento pixel sedicimilioni di colori, e all'improvviso eccoci qua, lui ed io, vecchie macchie ripulite e colori risaturati, e sapete com'è, c'è che un po' mi commuovo, e mica poco.
Perché quello rosso (e quello sotto in canottiera, con il maglione in vita) sono io, e chi guida e insegna è lui. Dolomiti di Brenta, 1976.

Poi chiedetemi perché trent'anni dopo sono ancora qui che sogno il mio ottomila.

Dolomiti di Brenta, 1976: dietro a mio padre

Ma, vi dirò la verità. Non è poi tanto quello a commuovermi. Quello è sangue. E' invece quello che sta qua sotto. Perché la prima foto è nata 6x6, la seconda è nata già digitale, l'età dei due tipetti vestiti di rosso è esattamente la medesima, solo che quello sopra è il papà, e quello sotto è il figlio (e quello grande con la giaccavento bianca è ovviamente il nonno, o il papà, fate un po' voi, dipende dal punto di vista).
In mezzo ci sono quasi quarant'anni. E a vederle insieme, sì, un pochetto la lacrima mi scende.

Andalo (TN), 1969
Andalo (TN), 2008
00.35 del 28 Marzo 2008 | Commenti (3) 
 
28 A sinistra, verso il centro, un po' a nord
MAR Segnalazioni, Prima pagina, Politica
Insomma, due anni fa cadevamo tutti nella Rosa nel Pugno, il che, col senno di poi e visti i risultati, vabbé, che ne parlo a fare. Comunque. Quest'anno, secondo i medesimi signori ed altri che hanno scopiazzato l'idea, il vostro titolare qui cade così. Giusto perché sappiate con chi avete a che fare quando passate di qui - e sempre secondo l'opinione dei signori di cui sopra.

Che poi sia davvero anche la mia, è ancora tutta da vedere. Ma ecco, l'Italia dei Valori no, non ce la posso davvero fare. Almeno questo no, eddai (per fortuna non è la più vicina).

Posizione politica di Carlo secondo Voisietequi.it
Posizione politica di Carlo secondo Il Politometro
00.32 del 28 Marzo 2008 | Commenti (4) 
 
21 Warning: challenge at risk!
MAR The summit quest, Running
Torniamo sull'argomento che pių vi appassiona.

Succede che dovrò smettere davvero di correre per un bel po'. Mi ritrovo infatti con l'intero impianto legamenti-muscoli della gamba destra completamente infiammato. A quanto sostiene rassegnato il mio aggiustaossa di fiducia, un classico del quarantenne in pieno rush adolescenziale che si rimette a fare attività impegnativa dopo anni di vita sbracata su una sedia da ufficio.

E' accaduto che una decina di giorni fa, durante la mia prima sessione al (mio modificato, come di consueto) livello 5 (5 serie da 10', intervallate dalle solite pause di 3'), verso la fine, la gamba destra abbia iniziato a farmi parecchio male. Fiato ne avrei avuto da vendere ancora per un po', ma di fatto non riuscivo quasi pių ad appoggiare il piede destro dal dolore. Un dolore, per gli esperti del caso, che secondo me ha origine in qualche punto del ginocchio, ma che si propaga dall'inguine fino al tallone, con un apparente cedimento vero e proprio dell'appoggio nella zona posteriore al ginocchio (dietro, insomma).

Sono comunque arrivato in fondo alla mia oretta di allenamento giusto per onor di bandiera, un po' zoppicando, un po' saltando qualche passo e appoggiando quasi solo sulla sinistra, ma poi non ho praticamente camminato per ventiquattr'ore.

Per la cronaca e per i passanti abituali: scarpette vecchie, naturalmente, ché quelle nuove adesso le uso solo per camminare normalmente, come suggerito dall'aggiustaossa di cui sopra e da qualcuno di voi.

Comunque: a quel punto mi è stato chiaro che avrei dovuto fermarmi del tutto qualche giorno, e ho iniziato a preoccuparmi. Capite bene che ormai sono del tutto preso da 'sta faccenda e il dover interrompere la mia escalation verso le vette (è il caso di dirlo) dell'alpinismo d'alta quota non era, né sarebbe, affatto contemplato.
Del resto, come peraltro si diceva poc'anzi, il parere comune, fisioterapista in testa, è che sia un fenomeno del tutto normale nella mia condizione, destinato a passare con il tempo.

Così ieri sera, dopo dieci giorni di inattività ed assenza totale di dolore da ormai tre-quattro giorni, sono ridisceso "in pista", con la mia solita tutina e le ormai affezionate scarpette vecchie. Niente cappellino di lana né guanti, ché ormai è quasi primavera.
Infatti mi sono congelato il cervello ed avevo i ghiaccioli che calavano dalle sopracciglia.

Insomma, dopo le prime tre serie da 10', nonostante avessi iniziato gasatissimo e fossi perfettamente in palla con i polmoni, ho dovuto mollare di schianto: quasi non riuscivo pių nemmeno a camminare ed è stato evidente che qualunque tentativo di forzatura, anche ammesso di riuscirci, sarebbe stato davvero molto molto dannoso.
Amici miei e cari miei fans: un disastro.
Nonostante la nottata in mezzo, poi, oggi ancora non riesco nemmeno a salire le scale.

E dunque, che fare adesso? Mi sa che qui devo considerare l'idea di fermarmi davvero per almeno un mesetto, se non di pių, che vorrebbe dire buttar via quasi tutto il lavoro fatto fino ad oggi, immagino. O no? Help me, miei esperti lettori e sostenitori di quest'audace impresa di ricostruzione fisica del vostro amato titolare.

La cosa interessante è che sabato scorso avevo comunque portato Leonardo a sciare ed avevamo trascorso tre orette tranquille su e gių per le piste, senza che io avessi avvertito alcun problema. Quindi, non tutti i movimenti evidentemente nuociono ai miei arrugginiti legamenti.
Fra l'altro, un po' per il meteo ballerino, un po' per altri impegni, dopo gli exploit iniziali qui non si batte pių chiodo da ormai un mese e ancora per almeno un paio d'altre settimane non si batterà.

Siamo alle solite.

Non voglio mollare il mio obiettivo. Non ora. Non questa volta. No, no e poi no. Se mi (ri)fermo è la volta che lascio definitivamente perdere.

Qui ci vuole un'iniezione di fiducia e motivazione. E qualche suggerimento piazzato bene.
13.08 del 21 Marzo 2008 | Commenti (3) 
 
19 Rome quickscan & go back
MAR Spostamenti
Il taxi del Riccio è una specie di camera a gas, perché lui fuma come un turco e in effetti, ogni volta che sbarco a Roma, per qualche motivo a me viene in mente Istanbul. E Genova. Sono certo che esista un motivo occulto per cui molti genovesi amino Roma. Io non sono fra questi, e non saprei dire bene il perché. E poi secondo me Istanbul è una della città pių belle del mondo.

C'è che a Roma io mi sento irrimediabilmente calato nei panni del milanese naufragato nella capitale. Eppure mi è capitato anche di viverci parecchi mesi, anni fa. Sta di fatto che mentre scendo dall'aereo avverto immediata la sensazione di essere la caricatura di Massimo Boldi e mi sento addosso gli occhi di un paio di milionate di romani.

Er Riccio indossa un paio di RayBan a specchio anni '70, modello Milano spara, Roma risponde, la polizia si incazza, insomma. Del fatto che ci sia la tariffa fissa da Fiumicino a Roma se ne sbatte allegramente e fa partire il tassametro. Inforca il Raccordo, lato esterno. - Dottò, che facciamo? Deqquà o dellà? Vabbè, aò, facciamo dellà. Di solito dellà nun ce se move, ma oggi me sa che vabbene, cheddice?

Echennesò, io. Io ho sonno, mi sono svegliato alle 4.30 per essere a Roma in tempo per la riunione di questa mattina. Quindi, il mio obiettivo è arrivare in tempo alla riunione. Altrimenti potevo anche alzarmi alle sette.

Er Riccio inforca il Raccordo, lato esterno, fa un po' di slalom in corsia d'emergenza, guida senza cintura. Ascolta Radio Roma, nel senso della squadra di calcio. Insomma una radio giallorossa per intenderci. Strano, di solito becco quelli che ascoltano una qualunque Radio Lazio. Per fortuna evita di trascinarmi dentro a un dibattito sul pallone.

Non lo fa perché parla contemporaneamente con tre cellulari, tutti senza auricolare. Suonerie standard, non si segnalano derive patologiche in merito degne di blog. Cinque o sei chiamate sono con 'a Cla', perché devono mettersi d'accordo per incontrarsi cor cassamortaro. Mi par di capire che er cassamortaro non sia uno che ha a che fare con i funerali, così sarei curioso di conoscere il tipo che si porta dietro un soprannome del genere.
Er Riccio ha mal di schiena oggi e chiama la moglie per avvertirla de buttà pure gių 'a pasta che verso leddue sta accasa, cheppoi se butta sur divano, che nun ce sta dar mal di schiena, oggi.
Io mi sento come Massimo Boldi e un po' me ne vergogno, ma non riesco a liberarmi del transfer.

A Roma si mangia male. Io lo dico da almeno dieci anni e da almeno dieci anni prendo schiaffoni da tutti. Be', lo ribadisco: a Roma si mangia male. O meglio, si mangia sempre la stessa roba: abbacchio (che a me non piace) e piattate enormi di roba pesantissima e assolutamente ordinaria, tipo tavola standard da trattoria italiana, per cui con un piatto di fettuccine a pranzo ti puoi ammazzare di calorie per tre giorni, e se hai ordinato pure l'antipasto sono cavoli tuoi. Mi rendo conto di essere sempre pių inesorabilmente milanese minimal-insalatina-panino-evvia, e me ne vergogno. Ma il transfer non mi molla.

A Roma credono ci sia traffico. Non se ne può pių di 'sta storia che a Roma il traffico è il peggiore del mondo. Io vorrei prendere tutti i romani e trapiantarli per un giorno a Milano per insegnare loro cosa vuol dire traffico. E sai perché? Perché il numero delle auto in circolazione è lo stesso, ma Milano è uno sputo di città in confronto a Roma e, soprattutto, non ha i viali che ha Roma. Milano è un accidenti di buco rionale fatto di vicoli stretti e vicoli lunghi, e dove ci sono i viali a quattro corsie ci sono anche le macchine in terza fila che di corsie se ne portano via tre emmezzo. A Milano, semplicemente, non si circola e non si parcheggia. Amici romani, fatevene una ragione.
A Roma, poi, ci sono le auto blu. Questa cosa delle auto blu è un mistero. Perché a Roma le vedi davvero le auto blu, è pieno di auto blu, un romano su quattro ha una sirena blu sulla zucca, e mentre il fenomeno in sé mi sembra del tutto normale - tutto sommato siamo a Roma, Italia - mi chiedo come sia possibile che a Milano tutte queste auto blu non ci siano. Forse perché se a Milano ci metti pure le auto blu puoi anche fotterti definitivente, tu, il tuo monsterSUV e i tuoi appuntamenti in centro a qualunque ora siano. Forse perché il traffico di Milano non è permeabile nemmeno alle auto blu. O forse perché a Milano se provi a tirar fuori una sirena trovi immediatamente qualcuno in motorino che te la ciula al primo semaforo rosso, manco fosse un rolex.
E' così. Io a Roma mi sento la caricatura di Massimo Boldi in Fratelli d'Italia, e me ne vergogno davvero, credetemi. Ma, mortacci miei, il transfer è ineluttabile.

E' che per me Roma è un casino. Io non riesco a imparare a Roma, in alcun modo. Per quanto possa esserci vissuto, per quanto possa aver frequentato amici romani a Roma. E' che io non riesco ad adattarmi alle città dove c'è troppo da fotografare, e a Roma c'è davvero troppo da fotografare. E' che prendo la mappa di Roma e ancora non ci capisco, dopo anni, un tubo. Essì che me ne intendo di metropoli. Potrei girare a memoria Parigi, Mosca, Pechino, Delhi, Tehran, New York, Bangkok, poi arrivo a Roma e non so arrivare al Colosseo, non so dov'è Piazza di Spagna, non so di essere a due passi da San Pietro, non trovo pių Piazza Navona. Vedo i palazzi e non li distinguo, per cui il Quirinale potrebbe essere anche lo Sheraton, e viceversa. Perché Roma mi respinge? Non lo faccio apposta, il Boldi transfer non è colpa mia. Non sono nemmeno milanese, io.

Oggi poi, Roma, non mi sembra pių nemmeno bella come dieci anni fa. Perché è un dato di fatto che a Roma io abbia sempre riconosciuto una bellezza oggettiva che a Milano non riconosco, per quanto il mio rapporto con Milano sia molto pių sanguigno ed endemico.
Io mi stanco ad andare in giro per Roma. Non ho riferimenti spaziali, logistici, non ho uno schema che vi si adatti. Non ci capisco un cazzo (pardon), io, di Roma. Ci cammino perfino male e quasi mi prendo una storta.

L'hotel Grand Beverly Hills è esattamente la rappresentazione di Roma proiettata dal mio transfer. E' un hotel pių o meno in centro, meno in centro di quanto lo spaccino loro, comunque. Fra l'altro, io abitavo qui vicino al tempo della mia permanenza a Roma.
Quattro stelle, prezzo di listino per una camera singola: trecento euro. Trecento euro, quasi cinquecento dollari al cambio odierno, capite? Ma quale mai accidenti di hotel quattro stelle quasi in centro, in qualunque capitale al mondo, propone a listino camere singole base al prezzo di cinquecento dollari a notte? A Time Square, forse. Forse. Solo che lo standard è un pochetto diverso, perché le camere singole del Grand Beverly Hills sono davvero in uno stato ridicolo rispetto al rapporto stelle/prezzo. Vogliamo solo parlare della doccetta stretta stretta con scarico intasato, getto triste triste, tendina di plastica sporca, dentro a un bagno di un metro per un metro? O del tragico buffet che, per chi segue da un po' di tempo le trasferte del titolare qui, nemmeno quello dell'Arlux di Arlon?
Ma come fai a mettere l'accesso ad Internet in camera a 22 euro/giorno? Ventidue euro! Pių di quello che io pago per l'abbonamento mensile flat alla banda larga in wifi! Ma quale imbecille paga mai un prezzo del genere per connettersi da una camera d'albergo quando, se sono un turista, ancorché giapponese o americano, mi basta piuttosto uscire, fare due metri e pescare un Internet point? Quando è ovvio che se sono un un businessman in viaggio d'affari 99 su 100 ho il mio portatile con la connessione integrata che a) mi paga l'azienda e/o b) sicuramente mi costa infinitamente meno? Ma come ti viene in mente di proporre i canali satellitari a pagamento e la connessione Internet a 22 euro al giorno, nel 2008, in un albergo a quattro stelle in quasi centro a Roma? In un albergo, poi, che nemmeno è in grado di offrirti un bagno decente, una colazione come dio comanda, uno qualunque dei mille servizi che qualunque albergo di livello simile, in una qualunque capitale al mondo, ti viene messo a disposizione gratuitamente o al massimo con un piccolo supplemento?
Mi viene la curiosità di prenotarmi una camera in un qualunque hotel quattro stelle del quasi centro di Milano e fare un raffronto.

E infine: ma com'è che in centro a Roma - Roma caput mundi - il segnale UMTS va e viene e comunque non è mai al di sopra delle due tacche?

Rivoglio Warszawa. A me Roma mette tristezza. Risalgo sull'aereo e il transfer lentamente mi abbandona. Atterro a Milano e Milano mi fa di nuovo schifo. Come ieri. Tutto rientra nei parametri noti.
22.54 del 19 Marzo 2008 | Commenti (1) 
 
17 Io sto con l'ippototamo (*)
MAR Segnalazioni, Cina e non solo, Prima pagina
Vero, verissimo, sacrosanto. Epperò rimane un ragionamento osceno, sostenuto con il bicarbonato.

Prova a digerirlo con questo.

(*) E' una cosa mia, lasciate perdere.
21.38 del 17 Marzo 2008 | Commenti (4) 
 
16 The mankind you and i belong to
MAR Prima pagina, Cina e non solo
Dichiarazione del CIO
23.12 del 16 Marzo 2008 | Commenti (0) 
 
14 Om mani padme hum
MAR Prima pagina, Cina e non solo
Sera, Drepung, lo Jokhang, il mercato del Barkhor, ed anche Ganden. Ho ancora la sabbia del selciato di tutti quei luoghi incrostata nella suola Vibram dei miei scarponi, posso ancora sentire l'odore di burro di yak che impregna ovunque quell'aria sottile, mi martellano ancora in testa le cantilene dei monaci nei monasteri, sento addosso sulla pelle la polvere in sospensione, e il gusto del Lassi fresco al tramonto dopo una giornata di acclimatamento e caldo e polmoni in affanno in alta quota.

E mi piange il cuore.

E' là che vorrei essere. Anche ora. Da allora.
14.07 del 14 Marzo 2008 | Commenti (0) 
 
11 Caro amico creditore...
MAR Prima pagina, Cina e non solo
Francamente, non riesco a capire dove sia lo scandalo. Tutto sommato stiamo sempre parlando del paese al quale dobbiamo Guantanamo, Abu Ghraib, Abu Omar e che ha inventato Saddam, Osama, Pinochet, salvo poi indignarsi al momento opportuno, naturalmente.
Cos'è adesso 'sta storia dei diritti umani?

E poi in Ghana stiamo migliorando: ecco, io vorrei porre l'accento su questo. Sempre a parlar male della Cina, eddai.
22.35 del 11 Marzo 2008 | Commenti (2) 
 
06 Nove euro e cinquanta
MAR Lavori in corso
Ci sarebbe quasi da riderci su. O anche no. Non mi è ben chiaro ancora oggi.

(Qui il riassunto delle puntate precedenti, nel caso)
00.23 del 06 Marzo 2008 | Commenti (1) 
 
06 Spoiler
MAR Coffee break
Io i flashforward della quarta stagione non li sopporto già pių.

Update 7/3/08: la quinta puntata è galattica. Forse la migliore di tutte e quattro le stagioni passate su quella stramaledetta isola.
00.21 del 06 Marzo 2008 | Commenti (0) 
 
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