Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


29 Vo2 max = 51. "Very good"!
APR Running
There’s a big
a big hard sun
beating on the big people
in the big hard world
.

Yeap!

P.S. IMC a 24,7.
23.02 del 29 Aprile 2008 | Commenti (0) 
 
23 Barolo chinato a parte, naturalmente
APR Running
Sempre a proposito, un altro post noiosissimo su alcuni effetti a làtere. Si parla di nuovo di numeri, dati, tabelle, ma ormai lo sapete che sono intrippato con 'sta storia, non se ne esce. Dunque, mi autocito: andate avanti solo se siete morbosamente curiosi, o moralmente solidali, o prossimi alla demenza senile come il sottoscritto e avete analoghe e patetiche ambizioni visionarie di ringiovanimento. Insomma, se vi interessa conoscere i dettagli di questa disperata autoterapia per overquarantenni sedentari, che si mettono all'improvviso in testa di salire davvero un ottomila, o gių di lì.

Il peso continua a scendere, pochissimo per volta, ma costantemente: ormai sono quasi prossimo ai settantanove punto zero, quattro chili circa persi in due mesi e mezzo. Idem la massa grassa, che è scesa al 20%, un paio di punti in meno del dato di partenza. Sotto i venti, stando alle tabelle, potrò dire di essere finalmente entrato in uno stato di forma minimo accettabile per uno della mia età, nelle mie condizioni. Finalmente un traguardo interessante che, per la cronaca, si traduce anche in un secco buco in meno sulla cintura, o in una taglia in meno. Il fenomeno è evidentissimo e la cosa curiosa è che non riguarda solo i pantaloni: all'improvviso sto recuperando una taglia anche nelle camicie. Insomma, il collo 40 non mi soffoca pių :-)
A ben vedere, comunque, i pantaloni larghi sono una bella rottura.

Detto poi che in definitiva il dolore al tendine va e viene - mi sembra di capire che dipenda un po' dalle giornate, un po' dalla mia progressiva attitudine a controllare il modo in cui corro - da un paio di settimane in qua sono invece ricomparsi sintomi giovanili di affaticamento dei quali manco ricordavo l'esistenza. Tipo dolore alla milza, per intenderci. Appena appena, per carità: compare dopo una ventina di minuti e altrettanto rapidamente se ne va. Ho deciso che è un buon segno: significa che in qualche modo il fisico sta iniziando a rispondere con gli stessi segnali di una volta.
Ho anche osservato che sia le pulsazioni massime, sia la frequenza media, stanno aumentando. Uhm... io credevo dovessero scendere. Due mesi fa in condizioni di affaticamento arrivavo al massimo a 177-178, adesso arrivo a picchi di 181. Eppure mi sento molto meglio e recupero molto pių rapidamente. Devo approfondire la questione. Il test sotto sforzo che ho fatto un mese fa ha peraltro dato esito molto buono: posso forse dedurre anche in questo caso che l'aumento della frequenza massima sia un buon segno? In altre parole: significa che il cuore si sta abituando a sopportare di pių? Mah.

Controllo un po' di pių le mie (storiche) pessime abitudini alimentari. Ad esempio per anni, e fino a un paio di mesi fa, ho bevuto quasi sempre solo birra, sia a pranzo che a cena: adesso a pranzo bevo sempre acqua, a cena prendo spesso vino ma qualche volta anche acqua. Questa sera, per dire, niente vino ed un intero litro d'acqua: magari a voi sembra un fatto del tutto naturale, per me è un fenomeno paranormale. Sta di fatto che l'acqua sta entrando nella mia "dieta" (mi vergogno a chiamarla così... ) e dovete considerare che fino ad oggi l'unico utilizzo che mi fosse noto era per lavarmi. Ho addirittura preso l'abitudine di tenermi una bottiglia d'acqua in macchina: interpreto questo fatto come un evidente sintomo di psicosenilità precoce.
Altro fatto: ho quasi del tutto eliminato le bibite gassate, anche se al mio amato Cocone da frigo ancora non rinuncio. Eccheccazzo, non fumo pių, quasi non mi taglio pių una fetta di salame, fra un po' non bevo nemmeno pių: almeno la Coca Cola, che diamine!

Un altro effetto curioso è il tipo di fame che sviluppo dopo le mie sessioni di corsa. Partite dal presupposto che d'abitudine, io, a parte un amore patologico per ogni genere di frutta, sono solito infarcirmi di carboidrati tutti, di fritti di ogni genere, di salumi e di formaggi. Non sono un gran carnivoro, o meglio: il concetto di carne per me si sublima nell'hamburger, al massimo al massimo nella milanese impanata. Meglio se c'è solo l'impanatura e la milanese dentro chissenefrega. Il pesce potendo lo evito, a meno che non si tratti di fritto misto o di strafogarsi di cozze al vino bianco. La carne rossa sta al vostro titolare qui come il cibo per gatti a Gualtiero Marchesi: potessi, introdurrei una legge per l'obbligo della carbonizzazione sulla griglia di ogni genere di carne.
Capite dunque bene il tipo che state leggendo.
Ecco. Ad esempio, oggi, dopo i miei sesssanta minuti di corsa in piena ora di cena, digiuno dall'una del pomeriggio, mi sono presentato al ristorante dell'hotel con un unico desiderio in testa: un litro d'acqua, un'insalata, due uova. Pensandoci attentamente, avrei addirittura potuto ordinare un carpaccio, che nel mio caso è quasi come bestemmiare. Dirò di pių: quasi ero tentato dall'orata alla griglia!

E' possibile che io abbia allucinazioni sensoriali ed olfattive, e percezione distorta delle mie volontà, prima di schiattare? O saranno piuttosto quelle pastigliette rosse di lsd?
23.53 del 23 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
23 Sessanta minuti
APR The summit quest, Running
In quattro serie da 15', intervallate dai soliti 3' di pausa: un bel livello 6 aumentato del 33%. Quasi nove chilometri. Meno di tre mesi dall'inizio di questa avventura.
In altre parole: dito medio al tendine ed applausi all'indomabile titolare, che me li merito :-)

P.S. Macché 8000: io mi iscrivo alla Marathon des sable...
23.23 del 23 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
21 Neurodisturbi d'alta quota
APR Prima pagina, Cina e non solo, Alta quota
La questione è ormai talmente surreale che l'unica spiegazione possibile è che questo pianeta sia sotto l'influsso di una nube cosmica di lsd.

Solo, mi chiedo: ma allora non dovremmo essere tutti vestiti a fiori?
10.53 del 21 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
18 Pioggia
APR Running
Corro sotto il diluvio, di sera, lascio che la pioggia mi scivoli addosso, evito le pozzanghere ma anche no, seguo l'asfalto bagnato che riflette la luce dei lampioni e dei fari delle automobili, nessuno che attraversi la mia linea ideale di corsa, Richard Ashcroft mi accompagna in cuffia, il fiato condensa nell'aria fradicia, non sono stanco, il tendine si fa sentire sulla salita che porta verso corso Torino, rallento un po', guardo l'orologio, proseguo, l'acqua rimbalza contro la mia giacca impermeabile, le scarpette sono bagnate ma non mi danno fastidio. Poi, più avanti, mi devo fermare perché il ginocchio inizia a farmi male.
Rimango lì fermo, sotto al diluvio. 3x17', cinquantuno minuti in totale.

E' così liberatoria, questa corsa sotto la pioggia. Peccato doverla interrompere.
00.10 del 18 Aprile 2008 | Commenti (0) 
 
18 Red smoke
APR Iniziative ed eventi, Segnalazioni
La foto del Cervino e della Dent Blanche che è stata adottata come simbolo del progetto "The sad smoky mountains" di Alberto Peruffo e che sta facendo il giro di un po' tutto il mondo, per la cronaca, è del sottoscritto ed è stata ovviamente concessa a titolo gratuito (insieme ad alcune altre).
Confesso di sentirmi un po' onorato per essere stato chiamato e poter così dare il mio piccolo contributo alla causa.

Non è nemmeno escluso che partecipi in prima persona alla manifestazione, aggregandomi magari alle cordate che saliranno in cima al Breithorn. Il fiato e la forma ci sarebbero e non sarebbe nemmeno male per il mio allenamento. Si vedrà.
00.07 del 18 Aprile 2008 | Commenti (0) 
 
14 Testa fra le nuvole
APR Mumble mumble
Fra l'altro, adesso che ci penso, comunque vada direi che posso dare l'addio alle mie trecentomila miglia ancora non spese.

Intendo, anche se me le spendessi ora non cambierebbe nulla, a meno di non partire immediatamente per le Fiji.
18.10 del 14 Aprile 2008 | Commenti (3) 
 
12 Di nuovo in pista
APR The summit quest, Running
Che andare in piscina, fondamentalmente, mi faccia schifo è qui noto e se ne è parlato all'inizio di questa avventura. Tuttavia in questi mesi sono riuscito a ritagliarmi un po' di motivazione e spazio per spendere almeno un'oretta alla settimana in vasca, con una certa costanza. Il sabato in ora di pranzo è di solito la mia ora, per un motivo molto semplice: regna quasi il deserto fra spogliatoi, docce e corsie. Così mi calo in acqua e infilo vasche, alternando stile libero e dorso solo di gambe, come mi ha insegnato Serena passando di qua, se non sbaglio. Se me la prendo con calma, una settantina di tornate le concateno facili.
Man mano che passano le settimane il fiato si allunga sempre di pių e ho imparato il mio ritmo, come quando vado in montagna. Mi isolo, mi rilasso, penso ai fatti miei e intanto nuoto avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, possibilmente senza soste, cercando di non perdere il conto delle vasche.

Poi, martedì sera, ho voluto provare l'esperienza yuppie, tipo quello che esce dall'ufficio presto (leggi: alle sette), si carica la sacca in macchina e va in piscina (dato il modello yuppie, potete applicare lo schema anche alla palestra, al tennis, allo squash, a quello che pių vi aggrada): in fondo lavoro in Corso Como a Milano adesso, ho un filo di abbronzatura dovuto alle uscite in montagna e mi mimetizzo bene fra i lampadati dell'aperitivo. Insomma, come si dice, ci sto dentro, no? Così mi sono presentato in piscina alle sette e mezzo di giorno feriale. E ho visto cose.

Ho visto orde di pettorali scolpiti e abbronzati che si presentano in branco a bordo vasca trascinandosi appresso la sacca sponsorizzata, mutanti dagli occhialini a specchio e accappatoio rigorosamente nero che fanno riscaldamento prima di tuffarsi come dovessero prepararsi per la finale olimpica dei cento stile missile, uomini-pesce molto committed, molto fighi, molto yeah, e molto seri seri, qualcuno addirittura che appoggia di fianco al blocco di partenza della corsia che ha scelto, a lato delle ciabatte d'ordinanza, una misteriosa bottiglietta di liquido isotonico giallastro. Umanoidi che fissano con lo scotch a bordo vasca la propria tabella di marcia scarabocchiata su un foglio a quadretti, che indossano pesanti orologi subacquei, che nel tempo in cui io faccio due vasche d'ordinanza a stile libero un-respiro-ogni-quattro-bracciate loro ne fanno quattro interamente sott'acqua, due a delfino spappolandoti la clavicola mentre ti sorpassano, otto a stile senza respirare, capriolando come da copione ad ogni fondo vasca.
E ho capito di non potercela fare.

Sono rimasto seduto sulle gradinate per una buona oretta con il mio zainetto fra le gambe, a fissare le corsie piene di fotocopie di me stesso - ed anzi no, perché io quei pettorali mica ce li ho, né la fiaschetta isotonica e gli occhialini a specchio - acqua che ribolliva, fino ad otto pesci sapiens per corsia, un carnaio di braccia, gambe, gomitate nei denti, isolate pancette a disagio ed anche no, in perfetta armonia con tutto il resto, tette e cosce agonistiche fasciate da improbabili costumini sexy-sportivi mescolate a chili di cellulite scafandrati da palombaro, impiegati, megadirettori, segretarie e stagisti, tutti a picchiarsi per il proprio centimetro di girovita, e mi sono depresso. Ma depresso di brutto, eh?
Poi, piano piano, verso le nove, le corsie hanno iniziato a svuotarsi. Un po' titubante mi sono avviato verso gli spogliatoi cercando di passare inosservato, quasi invisibile. Il tempo di cambiarmi ed entrare in vasca, ad acque ormai calme, con poca voglia e un po' di malinconia.
Finché, solo quindici minuti dopo, alla mia tornata numero venti, un tipo si è tuffato dal blocco di partenza sfiorando il mio cranio di pochi millimetri: sono emerso, ho fissato un energumeno con maglietta verde e fischietto a bordo vasca e gli ho chiesto scusi, ma non è libera questa corsia? No guardi, a quest'ora c'è solo la vasca piccola, dall'altra parte.

E allora sono uscito, tra me e me ho mandato a fare in culo l'universo globale tutto del fitness, mi sono fatto una doccia calda e me ne sono andato a prendermi un trancio di pizza freddo. Mai pių (di sera, si intende).

Piuttosto: ho ripreso a correre, ebbene sì. In altre parole, ho deciso di provare a fregarmene un po' del male al tendine. Poiché a riposo sto benissimo e non ho alcun problema, poiché non mi fa alcun male né a sciare né a nuotare, è evidente che è solo una questione di carico e di tipo movimento.
Così lunedì sera sono uscito e ho iniziato piano piano, corsetta proprio blanda, facendo molta attenzione a come appoggio il piede destro, cercando quasi di volarci sopra e scaricando tutto il lavoro sul sinistro, e puntando a serie da 12', intervallate dalle solite pause di 3'. In altre parole, ho iniziato a raddoppiare il carico del mio livello 4, saltando a piè pari il livello 5. Il fiato ci sarebbe, quindi tanto vale provare. Ho chiuso con due serie da 12', una da 10' interrotta perché iniziava a farmi male il tendine, ed altre due brevi da 4', un po' tirate, sempre intervallate dai tre minuti di sosta, che a quanto pare sono anche sufficienti per far rientrare immediatamente l'inizio di dolore appena si manifesta. Insomma, fra una cosa e l'altra ho tirato la mia consueta oretta correndo per 42', esattamente tanto quanto previsto dal mio precedente livello 4. Ho festeggiato con un'altra pizza al trancio.
Forte di questa iniezione di ottimismo e del successo del mio metodo curativo-me-ne-frego sperimentale, ieri ci ho riprovato: 4 serie complete da 12', 48' minuti complessivi, il massimo a cui sia arrivato fino ad oggi. Fiato ne avevo ancora un po', ma proprio verso la fine della quarta serie il tendine si è fatto sentire per bene e mi sono dunque fermato. Oggi nessun effetto collaterale, nemmeno a salire e scendere le scale.

Fra un paio di giorni ci riprovo: se funziona ancora, per fine mese conto di essere a 4x15', o 5x12'. Comunque a correre per un'ora. E sarebbe già un primo piccolo, importante, passo.
00.49 del 12 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
12 Ho visto cose
APR Fotoblog
00.47 del 12 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
06 Freddo, nebbia e neve
APR Viaggi verticali, The summit quest
Il Piz Palų si alza di fianco al Bernina, sulla cresta spartiacque che divide l'Engadina dalla Valtellina. Sfiora i quattromila metri di quota ed è un'ascensione classica delle Alpi Centrali. L'avevo già salito dieci anni fa tondi tondi, verso la fine dell'inverno, e la ricordo come una delle giornate pių fredde che mi sia mai capitato di affrontare nella mia esperienza alpinistica.
Partiti con un sole bellissimo, Bruno ed io venimmo colti quasi in vetta dal brutto tempo. Io mi fermai sulla cima del Palų Orientale, a quasi 3.900 metri, completamente congelato e in balìa di un vento bestiale. Bruno proseguì per qualche centinaio di metri lungo una sottilissima cresta quasi orizzontale fino alla vetta Centrale, a quota 3.905. I duemila e passa metri di discesa in neve polverosa lungo il ghiacciaio del Morteratsch, comunque, ci ripagarono alla grande di tutto il freddo che avevamo mangiato.

Così, dieci anni dopo, ho deciso di tornare sul Palų, sia per iniziare a salire un po' pių in alto in vista degli obiettivi estivi, sia per effettuare la prima uscita con Massimo, nuovo socio di cordata dalla lunga esperienza e carriera alpinistica, che all'attivo vanta anche qualche spedizione extraeuropea e che sul Palų non era mai stato.
Massimo, per inciso, ha un ruolo da protagonista in questo mio ritorno all'alta quota e, soprattutto, nella vicenda del mio summit quest. In altre parole, se questa ripresa dell'attività dovesse pių avanti concretizzarsi davvero in qualche risultato apprezzabile, la leva decisiva la dovrei in buona parte a lui.
Insomma, questa nuova cordata aveva ben da essere finalmente messa alla prova. Così, sveglia alle 4.50 (sob) e via a prendere la prima funivia del Diavolezza, dalle parti del Bernina Pass. In teoria, previsioni del tempo pių che discrete, almeno fino al pomeriggio.

Situazione meteo alla partenza della funivia, quota duemila, ore 8.30: cielo coperto e temperatura a -7º. Situazione a quota tremila: uno schifo. Visibilità pessima, vento e fiocchi di neve. Come potete intuire, non siamo andati molto lontani: abbiamo giusto risalito la prima seraccata (peraltro molto pių aperta di come la ricordavo), ma poi, perlomeno io, non sono andato oltre i 3.300 metri. Non distinguevo pių nemmeno la mia traccia in mezzo ai crepacci, avevo freddo, e le condizioni erano davvero poco invitanti. Il mio forte socio ha provato a proseguire per altri cento o duecento metri, prima di girare gli sci a valle e arrendersi a sua volta.
Comunque millecinquecento metri di discesa lungo il ghiacciaio, con una neve a tratti stupenda, gių fino alla stazione ferroviaria del Morteratsch, non ce li ha tolti nessuno.

Niente quarta cima di stagione, dunque, ma giornata piena in ogni caso. Soprattutto, nessun problema con il ginocchio, che evidentemente soffre proprio solo la corsa. Resta il punto: se non posso andare a correre, come accidenti mi alleno?

Partenza per il Palų: il meteo non promette nulla di buono
Massimo alle prese con la prima seraccata
Il titolare qui, in mezzo al ghiacciaio del Morteratsch
13.46 del 06 Aprile 2008 | Commenti (0) 
 
Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo