Orizzontintorno Carlo Paschetto
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06 Winter solo, anzi no
MAG Viaggi verticali, The summit quest
Se ben ricordo, la mia prima volta in cima alla Grigna è del 1982. Avevo diciassette anni e salii con un amico dalla mitica ed inesorabile via di Mandello, una mazzata di quelle che giusto a quell'età puoi permetterti: sono più o meno duemila metri di dislivello, su per canaloni, pietraie e ghiaioni, fino alle catene terminali che conducono in vetta. Roba che poi ti devi fare di olio canforato per una settimana prima di riuscire a camminare nuovamente come un cristiano normale.
Da allora ho un po' perso il conto delle volte che sono risalito, credo ormai per tutte le vie possibili. L'ultima volta, ad occhio, sette od otto anni fa. Se non sbaglio l'ho già scritto da queste parti: la Grigna è casa mia, qui è il mio piccolo paradiso ed il mio Himalaya privato, ne conosco (quasi) ogni angolo. Però la via classica invernale, la diretta per il paretone est, no, per un motivo o per l'altro non l'avevo ancora salita.

Fino a sabato. Sveglia alle cinque: si preannuncia una giornata bellissima, dalle finestre di casa la grande parete orientale completamente innevata della Grigna Settentrionale è già illuminata sull'orizzonte e si sta tingendo di rosa. Alle sette e trenta sono all'attacco, pronto a misurarmi con i milleseicento metri di dislivello che mi separano dalla vetta e a verificare finalmente, e un po' seriamente, il mio stato di forma: sono anni che non oso nemmeno provare a spararmi un dislivello del genere.

Sono da solo oggi e nonostante la Grigna sia di solito affollata in qualunque stagione come la spiaggia di Rimini ad agosto, soprattutto lungo le vie normali di salita, sarà perché è sabato, sarà perché c'è il ponte del primo maggio, ma i primi ottocento metri me li faccio davvero in solitudine quasi assoluta, a parte un paio di persone che stanno salendo una mezz'ora avanti a me. E, per una volta, questa salita solitaria me la godo proprio tutta: completamente libero, in silenzio, al mio passo, che procede più spedito di quanto sperassi.
Alle otto e trenta sono già al Pialeral: seicento metri in un'ora, un record per me. Una breve pausa, più che altro per bere un sorso d'acqua e per togliermi di dosso lo wind-stopper prima di iniziare a liquefarmi, ché inizia già a fare un caldo boia. Si può quasi salire in maglietta, nonostante i millequattrocento metri di quota di prima mattina. Poi riparto, altri quattrocento metri a ritmo più tranquillo ed alle nove e trenta, due ore dopo la partenza, ne ho già mille di dislivello sotto di me.

Sono adesso a milleottocento metri di altitudine ed inizia la neve. Perché il bello della faccenda è che quest'anno la via invernale è ancora carica, ma proprio carica di neve come fossimo a febbraio, e le famose cornici della cresta sommitale sono ancora lassù in alto in bella evidenza che mi aspettano.
Dunque crema solare, ché adesso picchia forte, ramponi, bastoncini da sci, e di nuovo in moto. Voglio forzare l'andatura, anche perché ora inizia la parte tosta: altri quattrocento metri di dislivello dritti in piedi, su per la parete di neve molle, in pieno sole. Una specie di fornace che ti cuoce a fuoco lento, e infatti impiego quasi un'ora e mezza ed un paio di litri di provvidenziale integratore salino per riuscire a sfangarla. Sbucato sulla cresta sommitale, il panorama finalmente si apre ed è bellissimo: le cornici di neve che orlano tutta la sinuosa cresta nordest fino alla cima sono belle come avevo visto mille volte nelle fotografie.
Altra breve sosta, qualche foto. Do fondo alla mia scorta di liquidi: praticamente bevo e sudo quello che mi sono bevuto in tempo reale. Infine ancora venti minuti, e sono in vetta.

Non c'è un alito di vento, l'aria è immobile. Sono le 11.50: c'è un po' di foschia ora, e il cielo è appena velato, ma l'orizzonte è perfettamente circolare attorno a me ed io sto bene. Sono felice quassù. Stanco, ma non esaurito. Contento di me stesso, perché adesso vedo finalmente i risultati di questi tre mesi di allenamento. Soddisfatto di questa salita compiuta da solo con me stesso, di questa lunga cornice terminale che ho seguito in completa solitudine affacciandomi di tanto in tanto sul vuoto sottostante, di questa confidenza che piano piano sto ritrovando: due salite solitarie in questa stagione, la voglia ritrovata, il mio cielo.

Quassù sono finalmente tornato a casa.

Sulla parete est della Grigna Settentrionale
La cresta sommitale
La cima della Grigna Settentrionale dalla cresta nordest
Il titolare qui, verso la cima
In vetta
La Grignetta dalla cima della Grigna Settentrionale
01.28 del 06 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
05 Direct marketing
MAG The summit quest
Nel frattempo, stando alle statistiche di accesso, inizia ad approdare fra queste pagine gente che cerca su Google "iniziare a correre a quarant'anni".

Vedi, lo dicevo io.
14.03 del 05 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
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