Orizzontintorno Carlo Paschetto
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22 Dodici pezzi di me
LUG Viaggi fra le note
Premessa: questo è un post farcito di link solo per esigenze di contestualizzazione e per coloro che non conoscono la storia pregressa. L'unico link che conta lo trovate in fondo.

In teoria sto montando da mesi un film sulla mia lunga permanenza a Warszawa altrove qua dentro raccontata, una specie di corto girato interamente con il telefonino. Un esperimento al quale mi sono appassionato e che prima o poi, abbiate fede, vedrà la luce. Il punto, al solito, è soprattutto montare la colonna sonora.
Quando preparai la proiezione per le conferenze su Asia Overland 2002 la scelta della musica da abbinare e la sincronizzazione con le immagini furono un'attività snervante che per settimane mi portò via interminabili nottate a navigare fra il migliaio di album che circola per casa, per selezionare e mixare quella ventina di brani che, alla fine, ormai associo irrimediabilmente a quel viaggio.

Fra queste pagine ho raccontato spesso della musica che ha accompagnato i miei mesi in Polonia: Warszawa, ancora oggi, è per me una lunga playlist di immagini e canzoni che mi hanno spesso isolato dai rumori esterni e dalle quali mi sono fatto trasportare nelle mie scorribande per la città, di taxi in taxi, di autobus in autobus, a piedi di notte sotto una fitta nevicata mentre camminavo verso Elektoralna, o perso con lo sguardo all'ins verso il cielo illuminato dai grattacieli nei dintorni di Sienna, o nell'alba livida e fredda uscendo di casa in Chmielna per avviarmi verso l'ufficio.

C'erano spesso con me i Pearl Jam, che in qualche modo mi erano stati inconsapevolmente insegnati da Emanuela, che mi legavano a casa e che adesso che a casa sono mi legano definitivamente a Warszawa; c'era Sinead O'Connor e c'era Billy Joel, perché Warszawa era la mia New York; c'è stato Tom Waits per settimane e settimane ad ossessionarmi, perché Warszawa è blues, stramaledettamente blues, e c'erano i Blind Boys of Alabama che erano struggenti tanto quanto può esserlo rientrare una notte d'inverno all'Harenda; c'era il primo Bennato acido degli anni '70, perché Warszawa può essere come Napoli se ci fai caso; epperò, per qualche insondabile e personale esperienza sensoriale, c'era la Bologna di un Lucio Dalla d'annata ed anche Via Paolo Fabbri di Guccini, che ricordo spinse Mauro a lasciare un commento perplesso al post. Eppure, io uscivo da Chmielna, aprivo il portone, l'aria fredda mi colpiva in faccia ed accendevo Guccini.

Non sono mai stato in Via Paolo Fabbri, probabilmente non c'è via al mondo che possa essere pi diversa da Paolo Fabbri a Bologna di Chmielna a Warszawa, e del resto io Bologna la conosco pochissimo e sempre di passaggio, ma sai mai alle volte, e vattelo poi a spiegare il perché della pelle e delle sensazioni.

Ci vorrà tempo per mettere tutto questo nel mio film e, inevitabilmente, dovrò tagliare, e selezionare, e scegliere, e rinunciare. Intanto, per darvi un assaggio qui, ho dovuto selezionare selvaggiamente. E non è stato affatto facile.
Così. Magari, in attesa del film, chiudete gli occhi e vedete una incredibile nevicata riempire il cielo notturno silenzioso di Warszawa. O l'alba livida di Chmielna.

P.S. Visto che ho aperto un account, sappiate che ci sono anche i feed rss (il che mi fa anche supporre che chi passerà di qui fra qualche settimana e seguisse il link potrebbe trovarci una playlist completamente diversa e non capire cosa diavolo c'entri con questo post...)
01.00 del 22 Luglio 2008 | Commenti (0) 
 
19 Settantasette punto sei, fra l'altro
LUG The summit quest
Poi uno finisce anche per essere superstizioso. Ad esempio, domani mattina dovevo partire per il Bernina. E' la terza volta in un mese che ho lo zaino pronto per il Bernina ed anzi, a dirla tutta, non l'ho mai disfatto sin dalla prima partenza a vuoto. E' lì pronto, con appesi il casco, la macchina fotografica e la piccozza, gli scarponi già in macchina, e per la terza volta, all'ultimo momento, non partirò. Naturalmente le previsioni del meteo sono da favola.

Negli ultimi due mesi, vuoi inizialmente per problemi meteorologici, vuoi poi per qualche imprevisto dell'ultima ora capitato di volta in volta ai miei soci di cordata, vuoi per qualche problema accaduto a me praticamente al momento di salire in macchina, tutti i miei programmi sono saltati a raffica. A parte la salita della Weissmies, che comunque a sua volta era stata rimandata un paio di volte nel giro di un mese, non sono più riuscito a combinare un tubo. Da maggio, nell'ordine, niente Palù, niente Dammastock, niente Bernina, niente traversata dei Lyskamm, niente Zumstein e, soprattutto, niente Monte Bianco, inizialmente programmato per il 5 luglio, ma poi inesorabilmente spostato di settimana in settimana: se via via saltano tutte le uscite di preparazione, salta inevitabilmente l'obiettivo finale.

Gira tutto stramaledettamente storto di questi tempi e le avverse vicende che ormai si accaniscono sul mio summit quest, al quale avevo dedicato tutti questi mesi di inutile preparazione, sono solo la punta dell'iceberg. Posso anche disfare quel cavolo di zaino nuovo, piantarla di andare a correre come un cretino alle otto di sera con trenta gradi e smetterla di sognare, anche perché a questo punto non è che abbia tutte queste giornate libere per recuperare il tempo sprecato fin qui.

Non è proprio aria di sogni, zero. Avrei dovuto capirlo da un pezzo.
19.52 del 19 Luglio 2008 | Commenti (2) 
 
17 Intervallo
LUG Diario
Quando il periodo è nero, è nero. Punto.
16.26 del 17 Luglio 2008 | Commenti (0) 
 
15 Zapping
LUG Segnalazioni, Viaggi fra le note
Una delle (poche) cose belle nelle quali mi è capitato di incocciare negli ultimi mesi è una cover dell'Albero di 30 piani di Adriano Celentano rifatta dai Baustelle al concerto del 1º maggio insieme ad Irene Grandi. Non me la sono pi tolta dalla testa e ho appena scoperto che (naturalmente) su YouTube c'è. Se non l'avete vista, è il momento di farlo.
15.05 del 15 Luglio 2008 | Commenti (0) 
 
05 Settantotto e uno
LUG The summit quest, Running
Questa sera avrei dunque dovuto essere ad affilare i ramponi sulla terrazza del Cosmique, e vabbè. In teoria il programma generale è stato solo ripianificato e del resto le previsioni per domani sono pessime. Il mio socio, poi, ha dovuto definitivamente dare forfait per il resto dell'estate e quindi addio nuova cordata prima ancora di vederla davvero in azione. Poi uno dice il destino. Ché evidentemente non basta la buona volontà e imporselo, di riprendere. La sfiga insegue, qualcosa che va storto continua ad esserci e francamente anche la mia motivazione se ne va pian piano a quel paese, com'è vero che nelle ultime tre settimane sono riuscito solo una volta a chiudere i miei dieci chilometri, peraltro con un tempo da latte alle ginocchia, vuoi per il caldo, vuoi per la stanchezza, vuoi per quel po' di solito male ai tendini, vuoi perché mi sto davvero iniziando a rompere. Non parliamo poi dell'andare in piscina, ché l'accappatoio è lì appeso a prender muffa e domenica scorsa, pur avendo fatto un mesto tentativo, ho lasciato immediatamente perdere quando ho visto la folla assediare la vasca manco fossimo in spiaggia a Rimini.

Perso dunque il socio, saltato il programma dell'anno, con la stagione che avanza inesorabilmente senza alcun progresso a parte la fiammata di fine giugno, ho deciso comunque di non arrendermi, e boia chi molla. Eccheccavolo, con tutto lo sbattimento che ci ho messo quest'inverno per allenarmi.
Ho quindi richiamato Mauro, che abbiamo conosciuto qui, e gli ho chiesto il suo capo della corda per tentare il tutto per tutto, almeno entro fine luglio. Continuare con una guida non sarà la stessa cosa, tanto pi se ripenso al fatto che l'obiettivo orginale di inizio anno era l'Elbrus con Massimo, ma pazienza, ormai l'importante è riprendere davvero, non buttar via tutto il lavoro fatto fin qui e chiudere almeno la partita con il Monte Bianco, una volta per tutte. Perlomeno provarci.
Mauro ha ovviamente accettato e abbiamo fatto un programma su tre uscite: altri due 4000 e poi, per la fine del mese, via sul Bianco come previsto. Resta però il fatto che sempre in balìa di Giove Pluvio ubriaco siamo.

Così, lo scorso weekend è saltato e amen. Rimandato. Saremmo dovuto ripartire domani, poi abbiamo spostato la partenza a lunedì, adesso le previsioni dicono martedì e mercoledì, ma non è che a me sia così facile cambiar programmi a seconda di come gli gira allo zio Eolo. Ché, come tutti gli esseri umani normali, avrei anche un lavoro, una famiglia, ed altre cosucce da fare, tipo. Lo zaino comunque è lì pronto, e stiamo a vedere.

Per combattere il crollo motivazionale, invece, e non demordere almeno dalle mie corse serali, mi sono rimesso a studiare a ho fatto una chiacchierata con qualche amico runner. Insomma, non ce n'è: per schiodarmi dai dieci chilometri in un'ora e briciole pare esista un solo modo, le ripetute.
Ora, dopo averle provate una volta, sono giunto alla conclusione che le ripetute siano contro la convenzione di Ginevra. Funzionano così: ti spari due minuti a rotta di collo seguiti da due minuti trotterellando per riprendere fiato, e vai avanti per dieci volte. Quaranta minuti complessivi, naturalmente senza fermarsi. Questa la teoria.

Sapete che sono cinque mesi da che ho iniziato a correre, ormai. Bene, questa la pratica al primo tentativo (e diciamo anche che faceva sì caldo, ma tutto sommato erano le otto di sera e c'era un bel venticello ad asciugare i ventotto gradi):

...soliti cinque minuti camminando per riscaldarsi (ahah, riscaldarsi, con 'sto clima!), poi pronti via, due minuti a rotta di collo, ehi ma quanto cazzo durano questi due minuti, aiuto, ho bisogno di una bombola, pulsazioni a centosettanta in men che non si dica, puff puff pant pant, ecco, per fortuna finiti, adesso due minuti trotterellando, quasi fermo va', puff puff, a momenti vomito, miii se è dura, ehi ma sono già passati i miei due minuti di calma, e vabbè, pronti via di nuovo, due minuti a rotta di collo, che già lo vedi che non è mica rotta di collo come quella di prima, gasp, aiut, puff puff, pant pant, miiii, ma quanto sono lunghi 'sti due minuti?, aiuto, vado in tachicardia, aaagh, finiti per fortuna, sì, vabbé, erano uno e cinquantanove, forse uno e cinquantotto, ma occhei, adesso due minuti di calma trotterellando, che quasi vomito per davvero, ma che è 'sta storia delle ripetute, questa è roba che ammazza, oddio sono già finiti i due minuti di calma, pronti via a rotta di collo, seee, se va bene sto andando alla metà della prima tornata, ma pi di così proprio non ce la faccio, mi gira la testa, adesso stramazzo al suolo, ma quanto accidenti manca?, ancora UN minuto?, diomio non ce la farò mai a finire la terza, pant pant, non respiro, non respiro, il cardio sta impazzendo e l'allarme suona che è un piacere, no no, mi fermo, non ce la faccio, svengo, stop, solo un minuto e mezzo, vabbé, mi fermo solo qualche secondo a riprendere fiato va bene?, lo so che dovrei trotterellare ma proprio non ce la faccio, devo assolutamente fermarmi o mi vien su anche la colazione di stamattina, ecco, sono già passati i due minuti di riposo e non ho nemmeno ripreso a muovermi, vabbè, facciamo due e mezzo occhei?, ecco, adesso provo a ripartire, pronti via di nuovo a rotta di collo, ehi ma stai a mala pena corricchiando come al solito, sì ma pi di così non ce la faccio, anzi, sto per svenire, devo rifermarmi, ma come?, sono passati solo cinquanta secondi, occhei facciamo almeno un minuto eh?, basta basta pietà, mi fermo, devo fermarmi, sob...

Ve la faccio breve. Dopo la terza ne ho inanellate altre quattro di un minuto scarso, scarsissimo, a ritmo vecchio cammello assetato, intervallate da tre minuti praticamente fermo in stato catatonico. Poi, dopo mezz'ora di 'sto Gòlgota, ho deciso di correre una quindicina di minuti blandi blandi, alla metà del mio solito ritmo, una cosa da cinque-sei chilometri l'ora per dire. giusto per non sentirmi una schifezza.
Alla fine di questa tragica uscita da quarantacinque minuti, metà dei quali passati fermo in mezzo a una strada ad annaspare e a cercar di non vomitare, sono tornato in camera, mi son fatto un doccia, mi sono aggregato a un gruppo di colleghi e sono finito in un agriturismo sulle colline del Barbaresco a chiudere la serata con salame fatto in casa affettato spesso quattro centimetri e calici di vino bianco ghiacciato.

Belle, eh, le ripetute. Magari la prossima settimana ci riprovo, va'.

[Comunque sono molto fiero di me: nuovo record a 78,1kg, ho stracciato anche i settantanove - mi sa anche grazie al caldo che fa sudare come bestie da soma. Due taglie in meno, quasi, cinque chili in cinque mesi. E massa grassa finalmente al 19%. Il salame casereccio ci sta, ci sta eccome.]
16.44 del 05 Luglio 2008 | Commenti (0) 
 


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