Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


30 Menorca/3
AGO Travel Log: Baleares
Si potesse nuclearizzare la pandemìa turistica (quasi) tutta - della quale, peraltro, noi stessi facciamo parte (datemi un po' di tempo e magari ne scriverò qualcosa in merito, ché questi giorni proprio non ne ho voglia, per quanto ci abbia provato eccome) - e trapiantarci una barriera corallina attorno, ecco, il luogo di per sé sarebbe anche assolutamente perfetto. E ve lo dice uno, lo sapete, che uomo di mare non è, che ha visto anche mari come questo e questo e questo, e che è pure arrivato fin qui assai prevenuto.
Così, per quel che posso, questa volta qualche angolino di mare ve lo faccio anche vedere, senza esagerare.

Del clima vi ho già detto: in linea, diciamo un nove pieno.

Urbanizzazione terroristica contenuta nel minimo sindacale e di certo, per quello che ricordo delle coste spagnole - dove non metto piede da vent'anni tondi - nulla al confronto di certi incubi lunghi decine di chilometri che ancora tormentano i miei ricordi del litorale continentale iberico.

Movida accuratamente evitabile nonostante sia pieno agosto, fors'anche inesistente, ma non vorrei esagerare e cadere nel surreale, ché il fatto che non la si sia incocciata non significa che non abbia attecchito anche qui. E del resto, dovessi affidarmi al (non) citato campionario umano coloniale, avrei ben di che tornare sulla terra(ferma), temo. Tornerò sull'argomento, datemi tempo.

Non so come siano le altre tre note isole del circondario, né credo mi interessi venirlo a scoprire in un'esistenza prossima. (Ri)parto con un inatteso senso di meraviglia e di piacevole scoperta, non vorrei turbare in futuro il ricordo di un luogo afferrato per caso, consiglio e scommessa, che è stato capace, per una volta devo ammetterlo, di sorprendermi.

[Non completamente, eh? Certi luoghi comuni che ho messo in valigia rimangono confermati anche fin troppo, ma è roba social-umanistica, non ambientale]

Arenal d'en Castell
Mahon
Cap de Cavalleria
Faro di Cap de Cavalleria
Cavalleria, le spiagge rosse
Sant Lluis
Alcalfar
La baia di Es Grau
Es Grau
16.25 del 30 Agosto 2008 | Commenti (1) 
 
25 Menorca/2
AGO Travel Log: Baleares
Il nostro campo base è piazzato ad Arenal d'en Castell, una bella baietta con acqua trasparente tipo vasca da bagno, sabbia finissima bianca con intrusioni rossastre, inevitabile minimo sindacale agostano di fila d'ombrelloni, personaggi evitabili e dunque da evitare, barca d'ordinanza ancorata al largo, vita animale autoctona prossima allo zero assoluto: per dire, di sera intorno ai lampioni non vola un accidente di niente, il che a pensarci è un po' inquietante.

Poco da dire di questo scoglio delle Baleari buttato qua in mezzo al Mediterraneo occidentale. A dirvi la verità, l'acqua è molto bella, ma tutte le isole mediterranee, alla lunga, a me appaiono più o meno uguali. Colonie di inglesi ed italiani charter, pochissimi germanici, spagnoli a piacere. Negozi di souvenir. Sassi in bilico, dolmen e menir, che un po' di preistoria, nel mare nostrum, non si nega mai. Curiosamente qua ce n'è distribuita con sorprendente abbondanza, ma ecco, non la definirei astonishing, come mi è capitato di leggere.

Null'altro. Né, del resto, altro prevede il programma, che non sia andare a caccia di qualche ulteriore spiaggia passegginabile, attività non banalissima, poiché le vere perle, qui come altrove, si raggiungono solo in barca o scarpinando nella giungla. Il che, passeggino a parte, con un cane gonfiabile, una palla di un metro di raggio, rete di secchielli, palette, formine, ecc, borsone asciugamani, bottiglie d'acqua e un'intera logistica da spedizione all'isola dei famosi, ecco, non è proprio una faccenda affrontabile in gaia leggerezza.

Brezza costante, clima secco assai, temperatura fissa a ventotto, cielo limpido a oltranza. Mi farò un calippo alla cola, va'.

Arenal d'en Castell
Alaior
Torralba d'en Salord
Talati de Dalt
Fornells
15.26 del 25 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
22 Menorca/1
AGO Travel Log: Baleares
Per quanto mi riguarda, territorio numero 100 sul mio personale tabellino, almeno secondo la classifica del World Travellers' Century Club. Di per sé, già un motivo sufficiente. Poi, battesimo del volo per Carola. Leonardo ormai è bello scafato: fatti due conti, è il suo undicesimo paese e il volo numero nove. A quattro anni e mezzo è un discreto score da piccolo globetrotter. A me i numeri (e le bandierine) piacciono, si sa.

Magari voi pensate che alle Baleari - Menorca, nella fattispecie - uno si metta a fotografare il mare, che per inciso non è male. E invece no. Vabbè, uno scorcio da lontano.

Mahon, o Maò che dir si voglia
Chiesa di Santa Maria, Mahon
Stazione degli autobus, Mahon
Panorama dalla cima del Monte Toro
Santuario del Monte Toro
Ciutadella
Cattedrale di Menorca, Ciutadella
A zonzo per Ciutadella
01.20 del 22 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
20 By the way
AGO Travel Log: Baleares, Prima pagina
No, così, per dire. E' che per caso siamo dalle parti di Menorca e ci ha depositato qui tre giorni fa, combinazione, proprio un MD82 della Spanair.
Così, giusto per avvisare.
22.06 del 20 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
14 Ci divento matto
AGO Mumble mumble
Perché? Vi prego, devo assolutamente sapere il perché. Perché diavolo da quanto esiste Orizzontintorno - e parliamo ormai di cinque anni - la seconda chiave di ricerca pi gettonata con la quale la gente atterra fra queste pagine, dopo "sexy shop a Chiasso" (e fra l'altro mi chiedo anche perché ci sia così tanta gente interessata ai sexy shop a Chiasso invece, chessò, di quelli di Castelletto Ticino) è "fuso orario di Kirov" ?
Cos'è che hanno di così speciale Kirov e, soprattutto, il suo fuso orario? Io ci sono stato a Kirov (città della Russia europea a ridosso degli Urali, sulla ferrovia Transiberiana, per la cronaca) e vi garantisco che è un buco di posto. E comunque, se proprio vi interessa, Kirov sta nella SAMST, Samara Time, pari a GMT+4. Fatevi i conti da soli insomma.

E adesso, vi prego, davvero non ci dormo la notte: perché, da cinque anni in qua, vi interessa così morbosamente sapere qual è il fuso orario di Kirov?
23.52 del 14 Agosto 2008 | Commenti (1) 
 
12 Almeno gli ostacoli
AGO Diario
Diceva Eugenio, anni fa, che ogni volta che provava a mettersi davanti alla tv durante le olimpiadi, qualunque ora o giorno fosse, inesorabilmente beccava il dressage. Mai una volta - per dire - il canottaggio, o il tiro a volo, o il tennis da tavolo, o la pesca alla trota. Nulla da fare: dressage a manetta.

Mi è venuto in mente ieri, quando ho acceso per la prima volta la tv durante queste olimpiadi. Dressage. A squadre. Che secondo me è anche peggio.
16.39 del 12 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
08 Quoto in toto
AGO Prima pagina, Cina e non solo
E non se ne parli più (qui dentro).
15.31 del 08 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
07 Summer news-less high up
AGO Alta quota, Prima pagina
Io, quello che penso di Da Polenza, lo penso da un bel po' di anni. Vedo peraltro (per fortuna) che nell'ambiente non sono il solo a pensarla così. Magari potrei anche farci un bel post per gli addetti ai lavori - e in effetti ce l'ho in canna da settimane, da quando perlomeno il nostro ha cavalcato e amplificato l'inutile onda mediatica - ma tutto sommato alla fine non ne ho voglia. E poi basta leggere (nemmeno troppo) fra le righe.
16.01 del 07 Agosto 2008 | Commenti (0) 
 
04 Bernina (-125)
AGO The summit quest, Viaggi verticali
Dice Matteo, mi sembra che alla fine tu abbia ammazzato anche questo bastardo. In realtà no, per un soffio. Ma è stata una gran bella avventura, certamente - a mia memoria - la più lunga, completa e faticosa che mi sia capitato di affrontare in questi anni nella mia collezione di 4000. Per dire, sono rientrato da quattro giorni e ancora non cammino: non tanto per il mal di gambe - anzi, quelle sono sorprendentemente a posto, potrei andare tranquillamente a correre, segno che tutto l'allenamento di questi mesi a qualcosa è pur servito - ma per i miei poveri piedi, completamente devastati da ore ed ore di cammino e migliaia di metri di dislivello macinati con gli scarponi nuovi.

Piz Bernina, dunque, 4.049 metri, unico quattromila della Alpi Centrali. Inseguito da settimane, una partenza rimandata tre volte. Un conto in sospeso da più o meno una dozzina d'anni, o forse più, quando con Bruno feci un tentativo primaverile interrotto alla Capanna Marinelli, a quota 2.800 scarsi, a causa di una bufera di neve. Una notte trascorsa in rifugio a sperare che il meteo migliorasse e poi, il mattino seguente, la resa. Da allora, di tanto in tanto, mi guardo quell'unica foto che scattai all'epoca e so che la partita è ancora aperta.

Questa volta sono con Mauro, con cui ho salito la Weissmies il mese scorso. Mi sono trovato bene, adesso ci conosciamo un po', voglio quindi rinnovare il sodalizio. Durante il viaggio mi dice che ha letto quello che ho scritto a proposito della nostra salita alla Weissmies. Dice, le gambe sono le tue, lo zaino te lo porti tu, non è questione di guida o meno. Vero, com'è però del resto vero che legarmi a lui e poter fare totale affidamento su una guida mi scarica (quasi) del tutto la testa di ogni responsabilità ed ansia. Diciamo, se Mauro mi passa la metafora ovviamente eretica, che c'è un po' la differenza fra il salire un ottomila con l'ossigeno o senza.
Però una cosa è vera e devo riconoscerla. Se sommo tutto, a salire con lui mi diverto e il motivo è semplice: la testa più libera mi consente di godermi molto di più i piaceri dell'ascensione. Credo che questo compensi in buona parte l'evidente aiuto nell'eventuale successo sulla cima e poi, a dirla proprio tutta: ma che differenza (mi) fa legarmi a Mauro o, comunque, ad un socio molto più esperto - come mi accade nella maggioranza delle occasioni? Tanto a) non sono più o meno bravo a seconda di quanta (inutile) ferraglia porto attaccata all'imbragatura e b) salite solitarie di questo tipo, come dieci e più anni fa, non ne faccio più, ed è molto meglio così.
Insomma: salire con Mauro mi piace. Imparo, mi diverto, sono tranquillo.

Piz Bernina: di norma si sale dal versante svizzero partendo dall'arrivo della funivia del Diavolezza, a quota tremila, e pernottando al rifugio Marco e Rosa, tremilaseicento metri circa. La salita dal versante italiano è invece un'avventura quasi d'altri tempi, come sulle Alpi è sempre più difficile viverne: non ci sono impianti di risalita, non c'è copertura del cellulare, l'ambiente del circo glaciale di Scerscen è meravigliosamente selvaggio ed isolato. In due giorni, al di sopra dei duemilaottocento metri di quota, incontreremo solo una persona il primo giorno ed un paio il secondo.
Dislivelli importanti: si lascia l'auto ai margini di un bosco, a quota 1.930 metri. Sviluppo dell'itinerario, infinito: chilometri di valli silenziose, due passi da scavalcare, la Bocchetta delle Forbici a quota 2.636 ed il passo Marinelli Occidentale a quota 3.014, ed ogni volta si ridiscende un pezzo, perdendo irrimediabilmente un po' di quella quota faticosamente guadagnata.
Tre rifugi lungo il percorso di salita. Al Carate, poco sotto alla Bocchetta delle Forbici, arrivi in due ore e mezza circa e dopo esserti lasciato alle spalle i primi settecento metri di dislivello, il che ti dà anche la misura di quanto sia distante dal parcheggio dell'auto, considerato che mediamente si sale fra i trecento e i quattrocento metri l'ora. Poi, la Capanna Marinelli, a più o meno duemilaottocento metri: in teoria sono solo duecento di dislivello dal Carate, in realtà devi scollinare la Bocchetta delle Forbici, scendere un pezzo, percorrere con un ampio cerchio la valle di Scerscen e infine risalire il sentiero a tornanti che si arrampica fino al rifugio: in poche parole, almeno un'altra ora e mezza. E fra una cosa e l'altra sei già a quattro dall'auto. Se non hai fatto pausa al Carate per riposarti, naturalmente.

Di solito la gente si ferma qui alla Marinelli: ne ha abbastanza e si riserva per il giorno successivo il tentativo al Bernina, dal quale mancano ancora più di milleduecento metri di dislivello, lo scavalcamento del Passo Marinelli Occidentale e - manco a dirlo - chilometri in orizzontale per attraversare il ghiacciaio di Scerscen. Mauro ed io, invece, proseguiamo: vogliamo tirare fino al rifugio Marco e Rosa, in cima alla spalla del Bernina, a quota 3.597, in modo da dormire il più in alto possibile e, il mattino dopo, svegliarci a soli quattrocentocinquanta metri dalla cima del Bernina.

Sono già le 14.30 quando ci lasciamo alle spalle la Capanna Marinelli, nel cielo si addensano grossi cumulonembi neri: terrà il tempo? La Marinelli è peraltro deserta: spieghiamo alla biondina che la custodisce che proviamo a salire fino al Marco e Rosa e che caso mai, dovessimo rinunciare, ci vediamo più tardi. Ma io so già che se non dovessi raggiungere il Marco e Rosa l'indomani non avrei più le forze per tentare la cima da quaggiù: siamo troppo lontani e troppo in basso. Quindi, nonostante sia già stanchissimo, per quanto mi riguarda la direzione è una sola: su.

Arriviamo al Marco e Rosa alle 18.40, immersi nelle nuvole, con quasi milleottocento metri di dislivello alle spalle dal punto in cui abbiamo lasciato l'auto e dopo aver risalito i trecento metri finali a 45° (Mauro: dati guida CAI ;-)) del canalone di Cresta Guzza, evitando anche qualche scarica di sassi e scavalcando un paio di crepacce terminali.
Dire che sono un uomo distrutto non rende l'idea: ho impiegato due ore solo per salire gli ultimi duecento metri, dieci passi e soste di due o tre minuti alla volta per riprendere fiato, manco fossi sulla cresta finale dell'Everest. Non ho più un briciolo di energia, di forza, di nulla, nemmeno di capacità di intendere e volere. Ho impiegato otto ore e mezza per arrivare fin quassù e l'unica cosa che riesco a pensare è che mi viene da vomitare, che i piedi mi fanno un male boia e che le gambe se ne sono belle che andate. Altro che salire in vetta: dove diavolo trovo le forze per ridiscendere, domani?? Ma dov'è andato a finire tutto l'allenamento di questi mesi?

Piz Roseg e Scerscen dal passo Marinelli Occidentale
Il titolare qui sul ghiacciaio di Scerscen
Mauro sulla spalla del Bernina
In cima alla spalla del Bernina, presso il Marco e Rosa
La vista sullo Scerscen e sul Disgrazia dal Marco e Rosa

Il panorama dal Marco e Rosa è spettacolare. Sotto di noi, verso sud, la spalla a fianco della quale siamo saliti precipita per cinquecento metri sui ghiacciai di Scerscen. Sull'orizzonte, il gruppo del Disgrazia. Dietro il rifugio, nascosta, la cima del Bernina. E poi la vista spazia sulla Cresta Guzza, proprio sopra le nostre teste, e sui Pizzi Zupò, Argent, Bellavista, fino ai Palù. Un circo glaciale impressionante.
..
[Continua a leggere]

00.47 del 04 Agosto 2008 | Commenti (2) 
 


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo