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Quando ne hai uno in Belgio, uno a Lussemburgo, uno in Austria, un paio in Francia, altri due in Italia (un altro ancora non è proprio chiaro dove sia ed è dato per disperso), e chiami a raccolta anche quelli in Spagna, in Portogallo, in Scandinavia, e devi pure rispondere a quelli in Canada e negli States, le e-mail viaggiano rapide, le telefonate si intrecciano, tutti sono coordinati e c'è pure il tempo per farsi due risate e scambiarsi le notizie meteo dai vari fronti, be', a voi parrà una cazzata, ma io amo questo lavoro.
[Poi, per carità: da domani riprenderà anche la solita pioggia di schiaffoni, ma intanto adesso siamo qui, ai quattro angoli del continente, a cercar di far quadrare il quadrabile, e se non è un viaggio questo...] |
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Tipo, partire dalla stazione di Rouen Rive Droite alle 16.09,
dopo aver lasciato l'auto a noleggio in evidente divieto di sosta
per le prossime ventiquattr'ore perché anche il parcheggio
a pagamento della stazione è al completo e non hai tempo da
perdere, prendere l'intercity per Paris St. Lazare, arrivare a Paris
St. Lazare puntuali come un orologio - pardon, treno - svizzero alle
17.44, scendere a Paris St. Lazare - che sono quindici anni almeno,
no, sedici, dall'ultima volta che sei stato a Parigi, e fra l'altro
anche allora eri venuto per lavoro, ma ti eri fermato qualche giornata
e invece oggi - hai solo trentanove minuti di tempo per: capire in
che punto di Parigi ti trovi, capire al volo come fare per raggiungere
la Gare de l'Est, escludendo i taxi che sei in piena ora di punta
e hai presente, no?, Parigi in ora di punta, così ti infili
diretto senza nemmeno pensare nella metro, ché tanto a Parigi
la metro porta comunque dappertutto, è un assioma, dodici secondi
per studiare al volo la prima mappa che ti trovi davanti, due secondi
per verificare che vous ete ici e che la Gare de l'Est est di là
(italiano, di là intendo), devi prendere la linea E
della RER, oui, segui i cartelli, ti infili nel tunnel della RER,
ti fermi davanti alla biglietteria, c'è solo una tipa e una
coda infinita - non vorrai bloccare tutta la coda dei pendolari parigini
incazzati, vero - così quand'è il tuo turno ti avvicini
allo sportello e, molto molto timidamente, chiedi excusez moi, parlez
vous anglais, e così hai praticamente esaurito tutto il tuo
peppiniano vocabolario di francese, ma quella naturalmente ti risponde
sorridendo non non, così, come nulla fosse, ti ricordi che
hai lavorato per sette mesi ad Arlon e, con estrema nonchalance (si
scrive così?), dici che je doit aller a la Gare de l'Est (il
francese non lo so, per cui è ovvio che a scriverlo invento,
no?, non state a fare i pignoli che è tardi) e lei ti risponde
che sei sulla via giusta e ti spara due biglietti da una corsa, perché
tanto che ci sei ne prendi uno anche per domani quando farai il tragitto
a ritroso verso Rouen e avrai ancora meno minuti a disposizione, e
così, trascinando il tuo trolley compagno di mille battaglie,
lo zainetto del pc, e contemporaneamente - contemporaneamente - rispondendo
a una telefonata di lavoro che ti arriva proprio in quel momento -
e naturalmente a Parigi il cellulare prende benissimo anche nei tunnel
della metro - scendi ancora più sottoterra e, sebbene tu abbia
capito che da qui tutti i treni vadano verso la Gare de l'Est perché
sei al capolinea della linea E e quindi puoi prendere quello che vuoi,
ti chiedi se devi scendere verso la banchina di destra, vois 32 e
34, o quella di sinistra, vois 31 e 33, quando con la coda dell'occhio
intercetti un tabellone luminoso e, continuando a telefonare e trascinandoti
sempre dietro il trolley, il pc, ecc, ti sembra di capire che il prossimo
treno stia partendo dal vois 31, così te la giochi, ché
sei in pieno videogame e i minuti passano, prendi al volo il treno
al vois 31 schiacciandoti in mezzo alla folla di pendolari e mentre
sei al telefono riesci anche a chiedere al pendolare appiccicato al
tuo naso, che stai prendendo a colpi di trolley sui menischi, se s'il
vous plait, pour la Gare de l'Est on va bien, e lui ti sorride e ti
dice che oui, devi sortir alla prochaine, e così attraversi
mezza Parigi in un colpo con un'unica fermata e scendi a Magenta,
e sopra la tua zucca c'è la Gare du Nord, ma i cartelli ti
dicono che stai andando bene anche per la Gare de l'Est e quindi hai
già vinto un bonus e vai forte dài che ce la fai, e
fra parentesi per fortuna nel tunnel della metro fra una stazione
e l'altra il segnale del cellulare è caduto bontà sua,
e insomma schizzi fuori dalla metro e ti ritrovi in mezzo a Parigi,
che non è esattamente come essere in centro a Villasanta, e
vedi dall'altro della strada un cartello che indica Gare de l'Est,
e per fortuna almeno ha smesso di piovere, guardi l'orologio, attraversi
la strada, percorri a tempo maratona i trecento metri che ti separano
dall'ingresso della gare, punti il tabellone, tutto in orario, ancora
quindici minuti, abbastanza per a) comprare un panino al salame e
una bottiglia d'acqua, b) renderti conto che hai sì il biglietto
per il TGV per Lussemburgo ma non hai la prenotazione obbligatoria,
c) fiondarti alla biglietteria, tre minuti di coda, parlez vous anglais,
oui, ohcheculo, ma vai avanti in francese lo stesso perché
ormai sei completamente in palla e non vuoi compromettere la prestazione
da record, d) uscire sessanta secondi dopo con la tua prenotazione,
così ti imbarchi sul TGV per Lussemburgo pronto al binario
senza nemmeno aver bisogno di correre, osservi che sul TGV per Lussemburgo
per fortuna c'è la presa di corrente ad ogni posto e quindi
puoi attaccarti con il pc, perlomeno in prima classe, ti accorgi che
hai scordato a Rouen il caricabatteria del cellulare porcaccio giuda
e quindi fra un po' sei a secco, almeno fino a domani sera al tuo
rientro, e vabbè, parti in perfetto orario per Lussemburgo,
ti accorgi anche che il tuo abbonamento per dieci ore alla connessione
Internet con Orange France qui non serve a una cippa perché
prevede che ci sia un hotspot disponibile, e ovviamente sul treno
non c'è, e quindi ti fotti tu e quelle dodici e-mail che dovevi
inviare nel frattempo, anche perché se provi a inviarle con
la tua scheda dati Vodafone ti costa un mutuo, arrivi a Lussemburgo
spaccando il minuto alle 20.44, ti ricordi che l'ultima volta che
sei venuto a Lussemburgo in treno è stato nel 1993 ed anche
allora, guarda un po', c'eri venuto per lavoro, ma la volta prima
in treno a Lussemburgo è stato nel 1983, quando te ne andavi
a zonzo per l'Europa con lo zaino e il sacco a pelo e il tuo primo
Interrail e, oh, son passati ventisei anni, non so se mi spiego (minchia!)
e insomma sta di fatto che il treno per Arlon parte alle 21.24 e tu
non hai il biglietto, quindi nuova biglietteria, ormai tu e il francese
siete come tu e l'occitano, e quindi in pochi minuti esci dalla biglietteria
felice possessore di un biglietto andata e ritorno Lussemburgo - Arlon
- Lussemburgo, ché domani pomeriggio alé, videogame
a rovescio, e parti pacifico e puntuale per Arlon alle 21.24, spaccando
il secondo questa volta, ed alle 21.44 il treno, in questa fredda
serata di gennaio, a quasi due anni di distanza, ti risbarca nella
tua Arlon, dove a prenderti alla stazione c'è l'immancabile
Gianluca,
appena arrivato da Francoforte con una macchina a noleggio targata
quindi D, che siccome sei in Belgio e sei reduce da una giornata così
capisci che è proprio la ciliegina sulla torta, e Gianluca
e la macchina targata D ti accompagnano infine all'Arlux.
Buon compleanno C. E welcome back in Arlon, ché tanto lo so
che le vuoi bene.
P.S. All'Arlux hanno cambiato la moquette, da verde acido a marrone
cacca. Adesso è un Best Western...
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Paris, Gare de l'Est
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Per quanto sia stata una giornata piuttosto difficile, oggi mi sono svegliato in un mondo nel quale non c'è più G.W.B. Al di là di ogni altra considerazione, basta a fare di questo un gran giorno per l'umanità tutta. |
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Si torna a zonzo per lavoro. Questa sera sono a Rouen - e ne ho
approfittato per riconciliarmi con il Calvados. Domani pomeriggio
me ne vado ad Arlon
(indovinate un po'? Si torna al mitico
Arlux!) e giusto per far la cosa un po' più cool
ci vado in treno, via Parigi-Lussemburgo, ché in aereo impiegherei
lo stesso tempo e mi dovrei smazzare in macchina il viaggio fino
a Parigi. Dopodomani sera rewind Arlon-Lussemburgo-Parigi-Rouen,
e vabbè, ancora in treno naturalmente. Infine, venerdì
me ne torno in Italia.
Il volo per Parigi di questa mattina pareva un AZ, ma in realtà
era un code sharing AF. Infatti sono partito, in anticipo, e sono
atterrato, ancor più in anticipo. A bordo non c'era un cane.
Malpensa è deserta e i banchi del check-in Alitalia non ne
parliamo. Mancavo da queste parti da un anno ed è come si
legge sui giornali: surreale.
Non ce n'è: in Normandia mi sento a casa, io. Anche con la
solita pioggia orizzontale, il consueto vento che Odino lo strafulmini,
insomma, tutto come di norma. Compresa la meravigliosa luce del
nord al tramonto. Rimandata piattata di cozze a giovedì sera
con cena sulla Manica, tipo ad Honfleur, magari. Per stasera, una
classica potage du jour. Mi sa che bloggo domani dal TGV Paris -
Luxembourg, che secondo me fa molto blogger-in.
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Rouen
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Questa mattina ad Alba sta accadendo un fenomeno atmosferico piuttosto curioso: piove a tre gradi sotto zero. Il risultato è che la pioggia, appena tocca l'asfalto o ad esempio il metallo freddo e i cristalli delle auto, gela immediatamente creando una patina di ghiaccio vetro spesso qualche millimetro. La mia macchina era praticamente completamente ricoperta da un foglio di ghiaccio compatto e camminare per strada senza fare attenzione può essere poco salutare.
Per quanto frequenti climi freddi e montagne da quando son nato, non mi era mai capitato prima di assistere ad un fenomeno simile. Qualcuno ha idea di come si spieghi? Secondo me è dovuto ad un processo di inversione termica, per cui la temperatura a bassa quota è inferiore di cinque o sei gradi rispetto a quella in altitudine. Così, piove in alta quota e le gocce di pioggia, pur attraversando uno strato più freddo, non fanno a tempo a trasformarsi in neve. Appena toccano il suolo, zac, ghiaccio immediato.
Per la cronaca mi dicono che hanno chiuso per ghiaccio il tratto autostradale da Asti ad Alba.
*** UPDATE (ecco la spiegazione, fonte meteo.it): "LA PIOGGIA CHE GELA: quando aria più mite in quota si sovrappone a strati gelidi presenti nei bassi strati, l'eventuale precipitazione, sotto forma di pioggia, giunge al suolo ivi congelando e formando un film gelato pericolossisimo per la circolazione stradale. E' quello che è accaduto stamane e sta accadendo in queste ore sul Piemonte, specie Astigiano, e Alessandrino. In tali casi NON va usata l'auto e vanno chiuse strade ed autostrade. E' equiparabile ad un evento naturale eccezionale per la gravità e per le conseguenze." |
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Alcuni irrisolti ed originalissimi dubbi esistenziali, alla luce
del fatto che: ha nevicato per quasi quarantotto ore consecutive;
la nevicata eccezionale era stata abbondantemente prevista con precisione
millimetrica, tant'è che in molti sono rientrati dalle ferie
con un giorno d'anticipo e nessun essere dotato di pollice opponibile
è rimasto colto di sorpresa; oggi era il primo giorno lavorativo
dopo il ponte e in teoria avrebbe dovuto coincidere con la riapertura
delle scuole; già da ieri mattina in tutta l'area milanese
- e suppongo nel resto dell'Italia nord-occidentale - si faceva
a gara a chi faceva il pupazzo di neve più alto e le previsioni
dicevano che i nostri pupazzi sarebbero peraltro stati
seppelliti durante notte.
E dunque:
1) Perché questa mattina alle otto la tangenziale ovest di
Milano era conciata peggio di una pista olimpica da sci ed era del
tutto evidente che nelle ultime ore non fosse passato uno straccio
di mezzo spazzaneve? Stiamo parlando - per i non milanesi - di una
delle principali arterie di scorrimento dell'intero nord Italia,
principale via di accesso a Milano e punto di raccordo di ben quattro
autostrade: l'Autosole, quella da Genova, quella da Torino e la
Milano-Laghi. Non so se mi spiego.
2) Perché in Piemonte ed in Liguria è stato proibito
il transito sulle autostrade ai mezzi pesanti, ed in Lombardia no?
3) Perché la chiusura delle scuole nell'area milanese è
stata annunciata completamente a casaccio, a scacchiera, in buona
parte senza pianificazione e magari in corso di giornata? Tipo,
la scuola di mio figlio che mi ha inviato una e-mail (!) alle undici
del mattino per annunciarmi che oggi e domani sarebbe rimasta chiusa,
come da ordinanza del sindaco di Monza.
4) Perché, nonostante tutto, qualche sciagurato che ci prova
senza catene e senza gomme da neve c'è sempre?
5) Perché in autostrada ho visto (per l'appunto) TIR viaggiare
- condizioni del fondo stradale come da foto seguenti - a più
di sessanta-settanta all'ora e sorpassarmi in seconda corsia? E
ne ho visti parecchi, non due o tre. In compenso non ho visto uno
straccio di pattuglia della stradale. E sì che in auto ci
sono rimasto più di tre ore su una distanza di ottanta chilometri.
6) E infine: se l'ATM di Milano dichiara
che gli autobus viaggiano a passo d'uomo, ma così anche
le auto e il sindaco Moratti
afferma che erano attesi venticinque centimetri di neve e invece
ne sono caduti quaranta, è moralmente accettabile, democratico,
equo e solidale prenderli tutti a calci nel culo sedere?
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Avere un blog, fra le altre cose, assomiglia talvolta
ad un filo rosso teso fra le caselle dei calendari (che
il colore della metafora, poi, sia proprio il rosso, c'azzecca
davvero poco considerato il tema all'origine).
Così, per dire, lo scorso anno era il 7 gennaio,
ma fu appena sufficiente per
questo. Invece, due
anni fa venne quella indimenticabile del
28 gennaio, anche se ad occhio 'stavolta la facciamo
almeno pari. E poi, anche quella
di marzo 2005 non scherzò
affatto.
Passano gli anni e il caso vuole che mediamente la ricorrenza
cada più o meno quando passano anche per me, perlomeno
sulla carta d'identità. Io son sempre qua. Ed ogni
volta non mi sottraggo ad uno dei miei appuntamenti preferiti.
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Se ne parla nel
prossimo (dell'ineluttabilità del continuum; puntate
precedenti qui
e qui).
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Giornata sugli sci con Leonardo. Valsassina imbiancata da un paio
di metri di neve, roba che devo risalire indietro con la memoria di
almeno trentacinque anni per ricordarmela così. Rientro nel
tardo pomeriggio che già quasi fa buio.
E mentre ci avviamo verso l'auto, il cielo ci saluta con un tramonto
così sulla Grignetta.
Che altro?
P.S. Va da sé che il Grignone mi aspetta a breve per un'altra
salita invernale, che con una neve del genere e il vento che ha tirato
le scorse settimane non voglio nemmeno immaginare lo spettacolo delle
cornici di vetta.
P.P.S. Leonardo mi fa notare che i curvoni supervelocissimi gli riescono
però solo in discesa. L'ho rassicurato confessandogli che in effetti
è così anche per me. |
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