Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 Degni compari
NOV Prima pagina, Mal di fegato, Politica
Belìn che settimana: non fai nemmeno a tempo a commentarne una che, manco a farlo apposta, immediatamente te ne scodellano una ancor pių surreale.

Dài su, adesso basta però. Voglio svegliarmi.
19.27 del 30 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
30 Il paese dei sondaggi, appunto
NOV Prima pagina, Mal di fegato, Politica
Della mia opinione relativamente al nostro illuminato Ministro degli Affari Esteri si è qui già scritto altre volte, anche in tempi recenti. Non mi stupisce pių di tanto, dunque, il suo ultimo intervento, al pių peggiora la mia acidità di stomaco.

Ciò che invece àltera ancor pių il mio già precario rapporto con questo Paese perennemente in bilico sull'orlo del precipizio sono, ad esempio, i risultati di sondaggi come questo e questo.

Ora, a quanto pare dai risultati del primo, io vivo in un Paese dove un terzo della popolazione è d'accordo con l'allucinante (nel senso che dà proprio le allucinazioni) proposta di Castelli.
La dico in altri termini: ogni giorno, mentre cammino per strada, mediamente una persona su tre fra quelle che incrocio pensa davvero che dovremmo prendere in considerazione l'idea di mettere il crocifisso in mezzo alla bandiera d'Italia.

E dunque, io apro i risultati di quel sondaggio come per prendermi un Buscopan, anche perché è un sondaggio del Corrierone, mica di Emilio Fede o della redazione di Chi, quindi mi aspetto un target di votanti, diciamo così, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, e sono pieno di ingenua fiducia, convinto di trovare un 99% - minimo - di "no, non sono d'accordo", da leggersi come "maddiché (censura) vai cianciando, Castelli", e invece scopro che pių del 30% dei votanti si dichiara favorevole a questa scempiaggine.

E questa gente è tutta intorno a me, per forza. Uno su tre.

Poi mi cade l'occhio sui risultati del secondo sondaggio. E qui mi tocca fermarmi a riflettere e a lasciar da parte per un attimo l'ulcera. Perché sembra addirittura che quasi otto persone su dieci in Italia siano d'accordo con Brunetta e davvero siano convinte del fatto che debba esistere una legge che costringa gli impiegati statali alla gentilezza.

Capite il senso? Cioè, una legge che obblighi alla gentilezza. Che a parte l'idiozia in sé dell'idea, come la applichi? Tipo che io domani vado alle poste di Villasanta (sulle quali peraltro da mesi mi prude un post fra le dita), sono di pessimo umore, l'impiegato dello sportello mi fa girare le palle pių del solito e allora chiamo i vigili urbani e lo denuncio perché, rispetto al mio personalissimo metro di giudizio, secondo me è scortese?

Ed anche se fosse vero (e lo è, spesso, ma non è la regola) che in Italia esiste un problema di gentilezza da parte degli impiegati pubblici, al ministro Brunetta non viene il sospetto che sia un problema da affrontare a livello culturale, alla radice stessa del concetto (in Italia quasi del tutto sconosciuto) di servizio al pubblico, magari intervenendo sulle modalità con le quali viene fatta, che so, la selezione del personale, definendone e formalizzandone la missione, oggettivandone la valutazione di merito, stabilendo quali debbano essere i criteri di "customer satisfaction".
Instillando, appunto, cultura e senso civico nel servizio pubblico (certo, poi bisognerebbe anche parlare degli utenti del servizio pubblico, ma vabbè).

Perché di una cosa sono assolutamente certo: quello che a me, utente mediamente incazzato con poca pazienza e pochissimo tempo da perdere dietro alla burocrazia italiota, interessa dall'impiegato delle poste di Villasanta, non è che mi dica buongiorno e mi sorrida, non come priorità "A" perlomeno, ma che non mi faccia perdere cinquanta minuti alla volta solo per darmi una stupidissima raccomandata che il suo collega postino non si è degnato di consegnarmi a casa perché gli faceva fatica suonare il citofono, e che mentre sono davanti allo sportello aspettando la mia raccomandata lui non perda dieci minuti ad inchiostrare il timbro, e a parlare con la collega, e a tagliare i foglietti per la stampante (ad aghi...) con il righello (sic!) e a chiedermi pazienza perché il computer non si accende (e a che accidenti serve il computer per cercare nella cesta delle raccomandate inevase la mia?), e a lamentarsi della pioggia autunnale, e a contare le graffette sul tavolo, e a comportarsi non in modo maleducato, ma semplicemente *totalmente inefficiente*, disastrosamente inconsapevole della propria inutilità e costo sociale.

E invece il Governo di questo Paese delle meraviglie pensa di risolvere i problemi dell'amministrazione pubblica spendendo (i nostri) soldi per legiferare sull'obbligo di gentilezza: perché è vero, càpita, che oltre ad essere vittima dell'inefficienza lo siamo, poi, anche dell'arroganza e della supponenza.
Così, poi, ci vorranno sempre cinquanta minuti per avere la raccomandata allo sportello, ma vuoi mettere? Te la daranno sorridendo ed augurandoti buona giornata. Per légge.

Che poi io non ci credo che lo pensino davvero, al Governo. E' proprio una strategia mirata di distribuzione dell'oppio al popolo. Lo dimostra quel 77% di votanti del sondaggio che abbocca a Brunetta: gli stessi che sono contro le stragi del sabato sera, i rumeni stupratori, la sentenza della Corte europea sul crocifisso, l'immigrazione clandestina, bla bla bla bla. Quelli ai quali basta somministrare qualunque fesseria spalmata di demagogia per dar loro l'impressione del "stiamo finalmente lavorando per voi, vedete?"

E' solo una questione di "ottimismo", in fondo e non a caso.

Un altro Buscopan, subito, ora.
16.05 del 30 Novembre 2009 | Commenti (1) 
 
29 Not in my name
NOV Prima pagina, Mal di fegato, Politica
Ecco, io proprio non ci riesco, sorry. Io non posso leggere notizie come queste e rimanere impassibile, passare oltre. Non ci riesco pių, sarà l'età, che volete che vi dica. E' proprio una questione di autodifesa dell'intelletto, di salvaguardia della mia salute mentale.

Io trovo intollerabile e insostenibile essere rappresentato da gente così.

Soprattutto, pagarle lo stipendio.

(Oltreché imperdonabile dar loro spazio sui Media nazionali).
23.37 del 29 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
25 Sul comodino
NOV Segnalazioni
Questa settimana Notizie è stato recensito recensito su Marie Claire Maison. In edicola.
23.36 del 25 Novembre 2009 | Commenti (1) 
 
25 Pių probabile del bosone di Higgs
NOV Prima pagina
Oggi, dopo pių o meno trent'anni di dibattiti e polemiche, il TG1 ha annunciato l'inizio dei lavori per la realizzazione della Pedemontana lombarda.

A futura memoria dei miei (pochi) lettori affermo qui sin d'ora che sono assolutamente certo che l'Uomo sbarcherà su Marte prima che l'autostrada sia completata.

Non temo peraltro smentite di sorta: stando alle statistiche sull'aspettativa di vita media degli italiani, non vivrò abbastanza da vedere il realizzarsi di nessuno dei due eventi citati. D'altra parte, all'epoca Internet non esisterà nemmeno pių, né di conseguenza questo blog, e le forme oggi conosciute di social networking saranno state da tempo sostituite dalla condivisione diretta delle onde cerebrali.

In altre parole, la consueta coda mattutina sul tratto milanese della A4 continuerà prossimamente ad essere una certezza almeno tanto quanto lo è il fatto che il quadrato costruito sull'ipotenusa sia pari alla somma dei quadrati costruiti sui cateti di un triangolo rettangolo qualsiasi. Rassegnatevi.

P.S. Pare che abbiano persino previsto le piste ciclabili lungo tutto il percorso, secondo un progetto che immagino sia attribuibile ad Isaac Asimov.
14.02 del 25 Novembre 2009 | Commenti (3) 
 
25 Centodieci/4 - Piemonte off the beaten tracks
NOV Centodieci
Detto di Cuneo e di Asti, avvicinandosi inesorabile il termine della mia avventura albese, queste settimane ho dunque provveduto a dare una botta al resto del piano, almeno per quanto riguarda i capoluoghi piemontesi che si trovano sulla mia rotta pendolare Milano-Alba.
Di solito rientrando a Milano seguo la rotta pių breve via A33-A21-A7, ma quando faccio il percorso inverso allungo strategicamente di una decina di chilometri per saltare il traffico delle tangenziali e preferisco il giro A4-A26-A21-A33, infilando così in sequenza le uscite di Novara, Vercelli ed Alessandria. In ottica progetto centodieci un'occasione ghiotta, insomma.
Per la cronaca, Novara e Vercelli sono a un tiro di schioppo l'una dall'altra per cui, una volta a Novara, è inutile rientrare in A4, viaggiare verso Torino fino a Biandrate e piegare poi a sud lungo la A26 per uscire a Vercelli, allungando parecchio fra l'altro: basta invece imboccare la Padana Superiore e in una ventina di chilometri eccovi a Vercelli. Accoppiare le due deviazioni si può fare in meno di un paio d'ore, parcheggi in centro e foto di rito comprese.

Alessandria sta un po' pių gių, esattamente in mezzo all'incrocio A26/A7, a pochi minuti dal casello: ad impegnarsi, si può centrare l'obiettivo e rientrare in autostrada in meno di mezz'ora.
Non impegnarsi è peraltro difficile, perché persino Wikipedia fa fatica a riempire una paginetta su Alessandria.

Ad Alessandria dunque, nella piazza centrale di Alessandria per l'esattezza, che ancora una volta *non* è Piazza del Duomo - vi fosse rimasto qualche dubbio in merito - ma è Piazza della Libertà, una specie di campo da calcio circondato da palazzi in stile fascistone, nel bel mezzo di questa piazza, dove hanno fra l'altro sede la prefettura e il comune e dove ovviamente al mattino si ritrovano tutte le signore bene di Alessandria al passeggio con i cagnolini al guinzaglio, ebbene in questa medesima piazza, piantonata peraltro da un paio di macchine dei carabinieri, dove se un piccione si azzarda a fare il tiro al bersaglio su un qualunque SUV parcheggiato nelle strisce blu (ad Alessandria centro nessuno parcheggia in doppia fila) viene immediatamente arrestato e chiuso in una voliera con due avvoltoi, orbene proprio qui, nel centro esatto della nebbiosa Padania Piemontese, per la prima volta in vita mia ho visto due veri esemplari di "poliziotti di quartiere".

I poliziotti di quartiere, capite? Quelli che il Governo ha istituito tempo fa per la nostra sicurezza pubblica, ve li ricordate ancora? Li avete mai visti, che so, girare di notte per Quarto Oggiaro od il quartiere Isola a Milano? Ma anche di giorno, per dire. Ma anche solo in corso Buenos Aires, o almeno a Porta Venezia. Ma nemmeno a Milano, via, diciamo a Monza. Ma nemmeno Monza, diciamo Villasanta va'.
Visti? Macché. Io mi ero convinto che fossero una storia come quella di Babbo Natale.
E invece no: ad Alessandria centro, ma proprio centro centro, nell'ora e nel luogo pių tranquilli dell'universo intero - ad Alessandria secondo me non esistono nemmeno extrapadani, altro che extracomunitari - loro ci sono. E pattugliano.
Non fosse che la piazza è davvero grande, e nessuna vecchietta al mondo, ma neanche di Alessandria, si azzarderebbe mai ad attraversarla quella piazza, e dunque non c'è nemmeno da aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.
Ecco, Alessandria.

Alessandria è circondata dalle autostrade: tre uscite sulla A21, Alessandria ovest, centro ed est, ed una sulla A26, Alessandria sud, che se non avete presente le dimensioni di Alessandria potreste anche pensare di essere sulle tangenziali di Los Angeles, e invece siete dalle parti del Monferrato, e sì, in fondo c'è la nebbia come a San Francisco.
E comunque il duomo di Alessandria c'è, vicino a Piazza della Libertà, ha un campanile altissimo e mi sorprende pure: perché, al contrario delle altre cattedrali, è aperto. Così riesco persino a metterci il naso dentro.

C'è un bel silenzio nel duomo-cattedrale di Alessandria. Silenzio dentro e tutto intorno. La piazzetta su cui si affaccia è tirata a lucido e completamente deserta, e deserte sono le piccole vie attorno alla chiesa. E' che poi esci dalla cattedrale, ti siedi su un panettone di cemento e ti chiedi: embè, Alessandria?

Stile neoclassico per la Cattedrale di Alessandria

L'accoppiata Novara-Vercelli me l'ero invece sparata la settimana precedente.
Dico, avete presente Vercelli? Ci devi proprio capitare a Vercelli, la città dove qualcuno dice si contino pių avvistamenti di ufo al mondo. Di certo c'è che ci abita uno che sostiene di essere stato rapito dagli alieni del pianeta Clarion. Non so se mi spiego.
Che poi, a pensarci
, con centodieci capoluoghi di provincia a disposizione perché mai gli alieni vengano proprio a Vercelli e non, che so, a Iglesias, è per me inspiegabile.
Va detto che la A26, l'autostrada che passa da Vercelli e che la leggenda (?) vuole sia stata voluta dal ministro Nicolazzi per arrivare alla sua casa di Gattico, è così larga, dritta e vuota che è perfetta per sperimentare il fondoscala del tachimetro di Ferrari, missili terra aria ed ufo a propulsione nucleare (perlomeno fino ad Ovada, poi inizia il tutor).

A Vercelli mi fermo nel giorno di mercato. Mollo la macchina appena varcata la cinta delle mura (sono mura quelle? Non so, non ho tempo di controllare su Wikipedia, ci guarderò poi) e mi infilo per le strette vie che portano verso Piazza del Duomo. Che intanto non si chiama Piazza del Duomo, ma Piazza Sant'Eusebio, né al solito è il centro città, che è invece probabilmente Piazza Cavour o Piazza Solferino, non so, che comunque stanno in mezzo al cuore medievale, mentre il Duomo sta subito fuori. Ovviamente dal lato opposto del centro storico rispetto a quello dove parcheggio io.
Fatta di corsa è una discreta sudata, e meno male che sono allenato.

Comunque da vedere a Vercelli non è il Duomo (bruttino anzichenò), ma la basilica di Sant'Andrea, a quanto pare il capolavoro del romano-gotico del Nord Italia, che si trova lì a due passi.
E che, naturalmente, è chiusa (come il duomo).

Neoclassico anche per il duomo di Vercelli
Vercelli, la basilica di Sant'Andrea in stile romano-gotico
Vercelli, la sinagoga

La vera sorpresa l'album Piemonte me la regala Novara. Ora, chi abita a Milano e viaggia in automobile passa da Novara (e Pavia, e Lodi, ad esempio, che sono alla stessa distanza) in media tremila volte nell'arco della propria esistenza, perlomeno ogni volta che viaggia in direzione di Torino o della Val d'Aosta per andare in montagna. Di fatto però, per il milanese medio, Novara non esiste.
Così Novara se ne sta lì, appoggiata annoiata alla carreggiata sud della A4, a circa cinquanta chilometri da Milano, e francamente non riesco in effetti ad immaginare una ragione al mondo per cui un milanese debba andarci di proposito altra che non sia per lavorare in De Agostini - l'unica ragione per la quale tutti voi conoscete l'esistenza di Novara. Solo che la De Agostini si trova in realtà fuori Novara, esattamente dall'altra parte dell'autostrada. Per andarci uscite a Novara ovest e siete arrivati: in città non ci mettete proprio piede.

Invece io a Novara ci sono andato. Anche perché da anni, ogni volta che ci passo, non posso fare a meno di notare dall'autostrada l'incredibile altissima cupola che svetta all'orizzonte sopra il profilo del capoluogo, e che ho sempre supposto essere proprio quella del duomo.

Invece no. La cupola è sì famosissima, ma non appartiene al duomo (la solita Cattedrale di Maria Assunta, dove per il "solita" si veda qui): è quella della basilica di San Gaudenzio. Alta ben 122 metri, questa cupola in stile neoclassico sembra che sia addirittura - ullallà! - l'edificio in muratura pių alto del mondo. La curiosità sta nel fatto che la basilica, che è del XVI secolo, non era stata progettata per sostenere una cupola simile, costruita nell'ottocento su progetto di Alessandro Antonelli (cito tutto solo per farmi trovare da Google, ovviamente), tanto che a quanto pare i novaresi convivono da sempre (e qui cito Wikipedia) con il terrore che tutta 'sta roba - una sciocchezza da cinquemilacinquecento tonnellate - crolli all'improvviso.

Inutile dire che San Gaudenzio l'ho trovata chiusa. Il duomo invece era aperto, ma non è diverso dalle altre cattedrali di Maria Assunta in stile neoclassico sparse per la penisola, né ha una sua piazza davanti (ed anzi, è piuttosto incassato fra i palazzi circostanti), né dunque esiste al solito una piazza del duomo che sia il centro di Novara.

Novara centro, comunque, sembra piuttosto piacevole, molto pių perlomeno di quanto mi immaginassi nel mio associarla ad una qualunque ed anonima uscita autostradale. Una sorpresa, sì, rispetto ad esempio alla grigia Alessandria o a Vercelli, il cui pur interessante e piccolo centro storico non riesce a fare da contrappeso al nebbioso senso di vuoto padano circostante e ad una periferia che non ce n'è, vien giusto buona al massimo come rimessa per le navi aliene di Clarion da rottamare.

Infine, va da sé che, come da regolamento di questa galoppata, l'occhio è inesorabilmente quello del telefonino. Con tutti i suoi limiti, ovviamente, limati in postoproduzione per quel che si può.

Novara, panorama sul duomo e su San Gaudenzio
Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo di Novara
Novara, San Gaudenzio
02.45 del 25 Novembre 2009 | Commenti (2) 
 
24 While twitting
NOV Viaggi fra le note
Ho una certa idiosincrasia per quelli che dicono "Iutu" e "Ar-i-em".

Deve essere per questo che stasera sto ascoltando Suzi Quatro (e una rara e struggente versione di Strawberry fields forever in medley con Hey Jude cantate da Richie Havens a Woodstock).
00.19 del 24 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
23 Centodieci/3 - AT
NOV Centodieci
Sì, alla fine ci ho pranzato ad Asti, complice la vicinanza ad Alba. Oddio, più che pranzare si è trattato di un rapido piattino microondato in uno squallido bar del centro: non che ad Asti le occasioni per infilarsi in qualche bella trattoria mànchino, anzi, ma in questo caso tempo non ce n'era e quel che c'era era riservato a spicciarsi per a) trovare parcheggio il più possibile vicino al centro, b) fotografare quel che c'era da fotografare, c) mangiare qualcosa - appunto - muy rapidamente e d) ripartire per Alba.
Peraltro, parcheggiare ho parcheggiato perfetto: esattamente davanti all'ingresso principale della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il duomo di Asti, all'interno di regolarissime strisce blu, versando pure il mio euro di òbolo.
Il che si presta innanzitutto ad alcune considerazioni.

Uno: se la statistica non è un'opinione, e se due su cinque o sei fa statistica, in Italia le cattedrali si chiamano in buona parte allo stesso modo e son tutte dedicate a Santa Maria Assunta (prossimamente alcune conferme in merito).
Due: se la statistica non è un'opinione e bla bla bla, le cattedrali italiane sono sempre chiuse per definizione. O perché il giorno di chiusura è lunedì e tu ci capiti di lunedì (e perché mai le chiese devono avere un giorno di chiusura? Poi dice che gli italiani si allontanano dal cattolicesimo), o perché sono in restauro, o perché sono chiuse e basta senza alcuna spiegazione in merito, né cartello, né avviso ai naviganti: sta di fatto che, da quando ho iniziato questa collezione, ad oggi sono riuscito ad entrare solo in quattro chiese su quattordici tentativi. Mi sembra pochino e mi induce ad alcune riflessioni piuttosto laiche in materia.
Tre: come già osservato altrove in questo thread, anche ad Asti è confermata la regola che nelle città italiane la piazza del Duomo - che più o meno esiste sempre - non sia necessariamente il centro città. Anzi, ad Asti è pure una piazzetta microscopica che col centro vero non ha nulla a che fare e sulla quale, fra l'altro, non si affaccia affatto la facciata principale della cattedrale, ma il fianco destro.
Quattro: ad Asti parcheggiare in piazza del Duomo non è una missione impossibile, anzi. Vallo a raccontare ad un milanese.

Insomma: Google map e Wikipedia alla mano per l'orientamento e per la cultura generale (e per saper cosa cercare, nella fattispecie), un rapido giro del centro storico di Asti permette di annotare che la citata cattedrale pare sia la più grande ed importante espressione dell'architettura gotica in Piemonte - certo, a poterci entrare, magari. A vederla da fuori a me sembra una riedizione in scala maggiore di Santa Maria Bianca della Misericordia, la chiesetta della mia amata piazza San Materno a Milano, unico esempio - pare - di romanico del '400 all'ombra della madonnina (se scrivo fesserie abissali non sparate sul pianista: riporto solo informazioni, ma in verità non ho la minima idea di cosa stia parlando, ovviamente).

Di corsa vi rendo anche noto che la piazza dove si svolge il Palio di Asti, ammesso che abbia individuato quella giusta, è un'anonima e del tutto insignificante piazza moderna: dimenticatevi quella di Siena, per intenderci, e non me ne vogliano gli astigiani.
Dovessi comunque dire, e per quanto si possa apprezzare da un'occhiata in meno di 45' a una città intera, Cuneo batte Asti uno a zero. Almeno.

Cattedrale di Santa Maria Assunta, il duomo di Asti
18.19 del 23 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
23 And make me cry
NOV Diario
Anime salve e Creüza de ma, e probabilmente una decina di altre che con De André non c'entrano nulla e che quipperqui non mi vengono in mente.
L'Everest da Rongbuk, e non solo quello che mi è apparso il 15 luglio 2002.
Tornare a Genova e vedere il mare.
Tornare ad Andalo e vedere il Campanile Basso.
Il vento freddo di certe notti in inverno nei paesi di montagna, quando in giro non c'è nessuno, cammino fra i cumuli di neve e il cielo è terso e fosforescente.
Oh happy day alla radio la notte di Natale.
Pappagalli verdi.
Qualunque animale che soffra. E' indifeso.
Passeggiare di notte in centro a Varsavia, sotto la neve, New York state of mind di Billy Joel sull'iPod.
Ogni volta che decollo per un volo intercontinentale.
L'ultimo istante prima di toccare la cima di un quattromila inseguito a lungo.
Fandango, sempre. Ma anche il finale di Insonnia d'amore, inevitabilmente, e che devo farci. E' così.
Leonardo che entra a scuola correndo con il suo zainetto sulle spalle e Carola che affonda le manine sotto alla mia giacca e appoggia la testa sulla mia spalla sospirando.
15.40 del 23 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
20 Centodieci/2 - CN
NOV Centodieci
A Cuneo sono stato qualche mese fa, di passaggio a trovare un amico. L'idea centodieci mi frullava in mente già da un po', ma lipperlì avevo altro da dire, così ho rimandato il solito noioso lavoro di sistemazione della quarantina di foto fatte al volo nell'occasione, abbandonandole nel cassetto dei prima o poi in attesa di dare una qualche forma al progetto.
La forma non c'è ancora, ma nel frattempo sto facendo ordine. E dunque, Cuneo.

Io a Cuneo, in fondo, potrei anche viverci bene-perché-no. Perlomeno a Cuneo nord, la "punta", che è poi il centro storico. Ché Cuneo è davvero un luogo di confine e di confino: un po' perché è la nostra versione pizza e spaghetti del classico posto-in-culo-ai-lupi, e non è che il mosaico di spezzoni della nuova A33 alternati alle vecchie statali la renda meno isolata dal resto del mondo; un po' perché hai lì attorno il Colle di Tenda e quello della Maddalena e insomma, Oltralpe è lì a due passi, e son frontiere vere quelle, di guerra e d'altri tempi, anche se oggi non ti chiedono pių il passaporto.
Il Colle di Tenda... alle elementari lo studiavo il Colle di Tenda. E insomma, non avere avuto il tempo di avventurarmi in direzione dei cartelli marroni per i Colli di confine un po' mi è scocciato, un bel po' per dirla tutta, ché si intravvedeva ancora la neve fra le nuvole. Per non dire delle montagne nascoste, e chissà mai com'è il Monviso da Cuneo.
Il mare, poi, è proprio lì sotto: se tieni il navigatore a scala dieci chilometri il blu del mar ligure ti appare in basso allo schermo ancor prima di arrivarci, a Cuneo.

Il mare: perché c'è anche il fatto che a me, Cuneo, ricorda sì un po' i paesi della riviera in quell'intreccio di vicoli che si dipana fra le vecchie case colorate del centro storico attorno a Via Roma, il corso che taglia longitudinalmente la città vecchia in due triangoli rettangoli perfettamente uguali e che sfocia - letteralmente - nell'esagerato rettangolo di Piazza Galimberti: pare essere la pių grande d'Europa - e in effetti il colpo d'occhio è tanto notevole quanto inatteso. Che ci fa una piazza del genere a Cuneo?

Anche Cuneo è divisa a contrade. A quanto pare tutte le città d'Italia son divise a contrade. Qui scolpiscono pure i confini nelle targhe di marmo appese agli angoli delle strade.
E le vecchie insegne sui negozi. E i negozi eleganti sotto ai portici. E i portici infiniti che richiamano un po' quelli di Bologna: a Cuneo, se abiti in centro, puoi dimenticarti tranquillamente l'ombrello a casa, venisse pure gių il diluvio universale. E i vecchi caffè sotto ai portici. E le vetrine nuove costruite attorno ai pilastri portanti dei portici, che francamente sono uno scempio - le vetrine, non i pilastri.
E i cuneesi - si chiamano così? - che sembrano tutti esageratamente gentili: ma i cuneesi non dovrebbero essere refrattari alla socievolezza come un orso polare ancorato al suo pezzo di banchisa?

Insomma, Cuneo perché-no non è come ti aspetti che sia, o perlomeno non è come mi aspettavo io che fosse. Anche se poi basta lasciare via Roma e avventurarsi verso Cuneo sud, oltre Piazza Galimberti, o all'interno dei due triangoli rettangoli di cui sopra, per farselo venire sì qualche dubbio sul fatto che viverci, a Cuneo, be' oddio.

E comunque Cuneo conferma - col senno di poi, perché quando ci sono passato mica ci avevo fatto caso - che non è affatto vero quello che immaginavo: non tutte le città d'Italia sono sviluppate attorno ad una classica Piazza del Duomo, né è vero che esista per forza una Piazza del Duomo, né è altrettanto vero che in tutte le città il monumento, o almeno la chiesa, pių importante sia il duomo (in qualche caso non è nemmeno chiarissimo se esista un duomo vero e proprio che possa essere identificato come tale).
Per dire: la cattedrale di Santa Maria del Bosco, il duomo di Cuneo, si affaccia su Via Roma senza alcuna piazza davanti, ed anzi, la facciata è inserita senza soluzione di continuità fra le facciate colorate dei palazzi confinanti. Dalla strada non si vedono né la cupola, né il campanile (ammesso che ci sia).

Sta di fatto che, saranno i due anni ormai trascorsi ad Alba, inizio a pensare che il Piemonte abbia il suo perché.

Piazza Galimberti: pare sia la pių grande d'Europa
Cattedrale di Santa Maria del Bosco, il duomo di Cuneo
Vecchie insegne nel centro storico
Chiesa di Sant'Ambrogio
02.26 del 20 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
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