Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 Obiettivo minimo
APR Running
Il solito: non ultimo, anche perché gioco in casa. E in questo caso sotto i 55', visto che si parla di un "rapido" dieci.
Considerato che ieri sera (notte...) ho staccato un 51'56" (uno e zero due ai dodici), mi sembra il minimo.

Ammesso che mi svegli e che ne abbia davvero voglia, poi. Che è tutta un'altra faccenda.
23.35 del 30 Aprile 2009 | Commenti (2) 
 
22 D'acquisto pillole sempre pių economico
APR Corrispondenza
Ricevo (da Pasquale Pharm...) e, come sempre, volentieri pubblico:

"Solo i migliori pillole! Facile ordinazione e salvare anche quando si acquista a destra. Basta cercare!
Non essere stupido! Gli ordini da noi, si ottengono tutte le droghe vengono a buon mercato.
"
19.39 del 22 Aprile 2009 | Commenti (0) 
 
22 Angolazioni
APR Diario
C'è il sole, è mattina presto e stai guidando come al solito verso Alba, viaggi lungo la A33 attraverso le Langhe con il Monviso innevato all'orizzonte (che è sempre un gran bel vedere e tutto sommato ti riconcilia con il mondo), ascolti alla radio Take it to the limit degli Eagles, rigorosamente nella versione del doppio album live (che è sempre un bell'ascoltare e tutto sommato ti riconcilia con il mondo), sono quindici mesi che ti spari quest'autostrada avanti e indietro almeno quattro volte a settimana, che fanno in media ottocento chilometri a botta, e francamente inizi anche ad averne un po' pieni i maroni, ti prepari ad essere pių o meno fatto a pezzi per ragioni a te ignote nell'arco delle prossime quarantott'ore, ma consideri che quel che ti importa, tanto, è la traversata dei L. e dunque hai ben altro su cui concentrarti, e insomma a parte che ti ci vorrebbe un altro caffè per il resto le cose potrebbero anche andare peggio.

Ecco. Ricevi un sms dai tuoi che dice: "Sulla strada dallo Swaziland al Parco Kruger tutto ok, come va lì?"

Fissi il telefonino (che mentre guidi non è mai una buona cosa, comunque). Rispondi (che mentre guidi non è affatto una buona cosa, comunque): "Sulla strada da Villasanta ad Alba, due palle così."

Riconsideri tutto da capo, anche perché non ci sono pių gli Eagles e una collina, ora, ti nasconde il Monviso.
Pensi che a ben vedere tutto sommato questa giornata potrebbe anche essere migliore.
15.14 del 22 Aprile 2009 | Commenti (0) 
 
18 La recherche/6: tre per due
APR Viaggi verticali
Confesso che sulla cima del Gran Zebrù, un po', un nodo alla gola e una lacrima trattenuta li ho segnati sul taccuino: l'emozione è stata davvero forte, tanto. Saranno state la stanchezza - più di testa, in realtà, che di gambe o polmoni: devo implicitamente dar ragione a Mauro, lo so - la tensione, l'adrenalina, oppure il vento forte, la nebbia che stava salendo ed avvolgeva l'orizzonte tutto intorno a noi, il freddo che non mi ha mollato quasi mai per tutta la salita, l'ansia per i mille metri esposti sotto ai miei piedi, da dover ancora ridiscendere: faccia a valle o faccia a monte? Mah, si vedrà come me la sento, adesso. Un passo dopo l'altro, con calma.

Però mercoledì scorso c'ero, stavo proprio lì, aggrappato alla cima. E, me l'aveste chiesto solo tre giorni prima, no: non ci credevo davvero. Per dire la verità, non credevo proprio che li avrei centrati entrambi, Cevedale e Gran Zebrù, uno dietro all'altro nell'arco di due giorni. Pensavo che sarei stato più che soddisfatto già a riuscire a salirne uno solo. Pensavo che probabilmente sì, il Cevedale lo avrei messo nel sacco quasi di sicuro: tutto sommato quest'anno di fiato e gambe ne ho da vendere. Però due cime di fila no: due cime come queste poi, e da quant'è del resto che non ne infilo due di seguito? Dieci anni? Quindici? Manco lo ricordo.
Il Gran Zebrù, poi, maddai. Lo guardi e ti sembra il K2. Non è una passeggiata, non per me perlomeno. Ho passato le ultime settimane a guardarmi le foto sul web e quella parete tira, tira non poco, sono almeno seicento metri in piedi micamale. Una sciocchezza, probabilmente, per chi è abituato ed allenato, anche a quella esposizione, che un po' impressione la fa. Ma quant'è che io non lo sono più?

Con me c'è Mauro: il sodalizio che ha funzionato lo scorso anno si rinnova. E Mauro, un po', ormai conosce la mia testa. Intuisce quando sta per incepparsi, sta imparando le leve giuste. Ed io, con lui, sto imparando di nuovo a concentrarmi sulla motivazione, a ritrovarmi con il mio ambiente, a rimanere tranquillo, a fidarmi della sua corda, anche quando la tiene nello zaino.
Per lui è allenamento di ordinaria routine, per me una nuova scommessa, un vecchio progetto nel cassetto che è venuto il momento di affrontare faccia a faccia. Una voce della mia lista, un traguardo intermedio importante sulla strada verso altre mete che giassò, da sempre.

All'alba di martedì stiamo salendo verso il Cevedale. Ho freddo, non mi sento particolarmente in palla, la cima mi appare infinitamente lontana e sarà già un miracolo se riuscirò ad arrivare fin su almeno oggi. Sono un po' depresso e demotivato, forse non ne ho proprio voglia, forse voglio tornarmene sotto le coperte del rifugio a dormire, poi a farmi un tè caldo, poi a casa. Forse ho sbagliato tutto. Guardo la parete del Gran Zebrù alle nostre spalle, l'obiettivo dell'indomani, e mi chiedo chi voglio prendere in giro: non ce la farò mai. Mi mette ansia solo a guardarla. Magari lascio perdere tutto già subito e mi rilasso, la finisco qui.
Alle dodici siamo in vetta al Cevedale. Alle dieci e trenta del mattino successivo sono aggrappato alla croce di vetta del Gran Zebrù, la montagna spazzata dal vento freddo e avvolta dalle nuvole che ci negano l'orizzonte ad un metro. Intravedo per un istante il Cevedale di fronte a noi e la via di salita del giorno prima, ed accidenti se era lunga. Rido, sono nervoso, tesissimo e felice. Chiedo a Mauro di scattarmi una foto e di portarmi via di lì, rapidamente.

Alle quattordici siamo millesettecento metri più in basso, al parcheggio dei Forni, dove abbiamo lasciato l'auto lunedì. Mentre ci cambiamo e mettiamo via gli zaini inizia a piovigginare. Il telefonino riguadagna il segnale dopo tre giorni di silenzio, arrivano messaggi a raffica. Il Gran Zebrù e il Cevedale rimangono nascosti in fondo alla Valle di Cedèc, ma ormai li ho catturati, li porto a casa con me. Li ho saliti entrambi, centro più centro.

Avrò bisogno di qualche giorno per metabolizzare e per ricercare, se ci sono ancora, le motivazioni per il prossimo obiettivo. Che, ovviamente, è ancora un passo più ambizioso. Per adesso chiudo gli occhi e sono contento. Il conto con il Gran Zebrù è chiuso: obiettivo completato e depennato dalla lista. Good job!

Salendo al rifugio Pizzini: K2 o Gran Zebrù?
Mauro arriva al rifugio Pizzini
Il Gran Zebrù fotografato dal rifugio Pizzini
Alba verso il Monte Confinale, salendo al Cevedale
Alba sul Pizzo Tresero, salendo al Cevedale
Verso la cima del Cevedale, il rifugio Casati alle spalle
Salendo al Cevedale, il Gran Zebrù sbuca dalle nuvole
Sotto alla cima del Cevedale, ad oltre 3.700m
Il titolare qui, cima del Cevedale, quota 3.769m
Gran Zebrù ed Ortles dalla cima del Cevedale
Panorama dalla cima del Cevedale, verso il Palon de la Mare
In discesa dal Cevedale, per i pendii del ghiacciaio di Cedec
Tramonto sul Pizzo Tresero, dal rifugio Pizzini
Tramonto sulla Punta San Matteo, dal rifugio Pizzini
La cima del Cevedale, fotografata dal rifugio Pizzini
Salendo al Gran Zebrù, all'attacco del canalino
Cima del Gran Zebrù, quota 3.851m: nebbia, freddo e vento
Mauro sulla cima del Gran Zebrù
Panorama verso sud, scendendo dal Gran Zebrù
Il Cevedale fotografato scendendo dal Gran Zebrù
02.14 del 18 Aprile 2009 | Commenti (0) 
 
07 E infine
APR Running
Uno. Lunedì sera, comunque, mi son fatto cinque chilometri tanto per scaricare ed un mezzo chilometro di allunghi. Mi sembrava persino di andare piuttosto veloce. Invece andavo un minuto sopra media al chilometro e le gambe erano tipo lame di ghisa.
Così, tutto sommato, oggi ho riposato e mi son fatto pure un etto di speck ed una bella birra.

Due. Come ripromesso(mi), ho provveduto fra una riunione e l'altra: da domani sera corro con queste (e speriamo bene, ché la prima ed unica volta che ho provato a cambiare è stata un disastro e ho buttato via un sacco di soldi).

Tre. Ci rivediamo qui. Passando prima per un paio di appuntamenti pių brevi a inizio autunno, diciamo un'altra mezza ed una dieci chilometri veloce veloce. Se ne parlerà a tempo débito.

So, stay tuned.
23.59 del 07 Aprile 2009 | Commenti (1) 
 
06 21 (and 097...) shots and some lessons learned
APR Running
1) E' inutile arrivare al punto di ritrovo con due ore di anticipo, anche se c'è scritto sulle istruzioni che ti hanno consegnato: a quell'ora ci sono solo i fanatici e quelli con il pettorale fino al n. 500. E' gente di un altro pianeta, che corre con tempi siderali. Per te è la prima volta e tutto questo non lo puoi sapere: dal tuo punto di vista di pivello questi sono i tuoi avversari, sono lì per correre con e contro di te. Non è così, come scoprirai fra due ore. Questi partono cinquecento metri avanti a te, è quasi come se facessero un'altra gara, certo non la tua. Quelli come te arriveranno con calma verso le dieci, trascinandosi la pancetta e una bottiglietta di Coca Cola: molti di loro faranno colazione con cornetti caldi e cappuccino direttamente al chiosco sistemato sulla linea di partenza. Tu, totalmente nel pallone, l'hai fatta a casa alle sei e venti con un Actimel e un caffè, e alle otto del mattino sei già in calo di zuccheri peggio dei naufraghi di Lost.

2) Per dire, Linus alle nove era ancora a casa in pigiama, davanti allo specchio del bagno a grattarsi.

3) Invece, guarda: alle otto e trenta 'sti marziani son già lì che corrono al parco, attorno all'arena, oppure si cambiano in mezzo al prato seguendo riti propiziatori inca. Indossano cerotti sul naso, sui capezzoli (?), fra le dita dei piedi, si spalmano creme, si allacciano le scarpette da tremila euro otto volte di fila e qualcuno ne ha anche tre o quattro paia fra cui scegliere. Tu guardi sconsolato le tue vecchie scarpe comprate due anni fa pescandole a caso dalla cesta davanti alle casse, in supersconto a venticinque euro: nemmeno te lo pensavi lontanamente, allora, che in capo a un paio d'anni ti saresti messo a correre davvero, né certo che ti saresti trovato proprio qui ora. In questi mesi, con queste scarpette (pezzente!) ti sei sparato (sciagurato!) oltre mille chilometri: sono sfondate, rotte ed ancora infangate dal corto di giovedì sera. E il bello è che non ne hai portato nemmeno un paio di ricambio per il dopo gara, perché te ne sei dimenticato.
Ti riprometti di regalartene domani un paio nuove, ché forse è giunta l'ora. Se però oggi riuscirai ad arrivare al traguardo.

4) Alla partenza i senegalesi vogliono venderti cose, come tu fossi un passante qualunque, e ti assediano anzichenò. Ora, a parte che è fin troppo evidente che siam tutti lì per la gara e non abbiamo dietro una lira, ma poi, secondo loro: ammesso di comprare qualcosa, dove dovremmo mettere gli acquisti, poi, di grazia, durante la corsa?

5) Se parti con il pettorale 6159 sappi che per quanto ti riguarda il nastro di partenza ufficiale con kenioti e tanzaniani (e Linus) annessi sta almeno mezzo chilometro avanti a te. Quindi tu, comunque vada, dovrai fare molta pių strada di loro.
Per dire: da quando il colpo di cannone dà il via alla gara, al momento effettivo in cui tu transiti sotto alla linea di partenza passano almeno cinque minuti buoni, camminando pigiato in mezzo alla folla. Poi ce ne metti almeno altri venti a liberarti della gente attorno e a prendere un ritmo di gara passabile, senza sgomitare e pestarti i piedi con tutti gli altri concorrenti. Risultato: tutti i tuoi tempi di riferimento saltano immediatamente già ad inizio gara e puoi scordarti da subito qualunque record personale, ché correre al parco da solo o ad Alba alle dieci di sera è tutta un'altra storia. E va già bene se tutti quei cambi di ritmo e quel casino iniziale non ti ammazzano subito il fiato.

6) Poi, finalmente, il cannone spara. Ed è una liberazione, dopo settimane di attesa e preparazione. Prima ti incammini in mezzo al fiume di concorrenti, poi piano piano inizi finalmente a correre. E da lì in poi sei in ballo, solo con te stesso e perso dietro ai tuoi soliti pensieri. Basta non pensare alla mappa di Milano e a quanto ti manca davanti.

7) Personaggi: i tre kenioti stanno percorrendo corso Sempione già in senso contrario mentre tutti noi lo stiamo ancora risalendo. Leggi: dopo dieci minuti di gara sono già avanti due chilometri almeno.

8) E comunque, "pianeggiante" un cazzo: il cavalcavia che dai Bastioni immette in Melchiorre Gioia è in salita secca. 'Mortacci loro. (Secondo me anche via Washington è in salita, oltre che lunga un'eternità).

9) Personaggi: i due vestiti da pagliaccio ti sorpassano al quinto chilometro suonandoti pure la trombetta. Al traguardo arriveranno almeno mezz'ora prima di te. Secondo me han barato.

10) Personaggi: quello vestito da Batman, con mantello e maschera d'ordinanza, è partito insieme a te. Ma è arrivato molto prima. Per forza, lui è Batman. Non vale.

11) Personaggi: quello steso al 12º km, circondato dalla croce rossa e con la maschera d'ossigeno piantata sul naso, lo hai battuto. Però fino al 12º era in vantaggio lui.

12) Personaggi: quello che ha lasciato un attimo la moglie in ospedale e adesso deve chiudere in meno di due ore, ché sennò rischia di arrivare dopo il parto. Dice che però son due notti che non dorme, non sa se ce la fa.

13) Personaggi: la sciura con il SUV, fermata al semaforo dai vigili che bloccano il traffico per far passare la gara. Sbraita come un'ossessa, ci insulta e ce l'ha con noi perché una volta all'anno "le blocchiamo completamente la città per questa gara idiota". Siamo un plotone di reduci disfatti dalla stanchezza e dal caldo al 19º km, epperò da un gruppetto avanti parte lo stesso un coro affiatato e ben intonato: "Zoccola, zoccolaaaaa! Vaf-fan-cu-lo!" Qualcuno sottovaluta la faccenda e dopo aver partecipato al coro schiatta per mancanza di ossigeno.

14) Personaggi: per la verità, attorno al 10º c'era stata una scena analoga al rovescio. Un atleta che correva davanti a me ha iniziato a mandare a fare in culo gli spettatori, urlandogli che son trent'anni che c'è la Stramilano e sarebbe ora che alzassero il sedere, scendessero dal letto e venissero a correre anche loro. Uno spettatore gli tira una spugna in faccia, altri intonano un vaffanculo a rovescio, tipo quello del punto precedente. Son cose.

15) I chilometri di una gara agonistica ufficiale non sono affatto i chilometri del GPS che porti al polso e con il quale ti alleni da mesi, bensì maledettamente pių lunghi. Questo perché - e te ne rendi conto troppo in ritardo - il percorso di gara viene misurato sul punto di corda delle curve e sul tracciato di minor percorrenza assoluta, ovvero quello che faranno i primi tre atleti kenioti di cui sopra per cercare di stabilire il record del mondo. Tu invece corri in mezzo ad una folla di seimila altri peones come te (no, corrono quasi tutti pių veloci di te), lungo viali enormi, e ogni volta che affronti una curva stai perdendo decine di metri rispetto alla misurazione ufficiale. Se poi passi pure all'esterno della curva, altroché. In altre parole, a metà gara stai già pagando quasi 400 metri sulla misurazione effettiva e al traguardo il tuo GPS ti darà 21,6km contro i 21,097km ufficiali del percorso.
Per la cronaca, alla mia andatura dopo due ore di corsa, seicento metri sono quasi quattro minuti. Un'eternità.

16) Tutto sommato, cercare di bere ai punti di ristoro - se non è strettamente necessario - è inutile e dannoso, perlomeno se stai puntando al tempo. Soprattutto tentare di farlo già al quinto chilometro. Sei abituato a correre senza bere fino all'arrivo, e dunque, perché farsi prendere da questa frenesia solo perché le bottiglie d'acqua e i bicchieri pieni di Gatorade sono lì a lato della strada a portata di mano?
Fra l'altro, è esattamente come state pensando: è impossibile bere da un bicchiere di carta correndo. In realtà afferrate il bicchiere, vi tirate il Gatorade in faccia creando un impasto devastante di sudore, zucchero, sale e succo di limone che vi cola lungo il collo e dentro alla maglietta, e poi scaraventate il bicchiere ancora mezzo pieno in faccia al primo spettatore che vi capita a tiro. Inutile dire come siete conciati all'arrivo.

17) E comunque, senza il Gatorade al sedicesimo sarei crollato del tutto. Sono partito una trentina di secondi al chilometro sopra alla mia media record, per conservare energie e non strafare, cercando di capire come mi sentivo. Secondo il mio GPS (che, come detto, la pensa diversamente dall'organizzazione ufficiale internazionale), al decimo sono passato a poco pių di 55', tranquillamente in media sotto le due ore e in progressione: viaggiavo ormai sui 5'30" e non ero stanco. Ho corso bene fino al 13º, poi un primo mini-cedimento dovuto al caldo inatteso. Al sedicesimo ho finito la benzina di colpo: proprio di colpo, eh?, nel senso che mi sono fermato di botto e quasi senza preavviso, come poche volte in allenamento mi è successo. Ho dovuto riprendermi per qualche minuto, ho bevuto una bicchierata di Gatorade al limone strappata a un punto di ristoro, rovesciarmi in testa una bottiglia di naturale, e poi sono ripartito. Ma, a quel punto, con un ritmo da camminata in spiaggia con infradito. Almeno cinquecento fra i mille che avevo superato fino a quel momento mi hanno ripreso e si sono fatti beffe di me, volando (si fa per dire, sempre peones della domenica erano) verso il traguardo. Fra questi, un nano, una vecchietta ottantenne con fascia di spugna attorno ai capelli, uno con le stampelle ed un bambino di tre anni.
Da lì in poi credo di essermi fermato almeno altre quattro o cinque volte, e per un istante son certo di aver visto Dorando Pietri che mi incitava e mi tirava la maglietta.

18) L'emozione pių grande sono le file di bambini fra il pubblico ai lati della strada che ti tendono le mani per farsi battere il cinque. Io gliel'ho battuto a tutti, e vi dirò: non me ne fregava un accidente se perdevo tempo.

19) No, l'emozione pių grande è arrivare all'Arena, entrare dall'arco in mezzo alla folla, inforcare la pista e vedere il traguardo a cento metri da te, qualunque tempo stia segnando l'orologio ufficiale di gara in fondo al rettilineo finale. A quel punto sai che ce l'hai fatta, tutta Milano è alle tue spalle e la felicità ti travolge.

20 ) Sì, le statistiche da restituire alla storia. Partecipanti: pių di seimila; posizione: 4765º assoluto, 4288º MW (non so cosa significhi), 1034º di categoria (questo, non un granché); tempo di gara: 2h11'10" (è il tempo fra lo sparo del cannone e il taglio della linea di arrivo); tempo reale: 2h09'02" (è il tempo fra il momento in cui ho tagliato davvero la linea di partenza e quello di arrivo, insomma, il mio primo tempo ufficiale sulla distanza della mezza maratona); tempo registrato dal mio GPS sulla distanza di 21km, secondo lui: 2h05'15". Una bella differenza, dunque.

21) Ci sarà una prossima volta? Ci potete scommettere. Anche pių di una, mi sa. Primo, perché c'è da scendere sotto alle due ore. Secondo, perché siamo solo a metà dell'opera... ;-)

Partenza (foto da Corriere.it)
L'abbraccio di Leonardo al traguardo... la giusta motivazione!
19.59 del 06 Aprile 2009 | Commenti (3) 
 
02 Seimilacentocinquantanove
APR Running
Quattordici mesi dall'inizio di questa avventura, oltre mille chilometri nelle scarpette, pių di quattrocento dei quali negli ultimi tre mesi. Parecchia strada nelle gambe e parecchia strada metaforicamente dopo, eccomi qua a provarci davvero per la prima volta.
L'ultima in vita mia che abbia indossato un pettorale credo fosse in quinta liceo per una gara di sci. Diciamo pių di venticinque anni fa, comunque, ad occhio.

La punta di orgoglio è nell'arrivarci dopo aver fatto, in questi mesi, tutto da solo e partendo da zero totale. Un anno fa non ci credevo, un anno dopo non mi ha fermato nulla: non il caldo torrido dell'estate, non il gelo di quest'inverno, non la neve (qualche sessione da dieci chilometri sotto nevicate epiche, correndo su fondo ghiacciato alle dieci di sera, con temperatura ben al di sotto dello zero, me la sono segnata in rosso sul calendario...). Tre volte fisse a settimana, qualche volta quattro, negli ultimi due mesi piazzandoci in mezzo anche qualche uscita in montagna.

Per iscrivermi ho dovuto fare la certificazione agonistica: mi sono presentato al centro di medicina sportiva fra una riunione e l'altra, in giacca e cravatta. Mi hanno guardato un po' strano, per dire.
Parto nove chili sotto al peso di un anno fa, con un personale di 53' sui 10km, 1h40' sui 18km. Ventuno non li ho mai corsi: per preparare questa mezza maratona, negli ultimi dieci giorni ne ho corsi diciotto un paio di volte, l'ultima delle quali domenica scorsa sotto una bella pioggia battente e continua, tipo doccia fredda. I ben informati e i forzati delle tabelle mi hanno detto che non ci si prepara mai correndo l'intera distanza e, soprattutto, che nell'ultima settimana praticamente non si corre affatto: così ho dunque fatto. Giusto stasera, prima di mettermi a preparare il solito stato avanzamento per domani mattina: sei chilometri rapidi rapidi ("rapidi" nella mia accezione, naturalmente, che non corrisponde affatto alla media degli altri seimila iscritti: diciamo che da loro mi separa ancora almeno un minuto al chilometro), tutto bene, tranquillo, preparato.

Ho tre obiettivi, in ordine di importanza: arrivare in fondo; non arrivare ultimo (dice mio fratello che l'importante è mantenere la posizione del pettorale :-); riuscirci sotto le due ore. L'ultimo, in effetti, non sarà facilissimo da centrare e so che non devo accanirmici, né partire avendolo in testa. Iniziamo, appunto, ad arrivare in fondo.

Insomma, sono un po' emozionato: domenica si fa sul serio :-)

23.37 del 02 Aprile 2009 | Commenti (0) 
 


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