Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Comunque io tengo agli Stones
AGO Viaggi fra le note
A proposito di cover dei Beatles. Se ne parlava tempo fa con qualcuno, discussione tipo tutte le cover di solito fanno schifo, quelle delle canzoni dei Beatles fanno più schifo delle altre, mentre io ne segnalavo almeno due straordinarie di Joe Cocker, quella di With a little help from my friends (leggendaria l'esecuzione a Wooodstock) e quella di She came in through the bathroom window (la mitica sigla di Avventura, per i più giovani come me).

Be', me n'è venuta in mente un'altra notevole: Back in the U.S.S.R. fatta da Billy Joel a Leningrado (sì, lo so che adesso si chiama San Pietroburgo, ma all'epoca no, e del resto l'album è Live in Leningrad).
17.14 del 31 Agosto 2009 | Commenti (1) 
 
26 Dettagli insignificanti
AGO Segnalazioni
Ma avete fatto caso che da qualche tempo (tutti) i telegiornali nazionali non parlano più di immigrati, ma sistematicamente di migranti?
A voler pensar male si potrebbe immaginare una qualche direttiva fatta circolare fra le redazioni e fare una specie di sillogismo legato alle nuove simpatiche norme emanate da questo splendido governo, tipo "se li chiamate immigrati significa che sono già arrivati, invece non devono più arrivare e quindi vanno chiamati migranti. Prego adeguare linguaggio."

Sì, pindarico, ma curioso il fatto lo è. O sono solo io?

Update: a tal proposito, mi segnalano questo.
22.59 del 26 Agosto 2009 | Commenti (4) 
 
24 10-11-27-45-79-88
AGO Prima pagina, Mal di fegato, Coffee break
Premesso che io non gioco a nulla, non ho alcuna passione per il gioco, non capisco il buttare soldi in una qualunque forma di gioco, e dunque lotterie, gratta e vinci, totovari, casinò e superenalotti mi sono del tutto indifferenti, e glissando opportunamente qualunque considerazione in merito al cancan mediatico italiota che sta girando da settimane attorno al jackpot stellare, prendo comunque spunto dal non-ci-sono-ormai-da-tempo-aggettivi-adatti-per-definirlo Tg1 delle 20 di questa sera, che alla vincita di ieri ha dedicato nientepopodimeno che quindici minuti di servizi vari su trenta totali di telegiornale, per appuntarmi alcuni quesiti che, per la stragrande maggioranza della popolazione di questo Paese, capisco essere del tutto pleonastici.
A me non lo paiono affatto, ma sono io quello da ricondizionare, quindi fate un po' voi.

Ebbene:

1) Non è affatto così scontato, se vi soffermate a pensarci davvero: perché mai vincere 147 milioni di euro è così diverso dal vincerne trenta? In altri termini: perché dalla prossima estrazione la metà almeno di coloro che hanno giocato queste settimane non giocherà più finché il jackpot non oltrepasserà nuovamente i cento milioni? Vi fanno schifo trenta milioni di euro? Cos'è che non potete permettervi con trenta milioni di euro che avete sempre sognato e che invece cento milioni, quelli sì, finalmente vi basterebbero per? Qual è la differenza vera fra il poter amministrare un patrimonio che può permettervi di vivere di rendita come nababbi per tre generazioni, dal poterlo fare, a livello del tutto teorico, per quindici?

2) Perché, ad ogni vincita, i compaesani del vincitore festeggiano come avessero vinto i mondiali di calcio? Tipo, se avesse vinto il vostro vicino di casa, a voi verrebbe in mente di festeggiare? E perché mai? Non lo vorreste investire con un blindato, invece?

3) Davvero, qualcuno fra i concittadini del vincitore crede o addirittura ritiene di avere un qualunque titolo o merito per il quale il vincitore debba ricordarsi di lui? E' davvero piuttosto singolare come idea, mi pare. C'è una qualunque ragione per cui, se io vincessi una qualunque lotteria, dovrei regalare soldi ai miei sconosciuti - od anche no - concittadini, piuttosto, che so, agli abitanti del paese un chilometro più in là?

4) Allo stesso modo, perché il sindaco del paese del vincitore ritiene che il fortunato debba ricordarsi del proprio comune? Questa è proprio bella: io vinco 147 milioni di euro e dovrei ricordarmi del comune di Villasanta. Be', perché non di quello di Courmayeur, che francamente mi piace di più? O perché, invece del comune, non dell'ospedale, ad esempio? O perché non del falegname sotto casa mia?

5) Perché, perché diavolo, perché accidenti mai alla solita domanda (idiota) del giornalista di turno "è lei il vincitore", tutti rispondono sempre: "Le pare che sarei qui se lo fossi?"
Ma di grazia, santocielo: se aveste vinto voi, dove caspita dovreste essere il giorno dopo? A Timbuktu?? E con quali soldi, fra l'altro, visto che dovete ancora incassare? E perché, poi, visto che darsi immediatamente sarebbe il modo più ovvio per farsi identificare? Ma per quale legge dell'universo se uno vince dei soldi deve per forza andare immediatamente via? Dove? Nel senso: non è che ce l'hai lì pronta una casa alle isole Cook, o no? Per non dire fra l'altro che, sono pronto a scommetterci, il novanta per cento della gente non si muoverebbe di un metro dalla casa dove magari è nato e cresciuto, o anche desiderandolo non avrebbe la minima idea, realistica e razionale, sul *dove* andare davvero. A parte la solita vacanza alle Maldive, naturalmente. Ma per quella non c'è bisogno di centoquarantasette milioni di euro, maledizione. Nemmeno se uno vuole farci un anno alle Maldive. E poi sai cheppalle un anno alle Maldive.

6) E infine, la vera perla: perché, per quale motivo sovrannaturale bisogna fare un servizio apposta in cui Vincenzo Mollica intervista al telefono Rosario Fiorello per scambiare due battute cretine sulla vincita? Qual è la ragione perdìo? Perché? Perché Mollica, che c'entra? Perché Fiorello, che c'entra? Perché cinque minuti di servizio pubblico, dopo essersene peraltro già mangiati dieci sul medesimo tema, dedicati a questa pagliacciata di telefonata fra Mollica e Fiorello? Quanto costa? E' a budget? Chi ha firmato?

00.01 del 24 Agosto 2009 | Commenti (4) 
 
23 La recherche/9: season end
AGO Viaggi verticali
E comunque, alla fine, anche per quest'anno Lyskamm e Bianco in fondo al cassetto. A parte le ultime disavventure, un po' ci si è messo di mezzo il lavoro a fine luglio, un po' è mancata proprio la testa - e non c'è nulla da fare, e un po' ci si è messo di mezzo anche il mal di schiena che mi ha tormentato tutto agosto.

Fra l'altro, l'unico giorno verso fine luglio che avevo disponibile e nel quale avevamo programmato con Mauro il tentativo al Lyskamm, alla fine ci ha fregato il brutto tempo e non siamo nemmeno partiti da casa.

Non finisce qui, comunque. Appuntamento al 2010. Una volta di più.
01.09 del 23 Agosto 2009 | Commenti (0) 
 
23 La recherche/8: finding my way home
AGO Spostamenti
In Valsavarenche, nel cuore del parco nazionale del Gran Paradiso, non mettevo piede dal 1985, quando con Roberto ed Eugenio realizzammo la traversata del Gran Paradiso salendo in vetta dal versante di Valnontey e scendendo poi a Pont dalla via normale. E proprio grazie ad un invito di Eugenio, che in Valsavarenche sta piantando le radici, ci sono tornato a quasi venticinque anni di distanza.
Oltre ad approfittarne per rimettere piede a Pont e tornare così all'arrivo del sentiero che scende dal Vittorio Emanauele ("arrivo" per noi, punto di partenza della via normale per quasi tutti), lasciandomi anche un po' sorprendere dalla nostalgia al ricordo della nostra prima avventura a quota quattromila, ho soprattutto scoperto ***.

Ora, fra i vari sogni che coltivo da una vita quello del buen retiro finale in una vecchia baita ristrutturata, in fondo ad una qualche valle alpina, dove letteralmente finisca la strada, possibilmente ai piedi di un ghiacciaio e magari almeno un passo più in là di dove arrivino di norma i turisti, be', questo sogno è forse quello che da sempre viene immediatamente dopo la salita di un ottomila, ma certamente è un bel po' più concreto. Non che l'ottomila non lo sia, ma vabbè, per dire insomma.
Fino ad oggi il mio target ideale di riferimento sono stati luoghi abbastanza tradizionali, tipo Frachey in Val d'Ayas, per intenderci, oppure una vecchia casa walser negli alpeggi al di sopra di Alagna, comunque in generale nell'area del Monte Rosa. Lasciando volare ancor più la fantasia, in Francia dalle parti dell'Argentiere, o a Champery, nel Vallese, o meglio ancora - anzi, forse il top in assoluto - una baita nella zona di Grindelwald, Oberland, ai piedi dell'Eigerwand.
Penso sempre, peraltro, che forse dovrei esplorare un po' la Val Ferret, che confesso di non conoscere, o la Valpelline, che però è eccessivamente scomoda.

Sta di fatto che non so perché non avessi mai considerato la Valsavarenche. E questo ho iniziato a chiedermelo mentre, dopo una sosta nella piazzetta centrale di Villeneuve per far scorta di pasticcini come consigliato da Eugenio, risalivo venerdì mattina i primi tornanti addentrandomi nel parco nazionale, innamorandomi immediatamente di quell'inconsueto quasi nulla intorno a me, a parte qualche paesino più o meno deserto - nella settimana di ferragosto... - il torrente che scava il fondovalle e per il resto solo boschi a perdita d'occhio. Proprio non mi ricordavo per nulla di questi luoghi.
Poi, qualche chilometro prima di arrivare a Pont (dove peraltro non c'è ancora un tubo, come venticinque anni fa, a parte il campeggio e l'hotel), ho abbandonato la strada principale inforcando una strettissima secondaria che risale il fianco sinistro della valle e l'ho seguita fino in fondo, appunto, dove finisce.
A ***. Quota milleseicento, quasi millesettecento.
E non sarei mai più sceso a valle.

E se vi state chiedendo perché scrivo *** sappiate che è solo perché non voglio dirvi dov'è. Primo, per non disturbare Eugenio. Secondo per non disturbare nessuno, lassù. Terzo, perché ci sono ancora un paio di case in vendita. Su... mah... saranno trenta in tutto? Giusto per darvi le dimensioni del luogo. Più la chiesetta, naturalmente, microscopica.

Vi spiego meglio. Lì nessuno costruisce un tubo: non si può, è parco nazionale. Quel che c'è è quel che c'era prima e quel che c'è sempre stato. Opportunamente recuperato, ristrutturato, rimesso in piedi possibilmente rispettando com'era - fuori - e rimettendo completamente a nuovo - dentro. Più parabola, collegamento ADSL, utilities, ecc.
Cento metri più in là, dove inizia il bosco, c'è una gran bella cascata. C'è anche una enorme pianta di lamponi. Mi dice Eugenio che quando fa meno caldo gli stambecchi e i camosci scendono in paese e si arrampicano anche sui tetti delle case. Il sentiero, che sale nel bosco e si arrampica per ore sul fianco della montagna fino a portarti sopra alla Valnontey ed al cospetto del Gran Paradiso, parte proprio dalla porta di casa.

Auto? No, ovviamente. Quelle poche che arrivano quassù si parcheggiano nello spiazzo all'ingresso del paese. Lo hanno appena allargato un pelo, perché così ce ne stanno almeno una quindicina. Eugenio mi spiega che, in effetti, questo è un po' scomodo se la tua casa è "dall'altra parte del paese", perché se per esempio hai le borse della spesa da trasportare devi portartele a mano. Un centinaio di metri ti tocca farli di sicuro. Siccome comodo non è, battute a parte, uno di lì ha risolto il problema con una cariola.
Anche se devi portarti quassù una lavatrice non è una cosa banalissima, ma in fondo lo fai solo una volta e ti basta trovare uno che ti dia una mano.
La spesa, be', devi scendere, c'è poco da fare. O un paio di chilometri più giù, nel paese principale, o a inizio valle, a Villeneuve, venti chilometri più giù. O al limite te ne vai in qualche centro commerciale verso Aosta e fai la spesona gigante. In paese, a dir la verità, ci sarebbe "uno" che vende un po' di roba, ma sai com'è: è aperto un po' quando gli pare. Comunque puoi farci amicizia, ad esempio. Anche con il tipo che fa un po' di tutto per tutti e aggiusta le cose: può esserti utile. Ammesso di trovarlo e che ne abbia voglia, naturalmente.

I ghiacciai stanno lì in fondo, davanti a te. Se hai una casa di serie A, come dice Eugenio, hai la terrazza con la vista proprio verso di loro, esposta a sud fra l'altro, che prende pure il sole tutto il giorno. Se ce l'hai di serie B guardi giù in Valsavarenche, comunque al sole, e vabbè, hai detto niente. Se ce l'hai di serie C, in mezzo al paese, dài sulla piazzetta con l'abbeveratoio e i balconi fioriti delle altre casette. E hai il vantaggio di essere più vicino al parcheggio. Insomma, diciamo che la serie è quantomeno opinabile.

Infine, il paese - e a chiamarlo così ce ne vuole, credetemi - è lì più o meno dal medioevo, alla faccia di frane, valanghe (le nevicate eccezionali di quest'anno ne han tirate giù parecchie), alluvioni ecc. Semplicemente perché quando nel medioevo han scelto dove andare ad insediarsi, ovviamente, hanno puntato il posto più al sicuro della zona. Dominante la valle, al di sopra di una specie di sperone staccato dai fianchi della montagna e circondato da avvallamenti che fanno da canaloni naturali di scorrimento per valanghe ecc. In due parole, una posizione semplicemente perfetta.

In tutto questo, ho lasciato a casa la macchina fotografica e mi sono dovuto arrangiare con il solito telefonino. Poco male: dov'è *** io, adesso, lo so. E non c'è Val d'Ayas, Valsesia, Vallese ed Oberland che tengano (infatti pare che due o tre case se le siano proprio comprate degli svizzeri; di quelle di serie A, naturalmente).

Piesse: venerdì sera a *** si stava a sedici gradi sotto ad una stellata da sogno. Milleseicento metri più giù si stava a trentacinque annegati nell'ozono.

***, Valsavarenche
00.47 del 23 Agosto 2009 | Commenti (1) 
 
20 Banana republic
AGO Prima pagina
Mentre Blanka Vlasic tenta il record del mondo di salto in alto ai campionati di Berlino, la Rai decide di chiudere il collegamento in mondovisione per trasmettere le estrazioni del Lotto, peraltro già comunicate un'ora prima al telegiornale.

E ha ragione, suppongo. Sono certo che sia esattamente quello che vogliono gli spettatori.
21.34 del 20 Agosto 2009 | Commenti (0) 
 
18 Intermezzo
AGO Diario, Spostamenti
Quella medesima sensazione, con la scia a poppa, di fine estate dell'82.

11.04 del 18 Agosto 2009 | Commenti (0) 
 


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