Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 In estrema sintesi
OTT Mal di fegato
Ogni volta che sento parlare Capezzone provo l'irrefrenabile desiderio di vivere in una capanna di paglia nella foresta equatoriale dell'Uganda.
TAG: capezzone, governo, politica
13.04 del 31 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
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OTT
Follow thinkice_it on Twitter 00:48:15 Capìtemi, sto ascoltando Aldebaran dei New Trolls su radio Brescia7 in mezzo ad un’autostrada completamente deserta blindata dal tutor...

00.48 del 30 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
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OTT
Follow thinkice_it on Twitter 15:50:59 Non c’è nulla da fare, la A4 è l’inferno degli automobilisti e la tratta MI-VR è un girone di comportamenti schizoidi e aberranti alla guida

15:58:10 Senza contare i fenomeni di pazzia collettiva causati dall’introduzione del tutor.

18:03:50 110: Trento done. La strada che collega Trento ad Arco è bellissima. L:http://maps.google.com/?q=46.042057%2C10.968475

18:18:34 Luci del tramonto spettacolari sulla valle del Sarca. L:http://maps.google.com/?q=45.956936%2C10.912128

23:52:36 Beautiful dinner time in Limone del Garda. Now late night drive back home.

15.50 del 29 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
29 Ma tu quante tacche hai?
OTT Alta quota
Dovrei forse commentare qualcosa in proposito, ma non mi vien nulla.
TAG: everest
12.29 del 29 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
28 Centodieci/28: Ferrara, backstage from Internazionale
OTT Centodieci
Mi ero preso qualche appunto per il "post 110" su Ferrara, ma non so più dove li ho messi. Fra l'altro devo aggiornare tutta la sezione, ché l'archivio fotografico è indietrissimo (come mille altre cose qua dentro, al solito) ed anche la mappa non è allineata alle ultime scorribande.

Comunque.
Ho impiegato un po' a farmela piacere, Ferrara. Sarà anche stata una questione di aspettative, probabilmente. Certo, lipperlì non mi ha fatto una gran impressione, forse anche perché ci sono arrivato sotto una bella pioggia battente, mi sono infilato dritto in albergo e nemmeno mezz'ora dopo ero già chiuso dentro ad un cinema.

In realtà Ferrara è sì piuttosto interessante e bella ma, volessi essere un po' eretico, a mio avviso il fatto è che qualunque capoluogo di provincia italiano che abbia un po' conservato il suo centro storico medievale è "interessante e bello". Se poi inizi a infilarli uno dietro l'altro, come sto facendo io con questo progetto, capisci che un po' il rischio che ti vengano a noia c'è.
Tradotto in altri termini, di Ferrara si potrebbe fare il classico elenco di luoghi comuni applicabile a quasi qualunque cittadina italiana benestante di provincia: monumenti all'altezza, gente cordiale, ci si mangia bene, bei negozi, servizi in linea, bla bla bla.
Il Castello Estense è forse l'unica architettura che di per sé meriti una considerazione a parte, non fosse altro perché è nel cuore di Ferrara perlomeno quanto lo è il Castello Sforzesco a Milano. Il duomo, sì, ma è l'ennesima bella cattedrale italiana. Il Palazzo dei Diamanti è interessante, va bene, ma vieni a vederlo se collezioni centri storici come me, non ci vieni apposta dal Giappone, per dire (no, non è vero: i giapponesi vengono apposta anche qui, ma loro il Progetto 110 lo completano in tre giorni).
Ferrara è insomma il classico posto che ti fa dire che l'Italia è bella. Però, grazie: questo già lo sapevo. E, a pensarci, questa considerazione mi dà lo spunto per uscire un attimo dallo specifico.

A me piacciono i posti che mi stupiscono, che escono dai miei parametri di riferimento, che mi disorientano. Non necessariamente che siano belli. Esistono un sacco di posti belli senz'anima, che non comunicano nulla a parte l'intrinseca ed oggettiva bellezza.
Ma sto solo girando intorno all'accademia dell'ovvio. Come dire?

Ecco, mi viene in mente quel che mi diceva sempre mia nonna, che poi è quel che capita ancora talvolta di sentirmi dire quando, ad esempio, parto per la Corea (no, in effetti non mi è capitato in questo caso, ma l'esempio vale per altre occasioni analoghe): ma che ci vai a fare in Corea, con tutte le cose belle che si sono in Italia? Oppure, declinato diversamente: ma perché invece che andartene in giro per il mondo non t'impàri almeno un po' del tuo Paese?
A parte che il mio Paese lo conosco abbastanza bene, pur con alcune lacune imperdonabili che ho tutto il tempo di colmare, Ferrara è in fondo la mia risposta. Al netto, si intende, della mia ignoranza in storia dell'arte, della mia limitatissima capacità di critica, del mio analfabetismo estetico e culturale, in ragione del quale quel che io sono in grado di dire del duomo di Ferrara è, ad esempio, che "è bello", con un po' di noia.
In effetti, il peccato originale sta probabilmente nel voler affrontare un progetto come questo senza aver gli strumenti minimi per tradurlo in un qualcosa che abbia a fattor comune un po' di senso critico strutturato.

D'altra parte il progetto nasce a mia misura e segue dunque quello che è il mio metro di giudizio di viaggiatore, per quanto analfabeta possa io essere. Potete classificarlo alla voce relativismo culturale, che va di moda.
In altre parole, io credo che il Progetto 110 inizierà a darmi qualche vera soddisfazione quando andrò, chessò, a Catanzaro, a Isernia, a Medio Campidano, a Crotone, ad Enna.
Secondo i miei parametri, son certo che mi sentirò molto più a mio agio (e dunque darò il meglio di me) in quelle occasioni che non in altre città d'arte, ad esempio Urbino o Ravenna, come è stato nel caso di Ferrara. Che c'è da dire (e da fotografare, con un cellulare perdipiù) di Urbino e di Ravenna che non sia già stato detto e fotografato?

Ferrara 01
Ferrara 02
La cattedrale di S.Giorgio, duomo di Ferrara
Ferrara 03
Ferrara 04
La statua di Savonarola, nell'omonima piazza, Ferrara
Ferrara 06
Ferrara 05
Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Ferrara 07
Ferrara 08
Ferrara 09
Piazza Municipale, Ferrara
Ferrara10
Castello Estense, Ferrara
TAG: ferrara
23.02 del 28 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
25 Tweets
OTT
Follow thinkice_it on Twitter 17:19:51 Cambiare una gomma sotto il diluvio universale dà sempre soddisfazione. L:http://maps.google.com/?q=45.622746%2C9.311609

17:25:50 Sono zuppo peggio di quando vado a correre sotto l’acqua. Se non mi prendo una bronco stavolta non me la becco più.

17.19 del 25 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
24 Apartheid
OTT Mondo piccolo
"Il coccodrillo, la rana e il rospo sono amici e giocano insieme, perché sono tutti verdi."

[Carola, 3 e mezzo]
15.31 del 24 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
24 Autumn experiments
OTT Diario, Pollice verde
Ci sono almeno un paio di cose per le quali sono storicamente negato: avvicinarmi ai fornelli e occuparmi del regno vegetale. Riguardo alla prima, mio fratello va sostenendo da anni che io sia l'unica persona che conosce alla quale bisogna portarne quando si è invitati a cena.
La verità è che dice così solo perché una volta, una quindicina d'anni fa, gli chiesi di portar due pizze mentre veniva a cena da me, ma da allora mi sono evoluto.

Per dire, oggi con Leonardo e Carola ci siam messi lì ed abbiam fatto due budini, uno al cioccolato ed uno alla vaniglia. Durante l'ebollizione quello al cioccolato è all'improvviso montato come un blob e ha tentato un'invasione lampo della cucina, ma grazie alla eroica resistenza delle truppe speciali schierate in assetto antisommosa l'attacco è stato prontamente respinto nel pentolino con pochissime perdite, non più del dieci per cento di budino, ad occhio.
Insomma, il risultato ci è parso piuttosto soddisfacente.

Complice poi questo grigissimo, freddino e plumbeo pomeriggio di medio autunno, ci siamo pure dati ai vasi. E questa è tutta un'altra faccenda.

La premessa d'obbligo è che io sono in grado di far morire fra atroci sofferenze anche un cactus della Vallle della Morte abituato al clima più ostile del pianeta e a sopravvivere ad oltre cinquanta gradi per mesi e mesi senza alcuna possibilità di dissetarsi, se non provando a distillare acqua dal terreno di conglomerato salino.
Non esiste organismo vegetale al mondo, classificato secondo la nomenclatura binomiale di Linneo, del quale io sia in grado di prendermi cura ed al quale possa garantire una qualunque aspettativa di vita. Peraltro a vent'anni il mio motto era "piastrelliamo la campagna". Capite bene che.
Che poi invecchiando mi sia fatto prender la mano da manie ecologiste dell'ultima ora non ha comunque avuto alcuna influenza sulla mia capacità di avvicinarmi alle piante senza incutere in loro un innaturale istinto all'autosradicamento per darsi alla fuga.

Comunque.

In questa casa dove risiedo ormai da un po' di mesi c'è una gran bella terrazza, che non stranamente qualcuno prima di me aveva pensato bene di ornare con una lunga fila di vasi appesi al parapetto.
Va da sé che dal momento del mio ingresso in codesto appartamento quei vasi son rimasti inesorabilmente vuoti, o meglio, pieni di vecchia ed arida terra che nel corso dei mesi ha dato vita spontaneamente a qualche muschio e ad una specie di piccola ed inquietante pianticella che, spuntata autonomamente da uno dei vasi, ha iniziato ad allungarsi verso l'alto per un po' di settimane durante l'estate, salvo poi crollare al suolo stecchita da una breve esistenza priva di qualunque forma di assistenza e sostentamento.

Io poi, con i vegetali clandestini, son peggio di Berlusconi con gli immigrati al largo di Lampedusa.
Ché a me le piante, per carità. E poi d'estate portan le bestie. E magari anche d'inverno.

Solo che qualche settimana fa eravamo tutti e tre al centro commerciale a far la spesa e siamo transitati per la corsie del giardinaggio, dove sono esposte un sacco di bustine con le fotografie di bei fiori colorati (ma anche di fagiolini, carote, vitigni, zucche, baobab e sequoie giganti dello Utah, volendo).
E insomma, c'è che Leonardo e Carola un po' il pollice verde ce l'hanno, e sì, vabbè, è solo sporco di pennarello, ma intanto iniziano a tirarti per la giacca e a chiederti papà, prendiamo il basilico?, e nemmeno fai a tempo a trattare con i due piccoli agricoltori che nel carrello ti trovi i semi di basilico, di salvia, di valeriana, i bulbi dei crocchi gialli, di strani fiori azzurri probabilmente carnivori, della rarissima e costosissima Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, in grado di sopravvivere solo in microclimi artificiali governati da biorobot coreani, e della solita sequoia gigante dello Utah, che però convinci loro a lasciar giù perché non hai il vaso adatto e perché non è dato sapere se i nostri bisnipoti di quinta generazione apprezzeranno le sequoie giganti secolari.

Poi ci siam tornati, un po' di giorni dopo, al centro commerciale. Perché abbiam scoperto che con cinque litri di terra di vasi ce ne fai solo uno e mezzo (ma da quando la terra si compra a litri?) (e i carburanti a chili?) (e allora a che diavolo son serviti tre anni di scuole medie e di equivalenze?). Così ne abbiam comprati altri cinque. Che però non son bastati ancora, perché di vasi ne abbiamo sette od otto, e così alla fine ho fatto un'imbarcata di terra che posso coltivarci il prato dello stadio Meazza.
Per onestà va detto che Leonardo l'aveva detto fin dall'inizio che ci voleva almeno il sacco da venti litri.

Che poi è mica facile capire quale terra devi comprare. Ce ne sono dozzine di tipi, compresa quella costosissima biocompatibile speciale per la Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, miscelata con monossidi di salcavolo ed arricchita da batteri azotati extraterrestri, roba che se non hai un master in scienze agrarie il basilico sul balcone te lo sogni, altroché.
L'unica cosa su cui ci siam trovati tutti e tre d'accordo è stata che non avremmo comprato del letame equino, seppure in offerta lancio.

Ah, e i guanti da giardiniere poi. Ed anche un piccolo rastrello, secondo me completamente inutile, ma piaceva a Carola.
Una paletta invece, porcaccio giuda, quella no. In un centro commerciale esteso per trenta chilometri quadrati non c'è stato verso di trovarla, nemmeno quella per giocare col secchiello e le formine.

Così, questo pomeriggio, i vasi li abbiam riempiti a mano. Ed alla fine, dopo aver seminato a casaccio ed esserci divertiti molto a fare i buchi nella terra per metter dentro i bulbi, ci siamo accorti che ci mancava l'unica cosa davvero essenziale per qualunque giardiniere al mondo.
Un innaffiatoio.

Ma in realtà non è di questo che volevo raccontarvi. E' del nostro ultimo vaso. Quello destinato al basilico, lui sì.
Perché, dopo aver sistemato per bene gli ultimi avanzi di terra dentro al vaso predestinato, abbiamo aperto la bustina dei semi di basilico... ed era vuota.
A volte il destino. Ci son segnali nelle stelle che non andrebbero trascurati, con buona pace degli evoluzionisti e del Cicap.

Insomma, per un attimo ci siamo guardati smarriti. Avevamo piantato i baobab, le piante carnivore e la Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, ma alla resa dei conti il basilico ci aveva tradito.
Per fortuna, abbandonata in un angolino e ormai rassegnata all'esaurimento prematuro della terra disponibile (la terra non basta mai, fatevene una ragione: la prossima volta compro direttamente un appezzamento in Toscana confinante con i possedimenti di Sting) giaceva la bustina con i semi di valeriana, che noi mica lo sappiam bene cosa farne della valeriana, però la figurina sulla busta ci piaceva.
Così abbiamo aperto la bustina e abbiamo sparso tutti quei bei semini bianchi dentro al nostro ultimo vaso. Carola ha anche mescolato tutto per bene con il suo rastrello.
Abbiam messo su l'ultimo vaso, spazzato per terra e ci siamo ritirati in casa a ripulirci tutti.

Ed è in quel momento che, mentre buttavo via la carta della bustina ormai vuota dei semi di valeriana, mi è caduto l'occhio sulle istruzioni.
Perché, sapete, sulle bustine ci sono anche le istruzioni per quelli come me.
Solo che io mica me ne ero accorto, fino a quel momento.
E mi son detto, toh, le istruzioni.
E ho notato quella piccola scritta a font 10 sul fondo della bustina, proprio prima di buttarla via.
Quantità di semi sufficiente per tre metri quadrati di terreno.

L'abbiam seminata tutta in un vaso di trenta centimetri per dieci. Non fa tre metri quadrati, vero?

Così adesso siamo curiosi di sapere cosa succederà fra 30-40 giorni, secondo le indicazioni della bustina sui tempi medi di crescita.
Si può scommettere su tre ipotesi.
Prima ipotesi: nella battaglia darwiniana per la sopravvivenza, i semi si soffocheranno fra loro e non accadrà assolutamente nulla. Dato il mio curriculum verde, è a mio avviso lo scenario più plausibile.
Seconda ipotesi: verremo fagocitati tutti da una giungla di valeriana carnivora che, come in Jumanji, nel men che non si dica durante una notte d'inverno buia e tempestosa si impadronirà dell'appartamento e ci imprigionerà senza scampo alcuno. La protezione civile avrà ragione del diffondersi della pianta carnivora solo dopo un'estenuante battaglia a colpi di napalm e diserbanti nucleari, ma di noi non si saprà mai più nulla. Scenario particolarmente gradito a Leonardo.
Terza ipotesi: saremo attaccati da stormi di uccelli hitchcockiani che verranno ad approfittarsi dell'improvvisa abbondanza di semini di valeriana (che a loro peraltro fanno un po' l'effetto della marijuana, per cui nei dintorni si formeranno raduni di passeri hippy e manifestazioni ornitologiche contro la caccia). Scenario sponsorizzato da Carola.

Prossimamente, qui, gli aggiornamenti (forse).
Magari ci faccio anche un thread.

Vasi
TAG: giardinaggio, fiori
01.23 del 24 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
21 Tweets
OTT
Follow thinkice_it on Twitter 22:36:40 Standing ovation per Conchita.

22:38:09 Senza "h", peraltro, che mi è scappata...

22:42:19 Chicco sa essere sempre spettacolare d’altra parte, vien quasi da perdonargli la gigioneria.

22.36 del 21 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
21 Centodieci/27: Torino/2 (ma poi basta, nè?)
OTT Centodieci
Ed eccola Torino, immortalata per il Progetto 110. Come di consueto, orrende foto scattate in corsa col cellulare, seguendo le solite regole: il duomo (brutto), il centro, al massimo un paio di monumenti che contano, tipo i primi nell'appello di Wikipedia, per intenderci.

Dallo sfiancante confronto Milano-Torino vorrei astenermi una volta di più. Anche oggi son stato a dibattere un'ora sul tema.
Credo che il mio si possa definire un punto di vista sufficientemente oggettivo, per quanto ovviamente irrimediabilmente personale. Dalla mia ho di conoscere (molto) bene Milano e di essere stato a Torino dozzine e dozzine di volte, nonché, ora, di iniziare a conoscerla davvero un po' anche dal di dentro, di fatto vivendoci e frequentandola in parte. Del resto già cinque anni fa era la mia seconda sede di lavoro: non si può dunque dire che non sappia di cosa parlo.

Di più, ed una volta per tutte: io sono genovese, punto. Non milanese. Da Milano, inoltre, son scappato sei anni fa e non la rimpiango affatto. Non parto dunque da posizioni campaniliste.

'Sta storia che a Torino ci son le montagne e a Milano no mi sembra di aver dimostrato più di una volta che è aria fritta, ormai una specie di mantra infinito recitato da tutti i torinesi. Milano è addirittura più vicina alle montagne di Torino, a meno di non voler considerare Superga o le colline intorno al capoluogo piemontese. Ma in questo caso Milano potrebbe schierare dalla sua Montevecchia e le colline della Brianza, alla stessa distanza.
Il punto è che Milano è per tre quarti dell'anno avvolta da una cappa devastante di smog - questo sì - che rende le montagne "invisibili". Non solo: c'è anche che Milano è grande il quadruplo di Torino, è mediamente più alta e non ha quella pianta rettangolare caratteristica di Torino, con quei viali chilometrici che la attraversano da parte a parte. Milano è circolare e le strade son fatte a ragnatela perfetta, per cui la prospettiva sull'orizzonte, dal basso e dall'interno della città, è inevitabilmente chiusa su se stessa.
Ma basta provare a salire ai piani alti e la magia sull'orizzonte si apre.

Oltre alle foto stupende di Stefano Gusmeroli, che già l'altra volta ho segnalato e che dimostrano che l'orizzonte di Milano abbraccia l'intero arco circolare montuoso della Pianura Padana, dal Monviso alle Orobie, con le Grigne, il Rosa e tutti i quattromila del Vallese in primo piano (il Monte Rosa è molto più vicino a Milano e la parete est, la più alta d'Europa, dà proprio sul versante meneghino!), fino all'Appennino a sud, ci sono anche le mie molto più brutte foto scattate al volo, ad esempio, dalle finestre del mio ufficio milanese di cinque anni fa, di cui qui un esempio.

Ma a parte le montagne. Che, per dire, a Milano ci son pure i laghi, allora.
A parte questo, dunque.
Lasciamo perdere la posizione, per un attimo, e parliamo delle città, ché in realtà son ben queste che andrebbero messe a confronto.

Palazzo reale, la Mole, il museo egizio, il Po. Ok. Va bene. Le colline intorno: ennò, ci risiamo. Non stiamo parlando di questo. Fine Torino.

Milano, a casaccio e senza nemmeno pensarci tre secondi: il Duomo, il Castello Sforzesco, Sant'Ambrogio, il Cenacolo di Leonardo, la Scala, Galleria Vittorio Emanuele, Palazzo reale, Brera, il Poldi Pezzoli, l'Arena, i navigli, la Triennale, la rotonda della Besana, cinque università.

La periferia di Milano è orrenda, orrendissima, ma la periferia di Torino riesce ad essere ancor peggio (e quella di Roma le batte tutte, se è per questo). Perfino qualche amico torinese lo riconosce. Non fosse altro perché a Milano qualche avvisaglia di progetto di recupero delle periferie e di investimenti in tal senso, perlomeno, si intravvedono qua e là. A fatica, molto a fatica, e con i tipici tempi del Bel Paese, ma ci sono.
Mi dicon tutti che le olimpiadi a Torino (eran le olimpiadi, giusto?) sono state un'occasione straordinaria per lo sviluppo della città. Francamente io, questo sviluppo, non riesco a coglierlo. Forse non ricordo come fosse prima, il che può sicuramente essere.

Ci sono cose che apprezzo di Torino, invece: ad esempio la gente, lo dicevo l'altro giorno. Milano è una città infernale, se penso ai milanesi. Torino è molto più piacevole e si fa benvolere, almeno per me che son foresto. Non lo avrei detto: so cambiare idea, l'ho cambiata.
A Torino l'aria sembra essere decisamente migliore, è vero. Io a Milano ormai non respiro. Il traffico di Milano è da guerra civile continua sette per ventiquattro per trecentosessantacinque. Torino, al confronto, sembra Singapore (anche se pure Torino, se becchi la giornata sbagliata, la raderesti al suolo: lei, i suoi semafori e i suoi automobilisti).

A Torino, poi, ci son delle gran belle piazze. Ma proprio belle. Questo sì. A Milano, Piazza del Duomo a parte, non me ne vengono in mente di analoghe quipperquì, perlomeno certamente non nel centro storico.

E insomma, alla fine Milano non c'entra nulla qui. Questo è il post di Torino per il Progetto 110.
E fine della questione.

Torino 01
Torino 02
Il Duomo di Torino
Torino 03
Il sarcofago della Sindone, nel Duomo di Torino
Torino 04
Torino 05
Piazza San Carlo, Torino
Torino 06
La Mole Antonelliana, Torino
Torino 07
Piazza Castello e Palazzo Reale, Torino
Torino 08
Il Po all'altezza di Ponte Vittorio Emanuele I, Torino
TAG: torino, milano
00.20 del 21 Ottobre 2010 | Commenti (5) 
 
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