Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Steps ahead
FEB Diario, Fotoblog
Le Alpi non le ho pių per una manciata di metri e il parco sta un paio di chilometri pių in là di prima, ma son quasi in campagna, fra cascine in mezzo ai campi.
Ha appena smesso di piovere e si sta facendo sera. Al volo riesco a recuperare la reflex infilata in un cassetto, giusto in tempo per mettere insieme 'sta schifezza e inaugurare una nuova cartella.

Dalla finestra di Arcore

Poi, in mezzo ai campi, vado a correre. Circondato dal tramonto sull'arco alpino tutto, a centoottanta gradi, il Monte Rosa in fronte, Grigne, Resegone e la bianca parete dell'Arera a destra. Non c'è un'anima, non ho l'iPod, silenzio tutto attorno tranne i miei passi e il mio respiro. Accelero, vado forte e ne macino.
23.19 del 28 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
25 Che io scudassi
FEB Mal di fegato
Forse l'ho già scritto, non ricordo, ma comunque fra le varie aberrazioni indotte dallo scudo fiscale annoterei al posto d'onore l'invenzione del verbo scudare, rispetto all'uso e abuso del quale ritengo socialmente accettabile la reintroduzione della pena capitale, anche in presenza di coniugazione corretta dell'eventuale congiuntivo.
00.12 del 25 Febbraio 2010 | Commenti (1) 
 
20 Buffoni, pagliacci
FEB Viaggi fra le note, Coffee break
Il fatto che vadano in finale Pupo ed Emanuele Filiberto e rimanga fuori Ruggeri la dice lunga su molte cose. Poi, credetevi quel che vi pare.
00.39 del 20 Febbraio 2010 | Commenti (1) 
 
16 45.613397n, 9.324125e. Primo piano
FEB Diario
Se fossi un gatto forse dovrei iniziare a preoccuparmi. Epperò è il metro esatto che mi manca: non saprei nemmeno bene come contarle. Anche dovessi soffermarmi solo sugli spostamenti dei camion a cui ho fatto strada avrei già difficoltà a dire che questa sia la sesta o la settima. Se limito il conto all'età adulta, peraltro, sono alla quinta, e senza nemmeno tener conto delle vite parallele chiuse dentro a un trolley: quelle di Roma, Firenze, Arlon, Varsavia, Alba, e potrei anche contare quella di Diano, per dire, che comunque è durata un anno intero.

Tolta la premessa.

Arriva sempre, poi, il momento in cui inizi a buttar via. All'inizio solo qualcosa, con riluttanza, qualcosa che comunque sono anni che pensi che dovresti buttare, e nonostante ciò ti costa, e ci pensi e ripensi cento volte prima di deciderti.
Poi, in breve, diventa un fiume in piena. Anche scatoloni interi. Se ne hai un centinaio inizi attorno all'ottantesimo.

Cinque anni fa furono duecentocinquanta, in totale. Otto anni fa non ricordo, mi verrebbe da dire settanta, a pelle. Fatti cento oggi, comunque, almeno settanta son di libri ed altri quindici di cianfrusaglie varie che mi tiro dietro di esistenza in esistenza.
A distanza di una settimana me ne son rimasti per terra solo quattro, di quelli grandi. E la tentazione di sbatter via tutto senza nemmeno guardar bene che c'è dentro è forte, per tornare finalmente e nuovamente ad occuparmi di altro.
Vivere, ad esempio.

Anche 'stavolta lo spostamento non è stato molto, anzi. Un paio di chilometri e qualche centinaio di metri pių ad est, meno Monte Rosa e Grigne, pių Resegone ed Arera. Be', per la verità il Resegone devo scendere in strada per vederlo, e dell'Arera vedo giusto la cima dietro a un tetto: prima ce l'avevo per intero, insieme a quell'orizzonte a centoottanta gradi centrato sulle Grigne che spaziava dal Vallese alle Orobie e che ho fotografato decine di volte.
Dicessi che quell'orizzonte mi manca sarebbe come osservare scocciati di aver bucato una gomma dopo aver spiaccicato l'auto in un frontale contro un autotreno.

Tre vite fa, di quelle trasportate dai camion, non quelle dentro ad un trolley, era qui. Due vite fa, qui. Una vita fa, qui. Ad occhio avrei detto che poteva anche essere la penultima.
Adesso è qui (nell'immagine di Bing ci sono solo campi e non esiste nemmeno l'attuale rete stradale attorno). Vuoto per pieno, calcolo almeno altri due camion a cui far strada, prima o poi.

Fra le ultime due vite son due chilometri soli, ma sono una vita ed un mondo, e non solo perché cambio comune. Tanto per dire, non c'è nemmeno modo di attraversare a piedi il confine fra l'esistenza passata e quella futura, ché anni fa Mr. B ci si è fatto in mezzo la superstrada per casa sua e ha tralasciato di corredarla di qualunque accessorio utile a chi non si muove in auto blu, tipo una pista ciclabile, un attraversamento pedonale, un ponte, un accidenti di qualunque cosa permetta di passare da di qua a di là e viceversa senza per forza prendere l'auto per far duecento metri.

C'è da pulire in giro adesso, parecchio. Da buttar cartoni e cartoni. Da fare un paio di lavatrici, che così la collaudo pure, ché è nuova. Da attaccar ancora qualche quadro, metter gių i tappeti, metter su le tende (mica lo so se mi piacciono: stan lì abbandonate dentro a un sacco di plastica impolverato, domani darò un'occhiata).
C'è da fare ancora un rapido passaggio all'Ikea (eddagli, sarà il sesto almeno in quindici giorni), un'altra spesa di riempimento, trovare un posto al vecchio proiettore ormai inutilizzato da anni, svuotare lo zainetto abbandonato in camera.
C'è da leggere libretti di istruzioni a pacchi: lavatrice, appunto e per dire; termostato, ché mica l'ho mai avuto io un riscaldamento autonomo, e c'è un pannello di programmazione che sembra la consolle dell'Enterprise; forno, che per quel che lo uso capirài; e insomma, quasi qualunque cosa sia attaccata ad una presa di corrente.

C'è anche da orientarsi. Da imparare nuovi percorsi per andare a correre, ché devo rapidamente rimettermi in pista, o addio maratona ad aprile.

C'è da ripartire. Di nuovo. Da capo. Da tutto. Magari anche da un aeroporto, prima o poi.
00.58 del 16 Febbraio 2010 | Commenti (5) 
 
14 Lost
FEB Running
Fra altre cose, ho bucato il primo appuntamento della stagione. Di buono c'è che mi trasferiscono l'iscrizione sull'edizione del prossimo anno e non perdo così la quota versata.
01.40 del 14 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
04 6x01 e 6x02
FEB Coffee break
Quest'anno si parte dalla concorrenza, con Verzaverde, ché MoM non riesco ad agganciarlo.

Non che mi piaccia attaccare la sesta ed ultima serie senza Metalmarco & c., ma dopo tutti 'sti mesi di attesa non aspetto un giorno in pių.
00.25 del 04 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
03 E niente
FEB Diario
E niente, ieri sera, che poi era ormai notte, saran state quasi le dieci, non ricordo, ero lì che correvo solo soletto lungo la provinciale, che di questi tempi fra parentesi sono anche indietro di brutto sulla tabella di preparazione, ché c'ho un milione di altre cose a cui star dietro, un disastro totale, ma a parte questo, ero lì, dicevo, che correvo lungo la provinciale, completamente al buio, in mezzo ai campi e a qualche capannone industriale di periferia, ed era buio pesto, per terra intendo, l'asfalto assorbiva la luce tutta, e finchè c'era la linea bianca del limite di carreggiata seguivo quella, ma poi anche quella se n'è andata, ed era pazzesco, era come correre sospesi nel vuoto totale, nello spazio profondo, non vedevi appoggiare i piedi, non sapevi dove appoggiavano, e ti dava una sensazione estrema di vertigine, da far perdere l'equilibrio, come trovarsi nel white-out, solo che questo era black-out, buio, nero, pesto, ogni tanto una macchina che sopraggiunge e mi spara gli abbaglianti in faccia, e già non vedevo nulla prima, figurati il passaggio dallo spazio profondo alla luce accecante degli abbaglianti, ché io corro contromano per guardarle in faccia le macchine che arrivano, ché non mi piace farmele arrivare alle spalle all'improvviso, e vabbè che ho la tuta apposta con le strisce fosforescenti, ma sai com'è, e insomma correvo al buio, e in cuffia andava new-age ipnotica, ed io ero lì, nel vuoto, perso nel mio spaziotempo oscuro a correre in sospensione, su un piano di riferimento nullo, senza orizzonte, nemmeno pių il riferimento della striscia bianca, e pian piano mi accorgevo di quello che stava attorno, lontano nel buio, e sopra di me, ché il cielo era un tappeto di stelle, e in effetti era stata una giornata stupenda, battuta dal vento, soleggiata, con l'aria completamente trasparente, che in giornate così vai in giro per la Brianza e non puoi capire com'è se non ci sei, ché tutt'attorno sei circondato da una cintura infinita di montagne innevate, che le puoi toccare con la mano da quanto sono vicine, dal Monviso all'estrema sinistra, ad ovest, fino alle Orobie, con l'Arera e la Presolana a chiudere a destra, ad est, un orizzonte semicircolare perfetto e ad altissima risoluzione, e non c'è strada che guidi che non ti porti verso quelle montagne, e per quanto giri, per quanto svolti, per quanto tu possa cambiar direzione, la tua strada si perde sempre all'orizzonte contro quella catena bianca infinita, è da lacrime a vedersi, con il Monte Rosa e i quattromila del Vallese tutti che brillano scintillanti contro il cielo terso, e il centro del palco dominato dalle Grigne e dal Resegone, proprio di fronte a te, a pochi chilometri in linea d'aria, e insomma così era stata questa giornata, la commentavamo anche con Alessio in tarda mattinata, e adesso, lì al buio, mentre correvo, di nuovo quell'orizzonte bianco fosforescente ad illuminarmi l'orizzonte, nella notte, sotto a quel cielo tappezzato di stelle, in quello spazio nero inchiostro di nulla nel quale ero sospeso, annegato nella musica new-age, perso nel mio liquido amniotico, mentre i chilometri passavano sotto alle mie scarpette appoggiate sul niente, ed io guardavo, ipnotizzato, completamente svuotato, il cielo stellato e la corona fosforescente delle cime ghiacciate all'orizzonte, e all'improvviso non sentivo pių nulla, nulla, non avvertivo pių il freddo dentro, ché ci saran stati zero gradi od anche meno due, non avvertivo quelle fitte che da qualche giorno mi tormentano un po', non stanchezza, né sonno, né fame, solo io, il vuoto nero senza appoggio sotto di me, sospeso nello spazio, il cielo stellato sopra di me, le montagne fosforescenti nel buio attorno a me, e il nulla, il nulla, null'altro.

E niente, avrei voluto scriverlo, lì, in quel momento, tutto.
Non ora.
23.29 del 03 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
03 Trashing mode (*)
FEB Coffee break
Fra l'altro ho in canna da settimane almeno un paio di superpost, fra cui un aggiornamento del progetto centodieci, ma proprio non ho un briciolo di tempo, non ho.

(*) Che non è quello che dice Wikipedia.
23.22 del 03 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
03 Avvitatore in carica
FEB Spostamenti, Coffee break
Domenica, complice il blocco del traffico, ho polverizzato il record mondiale di Ikea: 9:30 - 18:30 non stop con ausilio di numero tre hot-dog ed un bicchiere di Ikea-cola.

Oggi ci sono stato solo quattro ore. Ho sollevato e trasportato seicentotrentacinque chili complessivi, pari a non mi ricordo pių quanti metri cubi (un'inezia, per la verità, misurati così), suddivisi in cinquantadue colli distribuiti su cinque carrelli.
Collo pių pesante: sessantadue chili (ingombro: due metri e dieci per uno e venti). Anche i due da cinquanta chili non erano male, comunque.
A quei livelli c'è solo il principio di Archimede a tirarti fuori dai guai.

In magazzino ci saran stati dieci gradi scarsi: dopo la prima mezz'ora di 'sto tran-tran io mi sarei messo in costume da bagno.

Ho anche scoperto - e sì che mi son sempre creduto un esperto di Ikea - che hanno esteso il principio fai-da-te all'intero processo di vendita: adesso si può pagare passando da corsie veloci dove è possibile far tutto da soli: scansione dei colli con la pistola laser, strisciata della carta di credito, firma ed inserimento scontrino nell'apposita fessura.
Il prossimo passo è la scansione diretta della retina.

Le polpette svedesi dell'Ikea contengono frammenti di Billy, impiallacciatura in betulla.

Bonde non esiste pių. Appesa ad un muro, nascosta in un angolo, c'è una paginetta estratta dal vecchio catalogo: dice di rivolgersi alla cassa per l'eventuale acquisto.

Billy lo fan sempre pių acido e sempre pių hippy. Hanno però tolto di produzione l'unico elemento che lo rendeva davvero speciale: lo scaffale laterale aperto. Hanno anche cambiato l'angolare. Mah.

Tutti comprano Billy perché fanno il ragionamento costa poco, è completamente modulare e quando cambio casa me lo porto dietro integrando al massimo qualche pezzo.
Nella mia prima casa lo avevo color faggio. Abbandonato, perché nella seconda ci voleva impiallacciato noce. Abbandonato: nella terza ci voleva Bonde perché Billy non ci stava, e dove ci stava ci voleva marrone-nero.
Abbandonato (e venduto): nella quarta ci vuole di nuovo color faggio.

E non credetevi: anche se il color faggio (che detto tra noi è il pių orribile, blu a parte) dovesse in teoria andarvi bene, in pratica non funziona: perché nel corso degli anni cambia vistosamente tinta, virando all'arancione, per cui se comprate degli elementi nuovi da integrare sembrerà che abbiate preso un colore sbagliato.
Idem con l'impiallacciatura in betulla.

E ho capito che se ti trasporti la merce tutta da solo fino al punto carico ti fanno il delivery nelle ventiquattr'ore a prezzo ridicolo: se i tuoi seicento a passa chili sono suddivisi fra cinquantadue colli il pių pesante dei quali è "solo" sessantadue chili, vabbé, ce la puoi anche fare.
Ma sullo scaffale, di fianco al mio da sessantadue, ce n'erano che passavano il quintale, e non vi dico la metratura cubica degli imballi. E chi accidenti se li traporta quelli, Godzilla? So anch'io che il Saturno V sarebbe costato molto meno se non fosse stato per il piccolo problema del trasporto dalla fabbrica fino a Cape Canaveral.

Da quando se l'è comprato Leroy Merlin, Castorama è diventato molto pių figo. Adesso ci trovi anche le presine da cucina, pių belle di quelle dell'Ikea (che gli sta davanti).

Classifica copripiumoni: Ikea, seguìta da spaccio Zucchi (avesse le misure giuste), seguìto da Castorama, seguìto da spaccio Bassetti (la vera delusione del campionato), seguìto dal Gigante. Per quanto, anche solo l'idea di comprare dei copripiumoni al Gigante dovrebbe portare alla retrocessione immediata, se non addirittura alla radiazione con nota di biasimo.

Classifica "set 24 posate" in ordine inverso: Castorama, Ikea, Gigante: la sorpresa dell'outsider. Peccato: già prese all'Ikea. E chi se lo immaginava.

Classifica "trova l'impossibile": vince a man bassa Castorama, non c'è proprio partita, anche se mi cade sul portasacchetti della spesa. Però ha gli introvabili gommini da attaccare alle maniglie per non farle sbattere contro muri e mobili.

C'è che però a Castorama, se hai fame, t'attacchi. Alla triste macchinetta del caffè in stile aziendale.
Dal Gigante e all'Ikea hai invece di che sbizzarrirti per colazione, brunch, pranzo, happy hour, ape, cena e party notturno.

Nell'ultima settimana ho smesso di contare gli scontrini al valore totale. Li conto al metro.
22.15 del 03 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 


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