Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Marathon man resetted
AGO Running
Mi chiedeva Simone, qualche giorno fa, ma a correre ci vai sempre?
Prima o poi doveva capitare.
Sono passati quasi cinque mesi dalla maratona di Milano e tanto per tagliar subito corto la risposta è no, o quantomeno ni, a voler essere molto indulgente verso me stesso.
Il fatto è che dopo aver tagliato il traguardo di Milano è accaduto quello che fin dall'inizio di questa avventura, ormai due anni e mezzo fa, conoscendomi, temevo potesse accadere: è andata completamente in frantumi la motivazione. E testa prima, polmoni e gambe e poi, le sono immediatamente andate a ruota.

E pensare che avevo in programma la maratona di Ginevra a maggio e, soprattutto, quella di Berlino a fine settembre.

Subito dopo l'11 aprile il piano era di riposare solo un paio di giorni, ma di sfruttare poi lo stato di grazia e di forma perfetta, continuando gli allenamenti per altre tre settimane per infilare la maratona di Ginevra a distanza di un solo mese dal mio esordio a Milano.
In realtà, poi, proprio nella settimana immediatamente successiva a Milano, non ero riuscito a far nulla a causa di qualche problema alla schiena che aveva di fatto richiesto uno stop totale, perlomeno di qualche giorno in più del previsto. E lì è iniziato il patatrac.
Andata a posto la schiena, infatti, son tornato sì a correre un paio di volte a distanza di due settimane da Milano, ma per rendermi immediatamente conto che avevo ormai scaricato del tutto l'adrenalina e che le gambe avevano a quel punto iniziato ad accusare la naturale stanchezza dovuta al picco di attività degli ultimi due mesi: quasi cinquecento chilometri, con in mezzo la Stramilano e subito dopo la maratona, uscendo fino a sei volte alla settimana per completare la preparazione nei tempi previsti. Impossibile tenere a lungo un ritmo del genere.
E infatti.

Ora, tenete a mente per un attimo questi parametri. Inizio faccenda, gennaio 2008: peso quasi 84kg, massa grassa prossima al 25%. Vigilia maratona di Milano, aprile 2010: peso a 71,2kg, massa grassa al 17%. In mezzo: trenta mesi di lavoro pressoché continuo, a parte alcuni brevi periodi di scarico qua e là.

A maggio ho dunque finito per far solo qualche uscita poco convinto, sei o sette in tutto, nel tentativo minimo di conservare almeno un po' di forma. Ma i tempi hanno iniziato a salire e le distanze ad accorciarsi irrimediabilmente. Ed anche la testa - o, più probabilmente, innanzitutto la testa - ha iniziato a spegnersi. Metteteci anche a quel punto la mancanza di obiettivi significativi nel breve termine.
La mezza di Monza a metà settembre? Sì, vabbè, ma intanto già fatta nel 2009, e poi pur sempre solo una mezza maratona. Berlino? Mmmmhhh, a ben guardare, difficile: iscrizioni già chiuse e vacanze comunque in mezzo, un periodo nel quale, che lo si voglia o meno, è difficilissimo riuscire a tenere la tabella di marcia degli allenamenti necessari per una maratona. Le mezze di Riva del Garda e/o di Sanremo, allora? Uuuhh, si parla di fine autunno, lontane, troppo lontane per essere un obiettivo vero a maggio, e siam sempre lì, già fatte nel 2009.
Forse la 30km di Pavia a settembre, ecco, ma vabbè: c'era comunque sempre il problema delle vacanze in mezzo.
E dunque maggio che se ne va in sordina. Un paio di uscite disastrose a inizio giugno, mollissime, minate ormai anche dal caldo oltre che dalla zero voglia, e dunque la decisione di un primo stop: a quel punto mi era chiaro che non fosse tanto un problema di gambe che non andavano più, ma proprio di testa totalmente assente, appagata dalla maratona di Milano, e stanca.
Stanco, io: stanco di quella tabella micidiale che mi ero imposto per mesi, rispettata pur in mezzo a tutti gli altri casini che stavo attraversando, con ostinazione, fors'anche proprio come unica valvola di scarico alla quale aggrapparmi; stanco di quell'inseguimento durato due anni verso quel traguardo della maratona sul quale mi ero via via accanito con determinazione e dedizione totale; stanco di seguire quelle regole più o meno ferree che mi ero dato; stanco di controllare il peso, il cronometro, le ore di sonno, di diventar matto per trovare il tempo di infilare l'allenamento quotidiano, fosse alle dieci di sera, o alle sette del mattino, con la pioggia, la neve, o il caldo torrido, stanco di ripetere giorno dopo giorno gli stessi noiosissimi percorsi infiniti, le stesse strade, con il cronometro ormai impiantato in testa, per cui ad ogni curva sai esattamente quanti metri hai percorso e a quale passo stai andando senza nemmeno bisogno di dare un'occhiata al gps.
Diagnosi chiara: fatta la maratona, dovevo staccare definitivamente la testa, almeno per un po'.

E del resto lo aveva facilmente predetto anche il mio fisioterapista, che mi ha seguito in questi due anni nella preparazione: quando insegui un obiettivo importante, all'inizio magari apparentemente fuori portata, e ti ci accanisci in quel modo fino a centrarlo davvero, è molto probabile che dopo segua un periodo di totale down della motivazione. Una specie di svuotamento completo, di scarico definitivo dell'adrenalina accumulata per mesi e mesi. Una reazione dei tuoi anticorpi.
E' quello che è accaduto. Inevitabile, a quanto pare.
Dice, lui: diversifica, fai dell'altro per non perdere la forma. Stacca dalla corsa e fai, chessò, un po' di nuoto per qualche settimana.
Ma che il nuoto mi faccia schifo non è una novità e poi siamo daccapo, come due anni fa: mi ero messo a correre per necessità e perché correre era l'unica attività che mi piacesse, al di là dell'andare in montagna.

Insomma: ho lasciato passare un altro paio di settimane senza fare assolutamente nulla, provando proprio a staccare la testa, pur con la voglia latente di continuare per non sprecare tutto il lavoro fatto, ma con la consapevolezza che fosse proprio giunto il momento di lasciare per un attimo le scarpette attaccate davvero al chiodo, o sarebbe andata peggio.

L'ultima settimana di giugno, un pomeriggio, ho quindi provato a ridiscendere in strada. Una Waterloo: sei chilometri con un passo tragicamente molle e infine la resa totale, incondizionata. Consumato dal caldo, dalla stanchezza, dalla sete, dalla noia, dalla testa vuota. Son rientrato a casa mogio mogio, camminando sotto al sole, svuotato.
A quel punto mi son davvero arreso: magliette e scarpette nell'armadio, e se ne sarebbe riparlato dopo le vacanze.

"Dopo le vacanze" è stato una settimana fa: sono tornato in strada con due mesi di nulla totale alle spalle, un distacco assoluto. Ma prima ho affrontato subito la bilancia, per dare un valore al punto di ripartenza: 78,8kg, massa grassa al 24%.
Pazzesco. Più di sette chili in tre mesi. Per intenderci: almeno una taglia in più. Di nuovo non entro più nei vestiti che avevo dovuto farmi stringere non più tardi di un anno fa.
Un disastro in parte annunciato, in parte peggio di quel che in cuor mio speravo. L'estate molle e ben poco controllata dal punto di vista alimentare è stata deleteria: il mio metabolismo di quarantacinquenne non è evidentemente in grado di conservare da solo uno stato di forma decente, se non dando almeno un po' di continuità all'attività fisica. Nemmeno il movimento continuo e i chilometri scarpinati a Seoul in quei dieci giorni di sudate micidiali han dato una mano, o forse invece l'han data eccome, e non oso allora pensare fin dove si sarebbe spinto l'ago della bilancia se a Seoul non fossi andato.

Con questa evidenza, la scorsa settimana ho dunque rimesso le scarpette a due mesi esatti di distanza dall'ultima volta che ci avevo provato. Non sapendo cosa aspettarmi esattamente dal mio stato fisico, mi son dato come primo obiettivo qualcosa che ritenevo alla mia portata quasi certamente: son ripartito dall'inizio, da quelle serie che facevo due anni e mezzo fa per imparare a correre. Sette serie da sei minuti l'una, intervallate da camminate di tre minuti.
Un'ora fuori, in altre parole, per un totale di circa sei chilometri di corsa, supponendo di tenere i ritmi iniziali di un tempo a 6'/km (e mamma mia...).

Sì, li ho fatti: ma sono arrivato in fondo esclusivamente per forza di volontà, completamente distrutto. Sono tornato, esattamente, al punto di partenza, al gennaio 2008. Non con il peso, per fortuna, ma di sicuro con lo stato di forma. E' incredibile.
Due anni e mezzo buttati nel cesso in soli tre mesi. L'undici aprile correvo la maratona di Milano, oggi non riesco a correre un chilometro senza scoppiare.
Il peggio è che dopo quella prima uscita non è che la testa sia tornata, anzi. Sono ridisceso in strada - mi son costretto a ridiscendere in strada, quasi prendendomi a calci da solo - l'altroieri, a distanza di sei giorni, dopo aver rinunciato ognuno dei giorni precedenti, ed è andata esattamente allo stesso modo, se non peggio: ancora una volta ho completato le sette serie, ma dire che ho desiderato ogni metro, ogni metro che ho corso (seee, "corso", si fa per dire), di piantarla lì e tornare a casa non rende l'idea. Ho dovuto aggrapparmi ad ogni briciolo di motivazione residua mi fosse rimasto in qualche angolo del subconscio per arrivare in fondo alla mia ora.

Guardo le cinque medaglie collezionate fra il 2009 e il 2010 nel cassetto del mio comodino. Ma come ho fatto?
Soprattutto, come faccio a ritrovare la mia motivazione?
In teoria ho un'iscrizione aperta, ribaltata dall'edizione di quest'anno alla quale non ho potuto partecipare, alla maratonina delle Due Perle a Santa Margherita, nel febbraio 2011. Potrebbe essere quello un obiettivo da provare a mettermi davanti, tanto più che alla Due Perle ci tengo, già nel 2008 sognavo di arrivare a correrla.
Nel mio stato attuale cinque mesi per rimettermi in condizione di correre una mezza maratona non son troppi, anzi, rischiano pure di essere pochi se non mi ci metto d'impegno davvero fin da subito, perlomeno andando tre volte alla settimana con costanza.
Se riuscissi a preparare la Due Perle, potrei poi ripuntare come quest'annno a rifinire la preparazione con la Stramilano, marzo 2011, e a correre nuovamente la maratona di Milano il prossimo aprile. Sono otto mesi. Pochi per uno che parte da zero, ma in realtà io da zero in fondo non parto.
Lo stato di forma è quel che è, ma tutto sommato ci son due anni di background intenso alle spalle. Sicuramente il problema è molto molto più di testa che di gambe e polmoni. Se mi ci metto, quelli sono in tempo a rifarli.

E' difficile, molto difficile. E' difficile conoscendomi, non perché lo sia in valore assoluto. E' il solito discorso che nel mio caso vale un po' per tutti i progetti e le cose nelle quali decido a un certo punto di impegnarmi: raggiunto l'obiettivo, addio motivazione ed interesse (spesso, poi, mi basta vedere un traguardo e sapere che è ormai alla mia portata per desistere del tutto anche solo dal raggiungerlo).
Tornare come prima vuol dire rimettersi ad inseguire lo stesso obiettivo con la medesima volontà, ostinazione e spirito di sacrificio che mi han portato fin qua. Per quanto mi riguarda, adesso, è molto più un'impresa a sé questa di quanto possa esserlo il correre nuovamente la maratona di Milano in tre ore e mezza. Quello ormai so che è - sarebbe - tranquillamente alla mia portata. E' questo che scardina la motivazione iniziale, quella che per due anni mi ha sostenuto.

Non so che pensare. Vediamo intanto se 'sta settimana riesco ad infilare almeno un paio di uscite.
Quel che è certo è che, riuscendo a continuare, mi ci vorranno almeno un paio di mesi per ripassare dalle serie attuali a correre almeno 10km filati sotto all'ora. Mi conforta il fatto che in queste due ultime uscite la maggior parte dei singoli chilometri li ho corsi attorno ai 5'40"/km, che comunque è un tempo di per sé inferiore a quanto riuscivo a fare due anni fa. E pensare che sarebbe il mio passo classico da "lentissimo", da intervallo fra le ripetute per recuperare!

E' che devo ricominciare a concatenarli, i chilometri. E ritrovar la testa.
TAG: running, maratona
20.27 del 31 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
26 From Paris with love
AGO Mal di fegato, Spostamenti
Più ci penso e più non ci dormo la notte. Cioè, ci penso da anni ormai, ma questa volta ho quasi sbroccato di brutto, non fosse altro per la stanchezza ed il jet lag.

Nel senso: ma perché all'aeroporto di Parigi (ma avrebbe potuto essere ovunque altro nel mondo, ormai), davanti al metal detector, devo aprire *tutta* la valigia e svuotarla per tirar fuori la macchina fotografica reflex e farla passare separatamente (così come peraltro chiedono da tempo di fare anche con i pc portatili), considerando a corollario che:

a) sono in transito: mi hanno già controllato a Seoul;
b) la macchina a raggi X è appunto una macchina a raggi X; l'hanno inventata proprio per non far aprire inutilmente le valigie;
c) potrei non avere affatto piacere, in generale, ed aver pure il diritto a che la gente intorno non veda e non sappia cosa trasporto in valigia: dalle mie mutande sporche, al campionario di vibratori, alle riviste gay sadomaso, alla coperta di Linus;
d) la regola vale per le reflex, ma *non* per le macchine fotografiche compatte;
e) la regola vale per le reflex (e per i computer portatili), ma non per qualunque altra apparecchiatura elettronica, una per tutte i telefoni cellulari;
f) la regola vale per le reflex, ma non per gli obiettivi delle reflex;
g) e infine, porcaccio giuda maledetto: una volta a bordo, siccome viaggio in business, mi danno di standard non uno, ma DUE coltelli d'acciaio, perché secondo loro mica posso mangiare senza il coltello per la frutta, vi pare?

Per cui la domanda agli omini in divisa, d'oltralpe nella fattispecie, per forza ad uno gli viene poi inevitabile: ma siete solo idioti o semplicemente stronzi?
TAG: aeroporti, sicurezza
19.42 del 26 Agosto 2010 | Commenti (4) 
 
26 Village people (no, non quelli di YMCA)
AGO Mumble mumble, Spostamenti
Chiuso il capitolo Mallorca, avevo parcheggiato alcune note a margine col proposito di organizzarle successivamente in una qualche forma compiuta. Villaggi turistici, il tema, nella fattispecie. Che da queste parti è un po' come parlar di ebola.

Le volte che ho messo piede in un villaggio turistico credo di poterle contare sulla dita di una mano. La prima se non sbaglio fu nel 1979. Avevo quattordici anni ed ero in viaggio in Sicilia con papà e mamma. Me la ricordo piuttosto bene. Credo che i miei quell'anno avessero deciso di prenotare le vacanze in un villaggio con l'idea, un po' come ho fatto io stesso nelle rare occasioni da adulto, di usarlo solo come campo base per un paio di settimane, ed allo stesso tempo di sfruttarlo di rimbalzo per mollare un po', ogni tanto, me e mio fratello ad altri divertimenti e tirare un po' il fiato.
A parte questa mia ricostruzione postuma a trent'anni di distanza, che i miei, poi, avessero prenotato un soggiorno in un villaggio turistico è comunque già di per sé un mistero tipo Codice da Vinci: parliamo di un padre ed una madre che solo due anni prima ci avevano scorrazzato in macchina per tremila chilometri attraverso la Bulgaria (la Bulgaria del '77, non so se mi spiego) sulla rotta Salonicco - Sofia - Belgrado - Milano, con una tenda tipo spedizione all'Everest Hillary-Tenzing legata al portapacchi della leggendaria Simca 1301 marrone.
Per dire, quello era il clima medio di famiglia, e del resto da qualcuno il titolare qui deve ben aver preso.

Dopo quell'episodio del 1979, il black-out. Nel senso dei villaggi. Sapete com'è, la peste nera.

Sono tornato in un villaggio turistico ventun'anni dopo, nell'estate del 2000. A inizio luglio ero stato assunto in IBM, avevo davanti solo quindici giorni di ferie anticipatimi dall'azienda e non avevo avuto il tempo di studiarmi nulla. Il mio andazzo medio a quel tempo era di tre viaggi all'anno, almeno un paio dei quali in intercontinentale, tutti rigorosamente in qualità di viaggiatore indipendente: il prototipo del consumatore di Lonely Planet per intenderci (per inciso, la mia prima LP è stata "Argentina", nel 1989, preistoria: aveva sì e no cento pagine, oggi è un'enciclopedia britannica).
Non avendo programmato nulla ed in virtù del periodo rocambolesco che stavo attraversando, l'idea era riposo, dunque mare, scelta già piuttosto insolita per me. Ovviamente in intercontinentale, magari su qualche isola, ché l'anno prima ero stato nel Pacifico e mi stava un po' prendendo la mania delle isole oceaniche.
Solo che avete presente decidere di andare su un'isola in mezzo all'oceano nelle due settimane a cavallo di Ferragosto, e deciderlo a fine luglio? Ecco, appunto.

Spulciando al solito su Internet, trovai un villaggio turistico a Mauritius che proponeva un last minute a una tariffa decisamente appetibile. E dunque, Mauritius perché no.
Il villaggio come idea di campo base mi è nata così, quell'anno. Nel senso, hotel o villaggio chissenefrega, magari il villaggio è pure più bello: basta che qualunque forma di animazione si manifesti ad un raggio non inferiore a cinquecento metri da me. Adulti frequentatori di villaggi, animatori e corte varia compresi...
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TAG: villaggi turistici
19.00 del 26 Agosto 2010 | Commenti (3) 
 
26 Errata corrige/1
AGO Prima pagina
La foto della via sulla cresta Kuffner che Corriere.it pubblica in fondo qui non è del Monte Bianco, ma del Piz Palù, in Svizzera.
Così, solo per la precisione, al di là della notizia di cronaca.

(Update delle 23:30: l'hanno cambiata, adesso è giusta)
TAG: giornali
17.20 del 26 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
22 South Korea/14: Seoul/3
AGO Travel Log: South Korea
Trovare il grande mercato del pesce di Noryangjin, a Seoul, non è difficile. Quando uscite dalla metro, seguite l'odore. E questo:

Seoul, Noryangjin 1

A Noryangjin, almeno virtualmente, potete trovare sui banconi qualunque cosa di organico (e forse anche non) sopravviva nell'oceano. E' aperto dall'una di notte fino a tarda sera e probabilmente ad andarci prima dell'alba si possono vedere cose che voi umani. Io no, non ce l'ho fatta. Prima dell'alba, intendo, e nemmeno subito dopo, ché le maratone dei giorni precedenti hanno chiesto il loro pegno.
A Noryangjin ci si può anche abbuffare, volendo: al piano superiore dello sterminato mercato si trovano dozzine di locande, diciamo così, che ovviamente propongono solo piatti a base di pesce e di varie altre forme marine animate o meno. Naturalmente saper almeno leggere l'hang?l, qui, è d'obbligo, oppure dovete essere sufficientemente avventurosi da non preoccuparvi e lasciare al caso (e al cuoco coreano).
Se oltre che avventurosi siete pure sprezzanti del pericolo, potete anche accettare gli assaggi ai banconi del pesce: direttamente dall'accetta al vosto palato (ma ho visto scuoiare razze giganti anche con una pinza da maniscalco).
Va da sé che una visita a Noryangjin richiede uno stomaco piuttosto assestato, e che dopo non riuscirete più a togliervi di dosso la puzza di pesce per una settimana.

Seoul, Noryangjin 2
Seoul, Noryangjin 3
Seoul, Noryangjin 4
Seoul, Noryangjin 5
Seoul, Noryangjin 6
Seoul, Noryangjin fish market

Anche ad arrivarci a mezzogiorno, comunque, ho fotografato cose che non saprei classificare nella mia enciclopedia. Magari sapete voi di cosa si tratta, nel caso, segnalatelo nei commenti. Ad esempio, quelle specie di pigne rosse (vanno moltissimo, non mi sembrava che si muovessero nelle vasche), oppure quegli inquietanti tubi rosa (quelli si muovevano eccome).
Non so perché, invece, alla fine non ho fotografato le cozze preistoriche: dimensioni medie pari alla lunghezza del mio avambraccio. Ma son davvero cozze? Inquietanti.

Seoul, Noryangjin 6
Seoul, Noryangjin 7
Seoul, Noryangjin 8
Seoul, Noryangjin 11
Seoul, Noryangjin 12
Seoul, Noryangjin 13
Seoul, Noryangjin 14
Seoul, Noryangjin 15
Seoul, Noryangjin fish market

In generale una delle cose belle dei mercati è proprio che ci si mangia parecchio, qualunque cosa volendo, ma comunque tutto strettamente locale, sia nello stile che nella cucina.
Non ci vedrete mai, chessò, un Kraze Burger o un Paris Baguette fra le vie di un mercato, al massimo vi aspettano nel distretto più vicino, due blocchi più in là. Sta al vostro metabolismo. Calcolate che dopo tre ore di maratona, fotografie e trattative, a trentacinque gradi all'ombra e umidità al novantacinque per cento fra le bancarelle, raggiungere l'hamburger più vicino senza crollare al suolo come dopo una prova di triathlon potrebbe essere più difficile che sopravvivere ad uno street food cinese all'interno di un mercato coreano...
[Continua a leggere]

TAG: seoul, corea del sud
11.26 del 22 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
22 South Korea/13: random Seoul/3 (Buddhist patterns)
AGO Travel Log: South Korea
Seoul, Bongeunsa 1
Seoul, Bongeunsa 2
Seoul, Bongeunsa 3
Seoul, Bongeunsa temple
TAG: seoul, corea del sud
08.44 del 22 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
21 South Korea/12: random Seoul/2
AGO Travel Log: South Korea
Seoul, museo nazionale
Seoul, National Museum of Korea
Seoul, Hongdae 1
Seoul, Hongdae
Seoul, Namndaemun market 1
Seoul, Namdaemun Market
Seoul, Ewha 1
Seoul, Ewha 2
Seoul, Sinchon

[mica peraltro, è che chissà quando le caricherò davvero in archivio le foto che ho selezionato, così intanto metto qui qualche anteprima...]
TAG: seoul, corea del sud
19.34 del 21 Agosto 2010 | Commenti (2) 
 
21 Tweets
AGO Travel Log: South Korea
Follow thinkice_it on Twitter 01:25:19 Alba lattiginosa su Seoul. Mi faccio un Nescafè davanti alle finestre panoramiche della mia camera al 20° piano. Puzzled and pensive...

05:05:58 Tutto ’sto casino perché non potevo volare con Korean e invece mi imbarco per Parigi su un bel Jumbo 747 proprio di Korean... mah...

05:06:48 Chissà se sono al piano superiore...! Dove sarà collocata la Prestige Class di Korean?

05:13:35 (E’ inutile dirlo, vero, che anche all’aeroporto di Seoul-Incheon il WiFi è gratuito ovunque? E se non avete il pc ve lo danno loro...)

05:14:20 (...gratis si intende...)

19:18:46 Paris, in transito. Voi dite che son le sette di sera, sarà. A me paion le due di notte...

19:20:36 Tutto sommato ho volato meglio all’andata con Air France che al ritorno con Korean. E no, non ho volato sul ponte superiore.

19:21:53 Ultimo balzo per Malpensa fra un paio d’ore. Quanti pensieri... Intanto preparo gli ultimi post su Seoul per il blog.

01.25 del 21 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
21 South Korea/11: Seoul metro
AGO Travel Log: South Korea
Cose che (tutti) i seouliti fanno in metro con il cellulare: guardare film e fotografie, leggere il giornale, leggere e mandare messaggi (in Hang?l, che te lo raccomando), consultare la mappa della metro, seguire il percorso della metro con il gps (apposita app, ovviamente), ascoltare musica, consultare l'agenda, guardare la televisione (moltissimo), consultare la mappa di Seoul in cerca di indirizzi (apposita app che, considerato che non esistono i nomi delle vie, sarei proprio curioso di sapere come diavolo funziona), leggere fumetti (??), seguire il mercato azionario, giocare (come i giapponesi, anche gli uomini d'affari incravattati), soprattutto con videogame automobilistici e rompicapo coloratissimi.

Cose che i seouliti non fan quasi per nulla in metro con il cellulare: telefonare. E, se lo fanno, bisbigliano appena, quasi vergognandosi un po'. Con il casino che c'è dentro la metro, musica compresa.
Chissà come fanno.

Cose che fanno i seouliti più evoluti in metro: vanno direttamente in giro tenendo in mano il netbook aperto e collegato.
A questo livello io non ci sono ancora arrivato.

Nota: ovviamente il segnale c'è in tutta la metro, cinque tacche piene, ovunque. E almeno due o tre reti wifi sempre attive.
TAG: seoul, corea del sud
01.06 del 21 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
20 Tweets
AGO Travel Log: South Korea
Follow thinkice_it on Twitter 07:46:02 Museo nazionale, tombe reali, Bongeunsa, Dongdaemun market... L’ultimo giorno a Seoul vale come prova campionato iron-man.

17:18:37 Last night in Seoul. Non ho idea di quanti chilometri ho camminato oggi e di quanti ne ho fatti in metropolitana, ma tanti, tanti, tanti...

17:21:20 Dire che stasera sono arrivato in albergo da buttar via non rende l’idea. La 40D mi sembra vada proprio bene. E’ stato un buon baratto.

17:23:25 Della (bellissima) metropolitana di Seoul mi rimarranno impresse due cose: la musichetta plin plin piripin plin che suona ad ogni fermata...

17:26:03 ...e i mega iso-iPad nelle stazioni: mappe con schermo touchscreen e milioni di informazioni da navigare interattivamente: basta un dito...

17:28:07 ...roba che se le mettessero in Italia (fantascienza) nel giro di un’ora sarebbero già fuori uso e/o fatte a pezzi...

17:29:43 Devo farci un post sulla metro di Seoul, mi ha entusiasmato come quella di Tokyo, e forse più...

17:31:31 Cose non viste a Seoul, che sono segnalate negli itinerari turistici: lo stadio olimpico e quello dei mondiali, il museo della guerra...

17:33:21 ...e quello delle arti, un paio (ancora!) di mercati, il Building 63 (ma l’ho visto da lontano), il giro in battello sul fiume. Manca altro?

17:35:38 Be’, del Lotte world, francamente, chissenefrega. Al COEX gli ho girato attorno. Un’occhiata dentro mi dispiace un po’ non avergliela data.

17:37:14 E’ che, al solito, tutto non ci sta. Oppure ci si alza alle sette tutte le mattine: che non esiste. E adesso valigia...

18:55:39 @gianrodolfo vediamo... intanto Seoul è andata, ma mi è rimasto un conto in sospeso... :-)

TAG: seoul
07.46 del 20 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
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