Orizzontintorno Carlo Paschetto
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22 Dategli una Trabant
NOV Politica, Prima pagina
Secondo i funzionari del Ministero degli Interni, una Lancia Thesys che ha percorso 150.000km è inaffidabile.
Che, considerando che stiamo parlando dell'ammiraglia della Casa in teoria più prestigiosa nel segmento delle berline di gamma alta prodotte nel Belpaese (fuori Maserati, va bene), verrebbe da dire che è una valutazione quantomeno curiosa.

La mia auto ha percorso 150.000km in quattro anni e continua ad essere affidabilissima (sperando che queste non siano le ultime parole famose): non una minima rogna e va come un orologio. Stesso segmento della Thesys.
E no, a voler essere onesti effettivamente non è italiana, ma.

Delle due, l'una: o sosteniamo che hanno ragione i nostri politici e che le auto italiane sono un disastro (che è come scrivere una lettera aperta, una volta per tutte, a Marchionne), o sarebbe ora, una volta di più, che la nostra classe politica scendesse dal pero, inforcasse la bicicletta (come accade in via non eccezionale all'estero) e imparasse a pedalare. Metaforicamente e non.

Ché, personalmente, ho viaggiato su Volga 2110 di produzione russa, in quella categoria, con chilometraggi oltre il milione.

Scegliete voi la versione che preferite.

[Edit: mi si fa notare altrove che nell'affidabilità va considerato il problema dell'usura dovuto alla blindatura.]
TAG: auto blu, casta
19.17 del 22 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
18 Di che cosa parliamo
NOV Politica, Mal di fegato, Prima pagina
Questa storia del "governo che non è stato eletto dal popolo" inizia veramente a darmi sui nervi. Gli elettori votano per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, non per il Governo. Ai parlamentari conferiamo il mandato per esprimere la propria fiducia verso una squadra di Governo scelta dal Presidente del Consiglio che, a propria volta, NON viene eletto dal popolo, ma all'interno delle istituzioni alle quali abbiamo delegato il compito di rappresentarci tramite il nostro voto.

Silvio Berlusconi è stato sfiduciato all'interno del Parlamento da noi eletto. Mario Monti è stato scelto dal Presidente della Repubblica dopo le consultazioni con le rappresentanze parlamentari e le istituzioni intitolate a fornire un parere in merito.
La Camera e il Senato, dunque i nostri rappresentanti, che sono ancora esattamente gli STESSI che abbiamo votato e che avevano prima espresso la fiducia a Silvio Berlusconi, hanno questi giorni espresso la propria fiducia a Mario Monti.

Quindi, tutti quei parlamentari che oggi affermano che questo governo non è stato scelto dal popolo, che c'è stato un golpe, che la maggioranza non è quella espressa dagli elettori e tutte le altre minchiate in merito, delle due l'una: o non conoscono il significato del proprio mandato, dunque il loro lavoro, e dunque don't fit, per dirla come i giornali inglesi, o sono in malafede e il tentativo di golpe bianco va ascritto a loro.

Tutto il resto è fuffa.
TAG: governo, parlamento, fiducia, mario monti
15.22 del 18 Novembre 2011 | Commenti (2) 
 
13 Provo a dirla in due parole
NOV Politica, Prima pagina
La necessità di un governo tecnico è la conseguenza, a tutti gli effetti, del fallimento di un'intera classe politica. Tutta, senza eccezioni.
Ora, mettiamo che - dico solo mettiamo che - il governo tecnico funzioni e che dopo qualche mese la situazione del Paese mostri un qualunque miglioramento sotto il profilo economico, sociale ed internazionale.

A questo punto, per quale mai ragione si dovrebbe andare alle elezioni prima del tempo, con il solo scopo di "restituire alla politica il suo ruolo", soprattutto quando la destinataria di quella restituzione sarebbe comunque la medesima classe politica che ha fallito in precedenza e che ha determinato la necessità del governo tecnico?
Perché comunque, al di là dei rimpasti, non v'è dubbio alcuno che sarebbe la stessa. Dunque?
TAG: governo tecnico, elezioni, politica
13.02 del 13 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
13 Non ci sono più le stagioni
NOV Pollice verde
Messo giù i bulbi negli ultimi due vasi. Tutto procede a meraviglia, le viole stanno un amore e chissà i bulbi sotto. Mah, speriamo bene.
Solo, non capisco: a due settimane dall'interramento, i bulbi di Muscari armeniacum (che, va da sé, non ho la minima idea di che roba siano, sto solo leggendo l'etichetta) stan già germogliando, e mica poco. Leggo che dovrebbero venir su verso primavera.
Devo aver comprato un sacco di terra proveniente da Chernobyl.

Vasi Arcore 2011.11.07-01
Vasi Arcore 2011.11.07-02
Vasi Arcore 2011.11.07-03
Vasi Arcore 2011.11.07-04
Vasi Arcore 2011.11.07-05
Vasi Arcore 2011.11.07-06
Muscari armeniacum
TAG: GIARDINAGGIO, FIORI, NARCISI, TULIPANI, GIACINTI, VIOLE, muscari armeniacum
12.21 del 13 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
08 Oplà!
NOV Web e tecnologia, Coffee break
LP
23.56 del 08 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
06 Le regole sono regole
NOV Amarcord, Coffee break
In casa conservo un'edizione originale anteguerra del Monòpoli, ormai un pezzo d'antiquariato. Le case e gli alberghi son fatti di pezzetti di legno tagliato a mano, dipinti di rosso e verde. I contratti sono in Lire e i valori nominali dei terreni sono in linea con l'edizione: se volete accaparrarvi Vicolo Corto vi costa 200 Lire (non ho sottomano Parco delle Vittorie, ma sarà tipo 5000 Lire, un occhio della testa).

E niente, rileggendo le istruzioni osservo che negli anni '30 non scherzavano un tubo, nemmeno con i giochi: che non si possa assolutamente barare è evidenziato in neretto, nel caso ti passasse per la testa. Altrove è possibile anche leggere che chi si prende il ruolo della banca deve saper fare bene di conto e, ovviamente, avere particolari doti morali.
Trovo poi meraviglioso che, nel caso si abbiano dubbi - suppongo sulla corretta interpretazione delle regole - ci sia un "Ufficio consulenze Monòpoli" al quale rivolgersi.

E va da sé che i diritti del gioco sono riservati. In Italia, nei Possedimenti e nelle Colonie.

Monopoli2
TAG: monopoli
22.21 del 06 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
06 Papà, sembrano in 3D!
NOV Viaggi fra le note, Mondo piccolo, Segnalazioni
E insomma, dopo il successo dello scorso anno, quando li portai a vedere Mamma Mia!, mi son giocato il bis: un po' più grandi loro, un po' più impegnativa la scommessa, soprattutto perché questa volta non conoscevo per nulla la storia, non avevo mai visto il film, né avevo riscontri sulla rappresentazione teatrale.
Così, prima di acquistare i biglietti, avevo fatto un po' di indagini in giro, chiedendo soprattutto su FriendFeed qualche parere ad altri genitori: volevo capire se la trama fosse adatta, quale fosse il rapporto fra parti cantate e ballate e parti recitate e farmi un'idea il più precisa possibile di cosa aspettarmi. Anche perché lo spettacolo è piuttosto lungo, due ore e venti.
In effetti, di bambini ce n'eran ben parecchi (e ho anche scoperto che nei teatri, per i più piccoli, è possibile avere il rialzo da mettere sulla poltrona).

Ebbene: per tutta la durata di Sister Act, il settenne è sembrato posseduto, la quattrenne ipnotizzata. Elettrizzati e travolti.
Rispetto a Mamma Mia! i dialoghi e le battute (sempre indovinate) sono un po' più difficili da capire, ma i più grandicelli riescono comunque a seguire bene e ad appassionarsi alla storia. Ai più piccoli la trama va un po' spiegata e filtrata, ma restano estremamente coinvolti dalle musiche, dalle bellissime coreografie, dalle luci e dalle scenografie.

Per parte mia: bello, bello, bello. Non avevo alcuna aspettativa in particolare, se non quella di far divertire loro, ma la verità è che a tratti mi sono entusiasmato anche io, che l'ho trovato davvero piacevole, che ha trascinato anche me.
A caldo, direi che mi è piaciuto più di Mamma Mia! Più trascinante, più continuo, più in crescendo, decisamente più coreografico.

Siamo usciti felici, c'è stata qua e là anche qualche lacrimuccia di commozione ed emozione, e da qualche ora loro non cantano altro.
Forse è la volta che finalmente posso metter da parte gli Abba e cambiar musica in auto.

Sister act
TAG: sister act
00.13 del 06 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
01 Esclusi i presenti
NOV Web e tecnologia, Politica, Mumble mumble
Questo (lungo) post è nato altrove, ché l'ho in canna da mesi e mesi. Poi però càpita che una sera, nel ritrovarmi a vedere Giovanni Favia e Davide Bono del Movimento 5 stelle partecipare a un dibattito in televisione, provi il solito disagio a sentire quel che dicono e mi venga da associarli immediatamente ed inevitabilmente ai miei giovani freak, dei quali ormai scrivo da almeno due anni. E però mi viene anche in mente che, tant'è, forse è proprio lì il punto ed è lì che il post che ho nel cassetto da mesi pretende di andare a parare.
Non lo so. Però ci provo: la prendo alla lontana, da quel che voglio dire da tempo, e vediamo se i due temi si agganciano. Magari, una volta in fondo, il risultato non torna nemmeno a me.
L'executive summary è che, a mio parere, no: non esiste alcun popolo di internet. Su internet non nasce alcun movimento di opinione, né tanto meno rivoluzionario: al massimo internet può essere un mezzo rapido ed alternativo di diffusione di movimenti nati altrove. Né soprattutto (e questo è il punto) esiste in Italia un fenomeno, in così evidente crescita, di persone che si informano su internet.
Quel che esiste è solo una gran massa di gente che possiede uno smartphone. Che usa per giocare, ascoltare musica, fare fotografie e taggarle su Facebook. E per leggere le e-mail, se è obbligato per lavoro.

Il post che avevo in mente, però, iniziava in altro modo e da tutt'altra parte.

Io sono nato nel 1965. Ho messo le mani per la prima volta su un computer nel 1984 e son partito direttamente da un assemblato con processore 8088, saltando a pié pari la fase Commodore, Amiga, eccetera. Mi sono laureato in informatica - che all'epoca si chiamava Scienze dell'informazione (è ancora così?) - più per caso che per interesse vero e proprio nei confronti della tecnologia, passione che tuttavia ho iniziato a coltivare proprio nel corso degli anni di studi e soprattutto della tesi di laurea.
Ho fatto a tempo a toccare le schede perforate, ho lavorato sui mainframe, sui primi Macintosh e i primi PC, sulle workstation grafiche e sui primi portatili della Compaq che pesavano come jersey di cemento armato. Ho messo le mani un po' ovunque: dall'MVS al Dos, a tutti i sistemi Unix-like e a tutte le versioni di Windows note al genere umano. Come tutti coloro cresciuti davanti a un monitor, sono (stato) assai poliglotta, nel senso dei linguaggi di programmazione. Lavorando nel mondo della ricerca informatica ho avuto modo di partecipare, direttamente in alcuni casi, indirettamente in altri, alla nascita di parecchie delle tecnologie che oggi diamo per scontate: dalla masterizzazione dei cd, tanto per citarne una, alle tecniche di acquisizione, elaborazione ed interpretazione delle immagini (la mia specializzazione iniziale), allo sviluppo dei protocolli e delle reti di comunicazione.
Soprattutto, ho visto nascere internet.

Per dirla tutta, come quasi tutti "noi" all'epoca, in Rete c'ero già da prima, ché si chattava con i colleghi delle altre università e dei centri di ricerca con sistemi dei quali nemmeno più ricordo il nome, roba che girava su mainframe comunque. Così sorrido quando sento dire "ai tempi di irc", perché c'è stato un tempo, per me, in cui irc era ancora il futuro di un passato prossimo che stavamo già vivendo e sperimentando (fra parentesi, nel momento in cui sto scrivendo questo post, si sta discutendo per caso di questo tema in questo thread di FriendFeed, il che mi serve involontariamente un atout per quanto dirò più avanti)...
[Continua a leggere]

TAG: internet, digital divide, informazione, nativi digitali, identità digitale
22.52 del 01 Novembre 2011 | Commenti (5) 
 


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