Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


21 Centodieci/40: Piacenza
MAR Centodieci
Intendiamoci, Piacenza no.
Ché se leggi Wikipedia ti aspetti una classica città d'arte e ti dici che una giornata non ti basterà mai, figùrati mezza, e ti passa anche un po' la voglia, ché è vero che il Centodieci prevede solo toccate e fughe, rapidi scatti nelle piazze dei duomi e al massimo un caffè al volo, ma la verità è che questo va bene se passi da Rovigo, per dire, o da Pordenone, ma non è che puoi applicare davvero lo stesso principio, chessò, non dico a Firenze, ma nemmeno a Torino, ti pare? Ché se Piacenza è città d'arte come minimo ti prepari a scarpinare.
E invece.

Invece, un sabato di sole, ti appresti comunque a fare una veloce scappata a Piacenza, giusto per pranzo e un breve pomeriggio, ché tanto son solo cinquanta chilometri da Milano e non hai un tubo da fare, e quando mai ti càpita, sennò, di passare da Piacenza e fermartici.
E anche se non sei convinto, che c'è sempre quella faccenda di Wikipedia e ti sei annotato su Evernote (che ancora non sei così certo che davvero ti serva, Evernote, ma tutti ne son così entusiasti che ti senti un po' dropped out, così lo usi un po' a caso, giusto per 'ste cose) - su Evernote, dicevo - le cose da vedersi, e ti sembran mille e una, e già sei stanco prima ancora di partire, ché non è che l'idea di buttare una giornata a Piacenza, poi, t'attizzi così tanto, ma tant'è alla fine ti carichi i Tati in macchina, che ormai ti accompagnan di fisso in queste scorribande e si son messi anche loro a contare le città nuove che facciamo insieme, e inforchi al solito la A1, direzione sud, un po' annoiato anzichenò, ché preferiresti essere a sciare, ma Tato grande c'ha le tonsille come palline da golf, e dunque in quota forse no, vabbè, facciamoci Piacenza dài, così ce la leviamo dalla lista. Mal che vada almeno mangiamo bene.

Invece abbiam mangiato anche male: la pasta era orrendamente scotta, il salame e la coppa piacentina erano un po' industriali e l'oste pure antipatico.
Poi Piacenza, un grande boh. Del resto il duomo era pure chiuso, nella migliore tradizione italica delle città d'arte. Amen.

Ma intanto fan quaranta.

Piacenza01
Palazzo comunale, detto "Il Gotico"
Piacenza02
Palazzo del governatore
Piacenza03
Il duomo di Piacenza
Piacenza04
Basilica di San Francesco d'Assisi
Piacenza05
Inevitabilmente, la cosa migliore di Piacenza
TAG: piacenza
10.57 del 21 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 
20 Aletsch Arena/2
MAR Viaggi verticali
E insomma, il tempo no, non è stato particolarmente clemente, ma non ha nemmeno troppo infierito, ché diciamolo, le previsioni sembravano essere decisamente peggio. Invece il cielo ha regalato giochi di luce che, ci fossero stati una reflex come dio comanda e un buon fotografo in consolle, avrebbero dato grandi soddisfazioni, altro che un classico cielo blu, te lo dico io.
Invece no, c'erano un iPhone e un mediocre fotoblogger.

Sull'Aletschgletscher c'ero già stato almeno altre due volte dalla parte opposta, circa una ventina di chilometri lassù a monte, in Oberland, dove nasce: una volta nel '94 per salire il Mönch, che qua e là spunta all'orizzonte in alcune foto; una seconda nel 2005 per portarci Tato grande, allora unenne, alla sua prima esperienza in alta quota.
Su questo versante, qua in fondo nel Vallese, non ero invece mai stato. E lo spettacolo è forse ancor più grandioso, sebbene appaia evidente che il meglio di sé lo dà probabilmente in estate, quando l'infinita lingua di ghiaccio non è ricoperta dalla neve e si insinua fra i boschi e le morene del fondo valle. Di fatto, più Himalaya di così, fra le Alpi non è possibile.

E a star quassù mi è tornata voglia della mia aria sottile, parecchio. Ché son quasi quattro anni dacché ho appeso ramponi e picche al chiodo, e fino ad oggi rimpianti pochi, o perlomeno controllati: poca voglia di tornare a misurarmi col mio verticale, e solo e sempre più il piacere di andare per i miei monti con l'unico scopo di insegnarli ai Tati e di portarli con me.
Ma poi me ne stavo lì, sulla cima dell'Eggishorn, a guardarmi il ghiacciaio sul quale corre la via normale dell'Aletschhorn e a pensare a quanti anni l'ho inseguito per inserirlo nella mia lista di collezionista di Quattromila, e mi sembrava quasi di poterlo toccare con mano. Così mi son chiesto come mai mi trovavo lì e non laggiù, a risalire quei pendii, a tracciare la mia scia nella neve polverosa con lo zaino sulle spalle.
E qualcosa di sottilmente struggente si è un po' impadronito di me.

Dall'Eggishorn l'orizzonte abbraccia almeno la metà dei Quattromila delle Alpi: dalla catena del Rosa al Cervino, alle cime del Mischabel tutte, alla Dent Blanche. E ancora la Weissmies e il Lagginhorn, le vette dell'Oberland e il Bishorn.
E quante ne ho salite, di queste. Me ne stavo lassù a contarle, a riconoscerle una per una, a immaginarmi e a ricordarmi come ero in cima a ognuna di esse: solo soletto sulla vetta dell'Alphubel nel '96, dello Strahlhorn nel '97, della Gniffetti e della Zumstein nel '94. Col Bomba sul Mönch nel '96 e sull'Allalinhorn nel '93. Con Mauro sulla Weissmies nel 2008, il mio ultimo Quattromila...

Nostalgia a parte, l'Aletsch Arena, di per sé, alla fine è stata una scelta assai indovinata per la mia minisettimana bianca. Dopo l'esperienza di quattro anni fa alle Portes du soleil, puntavo a un altro comprensorio esteso abbastanza da consentire quattro o cinque giornate piene di sci vario, che offrisse parecchie discese impegnative e si prestasse, almeno in parte, a itinerari fuoripista.
Detto che sulle Alpi l'estensione e la varietà de Les portes du soleil non hanno in assoluto rivali, quel che mi interessava era comunque una dimensione ambientale il più umana possibile, anche a scapito delle effettive possibilità sciistiche. Qualcosa insomma di molto simile a quell'atmosfera che avevo trovato a Champery.

Inizialmente avevo preso in considerazione anche altre stazioni famose: l'Espace Killy in Val d'Isere, l'Alpe d'Heuz, Paradiski a Les Arcs, Les trois vallées (Courchevel, Val Thorens, Les Menuires e Meribel), Les 4 vallées di Verbier e, in Austria, St.Anton e il comprensorio dell'Arlberg.
Sulla carta, dei comprensori francesi sembrava salvarsi solo (forse) Val d'Isere, ma non ho trovato posto. Le altre località mi sembravano più che altro delle immense colate di cemento, grappoli di atroci condomini multiproprietà inseriti in contesti sciistici estesi per centinaia di chilometri, serviti da dozzine e dozzine di impianti e verosimilmente assordati da musica house pompata a tutto volume dai punti di ristoro. Decisamente non il mio posto.
Unica apparente eccezione, Les 4 vallées in Svizzera, che quanto a possibilità per il fuoripista mi dicono essere all'altezza di Chamonix, a fronte di un'estensione quasi infinita del comprensorio. Economicamente, però, proibitivo: perlomeno, a inizio marzo non ho trovato una sola sistemazione a meno di duecento euro al giorno, in nessuna delle quattro località servite. Una follia.

Bettmeralp e l'Aletsch Arena li puntavo in realtà da un po' di tempo, affascinato da un articolo che avevo letto su qualche rivista. Il paese, sulla carta, sembrava perfetto: isolato, a duemila metri, raggiungibile solo in funivia. Niente traffico, solo classiche casette svizzere in legno, un piccolo paradiso. Da sciare, parecchio: non quanto negli altri comprensori che avevo guardato, ma pur sempre più di cento chilometri di piste, alcune apparentemente molto impegnative. E infine, a coronamento, il panorama spettacolare sull'Aletschgletscher e su tutti i Quattromila dell'Oberland e del Vallese. Perfetto, dunque.
A Bettmeralp avevo però trovato una sola sistemazione, in un hotel piuttosto carino, ma che logisticamente non sembrava molto invitante: situato dall'altra parte del paese rispetto all'arrivo della funivia, un po' isolato.
Mi sono visto arrivare a fondo valle di sera tardi, direttamente dall'ufficio a Milano; caricarmi trolley, sacca degli scarponi e sci in spalla, e prendere la funivia. Arrivare su al buio, riprendermi tutto in spalla e attraversare il paese a piedi, per uno o due chilometri fino all'hotel, trascinando il trolley nella neve. E no, mi è un po' passata la voglia.
Così ho puntato Fiesch, all'estremità orientale dell'Arena, un piccolo paese servito direttamente dalle ferrovie del Gottardo, dal quale parte una delle funivie che porta direttamente su in quota.

Da Milano in un paio d'ore si può arrivare a Fiesch direttamente in treno, cambiando a Briga e sfruttando le coincidenze e la classica puntualità svizzera. Il servizio è perfetto.
Hotel e funivia sono a poche centinaia di metri dalla stazione, una meraviglia. Di più c'è che, volendo, si possono lasciare sci e scarponi a Fiescheralp, la stazione di arrivo della funivia a 2200m di quota, evitando così di portarseli tutti i giorni dall'albergo su e giù con la funivia. Una comodità in più che completa il quadro.

A Bettmeralp, nei giorni successivi, ci sono poi spesso passato in sci arrivando da Fiescheralp. Il paese è effettivamente bellissimo quanto surreale, con un traffico per le strade fatto solo di gente in sci, motoslitte e neonati che vengono trascinati sulle slitte, in assenza di viabilità adatta ai passeggini e alle carrozzine. L'hotel che avevo visto non era poi così lontano dalla funivia, si poteva fare.
Sciisticamente, comunque, Fiescheralp è la migliore delle tre stazioni dell'Aletsch Arena.

Da non perdere le aeree piste tracciate lungo la panoramica cresta spartiacque che si affaccia proprio sulla verticale dell'Aletschgletscher: la lunga e spettacolare nera che scende dai quasi tremila metri della cima dell'Eggishorn e le due piste lunghissime che staccano dalla vetta del Bettmerhorn, con una menzione particolare per la Tunnelpiste, la cui parte iniziale corre in un tunnel scavato nella montagna, all'uscita del quale si è attesi da un bel muro verticale, con un'inclinazione che sfiora i 40°: un salto raro per una pista battuta.
Se le condizioni lo permettono, itinerari fuoripista per tutti i gusti. Soprattutto, anche in questo caso, una bella picchiata giù dall'Eggishorn: più di mille metri di dislivello da tracciare sul versante opposto a quello della pista nera.

Infine, foto in archivio, come di consueto. Di più c'è anche qualche bella panoramica.

Fiesch04
Panorama verso l'Alpe Devero dalla cima del Bettmerhorn
Fiesch05
La spettacolare pista che scende dall'Eggishorn
Fiesch06
Un raggio di sole sui contrafforti del Mönch
Fiesch07
L'Aletschgletscher dal Riederfurka
Fiesch08
Self portrait in cresta al Bettmerhorn
TAG: fiesch, bettmeralp, aletsch arena, aletschgletscher
17.55 del 20 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 
10 Aletsch Arena/1
MAR Masterchef, Spostamenti
Sono reduce da qualche giorno trascorso in quota fra le montagne della Svizzera che più amo, al confine fra Vallese e Oberland, nello spettacolare palcoscenico della Aletsch Arena. Campo base all'hotel Park di Fiesch, ospite della signora Rosemary, la cui accoglienza compensa abbondamente il livello piuttosto spartano delle camere.

In realtà volevo parlarvi degli spettacolari panorami sull'Aletschgletscher, dell'esclusivo isolamento di Bettmeralp, di quattro giorni di neve (tanta) e sole (poco) e nuvole (parecchie) e chilometri e chilometri di sciate in uno dei comprensori più belli delle Alpi, ma il fatto è che al solito impiegherò qualche giorno per mettere ordine fra le foto e buttar giù qualche nota. Così ho pensato di segnalarvi che dalla signora Rosemary, fra le altre cose, si mangia proprio bene (e si beve parecchio).
Che insomma, in Svizzera fa anche un po' notizia.

Di tutto il resto, a breve. Più o meno.

Fiesch01
Una classica fonduta e zuppa d'orzo
Fiesch02
Salsiccia su un tradizionale tappeto di rösti
Fiesch03
Una sorta di bourguignon semplificata
TAG: cucina, svizzera
23.16 del 10 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 
04 Centodieci/39: Cremona
MAR Centodieci
E insomma, complice la bella giornata di sole quasi primaverile e il non avere programmato per tempo una conseguente e adeguata sciata come sarebbe stato d'uopo (ma rimedieremo), Tati ed io ne abbiamo approfittato per andare a piazzare la bandierina del Centodieci a Cremona, la città delle tre T: Torrone, Tognazzi e Mina. No, non funziona. Com'era? Vabbè, insomma.
Il torrone in effetti lo vendono dai carrettini in piazza. Noi però, un po' a malincuore, abbiam lasciato perdere, ché Tato grande ha appena messo l'apparecchio, il papà è di nuovo in pieno rush salutista e dunque Tata piccola sarebbe stata comunque messa in minoranza. In compenso siamo andati a strafogarci in questo bel ristorantino sul Po consigliatomi dagli amici di FriendFeed: il posto merita assai, si mangia molto bene, si beve altrettanto e l'ospitalità è all'altezza. Ecco, all'improvviso mi rendo conto che scriverne a mezzogiorno, con davanti la prospettiva di un veloce panino in un bar dell'hinterland milanese, non è stato particolarmente strategico perché sto per svenire dalla fame.

Detto del torrone, di Tognazzi potete trovare le locandine dei film, nel caso. Sulla terza T invece, che - ho controllato su Wikipedia - si riferisce al Torrazzo (che poi altro non è che il campanile del duomo), ci siamo saliti trascinati dallo spirito intraprendente di Tata (altre due T) piccola, e son cinquecentodue gradini per la cronaca, milleequattro fra andata e ritorno, che dopo il pranzo di cui sopra tutto sommato male non fa.
Leggo anche che il Torrazzo è il campanile storico più alto d'Italia e non posso fare a meno di chiedermi cosa distingua un campanile storico da uno non storico.

A Cremona c'è anche il Po, che visto da qui è grandicello assai e a me mette pure un po' d'angoscia. Ché è pur vero che in vita mia son stato sul Rio della Plata, ho navigato le acque del Mekong e del Fiume Giallo, e ho attraversato anche il Volga e lo Yenisei, ma quelli son fiumi veri dài, il Po, be' il Po, cioè, non è che te lo aspetti che il Po possa sembrarti un fiume serio, grande e profondo, di quelli che magari vedi pure navigarci in mezzo cose. E invece.
Epperò, il fatto che la specialità al ristorante La Lucciola sia il pesce spada qualcosa dovrebbe dirmi. A Tata piccola 'sta cosa ha seccato parecchio, ché lei voleva una bella trota alla griglia.

Cremona1
Il Po presso Cremona
Cremona2
Lungo le rive del Po a Cremona
Cremona3
Cremona, il palazzo comunale
Cremona4
Cremona, il duomo e il Torrazzo
Cremona4
Gli affreschi del duomo di Cremona
Cremona6
Il battistero dalla terrazza del duomo
TAG: cremona
14.52 del 04 Marzo 2013 | Commenti (2) 
 
01 Lungo Post Komunista
MAR Politica, Prima pagina, Mal di fegato
Facciamo ordine, prima di essere superati a destra dagli eventi.
Io - non ho timore a dirlo, scriverlo e ribadirlo - a questo giro ho più o meno sempre avuto le idee parecchio chiare, come forse mai da quando ho diritto di voto, il che significa ormai una trentina d'anni. Mica pochi in termini di consultazioni elettorali, considerata la frequenza delle chiamate alle urne nel Belpaese.
Questi giorni ho letto di tutto e il contrario di tutto. Ho scritto e sono intervenuto spesso altrove sui social network, e nemmeno quanto avrei voluto, aggiungendo il mio inutile contributo al rumore di fondo e all'entropia generale. Mi sono incazzato, tanto, soprattutto con chi, dopo, ha iniziato a sparare contro quello stesso rumore di fondo, bollandolo come discorsi alla "siamo tutti allenatori" e chiamandosene fuori, come se il chiamarsene fuori non sia una scelta politica precisa e non nasconda spesso, in realtà, l'incapacità di affrontare una vera discussione in merito, argomentare le proprie opinioni, sostenere un confronto con idee opposte.
Adesso siete tutti fini politologi è diventato il nuovo tutti esperti di nucleare, senonché un conto è aver studiato fisica all'università, un conto avere le idee un po' chiare sui programmi delle forze politiche in campo e formarsi di conseguenza un'opinione netta sulla propria concezione di buon governo e priorità per il Paese, che dovrebbe richiamarsi in ultima analisi solo a una buona educazione e coscienza civica.
E invece.

Invece, a seconda del punto di osservazione, pare che all'occorrenza siamo diventati tutti stronzi, o tutti concussi col sistema, o in alternativa tutti fanatici, fascisti, o fini politologi di una beata cippa, solo perché da tre giorni, all'improvviso, ci sentiamo in dovere di dire (anche) la nostra, di metterla sul tavolo, anche se magari l'abbiamo tenuta in un cassetto per mesi per poi giocarcela in segreto nella cabina elettorale.
Io, poi, la mia dichiarazione di voto l'ho fatta apertamente una settimana prima delle elezioni, capirài...
[Continua a leggere]

TAG: elezioni, grillo, bersani, governo, berlusconi, governo, pd
08.07 del 01 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo