Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


28 Centodieci/41: Bologna
MAG Centodieci
A parte sfiorarla tutti gli anni dozzine di volte guidando lungo la A1, a Bologna città son stato in diverse circostanze, perlopiù per lavoro, e mi è pure capitato di dormirci. San Petronio la conosco dunque bene, dentro e fuori: naturalmente nell'occasione in cui decido di farci una scappata apposta per il progetto Centodieci è completamente avvolta dalle impalcature per lavori di restauro. In compenso Piazza Maggiore ospita palchi e allestimenti per la mezza maratona che si corre nel weekend.
Risultato: impossibile tirar fuori una foto decente della Cattedrale, né del cuore stesso di Bologna. Combinazione vuole che dovrò tornarci a fine agosto per lavoro, così magari cercherò di rimediare al magro servizio su questa tappa del Centodieci.

L'occasione in questione, invece, è stata una classica missione riempi-weekend con i Tati, con l'obiettivo - Centodieci a parte - di fare una rimpatriata con Gianni e Mario, due cari amici che a Bologna ci vivono, e dunque quali migliori guide?
E insomma abbiam mangiato alla grande, abbiamo camminato tanto e abbiamo messo nel sacco anche il quarantunesimo capoluogo, rimandando un po' a malincuore le facili deviazioni per timbrare anche Modena e Reggio Emilia (che però, a questo punto, conto di portare a termine durante la trasferta a Bologna di fine agosto).
Eravamo peraltro pure arrivati col sole e il caldo, peccato poi che la giornata si sia un po' guastata, ma perlomeno non abbiamo preso l'acqua che nel frattempo funestava la Lombardia.

E di Bologna, poi, che dire? Per quanto ci torni di tanto in tanto, non riesco mai a farla un po' mia, né tutto sommato a ritrovarmici. In qualche modo mi respinge, non saprei nemmeno perché. Capisco che ci si deve vivere piuttosto bene, capisco che la qualità di vita deve essere una spanna sopra a buona parte del resto d'Italia e che si respira un'atmosfera viva, piacevole, culturalmente stimolante (Do you remember Pordenone?), ma tant'è.
Forse, per quel che mi riguarda, è quel suo essere tutto sommato un po' lontana da tutto. Lontana dalle (mie) montagne, lontana dal (mio) mare, abbandonata lì ai confini della pianura e all'inizio dell'Appennino, per cui in realtà, nel mio riferimento geografico, è solo uno snodo di transito andando a Firenze e a Roma, o verso l'Adriatico (dove d'altra parte non mi capita di andare praticamente mai).

Insomma, Bologna non so. Non riesco nemmeno ad associarla a una qualche musica che amo: non a Guccini (Bologna è una grassa signora), che inevitabilmente lego più a Pavana, né a Dalla, che per qualche ragione a me ignota sento più vicino a Milano (che banche, che cambi / poi Milan e Benfica / Milano che fatica). Penso a Bologna e mi vengono in mente i Lunapop, per dire (ma come è bello andare in giro / per i colli bolognesi). Oppure, ecco sì, Dino Sarti: a me Bologna fa venire in mente Dino Sarti (Bologna Bologna / Bologna campione!).

Mi è capitato di insegnare, a Bologna, anni fa, e di tenere forse un paio di conferenze. Ho dormito in qualche hotel che non ricordo dove, mi pare vicino a Piazza Maggiore. Non rammento nemmeno dove ho cenato, né mi oriento particolarmente a Bologna. Ogni volta che ci passo le torri gentilizie non sono mai dove erano la volta precedente e questa volta mi sono pure imbattuto in un mercato, e secondo me a Bologna non ci sono mai stati mercati, prima.
Io non so se ci vivrei a Bologna. Abbiamo qualcosa che non va, Bologna ed io. Però è stato il miglior pranzo del Centodieci, fino ad oggi (o forse se la gioca con Cremona, a pensarci).

Bologna01
Non so come si chiama, ma si mangia benissimo
Bologna02
Palazzo dei Notai e Palazzo d'Accursio
Bologna03
Il Roxy Bar cantato da Vasco Rossi (mi dicono)
Bologna04
Attorno al centro storico
Bologna05
Stazione Centrale, 11:47
TAG: bologna
01.13 del 28 Maggio 2013 | Commenti (0) 
 
16 Fær Øer 2013, le immagini
MAG Travel Log: Fær Øer
Con incredibile tempismo rispetto ai miei consueti ritmi, ho completato la scheda del viaggio alle Fær Øer e caricato le foto in archivio. Fra parentesi, anche questa volta ho portato a casa qualche (credo) interessante panoramica che vale la pena aprire a risoluzione massima (Safari lo fa automaticamente).

Come al solito da quando esiste il digitale, ho dovuto farmi largo fra una insostenibile e ingiustificata mole di scatti a vanvera, dozzine, centinaia dei quali perlopiù assolutamente inutili, privi di significato, spesso quadruplicati, quintuplicati, sestuplicati, come se non bastasse semplicemente farne uno solo da postprodurre.
E invece no, fai la foto, poi falla ancora modificando appena l'inquadratura, poi ancora cambiando l'esposizione di uno stop, poi di due stop, poi con un obiettivo diverso e poi anche con l'iPhone, va', che così me la porto dietro sul cellulare e tanto che ci sono faccio anche la panoramica, eccetera. Poi torni a casa da un viaggio di cinque giorni con più di settecento foto tutte irrimediabilmente uguali e ti senti un po' scemo.
Al tempo del mio primo viaggio da solo, Capo Nord nel 1983, rimasi via più di un mese e scattai in tutto trecento foto, delle quali ne conservai solo un terzo. Ma questo è un discorso fatto ormai mille volte.

Quello che invece mi è parso interessante è che nel navigare fra le centinaia di immagini del viaggio alle Fær Øer mi sono reso conto che (come tutti, immagino) faccio decine di scatti che già a priori so essere foto da buttare. L'unica ragione di quelle foto è fissare nella mia memoria non necessariamente un luogo, un volto, un evento, ma un istante determinato. Sono immagini che mi servono come link nel fluire del mio tempo, che collegano momenti, giorni, danno un senso di continuità alla altrimenti rigida e tipica suddivisione in tappe delle foto fatte in viaggio.

Sono le foto che non tiro mai fuori, che non seleziono per il sito. Sono quei momenti nei quali non ci sono foto da fare. A pensarci, sono le immagini che uso spesso invece proprio nel blog, durante il viaggio, per raccontare. Sono le mie vere foto di viaggio.
In fondo sono la mia interpretazione di Instagram. Come queste.

Faroe98
Faroe99
Faroe97
Faroe96
Faroe95
TAG: Faroe, Føroyar, Fær Øer
13.40 del 16 Maggio 2013 | Commenti (1) 
 
16 Storia (vera) di Koltur
MAG Travel Log: Fær Øer
Agli inizi del '900 nell'isola di Koltur vivevano circa due dozzine di persone. Per farvi un'idea di che accidenti di vita potessero condurre, guardate la foto qua sotto o googlate un po', e immaginatevi di essere dispersi nell'alto Atlantico, a sessantadue gradi di latitudine, d'inverno, agli inizi del secolo scorso, su quel cazzo di scoglio, senza corrente elettrica, legna, acqua corrente (suppongo), telefono e alcun mezzo di comunicazione con il resto del mondo.

Un ragazzo della piccola comunità di Koltur, tale Magnus, si era innamorato di una ragazza che viveva a Hestur, la vicina isola dalla quale Koltur è separata da un braccio di mare largo circa un chilometro, caratterizzato da forti correnti, maree e naturalmente una temperatura tipica dell'Atlantico a queste latitudini.
Un giorno Magnus decise di attraversare a nuoto lo stretto per raggiungere la tipa, approfittando della bassa marea e contando di riuscire a tornare qualche ora più tardi con l'aiuto dell'onda contraria di alta marea, che lo avrebbe sospinto di nuovo verso Koltur.
A nuoto. Maree. Correnti. Acque gelide. Un chilometro. Raga, l'amore rende davvero idiota l'essere umano.

Fatto sta che il padre della ragazza non era molto d'accordo alla relazione e, armato di ascia e con l'intenzione di ucciderlo, aspettò il pretendente nell'unico punto di facile approdo di Hestur, che per complicare la vicenda ho capito non essere proprio di fronte alla costa di Koltur, ma sul versante opposto dell'isola (raga, l'amore eccetera).
Roba tipo Shining alle Fæe Øer, insomma.
Comunque Magnus non potè nemmeno avvicinarsi a riva e cercò allora di tornare indietro (mi chiedo peraltro come facesse l'animoso padre della ragazza a sapere a che ora sarebbe arrivato il tipo, visto che immagino non è che i due ragazzi si siano prima telefonati per darsi un appuntamento, ma vabbè).
Il coraggioso (e fuori di testa) ragazzo scomparve nello stretto e non fu mai più visto.
Fine della storia.

Mi rimane un altro dubbio: se i testimoni furono solo Magnus e il padre incazzato, chi ha raccontato questa versione(*) dei fatti?

Oggi Koltur è ancora difficilmente raggiungibile, soprattutto in inverno, quando le condizioni meteo di fatto impediscono (quasi) gli atterraggi dell'elicottero e gli avvicinamenti in barca. La famiglia che ci vive può rimanere completamente isolata per settimane e settimane.

koltur2
Koltur, con Hestur in secondo piano a destra


(*) La storia è raccontata nell'opera "Magnus" del poeta danese Rasmus Christoffer Effersøe (1857-1916). Lo scrivo per esteso, così Google lo indicizza e milioni di studiosi di Effersøe giungeranno a pioggia sul blog, contribuendo alla mia scalata verso il successo.
TAG: koltur, hestur, farøe, føroyar, fær øer
12.39 del 16 Maggio 2013 | Commenti (0) 
 
07 Il paradosso di Naltro
MAG Coffee break

Supponiamo che, mentre sei in un aeroporto, esploda una bomba; o che ne esploda una alla stazione di Varsavia mentre passi di lì col treno e tu rimanga ferito nell'esplosione. Come puoi essere vittima di un'esplosione avvenuta in un posto in cui non sei mai stato?


[Stasera su FriendFeed stiamo giocando a chi ha visitato più Paesi e, inevitabilmente, si sta discutendo del metodo corretto per contarli, di cui peraltro si parla anche qua dentro. Uno dei punti consueti di dibattito è se gli stop over in aereo, e le traversate di un Paese senza abbandonare il mezzo di trasporto, debbano essere conteggiati o meno. Naltro dice che secondo la "Teoria della bomba" valgono. Like.]

TAG: friendfeed, paesi visitati
23.57 del 07 Maggio 2013 | Commenti (3) 
 
06 Parbleu!
MAG Masterchef
Comunque volevo dire che sono il campione mondiale di crêpes, certificato dai Tati e in considerazione anche del fatto che riesco a girarle perfettamente al volo in padella, senza sbavature.

CrepesA
CrepesB
CrepesC
TAG: crepes
21.54 del 06 Maggio 2013 | Commenti (0) 
 
01 Fær Øer/3: a puzzled way back
MAG Travel Log: Fær Øer, Spostamenti
Questa mattina mi sono svegliato alle cinque e un quarto a Tórshavn, capitale delle isole Føroyar, o Fær Øer, un arcipelago disperso nell'Atlantico settentrionale a 62°N di latitudine. Era una splendida giornata, la temperatura era di circa un grado sopra zero, non c'era un alito di vento dopo alcuni giorni di tempo quasi sempre tempestoso e durante la notte aveva nevicato, imbiancando tutto lo splendido panorama all'orizzonte.
Ho fatto una veloce colazione con un caffè, pane e marmellata, il check out all'hotel e ho preso lo shuttle per l'aeroporto, che si trova nell'isola di Vagar.

A mezzogiorno circa prendevo un caffè all'aeroporto di Copenhagen, capitale della Danimarca, e avevo appena ricevuto un sms da Massimo, uno dei miei amici più cari che non vedevo da tre anni circa e che, avendo appena letto il mio blog, mi chiedeva se per caso avessi in programma di passare proprio da Copenhagen, ché ultimamente ci transita spesso per andare al lavoro a Malmö, in Svezia, così magari potevamo tentare di incrociarci.

Così, attorno all'una del pomeriggio, ero a Malmö, in Svezia, dove ero appena arrivato con un treno ad alta velocità proveniente da Copenhagen, Danimarca, attraversando il braccio di mare che divide le due nazioni sotto un tunnel, prima, e un ponte, poi, avveniristici, tunnel e ponte che peraltro avevo già attraversato in auto un gennaio di qualche anno fa andando alle Åland. A Malmö era una giornata splendida, c'erano circa quattordici gradi, un po' di brezza atlantica e ho pranzato, benissimo, a un take away cinese, in attesa di incontrare Massimo.
È stato un incontro emozionante e strano, felice, fra due naufraghi abituati a non svegliarsi quasi mai due sere di fila nello stesso letto, un incontro incredibile, dopo che negli ultimi tre anni, per quanto ci avessimo provato, non eravamo mai riusciti a incrociarci a Milano e adesso, pensa te, per caso, assolutamente per caso, ci eravamo riusciti a Malmö, Svezia, lui proveniente da Basilea, Svizzera, io dalle Fær Øer, Oceano Atlantico.

Fatto sta che alle diciotto e trenta ero di nuovo a Copenhagen, Danimarca, dove ho cenato al volo con una pizza e una birra, e si stava bene, c'erano circa dodici gradi ed era una bella serata di cielo sereno e niente vento.
Alle ventuno mi sono imbarcato su un altro aereo. Alle ventitré ero a Milano, Italia, e c'erano circa diciassette gradi.

Diciotto ore, due voli, due treni e quattro nazioni dopo.
Ed era un po' di tempo che non mi capitava.
E niente. Io vivo per questo.

Faroe04
Faroe05
Faroe06
TAG: Faroe
01.35 del 01 Maggio 2013 | Commenti (0) 
 


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo