Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Con il giro nei Balcani occidentali totalizzo 94 Paesi secondo il CIGV, 116 secondo il TCC (per il solito dibattito su come si contano i Paesi del mondo rimando sempre al mio post) e ho di fatto chiuso l'Europa continentale, nel senso che a questo punto mi manca solo di metter piede in Islanda. Secondo il CIGV, per completare poi davvero l'album mi mancano all'appello le Azzorre e Madera; secondo il TCC invece ho ancora da visitare Corfù, l'Isola di Man, Lampedusa e Guernsey, perché Madera e Azzorre vengono classificate nell'area atlantica.
Album di figurine a parte, a un solo passo dal traguardo di completare l'Europa nei termini più banali del semplice conteggio delle nazioni, stavo ragionando su quanto davvero io possa dire di conoscere il nostro continente e ovviamente la realtà è un po' (ma non molto) diversa.

Innanzitutto se guardo alle capitali mi manca Vienna, che nel panorama europeo non è poco. Sono stato molte volte in Austria, per turismo e per lavoro; da Vienna sono spesso passato in auto, ci ho fatto scalo in aereo, anche lo scorso anno, e di nuovo sarò in transito fra un paio di settimane, ma tant'è non sono mai stato in città.
Si potrebbe poi parlare del fatto che a Londra sono stato nel 1984, che non sono più tornato e che da allora la capitale britannica si è parecchio trasformata, probabilmente. È vero però che in Gran Bretagna sono invece tornato altre volte, che conosco discretamente il Paese, che sono stato anche in Scozia, in Irlanda del Nord e alle Orcadi: dunque posso ben dire di coprirla.
Conto poi un paio di casi limite: a Belgrado e a Sofia sono stato con i miei nel 1977. Da Sofia sono poi ripassato da solo in treno nel 2002, ma non mi sono fermato e tutto quel che conosco della Bulgaria è quindi racchiuso in quei ricordi lontani e nel paesaggio che scorre dal finestrino del treno. Peraltro credo che Sofia 2013 non mi sorprenderebbe affatto, conoscendo praticamente tutte le altre capitali sorelle ad est, alcune molto bene.
In Serbia, così come è riconosciuta oggi politicamente, non sono mai stato e d'altra parte di Belgrado in versione jugoslava non ho praticamente ricordi, se non della tangenziale.
C'è poi il nodo della Romania. Tecnicamente ce l'ho, ma di fatto ho solo cambiato treno a Bucarest nel 2002, giusto il tempo di mangiare un panino e fare un biglietto. Per il resto finestrini del treno, come per la Bulgaria, e insomma: non essere stato sui Carpazi e in Transilvania è un buco che conta eccome.
Dunque, a Belgrado e a Bucarest prima o poi dovrò tornare per piantarci davvero la bandierina, collegandole magari in un unico viaggio alla volta dei Carpazi.

A livello di regioni importanti dell'Europa, poi, ho lacune significative: conosco bene la Francia, ma non sono mai stato in Bretagna; ho attraversato tante volte in lungo e in largo la Germania e conosco molte città tedesche, ma non sono mai stato nella Foresta Nera; idem per la Galizia in Spagna e per il Portogallo del nord. All'appello mi manca anche il Galles.
Personalmente poi, dovessi dire, ritengo una mancanza significativa anche Kaliningrad, che comunque richiede un visto specifico.
Insomma, non poco a guardare attentamente, ma se considero il continente nel suo complesso posso comunque dire di iniziare a conoscerlo bene, sì. Soprattutto, ormai, lo conosco a occhi chiusi da un punto di vista geografico e di distanze, tempi, percorsi, itinerari, culture.

A ruota segue l'Asia: fra i sei mesi di overland nel 2002 e altri sette od otto viaggi, copro abbondantemente più del cinquanta per cento del continente, anche se ho buchi enormi, Indonesia, Afghanistan e Pakistan fra tutti, per non parlare dell'India, in cui ho messo piede solo velocemente una decina di giorni sull'asse Gorakhpur-Delhi-Agra: praticamente niente.
L'Africa continua invece a rimanere il grande vuoto sul mio mappamondo personale: solo un paio di viaggi, ormai parecchio datati. Prima o poi dovrò dedicarmici sistematicamente.

È che ormai ho un po' il pallino delle isole sperdute e dei mini luoghi, complice il fatto che da qualche anno non riesco più a concatenare periodi lunghi di ferie: al solito, non mi piace bruciarmi in poche giornate di viaggio destinazioni culturalmente, geograficamente e storicamente ricche.
Così parcheggio temporaneamente alcuni viaggi importanti, in attesa del tempo che sicuramente verrà.

Come sempre, con pazienza.
TAG: paesi, europa
12.36 del 26 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
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17:37:52 L’unica cosa di buono in tutto ciò è che fra due settimane riparto.

17.37 del 25 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
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16:11:11 Back to Tirana: anello balcanico completato e job done. Totale 1300km.

16.11 del 24 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
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19:26:33 Intanto la 500 albanese si è già sparata 1000km di strade balcaniche e oggi ha scollinato a quota 1100 dalla costa in meno di 40 tornanti

19.26 del 23 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
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18:39:17 Comunque alla fine il Kulina Pass era una sciocchezza confrontato a certi nostri passi alpini (ma anche alla A7 sui Giovi, per dire).

18.39 del 22 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
22 Western Balkans/3: welcome in Kosovo
AGO Travel Log: Western Balkans
Poi, dopo un passaggio di frontiera piuttosto anonimo, caratterizzato solo dalla presenza di (pochi) militari della KFOR addetti al controllo dei passaporti e da un confine di Stato appena inventato, che di fatto ancora non c'è, sul quale sventola innanzitutto una enorme bandiera albanese e solo poi una più piccola kossovara, dove nemmeno ti timbrano il passaporto perché tanto sei italiano e dove scopri che la carta verde albanese che hai fatto alla frontiera macedone ancora vale, anche qui; dopo una breve sosta a un bancomat, appena varcata la frontiera, giusto il tempo di renderti conto che distribuisce euro e di rimanere contemporaneamente e conseguentemente sorpreso e deluso, e poi incazzato, perché per ritirare 50 euro, valuta che avevi già abbondantemente in tasca, ne hai pagati due di commissione per prelievo estero; dopo cartelli stradali rotondi e gialli per indirizzare il traffico dei blindati, che lipperlì ti sembran più una curiosità da fotografare che altro e che noti essere solo in presenza di ponti, tutti nuovissimi - i ponti; dopo altri cartelli gialli che riportano frecce direzionali e figure di animali, fra cui un leone, sul cui significato ti interroghi smarrito, finché qualcuno su internet non ti spiega che si tratta della simbologia usata dalla NATO per catalogare le strade in presenza di problemi (politici, etnici) nell'uso di un determinato alfabeto (uhm, cirillico o latino?), per cui oggi hai guidato lungo la route Hawk, poi Lion e infine Duck; dopo chilometri e chilometri di strada tutto sommato scorrevole, certo più che in Albania, circondato da bandiere albanesi, solo albanesi, sorpassato da auto che sventolano bandiere albanesi, attraverso paesini interamente ricostruiti a nuovo e colorati da dozzine di bandiere rosse dell'Albania, che attraversi con la tua macchina targata Albania, tutto sommato felice di esibire una targa albanese; dopo un mausoleo dedicato ai caduti albanesi dell'UCK, che ti fermi a fotografare, all'ingresso di un canyon, lungo una strada che entra poi in una foresta completamente deserta e vergine; dopo almeno un'ora così, appena un po' inquietato dal mausoleo dell'UCK, all'improvviso, dietro una curva, un cimitero.
In mezzo al quale sventola una bandiera serba.

Cento metri più avanti una casa. Sulla quale sventola una bandiera serba.
Altri cento metri e le bandiere serbe diventano parecchie e le case sulle quali sventolano anche.
Poi gente, tanta gente all'improvviso. E non sono albanesi, lo vedi immediatamente, perché le donne sono bionde ed esili, e gli uomini sono muscolosi, rasati e indossano mimetiche nere.
E una scritta su un muro: "Il Kosovo è albanese". Solo che albanese è stato cancellato e sotto è stato scritto, marcato bene, SERBO.
E i cartelli e le insegne, che fino a un chilometro fa erano tutti scritti in alfabeto latino, all'improvviso sono tutti in cirillico e le scritte in alfabeto latino sono state tutte cancellate.
E le moschee, e i minareti. Che sono scomparsi e qua e là spuntano invece piccole cupole con croci ortodosse, sulle quali sventolano, ancora, bandiere serbe.
E, proprio in quel preciso momento, un camioncino davanti a te rallenta e quasi ferma la tua macchina, in mezzo alla folla.
Ed è in quel preciso istante, mentre ancora stai cercando di capire cosa è successo e come sia potuto cambiarti l'universo tutto attorno così all'improvviso, che ti ricordi di quel particolare: che hai la targa albanese.
E sei l'unico.
Giusto un secondo prima di realizzare che attorno, dal nulla, per le strade, si sono materializzati quei militari della KFOR la cui presenza fino a pochi minuti prima sembrava completamente fantasma.

E un brutto, brutto brivido ti corre lungo la schiena, mentre in macchina cala il gelo e state entrambi in silenzio, col fiato sospeso, tu e la tua socia, aspettando che quel maledetto camioncino si levi dai coglioni per potersi togliere il più rapidamente possibile da questa accidenti di situazione imprevista, chiedendovi allo stesso tempo se non sia il caso di invertire velocemente il senso di marcia e riprendere la direzione dalla quale siete appena arrivati, puntando diretti Pristina e lasciando perdere questa deviazione che ti sei inventato per raggiungere Prizren.

Poi, così come sono apparse, le bandiere serbe scompaiono e di colpo sono solo albanesi. E di nuovo moschee. E cimiteri mussulmani.
Finché a Prizren, finalmente, non arrivi e ti ricordi perfettamente come fosse oggi di Mostar, dieci anni fa quasi. Ti fermi a pranzo e ti chiedi chi abbia ammazzato, stuprato, sgozzato, solo cinque anni fa, l'uomo che ti sta servendo al tavolo, mentre centinaia di turisti vagabondano davanti a te lungo la nuovissima passeggiata sul fiume.

Due ore dopo sei nel tuo nuovissimo hotel di Pristina, insieme a funzionari ONU e ingegneri civili e volontari di qualche NGO, con la doccia a pioggia e il WiFi in camera e no, Pristina non è affatto come te l'aspettavi e davi per scontato che fosse: non è come Sarajevo, né come Beirut, né come Phnom Penh, né tanto meno come Stepanakert. Non c'è nulla di ciò.

C'è un viale alberato nuovo di zecca che sembra il lungomare di Morro Jable a Fuerteventura.
Ci sono grattacieli di cristallo in costruzione, il nuovo negozio di Benetton che probabilmente è stato ricavato da una vecchia chiesetta ortodossa rasa al suolo e che annuncia una imminente prossima apertura, e venditori ambulanti di AK47 di plastica mescolati a giovani americani in gita scolastica, e delegazioni diplomatiche di ogni gradazione di biondo e pelle bianca.
Ci sono ragazze altissime e magrissime in hot pants.
Ci sono molti SUV neri con targhe estere e molti, moltissimi, infiniti lavori in corso, cantieri stradali ed edili, per cui è tutto polvere, cemento, sabbia e traffico di ruspe.
Ci sono statue, nuove, e fontane, nuove.
Ci sono pub, caffè, bar, ristoranti, una teoria interminabile di nuovissimi locali che espongono menù prezzati in euro, serviti da cameriere che parlano inglese, affollatissimi di giovani neoeuropei arricchiti grazie a business e traffici che i padri tessono e intrecciano con vecchi cacciatori d'affari della confinante Europa e ragazzi poliglotti laureati in qualche facoltà di economia o ingegneria in occidente.

E, cento metri più in là, e attorno ovunque, per qualche chilometro quadrato, quartieri di orrore come le vele di Scampia, identici, estesi fino all'orizzonte, il cui degrado e la cui disumanità ti entrano e ti devastano le narici molto prima che gli occhi, mescolati qua e là, a macchia di leopardo, con condomini nuovi di zecca e coloratissimi, in un caos percettivo e sensoriale unico che non ha soluzione di continuità alcuna.
E bambini, molti bambini per strada, stracciati e scalzi, che rovistano nei bidoni della spazzatura e che sono figli, ormai, solo della guerra.
Che la senti che non è affatto finita.
Che lo sai che è ancora, proprio ora mentre scrivi, solo trenta chilometri a nord di te, anche se, a differenza di Sarajevo, e Mostar, e Beirut, e Stepanakert, i fori di proiettile sui muri li hai visti solo su una casa rurale abbandonata in campagna e non c'è ombra attorno dei palazzi sventrati dai bombardamenti di pochi anni fa.
Ché i giovani ingegneri biondi sono già passati a scopare via tutto, perlomeno le macerie.

Che poi, se ti guardi intorno e vedi quello per cui si menano, quell'accidenti di nulla geografico che può valere una pulizia etnica, la follia umana, proprio.

Kosovo11
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Kosovo13
On the road in Kosovo
Pristina1a
Il monumento al nuovo Stato, Pristina

P.S. Non c'era poi alcuna deviazione sull'autostrada, entrando a Pristina. Google si è sbagliato questa volta.
TAG: Kosovo, pristina
01.06 del 22 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
21 Western Balkans/2: della guida nei Balcani
AGO Travel Log: Western Balkans
Siamo a Skopje, Macedonia. Ma ne parliamo un'altra volta. Parliamo invece della difficile arte della navigazione sulle strade dei Balcani.
L'altro giorno stavamo studiando la strada migliore per andare da Pristina, in Kosovo, a Podgorica, capitale del Montenegro. Son zone difficili da guidare, per l'orografia e la quasi totale assenza di infrastrutture, ma anche perché martoriate dalla guerra. Buona parte del Kosovo, fra l'altro, non è ancora transitabile in totale sicurezza, o perlomeno non è consigliabile provare ad attraversarla con un'auto targata Albania come la nostra cariola. Inoltre non tutti i valichi di frontiera sono aperti.
Comunque montagne, strade strette e asfaltate per modo di dire, parecchio trafficate anche da mezzi pesanti, passi a quote prossime ai duemila metri.

La carta stradale della Michelin e una rapida occhiata a Google Map indicano un percorso piuttosto "diretto", nel senso balcanico del termine, lungo la strada M9. Sono circa trecento chilometri con un paio di valichi che si preannunciano impegnativi, soprattutto fatti con la Cinquecento che abbiamo a noleggio, ma dovremmo cavarcela in sette-otto ore calcolate sulla base dell'esperienza dei giorni scorsi.
Solo che, se cerchiamo di fargli calcolare la rotta, Google ci fa passare più a nord, allungando il percorso attraverso il Kulina Pass, un altro scollinamento a quasi quota duemila. E non c'è verso di fargli cambiare idea. Non capisco perché.
Il Kulina Pass sembra più malleabile della M9, ma allunga parecchio e soprattutto ci spinge più a nord, che lipperlì non mi sembra un'idea grandiosa, visto che per ragioni di sicurezza è consigliabile rimanere il più a sud possibile della linea Pristina-Mitrovica e del confine con la Serbia.

Così ingrandisco la mappa di Google. E scopro che la M9, apparentemente, si interrompe proprio sulla linea di frontiera fra Kosovo e Montenegro. Come se mancasse un chilometro di strada. Eppure l'immagine da satellite conferma che la strada esiste ed è pure riportata dalla carta Michelin.

Kosovo1
La strada fra Pejë in Kosovo, e Andrijevica, Montenegro
Kosovo2
Il passo sulla frontiera: la strada si interrompe?
Kosovo3
Secondo l'immagine da satellite, no, e al massimo ingrandimento si vede bene

La mia compagna di viaggio e navigatrice ufficiale va così a caccia su internet e scopre un travel log recente scritto da una coppia francese che ha affrontato la M9 con una Renault Clio, riportandone un'esperienza piuttosto al limite: oltre ad essere sterrata per decine di chilometri, tutta in alta quota e molto esposta, pare essere così stretta che in alcuni punti hanno avuto difficoltà per riuscire a passare con la piccola Clio e raccomandano di evitarla assolutamente.
Infine, un'altra ricerca scaccia ogni dubbio: valico di frontiera chiuso. Esiste un solo passaggio aperto fra Kosovo e Montenegro, il Kulina Pass, che dunque andremo ad affrontare fra un paio di giorni. Insomma, tant'è, Google ha ragione contro tutti.
Ne consegue però anche la consapevolezza che, se ci fossimo affidati solo alle carte, ci saremmo trovati nei pasticci. Così decidiamo di verificare meglio tutto il percorso attraverso il Kosovo.

E insomma: domani partiamo per Prizren e Pristina. Così ingrandisco la mappa degli ultimi chilometri prima della capitale, anche per memorizzare il percorso che porta all'hotel che abbiamo prenotato.
E scopro questo:

Pristinaway

Ora, ipotesi per cui Google decide che a un certo punto dobbiamo uscire dall'autostrada e rientrare qualche chilometro più avanti, contromano, per poi fare un'inversione a U, considerando che secondo l'immagine da satellite l'autostrada continua ed è regolarmente trafficata:

a) È crollato un viadotto, o è stato minato.
b) Hanno usato l'autostrada (che in quel punto è indicata come aerodromska) per fare la pista dell'aeroporto di Pristina.
c) Il presidente del Kosovo l'ha chiusa per farne il suo parcheggio privato.
d) ...

(Continua, mi sa. Stay tuned...)
TAG: Kosovo, pristina, google, google map
01.01 del 21 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
19 Western Balkans/1: chapter one, Tirana, Albania
AGO Travel Log: Western Balkans
Il fatto che siano western lo sostiene in verità il titolo della Lonely Planet, perché a me pare che a oriente di dove stiamo noi non ci siano altre catene montuose balcaniche: al massimo, così ad occhio, l'Olimpo, ma vabbè.
Se teniamo poi conto che in un giorno e mezzo a Tirana le due qua sotto sono probabilmente le migliori foto che ho scattato e che fino a settantadue ore fa ero in mezzo all'Oceano Atlantico, ecco, qualche problema di orientamento - o di schizofrenia, se preferite - può in effetti essere che lo avverta.

Comunque oggi ho guidato nel traffico di Tirana la nostra cariola albanese qua immortalata. Che no, non è quella che avevo prenotato (e pagato) un mese fa: era previsto che almeno un paio di trolley, nel bagagliaio, ci stessero. In questa no, anzi, per la verità a questa il baule nemmeno si apre, pare. L'auto che avevo prenotato, dicono, ha avuto qualche problema ed è tutto un casino, Carlo.
Dicono proprio così: è un casino, Carlo. Perché in Albania parlano tutti perfettamente italiano (dandoti del tu, o del vecchio pirla, se gli sei abbastanza in confidenza), per cui attento a fare battute cretine in giro per strada.

E insomma, un navigatore non lo abbiamo. Cartelli non ce ne sono e se ce ne sono non c'è scritto quel che noi pensiamo dovrebbe esserci scritto. Del resto noi la chiamiamo Albania, loro Sqhiperia, dunque vedete un po' voi.
Del resto di qua, domani mattina, dobbiamo cercare di andarcene imboccando la direzione giusta, ché dobbiamo fare rotta per Skopje, Macedonia.
Del resto questa è la parte facile di questo quick tour balcanico che mi porterà a concludere l'album di tutti i Paesi europei, a meno della sola Islanda, ché da domani cambiamo anche alfabeto e guidare in cirillico nel traffico balcanico, effettivamente, ancora mi manca. Per non parlare dei passi montuosi fra il Kosovo e il Montenegro, che già stasera, mettendo a confronto Google e carta Michelin, abbiam capito non saranno esattamente una passeggiata di salute.
Del resto la nostra cariola è decappottabile e io non ho mai avuto una spider. Una 500. Col cambio automatico, il bluetooth e il collegamento iPod. E il volante in pelle bianca. Proprio quella che ci voleva, sì. Certo. Per un migliaio di chilometri fra le strade cazzute dei Balcani (occidentali), con qualche passo a quasi quota duemila. Forse sterrato. Occhei.

Ah, Tirana, mi dite? Niente: prendete Chisinau, togliete i palazzi neo imperialisti del nuovo presidente e del governo indipendentista moldavo, aggiungete i palazzi fatiscenti e assurdamente (ri)colorati del buon vecchio Hoxha, date ovunque un pennellata grigia di Croda (citazione solo per gli anzyani come me), et voilà.
E sì: ricordatelo sempre che qui si parla italiano (e si mangia bene) (e si spende un tubo) (e i tassisti non vi fregano, nemmeno quelli dell'aeroporto) (e sono tutti molto amichevoli e gentili, alla faccia dei luoghi comuni).

E insomma, ci si arrangia come al solito.

Albania01
Albania03
TAG: Albania, Tirana
01.53 del 19 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
15 Playlist
AGO Travel Log: Isole Canarie, Mondo piccolo, Spostamenti
Lei disegna, lui dorme con la testa apppoggiata sulle mie gambe. L'iPod passa Nothingman e poi il Tom Waits più struggente di Kentucky Avenue. Stiamo volando sopra l'Africa, mentre cala la sera. E faccio fatica a trattenere tutte le lacrime del mondo, mentre penso che questo è esattamente, esattamente tutto quello che ho voluto nella vita: potere andare in giro per il mondo condividendolo con loro e guardandolo attraverso i loro occhi.

E per un istante almeno ogni pezzo nell'universo è precisamente dove deve essere.

TataRyanair
TAG: volare
15.47 del 15 Agosto 2013 | Commenti (1) 
 
15 Stop over
AGO Spostamenti, Diario
A vederle ora, su un computer vero, le foto che ho pubblicato sui post dei giorni scorsi usando lo smartphone fan davvero schifo. D'altra parte è il tributo minimo da pagare per compensare la leggerezza totale in viaggio.
Vedrò di porre rimedio quando metterò in linea la scheda di viaggio completa.

Per ora, transito al volo da casa, cambio di trolley e via di corsa in aeroporto che si riparte.
15.23 del 15 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
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