Orizzontintorno Carlo Paschetto
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@08:51:00 E niente, mi viene in mente che è lunedì, voi siete a lavorare e io sono arrivato nel mio cottage alle Bermuda. http://pic.twitter.com/So7GhO4rdu

@09:49:00 Le formiche delle Bermuda sono aggressive? Uccidono? Sono alieni sotto falsa identità?

@09:59:00 Al conteggio ufficiale, Bermuda 117° paese nel mio ranking secondo il Traveller Century Club, 95° secondo il Club dei Grandi Viaggiatori.

@11:25:00 Scooter ok, cartoline ok, maglietta "I survived Bermuda triangle" ok, (tazze ok). Finalmente si mangia... http://pic.twitter.com/BiE3Za1vYq

@13:30:00 Comunque, di primo acchito, Bermuda noia mortale raga.

@15:04:00 E niente, sono andato in città a fare la spesa con lo scooter, che qua ho proprio trovato casa... http://pic.twitter.com/K8dilOX0vG

@15:05:00 Appunto... http://pic.twitter.com/O9m8epbPLD

08.51 del 17 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
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@09:47:00 Una delle cose che mi ha più colpito in questo mio ritorno in America è quanto ormai sia diffuso lo spagnolo. Lo sento parlare ovunque.

@11:40:00 Giornata culturale: Museum of fine arts. http://pic.twitter.com/1MAzlUFzg7

@12:50:00 Me and the contemporary art (Boston Museum of fine arts) http://pic.twitter.com/kTeQe8TrwW

@17:46:00 E anche Boston è fatta. Domani all’alba si riparte (peraltro ci torno giovedì in transito qualche ora, magari un salto in centro ci sta)

@18:24:00 Last night in Boston. http://pic.twitter.com/9FjM2UYQyE

09.47 del 16 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
15 E anche in Bocconi, peraltro
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Comunque nel giro di sei mesi sono stato al CERN, all'MIT e ad Harvard. Sono un groupie della scienza.
TAG: Zingarate
18.16 del 15 Marzo 2014 | Commenti (1) 
 
15 Boston/2: venti pezzi di America dagli spalti di uno stadio
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Cose che ho imparato degli americani, estrapolandole dall'avere assistito alla partita Boston Celtics vs. Phoenix Suns al mitico TD Garden di Boston (e considerando, però, che non sono un frequentatore di stadi in Italia e che tutto quel che so di tifoseria casalinga è filtrato dai nostri Media, quindi mi manca il termine reale di paragone) e un po' di cronaca per voi.

1. Andare allo stadio in America è un po' come partecipare da spettatore alla registrazione di Ok, il prezzo è giusto negli studi di Mediaset. Tutto quello che avviene è riconducibile a uno spettacolo televisivo con una regia e una scaletta collaudatissime.

2. I giocatori sono professionisti pagati per interpretare un ruolo ben definito, come attori (vedi prossimo punto) o impiegati altamente specializzati, che a fine spettacolo escono dallo stadio e ognuno per sé, ché anche per oggi è finita, ci siamo guadagnati la pagnotta e finalmente si va casa a sdivanarsi davanti alla tv. Tipo, chessò, io lavoro in IBM e faccio il manager, io lavoro per i Boston Celtics e butto la palla nel cesto.

3. Fra vedere Boston Celtics vs. Phoenix Suns (e, immagino, un qualunque altro evento sportivo) dal vivo, o guardarselo alla televisione, passa la stessa differenza che c'è fra vedere le riprese del Cacciatore di Michael Cimino e Robert de Niro che legge il copione fra una scena e l'altra, o guardare il film al cinema. Ecco, l'effetto dell'essere allo stadio è esattamente quello di star dietro la sedia di Cimino mentre spiega a De Niro come deve girare una scena.

4. Prima della partita, tutti in piedi per l'inno nazionale, nell'occasione cantato dal coro dei bambini di salcazzo, in un turbinio di luci stroboscopiche bianche, rosse e blu, e di bandiere a stelle e strisce. Grandi applausi. Mi sono molto commosso, sappiatelo.

5. I Suns entrano in campo accompagnati dagli AC/DC. I Celtics da Seven Nation Army. Ed è subito PO-POPOPO-POPO-POOOO!

6. Fosse solo per l'impianto luci, la scenografia e la musica, si potrebbe tranquillamente pensare di essere a un concerto rock, più che a una partita di basket.

7. Il pubblico, come negli studi di Mediaset, è totalmente pilotato dalla regia centrale, che si materializza attraverso i messaggi del Grande fratello trasmessi sugli schermi della torre centrale. Si urla LET'S GO CELTICS! al ritmo dei tamburi (registrati) solo quando i Celtics attaccano, gli schermi suggeriscono di farlo e il rullo dei tamburi dà il tempo; si urla DE-FENSE! DE-FENSE! solo quando i Celtics sono in difesa e gli schermi suggeriscono di farlo. Molto raramente parte spontaneo un BUUUUUU! quando gli avversari devono effettuare un tiro libero.
Unica eccezione in tutta la partita: un giovane qualche fila davanti a me che, a gioco interrotto per un fallo, ha avuto uno scatto di rabbia, si è alzato e ha imprecato SHOOT HIM! Non male. Ho apprezzato.

8. Ai fini di cui al precedente punto, a tutti gli spettatori viene consegnato all'ingresso un apposito gagliardetto avvolgibile: da un lato GO CELTICS, dall'altro D e il disegno di una staccionata. Ho impiegato un po' a capire che la staccionata era "fence" (vedi foto qua sotto del titolare qui, assimilato dagli autoctoni).

9. Non esistono tifosi della squadra avversaria. Non esistono tifosi avversari. Se sei al Garden tifi Boston, fine (suppongo, per estensione, uguale ovunque applicato alla squadra di casa).

10. In occasione di qualche bella azione (non molte per la verità), la regia comunica Oooohhhhhh e sugli schermi appare NOISE METER: a quel punto il pubblico deve gridare molto forte mentre viene trasmessa la moviola.

11. Se un giocatore della squadra ospite si fa male, quando si rialza tutti gli spettatori applaudono. Compreso quello che lo voleva uccidere al punto 7.

12. Del punteggio non gliene frega niente a nessuno. Nemmeno delle cheerleaders. Se prendi una dozzina di ventenni bionde americane alte un metro e ottanta, ipervitaminizzate con la tartaruga scolpita attorno all'ombelico, la quarta di media e il culo di marmo avvolto negli hot pants, e le piazzi in mezzo a uno stadio italiano durante un derby, secondo me gli ultras ne fanno carne da macello.

13. La gente arriva prima della partita (poca), a trenta secondi dall'inizio (molta) e a partita già iniziata (altrettanta). Durante l'incontro la gente (poca) guarda la partita, molti chiacchierano fra loro o giocano col cellulare, molti altri si alzano e se ne vanno a farsi un giro, poi tornano, poi rivanno, poi ritornano. Generalmente ogni volta con qualcosa di nuovo da mangiare e da bere.

14. A proposito del mangiare e del bere, va detto che dentro allo stadio c'è di tutto, più che in un mega centro commerciale. Ci sono snack, take away, pizzerie, ristoranti. Se poi siete proprio pigri, centinaia di camerieri passano fra le file a raccogliere le ordinazioni da una lista standard disponibile ad ogni posto a sedere. Si può ordinare di tutto: alcolici, pizze, sandwich, cinese, messicano.

15. Sempre a proposito: il bidone (sic!) di patatine fritte del mio vicino di posto era grande come il secchio del Mocio Vileda. Le ha mangiate tutte e ha bevuto quattro birre medie. Era un tipo smilzo e scavato, sulla cinquantina, un impiegato in camicia bianca, con gli occhiali, accompagnato dalla moglie casalinga bionda e dai due figli iper vitaminizzati, pure loro, attorno ai dieci anni.

16. Quattro tempi da dodici minuti 'sto cazzo. A parte che sono dodici minuti di gioco effettivo, l'intero spettacolo - perché di questo si tratta - dura quasi tre ore. Io ve lo dico: una noia mortale, a meno che non sia l'All star game, suppongo.
Ad ogni time out, cheerleaders in campo, performance di giocolieri, premiazioni di lotterie, eccetera. Nell'intervallo partita di bambini delle scuole medie (che, per la cronaca, giocano a una velocità e tirano da tre punti con una precisione tale da poter far nere alcune delle nostre squadre di prima divisione).
C'è stata anche la premiazione di "Un eroe fra di noi": un tipo, molto americano, molto mascelloso, molto rasato, molto muscoloso, braccio destro interamente tatuato a colori, è stato premiato per avere salvato una vita, usando un defibrillatore, in un contesto che non ho capito. Gli è stato consegnato una specie di trofeo, era molto compìto e commosso, tutti in piedi ad applaudirlo. Ho capito che ne premiano uno tutte le settimane.

17. Il Boston Garden (che adesso non si chiama più così ma, appunto, TD Garden) è meraviglioso, modernissimo, servitissimo, accessibilissimo, comodissimo, pulitissimo, spettacolare. Se gli stadi americani sono tutti così, noi siamo Africa.
Nota: non ho contato più di venti poliziotti. Certo, di quelli cattivissimi americani come nei telefilm, ma parliamo di uno stadio da 20.000 posti. I controlli all'ingresso sono capillari, ma fluidi, gentili e rapidissimi. Non si fa coda per entrare, si esce in pochi minuti. Tutto è stramaledettamente normale e pacifico. Come andare a teatro. Ammiriamoli.

18. Se sei un tifoso dei Boston Celtics (estrapolo: di qualunque altra squadra, immagino) alla partita vai indossando solo la t-shirt ufficiale del tuo idolo e i pantaloncini. Anche se sono le otto di sera e ci sono dieci gradi sotto zero.
Nota: qui non usano le sciarpe coi colori della squadra come da noi. Al massimo palloncini colorati e manone di gommapiuma col pollice alzato.

19. È ancora lecito andare alla partita indossando la maglietta numero 33 di Larry Bird.

20. Sia chiaro: nonostante da ragazzo sia stato un gran tifoso dei mitici Los Angeles Lakers di Jabbar e Magic Johnson, e di conseguenza grande avversario degli altrettanto leggendari Boston Celtics di Larry Bird, andare al Garden a vederli giocare è stata una grandissima emozione e ho tifato per loro: mi sono sentito molto americano in questo.

[E infine, per la cronaca e per la storia: Celtics sconfitti dai Suns 80-87. Partita moscia, noiosetta anzichenò. Poche azioni spettacolari. Celtics sempre sotto, anche fino a -12, con un insperato recupero nell'ultimo quarto che li aveva addirittura portati a +2 a sei minuti dalla fine. Poi, parità fino a due minuti dal termine, quando un paio di errori e di disastrose palle perse hanno irrimediabilmente compromesso il recupero, regalando la partita ai Suns. E meno male, ché dei supplementari proprio non avevo alcuna voglia.
Nel complesso, comunque, Suns non irresistibili, ma Celtics davvero mediocri.
]

Garden1
Garden2
Garden3
Garden4
Garden5

P.S. Le foto son quel che sono perché l'iPhone fa quel che può. Avercela avuta dietro, in questa occasione, la mia Canon con il suo 480mm...
TAG: Boston Celtics, basket, Boston, TD Garden, sport, America
13.02 del 15 Marzo 2014 | Commenti (1) 
 
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@09:15:00 In America la gente seduta di fianco a te da Starbucks, quando si alza ti ringrazia di aver accettato la sua presenza ed enjoia your meal

09.15 del 15 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
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@08:31:00 Today is the day. Che faccio, mi presento al Garden con la maglietta di Magic Johnson? http://pic.twitter.com/UDIuTzn4QY

@14:33:00 Freedom trail completed, job done. Adesso mi ci vuole un cheeseburger e poi di corsa al Garden per la partita. Giornata pienissima!

@16:57:00 Dentro al Garden per Boston Celtics vs. Phoenix Suns. Ho i brividi! http://pic.twitter.com/xptAQLccRm

@17:32:00 L’anima di Jabbar mi punirà. Perdonami Pat Riley. http://pic.twitter.com/3Y9kHi0HzS

08.31 del 14 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
13 Boston/1: quel che non amo de Lamerica
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- Sei solo?
- Sì, sono solo.

Boston Logan, otto di sera, immigration desk. Sono in viaggio da diciotto ore, sono stanco, ho un forte mal di gola, un po' di febbre e pure le orecchie tappate dall'influenza, che ha approfittato del volo per esplodere definitivamente dopo un paio di giorni che la covavo. In altre parole, faccio abbastanza fatica a stare in piedi e l'unica cosa che a questo punto voglio è fiondarmi in hotel il più rapidamente possibile, anche perché per quanto mi riguarda è l'una di notte, Central European Time, e sono in piedi dalle sette di ieri mattina.

- Sei solo?

Il poliziotto, rasato, guance paffute, robusto, sguardo incazzato come nei telefilm americani, indica la coda di gente in attesa, lunghissima: sono sbarcati quattro voli, all'immigrazione ci sono solo quattro corsie aperte e la procedura prevede che a tutti gli stranieri in ingresso vengano prese tutte le impronte digitali e la foto.

- Non c'è nessuno con te? Nessuno in coda che viaggia con te? Amici? Familiari?

Mi guarda fisso e parla velocissimo, lo fa evidentemente apposta. Lui pretende che io lo capisca perfettamente, come se fossi il suo vicino di casa e non uno straniero qualunque appena sbarcato da un volo internazionale.

- Sì, sono solo. Non c'è nessuno con me.
- Perché viaggi da solo?
- Come scusi? In che senso?
- Cosa sei venuto a fare?
- Sono in vacanza.
- Chi devi incontrare? Chi ti aspetta a Boston?
- Nessuno, non conosco nessuno a Boston.
- Dove alloggi?
- Dove ho indicato lì nel modulo, al Royal Sonesta Hotel.
- Chi devi incontrare?
- Nessuno, gliel'ho detto.
- E cosa devi fare allora?
- Scusi, non ho capito. Cosa devo fare cosa?
- Perché sei qui?
- Sono in vacanza. Vacanza.
- E dove devi andare?
- Dove devo andare in che senso? Adesso vado all'hotel...
- E dopo?
- Dopo quando?
- Domani, cosa fai?
- Non lo so cosa faccio domani, andrò in centro a fare un giro!
- Dove?
- Ma dove cosa??
- Devi incontrare qualcuno?
- Non ho capito: vuole sapere se devo incontrare qualcuno qui a Boston?
- Sì, chi devi incontrare?
- Ma nessuno, sono da solo, non conosco nessuno, sono in vacanza!
- Ok, cosa fai domani?
- Non lo so cosa faccio. Vado in centro, faccio un giro.
- Dove?
- Ma non lo so dove, è la prima volta che sono qui!
- E dopo cosa fai? Ad esempio, dopodomani cosa fai, dove vai, cosa vuoi vedere?

Cerco di mantenere la calma, ma sto davvero iniziando a incazzarmi, ad agitarmi, non sto bene, ho bisogno prendermi una Tachipirina e di mettermi a letto, e questo interrogatorio sta prendendo una piega surreale. Fra l'altro l'ultima volta che sono stato in America risale a tre anni fa: hanno già le mie impronte e la mia foto, sono già schedato, quindi che cazzo stiamo a fare qui?
Questo però non ha alcuna intenzione di lasciarmi andare. ..
[Continua a leggere]

TAG: Boston
10.01 del 13 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
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MAR Travel Log: Boston e Bermuda
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05:52:00 Una decina di gradi sotto zero, vento e neve a raffiche, previsti 1,5-2in di neve a terra. Welcome in Boston, MA http://pic.twitter.com/QZurlFfGBC

@08:57:00 Frappuccino e Tachifludec, per iniziare bene la mia prima giornata bostoniana. http://pic.twitter.com/8MCEtP4fi7

@09:25:00 Madonna come sono sempre americani gli americani. Ogni volta mi sembra di essere dentro un qualche serial.

@12:20:00 Fa un freddo micidiale, mani congelate dentro i guanti e iPhone che muore ogni due per tre. Massachusetts maiale. http://pic.twitter.com/MHuSWHisVq

@12:42:00 Bella Boston, ma non so se ci vivrei. E poi io tifo Lakers (ok, questo forse domani sera al Garden lo dimentico). http://pic.twitter.com/tMqBEj5fVd

@17:23:00 Dalla finestra del mio hotel affacciata sul Charles River, verso il financial district. http://pic.twitter.com/rUrLeVtRDh

@17:51:00 Questa cosa del WiFi libero ovunque e di pagare tutto usando lo smartphone è il paradiso. Maledetti, io li amo. http://pic.twitter.com/7iGuCLENtA

05.52 del 13 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
12 Shots from the sky
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Voliamo sulla banchisa al largo di Terranova, verso la Nuova Scozia, a dodicimila metri di quota. Ci siamo lasciati alle spalle la Groenlandia e il mare del Labrador, e siamo inseguiti dalla notte che arriva da oriente e viaggia più veloce di noi: sono più di sette ore che ci sta inseguendo, presto ci raggiungerà, certamente prima dell'atterraggio a Boston Logan.

E dunque ho riattraversato l'oceano, questo oceano: se ho contato giusto è la mia ottava trasvolata atlantica. Mi è più familiare viaggiare verso est: dovrei iniziare a venire più spesso a occidente, a farmi inseguire dalla notte, invece di anticiparla come al solito.

Ho volato su tanti deserti e su steppe infinite, e ho trasvolato il Pacifico da una parte all'altra, ma la banchisa, la banchisa, la banchisa accidenti. Le rotte polari sono magiche. L'ho toccata la banchisa, l'ho vista altre volte, l'ho navigata, ma vederla dall'alto è indescrivibile e poi questa banchisa conduce al passaggio a nord ovest e ai miei sogni più remoti. Io la conosco.

E poi, il Golfo di San Lorenzo, terreno familiare. Ero laggiù a terra diciotto anni fa, più o meno di questa stagione, forse era inizio aprile, a Quebec City c'era ancora tantissima neve. Ricordo un arrivo di sera tardi, proveniente da Chicago via Montreal, aerei sempre più piccoli.

Non sto bene. Il mal di gola con cui sono partito è aumentato e adesso si sta pure sfogando il raffreddore e mi è venuto mal di testa. Forse ho qualche linea di febbre. D'altra parte ho preso solo un Tachifludec a casa questa mattina prima di uscire e finché non sarò in albergo, fra... tre ore, forse, ancora?... Comunque, finché non sarò in albergo non potrò prendere nulla.

La classe Magnifica di Alitalia se la gioca con la first class di Korean: non ho mai viaggiato così comodo. La poltrona singola è in realtà un salottino privato dotato di ogni confort, si trasforma in un letto vero, ha pure delle funzioni per massaggiare il corpo. Lo schermo della televisione è grande, la disponibilità di film e di intrattenimento ottima.
La carta dei vini e il menù sono ottimi, ho mangiato davvero bene.

In cuffia David Crosby mi canta l'America e, non fosse per l'influenza, sarebbe tutto perfetto.
Sono di nuovo in volo sul mondo, sono di nuovo a casa.
America arrivo.

Banchisa
La banchisa al largo di Terranova, da 40.000 piedi di quota.
TAG: Terranova, banchisa, oceano atlantico
17.56 del 12 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
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MAR Travel Log: Boston e Bermuda
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03:57:00 First class, prima fila, poltrona singola, due pastiglie. E salto l’oceano per l’ennesima volta. #BostonBermuda2014

21:37:00 La banchisa al largo di Terranova #BostonBermuda2014 http://pic.twitter.com/J9EfK7QrLS

03.57 del 12 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
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