Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 Centodieci/53: Salerno (Southtrip part III)
OTT Centodieci
Poi, quando arrivo a Salerno è più o meno l'ora di pranzo e mi infilo nel primo bar che incontro sul lungomare. Il tipo al banco mi fa "Buongiorno, cosa prendete?" e di riflesso, al solito, mi giro per guardare se c'è qualcuno con me, ché ancora non ho imparato.
Niente, non c'è nessuno con me, però a un tavolo vedo quattro tizi che fanno gesti assurdi fra di loro senza dirsi una parola, come fossero completamente impazziti, e penso che forse non potrò sopravvivere a lungo al Sud.

E nulla, erano sordomuti che dialogavano fra loro.

BenvenutiAlSud

Che poi, il Sud: innanzitutto al sud l'LTE sta fisso a cinque tacche, mentre io ad Arcore viaggio col 3G a un paio, se va bene e non piove, altrimenti gprs e pedalare, nell'angolo a fianco della finestra e tenendo il cellulare in alto vicino alla presa della cappa.
Poi al sud, tipo Salerno, per dire, il traffico: ziocaro, il traffico di Salerno (disse quello che ancora doveva andare a Napoli). Il traffico a Salerno è un po' tipo quello di Peshawar dopo un'incursione di droni americani che sganciano bombe intelligenti sul mercato del venerdì, senza riuscire a centrare uno dei settordicimila milioni di apecar che trasportano uranio impoverito. Tu sei lì in mezzo, fighetto, settentrionale, con la tua Audi col cambio automatico, bianca come la prima comunione, mentre orde di discendenti della dinastia degli Ayyubidi in sella ai loro motorini truccati Euro-meno-tre s'azzannano attorno ai tuoi paraurti col parc-distans-control e il sangue scorre a fiumi sul tuo cofano, e ti chiedi quanti punti patente possa valere uno scugnizzo che si porta via il tuo specchietto mentre il compare ti fa l'altra fiancata con la scimitarra ricurva. O la Beretta automatica, nel caso.

Mi guardano strano a Salerno, lo so, perché ho questa strana andatura foresta. Così mollo l'Audi-bianca-eccetera a noleggio sotto un'impalcatura pericolante e me ne vado a zonzo per i vicoli del centro storico, fighetto, settentrionale, col mio iPad e Google map, che non ha la minima idea di dove cazzo mi trovi. Anzi, secondo lui sono in mezzo a un rettangolo grigio uniforme, una cosa un po' tipo Matrix senza i numeri verdi che cadono. O la nebbia della Paullese a fine novembre.
Che vuoi che ne sappia d'altra parte, Google. Ché certi vicoli del centro storico di Salerno sono così stretti che a malapena ci passo a piedi con la mia 52. Una 50 la porti meglio e le spalle stanno a pennello coi muri laterali. Altro che Google car.
Certi vicoli di Salerno, anche, sono così silenziosi, deserti, roventi e umidi, con le persiane chiuse, che un po' ti par di sentirti addosso occhi che non vedi, che attraverso le feritoie seguono i tuoi movimenti e il tuo girovagare a caso senza via di uscita, tradito dall'internet due punto zero, sentendoti inesorabilmente un po' vittima di troppa letteratura e luoghi comuni, e del tuo accento del nord, mentre ti accorgi che stai stringendo a te l'iPad con più attenzione del dovuto e ti senti anche un po' stupido, ché prova a girar la sera per Quarto Oggiaro, altroché, altro che i vicoli stretti di Salerno alle due del pomeriggio.

Tant'è, quando in fondo alla strettoia vedo infine la luce forte che arriva dal mare, la seguo e vado in cerca di una bottiglietta d'acqua minerale.
Ché a Salerno fa caldo. Boia se fa caldo al sud.
Il duomo poi - chettelodicoafare - era naturalmente chiuso.
Però ho visto l'acquedotto romano. Non venite a Salerno per vedere l'acquedotto romano, date retta a uno del nord.

Salerno01
Salerno02
Salerno03
Salerno04
Salerno
Salerno05
Chiesa di Sant'Andrea de Lavina
Salerno06
Salerno07
Cattedrale di Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio Magno
TAG: salerno
01.15 del 30 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
29 Qualche minuto di grado a nordovest
OTT Diario
Sono passati quasi sei anni. Questa sera ho inviato la raccomandata per la disdetta del contratto di affitto, per la verità qualche giorno prima che ci siano tutte le firme necessarie ad azzerare quasi del tutto il rischio di rimanere senza casa, ma tant'è non volevo scollinare la fine del mese.
E così, a quanto pare, il 1° maggio 2016 lascerò questa casa e mi chiuderò un'altra porta alle spalle, la quarta della mia vita adulta, senza contare quelle da trasfertista altrove. Diciamo perlomeno contando quelle dove ho stabilito la mia residenza ufficiale per i documenti.

Mi dispiacerà andarmene. Ho amato moltissimo questa casa, l'ho sentita davvero mia, sebbene in realtà non lo sia mai stata davvero. Nemmeno i mobili sono miei qua dentro. Ma è una casa dove ho vissuto uno dei periodi più importanti e difficili della mia vita, una casa che mi ha accolto stagione dopo stagione col suo calore, il suo silenzio, il suo verde attorno, la sua luce bellissima ovunque, le sue grandi finestre, la terrazza dove ho imparato (be', più o meno) a far crescere dei fiori, il suo letto scricchiolante e questo maledetto divano blu sfondato che ho sempre odiato e che certo non rimpiangerò, tanto che ho iniziato a pensare di cambiar casa solo per cancellarlo dalla mia vita, e che però è il primo posto dove mi sia seduto quando ho messo piede per la prima volta fra queste mura, con Leonardo, una fredda sera di fine gennaio.
Il 9 febbraio del 2010 arrivai con cento scatoloni pieni solo di libri, vestiti e cianfrusaglie. Il 1° maggio del prossimo anno me ne andrò più o meno con gli stessi scatoloni, porterò via la lavatrice e la tv che comprai i miei primi giorni qua, un paio di quadri e qualche bottiglietta di sabbia in più, ché nel frattempo questi anni ho viaggiato parecchio, un iMac nuovo e un paio di ventilatori a colonna, anche se dove andrò, per la prima volta in vita mia, avrò l'aria condizionata.
Le librerie Ikea credo invece che le abbandonerò, come al solito, come sempre: il post sulle librerie Ikea che non è vero che te le porti dietro di casa in casa l'ho già scritto anni e anni fa.
I prossimi sei mesi saranno molto impegnativi e intensi, l'ho già scritto, ma giusto per ricordarmelo e iniziare a raccattare energie in giro.
Più che altro non disperderle.

Dopo anni e anni mi sono finalmente deciso e ho fatto la risonanza, e niente: un paio di moderate protrusioni in L4-L5 sx e L5-S1 dx, nessuna ernia. Quindi la verità è che la mia schiena sta molto meglio di quanto abbia creduto in questi ultimi anni. Devo solo prendermi cura di me stesso, quella cura che da quando mi sono trasferito qui ho invece trascurato del tutto.
Ero impegnato in altro. Dal nuovo indirizzo si può arrivare correndo direttamente all'ingresso del parco. Me lo segno qua come appunto, sai mai.
Anche se il mio giro da Oreno e per i campi dietro Cascina Bruno a me piaceva molto, in realtà.
TAG: casa, diario, trasloco
23.57 del 29 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
18 Domeniche d'autunno/2
OTT Masterchef
E niente, ho fatto una cosina leggera macrobiotica vegana un po' ipste, fors'anche senza glutine e conservanti, a chilometri zero. Così ho pensato di accompagnarla con una bottiglia di Lambrusco, ché sennò mi pareva triste.
Mo' mi preparo un caffè.

Mozzarella
TAG: mozzarella in carrozza, cucina
15.34 del 18 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
07 Di Neve, ghiaccio, lava, vento e portiere scardinate
OTT Iniziative ed eventi
Torno sul palco dopo qualche tempo e per una volta non parlerò di Asia. Appuntamento il 14 novembre a Bussero (MI) alle 21:00, presso la Biblioteca, via Gotifredo 1.

CiakSiGira
TAG: islanda, conferenze
11.34 del 07 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
06 We were there
OTT Viaggi fra le note

One of the greatest rock bands of all time, The Who celebrate 50 years of classic songs live in London’s Hyde Park. The show-stopping performance features all of their greatest hits and proves The Who are still one of the best live bands playing today.

Recorded in front of a sell-out crowd of 65,000 fans, Roger Daltrey and Pete Townshend deliver a definitive set list of all the greatest hits as The Who take their audience on an ?Amazing Journey? through their entire career from classic albums such as Who’s Next, Tommy, Quadrophenia, My Generation and Live At Leeds up to the present day.

Featuring ‘My Generation’, ‘Pinball Wizard’, ‘Baba O’Riley’, ‘Who Are You’ and many more, plus exclusive interviews with Roger Daltrey, Pete Townshend, Robert Plant, Iggy Pop and others. ‘The Who Live in Hyde Park’ is an electrifying cinematic event not to be missed.


TAG: who, the who, hyde park, bst
17.51 del 06 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
05 Centodieci/52: Benevento e Avellino (Southtrip part II)
OTT Centodieci
Adesso vi dico di Benevento. A Benevento danno del "voi". Poiché non scendevo in Campania dai tempi del Regno delle Due Sicilie e non sono quindi uso a queste cortesie, ho collezionato una fila di gaffe da competizione. Tipo quando per cena mi sono seduto al tavolo di un bel ristorante sotto l'Arco di Traiano, il cameriere avvicinandosi mi ha chiesto "dite" e gli ho risposto "grazie, sono da solo".
Annoto che al medesimo tavolo sono stato divorato dalle zanzare. Le zanzare sono per l'appunto quelle citate nel post precedente su Potenza. Per qualche ragione ignota non mi aspettavo zanzare a Benevento, ché le zanzare secondo me vivono solo in Padania, nella tundra artica e in tutti i posti dove amo viaggiare, e invece no, esistono le zanzare anche a Benevento e sono ferocissime.
Così, per vostra informazione.

Siccome poi sono recidivo, anche a Benevento prima di cena ho ordinato uno spritz. Mi han portato questo:

Benevento07


Mi pare di averlo già scritto altrove: non ordinate mai uno spritz al di sotto del Po, mai.

A proposito di cena: a Benevento cenano tardissimo. Io, da buon genovese trapiantato in Padania, mi ero seduto al tavolo puntuale alle 20:00:00 e mi ero molto meravigliato di essere praticamente l'unico avventore, trattandosi di una bella serata di fine estate, all'aperto, calda, satura di zanzare, in un bel ristorante davanti alla testimonianza storica simbolo di Benevento.
Alle dieci di sera, mentre pagavo il conto, il ristorante stava iniziando a riempirsi. C'era anche una tavolata di settanta persone, praticamente tutta Benevento al completo. D'altra parte a Benevento è evidente che si conoscono tutti fra di loro, è sufficiente farsi due vasche su per Corso Garibaldi all'ora dell'aperitivo, quanto basta per sentirsi foresto, così foresto e del nord che per il solo fatto di passeggiare per Corso Garibaldi ti guardano con quella faccia un po' così tipo "dottò, avete bisogno?", anche se quella faccia un po' così è poi una citazione riferita ad altrove, e niente, mi sto perdendo, adesso riprendo il filo.
A Benevento, comunque, sono tutti estremamente gentili. Tranne in hotel, dove te la menano un po' perché hai la carta d'identità scaduta da qualche mese e non l'accettano. Come se adesso ci mettessimo a fare i puntacazzisti sul regolamento proprio in Campania. Eddai, su.

A Benevento, poi - che non so se vi ho già detto è sorprendentemente piacevole - dicevo, a Benevento c'è anche un teatro romano dove si paga il biglietto di ingresso per la visita, solo che dentro non c'è praticamente nulla, a parte qualche avanzo di colonna per terra e le gradinate che vengono utilizzate per gli spettacoli estivi.
Quindi ho pagato il biglietto di ingresso per vedere due colonne per terra e gli operai che montavano i tubi Innocenti per sostenere l'impianto luci per lo spettacolo della sera.
Però c'era un tramonto con una luce bellissima.
E le zanzare.

Benevento01
Benevento, Arco del Sacramento
Benevento04
Benevento, teatro romano
Benevento05
Benevento, Cattedrale di Sancta Maria de Episcopio
Benevento06
Benevento, Chiesa di Santa Sofia
Benevento02
Benevento03
Benevento

Il mattino seguente mi sono poi avviato per Avellino, con molta calma invero, ché da una rapida occhiata a Wikipedia mi ero fatto l'idea che Avellino la potessi sfangare in un'oretta al massimo.
Mi sbagliavo: mi ci sono voluti quarantacinque minuti, solo perché ho deciso di prendermela comoda, ché altrimenti stavo sotto la mezz'ora.

Avvicinandosi ad Avellino il TomTom impazzisce del tutto, roba che al confronto Potenza gli sembrava Manhattan. Alla terza inversione a U impossibile che mi ha proposto (una in superstrada a quattro corsie, una dentro a un tunnel e una dentro a un senso unico largo due metri), ho preferito proseguire orientandomi col sole e l'orologio a lancette, come insegnava il Manuale delle Giovani Marmotte.
Va peraltro detto che Avellino è grande come il Manuale delle Giovani Marmotte volume uno, volume due compreso includendo i sobborghi.
Ad Avellino, comunque, esistono alcune strade che non sono mappate nemmeno su Google Maps. In pieno centro. Considerato che in tutta Avellino ci sono forse quindici strade in totale è evidente che la Google Car è stata tratta in inganno da un TomTom ed è rimasta intrappolata in un buio garage segreto di Avellino, in attesa del pagamento di un riscatto, senza aver potuto completare il proprio lavoro.
Ad Avellino, infine, si parcheggia per fortuna direttamente in Piazza Duomo (se riuscite ad arrivarci), e vi va anche bene perché non solo è impossibile parcheggiare in qualunque altro posto, ma anche perché gli avellinesi guidano tutti sotto i 10km/h con strade completamente vuote, son più lenti dei pedoni, e se siete usi a divincolarvi nel traffico milanese del primo mattino è probabile che un tubetto di Xanax non sia sufficiente per la vostra permanenza automobilistica ad Avellino.

Poi: Avellino si porta addosso tutt'ora qualche segno del terremoto del 1980, il che, a mezzogiorno di un giorno di fine estate con circa trentacinque gradi all'ombra - che non c'è, l'ombra intendo - mentre girate a piedi per l'inesistente centro cittadino sudandovi tutto il sudabile, porta a fare dei curiosi e surreali parallelismi fra Avellino e Tokyo, ragionando sull'ineluttabile destino dell'umanità.

Il duomo di Avellino, come da antica tradizione del Progetto Centodieci, era ovviamente chiuso e d'altra parte circondato da lavori in corso, non so se avanzi degli effetti del terremoto, nel qual caso non li chiamerei lavori "in corso", forse nemmeno lavori, diciamo piuttosto un'installazione. Peccato, perché aveva pure l'aria di poter essere interessante l'interno del duomo.
In tutto il resto di Avellino non ho quasi trovato anima viva, a parte pochi mezzi che circolano alla velocità sopra citata. Non è un caso che non ci sia anima viva nelle mie foto del centro di Avellino.
Non è nemmeno un caso che mi siano venute quasi solo foto in bianco e nero. Avellino non riesci a immaginarla a colori nemmeno dal vivo.
Comunque, raga, Avellino forse batte Rovigo.

No, dai, scherzavo. Niente può battere Rovigo.

Avellino01
Avellino02
Avellino03
Avellino
Avellino04
Avellino, Torre dell'orologio
Avellino05
Avellino, fontana di Bellerofonte
TAG: avellino, benevento
01.13 del 05 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
03 Centodieci/50: Potenza (and then there was South)
OTT Centodieci
Quindi sono andato al Sud. Tipo che l’ultima volta sotto a Roma, a memoria, mi pare sia stata una puntata quick and dirty per lavoro a Napoli attorno al 2003 e prima di quella occasione forse un evento analogo dieci anni prima.
Più in giù di Napoli si parla addirittura del '79: c’erano una Simca 1301 marrone e mio papà alla guida, per dire, o forse c’era già la Fiat 132, non ricordo, e comunque eravamo ancora in epoca borbonica, quindi forse nemmeno vale.
Esisteva ancora la A2, non so se mi spiego, e la A3 era probabilmente in condizioni migliori di oggi.
Che poi, diciamolo: il pezzo di A3 che ho guidato da Salerno fino al raccordo con la bretella per Potenza era più figo e nuovo della Milano-Torino, ma mi dicono che la leggendaria tratta infernale sia quella che prosegue poi per Reggio Calabria.

E niente, mi sono detto: vado a Potenza. Per dirvi la verità non avrei saputo nemmeno collocarla con precisione sulla carta geografica, Potenza, ma c’è il fatto che se vuoi completare il Progetto centodieci prima o poi bisognerà bene prendere e andare a Potenza (sì, lo so, anche a Villacidro e Sanluri, può essere che ne parliamo a dicembre).
Poi, tanto che c'ero e per dirvela tutta, son stato anche a Salerno, e poi a Benevento, e poi ancora ad Avellino e infine a Napoli. Mi son fatto prendere un po’ la mano, ché tanto che ero al sud, sai com’è, chissà quando mi ricapita. E poi son tutte lì e che ci vorrà mai ad andare ad Avellino, per dire, o a Benevento.

Be', insomma, mi ci son voluti quattro giorni fra andare, piazzare le bandierine e tornare, e quindi alla fine ne ho infilate cinque in un colpo e son balzato a quota cinquantaquattro su centodieci. Non vi gira un po' la testa con tutti 'sti numeri? A me sì.

Se poi vai al Sud, fra l'altro, di cose da scrivere ne accumuli a badilate e così sono andato a zonzo col solito bloc notes, quello elettronico dello smartfono, ché dovevo prendere appunti perché poi mi dimentico le cose, ché se ti spari cinque capoluoghi in tre giorni il rischio di fare un po' di casino poi c'è. Tipo, dov'è che m'han divorato le zanzare? E la fontana quellallà, dov'era?
Solo che adesso leggo gli appunti e non ricordo nulla lo stesso. E poi non so se farne un unico post, o farne cinque, o raggrupparle a due a due, che però non si può perché son dispari.

Vabbè, intanto vediamo: annotazioni su Potenza.

Autostrada. Non lo so come sia la A3 viaggiando verso Reggio Calabria, ma ho guidato lungo la bretella per Potenza. Qualche anno fa comunque anche la strada fra Tirana e Ohrid e sono orgogliosamente sopravvissuto a entrambe le esperienze. Nonostante la bretella per Potenza.

Freddo. Freddo faceva, in effetti, ché se non lo sapete Potenza sta in quota e pare che d'inverno sia spesso solita a metri di neve. E dunque la sera, pur nel contesto di un piacevole e soleggiato inizio settembre, sono stato ben felice di avere con me la felpina. Che è un po' come il coltellino svizzero e la lampada frontale: non dovrebbero mai mancare nel trolley.

Negozi cinque. Nel senso, a Potenza il pomeriggio i negozi aprono alle cinque. Praticamente l'ora in cui a Bolzano si va a cena. Dovessi proprio dire, mi sento geneticamente affine ai potentini, nonostante io sia inesorabilmente nordico, ma d'altra parte hanno la neve, e dunque.

Spritz. Ho preso uno spritz. Mi son seduto al tavolino di un bar per un aperitivo e ho chiesto uno spritz. A Potenza. Basilicata.
Mi hanno chiesto se volevo provare una variante inventata da loro, col vino rosso. L'ho provata. Faceva cagare. Non bevete lo spritz a Potenza, non fatelo mai. (In generale, forse, non chiedete mai uno spritz sotto al Po. Ma nemmeno sotto al Piave, va'.)

Pristina. Sono stato a Pristina, in Lesotho, a Tiraspol e poi a Potenza.

Guidare. Potenza è così topograficamente assurda che dopo essersi perso per la trentesima volta il Tom Tom mi ha fatto accostare, mi ha detto di arrangiarmi e si è spento. Per fortuna esiste Google Earth, ché l'unico modo di orientarsi a Potenza è per confronto diretto con le immagini satellitari. E non vi dico poi del parcheggiare a Potenza. Nel centro storico.
A Potenza, potendo (potendo, Potenza, sembra quasi venuta apposta e invece no) - dicevo - a Potenza, potendo, andateci in treno.
No, vabbè, niente. Non voglio nemmeno immaginare i treni che arrivano a Potenza.

Lo so, questo post fa abbastanza pena, meglio di così non mi viene, ma avete presente Potenza? D'altra parte son settimane che ci provo, alla fine la pianto sempre lì.
Comunque Potenza è meglio di Rovigo.
Del resto qualunque cosa è meglio di Rovigo.

Le altre tappe, poi, arrivano nei prossimi post. Non prometto di meglio, ve lo dico già.

Potenza01
Potenza02
Potenza03
Potenza04
Potenza05
Potenza06
Potenza07
Potenza
Potenza08
Edicola di San Gerardo, Potenza
Potenza09
Cattedrale di San Gerardo, Potenza
TAG: potenza
09.10 del 03 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 


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